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  1. #1
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
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    17-04-2003
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    492

    disquisizioni su iscrizione all' albo

    un saluto a tutti i lettori/lettrici di ops,
    sono rimasto stupefatto quando, parlando con un medico di base, ho sentito una certa disapprovazione per il lavoro di noi psicologi.
    In particolari costui asserisce che tempo fà si potevano iscrivere all' ordine degli psicologi anche i professori di italiano (ad esempio) sostenedo un esame.
    Questa voce l' ho sentita più volte...
    è vera?..quale articolo del regolamento prevedeva tale possibilità?...in generale, da quel che ho inteso, era sufficiente essere laureati e sostenere un esame per poter essere iscritti..

    ma voi, sono sicuro, ne sapete più di me...

    Rubens

  2. #2
    Eowin
    Ospite non registrato

    LEGGE No.56 18 febbraio 1989

    Articolo 32. Iscrizione all'albo in sede di prima applicazione della legge.

    1. L'iscrizione all'albo, ferme restando le disposizioni di cui alle lettere a), b) e d) dell'articolo 7, è consentita su domanda da presentarsi entro sessanta giorni dalla nomina del commissario di cui all'articolo 31: a) ai professori ordinari, straordinari, associati, fuori ruolo e in quiescenza che insegnino o abbiano insegnato discipline psicologiche nelle università italiane o in strutture di particolare rilevanza scientifica anche sul piano internazionale nonché ai ricercatori e assistenti universitari di ruolo in discipline psicologiche e ai laureati che ricoprano o abbiano ricoperto un posto di ruolo presso una istituzione pubblica in materia psicologica per il cui accesso sia attualmente richiesto il diploma di laurea in psicologia; b) a coloro che ricoprano od abbiano ricoperto un posto di ruolo presso istituzioni pubbliche con un'attività di servizio attinente alla psicologia, per il cui accesso sia richiesto il diploma di laurea e che abbiano superato un pubblico concorso, ovvero che abbiano fruito delle disposizioni in materia di sanatoria; c) ai laureati che da almeno sette anni svolgano effettivamente in maniera continuativa attività di collaborazione o consulenza attinenti alla psicologia con enti o istituzioni pubbliche o private; d) a coloro che abbiano operato per almeno tre anni nelle discipline psicologiche ottenendo riconoscimenti nel campo specifico a livello nazionale o internazionale.

    Articolo 33. Sessione speciale di esame di Stato.

    1. Nella prima applicazione della legge sarà tenuta una sessione speciale di esame di Stato per titoli alla quale saranno ammessi: a) coloro che ricoprano o abbiano ricoperto un posto presso un'istituzione pubblica in materia psicologica per il cui accesso era richiesto il diploma di laurea; b) coloro i quali siano laureati in psicologia da almeno due anni, ovvero i laureati in possesso di diploma universitario in psicologia o in uno dei suoi rami, conseguito dopo un corso di specializzazione almeno biennale ovvero di perfezionamento o di qualificazione almeno triennale, o quanti posseggano da almeno due anni titoli accademici in psicologia conseguiti presso istituzioni universitarie che siano riconosciute, con decreto del Ministro della pubblica istruzione su parere del Consiglio universitario nazionale, di particolare rilevanza scientifica sul piano internazionale, anche se i possessori di tali titoli non abbiano richiesto l'equipollenza con la laurea in psicologia conseguita nelle università italiane, e che documentino altresì di aver svolto per almeno due anni attività che forma oggetto della professione di psicologo; c) i laureati in discipline diverse dalla psicologia, che abbiano svolto dopo la laurea almeno due anni di attività che forma oggetto della professione di psicologo contrattualmente riconosciuta dall'università, nonché i laureati che documentino di avere esercitato con continuità tale attività, presso enti o istituti soggett idonei a ricoprire un posto in materia psicologica presso un'istituzione pubblica per il cui accesso era richiesto il diploma di laurea.

    Articolo 34. Ammissione all'esame di Stato degli iscritti ad un corso di specializzazione.

