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  1. #1
    isaefrenk
    Ospite non registrato

    esperienze insolite(raccontatele)

    canzone comunicata da Lucio Battisti a Mogol attraverso una medium

    io son partito poi così d'improvviso, che non ho avuto il tempo di salutare, l'istante è breve ma ancora più breve se c'è una luce che trafigge il tuo cuore

    l'arcobaleno è il mio messaggio d'amore, può darsi un giorno ti riesca a toccare, con i colori si può cancellare il più avvilente e desolante squallore

    son diventato sai tramonto di sera e parlo come le foglie d'aprile e vibro dentro ad ogni voce sincera e con gli uccelli vivo il canto sottile e il mio discorso più bello e più denso esprime con il silenzio il suo senso

    mi manchi tanto amico caro davvero e tante cose son rimaste da dire, ascolta sempre e solo musica vera e cerca sempre se puoi di capire

    io quante cose non avevo capito che sono chiare come stelle cadenti e devo dirti che è un piacere infinito portare queste mie valigie pesanti

  2. #2
    isaefrenk
    Ospite non registrato
    come ho incontrato lo Spirito Guida: in una delle tante esperienze che mi vedeva immerso in un movimento astrale, mi sono rivolto ad un ipotetico spirito guida, dicendogli che se 2 persone hanno una disputa , tutti i meriti e demeriti vanno divisi al 50 e 50, ma ora che mi trovavo solo, se è vero che esiste una guida che ci indica la strada o che ci guida, evidentemente si era distratto perchè mi trovavo sul davanzale della finestra e non mi sentivo di concludere questa vita in quel modo,,.
    quindi dissi se ci sei ti sei distratto e quindi richiamo la tua attenzione,"indicando una poltrona" dissi lì ti voglio sentire.
    più tardi mi addormentai, in quella poltrona indicata, e ebbi una visione in cui il primo attore ero io, mi svegliai di soprassalto e una voce fuori di me in direzione dell'orecchio sinistro mi disse: PERCHE' TI SEI SVEGLIATO?
    UAO, mi ci è voluto 2 o 3 giorni per collegare il tutto e in quei giorni mi sembrava di morire dalla paura.
    e continuò a farmi vivere dei sogni in cui io ero il primo attore, avevo voglia di svegliarmi e dire: IO NON SONO COSI', alla fine ero sempre come lui mi faceva vedere nelle visioni del dormiveglia.
    in una visione lo incontrai e anche lì è stata un'emozione grande.

  3. #3
    isaefrenk
    Ospite non registrato

    ha confermato

    una delle tante esperienze che posso raccontarvi è quella di una padrona di (casa), un giorno tornando dal lavoro mi gingevo a lavarmi, quando ad un certo punto mi girai e vidi il corpo astrale della padrona di (casa).
    venivo da altre eperienze di questo genere e ne uscii un po distrutto e quella volta mi sono detto :no ci risiamo.
    sapevo che la padrona di (casa) aveva un negozio, andai a trovarla e gli feci presente che se doveva fare certi esperimenti di dirmelo che me ne sare indato, e che vidi il suo corpo astrale.
    lei fece un'attimo di silenzio poi mi confesso che era venuta in astrale per vedere se cerano delle cose negative e se riusciva a pulirle. diventammo amici e dall'ora gli ho sempre detto quando veniva e del perchè veniva in astrale, e lei mi diceva cosa vedeva.
    sono cresciuto molto in quel periodo nonostante il via vai che vi era in astrale tra trapassati e incarnati(vi era un fronte una volta)
    questa padrona di (casa) mi pigliava, nel 2000,65o.000lire al mese per una baracca di legno.
    Ultima modifica di isaefrenk : 08-12-2004 alle ore 13.28.03

  4. #4
    isaefrenk
    Ospite non registrato

    Roberto Setti (1930-1984). E’ stato uno dei più completi medium conosciuti.

    Roberto Setti (1930-1984). E’ stato uno dei più completi medium conosciuti.
    Tramite lui si verificavano fenomeni di apporti con “materializzazione lenta” e osservabile dai presenti in tutte le sue fasi, levitazioni profumi, manifestazioni ectoplasmatiche varie, fenomeni luminosi ecc..

    Ma la caratteristica principale di questo medium era la produzione di messaggi ad altissimo valore filosofico ed esoterico, raccolti poi in oltre sette volumi e diffusi dalle Edizioni Mediterranee.

