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  1. #1
    Partecipante Super Esperto L'avatar di neuromancer
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    A proposito del bambino trascinato via da scuola

    Sembra che le acque si siano calmate a proposito della faccenda del figlio conteso dai genitori e trascinato via da scuola nella spericolata maniera che tutti telegiornali hanno messo trasmesso, suscitando lo scandalo “mediatico” di un intero il Paese. Allora vorrei proporre alcune riflessioni per chiarire le idee su alcuni punti che mi sembrano importanti da un punto di vista psicologico.

    Partiamo dall’uso indiscriminato della diagnosi, in questo caso si tratta della sindrome da alienazione genitoriale (Parental Alienation Syndrome, Pas) con la quale lo psichiatra ha motivato la sentenza del giudice nella decisione di affidare il ragazzino al padre. La Pas non ha alcun riconoscimento nella comunità scientifica, né è inclusa nel DSM, il manuale diagnostico dei disturbi mentali più utilizzato dai medici, dagli psichiatri e dagli psicologi di tutto il mondo.

    Meglio chiarire allora cosa sia una diagnosi e a cosa possa servire. La diagnosi descrive una serie di sintomi (soggettivi del paziente) e segnali (osservati dal medico) che caratterizzano un quadro clinico ben preciso. I sintomi nelle definizioni di tutte le diagnosi incluse nel DSM sono stati inseriti in base a ricerche e analisi statistiche. Ogni diagnosi del DSM è descritta in modo chiaro e conciso per essere facilmente applicata e condivisa tra i professionisti. Quindi quando si effettua una diagnosi è importante sottolineare 2 aspetti:

    la diagnosi descrive e non spiega un problema medico o psichico
    i sintomi che strutturano una diagnosi per identificare un disturbo mentale sono di natura probabilistica

    Questi due punti sono molto importanti perché implicano che la diagnosi non spiega i processi attraverso i quali emerge il disagio psichico, e perché non sempre pazienti descritti con la stessa diagnosi presentano identici sintomi. Questo significa pure che i sintomi di una diagnosi possono essere manifesti nel quadro clinico di un’altra diagnosi, cioè possono essere presenti in differenti disturbi mentali. [continua qui]

    Che ne pensate?

    ciaz.

  2. #2
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: A proposito del bambino trascinato via da scuola

    Ciao Neuromancer

    Ci sarebbe da discutere per qualche millennio, credo...

    Dal mio punto di vista, ci son due prospettive (almeno) dalle quali osservare quanto scritto nell'articolo.
    La prima è la prospettiva giuridico/legale (verso la quale nutro una notevole avversione). Da questo punto di vista, a mio parere, il semplice fatto che dei poliziotti (cioè dei rappresentanti dello Stato Italiano) trascinino un ragazzino è una violazione di tutti i principi dello Stato moderno.
    Perché la sentenza di affidamento al padre era stata emessa nei confronti della madre, non del bambino. Le azioni delle forze dell'ordine avrebbero quindi dovuto essere condotte nei confronti della madre. Il bambino non era oggetto di provvedimenti giudiziari, lo era la madre.
    E questo segnala un aspetto medievale dello stato italiano: cioè che dei poliziotti possano permettersi di mettere le mani addosso ad un cittadino che non ha commesso alcun reato, né che è incorso in una violazione della legge.
    E mi stupisce, e scandalizza, che nessuno tra coloro che si sono strappati le vesti per l'azione dei poliziotti abbia sottolineato questo aspetto, preferendo - invece - rimanere sul lato "mammone" e insistere sulla brutalità insita nello "strappare il bambino alla madre".
    Siamo davvero caduti assai in basso, se un poliziotto può permettersi di agire nei confronti di una persona che non ha violato alcuna legge.

    Sulla PAS.
    Non è una diagnosi accettata. E sono d'accordo con le motivazioni che hanno portato la task force del DSM a rifiutarsi di inserirla nel manuale. In particolare, si tratta di descrizioni poco operazionalizzabili (e quindi due professionisti diversi potrebbero facilmente giungere a conclusioni assai diverse partendo dagli stessi dati) e non si comprende se i "sintomi" siano tra loro collegati, se siano scollegati, se dipendano da una variabile terza sottostante ad essi.

    Però non sono affatto d'accordo con chi nega l'esistenza dei "sintomi" che vengono inseriti nella descrizione della PAS. E sono ancora meno d'accordo con coloro che - per negare la validità di questo costrutto - fanno riferimento alla vita personale di Gardner.

    Comincio con l'inserire titoli ed abstract di una serie di articoli pubblicati su riviste "peer-rewieved". (Chi desiderasse il fulltext in formato pdf, mi scrive e glie lo mando per posta elettronica, ovviamente)

    Review of "The Parental Alienation Syndrome," by Richard A. Gardner.
    By: Levy, David L.; Sauber, S. Richard. American Journal of Family Therapy. Jul-Sep2012, Vol. 40 Issue 4, p364-367. 4p. Abstract: The article reviews the book "The Parental Alienation Syndrome," by Richard A. Gardner. DOI: 10.1080/01926187.2011.627315. (AN: 77492396)

    Parental Alienation Critics and the Politics of Science.
    By: Rand, Deirdre C. American Journal of Family Therapy. Jan/Feb2011, Vol. 39 Issue 1, p48-71. 24p. Abstract: This article examines the assertions, made by two main groups of critics, about Parental Alienation Syndrome (PAS) and parental alienation (PA). Among the topics discussed are: role of the alienating parent; structural interventions such as custodial transfer; relationship between PAS and allegations of sex abuse; and controversy over use of the term syndrome. [ABSTRACT FROM AUTHOR] DOI: 10.1080/01926187.2010.533085. (AN: 56852394)

    A Review of 'Welcome Back, Pluto: Understanding, Preventing and Overcoming Parental Alienation (DVD)'.
    By: Levy, David L.; Sauber, S. Richard. American Journal of Family Therapy. Jan/Feb2011, Vol. 39 Issue 1, p77-79. 3p. Abstract: The article reviews the DVD "Welcome Back Pluto: Understanding, Preventing and Overcoming Parental Alienation," which was coauthored by Richard A. Warshak and Mark R. Otis. DOI: 10.1080/01926187.2010.531661. (AN: 56852393)