    1. In deroga a quanto previsto dall'articolo 2, comma 3, sono ammessi a sostenere l'esame di Stato di cui al comma 2 di detto articolo, dopo il conseguimento del diploma di specializzazione, coloro che, al momento dell'entrata in vigore della presente legge, risultino iscritti ad un corso di specializzazione almeno triennale in psicologia o in uno dei suoi rami, e che documentino altresì di avere svolto, per almeno un anno, attività che forma oggetto della professione di psicologo.

    Articolo 35. Riconoscimento dell'attività psicoterapeutica.

    1. In deroga a quanto previsto dall'articolo 3, l'esercizio dell'attività psicoterapeutica è consentito a coloro i quali o iscritti all'ordine degli psicologi o medici iscritti all'ordine dei medici e degli odontoiatri, laureati da almeno cinque anni, dichiarino, sotto la propria responsabilità, di aver acquisita una specifica formazione professionale in psicoterapia, documentandone il curriculum formativo con l'indicazione delle sedi, dei tempi e della durata, nonché il curriculum scientifico e professionale, documentando la preminenza e la continuità dell'esercizio della professione psicoterapeutica (2/cost).

    2. E' compito degli ordini stabilire la validità di detta certificazione.

    3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 sono applicabili fino al compimento del quinto anno successivo alla data di entrata in vigore della presente legge.

    Per il testo completo della legge:
    http://www.psicologi-psicoterapeuti....dinamento.html

  3. #3
    HT Sirri
    Ospite non registrato

    Re: disquisizioni su iscrizione all' albo

    Originariamente postato da wrubens
    un saluto a tutti i lettori/lettrici di ops,
    sono rimasto stupefatto quando, parlando con un medico di base, ho sentito una certa disapprovazione per il lavoro di noi psicologi.
    In particolari costui asserisce che tempo fà si potevano iscrivere all' ordine degli psicologi anche i professori di italiano (ad esempio) sostenedo un esame.
    Questa voce l' ho sentita più volte...
    è vera?..quale articolo del regolamento prevedeva tale possibilità?...in generale, da quel che ho inteso, era sufficiente essere laureati e sostenere un esame per poter essere iscritti..

    ma voi, sono sicuro, ne sapete più di me...

    Rubens
    Questo e' "quasi vero".

    Il discorso sarebbe molto complesso, provero' a spiegarlo in poche righe.

    Il punto e': il nostro ordine, l'istituzione dell'albo, ecc. sono cose molto recenti, come pure la laurea in psicologia.
    Quindi nel momento dell'istituzione dell'ordine hanno fatto cio' che si fa sempre, ovvero una sanatoria per chi gia' svolgeva una professione in italia inesistente (da un punto di vista legislativo).

    Quando hanno fatto la sanatoria, c'erano diversi requisiti di legge per poter rientrare, ed in realta' la laurea non era tra questi!
    Ebbene si, hai capito bene, esistono colleghi NON laureati.

    Qui il discorso si fa particolarmente complesso....
    Ci sono state organizzazioni, specialmente psicoanalitiche, che sostenevano la non necessarieta' di una formazione istituzionale, ma che il percorso giusto era fare delle scuole private in psicoanalisi + analisi personale.
    Questa era in realta' anche l'impostazione di Freud stesso.
    A questo punto taglio il discorso.

    Morale: la sanatoria e' stata forse troppo a maglie larghe, ma e' normale che nell'istituzione di una nuova figura professionale ci sia una sanatoria.

    Un abbraccio,

    Stefano

  4. #4
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
    Data registrazione
    17-04-2003
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    492
    Ciao Eowin, mi fa piacere vederti sempre puntuale e preparata...

    Ciao Ht,
    mi dici che questa "sanatoria" sia normale. Questo significa che è stata fatta anche per altri albi professionali?...di ciò non sono informato...non ne ho mai sentito parlare...

