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  1. #1
    Partecipante Assiduo L'avatar di diana2005
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    18-01-2005
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    Sulla NON professione di psicologa...

    Salve a tutti, colleghe e futuri colleghi,
    non so perchè ho aperto questa discussione (forse perchè ho bisogno di speranza o perchè ho bisogno di sapere che non sono l'unica sfigata); ma provo a spiegarmi...
    Mi sono laureata a febbraio del 2007, psicologia clinica vecchio ordinamento, sono iscritta all'ordine da 6 anni se non erro.
    Appena laureata ero piena di entusiasmo, non mi sono iscritta ad una scuola di specializzazione perchè, mi dicevo, mi sarei iscritta non appena avessi avuto la possibilità di pagarmela da sola!
    Sono passati gli anni, ho provato ad andar via dall'Italia ma poi sono tornata; ho capito che dopo alcuni anni il mercato del lavoro ha nuove forze lavoro e avevo un pezzo di carta vecchio!!! ho ricominciato con un master in Risorse Umane (6mila euro); continuo a mandare cv, ad aggiornarlo!
    Ormai è chiaro: siamo troppi, non serviamo, l'università non ci forma affatto!! possiamo farlo da soli, ma a che pro? per quanto tempo ancora? e quanti soldi dovremmo ancora investire/buttare per questo maledetto lavoro?! x avere un colloquio? una possibilità! in 9 anni mai un colloquio!
    non sono giù di morale ma voi che fate? voi l'avete avuta una possibilità?
    un abbraccio

  2. #2
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: Sulla NON professione di psicologa...

    io mi sono fatto un'idea riguardo la nostra professione:
    Noi lavoriamo con strumenti"aleatori" (le parole), a differenza di altre professionisti che usano strumenti, diciamo, "oggettivi" (il bisturi, per esempio). Quindi é difficile dimostrare se uno fa lo psicologo senza esserlo, quindi se commette un abuso di professioni, perché lui dirà "non ho fatto un colloquio psicologico, ho solo fatto un colloquio di consulenza, di aiuto, ecc.
    Da qualche anno l'ordine della Lombardia sta lavorando per definire meglio i confini della nostra professione, in particolare per dimostrare che ciò che distingue un colloquio "psicologico" da uno che non lo è dovrebbe essere lo scopo (a memoria, mi pare, se ha l'obiettivo di modificare atteggiamenti e comportamenti è psicologico) ma ovviamente non è così facile.
    Così c'è un esercito di figure che fa quello che dovremmo fare noi, o, meglio, che, secondo la legge 56/89, sarebbe di competenza dello psicologo.

    Tutto ciò non è favorito dal fatto che in politica gli psicologi non ci sono, quindi non sono rappresentati. E quindi non ci sono leggi che ci proteggono in modo chiaro.

  3. #3
    Partecipante Assiduo L'avatar di diana2005
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    122

    Riferimento: Sulla NON professione di psicologa...

    grazie per la risposta ma io non intendevo questo, non chiedevo dell'abuso della professione ma volevo capire se tutti i laureati ed abilitati in psicologia lavorano nell'ambito sociale o psicologico o fanno altro o addirittura nulla dopo anni dalla laurea?

  4. #4
    Venditore Accreditato OPs L'avatar di caramellina84
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    Riferimento: Sulla NON professione di psicologa...

    [QUOTE=diana2005;2768940]grazie per la risposta ma io non intendevo questo, non chiedevo dell'abuso della professione ma volevo capire se tutti i laureati ed abilitati in psicologia lavorano nell'ambito sociale o psicologico o fanno altro o addirittura nulla dopo anni dalla laurea?[/QUOTE

    Il problema dell'abuso di professione è collegato con la disoccupazione dello psicologo perché ci sono tutta una serie di figure che promettono benessere psicologico etc, così la gente non va dallo psicologo, ma va da queste figure!!!
    Oppure vanno dal medico a farsi prescrivere gli psicofarmaci, perché vogliono la pillola per stare meglio nell'immediato, senza affrontare un percorso psicologico che richiede impegno e più tempo.
    Personalmente subito dopo laurea e abilitazione ho lavorato un anno come educatrice poi dopo che ho perso quel lavoro ho aperto partita Iva, sono 3 anni che arranco con la libera professione, non è facile, i clienti sono pochi e ci sono periodi come quello natalizio e quello estivo in cui non si guadagna proprio per niente.
    Proprio per questo sono contenta di non essermi iscritta alla scuola di specializzazione perché sono convinta che non cambi nulla a livello di guadagno, il problema è che è difficile avere clienti paganti in maniera continuativa...

