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  1. #1
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    Domanda esistenziale sul destino

    E il titolo del topic la direbbe già lunga.Ora sono ancora giovane,ma in poco tempo ho maturato in base a le mie ultime esperienze la sensazione di come ci sono semplicemente cose che non si possono cambiare,per quanto tu possa remarci contro e cose che,malauguratamente, non dipendono direttamente da te.
    A queste cose io generalmente dò il nome di destino,fato,fortuna.
    Viviamo in una società forse ambivalente, tollerante almeno in tantissimi aspetti,intollerante nei confronti però dell' errore.Al singolo viene dato un enorme peso e valore per quello che riguarda la proprio realizzazione,in termini di successo personale,in quanto la società offre,rispetto ad anni addietro(pensiamo ad esempio alla crescita esponenziale di classi sociali come quelle della borghesia)moltissime opportunità di successo e crescità al singolo.
    E' pur vero però che non siamo tutti uguali.Ed è pur vero però che ci sono cose che-almeno esperienza personale-non puoi o potrai mai cambiare,per quanto ti ci sforzi.
    Quando il singolo fallisce la società generalmente lo ripudia.Perchè è in parte anche un suo fallimento.
    Ecco allora mi domando,assodato che credo in cuor nostro ognuno riconosca come il fato è universale e lo sperimentiamo tutti,quanto risulta giusto fare una colpa del fallimento di un singolo quando non può essere detto dipeso completamente da esso da piuttosto da fattori estranei?
    E' giusto ritenere un criminale una persona che ha compiuto una rapina quando l'unica opportunità di sviluppo che gli è stata data è quella di vivere di sotterfugi a causa della sua famiglia,ceto sociale?
    Una persona che nasce e vive in quartieri degradati come le vele di scampia o lo zen di palermo in che misura deve sentirsi responsabile del proprio fallimento sociale?

    E in termini,non meramente sociali,voi che ne pensate del destino?Esiste secondo voi qualcosa che sfugge alle nostre scelte?E in che misura incide sulla nostra esistenza?
    E se si come vi ponete dinnanzi ad esso?
    La nostra vita è già scritta?
    Ps:ovviamente non voglio giustificare i crimini con questo discorso eh
    Ultima modifica di Fakeplastictree : 25-07-2014 alle ore 21.22.08

  2. #2
    L'avatar di Haruka
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    Riferimento: Domanda esistenziale sul destino

    Citazione Originalmente inviato da Fakeplastictree Visualizza messaggio
    E' pur vero però che non siamo tutti uguali.Ed è pur vero però che ci sono cose che-almeno esperienza personale-non puoi o potrai mai cambiare,per quanto ti ci sforzi.
    Quando il singolo fallisce la società generalmente lo ripudia.Perchè è in parte anche un suo fallimento.
    [...]
    E in termini,non meramente sociali,voi che ne pensate del destino?Esiste secondo voi qualcosa che sfugge alle nostre scelte?E in che misura incide sulla nostra esistenza?
    E se si come vi ponete dinnanzi ad esso?
    La nostra vita è già scritta?
    Wow questo si che è un argomento interessante Mi piace molto come spunto di riflessione
    Parlo ovviamente per me, senza voler convincere nessuno: il destino di una persona è scritto fino a quando non decide di cambiarlo.
    Mi spiego meglio: di certo nascere e crescere in un posto chiaramente svantaggiato non aiuta. Non aiuta soprattutto quando l'accesso alle informazioni è limitato, a causa della tua famiglia o del posto dove cresci: una persona che date le informazioni utili decide di rimanere in un posto ancorato, anche se il posto non lo aiuta, e non cambia la sua situazione non può dare la colpa al "destino" ma solo a sè stesso.
    Questo quando, ovviamente, la persona potrebbe fare qualcosa. Se nasci e cresci in un Paese dove ti piovono le bombe in testa e l'ultimo dei pensieri di chi hai intorno è darti gli strumenti per cambiare, allora in quel caso hai poca scelta. Ma nel momento in cui potresti fare qualcosa e non la fai, allora sei tu che stai scegliendo di non fare niente ed è una scelta esattamente come quella di fare qualcosa.
    Non che sia semplice, spesso, cambiare le proprie situazioni: ma se noi per primi non partiamo, chi ci leverà le castagne dal fuoco?
    La vera sfida della società, secondo me, è offrire gli strumenti alle persone per migliorare le proprie condizioni: se poi questi strumenti non vengono usati, la responsabilità si trasferisce sulla persona ed inutile tirare in ballo destino, fato o chi per loro

    Per quanto riguarda la domanda se esiste o meno il destino, io penso che la vita sia data da fortuna (esiste) e capacità di scelta e azione. Se ti dice sfiga, tu puoi comunque dare una direzione. Il potere del singolo è molto più grande di quello che ognuno di noi ama pensare.

