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  1. #1
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
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    Annuncio: Il ruolo dello psicologo per il risarcimento dei danni psichici

    avendo notato questo annuncio da parte dell' adm. mi permetto di fare qualche osservazione.

    Parlando poco tempo fa con il mio legale, gli proposi la possibilità di collaborare occupandomi di perizie psichice.(Un pò come avviene negli Stati Uniti).

    Il punto, e qui la risposta del mio legale, è che in Italia non è ancora riconosciuto il danno psichico come quantificabile e risarcibile.

    Mentre negli States se subisco uno shock, vedi ptsd dopo incidente stradale, è previsto un risarcimento e percorso terapeutico, in Italia non sarebbe proprio così.

    In parole povere, puoi rimanere anche traumatizzato da un incidente stradale ma le assicurazioni risarciscono solo il danno fisico.

    Questo ciò che mi ripose il legale un pò di tempo fa. Magari le cose sono cambiate. C'è qualche decreto in giro?. Qualcuno ne sa qualcosa?.

    Rubens
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  2. #2
    carlo nocentini
    Ospite non registrato
    ma la categoria giuridica di " danno esistenziale" quel legale non la conosce????
    Ormai ci sono diverse sentenze della Cassazione.

  3. #3
    Postatore Compulsivo
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    in realtà ci sono diverse opportunità, ma i legali ancora non sanno che diffusamente che lo Psicologo "gli serve"
    e tanto meno noi Psicologi sappiamo di poter essere utili in tale ambito

    comunque sia vedo di far avere maggiori info dai docenti del corso

  4. #4

    danno biologico e danno esistenziale

    Ciao. Sono Carmen Pernicola, coordinatrice e docente del corso sul ruolo dello psicologo nel risarcimento dei danni psichici.
    Non mi sorprende che l'avvocato di cui parli non fosse molto informato sulla possibilità di ottenere un risarcimento per i danni psichici, derivanti, ad esempio, da un incidente stradale, da un infortunio sul lavoro o dal mobbing. Questo perchè la figura di danno biologico di natura psichica è ancora in corso di definizione ad opera della dottrina e della giurisprudenza.

    Per comprendere più chiaramente quello che sta succedendo bisogna prendere un pò di confidenza con il linguaggio giuridico e andarsi a leggere qualche sentenza.
    Infatti, dagli anni 70 in poi ci sono state alcune decise pronunce delle Corti di merito che hanno introdotto una fattispecie di danno inedita: il danno biologico.
    L’evoluzione concettuale che ha portato alla definizione della figura di danno biologico è stata ufficializzata dalla Consulta, anche se solo nel 1986, con la storica sentenza n. 184 del 14.7.1986.
    Questa sentenza, confermando che la tutela della salute trova il suo fondamento nell’art. 32 Cost., ha introdotto la figura risarcitoria del danno biologico, in quanto danno alla salute che si configura come “menomazione della persona vista nella somma delle funzioni naturali aventi rilevanza biologica, culturale, sociale ed estetica” e ha affermato che tale menomazione sussiste anche a prescindere da altre conseguenze, come ad esempio quelle morali o quelle patrimoniali, derivanti dall’evento lesivo.
    Così è diventato chiaro che il danno alla salute è un danno che riguarda il "valore uomo", e inficia le attitudini non lucrative della persona danneggiata, i servizi che questa può rendere a se stessa, come vestirsi, aver cura della propria persona, camminare, guidare).
    Il danno biologico è andato così delineandosi come un danno che attiene al bene assoluto della tutela della salute in senso lato, a prescindere dall’attitudine della persona a produrre reddito (Cass. 14.101993, n. 10153).
    Un’altra sentenza della medesima Corte ( n° 372/94) ha esaminato, in particolare, l’ipotesi del danno biologico da morte del congiunto.
    Dalla lettura della sentenza si ricava il principio secondo cui, nel caso di lesione al bene salute, che provoca la morte dell’individuo, sorge un diritto di risarcimento in capo alla persona deceduta per i danni subiti “dal momento della lesione a quello della morte”.
    In altri termini, se la morte della persona sopraggiunge dopo un lasso rilevante di tempo dal verificarsi dell’evento lesivo, si configura il diritto della persona stessa deceduta a un risarcimento per i danni che ha subito, dal momento in cui si è verificata la menomazione psicofisica al momento in cui è sopraggiunto il decesso.
    Inoltre, sempre secondo la sentenza in questione, è possibile ipotizzare, in capo ai congiunti della persona deceduta, un danno biologico e il relativo diritto al risarcimento, nel caso in cui la morte del parente abbia indotto in questi “una lesione psico-fisica (infarto da shock o uno stato di prostrazione tale da spegnere il gusto di vivere”).
    L’introduzione del danno biologico ha consentito l’affermarsi di nuove figure risarcitorie, espressione delle nuove esigenze di protezione della sfera personale.
    Nel concetto di danno biologico, quale menomazione dell’integrità fisica e psichica della persona in sé e per sé considerata, come indicato esplicitamente nella sentenza n. 184 del 14 luglio 1986 della Corte Costituzionale, ha trovato il proprio riconoscimento il danno biologico di natura psichica.
    La sentenza n. 372 del 27/10/1994 della Corte Costituzionale, stabilendo che il danno biologico, al pari di ogni altro danno ingiusto, è risarcibile soltanto come pregiudizio effettivamente conseguente a una lesione e, pertanto, necessita della dimostrazione della sussistenza di una patologia, ha posto, inoltre, l’attenzione sulla necessità che qualsivoglia disagio psicologico, per rientrare nella categoria di danno biologico, deve essere riconoscibile in quanto patologia, clinicamente significativa e, quindi, rilevabile esclusivamente da un accurato esame diagnostico.
    L’accertamento del danno psichico, quindi, deve avvenire all’interno della valutazione medico-legale del danno biologico, di cui costituisce parte integrante.
    E’ andata via via disegnandosi, così, una definizione di danno psichico, come patologia mentale clinicamente significativa che può essere ricondotta, secondo un nesso di causalità, all’evento lesivo e si traduce in una alterazione dell’equilibrio della personalità e si manifesta attraverso una serie di sintomi e la compromissione delle abituali funzioni vitali della persona, nella sua vita familiare, sociale, lavorativa.

