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  1. #1

    Ambiti di lavoro: neuropsicologo + medico di base

    Ciao a tutti,

    volevo sapere se qualcuno di voi hai mai lavorato o sta lavorando in collaborazione con i medici di base, e che opinioni ha in merito.

    Si tratta di un'area potenzialmente molto interessante per le diagnosi precoci e per le valutazione di controllo, tendendo conto che:
    - i medici non vanno oltre il Mini Mental (e neanche tutti sanno somministrarlo)
    - oggi le diagnosi di demenza arrivano sempre tardi, quando la malattia è già in stato conclamato (dati 2011)
    - l'età media della società si sta alzando
    - la società di oggi ci impone di essere tutti belli e in salute. quando una persona supera i 50 e inizia un po' a perdere i colpi, cognitivamente parlando, può nascere la preoccupazione di avere qualcosa di serio, specialmente se ha avuto a che fare con persone/parenti che soffrivano di alzheimer.

    Io ho iniziato da poco...e qualche opinione in merito ce l'ho, ma prima voglio sentire la vostra
    Ultima modifica di psychocircus : 09-06-2014 alle ore 12.17.09

  2. #2
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    Riferimento: Ambiti di lavoro: neuropsicologo + medico di base

    Ciao!

    Discussione molto interessante

    Provo a buttare giù qualche considerazione anche io. La collaborazione medico di medicina generale-neuropsicologo è senz'altro potenzialmente molto utile nonchè importante: il quadro che deriva da una valutazione neuropsicologica è utile per diagnosi precoce, diagnosi differenziale, descrizione funzionale mirata a eventuali trattamenti riabilitativi e come complemento alla valutazione delle ADL e IADL.

    Molti medici non vanno oltre il Mini Mental, vero. Inoltre se viene utilizzato è anche spesso preso come strumento sufficiente e necessario per la valutazione delle funzioni cognitive. Per eventuali approfondimenti inviano al neurologo, ingenerando spesso confusività di ruoli e sovrapposizione di competenze (anche se è vero che diverse unità operative di neurologia dispongono di un ambulatorio per la valutazione dei disturbi cognitivi, ma ancora oggi non è sempre uno psicologo ad occuparsene).
    Io ci ho provato, a fasi alterne, ad instaurare questo tipo di collaborazione. Come privato mi sono trovato un muro difficile da scardinare, prendendomi tuttavia la responsabilità di non essermi presentato magari nella migliore maniera possibile, di non aver magari stressato determinati aspetti che potevano interessare e motivare maggiormente il medico a collaborare. Quando invece lavoravo nel pubblico e si era sparsa la voce che c'era uno psicologo che spesso e volentieri accettava di svolgere valutazioni e consulenze, allora lì la musica era parecchio diversa.
    Attualmente, con una collega che ha il padre medico di base e direttore sanitario di un ambulatorio dove operano alcuni altri medici di base e qualche specialista, siamo riusciti a proporre uno spazio diviso su due versanti: valutazioni neuropsicologiche per persone che, dopo una certa età, lamentano disturbi soggettivi a carico di specifiche funzioni e che possono incidere sulla svolgimento delle attività quotidiane (accessi spontanei o su suggerimento del medico); valutazioni estese per richiesta di invalidità, con possibilità di recarsi al domicilio dei pazienti (in questo caso è il medico che invia). Purtroppo la collega non sa fare un tubo e non sembra molto propensa a formarsi e ad imparare...io voglio collaborare con colleghi che siano in grado di dare un contributo diverso da "mio papà ci da gli spazi e ci invia i pazienti" (ovviamente però gli paghiamo l'affitto attraverso una percentuale sulla parcella) e che si dimostrino professionali e responsabili, non cerco tirocinanti da formare, quindi credo che lascerò perdere molto presto, anche perchè noi siamo in veneto e questa attività la facciamo in Lombardia, dove vive e lavora il medico con cui collaboriamo.
    Al di là degli aspetti personali (che potevo pure risparmiarmi), se i medici hanno dei riferimenti da cui possono trarre vantaggio, non solo dal lato economico ma anche dal lato professionale, dimostrano una certa propensione alla collaborazione, ma, almeno nel mio caso, si parla comunque di numeri piuttosto bassi. Proporre una collaborazione, basata su competenze reali, magari anche per produrre documentazione clinica fedele alle linee guida per la valutazione della disabilità, può far comodo al medico e alle medicine di gruppo che dispongono di una segreteria che fissa gli eventuali appuntamenti.
    Sull'invio dei medici: mi è capitato, privatamente, di vedere quindi persone inviate sia per un percorso di sostegno psicologico/psicoterapico sia (rarissimi oltre a quelli della collaborazione di cui sopra) per aspetti prettamente neuropsicologici. Ho notato che in entrambi i casi buona parte dei medici tende ad inviare come invierebbe ad un collega medico specialista: le persone non sempre ricevono informazioni adeguate su che cosa consista la valutazione e su come verrà fatta, anche sui percorsi di supporto psicologico talvolta alcune persone mi hanno detto come il medico li avesse invitati a fare UN (1) colloquio per risolvere un problema.
    Spesso le persone, specie quelli che rientrano nell'ultimo dei punti da te annoverati, hanno bisogno di essere supportati nel superare il timore che dalla valutazione possano emergere aspetti problematici e forieri di quadri clinici quali l'alzheimer e di essere informati che una valutazione precoce, con eventuali trattamenti cognitivi, è utile come qualsiasi altra prevenzione in ambito medico.
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  3. #3

