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  1. #1

    Studentessa in crisi: tornare o no a Psicologia?

    Salve a tutti, sono una studentessa di 20 anni. Ho notato questo forum ricercando informazioni che mi potessero aiutare a chiarire le idee sulla situazione in cui mi trovo e, vista la serietà e la competenza delle risposte, ho deciso di scrivere in prima persona per avere eventuali pareri e consigli. Premetto che sono una studentessa di Medicina (1 anno), ex studentessa di Psicologia (ho fatto un anno di Scienze e Tecniche Psicologiche).

    L'anno scorso ho frequentato il primo anno di Scienze e Tecniche Psicologiche, seguendo un'inclinazione verso lo studio del mentale che era in me da tempo, senza che però ne prendessi pienamente coscienza. Durante l'anno, con il procedere dello studio, questa passione si è accesa ed è divenuta consapevole, e mi ha portato a comprendere che è questo ciò che voglio studiare e di cui mi voglio occupare nella vita.
    Nonostante ciò, avevo dei dubbi dettati dalle seguenti motivazioni:
    - Con lo studio per alcuni esami (neurofisiologia, neurologia, alcuni argomenti in psicologia generale) ho realizzato di avere un interesse particolare per le Neuroscienze, ma la specializzazione in questo ambito, soprattutto se finalizzata alla ricerca, apre a ben poche prospettive lavorative;
    - In generale, le reali possibilità lavorative per uno psicologo (purtroppo) non sembrano delle più incoraggianti: anni di studio (seppur appassionato e motivato) che rischiano di essere sacrificati, o comunque non del tutto ripagati, da un futuro lavorativo precario. La mia più grande paura è finire con il fare un lavoro che sia inerente solo in parte o addirittura per niente alla mia formazione.

    Le mie riflessioni mi hanno portato a decidere di cambiare corso di laurea passando a Medicina, con il progetto di specializzarmi in Neurologia (che mi sembrava un buon compromesso tra le mie attitudini e i miei interessi e spendibilità lavorativa). Ero consapevole dei 6 anni che mi separavano dall'obiettivo, fatti di materie ed esami esuli dai miei interessi, ma che pensavo di poter sostenere.
    Ora, dopo aver passato il test e al secondo semestre del primo anno di corso, mi trovo in un momento dforte crisi:

    - ho studiato e sto studiando materie sì sopportabili, ma che non mi interessano e per le quali sto relegando
    i miei reali interessi. Era una cosa che avevo messo in conto, ma che mi impedisce di affrontare questo percorso di studi con la passione e la motivazione che vedo invece nei miei colleghi.
    - in questo ultimo periodo, in particolare, ho frequenti blocchi che mi portano per qualche giorno a impedirmi di studiare: ho una resistenza e repulsione verso lo studio, mi manca la forza di volontà di mettermi sopra al libro e studiare. Nel corso della mia carriera scolastica (e poi universitaria a STP) invece sono sempre stata considerata una studentessa capace, e ho sempre ottenuto buoni e ottimi risultati. Non è da me trascurare in questo modo lo studio! Solamente che non riesco a capire quanto peso abbia in questo blocco, dovuto anche a stanchezza, difficoltà oggettiva del corso di laurea (non tanto per le materie in sè quanto per l'elevato numero di esami da dare in poco tempo) e scoraggiamento per essere già indietro con gli esami del primo semestre, il fatto che io stia effettivamente portando avanti un percorso di studi che non sento mio e non mi appartiene.
    - passato l'interesse e l'euforia iniziali, mi sono resa conto che sebbene le neuroscienze mi avvincano, da un punto di vista professionale mi sarebbe piaciuto anche lavorare come psicologo clinico (e possibilmente in più anche psicoterapeuta). Recentemente ho iniziato un percorso di cura con una psicologa, e questa esperienza mi ha permesso di entrare in contatto con questa realtà professionale. La specializzazione medica più affine a questa figura è evidentemente Psichiatria, con le dovute differenze nell'approccio e nelle competenze, dunque al momento sarei più orientata verso quest'ultima.

