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Visualizzazione risultati 1 fino 15 di 45
  1. #1
    MarioG
    Ospite non registrato

    Razionale o Spirituale?

    Lo so, è una vecchia domanda. Non so nemmeno se questo sia il posto giusto. La mia domanda non è tanto relativa ad uno stile di vita quanto forse alla capacità di credere? Mah! Comunque il mio dilemma è questo:
    Ho vissuto molti anni come un classico pseudo-credente, convinto dell'esistenza di Dio per semplice tradizione culturale. Brutti avvenimenti fecero di me un ateo convinto. In seguito, un sempre maggior contatto con il mondo del lavoro ha fatto di me una persona molto razionale, arrivando a credere, come alcuni, che le emozioni fossero necessità della sopravvivenza (qui però gia avevo preso contatto con la psicologia). Poi, ovviamente, le emozioni sono tornate a tracciare una strada profonda dentro di me, nel bene e nel male, modificando nuovamente il mio pensiero, sia sul valore della spiritualità che delle emozioni stesse. Ed ecco, le domande che mi pongo oggi sono: 'fin dove sia giusto mantenere la parte razionale che faccia da supervisione al nostro agire, soprattutto nei rapporti umani, e quando sia meglio lasciare che i sentimenti scorrano liberamente? e quanto ha a che vedere una nostra eventuale parte spirituale con le emozioni?'
    Mi interessa sapere come la pensate, spero che l'argomento non vi sembri banale o vi annoi troppo. Ma spero anche che mi aiutiate ad aprire la mente e, chissà, a trovare una risposta migliore di quella che mi sono finora dato.

  2. #2
    Partecipante Assiduo L'avatar di Amarilly
    Data registrazione
    01-11-2004
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    Vicenza
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    186
    Per esperienza posso dirti che usare eccessivamente la razionalità non ci aiuta. Ogni evento della nostra vita, ogni momento andrebbe vissuto appieno, cio èepermettendo alle emozioni di fluire, e di farci "sentire" davvero. Non si può impostare uno schema rigido in cui decidiamo di dare la precedenza alla razionalità oppure alle emozioni. Chiediti cosa ti spinge a fer questo tipo di pensiero... Non so, se ti ho scritto delle cose sensate, ma hai posto un problemino non da poco...

  3. #3
    MarioG
    Ospite non registrato
    E' vero che non si può adottare uno schema, quel che si sente arriva e non puoi fermarlo, ed è giusto così (o meglio, è inevitabile). E fra l'altro molte gioie ci sarebbero precluse se così non fosse. Ma vale anche il contrario, nel senso che molte sofferenze non sono evitabili, anche se ritengo (banalmente) che esse siano grandi portatrici di crescita. Però il mio punto forse è un altro, e cioè:, quando e perchè, se il nostro sentire ci spinge in situazioni da cui dovremmo stare lontani, ci buttiamo dentro comunque a capofitto sapendo che ne usciremo con le ossa rotte? Personalmente, mi è accaduto più volte di quanto volessi, e non so bene a questo punto quanto serva l'eperienza, e quindi, la 'voce della ragione'.
    Questo per quanto riguarda il sentire. Ma i miei dubbi sono anche rivolti al 'credere', non so nemmeno bene in cosa. Mi sono fatto un'idea in proposito, un pò 'new age' forse, ma non mi soddisfa del tutto.
    A proposito, grazie per avermi risposto.

  4. #4
    Giurato di Miss & Mister OPs L'avatar di Parsifal
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    04-03-2002
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    Nel buio vicino alle porte di Tannoiser
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    2,719
    Non ho capito bene se tu ti riferisca ad una eventuale contrapposizione tra razionalità e spiritualità (fede) o tra razionalità ed emozioni (paura tristezza vergogna ecc.).

    Ti dico quello che penso del rapporto tra pensiero ed emozioni.
    Non c'è contrapposizione tra razionalità ed emozioni; meno si percepiscono le proprie emozioni meno si è razionali: le emozioni ci fanno capire ciò che ci sta succedendo (sentirsi tristi ci informa che abbiamo perso qualcosa di importante,arrabbiati ci informa che qualcuno ci sta impedendo ingiustamente di ottenere qualcosa che desideriamo).Se non percepiamo le nostre emozioni le nostre riflessioni e il nostro comportamento diventano poco aderenti alla realtà e non possiamo raggiungere i nostri obiettivi (oltre a fare più fatica a chiarirci quali siano i nostri obiettivi).

    Allo stesso modo la riflessione sulle proprie emozioni permette alle emozioni stesse di avere un'utilità.Le emozioni incontrollate sulle quale non si riflette finiscono per essere inutili.Se la tristezza ci indica che abbiamo perso qualcosa di importante,per esempio,la sua utilità si realizza quando noi riflettiamo sull'impossibilità di recuperare ciò che si è perso e sulla conseguente possibilità di cercare qualcosa di nuovo.La tristezza senza nome diventa,invece,solo un blocco della vita.