    QUINDI IL DANNO BIOLOGICO PSICHICO E' RICONOSCIUTO DALLA GIURISPREUDENZA COME DANNO RISARCIBILE. E LO DIMOSTRANO DIVERSE SENTENZE CHE HANNO DISPOSTO IL RISARCIMENTO DEI DANNI PSICHICI, SOPRATTUTTO PER QUELLI DERIVANTI DA MORTE DI CONGIUNTI.

    PER QUEL CHE RIGUARDA LE ASSICURAZIONI, LE COMPAGNIE RISARCISCONO IL DANNO BIOLOGICO. LA VALUTAZIONE DEL DANNO BIOLOGICO PSICHICO NON VIENE PRESENTATA COME VALUTAZIONE A SE', MA E' COMPLEMENTARE ALLA VALUTAZIONE MEDICO-LEGALE DEL DANNO BIOLOGICO IN GENERALE E CONTRIBUISCE AD ACCRESCERE LA PERCETUALE DI INVALIDITA' O DI INABILITA'.
    QUINDI NON SI PUO' DIRE CHE LE ASSICURAZIONI NON RISARCISCONO IL DANNO PSICHICO, PIUTTOSTO SI PUO' DIRE CHE TIRANO SUL PREZZO, CERCANDO DI SMONTARE LE PERIZIE PSICOLOGICHE CHE SONO LE PIU' SEMPLICI DA SMONTARE, SOPRATTUTTO QUANDO SONO FATTE MALE, PERCHE' LE LESIONI NON SI VEDONO A OCCHIO NUDO E PERCHE' RITORNA SEMPRE A GALLA IL PROBLEMA DELLA SIMULAZIONE O DELLA PREESISTENZA DEI DISTURBI.

    BISOGNA ESSERE BRAVI E FARE DELLE RELAZIONI TECNICHE BEN CIRCOSTANZIATE, CHE POSSANO COSTITUIRE UNA PROVA FORTE E INOPPUGNABILE DELLA SUSSISTENZA DEL DANNO PSICHICO!

    Diciamo che questo lavoro non si può fare con leggerezza...perchè si finisce rapidamente in pasto agli avvoltoi!