    Intervention Strategies for Parent Coordinators in Parental Alienation Cases.
    By: Ellis, Elizabeth M.; Boyan, Susan. American Journal of Family Therapy. May/Jun2010, Vol. 38 Issue 3, p218-236. 19p. 7 Diagrams. Abstract: Families characterized by parental alienation present problems that are extremely difficult to resolve through conventional methods of family therapy. Court appointed parenting coordinators (P.C.) are in the very best position to make effective interventions in these cases. The authors use genograms to illustrate the difficulties of establishing normal visitation and re-negotiating binuclear families in five different cases: (1) Divorced family, minimal conflict, (2) Divorced family, conflicted relationship, (3) Divorced family, child in alignment with mother, (4) Divorced family, child estranged from father, and (5) Divorced family, parental alienation. The authors then use the genograms to suggest interventions for PC's in five areas: (1) Creating a buffer zone to facilitate crossing the co-parental boundary, (2) Helping the child separate from the enmeshment with the alienating parent, (3) Blocking intrusions from the alienating parent, (4) Strengthening the bond with the targeted parent, and (5) Weakening the coalition around the alienating parent-child dyad. [ABSTRACT FROM AUTHOR] DOI: 10.1080/01926181003757074. (AN: 50380585)

    A Review of “A Family's Heartbreak: A Parent's Introduction to Parental Alienation”.
    By: Worenklein, Abe. American Journal of Family Therapy. May/Jun2010, Vol. 38 Issue 3, p279-280. 2p. Abstract: The article reviews the book "A Family's Heartbreak: A Parent's Introduction to Parental Alienation," by M. Jeffries and J. Davies. DOI: 10.1080/01926181003757165. (AN: 50380588)

    Introduction to the Special Issue.
    By: Sauber, S. Richard. American Journal of Family Therapy. Mar/Apr2010, Vol. 38 Issue 2, p75-75. 1p. Abstract: The article discusses various reports published within the issue. DOI: 10.1080/01926181003705123. (AN: 49151944)

    Parental Alienation, DSM-V, and ICD-11.
    By: Bernet, William; von Boch-Galhau, Wilfrid; Baker, Amy J. L.; Morrison, Stephen L. American Journal of Family Therapy. Mar/Apr2010, Vol. 38 Issue 2, p76-187. 112p. 4 Charts. Abstract: Parental alienation is an important phenomenon that mental health professionals should know about and thoroughly understand, especially those who work with children, adolescents, divorced adults, and adults whose parents divorced when they were children. We define parental alienation as a mental condition in which a child—usually one whose parents are engaged in a high-conflict divorce—allies himself or herself strongly with one parent (the preferred parent) and rejects a relationship with the other parent (the alienated parent) without legitimate justification. This process leads to a tragic outcome when the child and the alienated parent, who previously had a loving and mutually satisfying relationship, lose the nurture and joy of that relationship for many years and perhaps for their lifetimes. The authors of this article believe that parental alienation is not a minor aberration in the life of a family, but a serious mental condition. The child's maladaptive behavior—refusal to see one of the parents—is driven by the false belief that the alienated parent is a dangerous or unworthy person. We estimate that 1% of children and adolescents in the U.S. experience parental alienation. When the phenomenon is properly recognized, this condition is preventable and treatable in many instances. There have been scores of research studies and hundreds of scholarly articles, chapters, and books regarding parental alienation. Although we have located professional publications from 27 countries on six continents, we agree that research should continue regarding this important mental condition that affects hundreds of thousands of children and their families. The time has come for the concept of parental alienation to be included in the Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition (DSM-V), and the International Classification of Diseases, Eleventh Edition (ICD-11). [ABSTRACT FROM AUTHOR] DOI: 10.1080/01926180903586583. (AN: 49151943)

    Gendered dynamics of abuse and violence in families: considering the abusive household gender regime.
    By: Morris, Anne. Child Abuse Review. Nov/Dec2009, Vol. 18 Issue 6, p414-427. 14p. Abstract: Despite evidence that child abuse and woman abuse often occur in the one household, responses to violence have generally focused on either women or children. The concept of an abusive household gender regime (AHGR) was developed through research on maternal alienation, the undermining of mother-child relationships by perpetrators of violence. The concept of the AHGR allows a comprehensive understanding of the operation of gender and violence and the ways in which these impact on all household members and their relationships. An AHGR is characterised by perpetrators' imposition of a coercive web-like regime on household members and the interlocking of many forms of abuse, which entrap victims. Perpetrators employ gendered constructions that demean women and advantage men. Resistance to the idea that fathers can be dangerous to their children bolsters the position of abusive fathers, and illustrates how there is minimisation or denial of men's responsibility for violence at all levels. Understanding gender, power and the AHGR allows the development of practice that combines child protection with woman protection, responds more holistically to the multi-abuses perpetrated on family members and assists women and children together to recover from violence. Copyright © 2009 John Wiley & Sons, Ltd. [ABSTRACT FROM AUTHOR] (AN: 45552212)

    Examining Parental Alienation in Child Custody Cases: A Survey of Mental Health and Legal Professionals.
    By: Bow, James N.; Gould, Jonathan W.; Flens, James R. American Journal of Family Therapy. Mar/Apr2009, Vol. 37 Issue 2, p127-145. 19p. 6 Charts. Abstract: An Internet survey was conducted to examine the views of mental health and legal professionals about parental alienation (PA) in child custody cases. Findings from 448 respondents revealed much awareness about the PA concept and controversies, along with the need for further research in the field. In general, respondents were cautious and conservative/moderate in their view of PA and very reluctant to support the concept of Parental Alienation Syndrome (PAS). Also, they did not view PAS as meeting admissibility standards. Respondents viewed domestic violence (DV) as an important issue to assess, although they did not usually find/suspect DV in such cases. Further, respondents varied according to professional role (evaluators, trial attorneys/judges, and court facilitators) on the relative importance attributed to various assessment factors. Moreover, evaluators' assessment procedures and the frequency of recommended interventions by trial attorneys/judges and evaluators closely paralleled those typically used in child custody cases. Results are compared to past literature in the field, with hopes of clarifying misconceptions. [ABSTRACT FROM AUTHOR] DOI: 10.1080/01926180801960658. (AN: 36819471)