    Molto spesso l'idea di una separazione tra le emozioni e la razionalità crea grossi problemi alle persone.Alcuni ritengono che una maggiore riflessione su come rispondere alle emozioni in modo meno impulsivo renda la vitapiù sicura,ma anche triste,fredda.
    Altri temono che ascoltare le proprie emozioni possa far soffrire o rendere impulsivi.

    Sono idee irrazionali che spesso hanno all'origine l'idea che le emozioni vadano per conto loro,separate dal pensiero: quindi vanno soppresse oppure sono incontrollabili.

    Le emozioni,invece,nascono dal pensiero,anche se possono apparirci come nate dal nulla.Come tali ci danno un'indicazione utile sulla nostra situazione e sui nostri scopi,ma essendo create dal pensiero possono essere modificate e controllate da esso.
    Ultima modifica di Parsifal : 15-03-2005 alle ore 22.21.36

  5. #5
    MarioG
    Ospite non registrato
    E' vero, non sono stato proprio chiaro, la contrapposizione fra razionalità e spiritualità per me è anche contrapposizione fra razionalità ed emozioni, ritenendo quest'ultime l'espressione della nostra parte 'non materiale'.
    Sono d'accordo con te, nell'affermare che vivere le proprie emozioni sia più sano e, in qualche modo, più razionale in quanto più corretto.
    Però, per quel che riguarda l'emozione che nasce dal pensiero non sono completamente d'accordo. Nel senso che, credo, l'emozione nasca spesso (ma forse non sempre) dall'interpretazione di una determinata situazione, e quindi da un pensiero, ma comunque l'emozione rimane se stessa, un evento dotato di una sua identità e di una sua forza, che, guarda caso, spesso sovrasta il pensiero stesso, e qui torniamo al sopravvento dell'emozione sulla ragione.
    Perchè infatti, certe volte facciamo il contrario di quel che ci dice il pensiero? Forse dovremmo separare i pensieri consci da quelli inconsci, ma resta il fatto che tante volte, varie sensazioni, quali la solitudine ad esempio, ci spingono, magari per errata interpretazione, a provare emozioni (pensieri?) contrarie al nostro benessere, e quindi 'irrazionali'. Allora diventa una questione di volontà? Può un pensiero spingerci a farci del male? In un certo qual modo la psicanalisi, e la vita stessa, dicono di si. E questo è forse il reale conflitto fra razionale e non, almeno credo, e cioè il conflitto fra il nostro benessere ed un sentimento di autodistruttività. Che poi ci riporta anche al dilemma esistenziale, e quindi al discorso della fede.
    Non so se sono stato chiaro, forse non mi sono capito nemmeno io. Ma l'emozione non sempre ci fa vivere meglio. Anche se cambiando modo di pensare, cambiano le emozioni associate ai vari momenti della vita. E' anche questo che intendi,suppongo

  6. #6
    Partecipante Assiduo L'avatar di Amarilly
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    01-11-2004
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    Vicenza
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    186
    Mario G. mi piace molto questa discussione... Dunque, innanzitutto vorrei chiederti qual'è la tua idea "new age" di fede... Magari poi ti metterò a conoscenza della mia di idea... Non so, io credo che tutto quello che facciamo ci sia in qualche modo funzionale, o al benessere o eventuali problemi. Cioè i comportamenti che noi attuiamo servono cmq a qualcosa nel bene o nel male... Quindi anche catapultarsi in continuazione in esperienze che ci distruggono in qualche modo evidentemente ha un suo senso... Cavolo, che thread complesso...