  5. #5
    Partecipante Assiduo L'avatar di diana2005
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    Riferimento: Sulla NON professione di psicologa...

    [QUOTE=caramellina84;2769128]
    Citazione Originalmente inviato da diana2005 Visualizza messaggio
    grazie per la risposta ma io non intendevo questo, non chiedevo dell'abuso della professione ma volevo capire se tutti i laureati ed abilitati in psicologia lavorano nell'ambito sociale o psicologico o fanno altro o addirittura nulla dopo anni dalla laurea?[/QUOTE

    Il problema dell'abuso di professione è collegato con la disoccupazione dello psicologo perché ci sono tutta una serie di figure che promettono benessere psicologico etc, così la gente non va dallo psicologo, ma va da queste figure!!!
    Oppure vanno dal medico a farsi prescrivere gli psicofarmaci, perché vogliono la pillola per stare meglio nell'immediato, senza affrontare un percorso psicologico che richiede impegno e più tempo.
    Personalmente subito dopo laurea e abilitazione ho lavorato un anno come educatrice poi dopo che ho perso quel lavoro ho aperto partita Iva, sono 3 anni che arranco con la libera professione, non è facile, i clienti sono pochi e ci sono periodi come quello natalizio e quello estivo in cui non si guadagna proprio per niente.
    Proprio per questo sono contenta di non essermi iscritta alla scuola di specializzazione perché sono convinta che non cambi nulla a livello di guadagno, il problema è che è difficile avere clienti paganti in maniera continuativa...
    grazie! hai colto la mia domanda/perplessità, che delusione!

  6. #6
    Partecipante Leggendario L'avatar di Lyanne
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    Riferimento: Sulla NON professione di psicologa...

    Buongiorno a tutti,
    premetto che posso sbagliarmi, in fondo lo scritto nudo e crudo non può avvalersi del contesto non verbale, ma la relazione diretta scuola --> guadagno, che ho percepito dalle parole di caramellina84, mi ha lasciato abbastanza perplessa, così come l'espressione "clienti paganti" (non tanto per clienti, utilizzata in alcuni orientamenti teorici, anche se io preferisco pazienti, quanto per "paganti").
    A me è subito venuta in mente l'immagine del paziente visto come portatore (o non portatore) di "sghei".
    Provo a comprendere le difficoltà che si possono incontrare nel lavoro e su cui possono incidere molti fattori, tuttavia, quando leggo, a volte mi viene un sussulto: penso infatti che l'ottica strumentale, strettamente pragmatica, sia nociva, in generale e in maniera specifica nel campo delle professioni di aiuto.
    A questo proposito mi vengono in mente due cose:
    1) il fatto che una scelta di formazione o di non formazione (non necessariamente la specializzazione) venga intrapresa principalmente sulla base di una prospettiva di futuro guadagno, quale influenza può avere sulla soddisfazione del proprio studio/lavoro?
    2) la persona che si rivolge ad uno psicologo può lamentare, tra le varie difficoltà, anche la sensazione spiacevole di essere sfruttata (nelle relazioni familiari, sentimentali, sul lavoro), considerata solo come un "limone da spremere".
    Il fatto di essere visto e guardato, come persona, nella relazione, è importantissimo (parlo da paziente).

    Credo che sia importante, in generale, e soprattutto nei lavori di tipo sociale, uscire dall'ottica ristretta "dell'utile che posso avere".
    Ultima modifica di Lyanne : 01-03-2016 alle ore 22.06.24

  7. #7
    Partecipante Assiduo L'avatar di diana2005
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    Riferimento: Sulla NON professione di psicologa...

