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  1. #1
    Partecipante Super Figo L'avatar di danyp16
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    terapeuta continuamente in ritardo

    Buona sera.
    Spero di non aver aperto una discussione "doppia" (ma da una ricerca non ho trovato nulla di simile) e soprattutto spero di essere nella sezione giusta .
    Sono in terapia (indirizzo psicodinamico) da 6-7 anni. La mia terapeuta non è mai stata particolarmente puntuale, ma i ritardi erano sempre di massimo 15 minuti. Rarissimamente poteva capitare che arrivasse 20-30 minuti dopo l'orario stabilito.
    Tuttavia, da un paio d'anni a questa parte i suoi ritardi sono diventati più frequenti e maggiori, arrivando spesso 30-40 minuti l'orario stabilito. In maniera più o meno sottile l'ho fatto presente, finché a dicembre dello scorso anno, dopo un ritardo di 45 minuti buoni, le ho fatto presente che non ero più disposta a continuare la terapia in questa maniera. Quindi o trovava una soluzione o la terapia si interrompeva. Le ho dato carta bianca: poteva scegliere giorno e orario a lei più consono, purché mi arrivasse puntuale. Abbiamo da gennaio un nuovo orario, ma niente da fare, continua imperterrita ad arrivare tardi. Fra l'altro, quando glielo faccio notare mi risponde "perché hai da fare?"
    Onestamente, non so come muovermi. Mi sto demoralizzando, la cosa mi urta i nervi e sono molto tentata a non andare più, ma mi dispiacerebbe.
    Che mi consigliate?
    Grazie a chi vorrà leggere/rispondere.
    Quando la paura incontra il dolore, c'è la pietà
    Quando l'amore incontra il dolore, c'è la compassione
    Quando la debolezza incontra il dolore, c'è la simpatia
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    Dany

  2. #2
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    Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo

    Cara Danyp, ti consiglio vivamente di cambiare immediatamente terapeuta e anche approccio terapeutico, primo per la mancanza totale di rispetto nei tuoi confronti, quindi come persona è assolutamente da evitare, secondo perchè dopo 7 anni di terapia ci deve essere qualcosa che non funziona, è assurdo un periodo così lungo. Ti consiglio una terapeuta cognitivo-comportamentale!!
    Infine consiglio a tutti di diffidare di terapeuti che dopo anni tengono ancora in terapia i pazienti e di terapeuti che utilizzano modelli privi di evidenze scientifiche che ne provano l'efficacia; la ricerca scientifica ci dice che terapie del genere sono inutili e controproducenti (se non per le tasche del terpeuta....) .
    Cari saluti

  3. #3
    Partecipante Super Figo L'avatar di danyp16
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    Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo

    Caro gliss/79, grazie per la risposta. Devo dire, parte della responsabilità è mia per una durata tanto lunga: non mi fido un gran che della gente e ci metto parecchio ad aprirmi - ci si è messo quindi tanto solo per riuscire a farmi aprire un po', e ancora adesso facilmente mi perdo in discussioni sterili, come se non avessi chiaro il mio obiettivo. E a volte semplicemente non sento di avere niente da dire.
    Se posso cortesemente chiederti maggiori spiegazioni/dettagli sulle affermazioni del 2° paragrafo - e perché ritieni che una terapia cognitivo-comportamentale possa essere migliore.
    Grazie ancora.
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    Dany

  4. #4
    L'avatar di crissangel
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    Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo

    Citazione Originalmente inviato da danyp16 Visualizza messaggio
    Buona sera.
    Spero di non aver aperto una discussione "doppia" (ma da una ricerca non ho trovato nulla di simile) e soprattutto spero di essere nella sezione giusta .
    Sono in terapia (indirizzo psicodinamico) da 6-7 anni. La mia terapeuta non è mai stata particolarmente puntuale, ma i ritardi erano sempre di massimo 15 minuti. Rarissimamente poteva capitare che arrivasse 20-30 minuti dopo l'orario stabilito.
    Tuttavia, da un paio d'anni a questa parte i suoi ritardi sono diventati più frequenti e maggiori, arrivando spesso 30-40 minuti l'orario stabilito. In maniera più o meno sottile l'ho fatto presente, finché a dicembre dello scorso anno, dopo un ritardo di 45 minuti buoni, le ho fatto presente che non ero più disposta a continuare la terapia in questa maniera. Quindi o trovava una soluzione o la terapia si interrompeva. Le ho dato carta bianca: poteva scegliere giorno e orario a lei più consono, purché mi arrivasse puntuale. Abbiamo da gennaio un nuovo orario, ma niente da fare, continua imperterrita ad arrivare tardi. Fra l'altro, quando glielo faccio notare mi risponde "perché hai da fare?"
    Onestamente, non so come muovermi. Mi sto demoralizzando, la cosa mi urta i nervi e sono molto tentata a non andare più, ma mi dispiacerebbe.
    Che mi consigliate?
    Grazie a chi vorrà leggere/rispondere.
    Ciao Danyp16, bentornata