    I messaggi, dettati per trance ad incorporazione, da un gruppo di entità, trattano di tutti i grandi temi dell'uomo, spiegano, chiariscono e propongono teorie nuove che però ben si collegano nel proseguo logico e naturale delle scienze più all'avanguardia.

    Sottolineano e chiariscono la realtà relativa in cui noi viviamo, rispetto a realtà superiori, inimmaginabili, e a quella assoluta che è identificata con Dio. Danno nuove spiegazioni alla morale individuale, entrano nell'intimo dell'uomo svelando l’IO, le sue motivazioni e i suoi limiti. Rendono ragione al misticismo, natura trascendente dell'uomo, e altro ancora.

    Roberto Setti, come uomo, è sempre stato distinto da questa fenomenologia e da questa sapienza espressa, che lui non riconosceva come propria ed era il primo a stupirsene.
    Timido e riservato, ha sempre rifiutato ogni forma di pubblicità, e questo ha notevolmente limitato la diffusione dei messaggi che però, a richiesta delle stesse entità comunicanti, dal 1977 hanno iniziato a essere raccolte in volumi e quindi finalmente conosciute dal pubblico.

    La sua medianità venne scoperta per caso nel 1946, quando aveva quindici anni. A causa della morte del fratello Ruggero, la mamma propose di fare una seduta spiritica col sistema del tavolino, sperando di potersi mettere in contatto col figlio deceduto. Il tavolino quasi immediatamente levitò e iniziò a battere colpi. La cosa, così inaspettata, e la presenza del giovane Roberto, consigliarono di smettere per riprendere la sera successiva senza di lui. Chiaramente non successe nulla.
    Solo successivamente, quando lo stesso Roberto propose di riprovare con lui presente, si ebbe la conferma della sua medianità e i primi messaggi del fratello Ruggero e di altre entità, le quali seguirono poi Roberto per tutti i trentasette anni di attività, conosciuta sotto il nome di Cerchio Firenze 77.