    Come sempre, just my 2 cents.

  3. #3
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    Riferimento: Domanda esistenziale sul destino

    Citazione Originalmente inviato da Haruka Visualizza messaggio
    Wow questo si che è un argomento interessante Mi piace molto come spunto di riflessione
    Parlo ovviamente per me, senza voler convincere nessuno: il destino di una persona è scritto fino a quando non decide di cambiarlo.
    Mi spiego meglio: di certo nascere e crescere in un posto chiaramente svantaggiato non aiuta. Non aiuta soprattutto quando l'accesso alle informazioni è limitato, a causa della tua famiglia o del posto dove cresci: una persona che date le informazioni utili decide di rimanere in un posto ancorato, anche se il posto non lo aiuta, e non cambia la sua situazione non può dare la colpa al "destino" ma solo a sè stesso.
    Questo quando, ovviamente, la persona potrebbe fare qualcosa. Se nasci e cresci in un Paese dove ti piovono le bombe in testa e l'ultimo dei pensieri di chi hai intorno è darti gli strumenti per cambiare, allora in quel caso hai poca scelta. Ma nel momento in cui potresti fare qualcosa e non la fai, allora sei tu che stai scegliendo di non fare niente ed è una scelta esattamente come quella di fare qualcosa.
    Non che sia semplice, spesso, cambiare le proprie situazioni: ma se noi per primi non partiamo, chi ci leverà le castagne dal fuoco?
    La vera sfida della società, secondo me, è offrire gli strumenti alle persone per migliorare le proprie condizioni: se poi questi strumenti non vengono usati, la responsabilità si trasferisce sulla persona ed inutile tirare in ballo destino, fato o chi per loro

    Per quanto riguarda la domanda se esiste o meno il destino, io penso che la vita sia data da fortuna (esiste) e capacità di scelta e azione. Se ti dice sfiga, tu puoi comunque dare una direzione. Il potere del singolo è molto più grande di quello che ognuno di noi ama pensare.

    Come sempre, just my 2 cents.
    Si condivido gran parte del tuo ragionamento.C'è però un piccolo elemento su cui non mi trovo d'accordo.
    Non che sia semplice, spesso, cambiare le proprie situazioni: ma se noi per primi non partiamo, chi ci leverà le castagne dal fuoco?
    Ed è questo.Se ammettimo l'esistenza di un destino....mi viene automaticamente in mente un immagine.Il destino per me è trovarsi in un fiume e lasciarsi trascinare dalla corrente ok?Per questo motivo avevo prima utilizzato l'immagine del remare contro,da intendersi come gli sforzi che uno può compiere per "resistere" ed essere fautore della propria esistenza
    Ma questo però,questo nuotare contro corrente comporta
    a)sforzi
    b)rischi
    c)la non certezza che il risultato finale,l'obiettivo e il traguardo sarà raggiunto
    Assodato che ci sono semplicemente persone che nascono con soldi e un futuro radioso senza fare una beata ceppa per tutto il corso della loro vita,per quale motivo un'altra persona meno fortuna e destinata ad esserlo anche in futuro(a meno che non si creda nel "mito" o "favola" del self-made man,che proprio in questo periodo storico/sociale appare più come una illusione o chimera che altro)dovrebbe lottare e sforzarsi per cercare di ottenere qualcosa che a quanto pare non è nemmeno scontata che avrà a prescindere dagli sforzi e dalla volontà che ha messo?
    Il gioco vale la candela?

