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  1. #1
    Partecipante Affezionato L'avatar di saraebax
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    [23-24 Ottobre] Primo colloquio clinico: gli errori da evitare

    Buon pomeriggio,
    apriamo questo thread dedicato al Primo Colloquio Clinico per rispondere alle vostre domande e per soddisfare le vostre curiosità circa questo momento fondamentale del percorso psicologico con il cliente/paziente.

    Chi sono e di cosa mi occupo
    Prima di entrare brevemente nell'argomento, mi presento .. mi chiamo Sara Eba Di Vaio sono una psicologa e una psicoterapeuta ad approccio breve strategico. Sono il Presidente di un centro clinico (il Centro Indivenire!) e mi occupo da molti anni sia di clinica (la mia vera passione) che di formazione. Uso nella mia pratica molti strumenti (creativi, corporei) che “costruisco” ad hoc per il mio paziente…

    Quanto durerà questo thread e di cosa parleremo
    Il thread rimarrà aperto alle vostre domande fino alle h 20,00 di venerdì 24, dopodiché lasceremo comunque il tutto consultabile a chiunque fosse interessato.
    Il tema di cui parleremo è il Primo Colloquio Clinico. Questo è un momento di fondamentale importanza perché se non è condotto bene si corre il rischio che la persona scelga di non intraprendere il percorso psicologico. Per tale motivo l’obiettivo per lo psicologo/psicoterapeuta, in questa prima fase, è di accogliere il cliente/paziente e di metterlo in condizione tale da vivere un'esperienza emozionale positiva.

    Proviamo a pensare insieme al motivo per cui il paziente dopo il primo colloquio non torna per intraprendere il proprio percorso. Quali errori potremmo aver commesso?

    Lascio a voi la parola
    Ultima modifica di saraebax : 22-10-2014 alle ore 17.34.06
    Sara Eba Di Vaio - Psicologa e Sessuologa
    Ordine Psicologi Lazio n° 9767

  2. #2

    Riferimento: [23-24 Ottobre] Primo colloquio clinico: gli errori da ev

    Buongiorno, sono davvero contenta di questo thread perché ho sempre avuto un forte dubbio in merito al primo colloquio. Quando un paziente arriva nel nostro studio dopo aver preso un appuntamento di sua spontanea volontà credo che sia "più semplice" colloquiare. Mettiamo il caso invece di un paziente che nello studio ci viene portato (ad esempio una madre prende appuntamento e porta la figlia che, da sola, non sarebbe mai venuta) come ci si comporta? Nel senso, come cerchiamo di capire se questo paziente vive come un problema il suo disturbo? E come facciamo a fargli capire che ha un problema e che deve essere aiutato?
    Spero di essermi fatta capire, e mi scuso se la domanda può risultare banale, ma anche se sono laureata alla triennale su questa cosa non ci ho mai davvero capito Grazie
    Non siamo solo il risultato di ciò che ci fanno, ma siamo anche il risultato di ciò che facciamo agli altri


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  3. #3
    Partecipante Affezionato L'avatar di saraebax
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    Riferimento: [23-24 Ottobre] Primo colloquio clinico: gli errori da ev

    Grazie per pesto spunto.. affatto banale!
    La motivazione al percorso deve sempre essere intrinseca.. ovvero della persona che poi dovrà seguire il percorso stesso. A parte i bambini che chiaramente non fanno una richiesta diretta dello psicologo, anche nel caso di adolescenti "portati" dalle mamme è opportuno aiutare il ragazzo/a a guardare alla sua condizione di vita immaginando di poterla migliorare occupandosi attivamente del proprio benessere.
    Ci scrivi..
    "come cerchiamo di capire se questo paziente vive come un problema il suo disturbo? E come facciamo a fargli capire che ha un problema e che deve essere aiutato?"... Queste tematiche NON sono da affrontare nel primo colloquio: spostare il focus subito su questo potrebbe avere l'effetto di allontanare la persona dall'idea del percorso. Nel primo colloquio è opportuno "portare il paziente a contatto con il mondo psicologico" facendogli capire il grande valore per la propria salute di dedicarsi tempo ed attenzione!
    Cercheremo via via di approfondire meglio...
    Sara Eba Di Vaio - Psicologa e Sessuologa
    Ordine Psicologi Lazio n° 9767