    In conclusione non so cosa fare. Continuare il cdl di Psicologia, dedicando il mio tempo e le mie energie a ciò che mi interessa, accettando i rischi di un futuro lavorativo in cui incontrerò, probabilmente, ostacoli, compromessi, forse frustrazioni, ma con la speranza di ricevere anche gratificazione e realizzarmi in una professione sentita ed appagante; oppure continuare il cdl di Medicina, che sicuramente mi imporrà varie difficoltà, non ultima quella di applicarmi, nella teoria degli esami e nella pratica dei tirocini, ad ambiti che non mi appartengono del tutto, e concluso il quale tenterò di entrare nella specialistica da me desiderata (cosa peraltro non
    scontata), per poi, se avrò superato tutto questo, realizzarmi in una figura professionale più garantita e solida, nella quale potrò comunque esprimermi, dandole il giusto taglio, con un approccio non eccessivamente medicalizzato.

    Scusate il papiro, ma è da parecchio che rimugino su questa condizione e sono disperata!!!

  2. #2
    L'avatar di Duccio
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    Riferimento: Studentessa in crisi: tornare o no a Psicologia?

    Ciao, allora ho letto con attenzione quello che hai scritto... Io sono sempre per dare un colpo alla botte e uno al cerchio come si suol dire e su queste questioni per procedere secondo una ottimizzazione di costi e benefici.
    Mi appare a sensazione che quello che stai facendo non è che un po' un ripiego e che non ti piaccia realmente.. e il blocco diciamo è sicuramente qualcosa relativo a questo..
    Un conto è dire, amo la psicologia e amo la medicina..praticamente allo stesso modo o quasi e allora scelgo la soluzione con maggiori possibilità lavorative, perfetto approvo e sottoscrivo. Ma la mia sensazione è nel tuo caso differente, se ci stai rimuginando in questo modo e ti senti distante da quello che studi e come dici ti senti anche bloccata, io ci penserei bene, 6 anni sono lunghi e conosco bene la sensazione di impotenza e di blocco dovuta al fare qualcosa che ci piace il giusto o ad un momento di crisi...
    Almeno ora siamo ad aprile, mi prenderei un po' di tempo, vai al mare, in campagna, prenditi qualche giorno da sola o con qualche amico per stare per i fatti tuoi con la mente "scollegata" da questa sensazione che hai.. in modo da poterci ragionare in seguito con maggiore lucidità.
    Studiare 6 anni di materie molto difficili e tecniche che non si amano realmente non è facile... Anche a psicologia troverai cose che non ti piacciono ma saranno la minoranza dato che mi dicevi dei tuoi interessi.. In questo caso non so quanto sia conveniente... Ripeto 6 anni sono tanti... e anche stare a contatto con studenti appassionati e non rivedere nei loro occhi la stessa passione non credo sia piacevole...
    I discorsi che fai riguardo alle prospettive sono veri e reali e non ti sto a dire che conta solo la passione l'amore per quello che fai perchè purtroppo non è così, con la passione non ci si mangia... Ho amici laureati in storia e in filosofia appassionatissimi delle cose che hanno studiato, e negli anni di studi vibravano di passione per gli esami e per i libri e che ora lavorano alla coop o fanno altri lavori non pertinenti e maledicono ogni giorno il giorno in cui hanno deciso di seguire solamente l'amore per l'interesse che animava le loro scelte. Con questo ripeto... è ugualmente dannoso fare qualcosa che non ci piace... Il colpo alla botte e al cerchio deve essere alla base, le due opzioni si devono in qualche modo compensare...