  4. #4
    L'avatar di Haruka
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    Riferimento: Domanda esistenziale sul destino

    Citazione Originalmente inviato da Fakeplastictree Visualizza messaggio
    Assodato che ci sono semplicemente persone che nascono con soldi e un futuro radioso senza fare una beata ceppa per tutto il corso della loro vita,per quale motivo un'altra persona meno fortuna e destinata ad esserlo anche in futuro(a meno che non si creda nel "mito" o "favola" del self-made man,che proprio in questo periodo storico/sociale appare più come una illusione o chimera che altro)dovrebbe lottare e sforzarsi per cercare di ottenere qualcosa che a quanto pare non è nemmeno scontata che avrà a prescindere dagli sforzi e dalla volontà che ha messo?
    Il gioco vale la candela?
    Beh perché altrimenti che vita è, mi verrebbe da rispondere
    Ok: ci sono persone che nascono già con i soldi ed un futuro radioso. Alcuni se li godono, altri finiscono morti nella vasca da bagno perché si annoiano Eppure quante volte senti, e hai pensato anche tu come me, "ma come? ha tutto dalla vita?" Dai la stessa situazione in mano a due persone e potrà capitare che la storia prenda due direzioni diverse.
    Dopotutto quello di cui parli tu (sforzi, rischi, la non certezza del risultato finale) è il rischio imprenditoriale: la favola del self-made man, per l'appunto

    Bada bene: non sto dicendo che il destino che abbiamo (e per destino intendo il senso, il "fiume" come lo chiami tu, verso cui la nostra vita andrebbe senza fare attivamente niente) sia sempre sbagliato a priori. Può anche darsi che il destino che ti trovi vada benissimo, anzi sia una gran botta di fortuna Magari anche quello che fa le rapine è contentissimo di farle: è il suo destino e ci sguazza dentro di gusto, chi lo può sapere?
    Io parlo dell'importanza dell'azione quando il destino che abbiamo non ci piace. Tu dici, in apertura di thread:

    Una persona che nasce e vive in quartieri degradati come le vele di scampia o lo zen di palermo in che misura deve sentirsi responsabile del proprio fallimento sociale?
    Se lo vive come un fallimento, si.

    Di base a tutti piacerebbe essere ricchi e felici e, a mio avviso, è alla base dell'insoddisfazione che attanaglia la società di oggi. Se non sei bello, magro, ricco, innamorato e ovviamente ricambiato, possibilmente invidiato allora non sei felice. E' una tale fatica stare appresso a tutte queste cose, una cosa così inutile e dannosa, che c'è gente che passa tutta la vita rincorrendo le boiate senza godersi un secondo di quello che ha. Per poi dare la colpa ad altro (il destino? il prossimo? Dio?) e mai a sè stesso.

    No, non c'è certezza che il risultato finale sarà raggiunto. Nemmeno che tu sia il famoso "self-made man". Ma ti dico: tutti quelli che nella vita sono riusciti a fare quello che volevano (o così ci raccontano) in comune c'avevano che hanno provato Quindi posso dire: si, il gioco vale la candela anche se perdi. Anche solo per poter dire "Almeno c'ho provato e non sono stato trascinato dal fiume senza provare a nuotare controcorrente!" Bisogna provarci, nella vita. Certo: con un minimo di intelligenza e pianificazione. Ma bisogna farlo.

    Steve Jobs, nel suo discorso di Stanford che adoro, diceva che bisogna svegliarsi la mattina pensando che si dovrà morire: il fatto di sapere che prima o poi moriremo è una grande spinta per capire che non c'è niente, nulla, assolutamente nulla, che possa frenare quello che vogliamo fare. Quando ho deciso di prendere e andare a vivere all'estero, un sacco di gente mi ha detto "uau che passo enorme." Il vero passo enorme è stato capire che non perdevo niente: che prima o poi perderò comunque tutto e allora, e che diavolo, almeno me la godo! Magari tra due anni vivrò sotto i ponti di Montréal ma, amen!

  5. #5
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    Riferimento: Domanda esistenziale sul destino

    Citazione Originalmente inviato da Haruka Visualizza messaggio
    Beh perché altrimenti che vita è, mi verrebbe da rispondere
    Ok: ci sono persone che nascono già con i soldi ed un futuro radioso. Alcuni se li godono, altri finiscono morti nella vasca da bagno perché si annoiano Eppure quante volte senti, e hai pensato anche tu come me, "ma come? ha tutto dalla vita?" Dai la stessa situazione in mano a due persone e potrà capitare che la storia prenda due direzioni diverse.
    Dopotutto quello di cui parli tu (sforzi, rischi, la non certezza del risultato finale) è il rischio imprenditoriale: la favola del self-made man, per l'appunto

