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  1. #1
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di GIUNONE
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    Psicologia ambientale: come renderla una opportunità professionale

    Cari colleghi, leggendo l'ultima news dalla homepage del nostro sito http://www.opsonline.it/psicologia-3...mbientale.html, mi volevo soffermare sull'importanza che uno studio psicologico degli aspetti ambientali del nostro vivere quotidiano può apportare nel miglioramento della qualità di vita di ognuno e nella tutela dell'ambiente. Studiare l'interazione uomo/ambiente, le loro reciproche influenze (da un lato sull'umore ad es. e dall'altro sull'inquinamento, solo per dirne un paio) ed ideare interventi di prevenzione, promozione di comportamenti funzionali credp possano essere aspetti rilevanti e fruttuosi del nostro operare. Da un punto di vista "occupazionale" di certo nessun o pochissimi enti /professionisti/utenti ricercherbbero proprio questa specifica figura, allora come potremmo secondo voi veicolare nelle nostre attività progetti inerenti quest'area (che tipo e per che utenza)? Vi va di confrontarci?
    Ultima modifica di GIUNONE : 27-04-2014 alle ore 18.40.20

  2. #2
    L'avatar di Duccio
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    Riferimento: Psicologia ambientale: come renderla una opportunità prof

    Guarda è un ramo che da sempre mi affascina e mi interessa e devo dire che l'ambito ad esempio della psicologia legata agli ambiti ospedalieri può dirci molto, in quanto ci spostiamo sempre di più verso una totale "umanizzazione" degli ospedali.. Un esempio celebre è l'ospedale Meyer a Firenze proprio costruito su queste basi..
    Per il resto non ho proprio idea... Secondo me una modalità strategica è quella di un progetto in collaborazione con architetti o geometri... se parliamo di strutture ad hoc.. Non so.. di sicuro ecco in casi come questo la multiprofessionalità è sicuramente strategica.

  3. #3
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di GIUNONE
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    Riferimento: Psicologia ambientale: come renderla una opportunità prof

    Rispetto all'ospedale, In che consistono i progetti cui ti riferisci? Il Meyer come è costruito, che aspetti psicologici valorizza?

  4. #4
    L'avatar di Duccio
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    Riferimento: Psicologia ambientale: come renderla una opportunità prof

    Allora ti spiego, io ho visitato l'ospedale Meyer durante uno stage in lungo e in largo, era una visita guidata con la mia tutor e altre studentesse in erasmus, l'ospedale è stato costruito secondo principi ergonomici e bioecosostenibili. La struttura è fatta appositamente con materiali particolari che rispettassero totalmente l'ambiente, è creato appositamente in una forma che fosse in totale simbiosi con l'ambiente esterno.. è immerso in una zona abbastanza verde diciamo.. non in mezzo alla città.... e devo dire che si integra benissimo anche visivamente.
    L'illuminazione.. è stato appositamente creato dagli architetti in modo da dover utilizzare meno luce artificiale possibile, infatti ad esempio al centro vi è un enorme struttura a chioccola con delle scale e ascensori che vanno in tutti i piani e al centro è tutto a vetri, anche il soffitto in modo che la luce venga massimamente e per più tempo convogliata. Infatti la sensazione è proprio che la luca sia il più possibile naturale e non artificiale, questo produce un risparmio energetico ma anche un maggiore benesere in quanto sappiamo anche senza essere psicologi, medici e quant'altro che la luce naturale è preferibile a quella artificiale.
    Anni fa.. ben prima della costruzione... fu fatto un convegno dove riportarono dei dati relativi ad uno studio rivolto a bambini ospedalizzati in cui venne chiesto a questi bambini cosa detestavano e cosa amavano (per quanto si possa amare qualcosa di un ospedale) della struttura dell'ospedale. Dai risultati emerse che i bambini detestano gli ambienti particolarmente simmetrici, regolari e amano le forme circolari e asimmetriche... e su queste basi hanno costruito l'ospedale.. Se girate per i reparti vi renderete conto che non c'è niente del classico ospedale ovvero sale d'attesa e intersecarsi di corridoi in modo ortogonale... Gli ambienti dei reparti si cocostruiscono creando spazi circolari che si "aprono" con forme esagonali e circolari... Difficile da spiegare ma se lo vedeste vi rendereste subito conto.
    Ricollegandomi al discorso dell'illuminazione fatto precedentemente, come sono fatte le stanze di degenza dei bambini? Sono due letti per stanza, un letto è alla finestra che si affaccia al giardino e l'altro alla finestra che dà sul corridoio, per far si che entrambi i bimbi abbiano la luce naturale hanno predisposto nei corridoi un sistema di fibre ottiche che si carichino tutto il giorno essendo collegate con dei pannelli sul soffitto dell'ospedale e convoglino la luce naturale sul corridoio, in questo modo non si usa la luce artificiale con un doppio vantaggio che è lo stesso che dicevo prima. Inoltre l'uso dei colori, i camici dei dottori e infermieri.. Insomma tutto è stato creato in modo da non far sentire il bambino in ospedale ma se non a casa almeno in un ambiente percepito come giocoso e piacevole ...
    Insomma a Firenze poi è stato creato anche un nuovo ospedale che è quello di Torregalli che nella parte nuova è davvero basato su questi stessi principi ergonomici.
    Insomma direi che i principi psicologici si ricollegano alla scuola ecologica di Chicago.. e al discorso dell'interazione uomo-ambiente...
    Rimasi molto colpito da questa visita al Meyer e mi fece capire come l'ambiente e la percezione soggettiva dell'ambiente sia fondamentale.