    Volevo chiederti due cose, se vuoi anche molto banali, ma che da quanto da te riportato non mi sono molto chiare: quando parli di ritardo, intendi dire che l'orario stabilito per la tua seduta slitta per via degli appuntamenti precedenti o quando tu arrivi per l'appuntamento la tua terapeuta non è presente in studio e arriva quindi dopo di te, accumulando tutto quel ritardo?
    Nello specifico, tu cosa provi? Riesci a dare un nome alle sensazioni e ai sentimenti che i ritardi della tua terapeuta generano in te? Quando le hai fatto presente che i suoi ritardi rischiavano di minare la tua fiducia e quindi la continuazione del percorso di terapia, lei si è limitata a chiederti semplicemente che cosa hai da fare?
    Personalmente rimango perplesso anche per un altro aspetto: nella tua "narrazione degli eventi" ad un certo dici di averle dato carta bianca e quindi è come se lei ti avesse messa nelle condizioni di prendere le redini fino al punto di fissare appuntamenti e orari che vadano bene a lei e che le permettano di essere puntuale. Se queste fossero delle mosse terapeutiche guidate da una qualche strategia, onestamente mi sembra che si stiano protraendo un pochino troppo per le lunghe. L'effetto chiaro è che si è generata una situazione di frustrazione che di sicuro non ti fa bene.
    Anche io ho dovuto affrontare la questione dei ritardi del mio terapeuta, a suo tempo, ma ovviamente ogni situazione è a sè, per questo ti ponevo le domande iniziali.

    Vorrei inoltre chiedere alle persone che vorranno intervenire in questa discussione di evitare, nel limite del possibile, suggerimenti apodittici come quello di cambiare terapeuta nello specifico o di abbracciare determinati orientamenti a svantaggio di altri. Questa è una discussione che viaggia un po' sul limite rispetto al regolamento e alla finalità della stanza che vorrebbe si discutesse di tematiche e aspetti generali inerenti la psicoterapia e ritengo in questi casi ci voglia una certa delicatezza e nel rispondere contestualizzando il tutto, specie quando lo si fa attraverso un forum.
    Cerchiamo di rimanere sull'oggetto del thread, che è appunto il ritardo del terapeuta in terapia; anche perchè la decisione o meno di interrompere una terapia deve essere presa dai componenti della coppia terapeutica
    Grazie e buon proseguimento
    Ultima modifica di crissangel : 16-10-2014 alle ore 16.00.45
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  5. #5
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    Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo

