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  1. #1
    anaid84
    Ospite non registrato

    Come ci si sente dopo la laurea triennale???

    Mi rivolgo soprattutto ai laureati "junior" o "tecnici psicologi" o...cmq mi sono spiegata
    Mi chiedevo, visto che sento spesso disprezzare i laureati triennali, soprattutto da parte di chi ha conseguito una laurea vecchio ordinamento, come ci si sente in quanto a preparazione dopo aver conseguito una laurea triennale.
    Vi sentireste pronti ad entrare nel mondo del lavoro senza proseguire negli studi? (questo è l'obiettivo della riforma)
    Si è ancora molto lontani dal raggiungere una preparazione piuttosto "completa"?
    So che dopo qualsiasi laurea le difficoltà sono sempre molte in quanto è l'esperienza quella che forma veramente, ma ero curiosa di sapere quale sarà il mio grado di preparazione dopo questi primi tre anni di studio,ciao!

  2. #2
    Partecipante Figo L'avatar di Aimi_Summers
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    Prato
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    780
    Mercoledì conseguirò la laurea triennale a Firenze in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni..
    Io sono un caso particolare, perché ho fatto il biennio del vecchio ordinamento e poi sono passata al nuovo..

    Credo che molto dipenda dalla facoltà in cui hai conseguito la laurea, e soprattutto dal piano di studi, visto che ogni facoltà fa una scelta diversa..
    A Firenze la triennale in lavoro ha compreso quasi tutti esami "specialistici", cioè di indirizzo, tralasciando materie tipo psicologia dinamica, antropologia, psicologia fisiologica, pedagogia..
    Oltretutto personalmente, facendo il passaggio da v.o. a n.o., mi sono ritrovata iscritta ad un secondo anno fanstasma nel quale mi ritrovavo a dare esami da 3 crediti con programmi del vecchio e quindi da 9... alla fine posso dire che*io* ne so più di uno del vecchio ordinamento, perché, non solo ho dato esami del biennio generici tipo fisiologica e fondamenti, ma ho dato molti più esami di indirizzo di Lavoro rispetto a uno psicologo del lavoro quinquennale di Firenze.

    Credo che non si possa generalizzare, perché, col casino che è stato il nuovo ordinamento e l'autonomia degli atenei, ogni caso è unico.

    Come Psicologa del lavoro mi sento più ferrata (ho dato più esami di analisi dei dati, e più esami di indirizzo), come psicologa generica mi sento più ignorante...

    Sicuramente, chi farà il 3+2 avrà una preparazione assai superiore rispetto a un laureato v.o., perché, per adesso, i programmi non variano molto a seconda dei crediti, e gli esami sono quasi il doppio..

    Tutto questo, rigorosamente, IMHO

  3. #3
    tinky
    Ospite non registrato
    Come ci si sente? Una SCHIFEZZA!!!!!!!!!!
    Pensavo di essere abbastanza preparata, data la mole di materiale che abbiamo studiato in questi 3 anni (al pari del VO). Invece la mia preparazione è piuttosto scarsa (il campo psicologico è così ampio...) e oltretutto quel poco che conosco non posso neanche usarlo perchè nessuno richiede uno psicologo 'junior'. A completare il tutto c'è la prospettiva di almeno altri 6 anni di studio (2 di specializzazione e 4 di scuola di psicoterapia)! Incoraggiante,vero?
    Ciao

  4. #4
    anaid84
    Ospite non registrato
    Mamma mia che belle prospettive....

  5. #5
    Postatore Compulsivo L'avatar di arwen
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    mah sinceramente io mi sento bene
    certo non posso competere come preparazione ad uno psicologo con una laurea quinquennale
    certo le cose da imparare sono tante
    ma qualcosa lo so, e non è detto che sia per forza inferiore a chi fa un percorso di studi più lungo pensa che una mia amica che si è laureata con me ad un corso ho incontrato gente con una laurea quinquennale che le chiedeva se il rorschach era quello con le figure da interpretare ....
    Dott.ssa Chiara Facchetti
    Ordine Psicologi della Lombardia n.12625


    Io credo che le pietre respirino. Non possiamo percepirlo con le nostre brevi vite.