    Riferimento: Ambiti di lavoro: neuropsicologo + medico di base

    Ciao,
    grazie per aver condiviso la tua esperienza, che in parte ho vissuto e sto vivendo anch'io.

    Lasciando da parte gli aspetti positivi, già menzionati, le maggiori difficoltà che ho potuto constatare con la classe dei medici di base sono state:

    - grande ignoranza sulla neuropsicologia, e di conseguenza anche diffidenza.
    come hai già detto tu, spesso demandano tutto al neurologo, soprattutto quando i sintomi sono conclamati.

    - tendenza a sottovalutare le difficoltà cognitive.
    è buona norma (buona, si fa per dire) che un medico liquidi un paziente che lamenta difficoltà attribuendo tutto alla vecchiaia (se anziano) o allo stress (se giovane). e qui il neuropsicologo potrebbe avere molto spazio per proporre dei check-up.

    - fiducia nelle buone e sane strutture pubbliche
    anche qui, è una prassi consolidata che gli esami specialistici di un certo tipo, specie se si tratta di anziani, vengano erogati in strutture pubbliche tramite sistema sanitario nazionale. più di una volta mi son sentito dire "perchè mai un paziente anziano, con evidenti difficoltà economiche, dovrebbe venir privatamente da lei quando in ospedale erogano lo stesso servizio ad un costo ridotto?".

    - presunzione del proprio ruolo clinico.
    "se ho un paziente che lamenta difficoltà di memoria e presenta una demenza, da medico sono in grado di riconoscerlo... e di attivarmi per impostargli la terapia adeguata. per tutti gli altri casi, è tutta gente un po' ansiosa e depressa, che senso ha fare questi approfondimenti? si rischia solo di terrorizzare la gente..."

    A fronte di tali evidenze (ahilmè), ecco cosa ho concluso:
    1. puntare non tanto medico, e nemmeno sul paziente, ma sul familiare: informarlo che esistono questi servizi e che in molti casi possono fare la differenza.
    2. verso il pubblico di riferimento (pazienti/familiari) usare un tono di comunicazione propositiva e non che generi angoscia e diffidenza. dare valore alla valutazione neuropsicologica mettendo in rilievo la sua importanza nel porre fine a dubbi e preoccupazioni e la sua utilità riguardo alle soluzioni attuabili poi, al trattamento attivabile, più che al fine diagnostico in sè.

  4. #4
    Partecipante Affezionato
    Data registrazione
    08-01-2013
    Messaggi
    71

    Riferimento: Ambiti di lavoro: neuropsicologo + medico di base

    Sono ancora studente e non posso argomentare poiché non conosco bene la pragmatica della pratica clinica. Ma il mio sdegno aumenta di giorno in giorno. Sono sempre più convinto che la Psicologia, come paradigma scientifico, non verrà mai riconosciuta dai medici altezzosi (e ignoranti). Stavo vedendo ad esempio che la gran parte dei grandi manuali più quotati di neuroscienze cognitive sono scritte da personaggi del calibro di Gazzaniga, e colleghi. I modelli neurocomputazionali sono portati avanti da matematici o teorici che magari hanno conseguito un dottorato anche in Psicologia Sperimentale. La cosa più assurda che leggo è che libri scritti da Gazzaniga sono annoverati nella categoria di Medicina Clinica. Il colmo è che Gazzaniga è uno psicologo. E' un neuropsicologo puro. La neuropsicologia cognitiva e la Medicina li vedo come due metodi addirittura contrapposti. Sono scienze che non trovano un punto di incontro. I sistemi teorici di riferimento sono troppo diversi. Mi dà fastidio che non venga riconosciuto allo psicologo neuroscienziato lo status che si merita, e che esso debba essere accorpato alla categoria dei Medici. Sono due mondi diversi. Per non parlare poi del fatto che le scoperte fondamentale della neuroscienza sono state compiute da esperti in psicologia sperimentale e neurofisiologia. Hebb, Sperry, Libet, Gazzaniga, Wegner ecc. Forse negli USA è tutta un'altra storia. Il neuroscienziato cognitivo psicologo è riconosciuto come unico nella sua pratica teorica, e non è accorpato meramente ad una macro-categoria più ancestrale e radicata come quella dei medici.