    Citazione Originalmente inviato da crissangel Visualizza messaggio
    Ciao Danyp16, bentornata
    Grazie
    Citazione Originalmente inviato da crissangel Visualizza messaggio
    quando parli di ritardo, intendi dire che l'orario stabilito per la tua seduta slitta per via degli appuntamenti precedenti o quando tu arrivi per l'appuntamento la tua terapeuta non è presente in studio e arriva quindi dopo di te, accumulando tutto quel ritardo?
    Entrambe le cose, ma sempre per un suo ritardo e non per gli altri pazienti. Mi spiego: capita a volte che io sono il primo appuntamento, e quando arrivo lei ancora non è presente in studio. Altre volte ci sono appuntamenti prima di me, ma il ritardo è sempre il suo: tipo ieri. L’appuntamento con me era alle 18:00, lei arriva alle 17:40 (orario in cui parcheggia la macchina), ma ha da “smaltire” l’appuntamento delle 17:00.
    Citazione Originalmente inviato da crissangel Visualizza messaggio
    Nello specifico, tu cosa provi? Riesci a dare un nome alle sensazioni e ai sentimenti che i ritardi della tua terapeuta generano in te?
    All’inizio non era un problema, anche perché i ritardi erano più rari e non così ampi: Capisco che uno possa avere contrattempi e quindi ci passi sopra. Ma quando il ritardo diventa la regola, c’è qualcosa che non va.
    Mi cascano le braccia quando succede. Non dico nulla, ma mi ci imbufalisco, la rabbia viene poi sostituita da rassegnazione, dispiacere, delusione – mi sembra proprio una mancanza di rispetto, è frustrante. Non riesco proprio a capire come fa a ritardare con questa frequenza. Fra l’altro neanche avvisa, se non magari dopo che la seduta sarebbe dovuta iniziare (quindi appuntamento alle 18:00, lei ti avvisa alle 18:05/18:10 che arriva con 30-40 minuti di ritardo): io ci metto 1 ora per arrivare da lei, e lo sa. Se mi avvisasse prima io potrei organizzarmi diversamente e sbrigare altre commissioni. La cosa mi fa impazzire.
    Citazione Originalmente inviato da crissangel Visualizza messaggio
    Quando le hai fatto presente che i suoi ritardi rischiavano di minare la tua fiducia e quindi la continuazione del percorso di terapia, lei si è limitata a chiederti semplicemente che cosa hai da fare?
    Si, più o meno. Mi ha detto: “perché hai da fare?” ed è successo più di una volta. Non so se sono io ad essere stata poco chiara che il problema è a monte, è di principio, o se invece è lei che non vuole/riesce a raccogliere il concetto.
    Citazione Originalmente inviato da crissangel Visualizza messaggio
    Personalmente rimango perplesso anche per un altro aspetto: nella tua "narrazione degli eventi" ad un certo dici di averle dato carta bianca e quindi è come se lei ti avesse messa nelle condizioni di prendere le redini fino al punto di fissare appuntamenti e orari che vadano bene a lei e che le permettano di essere puntuale. Se queste fossero delle mosse terapeutiche guidate da una qualche strategia, onestamente mi sembra che si stiano protraendo un pochino troppo per le lunghe. L'effetto chiaro è che si è generata una situazione di frustrazione che di sicuro non ti fa bene.
    In realtà abbiamo appuntamento fisso prestabilito, concordato ad inizio terapia – salvo poi contrattempi (tipo visite mediche, riunioni, o altro) che ci fanno spostare la seduta solo per quella settimana. Tuttavia, dal momento che i suoi ritardi mi stavano urtando parecchio, e non avevo intenzione di proseguire in quel modo – l’ho messa alle strette: la terapia si interrompe con effetto immediato, volentieri a riprenderla nel momento in cui lei può essere puntuale ed avrebbe avuto carta bianca sulla scelta di giorno e orario, perché alla fine i miei impegni io me li posso (e so) gestire tranquillamente, più di quanto evidentemente non riesce a fare lei con i suoi.
    Citazione Originalmente inviato da crissangel Visualizza messaggio
    Vorrei inoltre chiedere alle persone che vorranno intervenire in questa discussione di evitare, nel limite del possibile, suggerimenti apodittici come quello di cambiare terapeuta nello specifico o di abbracciare determinati orientamenti a svantaggio di altri. Questa è una discussione che viaggia un po' sul limite rispetto al regolamento e alla finalità della stanza che vorrebbe si discutesse di tematiche e aspetti generali inerenti la psicoterapia e ritengo in questi casi ci voglia una certa delicatezza e nel rispondere contestualizzando il tutto, specie quando lo si fa attraverso un forum.
    Cerchiamo di rimanere sull'oggetto del thread, che è appunto il ritardo del terapeuta in terapia; anche perchè la decisione o meno di interrompere una terapia deve essere presa dai componenti della coppia terapeutica
    Accetto suggerimenti di qualsiasi tipo (purché ben motivati), consapevole che poi alla fine la decisione finale è solo mia, ma per carità, mi rendo conto della delicatezza dell’argomento e non voglio in alcun modo creare problemi e mi scuso infinitamente se ho sbagliato sezione (ma mi sembrava la più adeguata). La verità è che ho molta confusione in testa.
    Grazie ancora
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    Dany

  6. #6
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    Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo

    Tranquilla Danyp, non hai sbagliato nulla: la sezione è quella corretta. In realtà il mio era un commento a tutela del tuo attuale sentire in relazione a questo problema e al fatto che mi sarebbe dispiaciuto se il tutto fosse passato in secondo piano rispetto ad un eventuale innescarsi di diatribe tra "parrocchie". Detto questo ben venga ogni informazione che ti possa tornare utile, ci mancherebbe

    Per condividere qualcosa di personale, visto che è una questione che affrontai anche io in terapia, io avevo un vissuto di disconferma quando il mio terapeuta ritardava; mi sentivo come se io e le cose che portavo in terapia non fossero importanti. Nel mio caso poi non nego che l'attardarsi per via di appuntamenti precedenti il mio era per me peggio che essere il primo e vederlo arrivare in ritardo. Tendevo a non dire, anche se il mio non verbale mi tradiva quasi sempre: dire che ero tranquillo con una faccia da fumetto inferocito creava quella incongruenza che non poteva certo non essere colta. Ho dovuto imparare ad accettare limiti miei e del mio terapeuta, a comunicare i miei stati d'animo e a dare dignità e importanza al mio senso di fastidio e di frustrazione senza dare per scontato che chi avevo di fronte sapesse sempre leggere tra le righe e fosse disposto ad accogliere anche ciò che io non volevo esternare in modo esplicito. L'occasione fu una seduta in cui il ritardo era stato tale che non sono riuscito a mitigare la rabbia, una seduta concitata e simmetrica.