    Siamo tutti nella fogna, ma alcuni di noi guardano alle stelle (Oscar Wilde)

  6. #6
    Partecipante Leggendario
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    Mi laureo (se Dio vuole) tra 2 settimane... e mi sento un vero schifo!!! Dovrei essere in grado di valutare e riabilitare i deficit neurocognitivi, ma se mi mettete in mano qualunque test neuropsicologico non saprei veramente cosa fare, nonostante ho fatto 41 esami!
    A mio avviso la laurea triennale ti dà SOLO le basi per accedere alla laurea specialistica, niente e sottolineo NIENTE di più.

  7. #7
    Partecipante Leggendario
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    Mi laureo (se Dio vuole) tra 2 settimane... e mi sento un vero schifo!!! Dovrei essere in grado di valutare e riabilitare i deficit neurocognitivi, ma se mi mettete in mano qualunque test neuropsicologico non saprei veramente cosa fare, nonostante ho fatto 41 esami!
    A mio avviso la laurea triennale ti dà SOLO le basi per accedere alla laurea specialistica, niente e sottolineo NIENTE di più.

  8. #8
    Partecipante Leggendario
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    Mi laureo (se Dio vuole) tra 2 settimane... e mi sento un vero schifo!!! Dovrei essere in grado di valutare e riabilitare i deficit neurocognitivi, ma se mi mettete in mano qualunque test neuropsicologico non saprei veramente cosa fare, nonostante ho fatto 41 esami!
    A mio avviso la laurea triennale ti dà SOLO le basi per accedere alla laurea specialistica, niente e sottolineo NIENTE di più.

  9. #9
    anaid84
    Ospite non registrato
    Da quanto ho letto la laurea triennale da conoscenze basilari che spesso non rispecchiano ciò che veramente ci si aspetterebbe da un laureato con un determinato indirizzo di studi...ma ciò dipende anche dalla facoltà...mah, pare che la miglior cosa sia continuare con la specialistica!

  10. #10
    Postatore Compulsivo L'avatar di arwen
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    allora...
    il problema è che voi tutti dite che non vi sentite pronti per fare diagnosi ecc ecc...
    di questo io vi do atto (nel senso che una diagnosi non la so fare nemmeno io)
    ma in quanto laureati triennali, non dobbiamo fare diagnosi!!!!!!!!!!
    la tutor che mi segue al tirocinio mi ha detto che teoricamente (e da quanto ho capito, anche per legge) nemmeno i tirocinanti del vecchio ordinamento possono vedere i pazienti!!!
    la laurea triennale ti permette di trovare un lavoro magari in qualche struttura, ma assolutamente non possiamo fare lavori di responsabilità, per quelli (diagnosi, test, ecc ecc) ci vogliono altro che laurea, ma anni e anni di esperienza preparazione e specializzazione/master/corsi ecc ecc!!!!
    ...se qualcuno vi ha detto che dopo tre anni potevate/potevamo fare una diagnosi, questa cosa non è assolutamente vera...per questo dico che io sto bene... perchè compatibilmente con quello che ci si può aspettare da una laurea triennale, io ho studiato molte cose che nel vecchio ordinamento venivano spiegate solo generalmente (credo dipenda dal fatto che io ho dato in 3 anni 31 esami, nel vecchio ordinamento ce ne sono 25), ma assolutamente, anche se ne fossimo capaci, non potremmo fare diagnosi!
    Dott.ssa Chiara Facchetti
    Ordine Psicologi della Lombardia n.12625


    Io credo che le pietre respirino. Non possiamo percepirlo con le nostre brevi vite.