  5. #5

    Riferimento: Ambiti di lavoro: neuropsicologo + medico di base

    Ciao Marco,

    comprendo bene la tua visione e il tuo sdegno.
    Da parte mia possono condividere alcune considerazioni aggiuntive.

    Più che criticare la classe medica in generale, io parlerei soprattutto dei medici di medicina generale.
    Come dicevo nei precedenti post, il supporto del neuropsicologo verso questa categoria potrebbe davvero essere prezioso nelle fasi iniziali di un declino cognitivo (a prescindere se evolverà o meno in demenza). Però, ripeto, c'è grande presunzione, ma anche grande paura.
    Non voglio giustificarli, ma stiamo parlando di una categoria di medici che si trova a fronteggiare diverse situazioni, dal disturbo gastrointestinale all'ernia al disco, ed è impossibile che un tuttologo della medicina, quali sono, sia ben preparato in tutto. In più, aggiunci il fatto che i medici di base lavorano da soli, spesso isolati nei loro ambulatori nelle sperdute province italiane. E' vero anche fanno corsi di aggiornamento, ecc., ma comunque sono molto conservatori, a tratti impauriti da tutto ciò che è nuovo o diverso da ciò che hanno studiato ai loro tempi.
    Dall'altra parte, invece, i medici che lavorano in ospedale sono sì al passo coi tempi, lo diventano in automatico; in ospedale vedi tanti casi diversi, stai a contatto con gli specialisti, ti aggiorni sul campo, vedi le ultime novità in ambito medico-scientifico, in altre parole, respiri la scienza medica. Il medico di base, invece, ha molti più ostacoli ed è normale, per noi neuropsicologici, incontrare delle resistenze in questo ambito.

    Se consideriamo l'ambito dei neurologici, invece, è tutta un'altra storia. Le competenze e le conoscenze ci sono, così come il valore attribuito ai neuropsicologi. L'esame clinico che fa un neurologo è tutto sommato una valutazione "all'acqua di rose", non ha strumenti sofisticati come quelli del neuropsicologo (attenzione: mi riferisco ai disturbi cognitivi).
    Probabilmente le resistenze maggiori di un neurologo verso un neuropsicologo riguardano l'ambito della riabilitazione cognitiva, c'è ancora molto scetticismo verso l'intervento non-farmacologico.

    In merito al tuo discorso sui libri di neuroscienze cognitive catalogati sotto "medicina".
    I libri generali di neuroscienze fanno parte dell'area (neuro)biologica, ci può stare che si trovino sotto "medicina". Quelli di "neuroscienze cognitive" invece fanno parte di un'area interdisciplinare, si parla di cervello, ma non solo. Probabilmente l'aggettivo "cognitive" non è così forte da farli traslocare verso la categoria "psicologia".
    Oppure, è la categoria "psicologia" che non è abbastanza forte da attrarli a sè (?!)
    E qui sta una bella riflessione: che cosa include la categoria "psicologia"?
    Ecco una probabile risposta: "Freud, psicoanalisi, inconscio, dinamiche! Cosa c'entrano le neuroscienze e il cervello?"
    Qui si dovrebbe recitare un mea culpa, oggigiorno la psicologia è ancora troppo associata agli oggetti di studio menzionati sopra. E non parlo solo dell'opinione pubblica, ma anche dell'opinione "accademica". Che spazio hanno nelle offerte formative delle facoltà di psicologia discipline come neuroscienze, neuropsicologia o psicologia fisiologica? Pochissimo, se confrontate con altre materie. E' chiaro che queste scelte si riflettono anche sulla stesse concezioni che abbiano delle discipline.
    Ultima modifica di psychocircus : 03-10-2014 alle ore 15.19.47

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