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  1. #1
    Neofita
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    Uno sfogo riguardo la professione di psicologo

    Salve a tutti,il mio nome è Lorenzo,sono un uomo di 35 anni infermiere. Voglio raccontarvi la mia storia, premetto che non voglio giudicare nessuno tantomeno la vostra professione di psicologo, voglio solo raccontarvi i terribili momenti che ho vissuto. Circa 5 anni fa mi sono trovato con una depressione e ansia dovuta apparentemente ad un clima di lavoro ostile, inizialmente sono stato in cura da uno psichiatra che dopo il primo colloquio mi ha prescritto Entact e nel momento del bisogno xanax, i primi tre giorni sembrava andare meglio ma all’improvviso dopo il terzo giorno ho avuto un fortissimo attacco di panico, credetemi un terremoto e tante piccole scosse di assestamento nelle ore e giorni successivi, avevo paura di stare da solo, di uscire e anche di vivere, non avevo mai provato in vita mia queste sensazioni, tutta colpa di queste compresse e di questo psichiatra. Ho sospeso subito l’Entact e ho continuato con xanax perché mi calmavano quando sentivo che un altro terremoto stava per arrivare, dopo qualche giorno non sono più andato dallo psichiatra, la mia fiducia nei suoi confronti era pari a zero. Sono stato da uno psicologo perchè non solo avevo ancora depressione e ansia ma si era aggiunto l’attacco di panico e la dipendenza delle compresse xanax, voleva che sospendessi subito le compresse e che adottassi dei comportamenti che in quel momento non ero pronto ad accogliere, non vi dico la mia disperazione, nessuno mi capiva. Ho interrotto le sedute e sono stato da un altro psicologo ma sembrava che io parlassi con un alieno. Intanto un anno era passato non ho avuto nessun miglioramento e il mio portafoglio si era quasi svuotato. Ho voluto provare con una psicoterapeuta, era l’ultima prova, non vedevo nessuna via di uscita, tutto era buio!
    Con lei sembrava andare un po’ meglio ma il suo consiglio era quello di lasciare il lavoro, di essere me stesso, a volte però avevo l’impressione di essere trattato da malato, effettivamente io mi sentivo malato o forse mi avevano convinto di essere malato. Passavano i mesi ma io ero li fermo in quel vicolo e labirinto oscuro senza trovare mai un uscita. Un giorno un mio amico, l’unico che mi era rimasto in quel periodo, mi ha consigliato di andare da un counselor di cui lui aveva sentito parlare. Io ero esausto, inizialmente non avevo nessuna intenzione di andarci anche perché non avevo mai sentito parlare del counselor, anzi già a pensarci mi recava ansia, credetemi in quel periodo mi dava ansia anche parlare con il mio vicino di casa.
    Dopo le insistenze del mio amico mi sono convinto, mi ha accompagnato lui stesso. Sono entrato in questo studio e Giuseppe, così si chiama il counselor , si è presentato, mi ha detto che lui non era uno psicologo e nemmeno uno psicoterapeuta, era diplomato come chimico e che poi si era formato con un corso triennale come counselor in una scuola per psicoterapeuti riconosciuta dal miur, ha detto che era un esperto della comunicazione e della relazione, ed è la relazione che mi poteva aiutare. Mi ha chiesto di sedermi comodo nella poltrona, lui si è seduto accanto a me in una sedia,il suo modo di comunicare era semplice e diretto ,mi ha parlato di cosa provava lui in quel momento e poi mi ha chiesto cosa sentivo io. Con semplicità è riuscito a farmi sentire al mio agio, mi sembrava di parlare con una persona conosciuta da tanto, quasi mio fratello. Nelle sedute successive riuscivo a parlare tantissimo di me,mi ha fatto scrivere anche un diario, ma la cosa che mi colpiva tanto e che mi sentivo capito subito, coglieva le mie emozioni, mi ero addirittura convinto, ho ancora il dubbio, che lui sapesse cosa provavo perché di sicuro anche lui aveva attraversato in passato esattamente ciò che io stavo vivendo, tutto questo mi accoglieva e non so come dopo la quinta seduta sono riuscito a fare chiarezza, addirittura ho lasciato di mia spontanea volonta le xanax, non mi servivano più! Il settimo incontro ci siamo visti per chiudere e salutarci, stavo per dimenticare che non voleva essere pagato, alla fine mi ha dato un bolletino postale già intestato all'unicef e mi ha detto che se io avessi voluto potevo fare un’offerta a mia discrezione per i bambini. Non so se è stato un miracolo ma quest’uomo mi ha salvato,sono passati 3 anni e sto benissimo, adesso so come comportarmi e cosa è giusto per me. Mi chiedo come è possibile che un professionista come lo psicologo, con una preparazione universitaria non ha saputo capire ciò che stavo vivendo, non voglio parlare dell’incompetenza dello psichiatra poi. Concludo che non voglio fare di tutta l’erba un fascio, di sicuro in giro ci saranno psicologi, psichiatri e psicoterapeuti bravissimi, però non posso negare che quando mi capita di incontrare persone in difficoltà,che attraversano una crisi profonda come la mia, sono il primo a consigliare di andare da Giuseppe. Scusate lo sfogo e se mi sono dilungato tanto.