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  11. #11
    eulogy
    Ospite non registrato
    Penso che sia fondamentale renderci conto che la riforma sia stata un flop di dimensioni epiche!
    Gli studenti grazie al nuovo ordinamento dovevano essere a 22/23 anni pronti per svolgere una professione, non solo in Italia, ma anche nell'Unione Europea. Vi rammneto che la riforma fu fatta anche allo scopo di poter competere nel UE; talvolta i nostri vecchi laureati avevano 26, 27 o addirittura 28 anni (fidatevi perchè non vi cito un solo caso). Ossia una massa di gente che si presentava nel mondo del lavoro o tramite spinte, o tramite lavori sottopagati poco attinenti agli studi, o tramite la disoccupazione.
    Da questa quantomai poco rosea prospettiva, siamo passati ad una quantomai penosa e raccapricciante prospettiva!
    La competenza fornita agli iscrittti al nuovo ordinamento non è all'altezza del V.O.,
    lo studio ha assunto la logica del superamento degli esami, perciò il passaggio da uno studio qualitativo ad uno quantitativo (Psi clinica Roma: 42 esami in tre anni + spec., contro 25 in cinque anni),
    Per di più l'aumento delle tasse universitarie (personalmente pago circa 200 euro in più dell'anno scorso con lo stesso ISEE), fa sì che lo studio stia diventando sempre più classista. Senza lavorare non tutti possono studiare!
    Senza lavoro (a Roma considerando SOLAMENTE gli iscritti all'albo c'è uno psicologo per 400 persone ed uno psicoterapeuta per ogni 600; in un paese che ha tutto tranne che una cultura psicologica avere circa 20.000 psicologi in esubero vuol dire disoccupazione),
    Senza potere competente in Italia e all'estero (pensate per un attimo ad uno psicologo formatosi in italia con uno in Germania, Stati Uniti o Inghilterra),
    come vuoi che ci sente dopo essersi laureati?

  12. #12
    signorinac
    Ospite non registrato
    io credo che dovreste smetterla di asfissiarci con questa storia che date un milione di esami di più del vecchio ordinamento.
    Io mi sono proprio scocciata di sentire questa lagna.
    Non è un fatto di numero, è la qualità che manca.
    Manca ad entrambi gli ordinamenti quando trova studenti superficiali e pressapochisti.
    Si possono fare anche 100 esami in tre anni, ma in che modo?
    il mio primo esame è stato "psicologia generale 1" è ho portato 6 libri più la parte monografica.
    Ho sostenuto uno scritto difficilissimo ed un orale anche peggiore.
    e mi volete dire che è la stessa cosa?
    E' cambiato il metodo di studio e di approccio alla materia:
    spizzicare un po' di tutto, sapere poco e superficialmente tante cose, ma non bisognerebbe avere una formazione di base prima?Si ottiene una preparazione professionale frammentaria e sottile.
    Non è colpa del nuovo ordinamento ma mi fanno ridere i discorsi sul fare diagnosi o no...
    invece di accorciare la strada forse bisognerebbe chinare il capo sui libri, darsi da fare, e trovare nuovi modi per avviare una "cultura psicologica" in Italia.
    Perchè quel pezzo di carta non prende in giro nessuno.

  13. #13
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Eh, no!

    Originariamente postato da eulogy
    Penso che sia fondamentale renderci conto che la riforma sia stata un flop di dimensioni epiche!
    Vi rammneto che la riforma fu fatta anche allo scopo di poter competere nel UE; talvolta i nostri vecchi laureati avevano 26, 27 o addirittura 28 anni (fidatevi perchè non vi cito un solo caso). Ossia una massa di gente che si presentava nel mondo del lavoro o tramite spinte, o tramite lavori sottopagati poco attinenti agli studi, o tramite la disoccupazione.
    Eh, no Cara Eulogy

    Io sono un vecchio laureato in tutti i sensi:

    a) Ho 43 anni
    b) sono del vecchio ordinamento

    Ma

    a) lavoro da quando di anni ne avevo 18
    b) non mi posso permettere lavori sottopagati (ho un mutuo e una figlia di 20 mesi, quindi...)
    c) Non so cosa siano le spinte, a meno che non ti riferisci alla componente di spinta di un razzo.

