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  1. #1

    Se le psicoterapie non funzionassero col mio problema?

    Sono anni che vorrei una vita diversa ma non trovo azioni che potrebbero farmi star meglio davvero.
    Inizio a fare delle cose ma poi mi accorgo che sono faticose e che la soddisfazione cercata là dove ho portato a termine qualcosa è sempre poca rispetto a quel che ottengo o posso ottenere.
    Arrivato a questo punto mi accorgo che la vita così come vorrei curarla forse non può essere curata, ma dentro so che non posso costruire una vera accettazione, sento cose che vanno contro questo mondo così regolato, non posso far finta di non sentirle, ma meglio non so come riuscire a stare.
    La mia psicoterapeuta quando parlo di queste cose dice che divento distruttivo, ma io non sono soddisfatto, che devo fare? Fingere?
    So che io vivo male, ma non so se esistono rimedi adeguati che facciano al caso mio...
    Insomma mi trovo in una situazione di quasi-disperazione, nel senso che non ho la certezza assoluta che rimedi non ce ne possono essere (come ad esempio non sono di certo sicuro che un morto non possa resuscitare) ma penso che le probabilità che io possa migliorare la mia vita come vorrei sono scarsissime, mentre dall'altro lato penso, in base all'esperienza acquisita, che modificando certe cose potrei addirittura peggiorarla visto che bisogna mettere in conto i costi e la fatica che non mi fanno godere di quel che ottengo.
    Insomma se la psicoterapia che mi si propone rappresenta un percorso lungo e faticoso già si finisce con il distruggere a monte il miglioramento, il mio star male equivale proprio a questo dover faticare troppo per ottenere certe cose, ci vorrebbe una psicoterapia che funzionasse all'inverso e mi permettesse di faticare di meno (in termini di sofferenza, impegno, ecc. ecc.).
    Ma tutti gli psicoterapeuti già quando presentano quel che fanno mettono in guardia gli eventuali pazienti che si rivolgono a loro rispetto a questa cosa: SARA' FATICOSO.
    E allora mi chiedo: in che modo può aiutare una persona come me?
    Io esco fuori da certi schemi a quanto pare, sono un paziente difficile. Non mi lamento o sto male direttamente solo a causa della mancanza di un certo risultato, ma del fatto che un certo risultato per me costa troppo.
    Come si può ottenere lo stesso facendo meno?
    Questa è la mia domanda di cura, ma mi sembra non esistano risposte adeguate, il mio male di vivere è rimasto inalterato e non scalfito per anni, e molti discorsi psicoterapeutici che ci sono in giro risultano incongruenti, perché totalmente incapaci di cogliere gli elementi disturbanti del problema che pongo.

  2. #2
    Partecipante Assiduo L'avatar di alias
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    Riferimento: Se le psicoterapie non funzionassero col mio problema?

    Penso che, sino a quando non si ha una vera e forte motivazione nel voler cambiarsi dentro, neanche prendere una pozione magica scalfirebbe di un solo graffio il muro creato.

    Quindi forse la domanda non è se ad un determinato problema, non possa rispondere una soluzione come la psicoterapia, quanto rispondere alla domanda: perché si va da uno psicoterapeuta?

    Si vuole una bacchetta magica per risolvere tutti i nostri problemi o si vuol realmente cambiare perché è un’esigenza che ci si sente nascere forte dal proprio interno?
    Alla prima domanda la risposta è: no, mi dispiace, non siamo nel mondo di Tolkien, le bacchette magiche non esistono. Non ha, probabilmente, senso iniziare neppure un percorso (è un po’ come se si volesse fare un viaggio con la macchina senza benzina, aspettando che magicamente la macchina si innalzi in volo).
    La cosa più vicina, forse, alla bacchetta magica, in determinate situazioni, è andare da uno psichiatra che, con ottime probabilità, un farmaco per la sintomatologia (la sintomatologia, non la causa) lo prescrive, ma attenzione a tutte le controindicazioni ad esso correlate.