  7. #7
    MarioG
    Ospite non registrato
    Sono contento che ti piaccia l'argomento.
    La mia fede? beh, devo fare alcune premesse.
    Innanzitutto, mi sono convinto che non esista persona o religione depositaria della verità. Nel senso che tutte le religioni sono basate su idee ed esperienze (tramandate) di altre persone. E quindi sono fallaci, perchè comunque risentono delle singole interpretazioni degli uomini coinvolti. Certo, possiamo credere che le persone coinvolte non fossero solo 'uomini', ma qualcosa di più.
    Ma come esserne sicuri? Personalmente, il semplice atto di fede non mi riesce facile ormai, e nemmeno mi soddisfa.
    Ho deciso quindi di provare a basarmi sui fatti e sulle idee.
    E c'è un fatto che trovo sorprendente, ed è la vita. Ovvero, perchè esiste la vita, come è nata, e che scopo aveva di nascere?
    Ho letto un libro, e varie teorie fisiche, che spiegano come la materia, ai suoi livelli più infinitesimali, sia solo energia (teoria dei quanti).
    E comunque, una cellula come una pietra, sono composti di atomi. Perchè allora, alcuni sono dotati di vita ed altri no? In sintesi, la materia animata e quella inanimata sono identiche, tranne per un piccolo particolare, la vita.
    Cos'è che rende una molecola diversa dall'altra? Molti affermano che sia il caso, ma sinceramente questa teoria è un pò debole.
    Perchè vedi, la vita tende ad evolversi, a cercare sempre nuovi e più grandi livelli di complessità. A che scopo? Solo per caso, oppure esistono delle leggi che spingono la natura?
    La risposta è ovvia, delle leggi esistono, e non credo che sia stato il caso a determinarle. L'uomo sta provando da millenni a 'creare' la vita volutamente, e non per caso, senza tuttavia riuscirci. Quindi ci sono tante cose che non possiamo spiegarci, e non si può stabilire 'a priori' che non esista qualcosa di superiore, per lo stesso motivo per cui non si può affermare il contrario.
    Si dice che la morte sia l'unica cosa certa. Lo è anche la vita.
    Ecco quindi, è nella vita che credo, e nel fatto che, se siamo per istinto una razza, come tutte le altre, che tende alla sopravvivenza, ci sarà un motivo (non l'ho presa dalla canzone di Adriano Celentano).
    E probabilmente un giorno l'uomo lo scoprirà (se non ci autodistruggiamo prima, ma questo è un altro argomento), e mi piace credere (irrazionalmente?) che ci sia qualcosa di superiore dentro ognuno di noi. Che sia Dio o qualcos'altro, non lo so e non posso saperlo, ma mi basta pensare che qualcosa c'é.

    Per quel che riguarda l'utilità di tutti i comportamenti che adottiamo, beh, hai ragione, ma principalmente nel caso in cui troviamo il coraggio di guardare la realtà e le conseguenze di tutto quel che facciamo. Ma se scegliamo (spesso inconsciamente) di non vedere, non sono più tanto sicuro che abbia un senso.
    Anche se molti ritengono che, alcune 'lezioni' di vita, vadano ripetute per capirle davvero.

  8. #8
    Partecipante Assiduo L'avatar di Amarilly
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    Sono "commossa"... Davvero, non scherzo... Cioè, credo che la tua teoria sull'esistenza sia molto simile alla mia. Io credo che tutte le religioni siano dei prodotti culturali, quindi ogni popolo ha la sua fede. E cmq è come dici tu, non sono altro che cose tramandate dagli UOMINI. Tuttavia sono del parere che noi non siamo qui per caso. Il mistero della vita, dell'esistenza è troppo grande per essere spiegato da noi piccoli umani. Forse quando moriremo capiremo il mistero della vita, o forse no... Fatto sta che non possiamo essere così presuntuosi e credere di sapere cose così grandi ora cm ora... mi affascina molto questo argomento, non so, è che sono ossessionata dal mistero del principio primo:cioè qual'è la prima cosa che è stata creata? Ma se c'è una prima cosa,da cosa a sua volta è stata creata, cioè niente viene dal niente, ma un'inizio deve esserci pur stato...

  9. #9
    Serendipity
    Ospite non registrato
    Scusate se entro inopportunamente in una discussione che meriterebbe un ingresso più "stiloso"...ma...mario, per caso il libro a cui ti riferisci è "Il tao della fisica"?

  10. #10
    MarioG
    Ospite non registrato
    Ah, ovviamente mi interessa molto anche la tua idea di fede, era implicito, ma forse non si evince dalla mia risposta.

  11. #11
    MarioG
    Ospite non registrato
    Ogni ingresso non ha bisogno di stile, basta portare se stessi, ed è sempre un magnifico ingresso.
    No, il libro è di un fisico tedesco che si chiama più o meno come il loro cancelliere e cioè Gerald Schroeder (si scrive così? boh).
    Il libro non mi ricordo come si chiama, devo verificare a casa.
    La mia memoria non è proprio al massimo al momento. Qualcuno dirà sicuramente lo stesso della mia lucidità

  12. #12
    MarioG
    Ospite non registrato
    Scusate, devo andar via, e mi piacerebbe restare. Spero di riuscire a collegarmi stasera, ma sarà un pò difficile.

  13. #13
    Partecipante Assiduo L'avatar di Amarilly
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    A questo punto vi voglio consigliare pure io un libro che mi aperto la mente su questi argomenti... Breve storia del cosmo di Gerard Staghun... Ve lo consiglio!!!

  14. #14
    Partecipante Assiduo L'avatar di Amarilly
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    Serendipity figurati se fra noi opsiani c'è bisogno di stile!!!!

  15. #15
    Serendipity
    Ospite non registrato

    mi riservo di dare un contributo alla discussione(che trovo muy interessante)quando non sarò in fuga come ora

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