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  1. #1
    ghostbuster
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    I Grandi Miti Che Ci Hanno Fatto Sognare

    Ayrton Senna Da Silva nasce il 21 marzo 1960 nel distretto di Santana nella parte settentrionale di San Paolo, secondogenito di Neide F. Senna e Milton Da Silva. La sua famiglia gode di uno stile di vita superiore alla media delle famiglie brasiliane e Ayrton ricorderà sempre l'importanza della tranquillità, anche economica, e dell'affetto ricevuto per la sua crescita e la sua maturazione umana e sportiva. Sarà sempre molto legato ai genitori, al fratello Leonardo e alla sorella Viviane. Il padre, nella sua officina meccanica, gli costruisce un piccolo go-kart e Ayrton inizia a guidare già all'età di quattro anni.
    La sua più grande passione per tutto il periodo della giovinezza diventano proprio i go-kart; impara sia l'arte del meccanico che quella del pilota: molte sue vittorie adolescenziali sono dovute alla profonda conoscenza del suo kart.

    Ayrton fa il suo debutto in una gara ufficiale nel 1973 sulla pista di Interlagos: vittoria nella prima corsa. Corre con un casco giallo dipinto da Sid Mosca, inizialmente con una striscia verde alla quale poi aggiunge una banda blu, i colori della bandiera brasiliana, simbolo del suo paese e della sua gente.

    Il padre intuisce le potenzialità del ragazzo e lo affida a "Tche", il miglior preparatore disponibile, che ricorda: "Non esistevano altri concorrenti per lui. Gareggiava sempre per vincere. Doveva essere vittoria o niente. Era un individualista, e mirava costantemente alla perfezione. Era attento a ogni dettaglio. Per esempio, non avrebbe mai tollerato una gomma graffiata, tutto doveva essere perfetto."
    A soli 17 anni vince il suo primo titolo internazionale.

    Ayrton Senna rimane nella storia perchè segnò profondamente il modo di correre in kart, e la sua tecnica è tuttoggi adottata universalmente: da sempre i piloti, nei lunghi rettilinei, bloccano il condotto del carburatore con la mano destra per arricchire la miscela e lubrificare meglio il cilindro con più benzina, poi mettono di nuovo entrambe le mani sul volante per affrontare le curve. Ayrton invece era in grado di farlo anche in curva, sfruttandone i vantaggi in uscita.

    Il passo successivo sulla scena internazionale è la partecipazione al campionato del mondo del 1978 a Le Mans in Francia. Al primo test sul circuito Parma-San Pancrazio con i fratelli Parilla, proprietari della famosa fabbrica di motori DAP, situata nella periferia industriale di Milano, Ayrton è più veloce dell'irlandese Terry Fullerton, pilota ufficiale DAP e campione del mondo nel 1973.
    Ayrton firma un contratto da secondo pilota, l'inizio di un lungo e leale legame con i fratelli Parilla, che alla fine lo avrebbe deluso, perché non riuscì mai a conquistare il titolo mondiale di categoria.

    Ayrton non aveva dubbi, per diventare un pilota di F1 doveva lasciare il Brasile, la sua famiglia, i suoi amici, per trasferirsi nella patria dell'automobilismo: l'Inghilterra. La scelta sulla categoria cadde sulla Formula Ford, eccezionale nel mettere tutti i piloti sullo stesso piano grazie al motore unico. Questa categoria consente ad un giovane pilota di imparare tutto ciò di cui ha bisogno sulle monoposto da competizione e di affinare il controllo della vettura, molto critico a causa della mancanza di appendici aerodinamiche. Fu il primo pilota a vincere entrambi i campionati Townsend Thorensen e RAC al debutto.
    Nonostante il successo Ayrton non era felice. Sua moglie Lilian aveva difficoltà a sostenere la pressione delle gare ogni settimana, la famiglia non era felice di averlo lontano da casa, lui stesso non riusciva a adattarsi a quel paese così diverso dal suo caldo Brasile; e in più la stampa brasiliana non mostrava grande interesse per i suoi risultati. Il sostegno della stampa era vitale per ottenere sponsorizzazioni e Ayrton doveva competere con Moreno e Bosel, allora al vertice della Formula 3 e con Nelson Piquet, protagonista in Formula 1.

    Con 2 titoli di FFord 2000 in mano, Ayrton Senna ha solo 23 anni quando passa alla Formula 3. E' il 1983 il suo anno: nel campionato inglese stabilisce il record di dieci vittorie nelle prime dieci gare disputate, con nove pole position e restando al comando per 185 giri su 187 totali.
    A metà stagione la superiorità dimostrata in pista, il ritmo impossibile che imponeva nei primi giri, i sorpassi all'esterno compiuti con facilità imbarazzante non lasciavano spazio a dubbi, il titolo non poteva che essere suo.
    Le porte della Formula 1 da lì a poco si sarebbero finalmente aperte.