  5. #5
    isaefrenk
    Ospite non registrato

    comunicazione dell'entità tramite il medium Roberto Setti

    La ragione del dolore

    Affanno afflizione amarezza angustia ansietà angoscia, corruccio crepacuore, dispiacere duolo disperazione, inquietudine, malinconia macerazione mestizia, oppressione, patèma patimento pena pianto, rammarico rodimento, sofferenza spina squarcio schianto spasimo strazio supplizio, tristezza tribolazione travaglio tortura tormento: dolore.
    Chi è quell’essere felice che può domandarsi: “Cos’ è il dolore?”.
    No! non è acqua quella che sostanzia gli oceani, i poli, e rende fertile la terra: sono lacrime versate dal dolore.
    Vi guardo, creature d’ogni specie, razza, ceto ed età: siete tutte segnate e dominate dal dolore. Vi guardo cercare affannosamente il piacere ed affannosamente trovare la sofferenza.
    Il dolore non è come il sole, che splende in egual misura sui giusti e sugli ingiusti; sembra accanirsi con i buoni, gli inermi, lasciando perciò in grande perplessità chi soffre e chi è spettatore della sofferenza, che in ciò vedono un’ingiustizia.
    In fatti il dolore (che sia sensazione fisica o sentimento) appare assolutamente dannoso e tanto negativo che l’uomo ne fa la maledizione di Dio.
    L’esistenza del dolore è, al tempo stesso, lacerante esperienza e, per gli esseri dotati di raziocinio, paurosa minaccia nonché causa di angosciosi interrogativi.
    Generalmente l’uomo accetta più l’esistenza della morte che quella del dolore. Ed è giusto. Perché mai temere la morte tanto da sognare l’immortalità? Che sciocchezza! L’uomo che fosse immortale sarebbe il più disgraziato degli esseri. La morte è la più grande benedizione: libera l’umanità dalla tirannia dei potenti, dalla noia dei sapienti, dal peso dei notabili.
    Pensate un attimo a che cosa sarebbe l’umanità se nessun uomo del passato fosse morto, specialmente i potenti. Tutti vorrebbero continuare a pesare sulla storia. Ve la immaginate che Babilonia? E quanto è comodo, invece, mettere in disparte, obliarli, seppellirli, nel silenzio.
    Tu che temi la morte, non ti rendi conto quanto le devi? Vorresti continuare a vivere? Ebbene, se anche tu fermassi il decadere del tuo corpo, sei soddisfatto di te stesso come se? O forse vorresti continuare a vivere migliorandoti via via, trasformandoti? Ma trasformarsi è morire, morire a quello che si è.
    E la morte è solo trasformazione.
    Fortunatamente si muore tutti i giorni. E se la morte è la regine della terra – in quanto nessun essere vivente ad essa sfugge – il dolore ne è il re.
    Vivere è avere un retaggio di dolore.
    Non è pessimismo il mio, è constatazione di un fatto estremamente naturale. Riconoscerlo non è soffocare la speranza. È assurdo, per non dire mostruoso. Sperare di cambiare l’ordine naturale senza tener conto delle ragioni che lo determinano.
    Questo è il punto: LA RAGIONE DEL DOLORE.
    Perché mai tanto dolore affligge ogni essere vivente? E fa dubitare i raziocinanti che la vita sia un dono; e fa pensare piuttosto che introduca in un luogo di pena dove, per qualche oscura ragione, ognuno debba soffrire.
    E se fosse- come nella catene alimentare della natura ogni creatura si ciba ed è cibo di altri- che le sensazioni, le emozioni, il dolore degli esseri viventi costituissero alimento per invisibili entità ultra umane? E se il dolore- che è tormento di ogni essere carnale – fosse il piacere di entità cosmiche immateriali, che si adoperassero in ogni modo per far soffrire i viventi e così trovare, esse, più godimento? In tal modo gli essere viventi tutti – e più di ogni altro l’uomo- sarebbero come animali da allevamento, fatti vivere e soffrire per il piacere di invisibili, potenti, sovrastanti, crudeli parassiti.
    Questi e altri sono i dubbi che la dilaniante crudeltà del dolore fa sorgere in chi cerca una ragione di essa.
    Il credente, di fronte allo spettacolo del dolore, conosce il dubbio. Chi soffre perde la fede. Nei momenti di grande dolore anche la più ferrea delle convinzioni spirituali, vacilla. << Padre, perché mi hai abbandonato? >> si chiese lo stesso Cristo all’acme della sofferenza.
    Il dubbio che il dolore suscita nel credente si chiami <<timore di aver offeso la Maestà divina>> - ed è intendere il dolore quale castigo.
    Ma non in tutti i credenti il dolore evoca sensi di colpa; a molti fa pensare d’essere vittime di ingiustizie e allora, spesso, diventa ribellione. << guai ribellarsi nel dolore!>> dicono i padri spirituali.
    Io, senza avere la pretesa di esservi guida, vi divo: RIBELLATEVI TURE! Il dolore non è una cosa piacevole. È ufficio di ogni uomo essere forte, ed è ufficio dell’uomo forte resistere al dolore. Ma non sentitevi in colpa se vi manca la rassegnazione, se non sapete accettarlo come se fosse un piacere. No! Non tento di mettere d’accordo Dio e il dolore dicendovi che è l’uomo l’artefice della propria sofferenza.