    Alla seconda la risposta è: bon, lavoriamoci su che qualcosa scappa sicuro fuori. E questo perché alla macchina le si è dato benzina e si può affrontare un viaggio in collaborazione con il proprio navigatore (lo psicoterapeuta). Difatti il lavoro dello psicoterapeuta è svelare le vie per trovare e sbloccare la causa profonda del proprio cliente affinché i “sintomi” non si ripresentino più, ma a muoverti è sempre e solo il cliente.

    Questo almeno è il mio punto di vista per l'argomento in questione e che, assolutamente, non vuole essere né un consiglio, né un giudizio, né tanto meno una valutazione al caso specifico.
    How you see the world is a reflection of your soul

  3. #3
    Postatore Epico L'avatar di Morgana-z
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    Riferimento: Se le psicoterapie non funzionassero col mio problema?

    Caro Prometheus,
    lo sfogo che porti qui è uno sfogo che sento dire ad altre persone che tentano di cambiare le cose della loro vita ma che poi, come te, non vogliono mettersi in gioco per cambiarla davvero.
    Proprio tu che ti chiami prometheus dovresti conoscere quanta fatica fece colui di chi porti il nome per dare agli uomini la libertà del fuoco, l'avvio della civiltà. So che non è mai piacevole sentirsi dire che un percorso sarà faticoso, ma prova a riflettere a tutte le soluzioni che hai provato a darti, e soprattutto a quelle "indolore". Hanno funzionato?
    Il sacrificio è insito nel percorso per la vittoria, così come la fatica. E non per durezza di chi te lo propone, ma per la constatazione che scavare dentro se stessi e impegnarsi a cambiare qualcosa di noto è difficile, comporta fatica....e lo dici tu stesso che tu di faticare non hai molta voglia.
    Come dice alias nel post qui sopra, le scorciatoie (gli psicofarmaci) smorzano il sintomo, l'effetto, ma nulla possono sulle cause. Su quelle devi lavorarci tu con la tua terapeuta.

    Se mi permetti una nota più "tecnica". Lo spazio della terapia dovrebbe essere a tenuta stagna, da cui nulla esce. Dovresti aver cura anche tu di questo spazio per te stesso. Nel momento in cui vieni qui a rivelare delle affermazioni della tua terapeuta (che decontestualizzate ovviamente possono essere travisate) e vieni qui a chiedere pareri, violi il segreto del setting che è posto innanzitutto a garanzia del tuo benessere, e operi una trasgressione del setting, perchè invece di problematizzare la cosa con la tua terapeuta chiedi agli utenti del forum un parere, una soluzione che è già una fuga ed una scorciatoia.

    Il tuo è un'atteggiamento comune, ma è un segnale importante per la tua terapia che dovresti portare nel posto giusto: dentro la tua stanza d'analisi.


    Buon percorso.
    E da terapeuta ti dico: la fatica del viaggio ti sarà ripagata....auguri!
    Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi era entrato.
    (Haruki Murakami)

  4. #4
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    Riferimento: Se le psicoterapie non funzionassero col mio problema?

    Ciao, leggendo le tue parole mi ha colpito una cosa, il fatto che per te la terapia sia faticosa, e come consideri questa cosa un fatto invece che una tua personale percezione da interrogare. Infatti ad esempio io definirei la mia terapia in mille modi, ma non faticosa, anche nei momenti che potrebbero essere definiti più duri.
    Credo che il modo di percepire la terapia sia estremamente soggettivo, e in parte ricalchi il nostro modo di stare al mondo.

    In bocca al lupo per il tuo futuro, e non posso che confermare quello detto da Morgana, parlare di tematiche inerenti alla tua analisi fuori dalla relazione con la tua terapeuta, le scarica, riducendo la possibilità di affrontarle nel contesto più fruttuoso/adatto.
    Saluti!!
    Il mio blog: Materiali Esame di Stato, un po' di educativa e quello che incontro nella professione.

  5. #5

    Riferimento: Se le psicoterapie non funzionassero col mio problema?