  4. #4

    Riferimento: [23-24 Ottobre] Primo colloquio clinico: gli errori da ev

    Grazie mille per la risposta
    Non siamo solo il risultato di ciò che ci fanno, ma siamo anche il risultato di ciò che facciamo agli altri


    Leggete il Regolamento

  5. #5
    L'avatar di issia.ti
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    Riferimento: [23-24 Ottobre] Primo colloquio clinico: gli errori da ev

    Buongiorno Dottoressa! Mi accodo all'argomento, in quando interessata anche dal punto di vista personale. E le chiedo, e se il paziente in questione non fosse più adolescente, ma adulto? Mi spiego meglio, se il soggetto avesse dei problemi, maggiormente comportamentali e sociali, portati avanti dalla prima adolescenza, con picchi molto alti, ma gestiti in modo blando da medici non psicologi, che, accorgendosi del disagio, hanno solo cercato di allontanare il sintomo in questione, senza risolverlo "nel profondo", e questa persona si portasse ancora addosso strascichi e sintomi repressi, continuando ad avere sempre gli stessi problemi comportamentali e sociali del passato, e la famiglia, gli amici, decidesse di accordarsi con un terapeuta, per cercare di capire come poter risolvere la situazione, ma questa persona ne fosse contraria? Ci sarebbe oltre tutto un modo per operare in qualche modo a lei inconsapevole, magari finchè non si renda conto della buona fede e del buon fine della terapia?
    ...il vero oro non tintinna e non brilla....ma luccica al sole e nitrisce al buio....

    «Alice: "Per quanto tempo è per sempre?" Coniglio bianco: "A volte, solo un secondo".»

    "Se tu conoscessi il Tempo bene quanto me, non parleresti di sprecarlo, come se fosse una cosa. Perchè non lo è".




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  6. #6

    Riferimento: [23-24 Ottobre] Primo colloquio clinico: gli errori da ev

    Benvenuta Sara e grazie per la disponibilità a questo incontro virtuale.
    Ripensando alla sua domanda iniziale e leggendo la risposta fornita alla questione di Valentina, mi viene da chiedermi se un errore che uno psicologo può commettere sia quello di mostrare un'eccessiva sicurezza o veicolare all'interlocutore l'idea di aver compreso appieno le problematiche di cui quest'ultimo è portatore (più o meno consapevolmente). Provo a spiegarmi meglio...Il primo colloquio è un evento che veicola un senso di attesa/aspettative/emozioni non solo nell'utente ma anche nello psicologo, specie qualora quest'ultimo sia alle sue prime esperienze professionali. L'incognita rappresentata da questo incontro potrebbe spingere lo psicologo a cercare di contenere il grado di ansia/attesa "vestendo" una maschera di sicurezza/professionalità/competenza che potrebbe risultare fredda o far supporre all'utente un'analisi della situazione un po' sbrigativa, tanto da spingerlo a non proseguire con gli incontri perché convinto di non essere stato compreso appieno?
    "And all my armour falling down, in a pile at my feet
    And my winter giving way to warm, as I'm singing him to sleep"

  7. #7
    Partecipante Affezionato L'avatar di saraebax
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    Riferimento: [23-24 Ottobre] Primo colloquio clinico: gli errori da ev

    [COLOR=""]Il sintomo non andrebbe allontanato ma gestito ed affrontato. Al paziente vanno forniti strumenti utili tanto per la comprensione della situazione problematica che vive, quanto per aiutarlo ad avere "potere" di azione sul sintomo stesso. Nella prima parte del percorso si deve cercare d capire bene il motivo che ha spinto la persona a chiedere aiuto aiutando la persona a formulare il suo obiettivo di benessere.
    [/COLOR]
    [COLOR=""]Quando scrivi[/COLOR]: Ci sarebbe oltre tutto un modo per operare in qualche modo a lei inconsapevole, magari finchè non si renda conto della buona fede e del buon fine della terapia?
    Questa parte non mi è chiara. Lo psicologo lavora in accordo e al fianco del suo paziente spinto dal sano interesse di ssotenere l'altro.
    Sara Eba Di Vaio - Psicologa e Sessuologa
    Ordine Psicologi Lazio n° 9767