    È un Dio di crudeltà quello che toglie un figlio alla madre, che lungamente lascia le Sue creature nei tormenti tanto da far loro invocare la morte? È un Dio spietato quello che fa arrancare i Suoi figli, trascinare fra mille patimenti, e rimane nudo alle loro invocazioni disperate? Il peggiore degli uomini talvolta sarebbe più pietoso.
    È un Dio impotente quello che, invocato, implorato, non dà le poche ore di sollievo che una semplice, insensibile pillola può dare? Perché Dio, nella Sua incommensurabile perfezione, ha creato il dolore? E se non lo ha voluto o lo vuole Lui, perché lo permette?
    << perché mi è successo questo? Perché devo soffre?>>, si domanda il sofferente. Tutti vorrebbero conoscere il perché del loro dolore. Esistono tante risposte quanti sono quelli che patiscono. E ne esiste una che le riassume tutte: L’UOMO SOFFRE PERCHé DEVE SUPERARE L’IO PERSONALE ED EGOISTICO.
    Questo è la risposta. Il resto è dettaglio con poca importanza.
    Non è tanto un tipo di azione che determina l’effetto, quanto L’INTENZIONE. Quindi non serve conoscere il dettaglio: conoscete voi stessi, le vostre intenzioni, e saprete il perché delle vostre sofferenze.
    Quante volte abbiamo ripetuto che non si tratta di sapere, ma di “ essere”.
    Non sempre e non necessariamente chi compie eccessi dettati dal suo orgoglio, rinasce ceco. Quando si soffre - cioè si subisce l’effetto karmico - si sta seguendo la “via dell’azione”.
    È tardi per riflettere; a quel punto non c’è il fatto che fa soffrire, VISSUTO, a poter dare una data maturazione che manca e che mancava all’atto in cui si è determinato il karma di sofferenza.
    Serve riflettere prima, nella vita di tutti i giorni; porre attenzione ai vostri rapporti con gli altri; vivere con la vostra sensibilità e la vostra considerazione una vita in cui gli altri non siano relegati al solo ruolo di comparsa in cui vi avviate a superare l’io personale ed egoistico. Questo è il solo modo di risparmiarvi sofferenza.
    Certo è che per il fatto stesso che il dolore esista, è da Dio voluto, ricade su di Lui. Ma sarebbe un Dio estremamente crudele quello che condannasse al dolore altri restandosene ben al di fuori, nella beatitudine del Suo Olimpo, a guardare chi soffre.
    Tutto quanto esiste - per esistere - deve essere “sentito”, ed il modo in cui ciascun essere lo “sente” è il modo attraverso al quale lo “sente” Dio; perciò è il modo attraverso al quale esiste.
    Attenti a quello che ho detto.
    Il dolore fa parte di una dualità della quale – saremmo tentati di dire se non temessimo di essere retorici – Dio stesso ne soffre e ne gioisce. Certo è che nulla di ciò che esiste, in senso lato, anche soggettivo – a cominciare dalle sensazioni per finire al SENTIRE DIVINO -, esisterebbe se non fosse in Dio, pur essendo Dio tutt’altro dal particolare.
    Ma una domanda ricorre in chi riflette sul dolore e cioè se Dio avrebbe potuto evitare di creare la sofferenza – per dirla in termini di creazione. Una tale domanda rientra nel quesito più ampio e generale, cioè: se le cose tutte avrebbero potuto essere diverse da come sono congeniate. Ed io rispondo di no. Vi rispondo con un’asserzione che può essere accettata solo per fede. D’altra parte sarebbe impossibile constatare la spiegazione con la sola mente umana.
    A voi che non potete tanto, quando soffrite dite: “non ringraziate Dio per la sofferenza, né maledirtelo. Quando soffrite pensate che non è tanto Dio a mandarvi quelle pene, quanto Dio a trasformare quel dolore in un balsamo per il vostro ESSERE, il vostro ESISTERE. Dio che non condanna né si vendica, Dio che con quel mezzo, senza alternative, vi riscatta da una vita senza coscienza, vi richiama a partecipare alla sua vera natura.
    Nel momento che richiamate su di voi il dolore e poi soffrite, sappiate che altro mezzo non v’era per condurvi innanzi d’un passo”.
    Forse il dolore perde il suo sapore di maledizione ed appare meno crudele se visto in una luce diversa che libera chi soffre dall’idea di patire una punizione divina, che non lo fa sentire in colpa, se non riesce ad accettare la sofferenza e che, soprattutto, fa del dolore uno strumento d’amore divino, un mezzo per farci partecipi dell’esistenza di Dio.
    Sono consapevole che quanto dico può essere recepito più da chi è spettatore della sofferenza che da chi soffre. Chi patisce non intende ragioni, se non quella che può dare termine al suo soffrire. Ed è giusto che sia così. Ma nell’ora della disperazione, quando senti di non farcela con le tue sole forze e ti volgi attorno, forse senza speranza, quanta gioia e sollievo ti dà la mano di chi ti aiuta! Ebbene, se ti sembra bello e giusto avere trovato soccorso, perché tu pure non soccorri? E se non soffri, ma il dolore per te rappresenta una paurosa minaccia che ti paralizza e speri di non trovarlo, ti dico: “vana è la tua speranza, prima o poi ti toccherà di patire”. Perciò non sprecare le tue energie a sperare che non ti tocchi, ma impiegale a capire chi soffre. Se poi puoi capire, senza averle provate, quanto gravose e dolorose siano le vicissitudini dei più, perché non ti adoperi per alleviare anche in minima parte il peso di quelle? Se puoi capire che sia giusto e bello che ogni uomo non viva solo per sé stesso, ma concepisca e viva la sua vita nella solidarietà con i propri simili, pronto a sostenere la parte più umile nella scala sociale, pronto a dare anche se non ha ricevuto, come facente parte di una sola, grande famiglia, allora perché pensi solo a te stesso e aspira a posizioni di preminenza e prima di dare – se dai – fai il bilancio di cosa hai avuto e frapponi mille condizioni al tuo dare, finanche esigere che chi ha bisogno risponda al tuo ideale di bisognoso o addirittura ti sia simpatico?