    Naturalmente mi sono sentito di condividere questi aspetti senza alcuna pretesa che lo stesso possa valere per te: io personalmente un ritardo cronico e peggiorato negli ultimi due anni non credo sarei riuscito a sopportarlo. Però penso che tu debba poterti permettere di affrontare in seduta la questione senza rassegnazione. La terapia secondo me è relazione e quindi ognuno, in base al ruolo, ha delle responsabilità su come essa procede, ma un terapeuta non può generare nella persona che si affida a lui sentimenti come mancanza di rispetto e frustrazione. Se non si accorge di farlo è bene che tu ti possa liberare di queste sensazioni rendendole note e "punteggiando" gli eventi in modo che il tuo punto di vista sia chiaro: cosa ti disturba, cosa ti fa cadere le braccia, cosa ti fa sentire poco importante e si, anche l'importanza del tempo e delle cose che uno potrebbe fare al posto di aspettare la sua terapeuta ritardataria (visto che la terapia si svolge in un tempo e in un luogo inserito nel contesto di vita)
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  7. #7
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    Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo

    Citazione Originalmente inviato da crissangel Visualizza messaggio
    io avevo un vissuto di disconferma quando il mio terapeuta ritardava; mi sentivo come se io e le cose che portavo in terapia non fossero importanti.
    Per me forse implicitamente c’è anche questo, e che faccio rientrare nella mancanza di rispetto. Il ragionamento che faccio e che se mi arrivi sempre in ritardo è perché ritieni che quanto hai da fare prima è più rilevante di quanto non potrei aver da fare io, o di quanto io ho da portare in seduta; il tuo tempo è più rilevante del mio, e via dicendo. Devo dire, però, che il fatto che i suoi ritardi siano con tutti i suoi pazienti, e non solo con me in parte mi consola, perché non è questione necessariamente personale nei miei confronti.
    Citazione Originalmente inviato da crissangel Visualizza messaggio
    Nel mio caso poi non nego che l'attardarsi per via di appuntamenti precedenti il mio era per me peggio che essere il primo e vederlo arrivare in ritardo. Tendevo a non dire, anche se il mio non verbale mi tradiva quasi sempre: dire che ero tranquillo con una faccia da fumetto inferocito creava quella incongruenza che non poteva certo non essere colta.
    Personalmente penso sia peggio quando sei il primo e vedi il terapeuta arrivare in ritardo perché è più facile che pensi che sia una questione personale nei tuoi confronti, cosa che magari avviene di meno se non sei il primo. Io pure, poi tendo a non dire, ma tanto mi si legge in faccia, quando qualcosa non va. A volte già mi inquadra vedendomi dal videocitofono o_O
    Citazione Originalmente inviato da crissangel Visualizza messaggio
    Ho dovuto imparare ad accettare limiti miei e del mio terapeuta, a comunicare i miei stati d'animo e a dare dignità e importanza al mio senso di fastidio e di frustrazione senza dare per scontato che chi avevo di fronte sapesse sempre leggere tra le righe e fosse disposto ad accogliere anche ciò che io non volevo esternare in modo esplicito. L'occasione fu una seduta in cui il ritardo era stato tale che non sono riuscito a mitigare la rabbia, una seduta concitata e simmetrica.
    Ma come ci convivi quotidianamente con quel senso di fastidio e di frustrazione? Mi continuo a chiedere perché devo continuare a subire i ritardi di una persona, la quale, pur sapendo della mia irritazione (avendoglielo fatto presente), non sembra far in modo di venire incontro. Non mi sembrano esserci vie di mezzo: o molli (con ovvio rammarico di una brusca interruzione) o continui ma mantenendo sensazioni negative, e confesso che se do sfogo alla mia rabbia, so di non essere in grado poi di contenermi e andrei completamente fuori di testa – cosa che non amo fare, anche perché le ripercussioni sul dopo sono devastanti.
    Citazione Originalmente inviato da crissangel Visualizza messaggio
    La terapia secondo me è relazione e quindi ognuno, in base al ruolo, ha delle responsabilità su come essa procede, ma un terapeuta non può generare nella persona che si affida a lui sentimenti come mancanza di rispetto e frustrazione. Se non si accorge di farlo è bene che tu ti possa liberare di queste sensazioni rendendole note e "punteggiando" gli eventi in modo che il tuo punto di vista sia chiaro: cosa ti disturba, cosa ti fa cadere le braccia, cosa ti fa sentire poco importante e si, anche l'importanza del tempo e delle cose che uno potrebbe fare al posto di aspettare la sua terapeuta ritardataria (visto che la terapia si svolge in un tempo e in un luogo inserito nel contesto di vita)
    Ma come affrontare una persona alla quale hai già detto queste cose, ma sembra perseguire nelle sue azioni? È qui poi il mio dilemma.
    Grazie ancora e buona giornata
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    Dany

  8. #8
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    Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo

