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  1. #1

    Intelligenza . Neuroenchament - Sviluppo cognitivo

    Salve,
    vorrei sapere da voi quali siano le attuali ricerche e scoperte in termini di studio della intelligenza. Quali progressi sono stati realizzati sul cervello, e sullo sviluppo cognitivo? Per rendere la cosa più avvincente pongo una domanda poco "scientifica" e forse più "futuristica": non so chi di voi ha visto il film Limitless. Secondo voi sarà possibile un giorno come nel film ottenere una pillola che incrementa notevolmente le capacità cognitive?

    Grazie

  2. #2
    Partecipante Affezionato
    Data registrazione
    08-01-2013
    Messaggi
    71

    Riferimento: Intelligenza . Neuroenchament - Sviluppo cognitivo

    Domanda difficile a cui rispondere, soprattutto perché si rischia di rimanere confusi dalla discontinuità delle teorie riguardanti l'intelligenza relative ai diversi stadi temporali caratterizzanti lo studio di tale costrutto. Senza entrare troppo nel tecnico buttiamo giù qualche assunto che credo sia condivisibile.
    - l'intelligenza non è certamente un fattore oggettivo. Ci hanno provato spesso a sistematizzare e validare le misure che meglio si prestavano a misurare un costrutto tale, da Terman a Binet. Negli anni, con i vari sistemi teorici che si sono susseguiti nell'ambito della Psicologia si è cominciato a distinguere sempre più tipi di intelligenza. La performance di laboratorio che dimostrava una capacità del soggetto di eseguire un determinato compito non può essere considerata come misura unitaria. Certamente i costrutti introdotti nell'ultimo trentennio sono coerenti con quanto detto, basti pensare a costrutti come "Intelligenza Creativa" o "Intelligenza Sociale" o il più quotato "Personalità Intelligente.
    - l'intelligenza non è un fattore cognitivo isolabile. Non esiste una intelligenza quantitativa. Non è stato isolato "il processo modulare dell'intelligenza". E' nata prima la modalità di misurazione, e dopo il costrutto di intelligenza (che si è andato evolvendo nel tempo, assieme alla psicometria).
    - il quoziente intellettivo non è un indice completamente affidabile. Newton, Einstein, Curie, Leibniz hanno in comune tutti il fatto di possedere una gran capacità deduttiva e/o induttiva. Questo non vuol dire che non esista un essere umano che risulti avere un QI più alto di Einstein ma che comunque non è riuscito a sfondare in alcun campo dello scibile. Ad esempio una degli umani più intelligenti del mondo, donna, M. Von Savant possedeva un QI da Guinness dei Primati, eppure non ha dato contributi particolari in alcun campo disciplinare.

    Detto questo veniamo al dunque. La pillola di Limitless dubito che possa essere prodotta, se non su misura di chi la assume. Questo perché, poichè l'intelligenza non è un vero e proprio processo cognitivo, sarebbe difficile generalizzare e costruire una pillola universale dell'intelligenza. Se concordiamo con la visione piagetiana, l'intelligenza è una Capacità di Adattamento. E' intelligente colui che è abile nell'adattarsi all'ambiente in cui vive. Diversi ambienti aventi diverse regole, e di conseguenza aventi diversi modi di considerare l'intelligenza, concepiranno tale costrutto in maniera diversa e sempre relativa.

    Dobbiamo per cui stabilire cosa è "intelligenza". Mettiamo il caso che ad "intelligenza" attribuiamo l'accezione classica, intuitiva, un po' barbara del termine, diciamo allora che una "particolare intelligenza" sia la capacità di fare cose difficili che la media delle persone non riesce a fare. Spostiamo l'argomento sul cognitivismo e ti faccio un esempio. Può accadere che un bambino autistico si trovi in classe e che venga interrogato dal professore, il quale gli chiede se per caso sia in grado di ricordare le ultime pagine di un libro letto a casa. E' possibile che l'autistico reciti le ultime pagine del libro parola per parola; una performance incredibilmente notevole. Eppure è probabile che il bambino autistico non sia stato comunque in grado di capire il senso del libro. Le capacità di questo soggetto autistico saranno notevoli per la memorizzazione di figure, e ricordi di vario genere, eppure il suo deficit di comprensione di certo non gli permette di essere additato come particolarmente intelligente. Allora noi inferiamo che l'intelligenza è questo e non quello, questo e non quello, o solo questo o solo quello.