    Ayrton Senna era il quattordicesimo pilota brasiliano a entrare a far parte del prestigioso mondo della F1. Questo lo caricava di enormi responsabilità, il Brasile aveva già avuto due campioni del mondo, Piquet e Fittipaldi, e lui stesso si era costruito la fama di vincente ovunque.
    E' il 1984 e la sua macchina è una Toleman; è un anno di importanti esperienze e di qualche significativa soddisfazione: basti ricordare la splendida gara a Montecarlo sotto la pioggia dove arrivò addirittura a sfiorare la vittoria che, sarebbe senz'altro giunta se l'allora direttore di gara Jacky Ickx, non avesse interrotto la corsa proprio mentre Senna era nel mirino della McLaren di Prost. In quell'anno concluse il mondiale in nona posizione.

    L'anno successivo Senna passa alla Lotus-Renault, vettura senz'altro competitiva, ma non ancora a livello delle migliori, tuttavia in quell'anno arrivano le prime due vittorie nel mondiale, la prima sotto l'acqua dell'Estoril in Portogallo, la seconda a Spa in Belgio. Senna rimane alla Lotus fino al 1987 vincendo altre quattro gare (Spagna, Monaco e due volte negli USA) e classificandosi quarto nel nei mondiali 1985, 1986 e terzo nel 1987.

    Nel 1988 passa alla McLaren: Senna coglie 8 vittorie e il suo primo titolo mondiale in F1.
    Il 1989 è l'anno della grande battaglia con Alain Prost che sfocerà nell'incidente provocato dal pilota francese a Suzuka e che costerà ad Ayrton il titolo mondiale, tolto a tavolino per squalifica. Ayrton si rifà l'anno seguente: sempre a Suzuka avviene un incidente tra la Ferrari di Prost e la McLaren del brasiliano; questa volta il titolo va al brasiliano.
    Nel 1991 il suo rivale è Nigel Mansell ma è Ayrton Senna che a fine campionato scriverà per la terza volta il suo nome nell'albo d'oro.
    Nel biennio 1992-1993 la McLaren è molto inferiore alla Williams e per Senna non ci sarà possibilità di vincere il mondiale.

    Il 1994 segna il passaggio di Ayrton alla Williams: Senna dispone di una monoposto superiore alla concorrenza, ma lo stesso pilota alle prime prove smentisce e sorprende tutti avvertendo di incontrare difficoltà nella gestione della nuova vettura; la scuderia rivale in quell'anno è la Benetton, rappresentata dal giovane talento tedesco Michael Schumacher, che alla fine della stagione sarà campione.
    Alle prime tre gare Senna conquista la Pole Position, quasi a ribadire una superiorità indiscussa in qualifica, ma alla prima gara in Brasile finisce in testacoda; nella seconda ad Aida in Adelaide si ritira per un incidente alla partenza.

    La terza gara si corre ad Imola, nel GP di San Marino: tutto l'ambiente è già fortemente scosso dalla morte del pilota Roland Ratzenberger avvenuta il giorno precedente durante le prove. Al settimo giro, per la probabile rottura del piantone dello sterzo, Ayrton Senna esce di pista alla curva del Tamburello: lo schianto della sua Williams contro il muretto a 300 chilometri orari è terribile.
    Il campione brasiliano viene subito soccorso e portato al vicino ospedale di Bologna in elicottero.
    Nonostante lo sforzo dei medici nel tentativo di salvarlo, Senna muore alle 180 per le gravi contusioni riportate alla nuca.
    E' il 1 maggio 1994.
    E' il triste giorno in cui il grande campione, all'età di 34 anni, scompare tragicamente entrando di fatto come un mito e - per il suo talento, la sua serietà e la sua umanità - una leggenda, nella storia dello sport mondiale.
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  2. #2
    ghostbuster
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    Cassius Clay, C'era una volta un Re

    Quello che è considerato il più grande pugile di tutti i tempi, Cassius Clay alias Muhammad Ali (nome che ha adottato dopo essersi convertito alla religione islamica) è nato il 17 gennaio del 1942 a Louisville, Kentucky e ha iniziato a tirare di boxe per un caso fortuito, dopo essere capitato in una palestra mentre, bambino, era alla ricerca della sua bicicletta rubata.

    Iniziato alla boxe da un poliziotto di origini irlandesi a soli dodici anni il futuro campione del mondo cominciò ben presto a raccogliere trionfi nelle categorie dilettantistiche. Campione olimpico a Roma nel 1960, si trovò però nel suo paese d'origine, gli Stati Uniti d'America, a combattere con un avversario ben più temibile di chiunque potesse incontrare sul ring: la segregazione razziale. Molto sensibile al problema e trascinato dal suo spirito battagliero ed indomito, Alì prese subito a cuore le tematiche che colpivano in prima persona i fratelli neri meno fortunati di lui.

    Proprio a causa di un episodio di razzismo il giovane pugile arriverà a gettare il proprio oro olimpico nelle acque del fiume Ohio (solo nel 1996 ad Atlanta il CIO gli riconsegnò una medaglia sostitutiva).