    Cara Dany, per quanto riguarda la mia opinione sull'interruzione immediata della terapia, si tratta per l'appunto di un'opinione personale, cioè è quello che farei io, anche se come puoi leggere dagli altri post, un ritardo cronico di questa portata non può lasciar spazio a molte spiegazioni, se non a quella che la professionista in questione è una grande maleducata e che, sempre a mio parere, approfitta della sua posizione per fare i comodi suoi e approfittarsi della vulnerabilità di persone in sofferenza come evidentemente sono i clienti di uno psicoterapeuta, è una gran vigliaccata.
    Per quanto riguarda la "parrocchia" dell'orientamento cognitivo-comportamentale, mi sento di consigliarlo soprattutto a chi ha dovuto sottoporsi ad anni di terapia psicodinamica senza avere i benefici sperati. Inoltre la terapia cognitiva ha come pilastro la trasparenza degli interventi terapeutici e dell'andamento della relazione terapeutica; nulla viene interpretato dal terapeuta, ma viene discusso con il paziente apertamente; le emozioni sono centrali nella terapia e vengono rispecchiate continuamente dal terapeuta. Non voglio pubblicizzare alcuna "parrocchia", ma solo darti informazioni utili: questo modello è l'unico che ha un corpus di studi scientifici, paragonato ad altri tipi di interventi, che ne provano la significativa efficacia, perciò (mia opinione), se devo investire energie e finanze, lo faccio informandomi e cercando di capire se gli interventi che mi vengono proposti sono validi. Infine concludo col dirti che terapeuti "cani" se ne trovano in tutti gli approcci e in tutte le categorie, perciò prima di scegliere definitivamente il proprio terapeuta, ci si informa il più possibile su di lei/lui e ci si può dare un "periodo di prova", non bisogna sposarlo il terapeuta, se si comporta male o non ci piace abbiamo il dovere di cercare un'altra strada, per rispetto prima di tutto di noi stessi

  9. #9
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    Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo

    Grazie gliss/79 per aver maggiormente argomentato e spiegato il tuo punto di vista

    Danyp, personalmente sono d'accordo con diverse delle affermazioni di gliss, la terapia è appunto una relazione, ma è una relazione con particolarità e peculiarità che tutti conosciamo e che assumono un significato all'interno del setting. Può non funzionare e le persone hanno tutto il diritto di dirlo ed eventualmente di cambiare strada, per quanto sia una decisione molto difficile da prendere con conseguenze a livello emotivo. Conosco un paio di colleghe che fanno ragionamenti assurdi e che prendono i loro pazienti per dei burattini senza capacità di giudizio e discernimento stupendosi dei drop out. Non lo dico per estendere questo giudizio necessariamente anche alla tua terapeuta, ma penso che vada detto.
    Posso e devo lavorare sulle mie emozioni, sulle mie attribuzioni di significato a cose ed eventi...posso lavorare su un sacco di cose. Il terapeuta, seguendo logiche e strategie (purchè sappia ciò che sta facendo e perchè lo fa) può provocare, stimolare, mettere alla prova, ma se la persona che si rivolge a lui non lo segue si crea uno sbilanciamento tale per cui la valenza della terapia viene meno, secondo me.
    Se penso di non poter più comunicare col mio terapeuta, di non essere ascoltato e rispettato, a mio avviso si crea un cortocircuito a livello di comunicazione che se non risolto rischia la cronicità.
    Pensare di chiudere come ti fa sentire?
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  10. #10
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    Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo

    grazie ad entrambi per le risposte - sicuramente utilissime e su cui ragionare

    Se non fosse troppo disturbo, vi posso chiedere della bibliografia valida per informarmi meglio?

    Citazione Originalmente inviato da crissangel Visualizza messaggio
    Pensare di chiudere come ti fa sentire?
    Così bruscamente mi farebbe sentire male - so che sarebbe una ferita che mi porterei dietro finendo per colpevolizzarmi.
    D'altronde mi dico, che restare potrebbe essere occasione buona per affrontare un lato del mio carattere che non mi piace e non mi aiuta. (eccessiva rigidità, con me stessa in primis; ansia; scarsa autostima).

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    Dany

  11. #11
    Neofita L'avatar di gliss/79
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    Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo


    "Se non fosse troppo disturbo, vi posso chiedere della bibliografia valida per informarmi meglio? "


    Per avere un'idea di come funziona la terapia c.c. potresti dare uno sguardo ad alcuni manuali di auto-aiuto, che però non sostituiscono una terapia, ma possono essere uno strumento utile per chi vuole capire e approfondire:

    - A: Ellis. "L'autoterapia razionale-emotiva".
    - Christine A. Padesky, Dennis Greenberger. "Penso dunque mi sento meglio".
    - Ronald D. Siegel. "Strategie quotidiane di mindfulness"
    - Michele Giannantonio. "Paura di sentire. Come gestire il pericolo delle emozioni"
    - Russ Harris. "La trappola della felicità. Come smettere di tormentarsi e iniziare a vivere" (Questo manuale utilizza una tecnica, la Acceptance &Commitment Therapy, che molti cognitivisti utilizzano nella pratica clinica)

    Ciao Danyp e buone letture!