    Parental Alienation Disorder and DSM-V.
    By: Bernet, William. American Journal of Family Therapy. Oct-Dec2008, Vol. 36 Issue 5, p349-366. 18p. Abstract: Although parental alienation disorder (PAD) is a serious mental condition affecting many children and their families, it is not an official diagnosis or even mentioned in the Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders. This article presents arguments for considering PAD a diagnosis: PAD is a prototypical example of a relational disorder; the phenomenon of PAD is almost universally accepted by mental health professionals; PAD is a valid and reliable construct; adopting criteria for PAD will promote systematic research; adopting criteria will reduce the misuse of the concept of PAD; and adopting criteria will improve the treatment of children with this disorder. [ABSTRACT FROM AUTHOR] DOI: 10.1080/01926180802405513. (AN: 34727486)

    The Meaning of Parental Control in Migrant, Sending, and Host Communities: Adaptation or Persistence?
    By: Güngör, Derya. Applied Psychology: An International Review. Jul2008, Vol. 57 Issue 3, p397-416. 20p. 2 Charts, 3 Graphs. Abstract: The goal of the present study was to investigate whether migrant adolescents tend to adopt the host culture's view of parental control or whether they are inclined to reaffirm their heritage culture with regard to the meaning assigned to parental control. The hypotheses regarding the level and meaning of parental control were tested on 296 Turkish-Belgian adolescents, 306 Turks in Turkey, and 304 Belgians in Belgium with median ages of 16, 17, and 16, respectively. Although migrants reported the highest level of parental control, their ratings of parental warmth, satisfaction with the relationships with their parents, and self-esteem did not correlate with parental control as was the case among Belgians. The findings suggest that traditional parenting is accentuated in migrant families, and that there is continuity in the traditional meaning of parental control in migration. Findings are discussed with reference to contextual factors that may reinforce culture maintenance in migration. Le but de cette recherche était d’étudier le sens que des adolescents immigrés assignaient au contrôle parental: adoptent-ils la culture d’accueil ou ont-ils plutôt tendance à réaffirmer leur héritage culturel? Des hypothèses tenant compte du niveau et de la signification du contrôle parental ont été testées auprès de 296 adolescents Turcs-Belges, 306 Turcs de Turquie et 304 Belges de Belgique dont les âges médians étaient respectivement de 16, 17 et 16 ans. Bien que les immigrés présentent un plus haut niveau de contrôle parental, leurs résultats concernant la chaleur parentale, la satisfaction de leurs relations avec leurs parents, et l’estime de soi n’étaient pas corrélés avec le contrôle parental contrairement aux adolescents Belges. Ces résultats montrent que l’éducation traditionnelle est accentuée dans les familles immigrées, et que la signification traditionnelle accordée au contrôle parental persiste dans l’immigration. Ces résultats sont discutés en référence à des facteurs contextuels pouvant renforcer le maintien de la culture d’origine dans l’immigration. [ABSTRACT FROM AUTHOR] DOI: 10.1111/j.1464-0597.2007.00323.x. (AN: 32485274)

    MMPI-2 Findings of Primitive Defenses in Alienating Parents.
    By: Gordon, Robert M.; Stoffey, Ronald; Bottinelli, Jennifer. American Journal of Family Therapy. May2008, Vol. 36 Issue 3, p211-228. 18p. 1 Graph. Abstract: To test the involvement of primitive defenses in Parental Alienation Syndrome (PAS), we collected 158 MMPI-2s from court ordered custody evaluations from 7 forensic psychology practices; 76 were PAS cases and 82 were custody cases without PAS (controls). We used two MMPI-2 indexes to measure primitive defenses: L + K - F and (L + Pa + Sc) - (Hy + Pt). We found that mothers and fathers who were alienators had higher (clinical range) scores indicating primitive defenses such as splitting and projective identification, than control mothers and fathers (normal range scores) in both our indexes. Target parents were mostly similar to the control parents. The results showed strong support for Gardner's definition of PAS. [ABSTRACT FROM AUTHOR] DOI: 10.1080/01926180701643313. (AN: 34503497)

    Knowledge and Attitudes About the Parental Alienation Syndrome: A Survey of Custody Evaluators.
    By: Baker, Amy J. L. American Journal of Family Therapy. Jan/Feb2007, Vol. 35 Issue 1, p1-19. 19p. 3 Charts. Abstract: A survey study (response rate n = 106, 75.7%) was conducted of professional custody evaluators to assess their beliefs and attitudes about the parental alienation syndrome (PAS). Three overarching research questions were addressed: (1) To what extent do custody evaluators endorse the concept of PAS (2) How, if at all, do custody evaluators assess PAS and aspects of it (including general quality of parent-child relationship, extent to which child has been coached and/or is unduly influenced, and extent of parental personality disorders associated with PAS), and (3) What factors were associated with the proportion of cases that evaluators concluded PAS had occurred. Results revealed general consensus regarding the concept of PAS (familiarity with it, importance of measuring it) as well as several areas of disagreement (whether it should be included in the DSM, whether it meets Daubert and Frye standards). Evaluators who reported greater familiarity with PAS also reported having cases with more good faith allegations of it, which itself was associated with concluding that PAS had occurred in a greater number of cases. Findings suggest several avenues for improved practice and for future research. [ABSTRACT FROM AUTHOR] DOI: 10.1080/01926180600698368. (AN: 23173169)

    The Power of Stories/Stories about Power: Why Therapists and Clients Should Read Stories About the Parental Alienation Syndrome.
    By: Baker, Amy J. American Journal of Family Therapy. May2006, Vol. 34 Issue 3, p191-203. 13p. Abstract: Reading others' stories has been found to have therapeutic benefits for a range of populations. This paper outlines the rationale for why reading true and fictional accounts of parental alienation syndrome may be beneficial for parents targeted for PAS. Four true stories are reviewed in detail and several crosscutting themes are identified. [ABSTRACT FROM AUTHOR] DOI: 10.1080/01926180600550486. (AN: 20070157)