    Citazione Originalmente inviato da alias Visualizza messaggio
    Alla seconda la risposta è: bon, lavoriamoci su che qualcosa scappa sicuro fuori.
    Ma cosa ci scappa fuori di più di quel che già si conosce?
    Se il problema che pongo è questo della fatica, cosa mi si può comunicare in più rispetto a quel che già so rispetto a tutto il problema posto?
    Se io sto una mezza schifezza proprio perché penso che dovrò faticare, affrontare rischi, e non so manco se poi di sicuro arriverà una ricompensa (chi dice che c'è di sicuro questa ricompensa mente, perché se mi guardo intorno vedo diverse persone che si impegnano e falliscono, anche di brutto, non ci sono solo quelli che riescono), in che modo posso vivere meglio in questo mondo qua, che proprio così com'è fatto per me è già ostile e certe volte penso proprio che vorrei sottrarmi a tutto questo?

    Io di sicuro voglio vivere ma non in questo mondo qua che mi viene prospettato da tutti (compresi gli psicoterapeuti). Se è davvero fatto così come mi aspetto, in termini di fatica e guadagno atteso, già sono spacciato a monte, la psicoterapia non può liberarmi da questo mondo qua, ci sono dentro e nessuno può tirarmi fuori da questa gabbia regolata in certi modi.

    Non sto dicendo che vedo qualcosa di diverso da quel che vedete voi, per voi magari questa fatica è anche normale amministrazione che sia presente, così come magari era normale per un uomo del sud america constatare che la fatica che provavano gli schiavi per sopravvivere rappresentava qualcosa di necessario e insito nell'esistenza. Ecco per me non può essere così, e se non si può ridurre è del tutto inutile parlare con qualcuno per risolvere qualcosa.
    Si parla per sfogarsi un po', rispetto all'analizzare realmente le cause di certi problemi può darsi che ci vorranno secoli e secoli affinché possa sbloccarsi davvero qualcosa (com'è capitato per la schiavitù e così via) e non una vita a chiacchierare con qualcuno in una stanza...
    Parliamo pure... Ma di cosa?
    Del fatto che il mondo è questo e che a me vivere in questo mondo qua non riesce a sembrarmi un buon affare? Oltre a questo discorso, cosa c'è di nuovo e di diverso?
    Anche se fossi stato uno schiavo che viveva in sud america, mi si poteva dir questo, ma la mia vita non sarebbe mica migliorata più di tanto, magari la mia non accettazione di questa condizione, dalla quale magari non avevo il potere di sottrarmi, rimaneva comunque.

    Sono arrivato alla conclusione che io probabilmente odio la vita stessa in ogni suo declinarsi, se è vero che questa non può sfuggire a certe regole del contrappasso (per ottenere questo devi riuscire a pagare tutto in quest'altro modo qua).
    Insomma l'ho compreso cosa posso fare, ma sta proprio qua il problema per me, Prometeo ha ottenuto qualcosa ma quel che ha ottenuto in termini di ricompensa soggettiva e soddisfazione è stato completamente distrutto dalla punizione e dal quel che ha dovuto pagare. Ho scelto questo nome perché spesso ho un dolore al fianco. Che il mondo sia fatto così com'è (e qua ho in mente qualcosa che poi coincide con le descrizioni degli altri) non riesco ad accettarlo... Ma è una malattia questa? E come si fa a guarire?
    Accettando?

    Questa risposta, l'accettare, non mette a posto quel che vorrei fosse messo a posto, tutto qui. Magari è fuori dal mio potere rendere la mia esistenza meno faticosa, così com'è fuori dal mio potere avere una bacchetta magica che mi permetta di ottenere certe cose agitando una mano, ma il problema di fondo resta.

    Insomma resta questo problema tale e quale per me e queste parole lasciano la sofferenza insita nella mia vita immutata.

  6. #6

    Riferimento: Se le psicoterapie non funzionassero col mio problema?