  12. #12
    Partecipante Super Figo L'avatar di danyp16
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    grazie infinitamente
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  13. #13
    L'avatar di Melody82
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    Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo

    Non credo - da psicoterapeuta e da paziente - sia il caso di suggerire un approccio piuttosto che un altro quando non si conosce la persona e il tipo di problematica che porta.

    Tuttavia, informarti sui diversi approcci non potrà che allargare i tuoi orizzonti ed aiutarti a scegliere il terapeuta adatto a te.
    Ci tengo però a fare una precisazione doverosa...

    Non è scritto da nessuna parte che l'unico approccio al mondo "evidence based" sia la terapia cognitivo-comportamentale.
    Un esempio: vi sono centinaia di studi sull' infant research*, che sostengono la moderna declinazione della psicoanalisi, ossia quella relazionale, intersoggettiva e del sé.


    Egualmente, essendo ogni caso a se stante, vorrei non dover leggere che 7 anni di terapia siano "sbagliati" a prescindere.
    Fortunatamente, nessun approccio si arroga il diritto di intitolarsi come "migliore" o "l'unico che ha un corpus di studi scientifici" e, personalmente, mi esprimerei con meno superficialità. Tutto ciò che viene detto o scritto ha una risonanza in chi ascolta o legge, denigrare un metodo rispetto ad un altro non credo possa in alcun modo essere utile a chi ha aperto il post in cerca di apertura, e non chiusura, mentale.

    Per quanto riguarda la situazione descritta, sono senza parole.
    Credo questa sia una mancanza di rispetto di qualunque principio di qualunque forma di terapia, indipendentemente dal modello teorico-clinico.
    Mi dispiace quindi molto dover leggere situazioni simili.
    Spero tu possa trovare una persona di fiducia, in grado di sostenerti nel pieno rispetto di te come individuo, come paziente e nel rispetto della professione di psicoterapeuta da un punto di vista deontologico e fondativo.

    Un abbraccio virtuale.

    ***

    * ps. per chi fosse curioso, di seguito riporto alcuni elementi bibliografico-scientifici relativi al'Infant Research ed alla Psicoanalisi Relazionale.