  2. #2

    Riferimento: Uno sfogo riguardo la professione di psicologo

    Salve Lorenzo, ho letto con interesse il tuo lungo sfogo e mi sono chiesta chi fosse stato il "mio Giuseppe" nei momenti difficili e mi sono detta che nella mia vita ho trovato forse quello di cui parli tu nella relazione con le mie amiche più care; ci tengo a sottolineare quel "forse" perchè sono convinta che ognuno viva le emozioni a modo suo, in una maniera unica e speciale. Leggendo quello che scrivevi la prima immagine che ho avuto è stata proprio quella di una buona amicizia, di quell'empatia unica che si crea con una persona cara e che io reputo fondamentale avere e coltivare in ogni momento della vita. Quello invece che mi sono domandata è se tu abbia mai davvero iniziato una terapia, forse avresti voluto? forse ci hai provato? Come immagino tu saprai chi fa questo mestiere ha fatto a sua volta un percorso psicoterapico, e stare in psicoterapia significa intraprendere un percorso lungo e faticoso, significa avere la volontà e la forza di interrogarsi su di sè, sulle proprie modalità di relazione, sul proprio modo di stare al mondo in un processo in cui l'altro (il terapeuta) fa da specchio di noi stessi. Chiedi come sia possibile che un professionista non abbia saputo capire cosa stavi vivendo ma non pretendo di dare risposte a questa domanda, non ne avrei i mezzi, non ho abbastanza elementi e anche li avessi non ero con te nelle tue sedute, quindi mi limito a condividere con te il piacere nel leggere che quel momento è ormai passato e che ora stai bene.
    Un saluto

  3. #3
    Partecipante Affezionato
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    Riferimento: Uno sfogo riguardo la professione di psicologo

    Ciao lorenzo,
    la tua esperienza sarebbe da affiggere in tutte le facoltà di psicologia. Innanzitutto mi complimento con te per aver perseverato e per esserne uscito vittorioso.
    Le facoltà universitarie danno (oggi) l'illusione alle persone che tutti possano fare un certo mestiere studiando e dando determinati esami.

    Ora, la verità è che l'empatia , la profondità d'animo, la sensibilità sono talenti. Caratteristiche che poche, rare persone hanno. Se possibile sono i talenti più rari. Peccato che queste doti non vengano mai verificate in sede di esami: ed ecco che abbiamo tanti psicologi superficiali , oppure intelligenti ma inetti sul piano relazionale, oppure persone preparate ma poco intuitive/creative. Persone che non hanno mai letto un classico della letteratura, che non sanno cosa sia il simbolo, che passano la giornata su uomini e donne e potenzialmente sono iscritte all'albo.
    L'unica garanzia vera che dà l'università è che la persona in questione abbia svolto degli esami, e non è cosa da poco conto, non voglio sminuirla. ma non è sufficiente, anzi! è abbastanza inutile se a monte non c'è una personalità adeguata a questa professione.

    Questo è un tema scottante, e fidati, la maggior parte delle persone in questo forum chiude gli occhi riguardo all'evidenza, ma è questo il motivo per cui la gente è diffidente: perchè è difficile sapere dove pescare quello giusto. Perchè non c'è un vero controllo sulla qualità. Perchè il rischio è di passare degli anni, non giorni ma anni, in terapia con uno che con tutta probabilità era adatto a fare il contabile.

