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  1. #1
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    Segnalazione all'ordine Massimo Recalcati :D

    Cosi scherzando ma neanche troppo volevo chiedervi una opinione in merito. Non voglio fare una discussione in merito alla politica e sul caso specifico ma sul comportamento che uno psicologo può tenere nel commentare certi fatti sociali.

    http://www.vita.it/societa/media-cul...grillismo.html

    Sempre salvaguardando il diritto di esprimere una propria opinione penso che uno psicoanalista dovrebbe avere maggior garbo e attenzione nell'analizzare un processo sociale contemporaneo.

    Già quando venne fatta l'analisi psicopatologica di Berlusconi l'avevo trovata di cattivo gusto, ma in questo caso definire come psicopatologico un intero movimento di persone, oltre a trovarlo scorretto dal punto di vista "teorico" lo trovo una violazione del codice deontologico! In particolare trovo scorretto definire ciò che muove un movimento politico come psicopatologico in quanto basata su una fantasmatica adolescenziale

    In generale trovo ignorato il principio espresso nell'articolo 3 per il quale lo psicologo opera senza imporre la propria prospettiva e il proprio sistema di valori al prossimo, operandosi per aumentare la capacità di comprensione di se stessi e gli altri e di agire con consapevolezza.

    Adesso, nel codice molti articoli si riferiscono alla propria attività professionale, e non credo che una intervista possa essere inclusa in questa attività, anche se in generale il codice deontologico degli psicologi regola il comportamento anche nei momenti in cui si rappresenta la propria categoria in ambito sociale.

    Cose ne pensate in merito?
    Saluti
    Ultima modifica di Amedeo!!?? : 24-05-2014 alle ore 12.01.36
    Il mio blog: Materiali Esame di Stato, un po' di educativa e quello che incontro nella professione.

  2. #2
    Postatore Epico L'avatar di Morgana-z
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    Riferimento: Segnalazione all'ordine Massimo Recalcati :D

    Ciao Amedeo,
    ho letto sia l'intervista che tu citi sia i libri in cui Recalcati parlava di Berlusconi ("L'uomo senza inconscio" e "Quel che resta del padre").
    Rispetto alla questione di B. la critica a mio parere è fatta non all'uomo Silvio, ma a quell'uomo in quanto "personificazione" di un'imago inconscia che comunque serpeggia nella realtà sociale occidentale odierna, ossia un'asservimento del tutto al piacere, al godimento, un'asservimento dell'etica alla convenienza propria, spiattellandola in ogni dove e giustificandola con scuse improbabili.
    Anzi, proprio a confronto del personaggio B. (non della persona), Recalcati dice una cosa che io condivido, ma che vale anche per i premiers e i presidenti di altre nazioni: la ragione personale che schiaccia la ragion di Stato.
    Come B. e i suoi colleghi siano protagonisti di gossip più che della politica in senso stretto. Come sia drammatica la distanza tra loro e Pertini e dei politici di cui poco o nulla si sapeva in merito al privato, politici come rappresentanti del popolo.
    In merito al grillismo, vale più o meno lo stesso concetto: gli -ismi sono sempre delle degenerazioni di un qualcosa di potenzialmente interessante, e in questo caso rigenerativo. Ciò che io leggo non è-anche in questo caso-critica al movimento ma critica alla modalità del fare politica, del condurre battaglie "puriste" dalle quali vengono cacciati via tutti coloro che pensano diversamente, dove la riflessione critica viene scalzata con le urla e la contestazione continua, dove la democraticità della partecipazione ha però delle falle inquietanti, dove dietro a questi pasionari vi è un uomo che muove capitali. Come certi figli di papà che fanno gli alternativi ma che poi, infine, diventano capitalisti anche loro.

    Dici che Recalcati non ha garbo. Hai ragione. E ti dirò che a volte mi sembra anche un po' pesante, altre un po' narciso. Ma queste caratteristiche fanno parte di molti di noi....
    Ma la mancanza di garbo certe volte ci vuole. Noi non dobbiamo essere garbati. Sennò non faremmo questo lavoro.



    Aggiungo una cosa: ho condiviso l'articolo che tu menzioni nella mia pagina professionale. Nemmeno un commento. Ma qualcuno l'ha letto. A me basta scuotere il pensiero e l'emozione. Rischiamo di essere troppo addormentati.
    Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi era entrato.
    (Haruki Murakami)

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