    Citazione Originalmente inviato da Morgana-z Visualizza messaggio
    Se mi permetti una nota più "tecnica". Lo spazio della terapia dovrebbe essere a tenuta stagna, da cui nulla esce. Dovresti aver cura anche tu di questo spazio per te stesso. Nel momento in cui vieni qui a rivelare delle affermazioni della tua terapeuta (che decontestualizzate ovviamente possono essere travisate) e vieni qui a chiedere pareri, violi il segreto del setting che è posto innanzitutto a garanzia del tuo benessere, e operi una trasgressione del setting, perchè invece di problematizzare la cosa con la tua terapeuta chiedi agli utenti del forum un parere, una soluzione che è già una fuga ed una scorciatoia.

    Il tuo è un'atteggiamento comune, ma è un segnale importante per la tua terapia che dovresti portare nel posto giusto: dentro la tua stanza d'analisi.


    Buon percorso.
    E da terapeuta ti dico: la fatica del viaggio ti sarà ripagata....auguri!
    Ciao Morgana, e grazie per aver risposto.

    Rispetto a questo per la verità non ci siamo messi d'accordo, non ho mai stipulato alcun contratto in cui ho promesso che non avrei parlato di certe cose che discutiamo in seduta, né faccio parte di un'associazione che deve seguire certe regole deontologiche. Sono gli psicoterapeuti che devono mantenere il segreto in base a certe regole, mica i pazienti!

    Io personalmente penso che sia meglio parlare con tante persone. Perché bisogna tenere segrete delle cose? Non lo comprendo tanto bene.
    A meno che non mi si voglia manipolare in qualche modo, non comprendo il senso di questa limitazione. In certi regimi in genere bisogna ascoltare una sola fonte di informazione che non può essere criticata o messa in discussione al di fuori di certi circoli per poter creare un consenso unanime.

    Io penso che la mia psicoterapeuta è una persona con cui parlo, non è che quello che mi dice non posso comunicarlo e discuterlo anche altrove, certo posso fidarmi di quel che mi dice, ma fino a un certo punto, io sono io, lei è lei. Infatti già le avevo detto che avevo cercato in rete forme di aiuto in certi forum perché non stavo bene, discuto anche con lei, ovviamente.

    Forse chissà devo abbandonare questa stampella, solo che però anche abbandonandola non risolvo nulla, se non altro, penso, c'ho una persona che mi ascolta e con cui parlo a quattr'occhi.
    Però devo constatare che solo da questo riesco a trarre qualche beneficio, se mi dite che tutto questo mi dovrebbe servire per cambiare chissà cosa o a convincermi a mettermi a giocare ad un gioco al quale proprio non ho alcuna intenzione di mettermi a giocare (ecco appunto volevo commentare quel "mettersi in gioco"), mi sa che con me non potrà mai funzionare, né può essere utile in tal senso.

    Ciao!

  7. #7

    Riferimento: Se le psicoterapie non funzionassero col mio problema?

    Citazione Originalmente inviato da Amedeo!!?? Visualizza messaggio
    Ciao, leggendo le tue parole mi ha colpito una cosa, il fatto che per te la terapia sia faticosa, e come consideri questa cosa un fatto invece che una tua personale percezione da interrogare. Infatti ad esempio io definirei la mia terapia in mille modi, ma non faticosa, anche nei momenti che potrebbero essere definiti più duri.
    Credo che il modo di percepire la terapia sia estremamente soggettivo, e in parte ricalchi il nostro modo di stare al mondo.

    In bocca al lupo per il tuo futuro, e non posso che confermare quello detto da Morgana, parlare di tematiche inerenti alla tua analisi fuori dalla relazione con la tua terapeuta, le scarica, riducendo la possibilità di affrontarle nel contesto più fruttuoso/adatto.
    Saluti!!
    Ciao Amedeo, per me è la vita che risulta troppo faticosa, la psicoterapia risulta più che altro impotente rispetto a tutto questo, nel senso che le soluzioni che vengono proposte spesso spostano la fatica ma non la riducono affatto.
    Io ho un'idea adesso, che la vita spesso rappresenti una iattura, e finora tutte le esperienze fatte e quel che ho potuto osservare non è che siano riuscite a convincermi del contrario.
    Mi piacerebbe vivere in un mondo diverso, ma altro che psicofarmaci, dovrebbero somministrarmi l'acido pesante a mia insaputa per riuscire a convincermi che è così.