    Parentectomy in the Crossfire.
    By: Summers, Collette C.; Summers, David M. American Journal of Family Therapy. May2006, Vol. 34 Issue 3, p243-261. 19p. Abstract: Honor Thy Father and Thy Mother and Thou Shalt Not Bare False Witness; true words of wisdom for an educated mind. When an alienating parent does not follow this advice—it leads to the erosion of the very heart of a child's mind, granting them by example an unhampered blur of reality for the rest of their life. This article features Dean Tong's literary work, Elusive Innocence—Survival Guide for the Falsely Accused covering parental alienation and false abuse allegations. Victims of Another War , a documentary about the effects on three adults who suffered an abduction and alienation of affection during childhood. And finally, A View For The Bench , produced by the Superior Court of Maricopa County in Arizona is an education for the judiciary on parental alienation. [ABSTRACT FROM AUTHOR] DOI: 10.1080/01926180600558349. (AN: 20070153)

    Patterns of Parental Alienation Syndrome: A Qualitative Study of Adults Who were Alienated from a Parent as a Child.
    By: Baker, Amy J. L. American Journal of Family Therapy. Jan/Feb2006, Vol. 34 Issue 1, p63-78. 16p. 1 Chart. Abstract: A qualitative retrospective study was conducted on 40 adults who experienced parental alienation as a child. Individuals participated in one-hour, semi-structured interviews. Audiotapes were transcribed verbatim and submitted to a content analysis for primary themes and patterns. Findings pertaining to the process of alienation from the targeted parent were analyzed for this article. Results revealed three distinct patterns of alienation (1) narcissistic alienating mothers in divorced families, (2) narcissistic alienating mothers in intact families, and (3) abusive/rejecting alienating mothers and fathers. Each of these patterns is described in detail along with five additional notable finings: (1) Alcoholism, maltreatment, and personality disorders co-occurred in most of the alienating families, (2) parental alienation occurred in intact families, (3) parental occurred in non-litigious divorced families, (4) some of the targeted parents appeared to play a role in their own alienation, and (5) the alienation was not always completely internalized. The clinical and practical implications of these findings are discussed. [ABSTRACT FROM AUTHOR] DOI: 10.1080/01926180500301444. (AN: 18908612)

    Why Doesn't Parental Alienation Occur More Frequently? The Significance of Role Discrimination.
    By: Campbell, Terence. American Journal of Family Therapy. Oct-Dec2005, Vol. 33 Issue 5, p365-377. 13p. 7 Diagrams. Abstract: Approximately two thirds of divorced families develop co-parenting relationships that are more or less effective. Of the approximately one third of divorces that do not evolve into effective co-parenting, a subset deteriorates into parental alienation. Classical Balance theory predicts parental alienation as a normative outcome in divorcing and divorced families. Discriminating between their roles as spouses and parents allows separated and divorced couples to avoid alienation outcomes. Elevated anxiety, however, may interfere with these discriminative responses, and lead parents into stereotyping each other. This article proposes a two-dimensional model of parental estrangement-alienation addressing variations in anxiety and stereotyping. Interventions for reducing the effects of estrangement and alienation are also identifed and discussed. [ABSTRACT FROM AUTHOR] DOI: 10.1080/01926180500274567. (AN: 18525109)

    Help for the Alienated Parent.
    By: Ellis, Elizabeth. American Journal of Family Therapy. Oct-Dec2005, Vol. 33 Issue 5, p415-426. 12p. Abstract: Parental alienation cases present significant challenges for the family courts and clinicians alike. At times, traditional counseling fails, judicial intervention may not be feasible, and a parent is alienated from a child or children with little to no ongoing contact for the foreseeable future. This article is organized as a guide for the clinician in offering some strategies for the alienated parent. These are organized under five headings: (1) erode the negative image by providing incongruent information; (2) refrain from actions that put the child in the middle of the conflict, (3) consider ways to mollify the hurt and anguish of the alienating parent, (4) look for ways to dismantle the coalition and convert enemies to allies, (5) never give up contact but “stand in the door and hold a cookie.” [ABSTRACT FROM AUTHOR] DOI: 10.1080/01926180500274518. (AN: 18525111)

    The Long-Term Effects of Parental Alienation on Adult Children: A Qualitative Research Study.
    By: L. Baker, Amy. American Journal of Family Therapy. Jul-Sep2005, Vol. 33 Issue 4, p289-302. 14p. Abstract: A qualitative retrospective study was conducted on 38 adults who experienced parental alienation as a child. Individuals participated in one-hour semi-structured interviews. Audiotapes were transcribed verbatim, and submitted to a content analysis for primary themes and patterns. Findings pertaining to the long-term effects of parental alienation were analyzed for this article. Results revealed seven major areas of impact: (1) low self-esteem, (2) depression, (3) drug/alcohol abuse, (4) lack of trust, (5) alienation from own children, (6) divorce, and (7) other. These seven themes are discussed at length to provide the first glimpse into the lives of adult children of parental alienation. [ABSTRACT FROM AUTHOR] DOI: 10.1080/01926180590962129. (AN: 17535459)

    Parental Alienation Syndrome (PAS) in the Netherlands.
    By: Spruijt, Ed; Eikelenboom, Bianca; Harmeling, Janneke; Stokkers, Robin; Kormos, Helga. American Journal of Family Therapy. Jul-Sep2005, Vol. 33 Issue 4, p303-317. 15p. 9 Charts. Abstract: In the Netherlands, about 20% of children do not have any contact with their non-resident parent after parental divorce. There are often many reasons underlying the broken contact, but one might well be the process of parental alienation, when the child denigrates and excludes the non-resident parent. This article presents the results of two studies conducted among divorce experts and divorced, non-resident parents. A total of 138 respondents co-operated in our studies. Of the respondents, 58% thought PAS either does not, or rarely occurs in the Netherlands, and 42% thought it does occur. The extent of parental alienation was classified as mild (33%) or moderate (9%). From our factor analysis, it became clear that Gardner's classification of eight separate symptoms of parental alienation was not evident in our research data. We were able to distinguish four separate aspects: two of them concerning alienation due to the resident parent and two concerning alienation due to the child. Our results underpin the importance of mediation, since it seemed that parental alienation syndrome (PAS) occurred significantly more often when decisions with relation to the children were not taken together by the parents but were determined in court. We consider that compulsory mediation and better communication during divorce would prevent many cases of PAS. [ABSTRACT FROM AUTHOR] DOI: 10.1080/01926180590962110. (AN: 17535458)

