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Visualizzazione risultati 1 fino 5 di 5
  1. #1
    Matricola
    Data registrazione
    13-10-2008
    Residenza
    Como
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    23

    Teatro: e se non servisse ai timidi?

    Buongiorno a tutti, ho conosciuto diverse persone che hanno intrapreso teatro per problemi di timidezza. I risultati dopo diversi anni si sono fatti vedere, ma soltanto sul palco, perché nella vita reale sono rimaste delle persone goffe e poco sicure di sé.

    Mi chiedo quale sia il meccanismo per cui una persona non riesca ad applicare la scioltezza imparata al corso di teatro nella vita reale e dunque mi viene il dubbio sulla sua utilità come strumento di cambiamento personale.

    Vi chiedo questo perché per diversi anni ho pensato potesse essere utile iscrivermi visto che in futuro vorrei tenere conferenze e corsi aperti al pubblico, ma a questo punto metto in dubbio l'utilità dell'esperienza teatrale stessa.
    La scarpa che sta bene ad una persona sta stretta a un altra: non c'è una ricetta di vita che vada bene per tutti - C.G.Jung

  2. #2
    La vita sognata L'avatar di Antonia
    Data registrazione
    31-12-2009
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    2,130

    Riferimento: Teatro: e se non servisse ai timidi?

    Eccomi, io sono una di quelle persone che ha frequentato un corso di teatro per cercare di vincere la timidezza.
    Sono stati i tre anni più belli della mia vita, un'esperienza che consiglio a tutti, anche a chi timido non lo è affatto.
    E' vero quello che scrivi, il teatro crea un'atmosfera magica, ti estranea dalla realtà, ti fa sperimentare lati del tuo carattere che nella vita reale vengono repressi oppure sono sconosciuti, ti senti protetta in quell'ambiente ovattato, immune dal giudizio e quindi libera di esprimerti.
    Premesso questo credo che il teatro possa essere terapeutico ma che in definitiva non stravolga il carattere di una persona, se una persona è fondamentalmente timida il teatro può aiutarla a gestire meglio le proprie emozioni, è fondamentale però che la persona nella vita di tutti i giorni si esponga alle situazioni sociali, che ci metta del suo insomma, e che non metta in atto condotte di evitamento, sperando che solo il corso di teatro faccia il miracolo.
    Questa è la mia esperienza al riguardo.

  3. #3
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di ele crisa
    Data registrazione
    21-05-2007
    Residenza
    cagliari
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    1,431

    Riferimento: Teatro: e se non servisse ai timidi?

    ciao a tutti!! io sono una timida che ha beneficiato dello studio del canto..ho cantato, ho fatto musical ecc..tutte queste esperienze mi hanno aiutato tanto..io però non considero la timidezza come un problema ma come una risorsa..la persona timida studia la situazione..riflette..troppo spesso invece ne sento parlare male..come se il timido fosse una persona malata..ho beneficiato anche delle tecniche di teatro e video terapia e ho notato che poi il tutto si generalizza nella vita quotidiana, almeno questo vale per me..ma in me il vero cambiamento è avvenuto quando ho accettato la mia goffaggine..il mio balbettare..il mio inciampare e non sentirmi mai al posto giusto..sembra strano ma questo mi ha davvero aiutato tanto..vi abbraccio!!
    non dubitate che un piccolo gruppo di cittadini determinati e risoluti possa cambiare il mondo!!(Margareth Mead)cerco un medico...per il mio pc!!!
    ele

  4. #4
    Partecipante Leggendario L'avatar di Lyanne
    Data registrazione
    16-06-2007
    Residenza
    vivo a Genova
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    2,170

    Riferimento: Teatro: e se non servisse ai timidi?

    Citazione Originalmente inviato da Glitterheavy Visualizza messaggio
    Buongiorno a tutti, ho conosciuto diverse persone che hanno intrapreso teatro per problemi di timidezza. I risultati dopo diversi anni si sono fatti vedere, ma soltanto sul palco, perché nella vita reale sono rimaste delle persone goffe e poco sicure di sé.