    Forse la mia è una visione elitaria della psicologia? Si. Smettiamola di parlare di talento riferendoci solo alle arti. Prendiamo Milton Erickson. Qualcuno di voi ha letto delle sue terapie? Leggetevi "la mia voce ti accompagnerà". La sua voce, quel tono di voce, quel paraverbale, quelle sue intuizioni che andavano a toccare i tasti giusti hanno fatto si che la persone guarissero. Il mario rossi di urbino, signori, può prendersene anche due o tre di lauree, ma quello è talento naturale, predisposizione, chiamatelo come volete.

    Naturalmente, il mio non è un invito a non studiare: anzi, chi è dotato è giusto che maturi il suo talento attraverso lo studio e il confronto con dei buoni maestri.
    Ultima modifica di LateralTalking : 13-12-2012 alle ore 01.48.15

  4. #4
    Partecipante Assiduo L'avatar di BigFish81
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    Riferimento: Uno sfogo riguardo la professione di psicologo

    Ciao Lorenzo,
    innanzitutto mi accodo alla risposta di vcapogrossi nel condividere il piacere di vederti fuori dalla terribile situazione in cui ti sei trovato.

    Da parte mia, oltre a riflettere su quanto trovi allarmante la facilità con cui si prescrivono psicofarmaci-antidepressivi-ansiolitici-ecc..., mi sento di aggiungere che purtroppo o per fortuna, il rapporto che si stabilisce con uno psicologo o psicoterapeuta è fondamentalmente diverso da quello che si stabilisce con il fornaio o il meccanico, ovviamente senza offesa per le categorie. Il senso non è sminuire alcune categorie professionale o esaltare quelle che lavorano nell'ambito della psicologia, è che appunto deve crearsi un'empatia che trovo sia alla base del rapporto terapeuta-paziente. Questo però non significa, a mio modesto parere, che ci siano "pochi eletti" in grado di svolgere questo mestiere.
    Sono d'accordo con LateralTalking sull'esistenza di alcune eccellenze nel settore in grado di relazionarsi con un ampio pubblico, e sull'esistenza, di contro, di professionisti-poco-professionisti. Sono altresì convinto però, che l'empatia che uno psicologo può trovare con un paziente può non stabilirsi con un altro paziente. Siamo tante persone, siamo tanto diversi.
    Ogni psicologo avrà la sua fetta di pazienti con cui stabilisce un ottimo rapporto, ed una fetta con cui invece non riesce a stabilire un legame.
    Ma credo poi, che questo discorso possa essere esteso ai rapporti sociali in generale: amici, colleghi di lavoro, parenti.

    Non conoscendo la situazione che hai passato tu Lorenzo, mi astengo da qualsiasi considerazione riguardo le persone a cui ti sei rivolto, mi permetto solo di dissentire sull'enfasi con il quale hai sottolineato il gesto del counselor di non farsi pagare. La professionalità, la bravura, la preparazione di un professionista non si giudica dal suo erario. Ci sono in giro cialtroni (in ogni professione) che si fanno pagare un occhio della testa, e validissimi professionisti che chiedono pagamenti onesti. Devi considerare anche il fatto, che molti lavorano come psicologi / psicoterapeuti per portare a casa il pane e non per semplice diletto. Non per questo sono cattive persone.

    Detto questo, rimane il fatto che il tuo counselor, ha fatto un gesto sicuramente apprezzabile e nobile.

    Concludo, dicendo che nella vita incontrare le persone giuste fa la differenza. Tu l'hai incontrata non immediatamente, ma l'hai incontrata.
    Fai bene a sfogarti e condividere le tue esperienze, sappi che non sei solo, mai, anche quando sembra il contrario.

