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  1. #1
    Partecipante Affezionato L'avatar di Magnetica
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    17-10-2004
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    Disoccupazione femminile

    Cosa ne pensate del fatto che in Italia il tasso di occupazione femminile è il più basso d'Europa e che dopo la maternità una donna su quattro lascia il lavoro perchè spesso non riesce a fare altrimenti?

    Ho reso l'idea del mio pensiero.

    Ne vogliamo parlare?
    Ultima modifica di Magnetica : 24-02-2005 alle ore 11.01.29
    Magnetica

  2. #2
    Postatore Compulsivo L'avatar di arwen
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    tempo fa ho partecipato ad un focus-group sull'argomento
    le conclusioni che ne sono emerse sono state davvero inattese, nel senso che ne è venuto fuori che spesso siamo noi donne le prime a considerare una "donna a metà" la donna che non ha figli, e siamo sempre noi le prime a vedere la maternità come "il grande ostacolo" che blocca la nostra vita....
    sempre a questo proposito, ad uno dei tornei di scacchi di mio padre mi è capitato di parlare con un Grande Maestro di scacchi russo poco più che trentenne, sposato con una ragazza che ancora frequentava l'università, e già avevano due bambini, e di fronte al mio stupore per quanto fosse "incasinata" la loro vita, mi ha risposto "siete voi che aspettate, da noi le ragazze pensano che si possono fare entrambe le cose (lavorare/studiare e mandare avanti una famiglia) insieme" e in effetti sono molte le mie compagne di università che pur continuando gli studi stanno decidendo di sposarsi e merrere su famiglia

    questo perchè forse in effetti l'idea che la maternità faccia a pugni con la carriera è più che altro un capriccio di tipo "narcisistico", vogliamo (tutti, la società in generale, non noi donne solo) essere "perfetti" e quando non possiamo fare tutto l'unica strada diventa quella di rinunciare a qualche cosa (ad esempio, la carriera)... forse bisognerebbe che in generale venissero abbassati gli standard, i ritmi di lavoro... e che esistessero meno ambienti di lavoro prettamente maschili, perchè in ambienti così è davvero difficile che una donna che va in maternità poi "si metta alla pari" con i colleghi che nel frattempo vanno avanti...

    Dott.ssa Chiara Facchetti
    Ordine Psicologi della Lombardia n.12625


    Io credo che le pietre respirino. Non possiamo percepirlo con le nostre brevi vite.

    Siamo tutti nella fogna, ma alcuni di noi guardano alle stelle (Oscar Wilde)

  3. #3
    Partecipante Affezionato L'avatar di Magnetica
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    Per anni ho alternato studio e lavoro, Università, convivenza e faccende domestiche...
    Ti posso assicurare che, almeno nel mio caso (ma ho avuto conferme dalle donne che conosco e che hanno vissuto una situazione simile alla mia), è molto difficile non avere sensi di colpa perchè me li inducono...
    Sono trascorsi molti anni da quando ho iniziato l'Università. Come ho già avuto modo di scrivere in un'altra discussione, i docenti, per primi (almeno nella Facoltà che frequento io) vedevano di cattivo occhio gli studenti/lavoratori.
    Ovviamente, però, a meno di appartenere ad una famiglia benestante e compiacente, pagare l'affitto, le spese e mantenersi implica almeno una busta paga sicura!
    Con poco aiuto nelle varie faccende è molto difficile essere una brava studentessa come desiderano i nostri cari "maestri", pur avendo la determinazione a dare il meglio. Ed allo stesso tempo non è facile mantenere un rapporto affettivo senza incorrere presto o tardi nell'esasperazione da "corse quotidiane".
    Fortunatamente ho avuto il buon senso di non avere figli perchè ti assicuro che, nel qual caso, avrei necessariamente rinunciato all' "idea di carriera".
    Poi, figurati! Questa laurea mi fa sentire un'incapace nel senso che quando finirò gli studi, in realtà sarò solo agli inizi e chi glielo spiega al compagno, ai parenti stretti, al datore di lavoro (che vorrà prendermi in considerazione da laureata) che mi sembra di essermi impegnata tanto ma, a ben vedere, ho ottenuto ben poco?
    Di recente ho seguito una conferenza in Università sulla tematica della "conciliazione" con relativa presentazione di un libro scritto da una Sociologa; i moderatori ed oratori erano del genere femminile tranne in un caso.
    Conclusione: tanti bei discorsi ma nemmeno uno spiraglio di solidarietà. Solo la descrizione di un disagio epocale e da quanto ho potuto apprendere soprattutto della cultura italiana. Vergognoso!
    Non basta la consapevolezza. Dobbiamo agire!
    Magnetica

