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  1. #1
    Postatore Compulsivo
    Data registrazione
    08-12-2001
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    Roma
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    Comunicare la professione alla società civile

    Proprio ieri ho trovato una discussione, a mio avviso, molto indicativa e che mi ha colpito... in realtà ne potremmo trovare diverse altre
    Una donna che soffre d'ansia racconta di essere stata da uno psicoanalista e che questo le ha combinato dei gran danni. Chiede aiuto su come regolarsi. La discussione evolve sino a questo ingenuo consiglio dato da un altra partecipante:


    ---------------------
    Non so dal punto di vista legale come si possa fare per ti consilgio un percorso decisamente diverso.
    Non basta intossicare le persone e cercare di annebbiare ancora di più la loro vista con degli psicofarmaci!
    purtroppo la nostra società è drogati di queste sostanze. Perdonami se uso toni un p aggressivi...ma è la verità.
    Il panico è un disagio che sgorga da un malessere psicofisico più
    profondo...
    Purtroppo gli psicologi, non per colpa loro ma per un'errata e limitata fomazione, tendono a curare con i farmaci ma così annullano solo la persona!
    Perché non provare con cure e percorsi diversi.
    Unsacco di persone sono uscite sorridenti da questo problema perché hanno seguito vie diverse.
    C'è un detto che dice che se faccio come ho sempre fatto ottengo quello che ho sempre ottenuto...

    Arrivo al dunque, mi sto formando per diventare naturopata (oramai lo scrivo sempre perché mi piace da matti) presso la scuola di Riza psicosomatica.
    S che Morelli organizza un sacco di convegni per il panico, potresto
    consultare il sito www.riza.it e vedere la sede dei seminari più vicina alla tua.

    Credimi, non annularti così!!!
    C'è la vita fuori che sorride ed anche quello che vivi sarà una ricchezza che neppure puoi immaginare...

    Un sorriso a cuore aperto e leggero...
    ----------------------------


    Ecco, vorrei chiedervi un parere sulla nostra capacità di comunicarci alla società civile? Quanto ciò può influire anche sulle opportunità lavorative (cosa assai rarefatta)? Perché sono conosciuti sempre e solo i soliti noti? Ahimé... proprio quelli? Cosa si può/deve fare?

  2. #2
    Partecipante Affezionato L'avatar di Danielita
    Data registrazione
    16-12-2003
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    Bari
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    68
    Intendi dire che forse c'è poca credibilità nella figura dello psicologo e che ciò influisce notevolmente sulla nostra difficoltà a lavorare ed inserirci nel mondo del lavoro,decisamente monopolizzato da poche figure importanti che spesso rovinano la nostra immagine anzichè promuoverla in senso sano e soprattutto NON speculativo o TELEVISIVO?
    E poi che vuol dire che "gli psicologi, non per colpa loro ma per un'errata e limitata fomazione, tendono a curare con i farmaci ma così annullano solo la persona"?????
    Daniela

  3. #3
    Postatore Compulsivo
    Data registrazione
    08-12-2001
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    Roma
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    3,834
    E poi che vuol dire che "gli psicologi, non per colpa loro ma per un'errata e limitata fomazione, tendono a curare con i farmaci ma così annullano solo la persona"????? [/B]
    inizio da qui e la liquido dicendo che quest'affermazione fatta dalla partecipante a quella community è frutto di una mala informazione e di una superficialità di fondo rispetto al nostro corpus professionale

    Originariamente postato da Danielita
    [B]Intendi dire che forse c'è poca credibilità nella figura dello psicologo e che ciò influisce notevolmente sulla nostra difficoltà a lavorare ed inserirci nel mondo del lavoro,decisamente monopolizzato da poche figure importanti che spesso rovinano la nostra immagine anzichè promuoverla in senso sano e soprattutto NON speculativo o TELEVISIVO?
    Dico che gli Ordini Psy in primis, ma anche associazioni di categoria e rappresentanze varie, si dovrebbero attivare per promuovere e diffondere una corretta informazione presso la società civile!
    Allo stesso tempo dovrebbero tutelare l'immagine e la professione, mediante un continuo monitoraggio ed intervento sui mass-media.