    An Inter-Rater Reliability Study of Parental Alienation Syndrome.
    By: RUEDA, CARLOS. American Journal of Family Therapy. Oct-Dec2004, Vol. 32 Issue 5, p391-403. 13p. 1 Chart. Abstract: The dual purpose of this study was to first test the acceptance of the concept of parental alienation among therapists, and secondly, to assess the validity of parental alienation as a syndrome among therapists who are familiar with this phenomenon. The study measured the independent variable, symptoms of parental alienation syndrome, and the dependent variable, therapists' perception of the syndrome.The respondents analyzed five cases using Dr. Richard Gardner's differential diagnosis chart built into a questionnaire for the potential alienator and the child. For the measurements of reliability and inter-rater reliability, the researcher used Microsoft Excel and Kendall's coefficient of concordance.The findings showed a significant level of concordance among raters in all five cases except in Case 2, where there was a lower consensus on the presence of parental alienation syndrome or meeting Dr. Gardner's criteria due to the complexity of the case presentation. Similarly, findings also reflect the relatively recent discovery of this phenomenon, evidenced by some level of apathy from the general population of therapists to get involved.The completed surveys were from therapists familiar with parental alienation syndrome, which indicated their level of understanding of the phenomena and how their views differed from other therapists who were unfamiliar with PAS. The data gathered from the completed surveys was sufficiently reliable to suggest a wider study for the purpose of classification in the next edition of the DSM. [ABSTRACT FROM AUTHOR] DOI: 10.1080/01926180490499864. (AN: 14795145)

    The Relationship Between the Parental Alienation Syndrome (PAS) and the False Memory Syndrome (FMS).
    By: Gardner, Richard A. American Journal of Family Therapy. Mar/Apr2004, Vol. 32 Issue 2, p79-99. 21p. 2 Charts. Abstract: The parental alienation syndrome (PAS) is primarily a disorder of childhood. The false memory syndrome (FMS) is a disorder of young adults, primarily women. They share in common a campaign of acrimony against a parent. It is the purpose of this article to describe both the similarities and the differences between these two disorders. It is the author's hope that this information will prove useful to those who work in both realms because information about either disorder can be useful for understanding the development, diagnosis, and treatment of patients with the other. [ABSTRACT FROM AUTHOR] (AN: 12583644)

    Does DSM-IV Have Equivalents for the Parental Alienation Syndrome (PAS) Diagnosis?
    By: Gardner, Richard A. American Journal of Family Therapy. Jan/Feb2003, Vol. 31 Issue 1, p1-21. 21p. Abstract: Child custody evaluators commonly find themselves confronted with resistance when they attempt to use the term parental alienation syndrome (PAS) in courts of law. Although convinced that the patient being evaluated suffers from the disorder, they often find that the attorneys who represent alienated parents, although they agree with the diagnosis, discourage use of the term in the evaluators' reports and testimony. Most often, they request that the evaluator merely use the term parental alienation (PA). On occasion they will ask whether other DSM-IV diagnoses may be applicable. The purpose of this article is to elucidate the reasons for the reluctance to use the PAS diagnosis and the applicability of PA, as well as current DSM-IV substitute diagnoses. [ABSTRACT FROM AUTHOR] DOI: 10.1080/01926180390167025. (AN: 8945730)

    An autopoietic approach to 'Parental Alienation Syndrome'
    By: King, Michael. Journal of Forensic Psychiatry. Dec2002, Vol. 13 Issue 3, p609-635. 27p. Abstract: This article uses the recent controversies over 'Parental Alienation Syndrome' as a springboard for a discussion of the relationship between mental health knowledge and expertise, and the legal system. Autopoietic theory is a sociological account of social communication systems and the relations between these systems. Law as a social communication system and child mental health as a sub-system of science are observed as distinct and selfreferential, each relating to its environment and to one another in very different ways, predetermined by their coding and programmes. Recent developments in the rules of admissibility for expert evidence raise questions over the precise status in law of knowledge from clinical child psychiatric and child psychological experts. Through the autopoietic observation of law and child mental health this article explains why the legal system needs to show that it is capable of distinguishing between 'reliable' and 'unreliable' mental health knowledge and court experts. As a result of these observations, some fundamental questions arise about the role of experts in advising courts and in offering therapeutic intervention for children and families. Finally, the article examines the existence within child mental health of law as an instrument for therapy. [ABSTRACT FROM AUTHOR] DOI: 10.1080/0958518021000019399. (AN: 9135323)

    Denial of the Parental Alienation Syndrome Also Harms Women.
    By: Gardner, Richard A. American Journal of Family Therapy. May/Jun2002, Vol. 30 Issue 3, p191-202. 12p. Abstract: Denying reality is obviously a maladaptive way of dealing with a situation. In fact, denial is generally considered to be one of the defense mechanisms, mechanisms that are inappropriate maladaptive, and pathological. In the field of medicine to deny the existence of a disease seriously compromises the physician's ability to help patients. If a physician does not believe that a particular disease exists, then it will not be given consideration when making a differential diagnosis, and the patient may then go untreated. This is in line with the ancient medical principle that proper diagnosis must precede proper treatment. Or, if for some external reason the physician recognizes the disorder, but feels obligated to use another name, other problems arise, for example, impaired communication with others regarding exactly what is going on with the patient, and hence improper treatment. This is what is occurring at this point with the parental alienation syndrome, a disorder whose existence has compelling verification. In this article I discuss the reasons for denial of the PAS and the ways in which such denial harms families. Particular emphasis will be given to the ways in which this denial harms women, although I will certainly comment on the ways in which the denial harms their husbands and children. In the past, denial of the PAS has caused men much grief. Such denial is now causing women similar grief. [ABSTRACT FROM AUTHOR] DOI: 10.1080/019261802753577520. (AN: 6436309)

    Parental Alienation Syndrome vs. Parental Alienation: Which Diagnosis Should Evaluators Use in Child-Custody Disputes?
    By: Gardner, Richard A. American Journal of Family Therapy. Mar/Apr2002, Vol. 30 Issue 2, p93-115. 23p. Abstract: Children who have been programmed by one parent to be alienated from the other parent are commonly seen in the context of child-custody disputes. Such programming is designed to strengthen the position of the programming parent in a court of law. Many evaluators use the term parental alienation syndrome (PAS) to refer to the disorder engendered in such children. In contrast, there are evaluators who recognize the disorder, but prefer to use the term parental alienation (PA). The purpose of this article is to elucidate the sources of this controversy and to delineate the advantages and disadvantages of using either term in the context of child-custody disputes, especially in evaluators' reports and testimony in courts of law. The author concludes that families are best served when the more specific term parental alienation syndrome is used rather than the more general term parental alienation. [ABSTRACT FROM AUTHOR] DOI: 10.1080/019261802753573821. (AN: 6436303)

