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  1. #1
    Partecipante Assiduo
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    "Torno a fare lo Psicologo"

    Il titolo della discussione riprende quanto pronunciato da un politico trentino che ha deciso di mollare la carica amministrativa per tornare, dopo un pò d'anni di latitanza, alla sua professione. Non conosco i fatti, nè il personaggio, e quindi non so quanto abbia professionalmente latitato ma conosco altri casi di clamorosi "ritorni" dopo anni di assoluta latitanza professionale/aggiornamento. Al di là delle novità legislative in materia di aggiornamento professionale obbligatorio come la mettiamo con il pregresso? Possibile che nella nostra professione possano ancora accadere cose simili? La 56/89 e il codice deontologico non prevedono niente in merito. Qualcuno ne sa di più? Possibile che non ci sia una norma a cui rifarsi tanto per evitare rischi per l'utenza quanto per salvaguardare l'immagine della Psicologia?
    Ultima modifica di raffaelefarina : 24-02-2014 alle ore 00.57.02
    Raffaele

  2. #2
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: "Torno a fare lo Psicologo"

    Beh non capisco in che modo possa ledere l'immagine della professione o essere un rischio per un cliente, dopo tutti i sacrifici che uno fa, se per un motivo o per l'altro si dedica ad altro per un po' di anni, non può tornare sui suoi passi?

  3. #3
    L'avatar di Duccio
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    Riferimento: "Torno a fare lo Psicologo"

    Beh credo che quello che hai descritto sarà un fattore purtroppo sempre più presente... date le difficoltà di adesso riguardo alla situazione lavorativa in generale e soprattutto per lo psicologo (immagino che in situazione di crisi le cure psicologiche passino in secondo piano rispetto al pagamento delle bollette e ai bisogni primari.. ovviamente non che la cura della psiche non lo sia ma ci siamo capiti..).. Un conto è se uno psicologo dopo 20 anni torna a fare lo psicologo e ovviamente necessita di un aggiornamento ... ma dopo un anno, due.. 5 anni.. Insomma non vedo questo problema così insormontabile, anche perchè ci sono psicologi (se vogliamo dirla tutta) che sono formalmente iscritti ma che magari sono impiegati in enti di ricerca o in posti dove non svolgono propriamente la mansione di psicologo.. Quindi ecco.. essere iscritti ma non esercitare è la stessa cosa di non essere iscritti e non esercitare... Il discorso dell'aggiornamento professionale obbligatorio beh saranno problemi di chi decide di reinscriversi all'albo..

  4. #4
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: "Torno a fare lo Psicologo"

    Citazione Originalmente inviato da Duccio Visualizza messaggio
    Beh credo che quello che hai descritto sarà un fattore purtroppo sempre più presente... . Insomma non vedo questo problema così insormontabile, anche perchè ci sono psicologi (se vogliamo dirla tutta) che sono formalmente iscritti ma che magari sono impiegati in enti di ricerca o in posti dove non svolgono propriamente la mansione di psicologo.. Quindi ecco.. essere iscritti ma non esercitare è la stessa cosa di non essere iscritti e non esercitare...
    beh, scusate se mi ricordo solo ora di rispondervi.
    penso che siamo tutti d'accordo sul fatto che qualsiasi competenza/conoscenza/abilità acquisita e praticata -anche specialistica- vada allenata. Che si tratti di un corridore professionista, di un docente di Inglese, di un manager d'azienda, di un medico di base, tutti fanno i conti con l'obsolescenza a cui vanno incontro le funzionalità alla base di quelle competenze/conoscenze/abilità se non allenate con adeguata frequenza. Inoltre penso che ci siano diversi gradi e livelli d'impatto del mancato allenamento: il corridore non allenato impatterà -dolorosamente per lui- in una sconfitta di gara o in un infortunio; il manager d'azienda pagherà -con il suo patrimonio e forse quello di altre persone- il suo essere fermo su modelli di mercato vecchi di 30 anni; il docente d'Inglese, per quanto potrà danneggiare i suoi alunni, deve comunque rendere conto del suo operato in un contesto aperto e pubblico e lo stesso dicasi del medico. Lo Psicologo invece -e parlo del libero professionista, quello "sciolto" da appartenenze o perchè è rimasto non specializzato o perchè non ha ancora risolto i suoi problemi con le medesime, quello che lavora a porte chiuse, nel suo studio, tra i suoi libri, che non si confronta con nessuno (e ce ne son tanti), che non si aggiorna, diserta le formazioni promosse dall'Ordine o al massimo si confeziona un percorso di aggiornamento a sua immagine e somiglianza in contesti formativi molto autoreferenziali, non fa supervisione, usa internet con perizia per attirare le sue "prede"- a mio avviso resta un professionista abbastanza lasciato a sè stesso e lo stesso dicasi per i suoi utenti... e tutto questo in un momento storico-economico in cui a diversi livelli e comparti professionali sta saltando il concetto di specializzazione e ognuno fa quello che può pur di lavorare (vd l'Avvocato che pur di lavorare prende qualsiasi tipo di ambito dal civile al penale). Ritengo in sostanza che gli Ordini Professionali Psicologi debbano agire una stretta di vite in modo da garantire standard professionali più alti (per es. si potrebbe pensare di istituire un obbligo di supervisione periodica e/o un minimo di ore lavorative annuali -anche in regime di volontariato perchè no-).
    Raffaele