    Ainsworth, M. D., Blehar, M. C., Waters, E., & Wall, S. (1978). Patterns of Attachment: A Psychological Study of Strange Situation. Hillsdale N. J.: Erlbaum.
    Beebe, B., & Lachmann, F. (1988). The contribution of mother-infant mutual influence to the origins of self and object representations. Psychoanalytic Psychology(5), 305-337.
    Beebe, B., & Lachmann, F. (1998). Co-constructing inner and relational processes: Self and mutual regulation in infant research and adult treatment. Psychoanalytic Psychology, 15, 1-37.
    Beebe, B., & Stern, D. N. (1977). Comportamenti di impegno e disimpegno e prime relazioni oggettuali. In D. N. Stern (Ed.), Le interazioni madre-bambino (pp. 97-117). Milano: Raffaello Cortina Editore, 1998.
    Beebe, B. B., Jaffe, J., Lachmann, F., Feldstein, S., Crown, C., & Jasnow, M. (2000). Systems Models in Development and Psychoanalysis: The case of Vocal Rhytm Coordination and Attachment. Infant Mental Health Journal, 21(1-2), 99-122.
    Beebe, B. B., & Lachmann, F. (1994). Representation and internalization in infancy: three principles of salience. Psychoanalytic Psychology, 11, 127-165.
    Beebe, B. B., Lachmann, F. F., & Jaffe, J. (1997). Mother-Infant Interaction Structures and Presymbolic Self and Obiect Representations. Psychoanalytic Dialogues, 7(2), 133-182 (tr. it. Le strutture di interazione madre-bambino e le rappresentazioni presimboliche del sé e dell'oggetto, Ricerca Psicoanalitica, 1999, 1910, 1991.
    Brazelton, T. B., Kozlowski, B., & Main, M. (1974). The origins of reciprocity. In M. Lewis & L. Rosenblum (Eds.), The effect of the infant on its caregiver. New York: Elsevier.
    Emde, R. N., Biringen, Z., Clyman, R., & Oppenheim, D. (1991). The moral self of infancy: Affective core and procedural knowledge. Developmental Review, 11, 251-270.
    Fagen, J. F., Morrongiello, B. A., Rovee-Collier, C., & Gekoski, M. J. (1984). Expectancies and memory retrieval in three -month -old infant. Child Development, 55, 936-943.
    Fogel, A. (1992a). Co-regulation, perception and action. Human Movement Science(11), 505-523.
    Fogel, A. (1992b). Movement and communication in human infancy: The social dynamics of development. Human Movement Science(11), 387-423.
    Fogel, A. (1993). Two principles of communication: Co-regulation and framing. In J. Nadel & L. Camaioni (Eds.), New Perspectives in Early Communicative Development. London: Routledge.
    Lewis, M., & Rosenblum, L. (Eds.). (1974). The effect of the infant on its caregiver. New York: Wiley-Interscience.
    MacFarlane, J. (1975). Olfaction in the development of social preferences in the humane neonate. In M. Hofer (Ed.), Parent-infant interaction. Amsterdam: Elseviere.
    Maine, M., & Salomon, J. (1990). Procedures for identifying infants as disorganized/disoriented during The Ainsworth Strange Situation. In M. Greenberg & D. Cicchetti & M. Cummings (Eds.), Attachment in the Preschool Years: Theory, Research and Intervention. Chicago: University Chicago Press.
    Sander, L. (1977). The regulation of exchange in the infant-caretaker system and some aspect of the context-content relationship. In M. Lewis & L. Rosenblum (Eds.), Interaction, Conversation, and the Development of Language. New York: Wiley.
    Sander, L. (1985). Toward a logic of organisation in psycho-biological development. In K. Klar & L. Siever (Eds.), Biologic Response Styles: Clinical implications. Washington, DC: American Psychiatric Press.
    Sander, L. (1995). Identity and the experience of specificity in a process of recognition. Psychoanalytic Dialogues(5), 579-593.
    Sander, L. W. (1962). Issues in early mother-child interaction. Journal of the American Academy of Child Psychiatry, 1, 141-166.
    Sander, L. W. (2000). Where are we going in the field of infant mental health? Infant Mental Health Journal, 21(1-2), 5-20.
    Schore, A. N. (1994). Affect Regulation and the origin of the Self: The neurobiology of emotional development. Hillsdale, NJ: Erlbaum.
    Stern, D. N. (1971). Una microanalisi dell'interazione madre-bambino. In D. N. Stern (Ed.), Le interazioni madre-bambino. Milano: Raffaello Cortina Editore, 1998.
    Stern, D. N. (1985). Il mondo interpersonale del bambino. Torino: Bollati Boringhieri, 1987.
    Stern, D. N. (1994). One way to build a clinically relevant baby. Infant Mental Health Journal, 15, 9-25.
    Stern, D. N., Sander, L. W., Nahum, J. P., Harrison, A. M., Lyons-Ruth, K., Morgan, A. C., Bruschweiler-Stern, N., & Tronick, E. Z. (1998). Non-interpretive mechanisms in psychoanalytic therapy. The "something more" than interpretation. The International Journal of Psycho-Analysis, 79, 903-921.
    Trevarthen, C. (1974). The psychobiology of speech development. In E. Lenneberg (Ed.), Language and brain: Developmental aspects (Vol. 12, pp. 570-585): Neurosciences Res. Program Bulletin.
    Tronick, E. Z., Als, H., Adamson, L., Wise, S., & Brazelton, T. B. (1978). The infant's response to entrapment between contradictory messages in face-to-face interaction. American Academy of Child Psychiatry, 17, 1-13.

