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Discussione: Chi Lavora

  1. #1
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
    Data registrazione
    27-03-2004
    Messaggi
    471

    Chi Lavora

    Ciao a tutti.
    Entro qualche mese mi laurerò in psicologia, farò l'anno di tirocinio e infine l'esame di stato. Si spera che entro al massimo 2 anni io sia pronto (almeno burocraticamente) per entrare nel mondo del lavoro.
    E qui subentra una domanda che vorrei rigirarvi.
    Per chi ha ambizioni nel lavorare in ambito clinico quante sono le possibilità secondo voi di trovare lavoro senza una specializzazione?
    C'è qualcuno di voi che lavora in questo settore che ci vuole raccontare la sua esperienza?
    I giovani psicologi riescono a campare?
    O deve essere tutto investito per una scuola di spec.?

    Grazie a chi vorrà partecipare

    Santiago
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  2. #2
    HT Sirri
    Ospite non registrato

    Re: Chi Lavora

    Originariamente postato da Santiago
    Ciao a tutti.
    Entro qualche mese mi laurerò in psicologia, farò l'anno di tirocinio e infine l'esame di stato. Si spera che entro al massimo 2 anni io sia pronto (almeno burocraticamente) per entrare nel mondo del lavoro.
    E qui subentra una domanda che vorrei rigirarvi.
    Per chi ha ambizioni nel lavorare in ambito clinico quante sono le possibilità secondo voi di trovare lavoro senza una specializzazione?
    C'è qualcuno di voi che lavora in questo settore che ci vuole raccontare la sua esperienza?
    I giovani psicologi riescono a campare?
    O deve essere tutto investito per una scuola di spec.?

    Grazie a chi vorrà partecipare

    Santiago
    Ciao Santiago,

    certo che e' possibile lavorare nella clinica, sia con la specializzazione, sia senza.
    Tutto dipende da cosa tu vuoi fare e come lo vuoi realizzare.

    Provo a darti qualche punto importante:

    1)
    Se vuoi essere assunta..... la vedo dura, sia in un caso, sia nell'altro.
    Se vuoi diventare dipendente pubblico.... forse e' meglio specializzarsi. Su questa ultima possibilita' io ci penserei bene, l'orientamento attuale degli enti pubblici e' di non assumere.
    Con "ci penserei bene" intendo che non la terrei come unica scelta.

    2)
    Vuoi fare terapia?
    Se si ti devi specializzare.
    E' banale ma e' cosi'.

    Puo' sembrare ovvio che uno psicologo clinico che apre uno studio faccia terapia, ma non e' assolutamente vero.
    Uno psicologo puo' fare tantissime cose, di cui la terapia e' solo un piccolo esempio.

    3)
    Esperienza nel settore?
    Certo.
    La mia esperienza e' esclusivamente in ambito libero professionale, come psicologo non terapeuta (appunto).

    Ma piuttosto che tediare con la mia storia, penso sia piu' utile dare dei consigli mirati alla tua situazione e a quello che vuoi fare tu: in ogni caso le mie inclinazioni e le mie scelte personali difficilmente saranno esattamente uguali alle tue.
    ;-)

    4)
    I giovani psicologi riescono a campare?
    Certo, a patto di capire monetariamente cosa vuol dire "campare".
    Se intendi 700-1000 euro puliti al mese direi che e' un obbiettivo raggiungibile in tempi relativamente brevi.

    Un abbraccio,

    Stefano

  3. #3
    Partecipante Super Esperto
    Data registrazione
    26-07-2003
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    743
    Racconto anche io la mia esperienza, collegandomi ai punti già esposti....
    1)Assunzione: è vero, è proprio dura!
    Il posto fisso 40 ore a settimana credo sia praticamente impossibile, mentre è sicuramente più facile sommare otto ore di consulenza da una parte, cinque da un'altra e sei da un'altra ancora. Se ci metti i tempi di spostamento e il lavoro a casa (aggiornamento, relazioni, progettazione, ecc,) arrivi alle 40 ore, anche se vieni pagata per le 20 effettive che hai prestato.
    Conviene sempre mantenere un paio di strade aperte, rivolgendosi magari al privato (cooperative, associazioni,...) che in genere è meno vincolato con le assunzioni (anche se meno tutelante: non sempre si attengono alle tariffe dell'albo, quasi mai ad essere sinceri, e ti propongono collaborazioni saltuarie, a progetto, non sempre prorogabili).