    Bada bene: non sto dicendo che il destino che abbiamo (e per destino intendo il senso, il "fiume" come lo chiami tu, verso cui la nostra vita andrebbe senza fare attivamente niente) sia sempre sbagliato a priori. Può anche darsi che il destino che ti trovi vada benissimo, anzi sia una gran botta di fortuna Magari anche quello che fa le rapine è contentissimo di farle: è il suo destino e ci sguazza dentro di gusto, chi lo può sapere?
    Io parlo dell'importanza dell'azione quando il destino che abbiamo non ci piace. Tu dici, in apertura di thread:


    Se lo vive come un fallimento, si.

    Di base a tutti piacerebbe essere ricchi e felici e, a mio avviso, è alla base dell'insoddisfazione che attanaglia la società di oggi. Se non sei bello, magro, ricco, innamorato e ovviamente ricambiato, possibilmente invidiato allora non sei felice. E' una tale fatica stare appresso a tutte queste cose, una cosa così inutile e dannosa, che c'è gente che passa tutta la vita rincorrendo le boiate senza godersi un secondo di quello che ha. Per poi dare la colpa ad altro (il destino? il prossimo? Dio?) e mai a sè stesso.

    No, non c'è certezza che il risultato finale sarà raggiunto. Nemmeno che tu sia il famoso "self-made man". Ma ti dico: tutti quelli che nella vita sono riusciti a fare quello che volevano (o così ci raccontano) in comune c'avevano che hanno provato Quindi posso dire: si, il gioco vale la candela anche se perdi. Anche solo per poter dire "Almeno c'ho provato e non sono stato trascinato dal fiume senza provare a nuotare controcorrente!" Bisogna provarci, nella vita. Certo: con un minimo di intelligenza e pianificazione. Ma bisogna farlo.

    Steve Jobs, nel suo discorso di Stanford che adoro, diceva che bisogna svegliarsi la mattina pensando che si dovrà morire: il fatto di sapere che prima o poi moriremo è una grande spinta per capire che non c'è niente, nulla, assolutamente nulla, che possa frenare quello che vogliamo fare. Quando ho deciso di prendere e andare a vivere all'estero, un sacco di gente mi ha detto "uau che passo enorme." Il vero passo enorme è stato capire che non perdevo niente: che prima o poi perderò comunque tutto e allora, e che diavolo, almeno me la godo! Magari tra due anni vivrò sotto i ponti di Montréal ma, amen!
    Mi piace il tuo modo di pensare che si fonda sul primato del punto di vista del soggetto,ma io non sono d'accordo.
    Non credo che il soggettivismo radicale sia la soluzione al problema.Un delinquente può essere contento di delinquere ed un fallito può essere felice di esserlo.Cambia la prospettiva e il punto di vista ma la situazione,di fatto resta la stessa.Mi sono sempre chiesto fino a che punto l'accettazione professata dalla psicologia della Gestalt sia la vera maniera ottimale per rapportarsi al mondo.Accettare le cose non significa essere schiavi del destino?Ci si pone in maniera positiva rispetto ad esso,si ma non lo si cambia.
    E' questo che intendo.Il soggetto può cambiare quanto vuole il proprio punto di vista nei confronti dell'oggetto,ma ciò nonostante l'oggetto resta lo stesso.
    Ci è davvero data una minuscola possibilità nella nostra vita di cambiare l'oggetto solo mediante la nostra azione?
    Cioè se io sono felice di essere un fallito,magari mi sento meno fallito,ma per gli altri,lo resto lo stesso.Non sò se mi spiego o se ci capiamo
    Possiamo mentire quanto vogliamo quando diciamo che non ci importa del giudizio altrui:semplicemente non è vero.Perchè siamo sempre una risultante di noi stessi in rapporto al giudizio altrui.Altrimenti non si parlerebbe di sè come specchio et similia....