    Buona vita Lorenzo
    La conoscenza parla ma la saggezza ascolta (Jimi Hendrix)

  5. #5
    Neofita
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    Riferimento: Uno sfogo riguardo la professione di psicologo

    Innanzitutto grazie per aver risposto alla discussione, non so se le tre persone che hanno risposto sopra sono dei psicologi, se non lo sono per me potrebbero benissimo esserlo perché la loro sensibilità è stata in grado di raggiungermi. Ho letto attentamente le vostre parole, dietro a queste parole si nasconde e percepisco “la comprensione” ciò che io avevo bisogno quando stavo male e che non ho trovato nei psicologi a cui mi sono rivolto. Forse volevo solo che qualcuno riconoscesse il mio dolore, Giuseppe è stato l’unico in grado di farlo. I miei amici e parenti non erano preparati ad accogliere la mia crisi, con tutto l’amore che provavano per me, cercavano solo di tirarmi fuori con forza dal mio letto, ma non ci riuscivano perché il mio letto e le mie lenzuola erano l’unica cosa che mi accoglievano in quel momento, chi mi stava attorno non aveva i mezzi per capirmi, invece mi aspettavo che uno psicologo che ha studiato per questo poteva aiutarmi. Credo che Giuseppe non poteva essere sostituito da un amico, io ho imparato da lui cosa significa comunicare e relazionarsi con l’altro, osservando come lui si comportava con me. Io avevo delle convinzioni strutturate nella mia mente che un’amico non poteva capire, ci voleva un professionista per capirle e smontarle. Citando “ Quello invece che mi sono domandata è se tu abbia mai davvero iniziato una terapia, forse avresti voluto? forse ci hai provato?” Io non so se volevo fare terapia, io non so cosa significa fare terapia, questo me lo doveva spiegare lo psicologo. Non so se Giuseppe abbia fatto terapia, mi ha fatto parlare, mi ha consigliato di scrivere un diario, mi ha consigliato un libro “il codice dell’anima di Hillman” che ho letto con piacere e mi ha aiutato. Questo è terapia? Io non lo so.
    Il fatto di non farsi pagare l’ho voluto sottolineare perché in quel periodo ho buttato veramente tanti soldi per niente, sono convinto che un professionista deve farsi pagare ed è giustissimo, il mio counselor lo ha potuto fare perché ha alle spalle un altro lavoro che gli da la sicurezza econimica.
    Un saluto a tutti

  6. #6
    Partecipante Assiduo L'avatar di BigFish81
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    Riferimento: Uno sfogo riguardo la professione di psicologo

    Citazione Originalmente inviato da Lorenzoblu Visualizza messaggio
    non so se le tre persone che hanno risposto sopra sono dei psicologi
    io no, sto studiando per diventarlo.

    Citazione Originalmente inviato da Lorenzoblu Visualizza messaggio
    Credo che Giuseppe non poteva essere sostituito da un amico, io ho imparato da lui cosa significa comunicare e relazionarsi con l’altro, osservando come lui si comportava con me. Io avevo delle convinzioni strutturate nella mia mente che un’amico non poteva capire, ci voleva un professionista per capirle e smontarle.
    Forse si, forse no... Io mi ritengo fortunato, ho 2-3 amici che non sono psicoterapeuti, ma che quando ho avuto momenti difficili mi hanno capito, semplicemente perché mi hanno ascoltato e mi hanno fatto le domande giuste (bada bene: non mi hanno dato le risposte giuste! )

    Si parla tanto, ma si ascolta poco.

    Nel tuo caso, forse, avresti avuto bisogno ugualmente dell'aiuto di un professionista, fortunatamente lo hai trovato in Giuseppe.

    L'importante è non pensare mai che un problema sia insormontabile, una via d'uscita esiste sempre.

    ciao
    La conoscenza parla ma la saggezza ascolta (Jimi Hendrix)