    In assenza di una lesione dell’integrità psicofisica della persona, pur in presenza di un peggioramento della qualità della vita, non è configurabile un danno biologico risarcibile. Ma è configurabile, piuttosto, un danno esistenziale.
    E qui entra in gioco un'altra figura risarcitoria, per cui può essere richiesta la valutazione del danno allo psicologo.
    Dove il danno biologico psichico rappresenta l'insorgere di una psicopatologia, in conseguenza di un evento lesivo, il danno esistenziale, invece, si configura, in assenza di psicopatologia, quando il danno lesivo produce un peggioramento della qualità della vita del soggetto.

    E ANCHE PER IL DANNO ESISTENZIALE E' POSSIBILE ORMAI LEGGERE, ANCHE FACENDO UNA RAPIDA RICERCA SU INTERNET, DIVERSE SENTENZE CHE HANNO STABILITO IL RISARCIMENTO.

    Un saluto,
    Carmen Pernicola
    cpernicola@aliceposta.it

  5. #5
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
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    Grazie Carmen.
    Ho letto velocemente il suo post, ho inteso il significato che intendeva esprimere anche se per una comprensione più corretta mi servirebbero della basi di diritto che non ho.

    Mi piacerebbe avere la possibilità di capire in quali settori vi sia l' opportunità di lavorare producendo perizie psicologiche.

    Dal suo scritto appare l' idea di supportarte la perizia medico-legale del medico competente. Quindi, iscriversi alle liste ctu dopo adeguata preparazione e proporsi ai medici legali?.

    Quale altre possibilità vi possono essere. Per possibilità intendo una proposta all' interno di un settore che già vede una quantità significativa di professionisti lavorare in quell' ambito. Non sono alla ricerca di creare un precedente di professionista psicologo che emette diagnosi.

    Il corso per iscriversi alle liste ctu ctp per essere legale (con titolo riconosciuto) non deve durare 2 anni?

    Grazie mille.

    Rubens
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  6. #6
    Se non ti dispiace diamoci del tu!

    Dici: "Per possibilità intendo una proposta all' interno di un settore che già vede una quantità significativa di professionisti lavorare in quell' ambito. Non sono alla ricerca di creare un precedente di professionista psicologo che emette diagnosi."

    Nel settore di cui parliamo non è impegnata una quantità significativa di professionisti psicologi. Il settore, infatti, è fortemente innovativo, e in crescita e necessita, in questo momento, di una disponibilità a investire nella stimolazione della domanda.

    E' possibile, però, lavorare come Consulente di Parte o Consulente d'Ufficio in altre aree, più frequentate dagli psicologi, come ad esempio le separazioni coniugali con minori, l'affidamento e l'adozione.

    Per lavorare come Consulente Tecnico di Parte non sono necessari corsi o iscrizioni ad Albi particolari. Occorre contattare gli avvocati e trovare i clienti.
    Per lavorare come Consulente Tecnico d'Ufficio nel Lazio occorre l'iscrizione all'elenco dei CTU del tribunale che si può richiedere solo se si è in possesso di un'anzianità di iscrizione all'Ordine degli Psicologi di cinque anni e di alcuni requisiti formativi che trovi nel sito dell'Ordine stesso.

    Sono a tua disposizione per altre informazioni. Fammi sapere.
    Carmen Pernicola

  7. #7
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    Originariamente postato da karmen
    Il settore, infatti, è fortemente innovativo, e in crescita e necessita, in questo momento, di una disponibilità a investire nella stimolazione della domanda.
    in altre parole, può essere definito come una delle possibili aree emergenti della Psicologia su cui poter creare nuove opportunità di lavoro... a patto che:
    1) si riesca a consolidare un profilo professionale definito ed "equipaggiato"
    2) si riesca a fare una buona opera di commerciale e markeging


  8. #8
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
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    Originariamente postato da karmen
    Se non ti dispiace diamoci del tu!

    Per lavorare come Consulente Tecnico di Parte non sono necessari corsi o iscrizioni ad Albi particolari. Occorre contattare gli avvocati e trovare i clienti.
    Per lavorare come Consulente Tecnico d'Ufficio nel Lazio occorre l'iscrizione all'elenco dei CTU del tribunale che si può richiedere solo se si è in possesso di un'anzianità di iscrizione all'Ordine degli Psicologi di cinque anni e di alcuni requisiti formativi che trovi nel sito dell'Ordine stesso.