    Allenato da Angelo Dundee, Clay arrivò al mondiale a ventidue anni battendo in sette riprese Sonny Liston. Fu in quel periodo che Cassius Clay cominciò a farsi conoscere anche per le sue dichiarazioni provocatorie e sopra le righe che ebbero l'inevitabile conseguenza di far parlare molto di lui. Cosa che forse non sarebbe comunque successa se Alì, grazie al suo enorme carisma anche mediatico, non avesse avuto una reale presa sul pubblico. In effetti il suo modo di essere, spavaldo fino ad arrivare alla spacconeria, era una notevole novità "spettacolare" per quei tempi, esercitando un fascino immediato sul pubblico, sempre più assetato, grazie a quel meccanismo, di notizie e di informazioni sulla sua attività.

    Immediatamente dopo aver conquistato la corona annunciò di essersi convertito all'Islam e di aver assunto il nome di Muhammad Ali.
    Da quell'istante cominciarono anche i suoi guai che culminarono nella chiamata alle armi nel 1966 dopo essere stato riformato quattro anni prima. Affermando di essere un "ministro della religione islamica" si definì "obiettore di coscienza" rifiutandosi di partire per il Vietnam ("Nessun Vietcong mi ha mai chiamato negro", dichiarò alla stampa per giustificare la propria decisione) e venne condannato da una giuria composta di soli bianchi a cinque anni di reclusione.

    Fu quello uno dei momenti più bui della sua vita. Decise di ritirarsi e venne attaccato per il suo impegno nelle lotte condotte da Martin Luther King e Malcolm X. Poté tornare a combattere nel 1971 quando fu assolto grazie a una irregolarità nelle indagini svolte su di lui.

    Persa la sfida con Frazier ai punti, riuscì a tornare campione del mondo AMB solo nel 1974 mettendo al tappeto George Foreman a Kinshasa, in un incontro passato alla storia e ad oggi ricordato sui manuali come uno dei più grandi eventi sportivi di sempre (celebrato fedelmente, dal film-documentario "Quando eravamo re").

    Da quando però nel 1978 il giovane Larry Holmes lo sconfisse per K.O. tecnico all'11a ripresa, iniziò la parabola discendente di Cassius Clay. Disputò il suo ultimo incontro nel 1981 e da allora si è impegnato sempre più nella diffusione dell'Islam e nella ricerca della pace.

    Nel 1991 si è recato a Bagdad per parlare personalmente con Saddam Hussein, allo scopo di evitare la guerra con gli Stati Uniti ormai alle porte.

    Colpito negli ultimi anni dal terribile morbo di Parkinson, Cassius Clay ha commosso l'opinione pubblica di tutto il mondo, turbata dal violento contrasto esistente fra le immagini esuberanti e piene di vita di un tempo e l'uomo sofferente e privato delle sue forze che si presenta adesso.

    Alle Olmpiadi americane di Atlanta 1996, Muhammad Alì ha sorpreso e allo stesso tempo commosso il mondo intero accendendo la fiamma che inaugurava i giochi.

    Il grande atleta, dotato di una forza di volontà e di un carattere d'acciaio, non si è fatto moralmente sconfiggere dalla malattia e continua a combattere le sue battaglie di pace, in difesa dei diritti civili, pur sempre rimanendo un simbolo per la popolazione di colore americana.
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  3. #3
    ghostbuster
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    Bruce Lee

    Bruce Lee è nato nell'ospedale cinese di San Francisco il 27 Novembre 1940. Fu chiamato Li Jun-Fan, un nome cinese da donna, per ingannare il demone che portava via i figli alle famiglie. Suo padre Li Haijuan, era un famoso attore dell'Opera Cantonese. Sua madre, Grace Li, era una euroasiatica di religione cattolica. Il suo nome subì di nuovo un'evoluzione, cambiando in LiYuen-Kam; in seguito il nome Bruce fu suggerito alla famiglia da un dottore. Per tutti i suoi fan è e rimarrà sempre Li Xiaolong: Lee PiccoloDrago. Bruce era il quarto di cinque figli: Agnes, Phoebe, Peter e Robert. Fin da piccolo Bruce mostrava le sue doti di attore, interpretando a soli tre mesi il film "Jimmen nu/ Golden Gate Girl". Apparve anche in circa 18 film cantonesi, ma il suo sogno era l'America, dopotutto il suo idolo, James Dean, era nato lì. Si trasferì negli USA nel 1958,dove aprì alcune palestre nelle quali insegnava il suo stile di combattimento, JEET KUNE DO, frutto di anni di studio e di applicazione. Conobbe qui la donna che gli sarebbe rimasto accanto per tutta la sua, purtroppo breve, vita: Linda, la quale gli diede 2 stupendi bambini, Brandon, anche lui scomparso misteriosamente, e Shannon. Interpretò una nota serie televisiva conosciuta con il nome di "Green Hornet", nella quale interpretava Kato il fedele servitore del Calabrone Verde. Partecipò anche alla serie "LongStreet", dove insegnava al detective cieco (James Franciscus) a difendersi, senza dover ricorrere alla vista. Ebbe anche una particina nel film "L'investigtore Marlowe" di Paul Bogart. Il successo arrivò negli anni '70, quando tornò ad Hong Kong a girare "Il furore della Cina colpisce ancora". Nel '72 girò "Dalla Cina con furore", e "L'urlo di Chen terrorizza anche l'Occidente". Nel '73 venne il film che gli rese fama mondiale "I tre dell'operazione drago", prodotto dalla Warner Bros. Purtroppo proprio ora che era giunto il successo che aveva tanto atteso scomparve. Mentre stava progettando un nuovo film, "The game of death", cadde e non si svegliò più: era il 20 Luglio 1973, aveva 32 anni. Le cause della morte sono ancora oggi sconosciute, c'è chi sostiene che abbia avuto un'emorragia cerebrale, chi ha cercato in qualche modo di infangare il suo nome attribuendogli morti non vere; comunque noi dobbiamo ricordarlo per il grande uomo che era e per essere stato l'unico capace di rivoluzionare il mondo delle arti marziali. Resta ancor oggi il più grande divo marziale mai apparso sullo schermo. Era alto 171.4 cm e pesava 63.5 kg: un grande drago in un piccolo corpo.
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  4. #4
    ghostbuster
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    BRANDON LEE, Figlio di Bruce Lee