  7. #7
    Partecipante Esperto L'avatar di r.chavo74
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    Citazione Originalmente inviato da Lorenzoblu Visualizza messaggio
    Innanzitutto grazie per aver risposto alla discussione, non so se le tre persone che hanno risposto sopra sono dei psicologi, se non lo sono per me potrebbero benissimo esserlo perché la loro sensibilità è stata in grado di raggiungermi. Ho letto attentamente le vostre parole, dietro a queste parole si nasconde e percepisco “la comprensione” ciò che io avevo bisogno quando stavo male e che non ho trovato nei psicologi a cui mi sono rivolto. Forse volevo solo che qualcuno riconoscesse il mio dolore, Giuseppe è stato l’unico in grado di farlo. I miei amici e parenti non erano preparati ad accogliere la mia crisi, con tutto l’amore che provavano per me, cercavano solo di tirarmi fuori con forza dal mio letto, ma non ci riuscivano perché il mio letto e le mie lenzuola erano l’unica cosa che mi accoglievano in quel momento, chi mi stava attorno non aveva i mezzi per capirmi, invece mi aspettavo che uno psicologo che ha studiato per questo poteva aiutarmi. Credo che Giuseppe non poteva essere sostituito da un amico, io ho imparato da lui cosa significa comunicare e relazionarsi con l’altro, osservando come lui si comportava con me. Io avevo delle convinzioni strutturate nella mia mente che un’amico non poteva capire, ci voleva un professionista per capirle e smontarle. Citando “ Quello invece che mi sono domandata è se tu abbia mai davvero iniziato una terapia, forse avresti voluto? forse ci hai provato?” Io non so se volevo fare terapia, io non so cosa significa fare terapia, questo me lo doveva spiegare lo psicologo. Non so se Giuseppe abbia fatto terapia, mi ha fatto parlare, mi ha consigliato di scrivere un diario, mi ha consigliato un libro “il codice dell’anima di Hillman” che ho letto con piacere e mi ha aiutato. Questo è terapia? Io non lo so.
    Il fatto di non farsi pagare l’ho voluto sottolineare perché in quel periodo ho buttato veramente tanti soldi per niente, sono convinto che un professionista deve farsi pagare ed è giustissimo, il mio counselor lo ha potuto fare perché ha alle spalle un altro lavoro che gli da la sicurezza econimica.
    Un saluto a tutti
    Caro (mi permetto) Lorenzoblu,
    ti ringrazio di cuore. Hai condiviso con noi professionisti (o futuri tali) della “salute mentale” la Tua personale e intima esperienza. Personalmente mi sento particolarmente “toccato” in quanto di formazione di base sono infermiere () e tutt’ora sono attivo anche nella gestione delle risorse umane nel campo sanitario (coordinatore infermieristico). Comprendo quindi lo stress lavoro correlato che hai subito e le eventuali possibili conseguenze.
    Sono iscritto al corso di L.M in psicologia e se hai notato sono intervenuto più volte a favore dei counsellor nelle varie discussioni.
    Sono d’accordo con i colleghi che ti hanno risposto prima, di per se la Laurea in psicologia e la relativa iscrizione all’albo, come pure il titolo di “psicoterapista” non rende lo psicologo automaticamente “competente” ed in grado ad occuparsi di tutte le situazioni di disaggio psicologico.

    Sono fermamente convinto che è necessaria la profonda empatia ma non solo, è necessario l’interesse sincero e genuino per la PERSONA (non paz.) che si ha di fronte.
    L'ho sperimentato mentre ero in corsia (e non solo nei reparti di psichiatria ma anche in medicina o chirurgia) sulla mia pelle (ma credo da infermiere lo comprendi benissimo).
    Sono felice che tu abbia trovato finalmente la Tua strada, e di nuovo ti ringrazio di cuore in quanto mi hai fatto riflettere di nuovo su “che tipo di psicologo” voglio essere.

    Ti saluto calorosamente e ti esprimo la mia vicninanza (anche se virtuale) e la mia stima.

    P.S. Per la mia tesi di L. triennale (sperimentale) mi sono occupato di Mobbing in area sanitaria (con particolare sguardo agli infermieri) e per questo posso affermare di conoscere e comprendere lo stress ma anche le eventuali conseguenze (devastanti al livello psico-fisico-sociale).
    Cari saluti
    Ultima modifica di crissangel : 14-12-2012 alle ore 13.04.56

  8. #8
    Partecipante Affezionato
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    Riferimento: Uno sfogo riguardo la professione di psicologo

    Incredibile come il tenore di questo thread sia diverso da tutti quelli cui ho assistito precedentemente. Speriamo che continui così, con queste testimonianze di persone umanamente grandi.

  9. #9
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: Uno sfogo riguardo la professione di psicologo

    concordo su ciò che avete scritto, inoltre aggiungo una riflessione:
    il titolo di studio da solo non dà garanzia di competenza, però questo non vale solo per lo psicologo, ma per tutti i lavori, specialmente nelle professioni che implicano una relazione di aiuto.