    Mi sembra la solita storia, oltre a tutti i sacrifici per arrivare all' iscrizione all' albo ed un lavoro da doversi inventare, anche "L'opinione pubblica" che, "avendo ragione", ci dà quasi degli impostori...
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  5. #5
    Eowin
    Ospite non registrato
    Uffa, con questi discorsi di retroguardia!
    Ma se l'Europa ci ha recentemente bacchettato per le limitazioni alla concorrenza in campo libero professionale, come ha riportato Il Sole qualche mese fa, in prima pagina.
    Comunque se qualche medico un po' bacucco sparla degli psicologi io non ci farei una malattia, Wrubens. Non mi sembra il caso di parlare di "opinione pubblica" per qualcuno che parla e sparla un po' per ignoranza, un po' per invidia, un po' perchè ha la lingua in bocca.
    E' chiaro che finchè lo Stato non legittimerà in modo concreto la professione psicologica quello che gli psicologi fanno resterà nell'ambito dell'aleatorio.
    Pensate se si potesse adire o comparire in giudizio senza essere assistiti da un avvocato: pensate che la categoria continuerebbe per molto a godere del prestigio sociale attuale?
    L'avvocato non è un optional, nella vita attuale, ci sono cose che per legge lo richiedono.
    Idem per il medico.
    Per il farmacista, l'ingegnere, il geometra, l'amministratore di condominio e chi più ne ha più ne metta.
    A che serve lo psicologo?
    Praticamente a nulla, secondo le leggi italiane. Uno psichiatra lo può sostituire in ogni certificazione, a quanto mi risulta, o poco ci manca.
    Lo psicologo è un optional per gente granosa che può andarci privatamente, perchè fa figo in certi ambienti o perchè effettivamente ne trova un beneficio.
    Per insegnare bisogna essere maestri o professori.
    E la scuola è prevista e obbligatoria in Italia.
    Ma qual è il campo di attività riservato allo psicologo? La psicodiagnosi? La può fare anche lo psichiatra.
    L'area del personale? E' monopolio quasi esclusivo delle lauree economiche e giuridiche.
    Il marketing e la pubblicità? Lì gli psicologi si contano sulle dita delle mani.
    L'assistenza e la cura (parola tabù) dei malati psichiatrici, dei diversamente abili, degli anziani?
    Lì devi essere infermiere o educatore, badante o baby sitter.
    OK, prendiamo la psicodiagnosi. In sè e per sè chi si può sognare di andare, sua sponte, da un professionista e pagarlo solo per sapere da lui se è psicologicamente sano e, nel caso non lo sia, si faccia perciò indirizzare ad uno psicoterapeuta?
    Insomma, sono sempre in attesa che qualcuno dica in chiaro italiano cosa può fare nel concreto uno psicologo non psicoterapeuta al di là di lavorare in qualche modo in uno studio privato a fare "sostegno psicologico".

  6. #6
    HT Sirri
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Eowin
    ........
    Ma qual è il campo di attività riservato allo psicologo? La psicodiagnosi? La può fare anche lo psichiatra.
    L'area del personale? E' monopolio quasi esclusivo delle lauree economiche e giuridiche.
    Il marketing e la pubblicità? Lì gli psicologi si contano sulle dita delle mani.
    L'assistenza e la cura (parola tabù) dei malati psichiatrici, dei diversamente abili, degli anziani?
    Lì devi essere infermiere o educatore, badante o baby sitter.
    OK, prendiamo la psicodiagnosi. In sè e per sè chi si può sognare di andare, sua sponte, da un professionista e pagarlo solo per sapere da lui se è psicologicamente sano e, nel caso non lo sia, si faccia perciò indirizzare ad uno psicoterapeuta?
    Insomma, sono sempre in attesa che qualcuno dica in chiaro italiano cosa può fare nel concreto uno psicologo non psicoterapeuta al di là di lavorare in qualche modo in uno studio privato a fare "sostegno psicologico".
    Secondo me stai sbagliando focus.....
    Sono pochissimi i lavori per i quali questa "concorrenza" non esiste.
    A parte il medico e l'avvocato in questo momento non mi viene in mente molto altro.

    Un esempio per tutti: geometri e architetti, e pure gli ingegneri possono fare le "stesse cose".
    Il punto e' proprio qui, sono le stesse cose?
    a mio avviso no.

    In generale c'e' questa tendenza, bene espressa da un motto che avevo sentito: un lavoro, piu' professionisti; un professionista, piu' lavori.
    Non e' una tendenza italiana, ma mondiale e di tutte le professioni.
    Questa tendenza e' dovuta al fatto che ci si sta rendendo conto che le cose sono piu' complesse di quel che si credeva, e quindi per affrontare efficaciemente una problematica spesso servono diversi professionisti.