  5. #5
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di GIUNONE
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    Riferimento: Psicologia ambientale: come renderla una opportunità prof

    Un esempio architettonico di come corpo mente e salute siano interrelati e prendano forma da e con l'ambiente circostante..Pensiamo a Le Vele o Scampia di NApoli e vien facile pensare ai risvolti deleteri del contesto fisico sugli aspetti psicosociali e cmportamentali dei residenti..Collaborare in fase di progettazione di edifici, sia pubblici che privati, da sempre sollecitato nel nostro settore, sarebbe cruciale, ma resta ancora nel mondo dell'iperuranio..
    Mi viene in mente come Psicologia ambientale significhi anche cocostruzione di comportamenti funzionali alla propria salute ed alla salvaguardia dell'ambiente, ovvero sostenere negli utenti la motivazione al cambiamento negli ambiti di impatto ambientale più vicini al proprio stile di vita...
    L'articolo riporta utilmente alcuni campi di ricerca che, secondo me, sono tramutabili in interventi:
    Alcuni dei campi di ricerca della psicologia ambientale sono:

    Percezione di qualità urbana
    Percezione di qualità ospedaliera
    Qualità rigenerative degli ambienti
    Atteggiamenti e comportamenti ecologici
    Gestione di aree naturali protette
    Psicologia ambientale e turismo
    Comunicazione ambientale
    Ambienti virtuali e tecnologici
    La consulenza psicologico-ambientale

    Ogni punto potrebbe essere fonte , non solo di studio e ricerca, ma anche di intervento-azione..

  6. #6
    Postatore Compulsivo L'avatar di arwen
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    Riferimento: Psicologia ambientale: come renderla una opportunità prof

    ciao
    personalmente credo che al momento presente l'unico modo per iniziare ad approcciare il tema sia quello di "tenere presente" il tema della psicologia ambientale nelle strutture in cui ciascuno di no opera, cercando (per quanto sia possibile) di sollevare l'argomento con chi, tra i professionisti che incontriamo, potrebbe intervenire....ad esempio, una mia collega tempo fa mi diceva di essere andata presso una casa-famiglia per minori, e di essersi trovata di fronte ad un ambiente squallido, impoverito, una casa con le pareti spoglie e "addobbate" con dei miseri poster di animali...ecco, se io fossi la psicologa della struttura proverei a sollevare l'argomento con il responsabile della casa famiglia...certamente sarebbe il massimo se riuscissimo a collaborare con architetti e progettisti, ma penso che nel nostro piccolo qualcosa si possa fare fin da ora