    Ci sono infermieri bravissimi e cordiali, come ce ne sono incompetenti e maleducati (lo dico per esperienza personale).
    Ci sono medici bravissimi e sensibili, come ce ne sono alcuni che lasciano le garze nella pancia dei pazienti o che trattano i pazienti come dei manichini, trascurando totalmente l'aspetto umano e relazionale (anche qui parlo per esperienza diretta).
    Ci sono psicologi e psicoterapeuti bravi e meno bravi.
    Conosco indirettamente storie di persone che hanno avuto esperienze totalmente negative con i counselor (e infatti per questo i counselor seri ci tengono affinché venga regolamentata la loro formazione) come altre invece che ne hanno avuto esperienze positive.

    Ho visto gente in cura da psichiatri o medici di base andare avanti per 20 anni a psicofarmaci senza risolvere un fico secco in merito a problemi di ansia/panico, e poi guarire in 2 mesi grazie ad uno psicoterapeuta molto serio e bravo.

    Ho visto anche gente a cui sono stati prescritto antidepressivi e alla fine non erano depressi ma avevano problemi di ansia, e in 8 sedute dallo psicoterapeuta hanno risolto tutto.

    Conosco un prete anziano che grazie al suo carisma ed esperienza quando parla o ascolta qualcuno ha la stessa efficacia di uno psicoanalisita o di uno psichiatra.

    E' sempre il solito discorso sulla differenza tra sapere/saper fare/saper essere.

    Insomma, il mio invito è di non fare di tutta l'erba un fascio, pù che ragionare per "categorie" bisogna ragionare per "persone".
    Ultima modifica di Johnny : 15-12-2012 alle ore 16.04.31

  10. #10
    Neofita
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    Riferimento: Uno sfogo riguardo la professione di psicologo

    Grazie ancora a tutti per la vostra sensibilità, siete carinissimi. Voglio dire a r.chavo74 che ha ragione sul fatto che la professione di infermiere è molto stressante, nello stesso modo di tutte le professioni sanitarie , l’eccessiva responsabilità che risiede dentro di noi rende un lavoro stressante, la mia depressione non è imputabile solo al lavoro, il problema era il mio modo di stare al mondo, una visione sbagliata. Adesso mi alzo la mattina felice senza un motivo preciso, felice di un amore che mi sta accanto, felice di avere un lavoro che mi consente di vivere adeguatamente, felice di avere dei genitori e dei fratelli, felice di essere al mondo anche se con paura. Voglio anche dire che lo psicologo ha una grande responsabilità alla pari di un chirurgo, chi viene da voi ha una ferita aperta e sanguinante, io credo moltissimo nella professione dello psicologo, l’ho dimostra il fatto che ho insistito fino alla fine a cercarne uno psicologo adeguato per me,anche se non è andato buon fine. Però Il fatto che io non ho avuto una buona esperienza con lo psicologo non vuol dire niente, ad esempio anch’io che da un po’ di anni faccio l’infermiere e ritengo di essere bravo, mi capita che nel fare un semplice prelievo di sangue non riesco a prendere la vena subito, faccio più buchi procurando al paziente molto dolore, il paziente penserà di sicuro che io sia un incompetente, che non sia un bravo infermiere, porterà con se questo pensiero. Tutto ciò però non vuol dire che io sia cattivo e veramente incompetente nel mio lavoro, ne è la dimostrazione il fatto che molti pazienti cercano me per farsi fare il prelievo perché dicono che sono come una farfalla che si poggia sul braccio . Tempo fà mi capitava che il pensiero di aver procurato un disagio nel prelievo ad un paziente mi accompagnava per giorni, mi torturava, pretendevo da me la perfezione che non è umana. Quando dico di aver cambiato il mio modo di stare al mondo intendo dire che oggi capisco che nella vita si può sbagliare, chiunque può sbagliare (anche uno psicologo), l’importante è rendersi conto e ricavarne un insegnamento. Poi ad esempio adesso con voi, che forse siete psicologi o lo diventerete presto, ho avuto invece una bella esperienza di scambio di opinioni, niente è bianco o nero, le sfumature nella vita fanno la differenza.
    Un abbraccio a tutti
    Ultima modifica di Lorenzoblu : 15-12-2012 alle ore 15.46.54

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