    2) Specializzazione: non ti serve ad avere maggiori probabilità di trovare lavoro, ma ti serve se nel tuo lavoro clinico senti l'esigenza di capire di più quello di cui ti occupi. Credo che convenga farla quando si sta già lavorando proprio perchè non sempre è necessaria per il tipo di lavoro che farai e perchè dati i costi conviene avere un lavoro per pagarla!
    Inoltre se già lavori riesci a trarre molto di più dagli insegnamenti e dalle supervisioni perchè hai un minimo di esperienza a cui legarle (e poi a partire dal 2° o 3° anno molte scuole ti richiedono di avere casi tuoi).

    3) Esperienza nel settore... è vero lo psicologo non fa solo psicoterapia. Io ho lavorato in molti contesti che non la richiedevano, come l'orientamento, le consulenze ai genitori, la conduzione di gruppi di auto-aiuto e gruppi di formazione, la diagnosi testologica (non proiettiva), la riabilitazione,...

    4) Il fattore economico...
    su questo credo che i tempi brevi andrebbero presi un pò con le pinze...
    se lavori qualche ora di qua e qualche ora di là, non solo nel tuo studio (perchè all'inizio non ti conosce nessuno e fai fatica a trovare clienti privati) ma anche per le famose cooperative, togli i costi dei vari corsi di formazione/aggiornamento/master necessari perchè sei all'inizio e devi imparare ancora molte cose... forse riesci a sopravvivere con qualche "aiuto".

    Se nei primi due anni dopo la laurea mi fossi dovuta mantenere solo col mio lavoro di psicologa, credo che sarei morta di fame e avrei dovuto lasciar perdere e ripiegare su un lavoro di segretaria/commessa/educatrice/insegnante... insomma su qualsiasi lavoro che avesse uno stipendio mensile fisso e tale da permettere la sopravvivenza.
    Non avrei , quindi, continuato a fare la psicologa quasi gratis (e spesso totalmente gratis come volontaria) per accumulare esperienze e farmi conoscere, in modo da arrivare, non esattamente in tempi relativamente brevi, all'indipendenza economica (ci stavo quasi arrivando, ma poi ho deciso di iscrivermi alla specializzazione!).
    Spero di esserti stata utile...
    Vimae

  4. #4
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
    Data registrazione
    27-03-2004
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    471
    Grazie mltissimo per le risposte.
    Il fatto è che non ho ben capito cosa faccia uno psicologo nel suo studio clinico se non può fare terapia.
    A parte il primo coloquio di inquadramento diagnostico, che fà praticamente?
    Col fare più colloqui si rischierebbe in effetti di fare psicoterapia... non credete?
    E nel pubblico?
    E per l'insegnamento?... Non siamo adibiti nemmeno in quello....

    Per non parlare degli psicologi assunti come educatori.
    Non credo che uno psicologo sia competente per questo tipo di lavoro, per cui esiste già una figura professionale di riferimento.
    Mi chiedevo chi avesse fatto un iter clinico, dopo la laurea, dove potesse cercare, per restare negli ambiti di lavoro in cui ha raggiunto almeno una competenza teorica.

    A voi la parola

    Santiago
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  5. #5
    HT Sirri
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Santiago
    Grazie mltissimo per le risposte.
    Il fatto è che non ho ben capito cosa faccia uno psicologo nel suo studio clinico se non può fare terapia.
    A parte il primo coloquio di inquadramento diagnostico, che fà praticamente?
    Nessun primo colloquio diagnostico, questa e' una falsa chimera che non esiste da nessuna parte.
    Perche' un paziente dovrebbe andare da uno psicologo per avere una diagnosi ed andare poi da un'altro che rivedra' sicuramente il lavoro gia' fatto con il primo?

    So che l'universita' spesso queste cose non le spiega bene, ma lo psicologo deve fare lo psicologo, non il "terapeuta in miniatura", o il "pre-terapeuta".

    Esiste tutto l'ambito della crescita personale a cui rivolgersi.

    Esempi concreti?
    - lavorare sull'autostima;
    - sulla creativita';
    - sulla coppia;
    - sull'educazione dei figli;
    - la comunicazione;
    - ecc.