  4. #4
    Partecipante Affezionato L'avatar di Magnetica
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    Inoltre quanto ci vorrà perchè le aziende (almeno quelle medio-grandi) siano dotate dei benedetti asili privati? Si procede lenti come lumache, c'è una burocrazia che fa paura e i soldi entrano sempre nelle stesse tasche!!!
    Ad esempio, ne converrete con me che si potrebbe trattare di un'opportunità di impiego/imprenditoria per Psicologi ma... eh, eh, ... troppo facile... ci sono i paletti!
    "Se hai una formazione in Scienze dell'Educazione sì, altrimenti no". "Diploma magistrale sì, un altro no". Non se ne può più!
    Per non parlare della questione "retribuzione". Mi domando il perchè, a parità di titolo di studio e di mansione, la donna debba ancora essere retribuita meno dell'uomo.
    La parità è tanto sbandierata ma in concreto....
    Ultima modifica di Magnetica : 24-02-2005 alle ore 15.40.15
    Magnetica

  5. #5
    Postatore Compulsivo L'avatar di arwen
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    quello che dici è vero, e concordo in pieno se si parla di università chi si mantiene non è certo visto di buon occhio ma io mi sono spiegata questa cosa come un'inevitabile effetto dei cambiamenti che nel corso degli anni ha subito la figura dello studente: cioè, quando la maggior parte dei nostri professori si è laureata (secoli fa, considerando l'età media almeno dei miei docenti), a fare l'univrsità erano in pochi e molto motivati (perchè ricchi e bisognosi di un titolo di studio adeguato alla professione a cui, grazie allo status sociale alto, avrebbero occupato) oggi siamo in metà di 1000 e sai meglio di me che alcuni sono iscritti non si capisce per far cosa, probabilmente perchè andare all'università è diventata una questione "di prestigio" non sempre suipportata da una vera e propria motivazion... quindi secondo me le discriminazioni ci sono non perchè uno studente è lavoratore in sè, ma perchè spesso lavoratori e lavativi vengono accumunati come "quelli che non frequentano ecc ecc"

    secondo me un problema è la "snellezza" dei percorsi formativi, cioè come dici tu in effetti, se dopo 5 anni di laurea devi fare tirocinio ecc ecc, e per legge non puoi vedere pazienti o iniziare a fare qualche piccola mansione, in effetti la cosa diventa lunga e complicata... e certamente in questo alcuni paesi europei sono avanti anni luce rispetto a noi .... basta vedere le cooperative sociali e altri centri dove gli psicologi fin da subito possono iniziare a lavorare "concretamente", da noi fanno la fame, mentre in altri paesi c'è una politica assistenziale supr-organizzata ...

    e poi credo che lla base di tutto ci sia anche un problema di ignoranza, nel senso che ancora sono tantissime le persone che non sanno che psicologia è una professione medica e come tale anc'essa richiede anni di specializzazione e una formazione continua, considerando anche che molti dei disagi psicologici cambiano col cambiare della società (vedi la scomparsa delle isteriche, o lo shopping copulsivo) , molti pensano che fai 5 anni di università e poi esci e ti si spalancano le porte dei migliori posti di lavoro
    Dott.ssa Chiara Facchetti
    Ordine Psicologi della Lombardia n.12625


    Io credo che le pietre respirino. Non possiamo percepirlo con le nostre brevi vite.

    Siamo tutti nella fogna, ma alcuni di noi guardano alle stelle (Oscar Wilde)