    Mi chiedo quale sia il meccanismo per cui una persona non riesca ad applicare la scioltezza imparata al corso di teatro nella vita reale e dunque mi viene il dubbio sulla sua utilità come strumento di cambiamento personale.

    Vi chiedo questo perché per diversi anni ho pensato potesse essere utile iscrivermi visto che in futuro vorrei tenere conferenze e corsi aperti al pubblico, ma a questo punto metto in dubbio l'utilità dell'esperienza teatrale stessa.
    Iscriverti ad una scuola di teatro per poter tenere "conferenze e corsi aperti al pubblico" ma in quale ruolo? Come psicologa, attrice?
    Non so se ho capito bene: pensi ad un possibile lavoro con altre persone, senza avere fatto prima tu questa esperienza? Se è così, secondo me manca un passaggio fondamentale e rifletterei prima su questo. Mi sembra un ragionamento un po' a priori, a tavolino, non "in vivo" (parli di meccanismo: si lavora con le persone!).
    Inoltre la parola goffo non mi piace in generale e in questo contesto in particolare, pensando al lavoro sul corpo (teatro), con altre persone, la trovo molto stridente.
    Ultima modifica di Lyanne : 22-01-2016 alle ore 15.03.38

  5. #5
    Partecipante Leggendario L'avatar di Lyanne
    Data registrazione
    16-06-2007
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    vivo a Genova
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    2,170

    Riferimento: Teatro: e se non servisse ai timidi?

    Aggiungo una riflessione - trovo l'argomento molto interessante - che mi pare sia stata messa in luce anche dalla persone che sono intervenute prima di me: perché il teatro in sé dovrebbe cambiare anche quello che una persona è "fuori", nella vita normale, diciamo?
    Credo che per questo, per quanto sia realizzabile (credo che lo sia ma anche che a volte abbiamo anche aspettative irrealistiche), ci voglia altro.
    Mi viene da pensare a Maria Callas, ad esempio (*): penso a come poteva essere nella vita professionale e a come deve essere stata la sua vita personale...e chissà quanti altri artisti..
    Penso che lo studio, la conoscenza, la messa in atto nel teatro possano fare qualcosa, che l'abbinamento con la terapia possa fare altro, il tutto con coscienza delle differenze e dei limiti (cosa si può fare in un caso, cosa nell'altro, rispettivamente come attori o come partecipanti e/o conduttori). Penso che sia una cosa bellissima, ma che debba passare, prima, in prima persona.
    Credo, ed è auspicabile, che chi si occupa di teatro-terapia (e si suppone quindi sia in grado di lavorare anche sulla formazione di altre persone), abbia fatto prima un buon percorso su di sé.
    Detto questo, l'idea di iscrivermi a teatro, come soggetto che si mette in gioco (che un po' conosce i propri punti deboli..) è una cosa a cui penso da anni e che prima o poi farò. A Genova, dove vivo, ci sono ottime scuole (messaggio subliminale), bisogna non solo trovare il tempo, che a volte è un po' una scusa, ma anche vincere le proprie resistenze. Se è vero infatti che ci si può iscrivere ad un corso di teatro per vincere la timidezza, può anche accadere che la paura di esporsi, degli sguardi (mica cose da poco!), impedisca di fare questo passo, e non credo che basti darsi l'ordine "vado", come fosse una sorta di comando esterno: insomma, bisogna prima "prepararsi.." (ognuno trova il proprio modo) e sentire quando è il momento..

    (*) i riferimenti, per chi fosse interessato, li ho attinti da questo libro: Elena Riva (2014). Il mito della perfezione. Fragilità e bellezza nei disturbi del comportamento alimentare. Milano: Mimesis.
    Ultima modifica di Lyanne : 25-01-2016 alle ore 13.04.48

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