    Un abbraccio,

    Stefano

  6. #6
    Partecipante Esperto L'avatar di wrubens
    Data registrazione
    17-04-2003
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    492
    articolo 1 della L.56/89 "la professione di psicologo comprende l' uso di strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alla comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito".

    La legge è chiara, con attività di abilitazione-riabilitazione chi può dire che non si possa fare anche psicoterapia?, (forse chiamata in altro modo per non essere accusati di abuso professionale).

    Il punto è se senti di averne le capacità che per 5 anni non ti hanno insegnato!.

    Per forza, altrimenti chi spenderebbe 4000 euro all' anno per 4 anni per specializzarsi (esclusi costi e t.personale).

    Non solo, è lo stesso MIUR, il ministero dell' università ad indicarti quale scuola sia valida per ottenere il titolo di psicoterapeuta, a discapito di tante altre valide scelte e per favorire una certa cricca di "amici".

    E' esclusivamente una questione di business, di fissare le regole e gestire il monopolio, in questo caso dell' università.

    Rubens
    "il dubbio è il tarlo del delirio"
    Rubens

  7. #7
    Serendipity
    Ospite non registrato
    Questione spinosa...
    è vero, non tutti possono permettersi la specializzazione. il problema è questo, per potersi permettere la speciallizzazione bisogna lavorare, e per lavorare guadagnando dignitosamente bisogna specializzarsi...un circolo vizioso insomma!
    personalmente penso che le prospettive rispetto ad assunzioni varie siano pressocchè nulle(io ho girato per 2 anni prima di arrendermi),la crisi è enorme, quindi forse la soluzione migliore è affidarsi all' iniziativa privata.aprire uno studio di consulenza, girare per associazioni,cooperative,spulciare tutte le possibilità di finanziamento regionale o della comunità europea e vedere di buttare giù un progetto.
    certo, senza specializzazione è tutto molto più difficile, anche l'approccio con il paziente.
    io personalmente ho frequentato un master in sessuologia, e sto per aprirmi il mio piccolo studio. la specializzazione la farò, in quanto il mio maggiore desiderio è fare la psicoterapeuta, ma quello che ho capito dalla laurea ad oggi, è che per fare qualcosa bisogna studiare, e farsi girare la testa....vorticosamente!
    in bocca al lupo a tutti

  8. #8
    HT Sirri
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Serendipity
    Questione spinosa...
    è vero, non tutti possono permettersi la specializzazione. il problema è questo, per potersi permettere la speciallizzazione bisogna lavorare, e per lavorare guadagnando dignitosamente bisogna specializzarsi...un circolo vizioso insomma!
    Vedere le cose in questo modo e' fuorviante.

    La specializzazione non ti da un lavoro, ti consente di poter fare 1 cosa in piu' nel tuo lavoro.
    Ti posso assicurare che raramente uno stipendio di almeno 1300-1500 euro mese puliti e' costituito oltre al 50% dalla terapia.

    Ok, se vuoi essere assunto dall'USL essere specializzati e' importante, ma a livello libero-professionale ottieni una sola possibilita' in piu' su tante che hai gia' a disposizione (competenze permettendo).

    La specializzazione non serve per lavorare come psicologo, ma come psicoterapeuta.
    La formazione e' una cosa importante (ci mancherebbe altro), ma quello che serve e' una formazione mirata a quello che tu vuoi fare, sia dal lato delle tecniche psicologiche, sia dal lato di sapersi muovere per farsi conoscere (sono tecniche anche queste).

    Un abbraccio,

    Stefano

  9. #9
    Partecipante Super Esperto
    Data registrazione
    26-07-2003
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    743
    Credo anch'io che la specializzazione non debba essere vista come uno step necessario per accedere al mondo del lavoro, altrimenti il rischio è passare dallo status di psicologo disoccupato a quello di psicoterapeuta disoccupato!
    Inoltre si tratta di due lavori diversi: in alcuni ambiti la specializzazione in psicoterapia non è assolutamente attinente (es. vedi formazione, selezione, psicologia scolastica,...) mentre può essere molto più utile un corso mirato e specifico sull'argomento (che spesso comunque si rivela essere costoso quanto una specializzazione...).