    Riporto un caso di T. L. Brink della Palo Alto School, che descrive un certo paziente A che a nove anni subì una ferita da arma da fuoco al lobo temporale sinistro. Perse la capacità di leggere ma acquisì improvvisamente abilità di meccanico: era in grado di smontare e rimontare oggetti complessi senza istruzioni. Questo è ciò che possiamo definire come stato cognitivo alterato.
    Un articolo interessante di Snyder, Ellwood e Chi tratta l'argomento delle abilità dei savant conseguenti a degenerazione del lobo temporale anteriore sinistro. In uno studio hanno somministrato alcuni compiti matematici intuitivi ma non propriamente semplice ad alcuni soggetti. Nella condizione sperimentale hanno poi disposto in maniera differente catodi e anodi sui lobi temporali sinistro e destro. Ad alcuni soggetti si cercava di disattivare il lobo sinistro e attivare il destro, in altri viceversa. I risultati furono che in base alla condizione sperimentale i pazienti eseguivano poi una migliore performance rispetto alla norma in compiti matematici nuovi ed avanzati rispetto ai precedenti.

    Il problema è capire quale "modello cognitivo" utilizzare per eseguire un determinato compito. Si potrebbe necessitare di abilità semantiche, oppure di abilità letterali particolarmente discriminatorie; di abilità di astrazione, piuttosto che di abilità pragmatiche. Chi riesce ad attuare facilmente una strategia di elaborazione di un certo tipo per un certo compito, potrebbe trovare difficoltà nell'attuare una strategia di elaborazione per un altro compito che magari riesce facile ad un altro soggetto.

    In conclusione, e ho semplificato il più possibile la questione, non è tanto questione di trovare la pillola che "potenzi" in maniera oggettiva le capacità cognitive. Ma si tratta di trovare un modo strategico per "disattivare un po' qua e riattivare un po' di là" i pattern neurali relativi a particolari funzioni cognitive. Funzioni che comunque dipendono dal substrato neurale del soggetto, dalla circostanza in cui si trova e soprattutto dipendono da come noi, uomini, inferiamo il concetto di intelligenza. Quindi direi che la pillola di Limitless è una bella stronzata. E' più complesso di come sembra. La questione non è affatto intuibile e di certo il costrutto di cui parliamo non è certo unificabile.

  3. #3

    Riferimento: Intelligenza . Neuroenchament - Sviluppo cognitivo

    Interessante discussione.

    Intelligenza: che cos'è? Boh! In ogni caso, è roba vecchia
    Condivido con Marco l'idea che occorre innanzitutto stabilire cosa si intende per intelligenza.
    Sarò provocatorio, ma credo questo termine sia ormai superato. Intelligenza, misura del QI, ecc. parliamo di roba degli anni '20, anche paradossali (sappiamo come misurare il QI di una persona, ma non sappiamo definire esattamente cosa indichi quel valore).
    Il termine “intelligenza” è un po’ demodè un po' come il concetto di "inconscio", anzichè di inconsapevolezza (e qui mi aspetto la reazione scatenata degli psicoanalisti ).

    Attenzione: non sto negando l'esistenza di certi costrutti, o meglio, di certi oggetti di studio.
    Sto dicendo che oggi abbiamo modelli teorici migliori per descrivere e spiegare certi fenomeni.
    Nel caso dell'intelligenza, oggi è molto più probabile trovare il termine funzioni esecutive, comparso in letteratura negli ultimi anni, di pari passo alle ricerche di neuroimaging sui lobi frontali.