    Altre letture
    Bacal H., Newman K. (1990) “Le teorie delle relazioni oggettuali e Psicologia del Sé”. Trad.it. Bollati Boringhieri, 1993.
    Bowlby, J. (1969). “Una base sicura”, Bollati Boringhieri.
    Fosshage, J. (1994) “Toward reconceptualizing transference: theoretical and clinical considerations”. Intern. J. of Psycho-Analysis, 75: 265-280
    Fosshage, J. (2004) “I rapporti tra la psicologia del sé e la psicoanalisi relazionale”, in Ricerca Psicoanalitica, XV, 2.
    Kohut, H. (1971) “Narcisismo e analisi del sé”, Bollati Boringhieri.
    Kohut, H. (1978), “La ricerca del sé”, Bollati Boringhieri.
    Kohut, H. (1984) "La cura psicoanalitica”, Bollati Boringhieri.
    Lacan, J. (1972-1973). “Il seminario. Libro XX. Ancora”. Einaudi.
    Lichtenberg, J., Lachmann, F., Fosshage, J. (1992) “Il sé e i sistemi motivazionali. Verso una teoria della tecnica psicoanalitica”, Astrolabio.
    Orange D., (1994) “Il controtransfert, l’empatia e il circolo ermeneutico” in AA.VV., “La prospettiva Intersoggettiva”, Borla.
    Orange D., Atwood G.E., Stolorow R.D., (1994) “La prospettiva intersoggettiva”, Borla.
    Orange, D., Atwood, G.E., Stolorow, R.D. (1997), “Intersoggettività e lavoro clinico”, Raffaello Cortina Editore.
    Orange, D., (1998)“Il testimone post-cartesiano e la professione psicoanalitica”, Pag. 2 - Self Rivista - Anno 1 n°3.
    Orange D., (2001), “La comprensione emotiva”, Astrolabio.
    Pancheri L., Paparo F. "Fattori terapeutici specifici e comuni in psicoanalisi: il self-righting”. XII Congresso Nazionale della Società Psicoanalitica Italiana, Trieste, 13-16 giugno 2002.
    Pancheri, L., Bonucci, C., (1999) "Autenticità nella relazione analitica come fattore terapeutico". Psicoterapia, 18, 27-39.
    Sander, L. (1977). “The regulation of exchange in the infant-caretaker system and some aspect of the context- content relationship.” In M., Lewis, & R. Rosenblum, (Eds.), Interaction, Conservation, and the Development of Language. New York: Wiley.
    Shane M., Shane E., Gales M. (2000). “Attaccamenti intimi. Verso una nuova psicologia del sé”. Astrolabio Ubaldini.
    Stern, D. (2005) “Il momento presente. In psicoterapia e nella vita quotidiana”, Raffaello Cortina.
    Stolorow R.D., Lachmann F. (1984-85) “Transference: the future of an illusion”. The Annual of psychoanalysis, 12/13: 19-37.
    Stolorow, R.D. (1978). “The concept of psychic structure: its metapsychological and clinical psychoanalytic meanings.” International Review of Psycho-Analysis, 5: 313-320.
    Tronick, E.Z., & Cohn, J.F. (1989). “Infant-mother face-to-face interaction: age and gender difference in co-ordination and the occurrence of miscoordination”. Child Development, 60,85-92.
    Winnicott, D. (1971) “Gioco e realtà”, Armando Editore.

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  14. #14
    Neofita L'avatar di gliss/79
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    Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo

    Non credo sia la stanza adatta per disquisire su orientamenti terapeutici, comunque spero che oltre a testi degli anni '60 e '70 un terapeuta si aggiorni sulle novità degli interventi di cura...studi del 2013 o almeno del 2010?? poi fra tutte le citazioni bibliografiche non c'è uno, dico uno studio evidence based sull'efficacia della cura...qui parliamo di trattamenti e non delle teorie che stanno alla base dei modelli...per conoscenza: anche i cognitivisti utilizzano gli stili di attaccamento per concettualizzare i casi...
    Forse non si sa di cosa si parla quando si dice trattamenti evidence-based....per capirci, è il metodo attraverso il quale la medicina moderna approva o meno un intervento terpeutico in base a studi su gruppi di pazienti, su gruppi di controllo, con studi a doppio cieco, ecc ecc...mi duole constatare che molti professionisti non abbiano la minima idea di cosa significhi aggiornamento professionale...serio...

  15. #15
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    Riferimento: terapeuta continuamente in ritardo

    Citazione Originalmente inviato da Melody82 Visualizza messaggio
    Egualmente, essendo ogni caso a se stante, vorrei non dover leggere che 7 anni di terapia siano "sbagliati" a prescindere.
    Non credo ci fosse questo tipo di messaggio, o almeno io non l’ho certo letto in questa maniera. D’altronde, io in primis so cosa ho ricevuto da questi 7 anni, e non saranno degli scambi “brevi” e decontestualizzati a farmi cambiare del tutto idea.
    Citazione Originalmente inviato da Melody82 Visualizza messaggio
    Per quanto riguarda la situazione descritta, sono senza parole.
    Credo questa sia una mancanza di rispetto di qualunque principio di qualunque forma di terapia, indipendentemente dal modello teorico-clinico.
    Mi dispiace quindi molto dover leggere situazioni simili.
    Spero tu possa trovare una persona di fiducia, in grado di sostenerti nel pieno rispetto di te come individuo, come paziente e nel rispetto della professione di psicoterapeuta da un punto di vista deontologico e fondativo.
    Non sono ancora certissima di come mi muoverò – non ho ancora lasciato l’attuale terapeuta. Ed avrei appuntamento domani alle 18.00. Vorrei parlargliene, sperando che arrivi ragionevolmente puntuale (ultimamente quando i ritardi erano eccessivi, non aspettavo e me ne tornavo a casa, saltando la seduta). Ma credo che sotto sotto io abbia fatto la mia scelta, ma mi spaventano un po’ le conseguenze
    Grazie per le indicazioni, anche quelle bibliografiche, che saranno sicuramente utilissime.

    Quando la paura incontra il dolore, c'è la pietà
    Quando l'amore incontra il dolore, c'è la compassione
    Quando la debolezza incontra il dolore, c'è la simpatia
    Quando la comprensione incontra il dolore, cè l'empatia



    Dany

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