    Lavorare non è utile solo per pagarsi la specializzazione (e l'affitto), ma anche per capire in quale ambito ti trovi meglio, per accumulare esperienza e renderti conto di cosa potresti fare per migliorare il tuo lavoro e il tuo modo di lavorare.
    Non sempre è così facile trovare lavoro in campo psicologico, soprattutto se si cerca qualcosa di tradizionale (vedo che molti aspirano ad un posto nel pubblico, tempo indeterminato, 40 ore a settimana, magari dalle 9,00 alle 17,00).
    Più facile forse è affidarsi all'iniziativa personale, essere molto flessibili e non pretendere di fare tutto e subito: l'ambito clinico è molto delicato e appena iscritto all'albo, magari dopo un tirocinio passato a fare fotocopie o attività ben poco cliniche, può essere difficile vedersi affidati casi clinici...
    Più facile, forse, affiancare qualcuno nel suo lavoro (appoggiandosi a professionisti più esperti, sia seguendoli direttamente nel loro lavoro sia godendo di supervisioni e riunioni di equipe), in modo da farsi un'esperienza reale e da riempire un pò il curriculum.

    In genere è difficile trovre il primo lavoro, perchè sei inesperto e non sanno come lavori, è sicuramente più facile offrire fiducia quando puoi dire "lo so fare" perchè lo hai già fatto e non perchè ritieni di saperlo fare o perchè pensi che dopotutto ti sei laureato in psicologia.
    Se poi hai la possibilità di far vedere come lavori questo dà ancora più fiducia.
    Parecchie colleghe hanno trovato lavoro in strutture in cui avevano prestato volontariato o in cui avevano iniziato a lavorare con altre mansioni, creandosi piano piano degli spazi e conquistandosi la fiducia dei responsabili.
    Altre grazie al volontariato hanno potuto mettere in curriculum una serie di esperienze che sono state determinanti nel far loro affidare in seguito un lavoro simile (stavolta pagato!)
    Vimae

  10. #10
    HT Sirri
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Vimae
    Credo anch'io che la specializzazione non debba essere vista come uno step necessario per accedere al mondo del lavoro, altrimenti il rischio è passare dallo status di psicologo disoccupato a quello di psicoterapeuta disoccupato!
    Esatto!


    Inoltre si tratta di due lavori diversi: in alcuni ambiti la specializzazione in psicoterapia non è assolutamente attinente (es. vedi formazione, selezione, psicologia scolastica,...) mentre può essere molto più utile un corso mirato e specifico sull'argomento (che spesso comunque si rivela essere costoso quanto una specializzazione...).
    Io aggiungerei un'altra cosa, che per mia esperienza e' il settore a maggiore spazio: la crescita personale.
    I prezzi sono una cosa molto variabile, in quanto il prezzo dipende da tanti fattori, solo uno dei quali e' la qualita' del corso.
    Quindi su questo non sono minimamente daccordo.

    Lavorare non è utile solo per pagarsi la specializzazione (e l'affitto), ma anche per capire in quale ambito ti trovi meglio, per accumulare esperienza e renderti conto di cosa potresti fare per migliorare il tuo lavoro e il tuo modo di lavorare.
    Non sempre e' una buona idea uscire dall'universita' ed iscriversi subito alla specializzazione.
    Secondo me bisogna pensarci bene quanto la scuola di specializzazione e' ambita per la sua formazione specifica, quanto invece e' un modo per non affrontare subito determinate cose (es. insicurezza professionale).

    Parecchie colleghe hanno trovato lavoro in strutture in cui avevano prestato volontariato o in cui avevano iniziato a lavorare con altre mansioni, creandosi piano piano degli spazi e conquistandosi la fiducia dei responsabili.
    Altre grazie al volontariato hanno potuto mettere in curriculum una serie di esperienze che sono state determinanti nel far loro affidare in seguito un lavoro simile (stavolta pagato!)
    Lo so' che diversi colleghi hanno trovato lavoro facendo prima il volontariato, ma a me non piace per nulla la cosa e, considerato che non e' l'unica strada percorribile, ma una delle tante, io consiglio sempre di iniziare a lavorare pagati e non gratis.