  6. #6
    Postatore Compulsivo L'avatar di arwen
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    in viaggio verso il Paradiso (o qualcosa che ci assomiglia)
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    stesso discorso si può fare per i padri, come mai in italia ci sono così pochi uomini che si mettno in aspettativa per curare i figli appena nati?
    forse è la nostra mentalità...
    ho una compagna di università che fa una fatica allucinante a dare esami, e questo perchè vive col padre (i genitori sono divorziati) e in casa deve fare tutto lei ... forse dipende da questo: fino a pochi decenni fa la famiglia italiana era contraddistinta dal modello "classico" della madre a casa a curare i figli e a fare i mestieri, e il padre andava a lavorare... così si viveva in casa dei nostri nonni, e così sono stati allevati i nostri padri (ad esempio, mio padre non sa nemmeno sbucciarsi una mela da solo) e molti nostri coetanei continuano ad essere allevati così dai genitori, anche se oggi si inizia a vedere un cambiamento (ho alcuni amici che saprebbero mandare avanti una casa meglio di me, che sono donna e abituata a fare le faccende di casa abbastanza spesso, visto che mia mamma negli ultimi anni non è stata molto bene ), ma perchè ci sia un cambiamento totale ci vorranno almeno un'altro paio di generazioni
    almeno, forse in parte la cosa può essere spiegata così
    Dott.ssa Chiara Facchetti
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  7. #7
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di Kia
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    Originariamente postato da arwen
    stesso discorso si può fare per i padri, come mai in italia ci sono così pochi uomini che si mettno in aspettativa per curare i figli appena nati?
    Come mai? Perché quei pochi interessati a farlo che *osano* chiederlo rischiano il licenziamento!
    Ho alcuni amici che avrebbero tanto voluto alternarsi con le mogli/compagne nell'accudire i figli ma alla fine hanno rinunciato per non perdere il posto di lavoro.
    ...how much wood would a wood-chuck chuck, if a wood-chuck could chuck wood?

    KIA & ZENO
    from online romance to lifelong commitment!


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  8. #8
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    proviamo a ribalare alcuni concetti, le donne in Italia hanno votato per la prima volta dopo la seconda guerra mondiale, 1946 non sono neppure 60 anni, e in questi pochi decenni di passi se ne sono fatti eccome, il punto però a mio avviso è che le donne stesse siano molto ambivalenti rispetto a ciò e questo fomenta alcuni politici le cui dichiarazioni sembrano voler porre uno stop a questa corsa del femminile (buttiglione per fare un nome), cosa naturalmente molto gradita a buona parte dei cattolici e a gran parte del mondo maschile che che se ne dica a parole.... quindi credo che l'unico modo di provare a tenere sia un impegno politico da parte delle donne CON le donne e PER le donne. La parità nel campo lavorativo è vera solo a livelli di qualifica bassa se saliamo nei consigli di amministrazione o ancora nel parlamento (laddove si decidono le cose che ricadono poi nel nostro quotidiano) la percentuale del femminile cala vertiginosamente e quindi solo chi si impegna con una mentalità maschile può riuscire, provate a pensare a una riunione d'urgenza alle 10 di sera ad esempio un uomo lascia moglie e figli a casa e va una donna???? ) credo anche io ci vogliano ancora un paio di generazioni, molto dipende anche da come NOI educheremo i nostri figli, a tutt'oggi molte ragazzine si rifanno il letto e i ragazzini no perchè sono maschi, che messaggio veicoliamo loro? dunque rendiamoci veicoli di cambiamento a partire da noi con i nostri amici fidanzati e figli perchè una cultura della parità per essere tale deve essere condivisa.
    " E se scruti a lungo un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te" Nietzsche


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  9. #9
    Serendipity
    Ospite non registrato
    Si, credo anche io che la questione della disoccupazione femminile sia molto complessa. è quasi "naturale" che una donna non lavori, mentre un uomo senza lavoro si sente dimezzato.
    Credo che tutte le cose che avete citato siano utili a spiegare il fenomeno.
    La società italiana è pronta a dare il voto alle donne, a fare un sacco di chiacchiere sulla parità dei sessi, ma non è di fatto pronta ad una parità vera e propria. intendo sia da un punto di vista legislativo che di pensare comune.
    e poi ci sono le donne...figlie di un'educazione evidentemente molto arretrata, portatrici loro stesse di pregiudizi idioti, arrese, in un certo senso...e io mi chiedo, se non sono loro a chiedere di più,chi dovrebbe farlo per loro?ovviamente non parlo di tutte, ma temo di una buona parte.
    La mia idea è che ad un certo punto si sia avuto paura di realizzare la vera parità all'interno della propria vita(per esempio:non pagare una colf filippina,dato che è una donna anche lei,ma fare in due la faccende domestiche), che ci sia stata una sorta di Restaurazione, in cui tutti i valori trasmessi dal femminismo sono stati schifati e calpestati....vedere l'esempio di veline&co, che altro non sognano che sculettare e sposare un calciatore ricco...ma l'esempio per le giovanissime non dovrebbero darlo le veline, ma i genitori....il discorso è lungo,complesso...e sono andata fuori tema
    S.

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