  8. #8
    Partecipante Affezionato L'avatar di saraebax
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    Riferimento: [23-24 Ottobre] Primo colloquio clinico: gli errori da ev

    Che bella riflessione che fai!
    Nel primo colloquio ostentare una sicurezza rispetto alla problematica portata dal paziente non solo non è utile e fuorviante (daremo l'idea al paziente che quasi con dei "poteri magici" abbiamo colto tutta la sua situazione in un solo incontro) ma assolutamente falso!
    Per le caratteristiche particolari del primo colloquio capita spessissimo che lo psicologo al termine della seduta abbia capito pochissimo rispetto ai contenuti (ma per questo ci sono i colloqui successivi di anamnesi e diagnosi!)... è quasi un indicatore di aver condotto bene l'incontro (perchè ricordiamoci che la responsabilità di indirizzare il colloquio è tutta dello psicologo!). Se abbiamo capito poco, se abbiamo difficoltà a fare una "diagnosi" al primo colloquio molto probabilmente saremo stati attenti ad altro... saremo stati in grado di concentrare la nostra attenzione sulla persona e avremo avuto cura di accoglierla nel nostro contesto. Questo è il vero elemento che motiva al percorso.

    Riflettiamoci su..
    Sara Eba Di Vaio - Psicologa e Sessuologa
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  9. #9
    L'avatar di issia.ti
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    Riferimento: [23-24 Ottobre] Primo colloquio clinico: gli errori da ev

    Citazione Originalmente inviato da saraebax Visualizza messaggio
    [COLOR=""]Il sintomo non andrebbe allontanato ma gestito ed affrontato. Al paziente vanno forniti strumenti utili tanto per la comprensione della situazione problematica che vive, quanto per aiutarlo ad avere "potere" di azione sul sintomo stesso. Nella prima parte del percorso si deve cercare d capire bene il motivo che ha spinto la persona a chiedere aiuto aiutando la persona a formulare il suo obiettivo di benessere.
    [/COLOR]
    [COLOR=""]Quando scrivi[/COLOR]: Ci sarebbe oltre tutto un modo per operare in qualche modo a lei inconsapevole, magari finchè non si renda conto della buona fede e del buon fine della terapia?
    Questa parte non mi è chiara. Lo psicologo lavora in accordo e al fianco del suo paziente spinto dal sano interesse di ssotenere l'altro.
    Si, la mia domanda è un po' confusa in effetti. Mi spiego meglio...
    Mi riferisco al fatto che, nel caso del mio esempio, la richiesta di aiuto parte da persone vicine alla persona con alcune problematiche. Problematiche che questa persona non ha mai riconosciuto, e che quindi non sentirebbe la necessità dell' aiuto da parte di un terapeuta e allo stesso tempo non l'accetterebbe. O perlomeno, durante un primo colloquio presenterebbe sicuramente forte ostilità. In questo caso, come può essere impostato il primo approccio con il paziente?
    ...il vero oro non tintinna e non brilla....ma luccica al sole e nitrisce al buio....

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  10. #10
    Partecipante Affezionato L'avatar di saraebax
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    Riferimento: [23-24 Ottobre] Primo colloquio clinico: gli errori da ev

    Ti ringrazio per la precisazione che mi permette di provare a risponderti meglio.
    Può capitare che il contesto "trascini" in qualche modo la persona in consultazione a fronte di una sana preoccupazione. Come giustamente scrivi è possibile che la persona si mostri ostile. Lo psicologo per prima cosa dovrà rassicurare che un percorso è possibile solo a fronte di una reale motivazione. Una fase importante del primo colloquio è quella dedicata alla spiegazione del nostro lavoro al paziente (nel webinar sul primo colloquio quando presenterò lo strumento per la conduzione del primo colloquio porterò particolare enfasi su questo punto). Molto spesso raccontare il percorso e le sue modalità normalizza la richiesta d'aiuto (noi siamo ancora visti come il "medico dei matti" e le persone in genere non vogliono essere accomunate a questa categoria!) e fa crescere la motivazione. Lasciare libere le persone di scegliere contribuisce a farle sentire potenti e questo aumenta la possibilità di un impegno nel percorso. Ovviamente tutto questo se la richiesta del contesto che ha portato al primo incontro non è strumentale per il raggiungimento di altri obiettivi.
    Spero di essere stata più chiara...
    Sara Eba Di Vaio - Psicologa e Sessuologa
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  11. #11
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    Riferimento: [23-24 Ottobre] Primo colloquio clinico: gli errori da ev