    Perché è meglio parlare di funzioni esecutive?
    Innanzitutto perchè esiste un corrispettivo neurobiologico di tali processi (scusate se è poco!)
    Inoltre, si tratta di processi in gran parte cognitivi (pianificazione, ragionamento, astrazione), ma anche emotivi e sociali (pensate al ruolo della corteccia prefrontale ventromediale), dunque in qualche modo rispecchiano la valenza adattativa-ambientale che caratterizza il costrutto di intelligenza.
    Andate a dare un occhio alla nuova edizione della WAIS, si parla di working memory, ragionamento, riordinamento simboli, ecc. insomma, è una batteria sulle funzioni esecutive bella e buona!
    Probabilmente usarla in neuropsicologia (dell’adulto) ha poco senso, poiché di quel maledetto valore finale (QI) nessuno sa cosa farne ai fini riabilitativi

    Quali limitazioni ci sono a parlare di funzioni esecutive?
    Se da un lato si fa un passo avanti, dall’altro si rischia di farne uno indietro. Infatti, così come il termine “intelligenza”, anche “funzioni esecutive” è un termine ombrello, spesso usato a sproposito, che racchiude una serie di processi più o meno definiti. Penso però che la direzione in cui stiamo andando sia quella giusta, per il fatto che la ricerca è strettamente legata ai correlati neurobiologici.

    Una pillola per incrementare le capacità cognitive
    Non ho visto il film Limitless, quindi non so dirti se esiste o meno con quell’accezione.
    So per certo però che esistono diverse sostanze in grado di aumentare le prestazioni cognitive o ridurre il loro declino
    Vengono chiamate nootrope, molte sono sostanze naturali, altre sono sintetiche.
    Le questioni principali sono:
    - non ci sono abbastanza ricerche per confermarne l’efficacia, sia in individui malati (es. Alzheimer) che sani
    - non si sa quali siano gli effetti (colleterali e non) a lungo termine
    - secondo alcuni neuroscienziati l’iperattivazione farmacologica di una funzione cognitiva porterebbe all’ipoattivazione di altre aree
    - c’è un dibattito bioetico in corso: occorre regolamentarne l’uso, il dosaggio. se sì, in che modo?

    Per saperne di più c’è la pagina di wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Nootropo
    Se riesco a trovarlo, allegherò un interessante documento in cui viene descritto nel dettaglio questo fenomeno (in espansione soprattutto tra gli universitari americani).
    Ultima modifica di psychocircus : 23-09-2014 alle ore 18.36.09

  4. #4

    Riferimento: Intelligenza . Neuroenchament - Sviluppo cognitivo

    Ciao,
    come promesso, allego in basso il documento di cui parlavo sul tema del neuroenhancement.
    Il testo, firmato dal Comitato Nazionale della Bioetica, descrive molto bene questo fenomeno, che è in espansione, e mette in evidenza potenzialità e rischi.
    Di seguito ho incollato un piccolo passaggio, come anteprima.

    L’enhancement farmacologico delle capacità cognitive: aspetti attuali e prospettive