    The Lost Parents' Perspective on Parental Alienation Syndrome.
    By: Vassiliou, Despina; Cartwright, Glenn F. American Journal of Family Therapy. May/Jun2001, Vol. 29 Issue 3, p181-191. 11p. Abstract: This study examined five alienated fathers' and one alienated mother's perception of parental alienation syndrome (PAS). The data were collected via semistructured, open-ended interview questionnaires to determine if there were shared characteristics among alienated families, common issues in the marital conflicts that contributed to the marriage dissolution, the nature of the participants reports of alienation, similarities in the experience of alienation, and what things a lost parent might do differently. The findings are discussed along with limitations of the study. [ABSTRACT FROM AUTHOR] DOI: 10.1080/019261801750424307. (AN: 6403130)

    E ce ne sono altri...
    Come dire che la PAS non è un argomento su cui siano stati condotti pochi studi, o si sia fatta poca ricerca. Magari la sindrome come tale non esiste, ma i comportamenti in essa descritti esistono, eccome!
    Credo che ogni collega che si sia trovato a lavorare come CTP, o ad operare all'interno di strutture come i consultori familiari o luoghi deputati alla mediazione, abbia avuto modo di vedere genitori che usano i figli per assicurarsi vantaggi economici, o che denigrano il genitore non affidatario e cercano in ogni modo di ostacolare i contatti dei figli con lei/lui.
    Non vogliamo chiamarla PAS? Va bene. Ciò non toglie che i comportamenti descritti da Gardner si riscontrano in molte vertenze giuiziarie per l'affidamento dei figli.

    Dal punto di vista personale, ho seguito per tre anni i tentativi di un padre di ristabilire i contatti con la figlia, dopo che era stata affidata alla madre e portata da lei in un paese estero. La PAS non esisterà (e non ho avuto la necessità di utilizzare questo costrutto), ma molti dei comportamenti descritti come "sintomi" della PAS li ho visti, e li ho descritti in sede di perizia.

    Io mi sono fatto l'idea che buona parte di questi comportamenti vengano messi in atto in modo non premeditato e non cosciente, e che la loro esistenza dipenda molto più dalle caratteristiche del dispositivo legale-giudiziario che non da presunti "disturbi psichici" dei genitori.
    Penso che, fino a quando la legge sull'affidamento condiviso verrà sostanzialmente disattesa, e fino a che il mercato del lavoro continuerà a non offrire alle donne la possibilità di trovare rapidamente un'occupazione dignitosamente retribuita, comportamenti come quelli descritti dalla PAS continueranno a venire messi in atto.

    Non so cosa ne pensiate voi, e sarei interessato a discuterne.

    Buona vita
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  3. #3
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    Riferimento: A proposito del bambino trascinato via da scuola

    Ciao willy, ti ringrazio dei riferimenti che sono molto interessanti ed utili.
    Io però penso - consapevole di andare oltre l'intento del thread, per cui sarò breve - che non è solo una questione economica riguardante le separazioni (tra l'altro può benissimo essere manipolata anche dal genitore non affidatario per creare dei problemi all'ex coniuge e non versare gli alimenti al figlio con la scusa di volerlo tenere per pari tempo).
    Andando contro tendenza credo che la legge sull'affido condiviso non possa avere attuazione per il semplice motivo che accresce il conflitto. Non si può dettare per legge di andare d'accordo; lo si può auspicare e cercare di favorire, ma costringere due persone ad andare d'accordo per l'educazione del figlio, mentre per le altre questioni si possono pure scannare, a me sembra del tutto inattuabile. E' un concetto molto bello e anche giusto, però rimane sulla carta, perché nella vita di tutti giorni, come si può pensare che il figlio non assorba l'astio che c'è tra i due genitori? Riesce a capire benissimo che quando vanno d'accordo "per il suo bene" è una finzione. Come può non trapelare ciò che un genitore pensa dell'altro? Per cui è una legge che al massimo può sortire l'effetto di far abituare i figli ad un teatrino e portarli a pensare ai rapporti affettivi in termini di falsità e quindi di distacco, evitamento.
    Credo fortemente che i motivi che stanno alla base di una separazione tra coniugi riguardino anche i figli e se una madre ha difficoltà a lasciarsi alle spalle la ferita di un abbandono o un padre ha difficoltà a destreggiarsi con la funzione paterna che magari negli anni di matrimonio non ha mai esercitato, penso che tutte queste difficoltà degli adulti riguardino anche loro. Non si può separare le ragioni dei coniugi da quelle genitoriali, semplicemente perché non si può pensare a separare in due una persona. Di conseguenza i figli non possono non soffrirne.
    Parlando del fatto, sai qual è stata la risposta più comune tra le madri separate? "Eh lo so che non si può metterli contro il padre, per questo ho detto loro di sopportare ancora un altro po' e frequentarlo, nonostante non gradiscano la nuova compagna". Queste saranno madri che non incorreranno in provvedimenti restrittivi della potestà genitoriale, ma ti sembra che non trasmettano lo stesso l'astio nei confronti dei padri? A mio avviso sono pure peggio perché comunicano loro un senso di rassegnazione a fare ciò che non desiderano per evitare che loro stesse abbiano grane con la causa di divorzio.
    E poi quante sono le famiglie in cui si creano alleanze madri-figli o padri-figlie, figli che assistono al conflitto perenne tra i genitori? Che facciamo per questi bambini? La legge si scorda di loro?
    Nei casi di violenza in famiglia, poi, è difficilissimo per legge rintracciare le prove delle dinamiche ed in caso di separazione, un affidamento condiviso può essere strumentalizzato ed essere motivo di ripetuto maltrattamento a danno del coniuge più debole che con molta fatica ha trovato il coraggio di andarsene da un rapporto malsano (nella stragrande maggioranza dei casi è la donna, a cui un procedimento mosso dall'ex marito per incapacità genitoriale - strumentalizzando la Pas e la fragilità della donna - può assumere i tratti di una ripetizione di maltrattamento).
    Mah semplicemente penso che c'è un limite, costituito dalle relazioni affettive, che non può essere regolamentato per legge, perché ogni caso è a se stante, ogni famiglia, rapporto, relazione affettiva è a se stante e ciò che può andar bene in un caso non può esserlo in un altro.
    Sarà cura di ciascuno farsi carico della propria storia, ma almeno non demandiamo ad un legislatore (fallibile quanto lo possono essere gli esseri umani che vorrebbe disciplinare) la scelta di averla, questa storia.
    Ultima modifica di benedetta14 : 21-10-2012 alle ore 01.07.28