    Un abbraccio,

    Stefano

  11. #11
    Partecipante Super Esperto
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    26-07-2003
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    Tieni conto che nell'ambito clinico l'esperienza può diventare un fattore determinante per ottenere fiducia e svolgere bene il proprio lavoro.
    Io ho visto fare diagnosi con tavole Rorschach fotocopiate in quanto era la prima volta che lo psicologo applicava il test, ritrovandosi poi a non saperlo siglare e a non riuscire a spiegarsi la strana percentuale di risposte sfumatura...
    Molto probabilmente dipende da quanto l'università ti ha preparato, ma quando ho iniziato a fare diagnosi e ho dovuto comunicare la diagnosi di ritardo mentale ai genitori di una bambina sono stata contenta che, pur essendo la prima volta che venivo pagata per fare una WISC , avessi accumulato qualche mese di esperienza facendo la volontaria in un'equipe psicodiagnostica, facendo prima qualche test sotto supervisione e vedendone fare decine e decine...

    Nell'ambito della formazione e della promozione del benessere in effetti è più facile proporsi alle prime armi: il mio primo lavoro ottenuto senza prima farmi conoscere e senza presentare alcuna esperienza nel campo è stato proprio nel campo della formazione/orientamento! Anche se ti dirò che non avendo fatto alcuna esperienza prima in quel settore mi sono poi trovata malissimo (tanto da abbandonare il lavoro alla prima occasione): non avevo la minima idea di cosa fare, non sapevo se ciò che stessi facendo andava bene e non avevo nessuna possibilità di lavorare in equipe o confrontarmi con colleghi.
    Lo ricordo come uno dei lavori peggiori che mi siano mai capitati, anche se non ho fatto alcuna fatica ad ottenerlo e sono stata pagata fin dal primo giorno!

    Forse se il tirocinio post laurea fosse strutturato diversamente non ci sarebbe bisogno di fare esperienza ulteriore, ma spesso queste forme di volontariato non costituiscono solo un passaggio obbligato per ottenere lavoro ma anche una preziosa occasione per fare esperienza (anche perchè, contrariamente al tirocinio vengono svolte quando hai già l'abilitazone e puoi, quindi, muoverti in modo diverso e più ampio).
    Nell'ambito clinico è forte il rischio di proporsi per fare cose ce in realtà non si sanno ancora fare, il problema è che sono le persone/pazienti/utenti a pagarne poi le conseguenze...
    Vimae

  12. #12
    HT Sirri
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Vimae
    Io ho visto fare diagnosi con tavole Rorschach fotocopiate in quanto era la prima volta che lo psicologo applicava il test, ritrovandosi poi a non saperlo siglare e a non riuscire a spiegarsi la strana percentuale di risposte sfumatura...
    [.....]
    avessi accumulato qualche mese di esperienza facendo la volontaria in un'equipe psicodiagnostica, facendo prima qualche test sotto supervisione e vedendone fare decine e decine...
    [.....]
    Anche se ti dirò che non avendo fatto alcuna esperienza prima in quel settore mi sono poi trovata malissimo (tanto da abbandonare il lavoro alla prima occasione): non avevo la minima idea di cosa fare, non sapevo se ciò che stessi facendo andava bene e non avevo nessuna possibilità di lavorare in equipe o confrontarmi con colleghi.
    [.....]
    Nell'ambito clinico è forte il rischio di proporsi per fare cose ce in realtà non si sanno ancora fare, il problema è che sono le persone/pazienti/utenti a pagarne poi le conseguenze...
    Cerchiamo di capirci.

    Se una persona e' pronta per fare un lavoro, dover per forza iniziare lavorando gratis mi pare assurdo, considerato che esistono diversi modi per iniziare pagati.

    Altrettanto: se una persona non sa fare quel lavoro, forse e' meglio che non lo faccia (pagato o gratis che sia).
    Se io nel volontariato faccio dei colloqui con pazienti, e non li so' fare, facilmente faccio danni. Oltretutto facendolo gratis non mi posso neppure permettere una supervisione (cosa che facilmente limiterebbe i danni).

    La differenza non e' volontariato o pagato, ma saper fare o meno quel lavoro.