  8. #8
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    Riferimento: Se le psicoterapie non funzionassero col mio problema?

    Citazione Originalmente inviato da Prometheus Visualizza messaggio
    Ciao Morgana, e grazie per aver risposto.

    Rispetto a questo per la verità non ci siamo messi d'accordo, non ho mai stipulato alcun contratto in cui ho promesso che non avrei parlato di certe cose che discutiamo in seduta, né faccio parte di un'associazione che deve seguire certe regole deontologiche. Sono gli psicoterapeuti che devono mantenere il segreto in base a certe regole, mica i pazienti!

    Io personalmente penso che sia meglio parlare con tante persone. Perché bisogna tenere segrete delle cose? Non lo comprendo tanto bene.
    A meno che non mi si voglia manipolare in qualche modo, non comprendo il senso di questa limitazione. In certi regimi in genere bisogna ascoltare una sola fonte di informazione che non può essere criticata o messa in discussione al di fuori di certi circoli per poter creare un consenso unanime.

    Io penso che la mia psicoterapeuta è una persona con cui parlo, non è che quello che mi dice non posso comunicarlo e discuterlo anche altrove, certo posso fidarmi di quel che mi dice, ma fino a un certo punto, io sono io, lei è lei. Infatti già le avevo detto che avevo cercato in rete forme di aiuto in certi forum perché non stavo bene, discuto anche con lei, ovviamente.

    Forse chissà devo abbandonare questa stampella, solo che però anche abbandonandola non risolvo nulla, se non altro, penso, c'ho una persona che mi ascolta e con cui parlo a quattr'occhi.
    Però devo constatare che solo da questo riesco a trarre qualche beneficio, se mi dite che tutto questo mi dovrebbe servire per cambiare chissà cosa o a convincermi a mettermi a giocare ad un gioco al quale proprio non ho alcuna intenzione di mettermi a giocare (ecco appunto volevo commentare quel "mettersi in gioco"), mi sa che con me non potrà mai funzionare, né può essere utile in tal senso.

    Ciao!


    Ciao Prometheus,
    le regole di cui tu parli, anche se non scritte, sono valide e necessarie. E coinvolgono entrambe le parti di una relazione terapeutica (te lo dico a mò di contratto), ossia te e la tua psicoterapeuta.
    Con la quale, in realtà, tu non vai a "parlare" come puoi fare con chiunque altro al mondo. Non vai a fare conversazione nè un talk. Vai lì perchè il tuo disagio necessita di essere compreso, osservato, sviscerato, e tu (insieme a lei) potrai trovare delle modalità per affrontarlo.

    Il dolore dell'anima non è come il dolore al fianco che tu citi in un altro post. Ma, in comune con quello, ha il fatto che è un segnale che richiede la tua attenzione, e un'opportuno intervento. Per entrambi occorrono attenzione al sintomo, una persona che sappia "tradurtelo", e il tuo impegno nel mettere a frutto una cura che ti viene proposta.

    Non voglio scriverti un post-fiume, perchè ti ho già detto ciò che volevo comunicarti in precedenza.
    Ti invito a riflettere sul fatto che la psicoterapia funziona se il paziente s'impegna a farla funzionare, se si mette in gioco. Usando un proverbio della mia terra potrei dirti: lei (la tua terapeuta) con una mano, tu con cento mani".
    Anche l'allenamento migliore, per scolpirti il corpo, va fatto correttamente.

    Spero che tu possa trovare-in qualsiasi modo-una strada che sia giusta per te. Forse questo non è il momento giusto per te di fare terapia, forse non sei pronto.
    Dissento sul paragone che fai sulla fatica dell'essere paziente con quella di essere schiavo. Un paziente è sempre libero di tornare in seduta o abbandonare. Ma è sua anche la responsabilità del suo benessere.

    Ti ricordo che la fase precedente la nascita di ciascuno di noi si chiama "travaglio" (lavoro, fatica). La fatica non è una schiavitù, ma è una condizione correlata strettamente all'agire.
    Anche le azioni più piacevoli della nostra esistenza (lascio a te immaginare quali) comportano almeno un po' di sforzo. Ma i risultati...ne valgono la pena!