    Nome: Brandon Lee
    Data e luogo di nascita: 1 Febbraio 1965, Oakland, California, USA

    Figlio dell'icona delle arti marziali Bruce Lee e di sua moglie Linda, nasce a Oakland ma trascorre l'infanzia tra Hong Kong e Los Angeles, imparando così nei suoi primi anni di vita sia l'inglese che il cantonese. Sin da piccolo pratica le arti marziali sotto la guida del padre Bruce che scompare però il 20 Luglio del 1973, quando Brandon ha solo otto anni. La famiglia si trasferisce definitivamente a Los Angeles dove Brandon, ancora molto giovane, comincia a manifestare la sua inclinazione verso la recitazione. Abbandonata la scuola superiore, dove prende le prime lezioni di recitazione, studia con professionisti del calibro di Lee Strasberg prima di iscriversi all'Emerson College di Boston, scuola specializzata in arti recitative. Nel 1983 viene espulso dall'istituto per cattiva condotta ma riesce comunque a prendere il diploma alla Miraleste High School. Spinto dalla volontà di emergere per le proprie doti di attore e non per il suo celebre retaggio, si unisce alla Eric Morris's American New Theater Company, importante compagnia teatrale newyorkese. Parallelamente alla recitazione approfondisce il Kungfu alla Inosanto Academy of Martial Arts a Marina del Rey, dove viene accolto e seguito da brillanti allievi del padre quali Danny Inosanto e Ted Wong. La prima esperienza professionale rilevante risale al 1986, quando all'età di 20 anni appare nel film TV "Kungfu: The Movie", lungometraggio ispirato alla famosa serie omonima, nel quale interpreterà il figlio del protagonista (David Carradine). Particolare curioso: il giovane attore esordisce in una serie per la quale il suo celebre genitore era stato rifiutato. Sentendosi snobbato da Hollywood, cerca fortuna ad Hong Kong sulle orme del padre e la trova: dopo alcune apparizioni televisive interpreta nel 1988 "Legacy of Rage". Trovato un nuovo copione da protagonista, girerà in Namibia il film "Laser Mission"(1990) con Ernest Borgnine. Finalmente arriva nel 1991 il debutto in una pellicola americana nel film "Showdown in Little Tokyo" (Resa dei conti a Little Tokyo) e, riscosso un discreto successo, interpreterà in seguito il ruolo del detective Jake Lo in "Rapid Fire" (Drago d'acciaio)(1992), film scritto su misura per lui dalla 20th Century Fox. L'attore, in rapida ascesa, partecipa anche alla composizione delle coreografie di combattimento dello stesso "Rapid Fire" e la Fox, entusiasta, lo scrittura per altre due pellicole. Iniziano le riprese del film "The Crow"(Il Corvo), ma l'attore non riuscira a girarlo fino in fondo: il 31 Marzo 1993, nell'inscenare una sparatoria forsennata, un bossolo di una pistola difettosa caricata a salve lo ferisce, intaccando irreparabilmente la spina dorsale. Dopo cinque ore di disperati tentativi da parte dei medici la storia si ripete e come il padre perde la vita prematuramente, all'età di soli 28 anni. Vero e proprio testamento artistico di Brandon Lee, The Crow, terminato grazie ad effetti digitali, riscuoterà enorme successo di pubblico e consacrerà definitivamente l'attore, oggi figura di culto.
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  5. #5
    ghostbuster
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    Madre Teresa Di Calcutta

    Gonxha (Agnese) Bojaxhiu, la futura Madre Teresa, è nata il 26 agosto 1910 a Skopje (ex Jugoslavia).
    Fin da piccola riceve un'educazione fortemente cattolica dato che la sua famiglia, di cittadinanza albanese, era profondamente legata alla religione cristiana.