    Tornando a noi, io difficilmente consiglierei uno psichiatra per una psicoterapia. Altrettanto capita che lo psicologo preferisca avere una valutazione dallo psichiatra.

    Sinceramente non ravviso grossi problemi per noi psicologi in questo, anzi: la maggior parte dei nuovi spazi per lo psicologo nascono proprio da questa logica.

    Un esempio e' la psicologia scolastica.
    Adesso i professori non sono piu' capici da soli di gestire una classe o lo studente problematico? Probabilmente non lo sono mai stati.

    Certo, la psicologia scolastica e' un progetto ancora piu' sulla carta che dentro le scuole, ma serve del tempo per creare questo cambiamento culturale e fare in modo che nessun professore pensi: "Sono 30 anni che faccio il professore, e che avra' da fare questo psicologo qui dentro, se uno ha dei problemi lo facciamo presente noi alla famiglia".

    Un abbraccio e ottimismo,

    Stefano

  7. #7
    HT Sirri
    Ospite non registrato
    Scusa, mi ero dimenticato un pezzo importante

    Originariamente postato da Eowin
    [......]
    Insomma, sono sempre in attesa che qualcuno dica in chiaro italiano cosa può fare nel concreto uno psicologo non psicoterapeuta al di là di lavorare in qualche modo in uno studio privato a fare "sostegno psicologico".
    Ok, sappiamo tutti benissimo che fare "sostegno psicologico" spesso viene inteso sinonimo di "fare terapia".

    Lo psicologo in quanto tale puo' fare moltissime cose che NON sono terapia, ad iniziare dalla crescita personale.

    Ho fatto diverse volte questo discorso, l'ultima la trovi qui

    Un abbraccio,

    Stefano

  8. #8
    Eowin
    Ospite non registrato
    Ciao HT Sirri.
    Ho letto i tuoi interventi e convengo che molto dell'equivoco si basi sull'assunto che "sostegno psicologico" = "psicoterapia.
    La psicoterapia in senso stretto probabilmente io non la farò mai, perchè non condivido l'ottica medicalizzante che identifica la psicopatologia in uno scostamento dalla media dei comportamenti accettati dalla società in un dato momento storico.
    Farò la scuola di psicoterapia per adeguarmi al massimo degli standard previsti dalla ns normativa.
    Insomma, io pongo problemi "filosofici" e li distinguo dai problemi pratici, che sono solo incidentalmente connessi fra loro.
    Per quanto riguarda i problemi pratici, quello che mi premeva sottolineare è che fare lo psicologo non è possibile se non in regime libero professionale, il che mi sembra penalizzante e molto, molto difficoltoso, specie agli inizi.
    A questo punto si innestano le ricadute dei problemi "filosofici", ossia occorre muoversi con cautela, inventarsi modi di spiegare al pubblico che lo psicologo-e-basta fa una serie di cose che si presume facciano bene al cliente, ma che non sono psicoterapia.
    E' anche un problema spiegare questo al pubblico, dal momento che non ci sono modi di fare pubblicità alla propria attività, tolto la targa, le pagine gialle e le inserzioni su riviste di settore che certo il potenziale paziente non legge.
    Fra l'altro, anche solo per ottenere dall'ordine l'autorizzazione a mettere una specificazione della propria attività, faccio per dire, sulla targa, bisogna avere qualifiche successive all'abilitazione.
    Insomma, non è semplice affatto iniziare questa attività, e i "vecchi" del mestiere, quelli che comunque sono dagli anni 70 e 80 strutturati all'Asl e/o hanno studi avviati non muovono nemmeno un dito per far migliorare la situazione dei colleghi giovani.
    Il CSM dove ho fatto il mio primo semestre di tirocinio funziona perchè ci lavorano:
    n° 1 psicologa strutturata;
    n° 1 psicologa a contratto a 30 ore;
    n° 4 tirocinanti post lauream (non pagati)
    n° 18-20 tirocinanti di specialità (non pagati).
    Ora, ciascun tirocinante vede pazienti e lavora, fa sostegni, consulenze, somministra e interpreta test che talvolta sono destinati alla medicina legale, conduce o co-conduce gruppi, è disponibile a tempo quasi pieno.
    I pazienti pagano il tiket per le loro prestazioni.
    Se restassero solo le 2 psicologhe ufficiali il servizio di psicologia collasserebbe in meno di un mese.
    Perchè nessuno, a livello di Ordine, promuove un riconoscimento anche economico per queste oscure volontarie del soccorso psicologico, spesso guardate con un misto di invidia e disprezzo dalle lautamente pagate e nutritissime task force di infermieri?

