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Discussione: Disturbo paranoide

  1. #1
    Postatore Compulsivo L'avatar di ste203xx
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    04-08-2003
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    Disturbo paranoide

    Quali sono le cause più frequenti del disturbo paranoide, secondo i vari approcci?

    Al di fuori dell'ambulatorio clinico, in ambito sociale, come rapportarsi con una persona paranoide-delirante, che prova continuamente rabbia, risentimento, è ipervigile, interpeta in modo malevolo anche il gesto più innocente, è sprezzante, diffidente e usa massicciamente difese proiettive? Cioè è meglio restituirgli il suo atteggiamento rancoroso e aggressivo, oppure anche questa restituzione viene cmq interpetata sotto la lente deformante del sospetto, dell'ostilità e della minaccia? E allora che fare?

    Invece ambito clinico, se ad esempio una paziente, da quello che riferisce, ha un partner che sembra corrispondere perfettamente a un profilo di personalità paranoide, visto che ovviamente non si possono fare diagnosi su terze persone, come ci si può comportare? Cioè magari l'atteggiamento scarsamente assertivo della paziente, la sua sottomissione e le auto-colpevolizzazioni sembrano proprio gli effetti del relazionarsi con un paranoide, piuttosto che tratti propri di personalità, cosa fareste?

  2. #2
    Partecipante Leggendario L'avatar di Lyanne
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    Riferimento: Disturbo paranoide

    Citazione Originalmente inviato da ste203xx Visualizza messaggio

    Al di fuori dell'ambulatorio clinico, in ambito sociale, come rapportarsi con una persona paranoide-delirante, che prova continuamente rabbia, risentimento, è ipervigile, interpeta in modo malevolo anche il gesto più innocente, è sprezzante, diffidente e usa massicciamente difese proiettive? Cioè è meglio restituirgli il suo atteggiamento rancoroso e aggressivo, oppure anche questa restituzione viene cmq interpetata sotto la lente deformante del sospetto, dell'ostilità e della minaccia? E allora che fare?
    Ecco, in ambito sociale...bell'argomento. Sono interessata anch'io a questo punto. A me è capitato di osservare - e di dover in qualche modo interagire, trovandomici - un gruppetto di persone in cui una di queste manifestava un comportamento particolare.
    Il problema era accentuato dall'insieme, poi, dalle interazioni che si venivano a creare.
    Che dire? Il comportamento di questa persona sembrava falsamente ossequioso, non naturale e nello stesso tempo manipolatorio, cercava alleanze con alcune persone a discapito di altre, "accordi personali". Con alcune persone che le rimandavano il tutto senza tanti complimenti ci sono stati grossi problemi.
    Quando sono entrata io in questo gruppo,sono stata subito avvertita delle forti tensioni: potete immaginare che bell'ingresso.
    In una occasione, pubblicamente, questa persona ha attaccato due membri del gruppo (sosteneva di essere stata fortemente penalizzata in una situazione risalente ad un po' di tempo addietro) andando anche sul personale.
    Personalmente, quando mi è capitato di avere a che fare con lei, ho cercato di essere corretta ma cauta e di non cadere nei suoi tranelli.
    Il clima non era comunque tranquillo.
    Non so cosa sia meglio: dipende anche dal contesto (informale, familiare, lavorativo) e dal numero di persone che interagiscono (a tu per tu, gruppo di amici/parenti/colleghi).
    A me comunque pare (mia impressione) che queste situazioni, al di fuori dell'ambito clinico (che in un certo senso è "protetto", cioè, almeno "lo sai") siano sempre più in aumento.
    La patologia e il disagio dell'apparente normalità (e soprattutto di questa società)..

  3. #3
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di GIUNONE
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    Riferimento: Disturbo paranoide

    Il problema, al di fuori dell'ambito clinico, è quanto questo atteggiamento o proprio "disturbo" sia egosintonico o egodistonico. Nel primo caso, puoi fare ben poco, nel secondo, se vi lega una buona intima amicizia, forse ci può essere un discreto margine di "azione" ovvero condivisione, supporto, ecc.. funzionale ad un possibile invio ad un terapeuta. In ambito clinico, io andrei ad indagare le motivazioni che han portato la paziente a "scegliere" quel tipo di partner 8ricostruendo la sua storia relazionale ed affettiva), considerando la funzione che la personalità di quest'ultimo svolge nell'interazione con le modalità psicosociali della paziente, cioè quanto e come è funzionale quel tipo di fidanzato ( con le sue modalità emotivo/affettive e relazionali) all'assetto di personalità della paziente?

  4. #4
    Postatore Compulsivo L'avatar di ste203xx
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    Riferimento: Disturbo paranoide

    Citazione Originalmente inviato da GIUNONE Visualizza messaggio
    Il problema, al di fuori dell'ambito clinico, è quanto questo atteggiamento o proprio "disturbo" sia egosintonico o egodistonico. Nel primo caso, puoi fare ben poco, nel secondo, se vi lega una buona intima amicizia, forse ci può essere un discreto margine di "azione" ovvero condivisione, supporto, ecc.. funzionale ad un possibile invio ad un terapeuta. In ambito clinico, io andrei ad indagare le motivazioni che han portato la paziente a "scegliere" quel tipo di partner 8ricostruendo la sua storia relazionale ed affettiva), considerando la funzione che la personalità di quest'ultimo svolge nell'interazione con le modalità psicosociali della paziente, cioè quanto e come è funzionale quel tipo di fidanzato ( con le sue modalità emotivo/affettive e relazionali) all'assetto di personalità della paziente?
    grazie a tutte. Quindi concretamente, se è egosintonico...cosa si potrebbe fare? E se c'è un'amicizia, come si potrebbero restituire i vari comportamenti disfunzionali, senza irritare la persona e alimentare la paranoia, visto che ogni minima parola poi viene distorta e diventa una conferma delle paranoie stesse?

  5. #5
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di GIUNONE
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    Riferimento: Disturbo paranoide

    Se è egosintonico, parliamo sempre solo di amicizie, pressocchè niente finchè non acquista/ si sviluppa un minimo di consapevolezza del malessere (o meglio che il malessere possa essere anche autogenerabile), nel secondo caso (egodistonico), se c'è intimità, pian piano portare l'amico a riflettere su come le sue modalità interpretative possano influire sulla sua percezione della realtà, con tutto il tatto dell'amicizia e soprattutto a piccole dosi in modo da comprendere se e quanto possa esse pronto per una simile comnicazione che sarà comunque da metabolizzare con il tempo..

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