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Discussione: Il co-pilota suicida

  1. #1
    Postatore Compulsivo L'avatar di joker.the.mad
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    Il co-pilota suicida

    Affronto l'argomento sulla Dolce Vita perché è l'unica sezione in cui scrivo, ma in realtà avrei voluto postarlo in una specialistica ( ma quale?.... ) perché mi piacerebbe sentire anche il parere di psicologi professionisti.
    Comunque: l'argomento lo conoscete tutti, campeggia ormai da due giorni su giornali e TV... Pare assodato che il disastro aereo in Francia sia stato determinato dal co-pilota tedesco che avrebbe voluto così suicidarsi.
    A me tutta la vicenda non convince... E non mi convince proprio da un punto di vista psicologico.
    Perché una persona che giunge alla conclusione che vivere per lui rappresenti un peso insopportabile, non si ammazza portandosi dietro 150 persone innocenti ( tra cui anche dei bambini ).
    Non solo: la preparazione di un suicidio può pure essere lunga ed articolata, ma la sua esecuzione no. Chi si vuole uccidere lo fa di solito con un sistema rapido, meglio ancora se immediato ( si spara, si butta dalla finestra, si impicca... )... Perché se l'operazione dovesse diventare troppo lunga, poi interverrebbe l'istinto di conservazione che la interromperebbe. In questo caso, al contrario, il pilota, invece di buttarsi in picchiata, avrebbe fatto scendere l'aereo lentamente, per otto lunghissimi minuti, incurante delle urla di terrore che provenivano dall'esterno della cabina.
    Voi che ne pensate ( ripeto: da un punto di vista psicologico )?
    Ultima modifica di joker.the.mad : 27-03-2015 alle ore 10.00.24

  2. #2
    La vita sognata L'avatar di Antonia
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    Riferimento: Il co-pilota suicida

    Non sono una psicologa ma credo che la depressione si possa esprimere in tante forme diverse che a volte non necessariamente corrispondono ai casi più frequenti in letteratura. Io in questo caso credo si sia trattato di depressione, dovuta al burnout e a una sofferenza sentimentale, credo che il proposito suicida si sia scatenato proprio quando è rimasto da solo, all'improvviso quindi. Cosa sia passato nella sua mente in quegli ultimi 8 minuti è un mistero, credo si possa rimanere in una sorta di trance, in una fase di incoscienza, di blackout. Quello che non riesco a capire è come si possa nascondere questo stato depressivo ai test psicologici.
    Mi fanno male i capelli. (Amelia Rosselli)

  3. #3
    Postatore Compulsivo L'avatar di joker.the.mad
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    Riferimento: Il co-pilota suicida

    La tragedia comincia ad avere aspetti grotteschi... Si scopre che il copilota era depresso per il più banale dei motivi ( la ragazza l'aveva lasciato ) e che, per di più, era in cura da uno psichiatra che gli avrebbe firmato un certificato per esonerarlo dal lavoro.... Solo che lui l'aveva prima nascosto e poi strappato, andando quindi tranquillamente a pilotare un aereo con 150 persone a bordo.
    Una cosa è certa: la Lufthansa ne esce malissimo, e con lei un po' tutto il mito della efficienza tedesca. Al confronto impallidisce pure la vicenda Schettino, su cui a lungo i tedeschi ci hanno preso per i fondelli.

  4. #4
    Partecipante Super Figo L'avatar di viola74
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    Riferimento: Il co-pilota suicida

    Non ho la competenza per esprimere la mia opinione, ma voglio riportare qui una cosa interessante scritta da uno psicologo e psicoterapeuta Dott. Nicola Ghezzani (lo ha pubblicato su fb ed è accessibile a tutti, quindi spero di non fare nulla di male incollando il suo testo qui, in caso contrario ditemelo ed eliminerò questo post):

    "IL SUICIDIO VENDICATIVO
    Fra le molte forme di suicidio, bisogna annoverare anche il SUICIDIO VENDICATIVO. Avviene quando la depressione è tale da lasciar erompere in modo subdolo o manifesto la rabbia che da sempre cova nei suoi meandri. Il depresso è un individuo che il più delle volte soffre di un'immagine gravemente peggiorativa di se stesso o del mondo. Le due immagini odiate (se stesso e il mondo) possono confondersi l'una con l'altra, alternandosi in modo drammatico, e l'individuo si ritrova ora a odiare se stesso ora il mondo. Quando l'odio si cristallizza in una condanna lucida e implacabile nei confronti del mondo circostante, e il depresso scivola nella condizione borderline, allora c'è il rischio del suicidio vendicativo. Con un solo colpo, egli annienta se stesso e l'ambiente che ritiene responsabile dei suoi mali. Allora può uccidere prima la sua famiglia e poi se stesso, oppure prima colleghi di lavoro o di scuola e poi farsi uccidere dalla polizia.
    Quando l'evento di un suicidio vendicativo si verifica è sempre in qualche misura inatteso. Infatti, l'identità del depresso non di rado è mimetica: in apparenza egli è "normale": lavora e ha una vita regolare, e tuttavia... è solitario, non ha amici, nè un partner... Ma questi sono segni non facili da rubricare come indizi di patologia. Nel frattempo però avviene la "mutazione": e il depresso diviene borderline. Una parte di lui si dissocia da questa superficie mimetica di persona normale (il falso Sè, come lo chiama Winnicott, l'Io alienato, come lo chiamo io) e si aggrega in una formazione patologica piena di rabbia e risentimento, opposta alla prima. Questo aggregato interno patologico in cui domina l'odio può a un certo punto prendere il controllo della personalità: si risveglia come si risveglia il terrorista dormiente.
    Il pilota tedesco Andreas Lubitz, che ha coinvolto nel suo suicidio i 150 passeggeri del suo volo, del tutto innocenti, era stato diagnosticato correttamente dagli psicologi che l'avevano esaminato come depresso affetto da burnout. La diagnosi risale a 6 anni fa. Purtroppo, la compagnia aerea per la quale volava – la migliore in Germania, una delle migliori del mondo – non ha ritenuto di consigliargli o imporgli una psicoterapia come precondizione per poter svolgere il lavoro di pilota. E il costo di questa leggerezza è stato fatale.
    In Italia abbiamo migliaia di ottimi psicoterapeuti e ancor più psicologi clinici, tutti bravi e perfettamente in grado di fare diagnosi e terapie. Spero che lo Stato italiano voglia fare un buon uso di queste risorse per evitare drammi come quelli di di Andreas Lubitz e di altri piloti responsabili di incidenti mai del tutto chiariti. " (Dott. Nicola Ghezzani)
    "Solo gli inquieti sanno com'è difficile sopravvivere alla tempesta e non poter vivere senza." (Emily Brontë)

    "Forse non siamo capaci di amare proprio perché desideriamo essere amati, vale a dire vogliamo qualcosa (l'amore) dall'altro invece di avvicinarci a lui senza pretese e volere solo la sua semplice presenza" (Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere)

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