  9. #9
    HT Sirri
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Eowin
    Ciao HT Sirri.
    [........]
    Per quanto riguarda i problemi pratici, quello che mi premeva sottolineare è che fare lo psicologo non è possibile se non in regime libero professionale, il che mi sembra penalizzante e molto, molto difficoltoso, specie agli inizi.
    A questo punto si innestano le ricadute dei problemi "filosofici", ossia occorre muoversi con cautela, inventarsi modi di spiegare al pubblico che lo psicologo-e-basta fa una serie di cose che si presume facciano bene al cliente, ma che non sono psicoterapia.
    E' anche un problema spiegare questo al pubblico, dal momento che non ci sono modi di fare pubblicità alla propria attività, tolto la targa, le pagine gialle e le inserzioni su riviste di settore che certo il potenziale paziente non legge.
    Non e' proprio cosi'.

    La pubblicita' non e' vietata, ma regolamentata, ed e' giusto che sia cosi'.

    Noi dobbiamo farci conoscere, ed abbiamo molti strumenti per farlo, vero e' che utilizzare i "classici" canali commerciali e' deleterio. Dobbiamo allargare il nostro spettro, e, piu' che pensare alla pubblicita' pensiamo a fare COMUNICAZIONE, che nel nostro specifico significa fare informazione.
    Cioe' fare esattamente quello che tu dici: spiegare alla gente chi siamo e cosa facciamo.


    Insomma, non è semplice affatto iniziare questa attività, e i "vecchi" del mestiere, quelli che comunque sono dagli anni 70 e 80 strutturati all'Asl e/o hanno studi avviati non muovono nemmeno un dito per far migliorare la situazione dei colleghi giovani.
    I senior potrebbero farlo, e c'e' chi effettivamente lo fa. Ma in realta' non e' loro compito.
    Stesso discorso per l'ordine: l'ordine primariamente non e' un ente di promozione di posti di lavoro.
    Conosco diversi ordini che hanno fatto e stanno facendo qualcosa a questo proposito, per esempio: Lazio, Toscana, Emilia Romagna, Lombardia....

    Un abbraccio,

    Stefano

  10. #10
    Eowin
    Ospite non registrato
    Ho l'impressione che Stefano abbia la dote di vedere il bicchiere mezzo pieno.
    Il che tradotto in pratica signigica prendere atto della realtà e adattarsi, imparando a sfruttare le possibilità date (pochine, in verità).
    Io non dico che non sia possibile, dico che non è proprio da tutti, che non è facile: non è facile capire il sistema, capire come ci si può muovere e riuscire a farlo.
    Poi secondo me accettare lo status quo acriticamente non è saggio.
    Cioè: ogni psicologo che impari a "nuotare" può farlo e fregarsene di quelli che cambiano mestiere.
    Ma io credo che, come nella teoria dei giochi, la cooperazione paghi, alla lunga, più della competizione.
    E per come la vedo io la situazione attuale, nel suo complesso, non può favorire uno spirito di corpo tra i giovani psicologi, nè rafforzare l'immagine dello psicologo nell'opinione pubbica.

  11. #11
    HT Sirri
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Eowin
    Ho l'impressione che Stefano abbia la dote di vedere il bicchiere mezzo pieno.
    Il che tradotto in pratica signigica prendere atto della realtà e adattarsi, imparando a sfruttare le possibilità date (pochine, in verità).
    Io non vedo bicchieri vedo una realta'.

    Appena laureato avevo la tendenza a giudicare questa realta' e lamentarmi..... poi mi sono stancato di lamentarmi ed ho deciso di voler raggiungere i miei obiettivi.