    Già verso il 1928, Gonxha sente di essere attratta verso la vita religiosa, cosa che in seguito attribuirà ad una "grazia" fattale dalla Madonna. Presa dunque la fatidica decisione, è accolta a Dublino dalle Suore di Nostra Signora di Loreto, la cui Regola si ispira al tipo di spiritualità indicato negli "Esercizi spirituali" di Sant'Ignazio di Loyola. Ed è proprio grazie alle meditazioni sviluppate sulle pagine del santo spagnolo che Madre Teresa matura il sentimento di voler «aiutare tutti gli uomini».

    Gonxha è attirata dunque irresistibilmente dalle missioni. La Superiora la manda quindi in India, a Darjeeling, città situata ai piedi dell'Himalaia, dove, il 24 maggio 1929, ha inizio il suo noviziato. Dato che l'insegnamento è la vocazione principale delle Suore di Loreto, lei stessa intraprende questa attività, in particolare seguendo le bambine povere del posto. Parallelamente porta avanti i suoi studi personali per poter ottenere il diploma di professoressa.

    Il 25 maggio 1931, pronuncia i voti religiosi e assume da quel momento il nome di Suor Teresa, in onore di Santa Teresa di Lisieux. Per terminare gli studi, viene mandata, nel 1935, presso l'Istituto di Calcutta, capitale sovrappopolata ed insalubre del Bengala. Ivi, essa si trova confrontata di colpo con la realtà della miseria più nera, ad un livello tale che la lascia sconvolta. Di fatto tutta una popolazione nasce, vive e muore sui marciapiedi; il loro tetto, se va bene, è costituito dal sedile di una panchina, dall'angolo di un portone, da un carretto abbandonato. Altri invece hanno solo alcuni giornali o cartoni... La media dei bambini muore appena nata, i loro cadaveri gettati in una pattumiera o in un canale di scolo.
    Madre Teresa rimane inorridita quando scopre che ogni mattina, i resti di quelle creature vengono raccolte insieme con i mucchi di spazzatura...

    Stando alle cronache, il 10 settembre 1946, mentre sta pregando, Suor Teresa percepisce distintamente un invito di Dio a lasciare il convento di Loreto per consacrarsi al servizio dei poveri, a condividere le loro sofferenze vivendo in mezzo a loro. Si confida con la Superiora, che la fa aspettare, per mettere alla prova la sua ubbidienza. In capo ad un anno, la Santa Sede la autorizza a vivere fuori della clausura. Il 16 agosto 1947, a trentasette anni, Suor Teresa indossa per la prima volta un "sari" (veste tradizionale delle donne indiane) bianco di un cotonato grezzo, ornato con un bordino azzurro, i colori della Vergine Maria. Sulla spalla, un piccolo crocifisso nero. Quando va e viene, porta con sé una valigetta contenente le sue cose personali indispensabili, ma non denaro. Madre Teresa non ha mai chiesto denaro né ne ha mai avuto. Eppure le sue opere e fondazioni hanno richiesto spese notevolissime! Lei attribuiva questo "miracolo" all'opera della Provvidenza...

    A decorrere dal 1949, sempre più numerose sono le giovani che vanno a condividere la vita di Madre Teresa. Quest'ultima, però, le mette a lungo alla prova, prima di riceverle. Nell'autunno del 1950, Papa Pio XII autorizza ufficialmente la nuova istituzione, denominata "Congregazione delle Missionarie della Carità".

    Durante l'inverno del 1952, un giorno in cui va cercando poveri, trova una donna che agonizza per la strada, troppo debole per lottare contro i topi che le rodono le dita dei piedi. La porta all'ospedale più vicino, dove, dopo molte difficoltà, la moribonda viene accettata. A Suor Teresa viene allora l'idea di chiedere all'amministrazione comunale l'attribuzione di un locale per accogliervi gli agonizzanti abbandonati. Una casa che serviva un tempo da asilo ai pellegrini del tempio indù di "Kalì la nera", ed ora utilizzata da vagabondi e trafficanti di ogni sorta, è messa a sua disposizione. Suor Teresa la accetta. Molti anni più tardi, dirà, a proposito delle migliaia di moribondi che sono passati da quella Casa: "Muoiono tanto mirabilmente con Dio! Non abbiamo incontrato, finora, nessuno che rifiutasse di chiedere "perdono a Dio", che rifiutasse di dire: "Dio mio, ti amo".