    Ti sto scrivendo adesso perchè non avevo visto la tua risposta. Tuttavia credo di averti già detto tutto.
    Se hai altre domande da farmi, sono a disposizione.
    Ciao!
    Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi era entrato.
    (Haruki Murakami)

  9. #9
    Partecipante Assiduo L'avatar di roro1982
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    Riferimento: Se le psicoterapie non funzionassero col mio problema?

    Scusate l'intromissione,ma devo porre questa domanda:"siete davvero convinti,voi psicoterapeuti,che la psicoterapia anche con tutta la" volontà"del paziente (e ci sarebbe da fare un lungo discorso sulla tanto acclamata forza di volontà) possa realmente modificare una struttura mentale che si è costituita nei primissimi anni di vita anzi già nella vita intrauterina ?

  10. #10
    Partecipante Leggendario L'avatar di Lyanne
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    Riferimento: Se le psicoterapie non funzionassero col mio problema?

    Perché rivolgere la domanda solo agli psicoterapeuti?

  11. #11
    Postatore Epico L'avatar di Morgana-z
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    Riferimento: Se le psicoterapie non funzionassero col mio problema?

    Rispondo a Lyanne con una affermazione tanto banale quanto provocatoria: "perchè gli psicoterapeuti conducono le psicoterapie."
    Mi spiego meglio parlandoti di me. Dopo la mia laurea in psicologia ho deciso di intraprendere la scuola di specializzazione perchè intanto lo desideravo, poi perchè mi rendevo conto che c'erano delle situazioni complesse che con le conoscenze in mio possesso non riuscivo ad affrontare (pur venendo da un'università dove mangiavamo pane e clinica). La scuola di specializzazione a me (e intendo sottolinearlo per non dare adito a pretestuose generalizzazioni) ha dato un corpus di sapere a livello didattico che trovo fondamentale per poter lavorare ad oggi.
    Ma non solo: la mia scuola prevedeva obbligatoriamente una terapia personale. E non di poche ore. Io ne ho fatto circa tre anni.
    E quindi, Lyanne, il mio confronto con Prometheus non è solo a livello terapeuta-paziente (per il quale si potrebbe dire che prendo le parti della collega), ma a livello paziente-paziente. Le inquietudini di un paziente, le paure e le resistenze io le ho vissute tutte...e dalle profondità di questa mia esperienza mi permetto di parlare a Prometheus. Io non declamo verità, e quando prometheus ci dice che non ha voglia di soffrire lo capisco benissimo...ma anche in terapia vale il percorso "ad astra per aspera".
    Voglio dirvi una cosa, stavolta davvero provocatoria: se pensate o siete convinti che la professione di psicologo e di psicoterapeuta siano professione "di testa" o per il quale uno si sente "figo" e "convinto", vi consiglio, se state affrontando questo percorso di formazione, di fermarvi a riflettere. Perchè per essere davvero d'aiuto ad un paziente non lo si guarda dall'alto, ma ci si mette accucciati accanto a colui che è addolorato, e da lì lo si aiuta a risalire.
    Roro1982, la nostra vita non è un blocco di cemento. Anzi, è talmente dinamica! Se tu dici che "non possiamo modificare ciò che è già costituito" vuol dire che credi che "chi nasce tondo non può morire quadrato", e che allora tutto ciò che aiuta ciascuno di noi a evolvere giorno per giorno (educazione, arte, le stesse relazioni affettive e infine l'amore!) sono vane.
    Se vai a guardare le teorie nella storia della psicologia, tantissimi autori testimoniano e affermano che possiamo sempre modificare un'apprendimento, plasmare un comportamento sociale, trasformare una dinamica relazionale, elaborare un trauma!
    Darwin stesso (anche oltre la psicologia, dunque) diceva che la sopravvivenza è questione di adattamento, ossia plasmarci in relazione all'ambiente e alle situazioni di vita).
    Poi, in definitiva, non è un'obbligo andare in terapia, nè rimanerci. Nessuno psicologo e nessun terapeuta mette il ferro alla porta quando entra il paziente, nè gli mette le catene. Ma la terapia è un'opportunità.
    Come certi programmi alimentari. Sono miracolosi, ma solo se ti impegni davvero a farli.
    Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi era entrato.
    (Haruki Murakami)

  12. #12
    Partecipante Assiduo L'avatar di roro1982
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    Riferimento: Se le psicoterapie non funzionassero col mio problema?