  6. #6
    Postatore Compulsivo L'avatar di joker.the.mad
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    Riferimento: Domanda esistenziale sul destino

    Citazione Originalmente inviato da Fakeplastictree Visualizza messaggio
    Cioè se io sono felice di essere un fallito,magari mi sento meno fallito,ma per gli altri,lo resto lo stesso.
    Se a te importa del giudizio degli altri, ovviamente, non potrai dire di essere felice della tua situazione.....
    L'argomento che hai affrontato offre infiniti spunti di discussione, non fosse altro perché il concetto di destino è una di quelle questioni cardine su cui, da sempre, si è arrovellato il pensiero umano, da quello dei grandi filosofi a quello del più umile servo della gleba.
    Che esista il destino, mi pare fuor di dubbio, che si possa cambiare pure... Il punto, se vogliamo meramente quantitativo, è QUANTO possiamo realmente incidere noi nel determinare il nostro destino e con che percentuale di riuscita: è qui che le idee divergono, tra chi ritiene che alla propria condizione di partenza non si possa sfuggire, per quanti sforzi si facciano e chi, al contrario, sia convinto che ognuno sia "artefice del proprio destino". Ovviamente, nel determinare le differenti posizioni intervengono sia le proprie esperienze personali ( Zuckerberg sarà sicuramente convinto che con la propria volontà si possa piegare la realtà ai propri desideri, indipendentemente dalle proprie condizioni di partenza ), che le proprie idee politiche ( con i liberisti innamorati della favola del "self made man" molto più dei socialisti ), che quelle religiose ( ricorda il "libero arbitrio"... ).
    Io, personalmente, dò ragione a tutti e a nessuno... Sono convinto che il destino abbia un ruolo preponderante, che le nostre capacità di cambiarlo siano tutto sommato limitate, ma che questo non possa essere un alibi per non fare nulla, per accettarlo supinamente.... Men che meno per giustificare atteggiamenti auto-assolutori o giustificazioni nei confronti di comportamenti illegali o immorali.
    Diceva Oscar Wilde, ed aveva abbastanza ragione, che la felicità non si raggiunge ottenendo ciò che si desidera, ma desiderando ciò che si ha....
    Pure, l'Umanità è andata avanti nella storia solo perché in tanti hanno desiderato ( riuscendoci ) di ottenere ciò che non avevano....

  7. #7
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    Riferimento: Domanda esistenziale sul destino

    Fake forse non mi sono spiegata al meglio: dici bene quando dici "se io sono felice di essere un fallito, magari mi sento meno fallito, ma per gli altri, lo resto lo stesso". Hai ragione: ho parlato solo dell'ambito soggettivo e non, sbagliando, di come il soggetto faccia qualcosa che si ripercuote all'interno del gruppo. Era una spiegazione troppo marginale la mia
    Ora ci ragiono su (qui da me sono le 10.30 ed il caffè ancora stenta ad entrare in circolo !) e vedo di integrare come meglio posso

    Sono convinto che il destino abbia un ruolo preponderante, che le nostre capacità di cambiarlo siano tutto sommato limitate, ma che questo non possa essere un alibi per non fare nulla, per accettarlo supinamente.... Men che meno per giustificare atteggiamenti auto-assolutori o giustificazioni nei confronti di comportamenti illegali o immorali.
    Ecco, perfettamente d'accordo

  8. #8
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    Riferimento: Domanda esistenziale sul destino