  4. #4
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    Riferimento: A proposito del bambino trascinato via da scuola

    Ciao Benedetta

    Magari non è solo una questione economica. Ma, secondo me, la questione economica influisce molto.
    Una gestione attenta e intelligente dell'affidamento condiviso, secondo me, può eliminare buona parte delle motivazioni e rivendicazioni economiche presenti nei processi di divorzio e separazione. Intanto toglie completamente di mezzo la questione degli "alimenti" e, almeno in potenza, anche quella dell'assegnazione della "casa coniugale" (c'è stata, di recente, una sentenza interessante che ha assegnato l'abitazione al figlio, obbligando i genitori ad usarla "a turno"). E questi sono, solitamente, i due temi attorno ai quali si scatenano le battaglie giudiziarie.

    L'affido condiviso mi pare sia nato proprio per questo motivo, per superare l'abitudine di assegnare i figli alle madri. Peraltro questa abitudine spesso crea proprio i problemi che vorrebbe evitare. Perché, da una parte, si affida il figlio alla madre perché "il padre non è in grado di svolgere un'adeguata funzione genitoriale"; salvo poi togliergli la casa e obbligarlo a privarsi di parte considerevole dei suoi redditi. E io mi chiedo come un uomo povero e senza abitazione possa svolgere adeguatamente il suo compito di genitore.

    Tra l'altro, l'affidamento ad uno solo dei genitori, secondo me, può provocare - nella situazione attuale - una serie di comportamenti che sono descrivibili come alcuni dei "sintomi" della PAS.
    Prendi una donna che abbia avuto i figli in affidamento, e la possibilità di utilizzare la casa come abitazione: magari non lavorava oppure, se lavorava, aveva un reddito basso (perché, soprattutto in Italia, i redditi da lavoro delle donne sono spesso più bassi di quelli degli uomini). Finché i figli rimangono con lei, avrà la possibilità di avere una casa dove abitare, e un sostegno al reddito. E questo potrebbe anche condizionare il suo modo di rapportarsi con l'ex coniuge e con i figli, senza per questo considerarla come "cattiva", o cose del genere.

    Che i figli ci soffrano comunque, in una separazione, mi pare ovvio. Non sono però d'accordo sul fatto che non si possa separare l'essere amanti dall'essere genitori. Sono due cose diverse e non è per nulla obbligatorio che l'una funzione e l'altra coincidano. L'amore può anche finire; un figlio non finisce.

    Quanto alle "alleanze", mi pare esistano anche nelle famiglie che funzionano bene. Credo sia in una certa misura un esito inevitabile dei processi di socializzazione, e che queste alleanze siano un po' "a macchia di leopardo", nel senso che ogni genitore tenderà a condividere con uno dei figli più certi aspetti della vita che altri, in funzione della propria storia, del genere del figlio e di tante altre cose.

    Nel caso di violenze tra coniugi, o contro i figli, è chiaro che l'affidamento condiviso abbia poco senso, e non sarei favorevole a questa soluzione, per gli stessi motivi tuoi. Ma questi sono casi "eccezionali" rispetto alla grande quantità di cause di separazione e divorzio.

    Ultima cosa: la legge non regola le relazioni affettive. Non è compito suo. Regola le relazioni giuridiche ed economiche. E quello è compito suo.

    Buona vita
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  5. #5
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    Riferimento: A proposito del bambino trascinato via da scuola

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Dal mio punto di vista, ci son due prospettive (almeno) dalle quali osservare quanto scritto nell'articolo.
    La prima è la prospettiva giuridico/legale (verso la quale nutro una notevole avversione). Da questo punto di vista, a mio parere, il semplice fatto che dei poliziotti (cioè dei rappresentanti dello Stato Italiano) trascinino un ragazzino è una violazione di tutti i principi dello Stato moderno.
    Se il magistrato ritiene che il minore si trovi in una situazione di pericolo puo' autorizzare l'uso della restrizione fisica.

    Puo' essere discutibile la decisione del magistrato, puo' essere che non vi sia stata nessuna autorizzazione (quindi i poliziotti hanno agito al di fuori della legalita') ma in ogni caso non mi sembra che la possibilta' di utilizzare la forza per il salvaguardare un minore sia una misura medioevale.

    Fra l'altro la restrizione fisica e' utilizzata ovunque (scuole, ospedali, ecc.) e se eseguita correttamente, come ultima risorsa e non eccessiva rispetto allo scopo e' assolutamente etica.

    Buona vita

  6. #6
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    Riferimento: A proposito del bambino trascinato via da scuola

    Il problema è che il provvedimento del magistrato era rivolto alla madre, non al bambino.

    Non ho problemi nell'uso della forza, quando ciò avvenga all'interno delle leggi, dei regolamenti e seguendo il rispetto delle procedure previste. Qui eravamo di fronte ad un'ordinanza rivolta alla madre, al fine di obbligarla a consentire l'accesso del padre. Ma non c'è nessun atto giudiziario nei confronti del bambino. Perlomeno, per quel che ho potuto appurare cercando documentazione in rete.

    C'era un ordine del tribunale ove si ingiungeva alla madre di consegnare il minore. Ma, attenzione: si ordinava ALLA MADRE di consegnare il minore. Alla madre. La polizia, effettivamente, aveva il diritto di andare dalla madre -che stava violando un ordine del tribunale- ed usare la forza su di lei, secondo le norme. Potevano minacciarla di sanzioni o pene secondo la legge, anche portarla in carcere se la legge lo prevede -qualora non portasse il ragazzo dal padre-, ma NON POTEVANO, mai e per nessun motivo, mettere le mani su un innocente privo di pendenze con la legge. Era la madre ad avere le pendenze, non il ragazzo.