    Io mi sono appena laureato in psicologia e conosco una marea di psicologi in ogni ambito, di studenti, di laureati come me da poco e di persone che da qualche anno si affacciano al mondo del lavoro in tutti i campi... La situazione è dura, è difficile, pochi lavorano nell'ambito, pochi lavorano e fanno quello che speravano, molti fanno e hanno fatto gli educatori, altri si "arrabattano" in modi differenti.. io ciclicamente ogni 4, 5 mesi faccio il giro di mail con curriculum allegato (negli anni ho maturato alcune esperienze in ambito formazione tramite progetti e stage)... ad almeno 200 strutture ed enti della mia città (firenze) e provincia... Le risposte sono poche ... generalmente i colloqui sono 4, 5...
    Ecco nel caso non ero e non sono ancora psicologo ma dubito che la situazione sia molto differente in quanto la sensazione è che non ci sia un reale assorbimento... Questo però sempre in un'ottica da dipendente in una struttura.

    Il lavoro dello psicologo oggi e sarà cos' in futuro è da libero professionista in un'ottica di autoimprenditorialità... Tu fai tutti i 5 anni, due semestri di tirocinio in ambiti strategici che ti permettano di approfondire cose che non conosci o di acquisire degli strumenti... Nel frattempo e dopo ma anche durante gli anni di studio fai dei corsi, apprendi tecniche... Chessò training autogeno, pnl (che in molti snobbano e su cui non c'è accordo ma in molti la fanno e se ti formi per bene in centri ad hoc di sicuro è un plus valore), sostegno psicologico... Imparare strumenti e tecniche saranno strategiche...
    Una volta psicologo (dopo il superamento dell'esame di stato) e libero professionista puoi spenderti nei contesti che vuoi...
    Gli psicologi che conosco io non lavorano dalle 8.30 alle 17.30 e poi vanno a casa... Lavorano quelle 3, 4 ore in cooperativa, poi magari hanno l'incarico nella comunità o nella struttura di riabilitazione, possono avere qualche paziente, poi magari la sera hanno qualche docenza nei corsi di formazione... Insomma il lavoro dello psicologo dura tutto il giorno e si spende in vari contesti... Forse 20, 30 anno fa c'era la figura austera e monolitica dello psicologo nel suo studio 8 ore a ricevere pazienti, o in azienda, o in comunità fare un lavoro fisso e sedentario.. Oggi il lavoro dello psicologo è dinamico .. si spende a partita iva in più contesti... tesse relazioni, vive di contatti e di autopromozione in un'ottica autoimprenditoriale.

    Insomma convieni con me che su queste basi non ha neanche troppo senso dire che lo psicologo non trova lavoro.. Non trova lavoro spesso se non muove il culo e non lo cerca, se non si propone, se non fa anche un'autopromozione selvaggia e a tappeto.. se non si applica in un processo di autoformazione personale continuo durante e dopo gli studi... Poi è ovvio che le difficoltà ci siano ma le cose che ho scritto ho voluto precisarle perchè ho conosciuto tante persone convinte che finiti i 5 anni lavoreranno alla ASL come psicologi e che quindi basterà trovare un bando per lavorare serenamente ... persone di 25, 30 anni... La realtà è molto diversa... Quello che intendevo dire è che non bisogna neanche scoraggiarsi, tenere ben presenti vincoli e limiti (che sono tanti e forse più delle possibilità) ma anche le potenzialità comunque ci sono e vanno sapute sviluppare... Non si può mai sapere cosa ci riserverà il futuro, io credo e voglio credere che le capacità, la determinazione e la volontà poi paghi sempre.
    Lo psiologo sperimentale (ambito più di tua pertinenza e interesse vedo) lavora come ricercatore.. enti di ricerca e come sai la ricerca in Italia non è assolutamente sostenuta.. Altro discorso se ti piacesse l'idea un domani di lavorare all'estero, amici in erasmus o in esperienze di tirocinio o anche di ricerca all'estero me ne hanno parlato con toni entusiastici, li un ricercatore è valorizzato, con strumenti massimamente efficienti a disposizione e soprattutto pagato, molto ben pagato... Se conosci o studi bene l'inglese e sei pronta anche a trasferirti e non ti pesa magari lasciare famiglia amici ecc... ecco potrebbe essere una soluzione strategica... Non tutti però sono disposti... In Italia è dura, gli enti di ricerca e i dipartimenti si vedono tagliati fondi ogni tre per due e anche i dottorati con borsa sono sempre meno e spesso e volentieri chi entra viene fatto entrare in un'ottica politica e non meritocratica (stessa cosa si può dire relativamente ai bandi della asl per psicologi).