    Citazione Originalmente inviato da joker.the.mad Visualizza messaggio
    Se a te importa del giudizio degli altri, ovviamente, non potrai dire di essere felice della tua situazione.....
    L'argomento che hai affrontato offre infiniti spunti di discussione, non fosse altro perché il concetto di destino è una di quelle questioni cardine su cui, da sempre, si è arrovellato il pensiero umano, da quello dei grandi filosofi a quello del più umile servo della gleba.
    Che esista il destino, mi pare fuor di dubbio, che si possa cambiare pure... Il punto, se vogliamo meramente quantitativo, è QUANTO possiamo realmente incidere noi nel determinare il nostro destino e con che percentuale di riuscita: è qui che le idee divergono, tra chi ritiene che alla propria condizione di partenza non si possa sfuggire, per quanti sforzi si facciano e chi, al contrario, sia convinto che ognuno sia "artefice del proprio destino". Ovviamente, nel determinare le differenti posizioni intervengono sia le proprie esperienze personali ( Zuckerberg sarà sicuramente convinto che con la propria volontà si possa piegare la realtà ai propri desideri, indipendentemente dalle proprie condizioni di partenza ), che le proprie idee politiche ( con i liberisti innamorati della favola del "self made man" molto più dei socialisti ), che quelle religiose ( ricorda il "libero arbitrio"... ).
    Io, personalmente, dò ragione a tutti e a nessuno... Sono convinto che il destino abbia un ruolo preponderante, che le nostre capacità di cambiarlo siano tutto sommato limitate, ma che questo non possa essere un alibi per non fare nulla, per accettarlo supinamente.... Men che meno per giustificare atteggiamenti auto-assolutori o giustificazioni nei confronti di comportamenti illegali o immorali.
    Diceva Oscar Wilde, ed aveva abbastanza ragione, che la felicità non si raggiunge ottenendo ciò che si desidera, ma desiderando ciò che si ha....
    Pure, l'Umanità è andata avanti nella storia solo perché in tanti hanno desiderato ( riuscendoci ) di ottenere ciò che non avevano....
    No ma io condivido quanto dici tu però su alcune cose non mi trovo propriamente d'accordo.A mio avviso il giudizio altrui non è solo importante ma essenziale.Siamo sempre in una certa misura anche come siamo definiti dagl'altri.L'estremo della strafottenza(chiamiamola cosi) del giudizio altrui è la psicosi secondo me,il mondo dell'immaginazione.Io sono uno studente perchè lo sono e anche perchè vengo riconosciuto come tale.Non è che se mi sento un maestro e vengo riconosciuto come studente allora io ho ragione e loro hanno torto.Il giudizio altrui secondo me è essenziale perchè dà riconoscimento e leggittimità per quello che si è e credo sia da questo punto di vista essenziale quanto il riconoscimento dato da noi stessi a quello che sentiamo di essere(o vorremmo essere...)


    Per quello che riguarda il destino.Io ho studiato psicologia dello sviluppo.E' incredibile come si ribadisca frequentissimamente che lo sviluppo di una persona sia dato dall'interazione tra geni e ambiente.Quando studiai tale materia,ho sempre pensato che l'ambiente era un'opportunità per sfuggire allo scivinismo dei geni(cit.) nel determinare chi siamo e chi diventeremo.A conti fatti però anche il contesto di appartenenza è un qualcosa che non scegli esattamente quanto i geni che ti compongono e ti impongono ad esempio il tuo colore di capelli.
    Ovviamente facevi l'esempio di zuckenberg e di come possa ritenere che si è artefici del proprio destino.Zuckenberg è nato però nella silicon valley e ha frequentato un college che gli ha dato opportunità simili.Non ha scelto lui dove nascere, e,pensavo proprio ad un ironico articolo che mostrava cosa sarebbe accaduto se steve jobs fosse nato a napoli anzichè negl'Usa,illustrando come forse non sarebbe mai diventato un grande imprenditore se fosse nato in una simile realtà.

    Hai parlato anche di quanto.La sfida è determianre quanto il destino esista.Ecco allora sulla base di quello che un pò ingenuamente ho scritto io mi chiedo:e se il destino fosse proprio il differente grado di potenziale atto a modificarlo che varia in ciascuno di noi?
    Invece di pensare al destino come un qualcosa di già scritto,forse il destino è la capacità di scriverlo,che è diversa,in base a fattori che non controlliamo direttamente.

  9. #9
    La vita sognata L'avatar di Antonia
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    Riferimento: Domanda esistenziale sul destino

    Io credo molto al destino, nel senso che secondo me per tanto che possiamo fare difficilmente, con le nostre sole forze, possiamo cambiare la nostra indole e la nostra situazione ambientale. Se una persona nasce caratterialmente in un certo modo, se vuole cambiare il proprio carattere, dovrà tenere in conto che, per quanto lo possa volere, potrà migliorarlo ma non potrà stravolgerlo, io ad esempio so che non potrò mai diventare un'oratrice, anche se lo desidero molto, ma non per scarsa volontà, ma perché è innata in me una timidezza che mi porterò sempre dietro e che mi fa vivere male situazioni in cui sono al centro dell'attenzione, posso però lavorare sulle piccole cose, sulle situazioni più semplici. Allo stesso modo se una persona nasce in un ambiente svantaggiato, se non ha mezzi concreti, difficilmente da sola cambierà la sua situazione a meno che entri in gioco il destino sotto forma di una persona o di un evento esterno che la aiuti, ad esempio per trovare lavoro è vero che ci vuole preparazione ma moltissimo conta il fatto di trovarsi al momento giusto nel posto giusto, quindi penso che nella vita la volontà è importante ma il destino è molto più forte di noi.
    Mi fanno male i capelli. (Amelia Rosselli)