    Se puoi capire che sia giusto e bello che la società non sia una minaccia senza calore umano in cui le istituzioni hanno perduto di vista il fine, lo scopo per cui sono state create – che è quello di aiutare gli uomini – perché nulla fai di ciò che tu puoi fare per riscaldare i rapporti con i tuoi simili, anche semplicemente cercandoli, intrattenendoti con loro senza un tuo scopo egoistico? Perché invece fuggi chi non ti è in qualche modo utile e fai di tutto per liberarti della sua compagnia come se fosse una calamità? Certo l’ideale sarebbe che fossi tu ad avere l’iniziativa, tu ad operare una siffatta società! Ma già tanto sarebbe che tu considerassi chi ti avvicina così come vorresti essere considerato.
    Questo è quello che il dolore ti indirizza a farti comprendere, ed insegnarti; ma non già come un fatto di conoscenza, un patrimonio della mente, bensì come un’intima trasformazione; un ESSERE nuovo che in tal modo SENTE e perciò opera, ancorché perdesse o perda il ricordo dell’esperienza avuta.
    Oh dolore, primo alimento della paura! Che cosa no si fa per sottrarsi al tuo abbraccio! Sei tu che rendi sgradite certe esperienze, tu che muovi gli esseri viventi per un verso anziché per l’altro. Sarebbe forse temuta la fame se non fosse dolorosa? E chi intraprenderebbe l’odissea che comporta lo sfamarsi se il digiuno fosse piacevole? Dunque tu, dolore, condizioni le esperienza degli esseri viventi e al tempo stesso li muovi da un venefico, mortale ristagno.
    Ebbene, se nelle cose che posso spiegare tu, dolore, mi appari utile, la stessa utilità deve esserci là dove non arrivo ad afferrare la ragione della tua esistenza. In effetti, tu sei il termine di una primordiale dualità, senza la quale nulla vi sarebbe di ciò che è; tu, per la tua stessa natura inviso e rifuggito da coloro che non esisterebbero e cesserebbero di esistere se non ti avessero conosciuto e non continuassero a conoscere; tu, motore primo del divenire!
    Ma dunque, se allora il tuo esistere è vitale, rifuggirti, ribellarsi alla tua opprimente presenza è un errore? Se quale termine di una dualità che dà vita ed evoluzione, tu, dolore, sei provvidenziale, perché mai ribellarsi al tuo straziante dominio? Giusto sarebbe invece supinamente subirti. Sì, è vero: il dolore è una macerazione insostituibile, ma la sua funzione è anche quella di far reagire, imprecare, rompere le situazioni spiritualmente cristallizzate, indurre a ricercare, a chiedersi: “Perché?”, a DIVENTARE STRUMENTO DI SPERANZA E DI GIOIA!
    L’esistenza del dolore poggia su precise ragioni, quanto meno su quella di spingere gli uomini a serrarsi, a collaborare, a lavorare uniti per cancellarlo dalla terra. Realizzandosi ciò, l’importante tappa raggiunta non sarebbe tanto l’assenza di dolore, quanto l’unione fraterna degli esseri.
    Guai a chi passivamente subisse il dolore! Lo svuoterebbe di gran parte del suo significato. Perciò, fratelli che soffrite, imprecate, maledite, cercate, chiedetevi perché. Così facendo fate quello che il dolore deve farvi fare! Ma non identificatevi con il vostro dolore. Voi siete molto di più.
    Non lasciate che il dolore occupi tutti voi stessi e la vostra vita, divenga l’unico scopo di essa e vi paralizzi. Pensate che non vi è mandato per mettervi alla prova o che so io, ma che voi stessi l’avete richiamato, anche se al momento non ricordate e non capite perché.
    Forse, se pensate che voi stessi siete la ragione del vostro soffrire, vi sarà più facile reagire, ritrovare la serenità. Ma soprattutto ricordate che al di fuori della dualità basilare di cui il dolore è un elemento, ciò che sembra crudeltà è supremo, reale AMORE che attraverso alle lezioni della vita così ci parla:
    “FIGLIO MIO,
    NON OSTINARTI A CERCARE LA FELICITA’ DOVE NON L’ HO POSTA. ESSA NON E’ NEL POSSESSO DEI BENI MATERIALI, NELL’APPAGAMENTO DEI SENSI, NELL’ESALTAZIONE DEL TUO IO O NELLA CONDISCENDENZA CHE TU PUOI AVERE DA PARTE DEI TUOI SIMILI. IO SOLO SONO LA VERA BAETITUDINE. IL MONDO DEI FENOMENI IN CUI TI MUOVI ED AGISCI NON DEVE ESSERE LO SCOPO DELLA TUA VITA, MA SOLO UN MEZZO CHE TI CONDUCE A ME, PERCHE ’ IO SOLO SONO LA TUA VERA ESISTENZA, LA TUA VERA ESSENZA. PER QUANTO TU SIA DEBOLE, INSUFFICIENTE E MISERO, PER QUANTO ABBIETTO TU SIA GIUDICATO O TU SIA, RICORDATI: IO TI AMO, PERCHE ’ IO SOLO SONO IL VERO AMORE.
    CERCAMI E NON SARAI DELUSO. TROVAMI E NON CONOSCERAI MAI PIU ’ IL DOLORE”.