    Citazione Originalmente inviato da Lyanne Visualizza messaggio
    Buongiorno a tutti,
    premetto che posso sbagliarmi, in fondo lo scritto nudo e crudo non può avvalersi del contesto non verbale, ma la relazione diretta scuola --> guadagno, che ho percepito dalle parole di caramellina84, mi ha lasciato abbastanza perplessa, così come l'espressione "clienti paganti" (non tanto per clienti, utilizzata in alcuni orientamenti teorici, anche se io preferisco pazienti, quanto per "paganti").
    A me è subito venuta in mente l'immagine del paziente visto come portatore (o non portatore) di "sghei".
    Provo a comprendere le difficoltà che si possono incontrare nel lavoro e su cui possono incidere molti fattori, tuttavia, quando leggo, a volte mi viene un sussulto: penso infatti che l'ottica strumentale, strettamente pragmatica, sia nociva, in generale e in maniera specifica nel campo delle professioni di aiuto.
    A questo proposito mi vengono in mente due cose:
    1) il fatto che una scelta di formazione o di non formazione (non necessariamente la specializzazione) venga intrapresa principalmente sulla base di una prospettiva di futuro guadagno, quale influenza può avere sulla soddisfazione del proprio studio/lavoro?
    2) la persona che si rivolge ad uno psicologo può lamentare, tra le varie difficoltà, anche la sensazione spiacevole di essere sfruttata (nelle relazioni familiari, sentimentali, sul lavoro), considerata solo come un "limone da spremere".
    Il fatto di essere visto e guardato, come persona, nella relazione, è importantissimo (parlo da paziente).

    Credo che sia importante, in generale, e soprattutto nei lavori di tipo sociale, uscire dall'ottica ristretta "dell'utile che posso avere".
    diciamo che sono d'accordo in parte, non si può vedere il cliente o paziente come fonte di guadagno da un punto di vista etico o morale ma, per formarsi vanno spesi un bel po' di soldi e credo che molti a quel punto debbano pensare anche al guadagno che potrebbe venire dopo, non tutti possono permetterselo purtroppo un "investimento sbagliato"...

  8. #8
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    Riferimento: Sulla NON professione di psicologa...

    Io non credo che si possa pensare a questo lavoro come a un investimento in borsa.
    Non credo che si possa sapere all'inizio come andrà ma penso che la motivazione e l'interesse di fondo siano fondamentali sia per il piacere di fare qualcosa per cui si è studiato sia per esiti futuri, per quanto lontani in certi momenti possano sembrare. Questa è la mia opinione, ovviamente non tutti la pensiamo allo stesso modo.
    Ci sono persone che, pur di lavorare nel campo in cui hanno studiato (desiderio comprensibilissimo e assolutamente normale), "virano" dagli interessi di fondo, ritenuti magari "poco spendibili", verso altri lidi, facendosi piacere cose che magari fino a qualche anno prima non avrebbero preso in considerazione.
    Tempo fa ho incrociato una ragazza che ho conosciuto durante gli anni di Università. Ha sempre avuto passione e interesse per il settore evolutivo, disturbi dell'apprendimento, in particolare per l'apprendimento della matematica. Sapevo che faceva la tutor in un centro e le ho chiesto a riguardo: mi ha risposto di no, troppe grane con i genitori (così mi ha detto lei), ora "si è buttata" nelle risorse umane.
    Se da una parte capisco il desiderio di lavorare, di essere indipendenti, mi chiedo se alla fine, a lungo andare, non venga qualche ripensamento circa quello a cui si è rinunciato e se sia giusto mettere a tacere quello che si desidera (ovviamente prima è necessario capire cosa si desidera e legittimarsi di perseguirlo). Credo che non sia giusto mortificare i propri interessi e orientare le proprie scelte in nome del guadagno, per quanto sia importante e necessario lavorare, e che operare questo taglio abbia un costo pesante, in termini psichici.
    Per questo secondo me è importante da una parte tenere d'occhio e valutare eventuali occasioni di lavoro, anche se non strettamente inerenti al proprio titolo di studio (ci sono diversi modi per esprimere le competenze psicologiche acquisite) ma dall'altra cercare di individuare il proprio campo di interesse e formarsi in quello, con pazienza, sforzandoci di guardare oltre la visione "tecnica" ed "economica" che spesso viene propinata dall'esterno.
    Ultima modifica di Lyanne : 03-03-2016 alle ore 16.07.24