  10. #10
    Postatore Compulsivo L'avatar di joker.the.mad
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    Riferimento: Domanda esistenziale sul destino

    Citazione Originalmente inviato da Fakeplastictree Visualizza messaggio
    No ma io condivido quanto dici tu però su alcune cose non mi trovo propriamente d'accordo.A mio avviso il giudizio altrui non è solo importante ma essenziale.Siamo sempre in una certa misura anche come siamo definiti dagl'altri.
    Sono ( parzialmente ) d'accordo. Lo scopo della mia frase era proprio confutare la possibilità che possa esistere un "fallito soddisfatto"... E questo quanto meno per il fatto che una persona che abbia la consapevolezza di "essere un fallito" ( cioè di avere una connotazione intrinsecamente negativa ) possa esserne soddisfatto... E questo indipendentemente dal giudizio della gente: perché se è convinto di esserlo sul serio, allora il primo giudizio negativo su se stesso se lo dà da solo.

    Citazione Originalmente inviato da Fakeplastictree Visualizza messaggio

    io mi chiedo:e se il destino fosse proprio il differente grado di potenziale atto a modificarlo che varia in ciascuno di noi?
    Invece di pensare al destino come un qualcosa di già scritto,forse il destino è la capacità di scriverlo,che è diversa,in base a fattori che non controlliamo direttamente.
    E che differenza fa? Secondo me, anche la capacità di "scrivere il proprio destino" è, in un certo senso, una delle componenti dello stesso: così come il possesso dell'intelligenza, della bellezza, dell'intraprendenza, della simpatia etc. etc. Tutti fattori che, in ultima analisi, determinano proprio la "capacità ( o meno ) di scrivere il proprio destino".

  11. #11
    Partecipante L'avatar di musashi!
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    Riferimento: Domanda esistenziale sul destino

    E' incredibile come si ribadisca frequentissimamente che lo sviluppo di una persona sia dato dall'interazione tra geni e ambiente.Quando studiai tale materia,ho sempre pensato che l'ambiente era un'opportunità per sfuggire allo scivinismo dei geni(cit.) nel determinare chi siamo e chi diventeremo
    da dove viene questa necessità di sfuggire?

    forse sono d'accordo con silviabru. per me il destino è un insieme di inclinazioni e opportunità date. possiamo assecondare le nostre inclinazioni e i nostri talenti e afferrare le opportunità che ci si propongo, allora il destino per noi sarà favorevole. possiamo invece ostinarci in qualcosa che non fa per noi e tentare in ogni modo di cambiare il nostro destino, di remare contro, di costruire qualcosa di impossibile senza vedere le occasioni favorevoli davanti a noi,in questo caso la sorte ci sembrerà contraria e potremmo essere sempre infelici... questo non significa che se nasciamo in miseria dobbiamo accettarlo e morire così, ma per migliorare seguire le inclinazioni naturali dentro e fuori di noi. io ho avuto successo negli studi perchè ho scelto qualcosa che mi veniva facilmente, per cui ero portata, se avessi fatto l'accademia di belle arti forse mi sentirei una fallita e darei la colpa alla sorte avversa per i miei fallimenti...?

    sul giudizio altrui, hai ragione per quel che riguarda il nostro ruolo nella società o nel rapporto con gli altri, ma sentirsi felice e realizzato o infelice e fallito è qualcosa che puoi determinare da solo, se lo vuoi. chissà quante persone ammirate ed invidiate in realtà sono infelici, e d'altra parte se mi piace la mia vita che vuoi che importi se gli altri mi vedono una fallita?!