    Sono a tua disposizione per altre informazioni. Fammi sapere.
    Carmen Pernicola
    Diamoci volentieri del tu!.
    Riporto la delibera del consiglio nazionale degli psicologi.
    Tra i punti, oltre l' anzianità di 3 anni rispetto l' iscrizione all' albo, si impone anche una preparazione specifica sulla materia di psicologia giuridica forense ed un aggiornamento di un corso all' anno per chi è già scritto all' interno degli elenche ctp-ctu.

    Mi chiedo: è sufficiente fare un corso come quello proposto da OPS o sono necessari altri corsi?.
    Nel dettaglio, sento parlare di corsi di 2 anni (avvocato Gullotta, mi pare). Questi possono essere discriminanti per un futuro in quest' area?.
    Intendo dire : nella misura in cui si fa un corso di 2 anni e si emette una perizia, questa può avere 'più mercato' perchè lo psicologo dimostra di essere più formato rispetto un altro?.

    2) risprendendo l' idea di Nico, come impostare il marketing e quali target?.

    Ciao

    Rubens

    DELIBERA
    I seguenti Requisiti Minimi per l’inserimento negli Elenchi degli Esperti e degli
    Ausiliari dei Giudici presso i Tribunali:
    1. Anzianità di iscrizione all’Albo degli Psicologi di almeno 3 anni.
    2. Specifico percorso formativo post laurea in ambito di Psicologia Giuridica e Forense
    3. Specifiche competenze relative alle aree di svolgimento dell’attività (clinica,
    psicodiagnostica, del lavoro e delle organizzazioni, ecc.). Per operare nell’area
    dell’età minorile sono necessarie particolari competenze relative alla Psicologia
    dello Sviluppo e alle dinamiche della coppia e della famiglia.
    In deroga a quanto previsto dai punti 1, 2 e 3, gli Psicologi già iscritti agli Elenchi degli
    Esperti e degli Ausiliari dei Giudici presso i Tribunali si considerano aver già assolto
    quanto previsto in tali punti.
    Requisito di mantenimento di iscrizione ai suddetti elenchi è la frequenza, dimostrata
    con certificato/attestato, di almeno un evento all’anno (con indicazione delle ore di
    impegno per ciascun evento) di aggiornamento in Psicologia Giuridica e Forense o
    materie attinenti.
    Il Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi invita i Consigli Regionali e
    Provinciali:
    Ad accogliere le presenti Linee Guida con atti di Deliberazione e a rappresentare gli
    stessi ai Presidenti dei Tribunali di loro competenza.
    A sensibilizzare i propri iscritti sulla necessità di sviluppare conoscenze e
    competenze in tale ambito.



    Esito della votazione: PRESENTI 16
    FAVOREVOLI 13
    ASTENUTI 3


    Il Segretario Il Presidente
    Dott. Giuseppe Luigi Palma dott. Pietro Angelo Sardi
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  9. #9
    Mi chiedo: è sufficiente fare un corso come quello proposto da OPS o sono necessari altri corsi?

    Chi lo sa? Nessuno, credo. Non si è mai capito bene. Non c'è una specificazione dei titoli richiesti. Credo si tratti più di un buon curriculum formativo, in generale, sulla psicologia giuridica. Difficile per un giudice, che non conosce l'ambiente della psicologia, valutare la qualità di un corso di formazione in psicologia giuridica. Credo allora che valga il principio della durata del corso e delle credenziali della scuola.

    Intendo dire : nella misura in cui si fa un corso di 2 anni e si emette una perizia, questa può avere 'più mercato' perchè lo psicologo dimostra di essere più formato rispetto un altro?.
    Allora, detto senza troppi giri di parole, per fare la prima consulenza devi avere contatti con un avvocato o con un giudice, o essere chiamato, per caso, dall'elenco dei ctu, perchè i "soliti periti" erano già tutti occupati. E poi, da lì, fare un buon lavoro, stringere buoni rapporti, insomma, cercare di entrare nel giro.

    E questo è il "marketing": il passaparola, l'attenzione alla qualità del servizio, la pubblicità attraverso la pubblicazione di articoli su siti giuridici, i contatti con gli avvocati...

    Insomma il marketing di un libero professionista...

    Un saluto,
    Carmen

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