    A prescindere da tutto questo discorso riguardo ai tuoi dubbi hai fatto un'attenta analisi delle varie possibilità formative in ambito biomedico più affini al lavoro dello psicologo in un'ottica neuroscientifica? Ad esempio chessò una figura formata nella riabilitazione neuropsichiatrica... (vado a caso, non ho idea ma so che esiste una figura di questo tipo e che viene anche particolarmente assorbita dal mondo del lavoro, non ricordo il nome preciso)... Insomma pensaci bene valuta attentamente tutte le alternative, guarda un po' anche i vari siti delle varie facoltà sia di medicina che di psicologia (ovviamente lo dico senza conoscere la città dove abiti e se sei disposta anche a spostarti).

  3. #3

    Riferimento: Studentessa in crisi: tornare o no a Psicologia?

    Ciao Duccio, grazie per la tua risposta! sono d'accordo con il tuo punto di vista, anche secondo me è necessario coniugare passioni e interessi con le reali possibilità in ambito lavorativo.
    Pensavo che questa giusta via di mezzo fosse nel mio caso Medicina, ma visti gli esiti abbastanza disastrosi forse non è così come dici tu fare ben 6 anni in un campo così impegnativo, che non mi appartiene affatto, può risultare qualcosa di davvero pesante. Non so se, mettendomici, alla fine ce la farei; o, al contrario, rischierei di resistere per un altro anno o due per poi smettere e ritrovarmi da capo avendo perso altri anni. D'altro canto, la psicologia non è un ambito morto con pochi sbocchi lavorativi, come dici tu sono tanti i contesti in cui spendersi, solamente che il settore sembra essere abbastanza saturo per cui è necessario in un certo senso reinventarsi e rinnovarsi continuamente... invece la professione medica mi sembra più stabile e definita, più garantita forse per la maggiore forza della categoria. C'è anche il problema della retribuzione: uno psicologo facendosi in quattro quanto può riuscire a guadagnare rispetto allo stipendio spesso lauto del medico?
    Le uniche due specialistiche che mi potrebbero interessare sono Psichiatria e Neurologia (Neuropsichiatria esiste ma solo nella coniugazione di Neuropsichiatria infantile, quindi limitata all'età evolutiva) le altre esulano del tutto dai miei interessi... D'altro canto, entrare nelle specialistiche non è così scontato e Neurologia e Psichiatria sono tra quelle a più difficile accesso.
    Insomma, rischi e sacrifici sono richiesti sia che io scelga un percorso sia che io scelga l'altro: se scelgo Psicologia potrò intraprendere un percorso di studio e di formazione che mi stimola e mi motiva, ma che mi imporrà difficoltà maggiori al momento di propormi sul mondo del lavoro; se scelgo Medicina e riesco a portarla a termine, e se riesco a entrare nella specialistica che mi sono posta come obiettivo, troverei probabilmente a termine del mio percorso un'ottima stabilità e retribuzione.
    Mi risulta più rassicurante e produttivo farmi il mazzo in un percorso che mi interessa e che mi stimola piuttosto che in uno in cui mi sento un pesce fuor d'acqua, e che potrebbe portarmi lontano dai miei interessi attuali, ma non voglio neanche avere rimpianti... Tu, alla fine dei conti, sei gratificato dalla scelta che hai fatto?

  4. #4
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    Riferimento: Studentessa in crisi: tornare o no a Psicologia?