    E non mi sembra molto corretto parlare di ciò che non si conosce in questo modo.
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  14. #14
    Partecipante Assiduo L'avatar di Morgenduft
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    Non conosco molto, ma devo dire che la polemica sulla maggiore o minore preparazione dovuta al numero di esami mi sembra parecchio sterile: ritengo che la preparazione sia molto una cosa presonale, anche seguendo i programmi dati dalle facoltà, c'è chi è più preparato e chi meno.
    Insomma: io sono del vecchio ordinamento, mi laureo ora, esami finiti, ho fatto parecchi esami insieme a colleghi del nuovo e sempre loro avevano la metà o un terzo dei libri che dovevo portare io.
    Quindi se ne facciamo una questione di numero di libri studiati siamo pari, se non vince addirittura il vecchio ordinamento....ma vogliamo fare una gara? Mi sembra controproducente come una guerra fra poveri.
    Per quanto riguarda le spinte, quelle ci sono dappertutto, con ogni livello di preparazione: la spinta non dipende né dal vecchio ordinamento né dal nuovo, è una questione di conoscenze, no?
    Per quanto riguarda, invece, l'Università che cambiando sta diventando sempre più scadente e classista non posso, purtroppo, che approvare e ho paura che presto gli atenei pubblici dovranno cedere il posto ai costosissimi privati che solo pochi potranno permettersi: un danno enorme per la cultura, pensate quanta gente verrà selezionata solo perché i genitori possono permettersi i costi, piuttosto che in base alla capacità ed alla motivazione! Io sono una studente lavoratrice ed è stato un vero massacro, ma posso dire che la mia motivazione è di ferro e ne ha superate di tutti i colori: non posso parlare delle mie capacità, ma la motivazione è un fattore importante nel fare un buon lavoro.

  15. #15
    Partecipante Super Esperto
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    Anche io credo che la "gara" fra chi ha studiato di più sia piuttosto sterile. Come sottolineato spesso si tratta di una questione personale, c'è chi cerca di "togliersi" più esami possibili nel più breve tempo, mettendo nel piano di studio esami poco attinenti ma brevi e facili, senza pensare se possano essere veramente utili o no e c'è chi col nuovo ordinamento cerca di inserire gli esami con più crediti e meno libri, sempre senza domandarsi la loro effettiva utilità.
    Vecchio o nuovo ordinamento le cose non cambiano di molto...

    Non credo che il numero di libri possa veramente fare la differenza: forse la differenza è fra studiare 2 libri utili e formativi per un esame o studiarne 5 ma inutili e messi lì solo perchè scritti dal docente o da un suo caro collega.
    La differenza forse sta in noi e nei docenti che incontriamo e che sono capaci di svolgere il proprio lavoro in modo serio, trasmettendo passione e anche sapere.
    Non credo sia solo nel numero di libri o di esami dati, ma nel nostro approccio allo studio e nelle esperienza che facciamo, nella qualità dei docenti e dei libri su cui ci formiamo, nella nostra motivazione e nella voglia di approfondire senza pretendere che 3 o 5 anni di università ci insegnino tutto ciò che c'è da sapere.

    Nel mio caso 5 anni di università seguiti da un anno di tirocinio (che per me è stato fondamentale fare al termine di un percorso di studi, pur avendo fatto comunque delle esperienze durante il percorso stesso) mi hanno dato le basi per capire come muovermi per imparare ciò che ancora non so (e che credo sia diverso da persona a persona, a prescindere dal numero di libri letti e se c'è dietro una laurea di 3 o di 5 anni).
    Vimae

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