    Un abbraccio,

    Stefano
    Ultima modifica di HT Sirri : 23-07-2004 alle ore 12.25.10

  13. #13
    Serendipity
    Ospite non registrato
    Ma io non ho detto che la scuola di specializzazione è necessaria per fare lo psicologo!
    come ho scritto, io vorrei fare la psicoterapeuta, e per questo è ovvio che sia necessaria la specializzazione. penso soltanto che la psicoterapia sia un campo con un più ampio respiro rispetto alla psicologia clinica....ovviamente questo è un pensiero personale, ma non ho studiato tanto per somministrare test(anche se so benissimo che la clinica non si limita a questo).
    il punto, comunque è un altro. sia stefano che vimae hanno parlato di volontariato,e secondo me avete toccato un punto importante, che è il riconoscimento della professionalità, che manca totalmente. c'è una comunità vicino a dove vivo io in cui "giovani psicologi" hanno il solo e specifico compito di pulire il vomito(ed altri elementi poco edificanti)di ex- tossicodipendenti, senza scambiarci una parola....e non credo che le situazioni in giro siano molto molto diverse. per questo io ritengo che la questione del lavoro sia molto molto complessa, e che nella maggior parte dei casi è inutile(quando non umiliante9andarsene a spasso per enti,cooperative, privati, o altro, ad offrire la propria collaborazione(anche gratis)dato che, nel migliore dei casi si viene trattati come dei molesti venditori di enciclopedie.

  14. #14
    Partecipante Super Esperto
    Data registrazione
    26-07-2003
    Messaggi
    743
    Probabilmente sono influenzata dai contesti di cui ho avuto esperienza e che sono piuttosto particolari: è vero che uno psicologo incapace fa danni sia se fa volontariato sia se lavora, ma i contesti in cui ho visto fare queste forme di volontariato prevedevano la possibilità di osservare prima il lavoro di professionisti affermati, provare in seguito a farlo da soli con supervisione (gratuita: tu lavoravi gratis e loro in cambio ti supervisionavano gratis). In questo modo c'era la possibilità di imparare prima a fare un certo tipo di lavoro (senza esere pagato in quel periodo) e in seguito di essere assunto dalla struttura o di andartene per conto tuo con un'importante e utile esperienza alle spalle.
    Questa è stata la mia esperienza e mi è stata piuttosto utile: veder fare colloqui da uno psicologo che lo fa da anni, farne poi in sua presenza, avere la possibilità di confrontarmi nel momento in cui provo a lavorare da sola e poi potermi proporre con sicurezza e competenza per quel lavoro, sempre però in contesti in cui il mio lavoro (per quanto volontario) veniva valorizzato e così la mia professionalità.

    Naturalmente molto dipende anche dal tipo di lavoro, dal contesto in cui lo svolgi e dal tipo di persona che sei: ad un certo punto devi saper staccarti e dire "Ok, ora sono pronto" altrimenti il rischio è quello di rimanere volontario a vita.
    Ti assicuro, però, che in queste esperienze è molto più quello che ho ricevuto rispetto a quello che ho dato: ho potuto crearmi un curriculum ricco e diversificato, instaurare utili contatti che si sono rivelati potenziali fonti lavorative, imparare nuove cose e avere lo stimolo per approfondire alcuni argomenti e ho potuto acquisire una certa sicurezza e competenza che mi permettono di fare un certo lavoro non solo perchè ritengo di averne diritto in quanto laureata in psicologia, ma perchè l'ho già fatto e so di saperlo fare.
    Credo che Stefano abbia ragione: la differenza sta nel saper fare quel lavoro e poichè non sempre in ambito universitario e nel tirocinio si impara a farlo (finchè non sei iscritto all'albo non puoi fare certe cose), a volte queste forme di lavoro volontario possono essere utili purchè fatte in contesti valorizzanti in cui c'è veramente la possibilità di imparare e non di essere sfruttati.
    Vimae

  15. #15
    Serial killer
    Ospite non registrato
    vimae posso chiederti una cosa? Sto pensando anche io, appena avrò l'iscrizione all'albo, di propormi come volontaria da qualche parte..ma il problema è che non sono assolutamente pronta a gestire dei pazienti..tu dici che all'inizio assistevi ai colloqui..ma come si fà..cioè, come faccio a propromi come volontaria e però a dire che non so fare niente e vorrei prima imparare..non mi cacciano a calci nel sedere?!

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