    Citazione Originalmente inviato da saraebax Visualizza messaggio
    Ti ringrazio per la precisazione che mi permette di provare a risponderti meglio.
    Può capitare che il contesto "trascini" in qualche modo la persona in consultazione a fronte di una sana preoccupazione. Come giustamente scrivi è possibile che la persona si mostri ostile. Lo psicologo per prima cosa dovrà rassicurare che un percorso è possibile solo a fronte di una reale motivazione. Una fase importante del primo colloquio è quella dedicata alla spiegazione del nostro lavoro al paziente (nel webinar sul primo colloquio quando presenterò lo strumento per la conduzione del primo colloquio porterò particolare enfasi su questo punto). Molto spesso raccontare il percorso e le sue modalità normalizza la richiesta d'aiuto (noi siamo ancora visti come il "medico dei matti" e le persone in genere non vogliono essere accomunate a questa categoria!) e fa crescere la motivazione. Lasciare libere le persone di scegliere contribuisce a farle sentire potenti e questo aumenta la possibilità di un impegno nel percorso. Ovviamente tutto questo se la richiesta del contesto che ha portato al primo incontro non è strumentale per il raggiungimento di altri obiettivi.
    Spero di essere stata più chiara...
    Altrochè

    Grazie mille Dottoressa
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  12. #12
    L'avatar di claudia1976
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    Riferimento: [23-24 Ottobre] Primo colloquio clinico: gli errori da ev

    Ciao Sara, grazie mille per la disponibilità, c'è una formula rapida e semplice per affrontare le questioni "burocratiche" relative alle sedute?

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    - consenso informato*
    - possibilità di inserire le fatture nelle dichiarazioni dei redditi
    - possibilità di assentarsi dal lavoro con certificato di visita specialistica...(come la possiamo gestire la privacy se siamo liberi professionisti, pur ricevendo in uno studio condiviso?...)

    *Spesso noto che alla prima seduta, leggono un po' frettolosamente il tutto (sarà l'abitudine a firmare ovunque per la privacy...), come tutelarli e tutelarci (di questi tempi le persone si "attaccano a tutto", anche informare di avere un'assicurazione per noi è un rischio, in realtà)?

    Grazie mille
    "Nessuno teme l'Inquisizione spagnola" (tratto da "Sliding doors")

  13. #13
    Partecipante Affezionato L'avatar di saraebax
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    Riferimento: [23-24 Ottobre] Primo colloquio clinico: gli errori da ev

    Citazione Originalmente inviato da claudia1976 Visualizza messaggio
    Ciao Sara, grazie mille per la disponibilità, c'è una formula rapida e semplice per affrontare le questioni "burocratiche" relative alle sedute?

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    *Spesso noto che alla prima seduta, leggono un po' frettolosamente il tutto (sarà l'abitudine a firmare ovunque per la privacy...), come tutelarli e tutelarci (di questi tempi le persone si "attaccano a tutto", anche informare di avere un'assicurazione per noi è un rischio, in realtà)?

    Grazie mille
    Bentrovati!
    Durante il primo colloquio ci sono tematiche e compiti che lo psicologo deve inserire e altri che possono (e in alcuni casi devono!) essere rimandati a sedute successive.
    La "burocrazia" è uno dei punti che va assolutamente gestito nel primo colloquio. Ho elaborato uno strumento di conduzione del primo colloquio che avrò il piacere di presentare nel mio webinar sul primo colloquio e la gestione burocratica è proprio uno dei 4 elementi. Per darvi un'indicazione generale, nel primo colloquio si deve sempre far firmare la privacy; le altre info possono essere illustrate verbalmente per permettere al paziente di fare una scelta ma potranno essere ri-affrontate solo quando la persona avrà deciso di iniziare il suo percorso (e l'inizio non è mai il primo colloquio). Provo a chiedervi... questa parte più burocratica l'avete mai preparata in un testo scritto? O preferite solo farlo verbalmente?
    Sara Eba Di Vaio - Psicologa e Sessuologa
    Ordine Psicologi Lazio n° 9767

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