    io vi porto la mia esperienza presso l'Università Bicocca di Milano: ho lavorato lì per molti anni, nell'ambito della progettazione dei supporti per gli studenti disabili iscritti all'Ateneo. La struttura è interamente progettata pensando anche alle esigenze delle persone disabili, non c'è alcuna barriera architettonica sia negli edifici che nel quartiere universitario (che purtroppo resta, ahimè, isolato, all'interno di un quartiere popolare di Milano molto poco "agibile"): la cosa interessante è proprio il fatto che i diversi ambienti non sono stati resi accessibili a posteriori, ma già in sede di progettazione sono stati messi a punto per favorire l'accessibilità. Alcuni esempi sono: corridoi estremamente ampi, ascensori molto grandi e con pulsantiere (dotate di tasti braille) raggiungibili anche da chi è in carrozzina, marciapiedi molto grandi e ampi, niente gradini o barriere....il risultato? non solo l'accessibilità è al massimo per chi ha problemi motori o ha una disabilità, ma soprattutto la struttura è "massimamente accessibile" anche a chi non ha problemi fisici...pensate ad esempio alla piacevolezza del camminare fianco a fianco con i propri compagni di corso, muovendosi tra i vari edifici universitari ma senza dover fare la gimkana tra auto e motorini parcheggiati, bici degli studenti ecc... in quegli anni di lavoro l'accessibilità ha portato anche gli organi universitari a progettare i supporti alle persone disabili non più come "trattamenti differenziati" erogati per supplire a modalità di fruizione e di frequenza dell'università che non erano pensate e adatte per chi ha un handicap, ma a progettare modalità didattiche utili per tutti, studenti disabili e non (proprio come per la progettazione architettonica), e quindi: invece che pensare a normali lezioni, che poi venivano tradotte in LIS per gli studenti non udenti, si stava pensando ad un sistema per cui, in tempo reale, le parole del professore e le slide venivano "registrate" e spedite direttamente a tutti gli studenti, in modo tale che non ci fosse un "trattamento diverso" per chi aveva un handicap o un disturbo dell'apprendimento io poi non ho più notizie aggiornate su come sono proseguiti i progetti in corso, ma questo era quello che era "in cantiere" fino a non molto tempo fa
    Dott.ssa Chiara Facchetti
    Ordine Psicologi della Lombardia n.12625


    Io credo che le pietre respirino. Non possiamo percepirlo con le nostre brevi vite.

    Siamo tutti nella fogna, ma alcuni di noi guardano alle stelle (Oscar Wilde)

  7. #7
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di GIUNONE
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    Riferimento: Psicologia ambientale: come renderla una opportunità prof

    Citazione Originalmente inviato da arwen Visualizza messaggio
    ciao
    personalmente credo che al momento presente l'unico modo per iniziare ad approcciare il tema sia quello di "tenere presente" il tema della psicologia ambientale nelle strutture in cui ciascuno di no opera,

    penso che nel nostro piccolo qualcosa si possa fare fin da ora
    Cocordo pienamente in questo ed è proprio quello a cui pensavo...

    L'esempio della tua Università, come quello dell'Ospedale di Duccio, è molto importante....pensare e progettare in modo biopsicososialmente funzionale dovrebbe essere la "norma" e non l'eccezione d'eccellenza, purtroppo...Mi affascina l'autogenesi del cambiamento che hai riportato, ovvero come dall'evoluzione strategica in campo architettonico si sia "generata" quella didattica, sottolineando come i vari elementi di un sistema (in questo caso ambientale e didattico) si influenzino vicndevolmente.....
    Ultima modifica di GIUNONE : 02-05-2014 alle ore 19.27.05

  8. #8
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di GIUNONE
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    Riferimento: Psicologia ambientale: come renderla una opportunità prof

    Pensavo in questi giorni a quanto il cyber bullismo rappresenti una emergenza psicosociale e mi chiedo cosa rispetto a questo stia facendo lo psicologo. Se focalizziamo il punto dei campi di ricerca relativo agli " Ambienti virtuali e tecnologici" penso che l' ambiente degli internauti sia un altro "luogo" da scandagliare...Cosa realmente stiamo facendo in questo campo? Qualcuno ha esperienze in tal senso o per sentito dire? Il grosso del lavoro ovviamente va fatto a monte ovvero nella educazione socioaffettiva degli adolescenti, nella promozione delle life skills, ecc (cioè prevenzione e promozione della salute)...Ma nel luogo stesso, nel web, su fb o altri social network cosa si sta facendo? Come rendere "ergonomico", "ecologico" e funzionale questo altro tipo di ambiente, piuttosto che troppo spesso distruttivo, disorientante per quell'utenza più fragile e vulnerabile che in esso cerca rifugio, accoglienza-accettazione, approvazione, riconoscimento di sè?

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