    Promozione e tutela permetterebbero ai colleghi psicologi di trovare un terreno più fertile. Ma promozione e tutela richiedono un Ordine capace, compatto e manageriale... tutto il contrario della realtà :-P

    Rilancio portando uno spunto di una collega che da anni fa psicoterapia. Come psicologo faccio tutt'altro, tuttavia mi sembra importante proporvela

    ------------------------
    Credo che le domande da te poste siano difficili da avere risposte.
    Sono difficili per vari motivi:
    - intanto perchŽ conosci le difficoltˆ che abbiamo per farci pubblicitˆ e quindi per farci conoscere! Quindi...... la gente non ci conosce! I medici poco....i colleghi non mandano certo clienti o danno info sul tuo operato!
    - poi, credo, per il fatto che se anche alcuni medici (per dire tra i
    potenziali invianti di clienti) ci conoscono, ci temono molto. Pensa se un cliente scopre di poter curare il suo attacco di panico, la sua ansia o il suo disturbo sessuale o la sua insonnia con delle tecniche di rilassamento o visualizzazioni o altro senza l'aiuto del farmaco? Cosa ne scaturirebbe? Il finimondo: il medico non sarebbe pi l'unico "referente" per la sua salute della persona (perderebbe cos“ il proprio "ruolo"), la casa farmaceutica
    non venderebbe pi o, molto meno, i farmaci (perdendoci indovina quanto!), e le vacanze gratis annuali o pi dei medici dove le metti? e potrei continuare all'infinito...dalla perdita delle farmacie, ecc.
    - credo che Morelli abbia trovato il modo di farsi conoscere da tutti ( Ž infatti sempre presente in TV), fare i soldi, non essere temuto perchŽ presta molta attenzione a non pestare i piedi a nessuno e , infine, sicuramente , ha tante capacitˆ manageriali e non certo tecniche (vedi la stesura delle sue riviste, ecc.) che non in molti hanno.

  4. #4
    Partecipante Affezionato L'avatar di Danielita
    Data registrazione
    16-12-2003
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    Bari
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    68
    Sono d'accordo con quello che dici,ma purtroppo non la vedo una cosa di semplice attuazione..La mia esperienza è questa:i medici tendono spesso a sostituirsi a noi,non ci reputano indispensabili o utili ai fini diagnostici...Inoltre,anche loro possono diventare psicoterapeuti,e ciò contribuisce ulteriormente sia ad alimentare il loro senso di onnipotenza,sia a ridurre sostanzialmente le nostre possibilità lavorative in questo settore....La gente purtroppo si fida tantissimo dei medici e segue i loro consigli e le loro proposte terapeutiche,senza considerare altre alternative....E' difficile controllare la diffusione di idee e convinzioni erronee o affermazioni assurde,tipo quella dell'articolo sopracitato ma...come fare?Scrivere ai giornali ogni qualvolta leggiamo delle assurdità circa la nostra professione?O promuovere una campagna nazionale :" Psicologo:questo sconosciuto!!!"...
    Daniela

  5. #5
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Danielita ":i medici tendono spesso a sostituirsi a noi,non ci reputano indispensabili o utili ai fini diagnostici...Inoltre,anche loro possono diventare psicoterapeuti,e ciò contribuisce ulteriormente sia ad alimentare il loro senso di onnipotenza,sia a ridurre sostanzialmente le nostre possibilità lavorative in questo settore....La gente purtroppo si fida tantissimo dei medici e segue i loro consigli e le loro proposte terapeutiche,senza considerare altre alternative....E' difficile controllare la diffusione di idee e convinzioni erronee o affermazioni assurde,tipo quella dell'articolo sopracitato ma...come fare?Scrivere ai giornali ogni qualvolta leggiamo delle assurdità circa la nostra professione?O promuovere una campagna nazionale :" Psicologo:questo sconosciuto!!!"... [/B]

    Questioni che circolano nelle istituzioni (ASL, Università, Comunità, ecc.), fanno parte della mitologia negativa della professione e coltivano l'illusione che lo Psicologo sia uno che diagnostica e cura.
    Balle! Uno Psicologo, se è tale, pensa e comunica (e lo fa in qualunque contesto).
    Certo che i medici entrano in conflitto con chi invade il campo che storicamente è loro: anamnesi clinica, diagnosi sintomatica, prognosi e cura. Quanto piace a certi sedicenti psicologi avventurarsi in simili questioni senza avere studiato un'accidente di medicina. Come quando giocavano a fare il dottore.
    Quasi ogni medico invia volentieri i propri pazienti (se proprio vogliamo limitarci alla clinica) a uno Psicologo di cui ha stima.
    Bisogna allora farsi stimare; tutto qui. Non fargli la guerra.
    Poi smettiamola con la menata della c.d.psicoterapia; tutti quelli che vogliono il titolo se lo possono comprare (è in vendita a 30.000 Euro, più o meno) poi se restano a spasso perchè danno la colpa ai medici?
    Un medico non può definirsi Psicologo; perchè questo non ci basta?
    Nessuno sa dire che cosa significa "psicoterapia" senza usare il linguaggio che appartiene al medico.
    C'è molto lavoro per uno Psicologo (se è davvero tale) che vuole lavorare (se vuole davvero).
    Vlisse

  6. #6
    Sono perfettamente d'accordo con Vlisse quando dice:

    Balle! Uno Psicologo, se è tale, pensa e comunica (e lo fa in qualunque contesto).
    A parere mio lo psicologo non CURA!! Curare presuppone una guarigione e non credo che si possa praticamente mai parlare in questi termini quando si parla di problematiche psicologiche........