    Il ricorso a sostanze di vario genere (caffeina, nicotina, anfetamine etc...) per migliorare la resistenza alla fatica e le prestazioni intellettuali ha, come è noto, una lunga storia; la ‘novità odierna sta, piuttosto, nella disponibilità di una farmacopea più sofisticata, sviluppata per il trattamento di sindromi e patologie psichiatriche e neurologiche (Alzheimer, Parkinson, demenza, sindrome da deficit di attenzione e iperattività, narcolessia, autismo etc.), il cui utilizzo da parte di soggetti ‘sani’ sembrerebbe incrementarne in qualche misura –sebbene con risultati contraddittori - la memoria a breve termine, le capacità di concentrazione e di apprendimento, il controllo cognitivo (che rappresentano, va sottolineato, solo alcuni aspetti delle nostre attività mentali). Nell’ultimo decennio per questa categoria di ‘neurostimolatori’, o ‘nootropici’, molteplici etichette sono state coniate, in dipendenza tanto da un implicito giudizio positivo/negativo sul loro utilizzo non-medico, quanto dall’intento di suggerire delle analogie con altre tipologie di interventi sul corpo considerate lecite/illecite: smart drugs (droghe intelligenti), lifestyle drugs (sostanze destinate a modificare lo stile di vita), viagra for the brain (viagra del cervello), cosmetic neurology (neurologia estetica), doping cerebrale etc..
    Fra le molecole in questione, il cui consumo continuativo sarebbe diffuso soprattutto fra gli studenti dei Colleges e delle Università statunitensi e canadesi, vi sono ad es. le ampachine, che promettono di potenziare l’attività cerebrale nei disturbi della memoria e dell’attenzione, e quelle immesse sul mercato per il trattamento dell’ADHD, come il metilfenidato, o per la cura della narcolessia e dell’apnea notturna, come il modafinil, sostanza che, intervenendo sui meccanismi sonno-veglia, consente a soggetti ‘sani’ di stare svegli per molte più ore del normale in condizioni di lucidità e concentrazione.
    Stando ai dati rinvenibili nella letteratura di lingua inglese interessata al fenomeno del consumo di FPC, la stima, per quanto riguarda i Colleges e le Università nordamericane, è intorno al 7%-8% degli studenti, con picchi fino al 25% o addirittura al 37%; ma anche fra i docenti, i professionisti e i managers il fenomeno sarebbe in espansione. Non sorprende allora che questa letteratura tenda a presentare i campus universitari come una sorta di laboratorio per la sperimentazione nootropica, dove ogni giorno giovani studenti condurrebbero esperimenti sui propri cervelli assumendo sostanze per migliorare le proprie prestazioni scolastiche e sentirsi più competitivi con minor stress. Per quanto riguarda poi il 'dove' vengono reperiti i FPC, secondo uno studio recente il 52% di chi ne fa uso si avvale di una prescrizione medica (anche contraffacendo i sintomi dell’ADHD), il 14% si rivolge a farmacie compiacenti, mentre il restante 34% li acquista tramite Internet, dove abbondano le c.d. cyberfarmacie, o al mercato nero nei campus, senza curarsi dei rischi aggiuntivi che ciò può comportare16.
    Da aggiungere che i neurostimolatori attualmente in circolazione hanno, comunque, tutti un’efficacia molto limitata, mentre pongono non pochi problemi riguardo alla loro ‘sicurezza’; tuttavia, poiché le industrie farmaceutiche stanno investendo una gran quantità di denaro e di tempo nello sviluppo di molecole destinate alla cura del declino cognitivo (fisiologico e patologico), sono molti a pensare che verranno presto affiancati da una farmacopea più sicura ed efficace. La richiesta, si dice, non manca da parte di una popolazione che invecchia e non sopporta di perdere la memoria, di genitori intenzionati a stimolare i figli con qualunque metodo, di studenti e professori impegnati a competere gli uni con gli altri nell’arena accademica, di professionisti stressati da ritmi di lavoro insostenibili. C’è chi ritiene, pertanto, che in un futuro molto prossimo le neuroscienze faranno decisivi progressi riguardo alla comprensione dei nostri complicati meccanismi cerebrali e che verranno messi a punto dei potenziatori cognitivi più validi di quelli oggi disponibili: alcune persone li utilizzeranno come terapia, altre perché ne hanno un bisogno ‘borderline’ e altre semplicemente per avvantaggiarsi nella competizione. Ma c’è anche chi è arrivato a sostenere - sulla base di una concezione del funzionamento mentale fortemente biologistica - che gli stessi valori democratici alla base dei nostri sistemi di istruzione pubblica militerebbero a favore dell’istituzionalizzazione del potenziamento cognitivo farmacologico nel settore scolastico, e più in generale nel processo educativo, qualora si arrivasse allo sviluppo di FPC oltre che più sicuri anche capaci di assicurare un miglior funzionamento dei normali processi cognitivi. Stando ai fautori di questa concezionena (peraltro criticata da più parti), l’istituzionalizzazione del potenziamento cognitivo, alle condizioni sopradescritte, anziché innescare nuove diseguaglianze potrebbe mitigare quelle esistenti e, al contempo, contribuire a correggere per via biochimica quei difetti cognitivi che rientrano nella ‘normalità’ umana e che ostacolano il funzionamento ottimale delle nostre capacità mentali.


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