    Mah senti io mi sono appena laureato.. mettendoci molti anni più del previsto per motivi personali e non, e alla fine ho anche lavorato per avere nel frattempo delle esperienze alle spalle.. Io quando ero piccolo volevo fare medicina o veterinaria... da sempre amante degli animali e da sempre interessato e incuriosito dalla medicina, dalla biologia ecc... Poi mi sono orientato verso biologia, poi mi piaceva anche architettura perchè era una di quelle facoltà che mi permetteva di ntegrare materie umanistiche e scientifiche...
    Poi ho pensato a psicologia e l'ho scelta proprio perchè da un lato ero interessato alla psicologia sociale ai comportamenti delle persone e mi piaceva che vi fossero materie biomediche e più discorsive e umanistiche e alla fine la scelta è ricaduta su quella.
    Devo dire che la visione che ho adesso è molto differente di quella che avevo all'inizio relativamente al lavoro dello psicologo...
    Non saprei dire.. posso dirti con certezza che non sono contento relativamente al inter formativo messo a disposizione della mia facoltà di Firenze, creato sulla base degli interessi accademici dei docenti e lontano anni luce da una lettura reale del contesto lavorativo territoriale.. Conosco bene cosa fa e come lavora ad esempio in un azienda lo psicologo del lavoro e posso dire con certezza che alla magistrale non ho trattato un solo minimo argomento che prevedesse queste cose.
    Io adesso anche perchè ho una certa età sto cercando di mettere a frutto le esperienze fatte, credo che mi farò dei corsi uniti a due semestri di tirocinio fatti per bene e poi una volta abilitato cercherò di spendermi in maniera autonoma cercando quei canali e ambiti meno battuti.
    Un docente di un corso di formazione che ho frequentato ci disse che una volta laureati avremmo dovuto passare ALMENO due tre anni tra tirocinio, corsi, corsetti, esperiente di stage e ulteriori tirocini sottopagati o non retrifuiti.. prima di inserirci stabilmente in qualche contesto...
    Insomma la situazione non è delle più rosee ma di sicuro se si vuole ci si fa... Tornassi indietro? Boh.. sicuramente farei una scelta diversa relativamente all'indirizzo... Mi sono iscritto a psicologia del lavoro e delle organizzazioni e nel frattempo ho scoperto un interesse sia per l'ambito clinico e di comunità e per l'ambito delle neuroscienze... (prevedibile dati i miei interessi da piccolo)... quindi forse avrei fatto clinica o perchè no sperimentale... Un'altra facoltà non so... Fondamentalmente credo che la psicologia sia un ambito splendido, ricco di complessità e di possibilità teoriche che sta a noi far diventare possibilità reali.. Insomma ora in tutta sincerità mi sento soddisfatto dato che mi sono laureato da una settimana... e nonostante come dicevo non sia più di primo pelo mi vedo estremamente proiettato verso il futuro e quindi non sento sinceramente di avere alcun rimpianto...
    Ti racconto un aneddoto di un amico che riporto spesso.. Lui si laureò in storia con il massimo dei voti, compreso che non avrebbe fatto niente dopo la laurea in storia si è iscritto ad infermieristica.. 3 anni.. conclusi i quali si è laureato in tempo e con un voto molto alto.. Ora lavora a tempo inteterminato.... Lui comunque si è appassionato a questa facoltà e l'ha fatta con grande volontà e amore per la disciplina.. quindi ecco.. secondo me è essenziale essere soddisfatti e contenti...

  5. #5

    Riferimento: Studentessa in crisi: tornare o no a Psicologia?