  9. #9
    Partecipante Assiduo L'avatar di diana2005
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    Riferimento: Sulla NON professione di psicologa...

    Citazione Originalmente inviato da Lyanne Visualizza messaggio
    Io non credo che si possa pensare a questo lavoro come a un investimento in borsa.
    Non credo che si possa sapere all'inizio come andrà ma penso che la motivazione e l'interesse di fondo siano fondamentali sia per il piacere di fare qualcosa per cui si è studiato sia per esiti futuri, per quanto lontani in certi momenti possano sembrare. Questa è la mia opinione, ovviamente non tutti la pensiamo allo stesso modo.
    Ci sono persone che, pur di lavorare nel campo in cui hanno studiato (desiderio comprensibilissimo e assolutamente normale), "virano" dagli interessi di fondo, ritenuti magari "poco spendibili", verso altri lidi, facendosi piacere cose che magari fino a qualche anno prima non avrebbero preso in considerazione.
    Tempo fa ho incrociato una ragazza che ho conosciuto durante gli anni di Università. Ha sempre avuto passione e interesse per il settore evolutivo, disturbi dell'apprendimento, in particolare per l'apprendimento della matematica. Sapevo che faceva la tutor in un centro e le ho chiesto a riguardo: mi ha risposto di no, troppe grane con i genitori (così mi ha detto lei), ora "si è buttata" nelle risorse umane.
    Se da una parte capisco il desiderio di lavorare, di essere indipendenti, mi chiedo se alla fine, a lungo andare, non venga qualche ripensamento circa quello a cui si è rinunciato e se sia giusto mettere a tacere quello che si desidera (ovviamente prima è necessario capire cosa si desidera e legittimarsi di perseguirlo). Credo che non sia giusto mortificare i propri interessi e orientare le proprie scelte in nome del guadagno, per quanto sia importante e necessario lavorare, e che operare questo taglio abbia un costo pesante, in termini psichici.
    Per questo secondo me è importante da una parte tenere d'occhio e valutare eventuali occasioni di lavoro, anche se non strettamente inerenti al proprio titolo di studio (ci sono diversi modi per esprimere le competenze psicologiche acquisite) ma dall'altra cercare di individuare il proprio campo di interesse e formarsi in quello, con pazienza, sforzandoci di guardare oltre la visione "tecnica" ed "economica" che spesso viene propinata dall'esterno.
    non so te ma a 35 anni l'indipendenza economica conta tantissimo! io anche mi sono buttata sulle risorse umane ma nulla anche qui ahimè! un giorno spero che almeno con HR vada bene e quel spero di essere autonoma e riuscire a ritagliarmi uno spazio per continuare a studiare quello che al momento per me è troppo caro...
    p.s. risorse umane è comunque molto molto interessante come campo

  10. #10
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    Riferimento: Sulla NON professione di psicologa...

    Citazione Originalmente inviato da diana2005 Visualizza messaggio
    non so te ma a 35 anni l'indipendenza economica conta tantissimo!
    Certo: mi sembra di aver sottolineato l'importanza di entrambe le cose.

    io anche mi sono buttata sulle risorse umane ma nulla anche qui ahimè! un giorno spero che almeno con HR vada bene e quel spero di essere autonoma e riuscire a ritagliarmi uno spazio per continuare a studiare quello che al momento per me è troppo caro...
    p.s. risorse umane è comunque molto molto interessante come campo
    Te lo auguro di cuore! In bocca al lupo.