  6. #6
    Scrivere un unico post no, eh???

  7. #7
    isaefrenk
    Ospite non registrato
    psicoivan83 , come si fa?
    grazie ciao

  8. #8
    Eowin
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da isaefrenk
    psicoivan83 , come si fa?
    grazie ciao
    Chiederlo a uno spirito guida???

    (Scusate, non ce l'ho proprio fatta a trattenermi )

  9. #9
    isaefrenk
    Ospite non registrato
    Eowin
    Utente esperto

  10. #10
    mmmh.
    potrei editare i messaggi e appiccicarli io, ma boh.
    già così ce ne sono di lunghissimi.
    mmh...
    ...but still I am the Cat who walks by himself, and all places are alike to me.

  11. #11
    isaefrenk
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Dreamstalker
    mmmh.
    potrei editare i messaggi e appiccicarli io, ma boh.
    già così ce ne sono di lunghissimi.
    mmh...
    spiegati megliio se puoi
    grazie

  12. #12
    Che io (ma anche tu) puoi editare un messaggio e appiccicarli tutti lì.
    Comunque, sarò limitato, ma mis fugge il punto attorno al quale dovrebbe svolgersi la discussione... potreste essere piu' chiari? :p
    ...but still I am the Cat who walks by himself, and all places are alike to me.

  13. #13
    isaefrenk
    Ospite non registrato
    lo scopo è questo: che da qualsiasi posizione l'essere umano ha delle esperienze , si può collegare qualsiasi discussione da qualsiasi provenienza derivi.
    cioè,anche l'esperienze ,così dette paranormali, hanno un collegamento con la psicologia , la psichiatria, l'emotività la razzionalita, la fisica, ecc ecc .
    comunque il fatto di fare un post unico losi fa dopo che le idee vengono fuori, se ritieni che varie idee possono stare in un post facciamolo ma sono esèerienze diverse, se è questione di spozio faremo uno stacco tra di loro e se rimane chiara la cosa facciamolo, anzi se riesci a farlo tu meglio.
    è questo che intendevi?
    grazie

  14. #14
    Partecipante Super Figo L'avatar di Antopsi
    Data registrazione
    26-06-2003
    Residenza
    Ribera (AG)
    Messaggi
    1,711
    Secondo me per rendere più chiara la lettura del tread, prima di scrivere un nuovo post dovreste aspettare che qualcuno risponde a quello che avete scritto prima. Avete messo troppa carne al fuoco, e non è facile rispondere a 4 post consecutivi. Credo che dreamstalker intendesse questo.
    http://s2.bitefight.it/c.php?uid=49195

    Is not dead what it can eaternal live, but in strange eaons even death may die...

    Io ne ho viste cose che vuoi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione... e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser... e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. E' tempo di morire.

    Scegliete la vita, scegliete un lavoro, scegliete una carriera, scegliete la famiglia, scegliete un maxitelevisore del cavolo, scegliete lavatrice, macchina, lettore cd e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita; scegliete mutuo a interessi fissi, scegliete una prima casa, scegliete gli amici. Scegliete una moda casual e le valigie in tinta, scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cavolo, scegliete il fai-da-te e il chiedetevi chi siete la domenica mattina. Scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz, mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio, ridotti a motivo di imbarazzo di stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi. Scegliete il futuro, scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa cosí? Io ho scelto di non scegliere la vita. Ho scelto qualcos'altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando ha l'eroina?

    Il mio blog... Venitemi a trovare.

    Avanguardista del F.E.R.U. e Governatore della provincia di Palermo.
    I GATTI DOMINERANNO IL MONDO!

  15. #15
    isaefrenk
    Ospite non registrato
    Antopsi

    se così stanno le cose , vedremo di partecipare alle discussioni già aperte , nel frattempo.

    ok grazie

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