  12. #12
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    Riferimento: Domanda esistenziale sul destino

    Citazione Originalmente inviato da musashi! Visualizza messaggio
    da dove viene questa necessità di sfuggire?

    forse sono d'accordo con silviabru. per me il destino è un insieme di inclinazioni e opportunità date. possiamo assecondare le nostre inclinazioni e i nostri talenti e afferrare le opportunità che ci si propongo, allora il destino per noi sarà favorevole. possiamo invece ostinarci in qualcosa che non fa per noi e tentare in ogni modo di cambiare il nostro destino, di remare contro, di costruire qualcosa di impossibile senza vedere le occasioni favorevoli davanti a noi,in questo caso la sorte ci sembrerà contraria e potremmo essere sempre infelici... questo non significa che se nasciamo in miseria dobbiamo accettarlo e morire così, ma per migliorare seguire le inclinazioni naturali dentro e fuori di noi. io ho avuto successo negli studi perchè ho scelto qualcosa che mi veniva facilmente, per cui ero portata, se avessi fatto l'accademia di belle arti forse mi sentirei una fallita e darei la colpa alla sorte avversa per i miei fallimenti...?

    sul giudizio altrui, hai ragione per quel che riguarda il nostro ruolo nella società o nel rapporto con gli altri, ma sentirsi felice e realizzato o infelice e fallito è qualcosa che puoi determinare da solo, se lo vuoi. chissà quante persone ammirate ed invidiate in realtà sono infelici, e d'altra parte se mi piace la mia vita che vuoi che importi se gli altri mi vedono una fallita?!
    Beh se cosi non fosse saresti destinato ad non essere mai padrone della tua vita bensì schiavo dei tuoi geni

  13. #13
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    Riferimento: Domanda esistenziale sul destino

    perchè schiavo? che tipo di libertà ti tolgono?
    perchè non considerarli invece parte di quello che sei e un punto di partenza per essere il miglior te possibile, esattamente come il tuo nome e la famiglia in cui sei nato?

  14. #14

    Riferimento: Domanda esistenziale sul destino

    ciao
    è vero che esistono determinate situazioni che non possono essere cambiate.
    E' anche vero che il tuo destino dipende da come reagisci a queste situazioni. Molto spesso si rimane intrappolati nello schema rigido mentale della realtà acquisita. Facciamo un'ipotesi estrema: Se tu vivi in un paese guerrafondaio per te esisterà il fatto di sopravvivere e distruggere il nemico. Esiste solo questo perché intorno a te c'è la guerra. Ma se ti distaccassi un attimo e vedresti questa guerra da spettatore? Esisterebbe solo il modo per sopravvivere e distruggere il nemico? Esisterebbero altre cose! esternando la situazione in cui siamo coinvolti riusciamo a vedere un'altra realtà e un modo per crearci la nostra vita. Se riusciamo a cogliere in che situazione ci troviamo ora e dove vorremo essere ecco che stiamo costruendo il nostro destino. Le circostanze saranno favorevoli e sfavorevoli, dipende da che significato le attribuiamo e come reagiamo. Il destino è scritto solamente quando non lottiamo per qualcosa. L'inerzia porta ad accettare passivamente ogni cosa. e se falliamo in qualche cosa avremo conosciuto un modo che non ci porta al risultato sperato, quindi è necessario provare in un'altra maniera.

  15. #15
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    Riferimento: Domanda esistenziale sul destino

    Per me non esiste nulla di "già scritto", nulla di "predestinato". Esistono le scelte, esiste la casualità, oppure situazioni che per ognuno sono più o meno probabili, in base a ciò che siamo e che stiamo vivendo. Se sto vivendo una determinata situazione, è perché l'ho scelta e l'ho scelta perché sono fatta in un determinato modo. Anche quando le scelte sono impulsive o prive di un ragionamento cosciente. Il fatto di essere nati in un paese piuttosto che un altro, in una famiglia piuttosto che un'altra, è un caso. Per destino io intendo l'insieme di fatti, situazioni, e condizioni di vita a cui è più probabile che io vada incontro perché sono fatta in un certo modo. Probabile, ma non sicuro al 100%, perché esistono anche eventi casuali e bivi che non ci aspettiamo. E se nel frattempo io cambio, cambia anche il tipo di scelta che posso fare di fronte ad un bivio, cambiano le probabilità. E cambia anche il "destino" a cui arriverò.
    Credere che esista qualcosa di già scritto la considero una grande offesa al nostro libero arbitrio. Preferisco credere nel Caso e nella nostra capacità di adeguarci o cambiare le cose. Pensare che qualcosa sia già scritta ed immutabile è solo un modo per restare fermi... L'unica cosa già scritta è che prima o poi dobbiamo morire. (Scusate, non voglio gufare ma è davvero l'unica certezza assoluta!! ) Il come e il quando, è un insieme di casualità e probabilità.

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