    Cosa significa questo?
    Che al posto di giudicare la realta' ho iniziato a viverla, ad immergermi in essa per capire come funzionava, per capire come fare ad ottenere i miei obiettivi, cioe' per capire come farla divenire una realta' migliore.


    Io non dico che non sia possibile, dico che non è proprio da tutti, che non è facile: non è facile capire il sistema, capire come ci si può muovere e riuscire a farlo.
    Poi secondo me accettare lo status quo acriticamente non è saggio.
    Io invece dico che la realta' si cambia quando ognuno di noi, nel proprio piccolo, si muove e aggiunge un mattoncino.
    Non cambi l'idea che le persone hanno dello psicologo con una legge, ma parlando con queste persone e agendo, ovvero attraverso te stesso (parole e azioni).

    Io non ho il potere di cambiare l'italiano medio, ma forse posso influire nel mio piccolo verso le persone che mi capita di conoscere.... e sono le persone che ti capita di conoscere quelle che poi, forse, diventeranno tuoi clienti. Sono le persone che parleranno di cio' che fai, dicendo: lo psicologo ha fatto e detto questo.
    Su questo piccolo posso intervenire, e questo piccolo in realta' e' il mio mondo.


    Cioè: ogni psicologo che impari a "nuotare" può farlo e fregarsene di quelli che cambiano mestiere.
    Ma io credo che, come nella teoria dei giochi, la cooperazione paghi, alla lunga, più della competizione.
    E per come la vedo io la situazione attuale, nel suo complesso, non può favorire uno spirito di corpo tra i giovani psicologi, nè rafforzare l'immagine dello psicologo nell'opinione pubbica.
    Sul valore della collaborazione sfondi una porta aperta, non per niente sono tra i fondatori dell'OpenPsy.

    Un abbraccio,

    Stefano

  12. #12
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
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    17-04-2003
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    492
    Originariamente postato da Eowin
    Ciao HT Sirri.
    Ho letto i tuoi interventi e convengo che molto dell'equivoco si basi sull'assunto che "sostegno psicologico" = "psicoterapia.
    La psicoterapia in senso stretto probabilmente io non la farò mai, perchè non condivido l'ottica medicalizzante che identifica la psicopatologia in uno scostamento dalla media dei comportamenti accettati dalla società in un dato momento storico.
    Questa è una tua idea o hai fatto delle ricerche?.
    Credi veramente che tutte le scuole di psicoterapia operino in questo modo?.
    Pensa che ci sono famose scuole terapeutiche a cui questa idea non interessa affatto e partono chiedendo al paziente:qual' è il problema?

    A questo punto si innestano le ricadute dei problemi "filosofici", ossia occorre muoversi con cautela, inventarsi modi di spiegare al pubblico che lo psicologo-e-basta fa una serie di cose che si presume facciano bene al cliente, ma che non sono psicoterapia.
    [/B]
    Dalla mia esperienza il pubblico non è affatto così tecnicamente informato, a volte neanche i medici!. L' immagine popolare dello psicologo di confonde con quella del terapeuta. E' un confine molto sottile...

    E' anche un problema spiegare questo al pubblico, dal momento che non ci sono modi di fare pubblicità alla propria attività, tolto la targa, le pagine gialle e le inserzioni su riviste di settore che certo il potenziale paziente non legge.
    [/B]
    Sembra che delinei delle restrizioni, ma sei realmente informata sulla norma che regola la pubblicità o è solo un' idea tua?.
    Da quel che sò io le cose non stanno così...almeno quello!...per i medici è come hai scritto tu...per gli psciologi la limitazione è quella del rispetto del decoro e della dignità di una professione che è tutelata da un' ordine (se non sono cambiate le cose).
    Cioè non puoi fare 144 pronto psicologo on-line ma puoi inventarti una serie di promozioni dell' attività nel rispetto della dignità, della serietà e sopratutto indiscutibilmente rivolte a fare "del bene".