    Tornando a una delle questioni iniziali invece circa l'uso dei farmaci io credo che sia molto pericoloso anche sostenere che per determinate patologie il farmaco non sia necessario... certo ci sono casi in cui se ne può fare a meno, ma è molto pericoloso generalizzare.... inoltre spesso i farmaci permettono di ottenere gli stessi risultati in tempi decisamente inferiori... e soprattutto quando si tratta di sanità pubblica, visto l'attuale situazione finanziaria anche questo è un dato di cui tenere conto...

  7. #7
    MAX3
    Ospite non registrato
    Per riuscire a cambiare una cultura probabilmente non basterà la ns generazione, ma se ci guardiamo indietro abbiamo (cioè hanno) fatto molti passi in avanti: lo psicologo fino a non molti anni fa curava i pazzi, era una figura tra il misticismo e la vergogna; nessuno ammetteva che era in "analisi", adesso le cose sono cambiate, per quanto ci sia sempre il fattore vergogna, se ne parla, la società sta prendendo coscienza che la psicologia non è una cosa strana, per pochi "malati di mente" ma può servire a chiunque e a qualunque livello (dai giocatori di calcio, ai detenuti, ai problemi scolastici dell'infanzia e adolescenza). E forse anche un Morelli omnipresente al MCS ci può tornare utile in questo momento, proprio perchè i non addetti ai lavori non conoscono tante differenze; dalla cristalloterapia, alla musicoterapia, alla naturopatia e via giù con infinite forme di terapie sempre più differenziate, tutte hanno i loro pregi e i loro difetti, per certi versi al pari della psicoanalisi o delle più diffuse e riconoscute terapie cognitiviste o comportamentali classiche. Per il resto del mondo lo psicologo equivale a psicoanalista, a uno strizzacervelli; ma pensiamo anche in ambito aziendale, la specializzazione delle professioni e dei ruoli (soprattutto nelle grandi aziende), sta dando una grossa spinta alle risorse umane che se non fosse per i tagli dovuti a esigenze economiche di questi anni, anche questo settore sarebbe sicuramente a richiedere psicologi a tutti gli angoli.
    Il nostro ruolo purtroppo non è ben definito, ma prima di arrivare ad un riconoscimento ufficiale, è il modo di pensare della ns società che va cambiato e per far ciò credo che ognuno di noi debba sempre diffondere le sue idee e le sue conoscenze; anche la medicina è una delle scienze più inesatte che esistano però si pensa ad essa come colei che risolve tutti i mali e alla psicologia come una banda di cialtroni pieni di parole ma privi di fatti!!! Nel nostro caso la questione è un pò più delicata in quanto, per fare un esempio stupido, è più semplice spiegare cos'è un braccio rotto, piuttosto che una depressione e questo spaventa, spaventa perchè la maggior parte delle persone sono ignoranti e la paura fa preferire un paio di farmaci del medico curante piuttosto che un impegno (e spaventa anche questa parola) di mesi o anni volto ad un reale miglioramento; i media seguono la corrente del momento, è l'opinione pubblica che va sensibilizzata con ogni mezzo, e nel nostro piccolo penso che possiamo fare molto!!!!!

  8. #8
    istintilatenti
    Ospite non registrato
    Sono d'accordo con Max,

    Forse la radice del problema è nella "coscienza" di massa, nel senso che mettersi in discussione è sicuramente più "straziante" che assumere farmaci.
    Inoltre spesso è molto più facile credere e convincersi che la causa dei nostri mali sia fuori da noi...o meglio dalla nostra mente...ecco forse i medici ed i farmaci a corroborare che è tutto a posto, che in fondo è la nostra "macchina" corpo che è andata in avaria!Forse Cartesio non è ancora tanto lontano, forse è stato chi ha meglio reificato la necessità intrinsecamente umana di scindersi in un cognitivo, che può anche correre a mille e proiettarsi lontano, ed un corporeo, che non riesce a tenere il passo.
    Tutti siamo in grado di riflettere, facendo anche le più grandi riflessioni, ma le nostre scelte vengono dominate dal corporeo, da ciò che siamo abituati a fare e ci insegnano.Forse bisognerebbe "sensibilizzare" ad una maggiore integrazione mente-corpo:far capire che in fondo l'individuo è una "cosa" e non la somma di...
    Circa la cura credo che bisogna considerare ciò, curare tutto l'individuo e non solo una sua parte.
    La direzione da cui partire può essere il corpo o la mente ma dev'essere solo il punto di partenza... forse il futuro è di un "medico-psicologo", tutt'altro che la loro somma!!!
    Il percorso ontogenetico dell'animale uomo forse asserisce ciò.

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