    Due anni dopo, Madre Teresa crea il "Centro di speranza e di vita" per accogliervi i bambini abbandonati. In realtà, quelli che vengono portati lì, avvolti in stracci o addirittura in pezzi di carta, non hanno che poca speranza di vivere. Ricevono allora semplicemente il battesimo per poter essere accolti, secondo la dottrina cattolica, fra le anime del Paradiso. Molti di quelli che riescono a riaversi, saranno adottati da famiglie di tutti i paesi. "Un bambino abbandonato che avevamo raccolto, fu affidato ad una famiglia molto ricca - racconta Madre Teresa - una famiglia dell'alta società, che voleva adottare un ragazzino. Qualche mese dopo, sento dire che quel bambino è stato molto malato e che rimarrà paralizzato. Vado a trovare la famiglia e propongo: "Ridatemi il bambino: lo sostituirò con un altro in buona salute. ? Preferirei che mi ammazzassero, piuttosto che esser separato da questo bambino!" risponde il padre guardandomi, con il volto tutto triste". Madre Teresa nota: "Quel che manca di più ai poveri, è il fatto di sentirsi utili, di sentirsi amati. È l'esser messi da parte che impone loro la povertà, che li ferisce. Per tutte le specie di malattie, vi sono medicine, cure, ma quando si è indesiderabili, se non vi sono mani pietose e cuori amorosi, allora non c'è speranza di vera guarigione".

    Madre Teresa è animata, in tutte le sue azioni, dall'amore di Cristo, dalla volontà di «fare qualcosa di bello per Dio», al servizio della Chiesa. "Essere cattolica ha per me un'importanza totale, assoluta, dice. Siamo a completa disposizione della Chiesa. Professiamo un grande amore, profondo e personale, per il Santo Padre... Dobbiamo attestare la verità del Vangelo, proclamando la parola di Dio senza timore, apertamente, chiaramente, secondo quanto insegna la Chiesa".

    "Il lavoro che realizziamo è, per noi, soltanto un mezzo per concretizzare il nostro amore di Cristo... Siamo dedite al servizio dei più poveri dei poveri, vale a dire di Cristo, di cui i poveri sono l'immagine dolorosa... Gesù nell'eucaristia e Gesù nei poveri, sotto le specie del pane e sotto le specie del povero, ecco quel che fa di noi delle Contemplative nel cuore del mondo".

    Nel corso degli anni 60, l'opera di Madre Teresa si estende a quasi tutte le diocesi dell'India. Nel 1965, delle Religiose se ne vanno nel Venezuela. Nel marzo del 1968, Paolo VI chiede a Madre Teresa di aprire una casa a Roma. Dopo aver visitato i sobborghi della città ed aver constatato che la miseria materiale e morale esiste anche nei paesi "sviluppati", essa accetta. Nello stesso tempo, le Suore operano nel Bangladesh, paese devastato da un'orribile guerra civile. Numerose donne sono state stuprate da soldati: si consiglia a quelle che sono incinte, di abortire. Madre Teresa dichiara allora al governo che lei e le sue Suore adotteranno i bambini, ma che non bisogna, a nessun costo, "che a quelle donne, che avevano soltanto subito la violenza, si facesse poi commettere una trasgressione che sarebbe rimasta impressa in esse per tutta la vita". Madre Teresa ha infatti sempre lottato con una grande energia contro qualsiasi forma di aborto.

    Negli anni 80, l'Ordine fonda, in media, quindici nuove case all'anno. A partire dal 1986, si insedia nei paesi comunisti, fino allora vietati ai missionari: l'Etiopia, lo Yemen Meridionale, l'URSS, l'Albania, la Cina.
    Nel marzo del 1967, l'opera di Madre Teresa si è arricchita di un ramo maschile: la "Congregazione dei Frati Missionari". E, nel 1969, è nata la Fraternità dei collaboratori laici delle Missionarie della Carità.

    Chiestole da più parti di dove le venisse la sua straordinaria forza morale, Madre Teresa ha spiegato: "Il mio segreto è infinitamente semplice. Prego. Attraverso la preghiera, divento una cosa sola nell'amore con Cristo. PregarLo, è amarLo". Inoltre, Madre Tersa ha anche spiegato come l'amore sia indissolubilmente unito alla gioia: "La gioia è preghiera, perché loda Dio: l'uomo è creato per lodare. La gioia è la speranza di una felicità eterna. La gioia è una rete d'amore per catturare le anime. La vera santità consiste nel fare la volontà di Dio con il sorriso".

    Tante volte Madre Teresa, rispondendo a giovani che manifestavano il desiderio di andarla ad aiutare in India, ha risposto di rimanere nel loro paese, per esercitarvi la carità nei riguardi dei "poveri" del loro ambiente abituale. Ecco alcuni suoi suggerimenti: "In Francia, come a New York e dovunque, quanti esseri hanno fame di esser amati: è una povertà terribile, questa, senza paragone con la povertà degli Africani e degli Indiani... Non è tanto quanto si dà, ma è l'amore che mettiamo nel dare che conta... Pregate perché ciò cominci nella vostra propria famiglia. I bambini non hanno spesso nessuno che li accolga, quando tornano da scuola. Quando si ritrovano con i genitori, è per sedersi davanti alla televisione, e non scambiano parola. È una povertà molto profonda... Dovete lavorare per guadagnare la vita della vostra famiglia, ma abbiate anche il coraggio di dividere con qualcuno che non ha ? forse semplicemente un sorriso, un bicchier d'acqua -, di proporgli di sedersi per parlare qualche istante; scrivete magari soltanto una lettera ad un malato degente in ospedale...".