    Perchè nessuno, a livello di Ordine, promuove un riconoscimento anche economico per queste oscure volontarie del soccorso psicologico, spesso guardate con un misto di invidia e disprezzo dalle lautamente pagate e nutritissime task force di infermieri? [/B]
    Il discorso dei volontari è interessante, una vera spada di damocle. Secondo me è la rovina di noi psicologi, volontari come crocerossine Candy Candy. Dovrebbe essere regolamentato, certo, tutelato e non protratto per lungo tempo se non con una forma di retribuzione.
    Anch' io ne conosco diversi di volontari psicologi, nessuno per immaccolata devozione...tutti sperano si farsi notare per le loro capacità ed aspirano ad un successivo incarico...pagato!...a volte funziona...più frequentemente è un boomerang che diffonde l' idea malsana che il mondo è pieno di volontari psicologi...allora se ti stanchi di fare il vol. avanti il prosssimo!

    Rubens

  13. #13
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    Originariamente postato da Eowin
    Ciao HT Sirri.
    Ho letto i tuoi interventi e convengo che molto dell'equivoco si basi sull'assunto che "sostegno psicologico" = "psicoterapia.
    La psicoterapia in senso stretto probabilmente io non la farò mai, perchè non condivido l'ottica medicalizzante che identifica la psicopatologia in uno scostamento dalla media dei comportamenti accettati dalla società in un dato momento storico.
    Ciao Eowin,
    io sto frequentando una scuola di specializzazione ad orientamento psicoanalitico ( su cui Rubens avrà sicuramente qualcosa da dire) e ti assicuro che si prende in carico un paziente e si inizia con lui una terapia se lui sente di vivere un disagio di qualche tipo, a prescindere da ciò che dice o prescrive la società.
    Micia
    There are only two tragedies in life: one is not getting what one wants, the other is getting it.(Oscar Wilde)

  14. #14
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
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    A me interessano solo i risultati.
    Risolvere un problema nel più breve tempo possibile.
    Il metodo non è importante a patto che risolva efficacemente ed in tempi rapidi.
    Puoi anche prescrivere di tirare la catenella del W.C. per 30 volte al giorno, se questo risolve lo preferisco a pedanti disquisizioni su presunte crisi d' infanzia.
    Ciao micia, è bello risentirti

  15. #15
    Partecipante Super Esperto
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    Per quanto riguarda la questione della tutela dei tirocinanti, credo sia una questione da valutare su più piani...
    è vero che spesso si tratta di puro e semplice sfruttamento, però è anche vero che è un'importante occasione per imparare e fare pratica e che all'inizio non siamo poi ancora così in gamba...
    Spesso appena usciti dall'università si sa benissimo quali e quanti siano gli stadi dello sviluppo morale di Kholberg ma non si è in grado di condurre un colloquio... e dopotutto è giusto che ci sia un periodo per imparare a lavorare e poichè sei tu neo-laureato che ne hai bisogno nessuno ti pagherà mai.
    E' vero che in realtà spesso si è sfruttati ma nel tirocinio post laurea spesso si tratta di uno schiavismo volto a fare fotocopie, telefonate e inserimento dati in computer...
    Anche per il tirocinio di specializzazione si potrebbe fare lo stesso discorso, soprattutto per i primi due anni quando sai poco di più di quanto sei uscito dall'università, anche perchè ormai tutti si iscrivono ancor prima di aver terminato l'esame di stato e quindi senza alcuna esperienza. E se conti che la scuola di specializzazione ti richiede di portare dei casi in supervisione per continuare la tua formazione, a volte il tirocinio di specializzazione diventa l'unica risorsa.
    Un paio di settimane fa ho fatto un colloquio per il tirocinio di specializzazione del prossimo anno e la tutor mi raccontava che il mio precedessore andava lì circa 3 giorni pieni a settimana, per un totale di circa 20-24 ore: se conti che in un anno si dovrebbero fare circa 150 ore, basterebbero 4 ore a settimana...

    In quanto agli psicologi che lavorano nel pubblico non penso che la loro situazione sia così rosea. Mi ricordo che quando facevo il tirocinio post laurea la mia tutor (psicologa-psicoterapeuta) mi aveva confidato il suo stipendio mensile per 32 ore settimanali: io all'epoca lavoravo come educatrice-tuttofare per una struttura privata per circa 15 ore a settimana e guadagnavo poco meno della metà!
    Il suo stipendio non è certo deciso dall'ordine, ma da qualche oscuro burocrate che si ritrova a far quadrare i conti...
    Vimae

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