    Morgana-z avevo scritto un altro messaggio poi non me lo faceva inviare,ora sarò molto rapida: "secondo te una persona che da sempre ha avuto problemi "caratteriali",il classico problematico,disadattato,utilizzando termini volgari che naturalmente non mi piacciono,può realmente cambiare con la psicoterapia?"
    Ho sentito dire ad alcuni pazienti:"nevrotici si nasce e nevrotici si muore".

  13. #13
    Partecipante Super Esperto L'avatar di Axamer Ibk
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    Riferimento: Se le psicoterapie non funzionassero col mio problema?

    Citazione Originalmente inviato da roro1982 Visualizza messaggio
    Morgana-z avevo scritto un altro messaggio poi non me lo faceva inviare,ora sarò molto rapida: "secondo te una persona che da sempre ha avuto problemi "caratteriali",il classico problematico,disadattato,utilizzando termini volgari che naturalmente non mi piacciono,può realmente cambiare con la psicoterapia?"
    Ho sentito dire ad alcuni pazienti:"nevrotici si nasce e nevrotici si muore".
    se parliamo di aspetti piu' stabili di un individuo potremmo riferirci ai disturbi di personalia'.
    Le psicoterapie possono essere efficaci nel trattamento di un disturbo di questo tipo.

  14. #14
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: Se le psicoterapie non funzionassero col mio problema?

    cambiare in che senso? Un quadrato non muore cerchio, ma magari cubo...

    Per dirti che niente può stravolgere (grazie a dio) quello che sei e scegli di essere, al massimo si può imparare ad essere se stessi in mezzo agli altri senza un numero esagerato di conflitti. Perché poi in nessuno ci sono problemi da risolvere o tratti da adattare ad un optimum desiderabile!
    Il mio blog: Materiali Esame di Stato, un po' di educativa e quello che incontro nella professione.

  15. #15
    Postatore Epico L'avatar di Morgana-z
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    Riferimento: Se le psicoterapie non funzionassero col mio problema?

    ciao roro1982,
    ti rispondo adesso...
    Allora, nel tuo post tu usi una serie di termini che fanno riferimento a epoche e teorie diverse della psicologia, che dunque sono facilmente riconducibili a stessi fenomeni clinici.
    Quando parli di "caratteriale" fai riferimento ad una nomenclatura che non è più in uso, e che riguardava qualcosa di simile ai disturbi di personalità nell'ambito dell'antisocialità.
    Disadattato per me è un termine che può fare riferimento anche a fattori socio-educativi.
    Molto spesso, chi viene da ambienti davvero problematici cresce adattandosi, ma ti assicuro che delle relazioni buone, solide e costruttive (non solo terapeutiche, anche con educatori ed operatori a vario titolo) possono essere davvero rivoluzionarie.

    Poi, come dice Axamer qui sopra, i disturbi di personalità sono qualcosa di molto diverso. Però, anche con gli psicotici, o gli schizofrenici, la psicoterapia può essere d'aiuto per dare parlabilità al proprio dolore, che talvolta (e mi permetto di dirtelo dalle mie esperienze di lavoro) fatica anche solo a trovare qualcuno che abbia voglia e pazienza per ascoltare.

    I nevrotici, in realtà, siamo la maggioranza delle persone, o come diceva un mio docente "i mediamente sani e mediamente malati", persone abbastanza equilibrate ma che hanno delle difficoltà.

    Ti ringrazio per avermi posto questa domanda. Serve sempre poter riflettere e interrogarsi.
    Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi era entrato.
    (Haruki Murakami)

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