    Grazie per avermi raccontato la tua esperienza! alla fine come me sei approdato a psicologia dopo varie indecisioni (io sono passata dall'orientarmi verso filosofia passando per architettura fino a fisica addirittura - ma l'idea di medicina non mi aveva mai seriamente sfiorato, e anche questo mi da da pensare ò.ò), e anche io vi ho ritrovato un connubio tra umanistico e scientifico che mi piace molto. Effettivamente l'entusiasmo in ciò che si fa è fondamentale, consente di tirare fuori delle risorse anche in situazioni in cui è richiesto di mettersi in gioco e misurarsi su più fronti, come nel caso dello psicologo post-laurea. E proprio a questo proposito mi hai dato un'idea più corretta di cosa consiste il percorso di uno psicologo dopo la laurea, anche io avevo un'idea molto più monolitica a riguardo! In parte mi attira questa prospettiva forse poco stabile ma molto dinamica di autoimprenditorialità e di formazione contina... Insomma rifletterò sui vari aspetti sia dell'uno, sia dell'altro percorso che mi sono posta come alternative. Nel frattempo oscillo in continuazione tra le due, un minuto prima sono sicura di aver capito che voglio mollare e un minuto dopo già mi pongo nuovi dubbi, sarà dura XD Comunque grazie mille per la disponibilità e l'apertura con cui mi hai risposto!

  6. #6
    Neofita
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    13-06-2014
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    5

    Riferimento: Studentessa in crisi: tornare o no a Psicologia?

    Ciao ho appena letto questa discussione..non so se tu abbia risolto il problema o meno, ma un consiglio mi sento di darti, torna a psicologia se credi in quello che ami. Lo so pensare al lavoro futuro fa venire angosce, ma fidati di lavoro c'è ne ben poco per tutti. Che tu sia un medico, un architetto o uno psicologo, il lavoro scarseggia ovunque, e aihme credo andrà solo peggio. L'indecisione sull' università da seguire è una cosa brutta perchè ti senti perennemente in una situazione di stallo. Te lo dice una che da lettere e filosofia è passata a ostretricia, e da ostretricia vorrebbe passare quest' anno a psicologia. Ma il mio sogno nel cassetto? fare medicina. Fare il medico per me è uno dei lavori piu belli esistenti. Ma ti sconsiglio di conseguire la laurea in medicina se gia al primo anno non ti affascinano le materie..perchè per fare il medico devi avere proprio una vocazione come chi si fa suora o prete, o addirittura papa. Il medico è una persona da cui dipendono altre vite umane, devi amare la vita e gli uomini per poter essere un BUON MEDICO altrimenti, anche se con lo studio ti laurei in medicina, non sarai mai un MEDICO ma solo una laureata in MEDICINA. Il che è ben diverso. Ora ti chiederai perchè non faccio medicina allora? visto che è la cosa che più amo da quando sono nata praticamente. Beh a me ciò che me lo impedisce sono i tenori di vita ho 20 anni ma non posso permettermi di frequentare un corso di laurea di 6+5, per vari problemi. Avevo infatti pensato a psicologia perchè è l'unica cosa che forse più si avvicina all' animo umano, magari non hai il potere di un medico, o il lavoro di un medico, ma puoi comunque tentare di aiutare qualcuno...e non c'è soddisfazione piu bella nella vita. Io amo la mente umana, ne sono fortemente attratta, sia a livello psicologico che medico, amo i suoi mutamenti e il suo infinito evolversi..amo il corpo umano, ne amo la sua anatomia, i suoi alti e bassi, la sua sempre non-certezza. Desidererei diventare un neurochirurgo, e se ne avessi la possibilità ci metterei anima e corpo e ci proverei. Perciò vorrei dirti pensaci bene prima di lasciare medicina, ma non posso perchè già il fatto che tu ci pensa vuo dire a mio parere che non abiti in te lo spirito unico del medico. Magari come io sogno fare il medico tu sogni fare la psicologa, ma questo solo riflettendo molto attentamente potrai capirlo. Ma ricordati che una scelta sbagliata qui ti condizionerà tutta la vita. E prendilo come un consiglio se ti dico, che visto che nell'italia in cui siamo (condannata al declino) trovare un lavoro e ormai un optional, beh almeno studia ciò che ami..e non studiare per un futuro, incerto, e molto improbabile lavoro.

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