    Dopo varie degenze in ospedale, Madre Teresa si è spenta a Calcutta, il 5 settembre 1997, suscitando commozione in tutto il mondo.

    Il 20 dicembre 2002 papa Giovanni Paolo II ha firmato un decreto che riconosce le virtù eroiche della "Santa dei Poveri", iniziando di fatto il processo di beatificazione più rapido nella storia delle "cause" dei santi.

    Nella settimana che celebrava i suoni 25 anni di pontificato, il 19 ottobre 2003, papa Giovanni Paolo II ha presieduto la beatificazione di madre Teresa davanti a un'emozionata folla di trecentomila fedeli.
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  6. #6
    L'avatar di Haruka
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    lol?
    una nuova grande collana in edicola?


    ok ok mando pm .... perchè siamo un forum democratico...

  7. #7
    SuperManu
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    Maria Alvarez Pinuccio

    Nasce a Prato da genitori ignoti in un freddo inverno del '65. Dopo anni di collegio militare viene finalmente adottato da un gruppo di pastori tedeschi che lo elevano subito al ruolo di mascotte. Passa in questo modo l'adolescenza, ma il suo talento viene ben presto alla luce: E' uno genio nel cucinare biscottini. Diventa così da adulto uno chef d'avanguardia presso la pasticceria Peppa di Bormio al grido di: Vai, vai, vai, il più veloce che sai…sono Pan di zenzero, acchiapparmi non potrai!
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  8. #8
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    No, i bottoni no! Non i miei bottoni gommosi!!!!

    uao uao uao

  9. #9
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    Find someone you can love like crazy and who'll love you the same way back.
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    'Cause the truth is that there's no sense living your life without this.
    To make the journey and not fall deeply in love... well, you haven't lived a life at all.
    But you have to try, because if you haven't tried, you haven't lived.

    Meet Joe Black

  10. #10
    Tom57
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Haruka


    No, i bottoni no! Non i miei bottoni gommosi!!!!