  5. #5
    L'avatar di arwen
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    Riferimento: "Torno a fare lo Psicologo"

    Citazione Originalmente inviato da raffaelefarina Visualizza messaggio
    Lo Psicologo invece -e parlo del libero professionista, quello "sciolto" da appartenenze o perchè è rimasto non specializzato o perchè non ha ancora risolto i suoi problemi con le medesime, quello che lavora a porte chiuse, nel suo studio, tra i suoi libri, che non si confronta con nessuno (e ce ne son tanti), che non si aggiorna, diserta le formazioni promosse dall'Ordine o al massimo si confeziona un percorso di aggiornamento a sua immagine e somiglianza in contesti formativi molto autoreferenziali, non fa supervisione, usa internet con perizia per attirare le sue "prede"- a mio avviso resta un professionista abbastanza lasciato a sè stesso e lo stesso dicasi per i suoi utenti... e tutto questo in un momento storico-economico in cui a diversi livelli e comparti professionali sta saltando il concetto di specializzazione e ognuno fa quello che può pur di lavorare (vd l'Avvocato che pur di lavorare prende qualsiasi tipo di ambito dal civile al penale). Ritengo in sostanza che gli Ordini Professionali Psicologi debbano agire una stretta di vite in modo da garantire standard professionali più alti (per es. si potrebbe pensare di istituire un obbligo di supervisione periodica e/o un minimo di ore lavorative annuali -anche in regime di volontariato perchè no-).
    Mi viene da pensare che di colleghi quali descrivi tu, al di fuori di qualunque contatto con gli ordini e la categoria, che lavorano da soli e in modo un po' autistico ce ne sono a mazzi, senza dover andare a guardare i casi di chi dopo anni torna a fare lo psicologo

    A me viene anche da dire che la nostra professione non è fatta di sola tecnica, ma anche di doti personali (empatia, accoglienza, sospensione di giudizio) che ...o hai o non hai, c'è poco da fare...conosco colleghi bravissimi con pochissima esperienza, altri che hanno anni e anni di lavoro continuato alle spalle e che "non ce la fanno proprio"

    Il problema che poni tu è senz'altro importante, ma credo esuli il caso specifico: il vero problema è la mancanza di linee guida sulla qualità della formazione e del successivo aggiornamento, nonchè la reale mancanza di una categoria professionale solida, che protegga e faccia anche un po' da "rete" per sostenere il professionista ed evitare che si rinchiuda autisticamente (e in modo un po' onnipotente) nel proprio studio
    Dott.ssa Chiara Facchetti
    Ordine Psicologi della Lombardia n.12625


    Io credo che le pietre respirino. Non possiamo percepirlo con le nostre brevi vite.

    Siamo tutti nella fogna, ma alcuni di noi guardano alle stelle (Oscar Wilde)

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