  11. #11
    Partecipante Assiduo L'avatar di diana2005
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    Citazione Originalmente inviato da Lyanne Visualizza messaggio
    Certo: mi sembra di aver sottolineato l'importanza di entrambe le cose.



    Te lo auguro di cuore! In bocca al lupo.
    grazie mille

  12. #12
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    Riferimento: Sulla NON professione di psicologa...

    Citazione Originalmente inviato da Lyanne Visualizza messaggio
    Buongiorno a tutti,
    premetto che posso sbagliarmi, in fondo lo scritto nudo e crudo non può avvalersi del contesto non verbale, ma la relazione diretta scuola --> guadagno, che ho percepito dalle parole di caramellina84, mi ha lasciato abbastanza perplessa, così come l'espressione "clienti paganti" (non tanto per clienti, utilizzata in alcuni orientamenti teorici, anche se io preferisco pazienti, quanto per "paganti").
    A me è subito venuta in mente l'immagine del paziente visto come portatore (o non portatore) di "sghei".
    Provo a comprendere le difficoltà che si possono incontrare nel lavoro e su cui possono incidere molti fattori, tuttavia, quando leggo, a volte mi viene un sussulto: penso infatti che l'ottica strumentale, strettamente pragmatica, sia nociva, in generale e in maniera specifica nel campo delle professioni di aiuto.
    A questo proposito mi vengono in mente due cose:
    1) il fatto che una scelta di formazione o di non formazione (non necessariamente la specializzazione) venga intrapresa principalmente sulla base di una prospettiva di futuro guadagno, quale influenza può avere sulla soddisfazione del proprio studio/lavoro?
    2) la persona che si rivolge ad uno psicologo può lamentare, tra le varie difficoltà, anche la sensazione spiacevole di essere sfruttata (nelle relazioni familiari, sentimentali, sul lavoro), considerata solo come un "limone da spremere".
    Il fatto di essere visto e guardato, come persona, nella relazione, è importantissimo (parlo da paziente).

    Credo che sia importante, in generale, e soprattutto nei lavori di tipo sociale, uscire dall'ottica ristretta "dell'utile che posso avere".
    Ti lascia perplessa il fatto che una psicologa pensi anche al guadagno?
    Fare lo psicologo è un lavoro, non è volontariato...(anche se molti colleghi lo fanno) e come tale deve essere pagato. Non siamo missionari.
    Il nostro lavoro ha il fine di contribuire al benessere delle persone, ma siamo anche persone che, come tutti, hanno la necessità di vedere riconosciuta la propria professione, anche in termini economici.
    Ho usato l'espressione clienti "paganti" per differenziare il fatto che spesso molti dicono di lavorare come psicologi ma in realtà lavorano gratis... Dici che non dobbiamo pensare alla prospettiva del guadagno.. quindi viviamo d'aria? perché noi psicologi dobbiamo dimostrare questa sorta di disprezzo verso la questione del guadagno? come se non avessimo bisogno anche noi, come tutti, di soldi per vivere.
    Perché dobbiamo pensare alla nostra professione come una sorta di hobby che non necessita di guadagno sufficiente per vivere?
    e per far capire che purtroppo nel nostro lavoro capita spesso di ricevere delle richieste di consulenze ma molte volte sono persone che si aspettano la consulenza gratuita o a prezzo stracciato, e non sono disposte a pagare il lavoro di un professionista.(e qui influisce il solito stereotipo dello psicologo visto come "missionario").
    Conosco delle persone specializzate in psicoterapia che continuano a fare le educatrici perché con la sola psicoterapia non riescono a mantenersi. Ecco magari ci sono persone che non hanno voglia di impegnarsi economicamente per 4 anni per ritrovarsi a fare le educatrici, cosa che avrebbero potuto fare anche senza spendere tutti quei soldi di specializzazione.
    Io ho un affitto da pagare ogni mese, e avendo superato i 30 anni vorrei crearmi una famiglia, per cui è logico che debba pensare anche alla questione economica. Sono pragmatica sì... ma umana.
    Ultima modifica di caramellina84 : 09-04-2016 alle ore 17.56.44

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