    uao uao uao

  11. #11
    Hoghemaru
    Ospite non registrato

    Gli Atroci: i Paladini del Metallo

    Gli Atroci non sono mai nati.
    Gli Atroci sono sempre esistiti. Vivevano nella quinta dimensione. Quella fatta di puro metallo.
    Passavano la loro esistenza beandosi del loro stato di immortali. Non si conoscevano tra loro.
    Ma qualcosa cambio'.
    Un giorno il Professor Tetro decise di riparare il suo scaldabagno ad altissima tecnologia. Tutto sembrava procedere per il verso giusto. Successe invece l'irreparabile.
    Per un errore inspiegabile Il Professor Tetro venne catapultato sulla Terra. Ebbe cosi' modo di vedere cosa succedeva su quel bizzarro pianeta.
    Scopri' con orrore che il Metallo NON era l'unico genere musicale presente sulla Terra. La gente ascoltava altri generi assolutamente ripugnanti dai nomi incomprensibili: techno, country, liscio, dance, cantautori, rap, ecc.
    Il Professor Tetro rimase fortemente scosso. Fu in quel momento che prese la decisione che avrebbe cambiato le sorti del mondo. Sarebbe tornato nella quinta dimensione per radunare un manipolo di eroi pronti a ristabilire la supremazia del Metallo sul pianeta Terra. Ogni altra musica doveva cessare di esistere.
    Il Professor Tetro torno' così nella quinta dimensione e raduno' altri sei immortali eroi: La Bestia Assatanata, Il Profeta, Il Fabbro Satanico, L'Orrendo Maniscalco, Il Boia Malefico e Il Diabolico Orfanello.
    Questi sette prodi, giurata eterna fede al Metallo, scesero quindi sul pianeta Terra per diffondere il Verbo. Affrontarono nel corso dei secoli temibili prove contro nemici sanguinari tra cui il terribile Sanremo. L'esito della guerra fu per lungo tempo incerto ma Gli Atroci respinsero tutti gli attacchi dei nemici.
    Il numero dei prigionieri che Gli Atroci avviarono ai programmi di rieducazione divenne cosi' alto che Il Diabolico Orfanello venne inviato a dirigere le strutture a tale scopo preposte. Al suo posto arrivo' dalla quinta dimensione Il Nano Merlino.
    Il conflitto si riaccese piu' violento che mai con l'avvento di un nuovo spietato nemico chiamato Breakdance. Lo scontro fu cosi' violento che Il Boia Malefico fu costretto a ritirarsi per curare le ferite riportate. Da una sua cellula venne quindi clonato un nuovo Boia Malefico che prese il suo posto per continuare la battaglia.
    Segui' un periodo di tregua apparente dove le forze del Male si riorganizzarono. Durante questo periodo Gli Atroci decisero di infiltrare una spia tra le linee nemiche. Fu cosi' che Il Fabbro Satanico lascio' il gruppo, ufficialmente "per dedicarsi alla sua catena di ferramenta in franchising". Cosa in realta' Il Fabbro sia andato a fare sulla Terra, nessuno (tranne ovviamente Gli Atroci) lo sa. Il suo posto venne prontamente occupato da un giovane baldo proveniente dalla quinta dimensione: Il Feroce Macellaio.
    La calma apparente presto venne interrotta con estrema ferocia dai nemici del Metallo che misero in campo una nuova e devastante arma dall'aspetto innnocuo. In principio Gli Atroci non si accorsero del nuovo nemico. Fu proprio il Feroce Macellaio (il piu' giovane e inesperto) che resto' vittima di questa nuova creatura del Male: la New Age!!!
    Una sera' entro per errore in un Buddha Bar. Venne immediatamente circondato e attaccato dalle forze nemiche con potenti compilations e remix. Riusci' a stento a fuggire. Fu subito ricoverato in un centro iperspecializzato nella cura di questo genere di ferite. Da allora la prognosi non fu mai sciolta. Il Feroce Macellaio dovette abbandonare Gli Atroci.
    I restanti componenti non si persero d'animo e incominciarono subito a sondare la quinta dimensione alla ricerca di un sostituto.
    Un fiero e valoroso aiuto venne subito offerto dal Figlio e dal Clone del Feroce Macellaio che combatterono per alcuni mesi a fianco deGli Atroci.
    Questi valorosi si gettarono con encomiabile slancio nella furiosa guerra che nel frattempo divampava.
    Ben presto pero' si accorsero di non potere sostenere il poderoso urto che le orchestre di liscio stavano portando alle armate del Metallo. Quasi subito dovettero desistere.
    Con un ultimo generosissimo sforzo il Feroce Macellaio (nel frattempo dimessosi dalla clinica contro il parere dei medici) si riuni' ai vecchi compagni. Non si risparmio' durante i feroci combattimenti di quell'estate. Ma nulla pote' contro il Festivalbar. Il Feroce Macellaio con il cuore spezzato dal dolore si ritiro' una seconda volta per non soccombere definitivamente.
    Fu proprio quando tutto sembrava ormai perduto che la quinta dimensione regalo' aGli Atroci la soluzione al loro problema.
    Una mattina, mentre il Profeta stava consumando la sua solita frugale colazione a base di fagioli con le cotiche, sanguinaccio e abbacchio in salsa di montone, un figuro mai visto gli si paro' davanti e disse "Sono il Lurido Cavernicolo e voglio scolpire il mio nome nella storia combattendo al vostro fianco per il Metallo".
    Posti al cospetto di cotanto slancio Gli Atroci accettarono con entusiasmo il nuovo arrivato e si rigettarono nella mischia piu' baldanzosi che mai. Fin dalle prime battaglie gli oscuri oppositori del Metallo saggiarono subito la potenza devastante del Lurido Cavernicolo.
    Molti nemici rimasero sul campo. Gli Atroci decisero che era necessario combattere le forze oscure avverse al Metallo anche con l'astuzia. Decisero quindi di clonare per la seconda volta il Boia Malefico. Due copie del Boia in circolazione avrebbero senz'altro disorientato il nemico. Venne quindi stabilito che il primo clone avrebbe lasciato ufficialmente la band apparendo di tanto in tanto in giro per il pianeta per confondere le forze del Male.
    Il secondo clone divenne quindi il nuovo membro ufficiale.
    La storia fin qui narrata e' giunta ai giorni nostri.
    La guerra non e' ancora vinta.
    Mille nuove imprese attendono Gli Atroci!!!

    Immagini allegate Immagini allegate

  12. #12
    Tom57
    Ospite non registrato

    Re: Gli Atroci: i Paladini del Metallo

    Originariamente postato da Hoghemaru
    Gli Atroci non sono mai nati.
    Gli Atroci sono sempre esistiti......
    ...Mille nuove imprese attendono Gli Atroci!!!

    Non ci credevo fin tanto che non ho visto la foto...GRANDIIII

  13. #13
    Partecipante Super Figo L'avatar di marcheseblu
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    Johnny lo stitico

    Grande Ghost!
    Mi hai fatto venire in mente la Favola di Johnny lo stitico!
    Chi non ha sentito parlare del mitico Johnny? Al cinema incassò più soldi di Biancaneve e i sette nani!
    Che bel ricordo la proiezione cinematografica di Johnny lo stitico!
    Di sicuro nessuno avrebbe mai potuto definire quel capolavoro come un film di Mer ...
    ... proprio perché nessuno andava al bagno!!! Ti rendi conto?
    Ma finalmente Johnny vinse la propria stitichezza trovando il ""Magico flacone di Guttalax" che la strega cattiva aveva nascosto nel Boschetto delle Fate defecanti!!!
    E fu così che nel 1745 finalmente gli uomini iniziarono ad usare le latrine!!!
    Grazie Ghost per avermi fatto sognare con le biografie rievocando il ricordo del mitico Johnny lo stitico
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  14. #14
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  15. #15
    marcheseblu ha battuto tutti! muhahahaha
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