    Dal mio punto di vista, è sbagliato che si consenta a rappresentanti dello stato di interferire nella vita di un cittadino in assenza di una precisa disposizione dell'autorità giudiziaria. Voglio dire, l'"habeas corpus" esiste da un pochetto, mi pare...

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  7. #7
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    Riferimento: A proposito del bambino trascinato via da scuola

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Dal mio punto di vista, è sbagliato che si consenta a rappresentanti dello stato di interferire nella vita di un cittadino in assenza di una precisa disposizione dell'autorità giudiziaria. Voglio dire, l'"habeas corpus" esiste da un pochetto, mi pare...

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    se non c'e' autorizzazione non si consente.

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  8. #8
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    Riferimento: A proposito del bambino trascinato via da scuola

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Ciao Benedetta

    Magari non è solo una questione economica. Ma, secondo me, la questione economica influisce molto.
    Una gestione attenta e intelligente dell'affidamento condiviso, secondo me, può eliminare buona parte delle motivazioni e rivendicazioni economiche presenti nei processi di divorzio e separazione. Intanto toglie completamente di mezzo la questione degli "alimenti" e, almeno in potenza, anche quella dell'assegnazione della "casa coniugale" (c'è stata, di recente, una sentenza interessante che ha assegnato l'abitazione al figlio, obbligando i genitori ad usarla "a turno"). E questi sono, solitamente, i due temi attorno ai quali si scatenano le battaglie giudiziarie.

    L'affido condiviso mi pare sia nato proprio per questo motivo, per superare l'abitudine di assegnare i figli alle madri. Peraltro questa abitudine spesso crea proprio i problemi che vorrebbe evitare. Perché, da una parte, si affida il figlio alla madre perché "il padre non è in grado di svolgere un'adeguata funzione genitoriale"; salvo poi togliergli la casa e obbligarlo a privarsi di parte considerevole dei suoi redditi. E io mi chiedo come un uomo povero e senza abitazione possa svolgere adeguatamente il suo compito di genitore.
    Direi di no. L'istituto dell'affido condiviso non nasce per superare l'abitudine di assegnare i figli alle madri, perché altrimenti sovrapporrebbe un interessse del genitore non affidataria all'interesse del minore (non è detto che l'affido alla madre sia peggiore di un affido condiviso; se la legge partisse da questi presupposti partirebbe con un grave pregiudizio). Non dimentichiamo che esistono anche molti padri che non frequentano per loro scelta i figli, non versano gli alimenti, ecc...
    La motivazione alla base sarebbe quella di tutelare il minore ed il legislatore ha inteso tradurre questo con l'affido condiviso in quanto questo permetterebbe una pari assunzione di responsabilità da parte di entrambi i genitori.
    Altra questione che viene spesso strumentalizzata è l'assegnazione della casa coniugale. Non viene tolta la casa al padre, viene assegnata ai figli come centro degli affetti, proprio per non stravolgere le abitudini e le sicurezze dei piccoli. Se poi i figli vengono affidati alla madre (e comunque anche con l'affido condiviso la domiciliazione viene in via convenzionale assegnata insieme alla madre, per cui...) è logico che la casa, assegnata ai figli (spero che sia chiaro) diventa anche la dimora principale della madre.
    (c'è stata, di recente, una sentenza interessante che ha assegnato l'abitazione al figlio, obbligando i genitori ad usarla "a turno"). E questi sono, solitamente, i due temi attorno ai quali si scatenano le battaglie giudiziarie.
    Io la trovo orribile questa soluzione. Immaginiamo questi bambini, magari piccoli, che vedono i genitori con le valige che vanno e vengono nella casa. Devono pure tenere un calendario in casa propria. Non lo so, mi sembra che, per questioni pratiche degli adulti, non si conceda neanche una stabilità fatta di abitudini. In un momento in cui di una famiglia si sfascia, non si concede neanche le piccole sicurezze fatte della solita casa, di orari, di piccole cose. L'importante è risparmiare sulla casa. Anzi, nemmeno questo, perché comunque se la casa coniugale è abitata alternativamente, negli altri periodi i due ex coniugi si dovranno comprare due case. Quindi mi sembra più una ripicca della serie: non ce l'ho io la casa, ma non devi averla neanche tu! Mah...saranno anche genitori adulti...a me sembrano bambini dell'asilo che quando hanno generato dei figli non si sono resi conto delle grosse responsabilità che si sono assunti e che in caso di separazione le sentiranno tutte.
    Ma d'altronde, fare dei figli, con questa mentalità è uguale a volere degli optional, degli accessori.
    Tra l'altro, l'affidamento ad uno solo dei genitori, secondo me, può provocare - nella situazione attuale - una serie di comportamenti che sono descrivibili come alcuni dei "sintomi" della PAS.
    Perché? Trovo invece che l'affido esclusivo ad uno dei genitori apporti stabilità e chiarezza. Non dimentichiamo che affido esclusivo non significa togliere la potestà genitoriale al genitore non affidatario e che anzi, sulle questioni chiamiamole di "straordinaria amministrazione" ossia scelta dell'istruzione, delle cure mediche e quant'altro devono essere condivise, ascoltando le inclinazioni del minore.
    Prendi una donna che abbia avuto i figli in affidamento, e la possibilità di utilizzare la casa come abitazione: magari non lavorava oppure, se lavorava, aveva un reddito basso (perché, soprattutto in Italia, i redditi da lavoro delle donne sono spesso più bassi di quelli degli uomini). Finché i figli rimangono con lei, avrà la possibilità di avere una casa dove abitare, e un sostegno al reddito. E questo potrebbe anche condizionare il suo modo di rapportarsi con l'ex coniuge e con i figli, senza per questo considerarla come "cattiva", o cose del genere.
    Questo parte sempre dal considerare prioritario un'equità economica degli adulti rispetto al bene dei figli, che devono pur riconoscersi nelle loro abitudini e sicurezze. Allora vogliamo dire che è interessi di questa legge sull'affido condiviso privilegiare gli interessi degli adulti?
    Se la donna non lavorava durante il matrimonio, aveva costruito la sua vita sul matrimonio e sull'accudimento dei figli. Che vogliamo fare: quando il giocattolino-matrimonio si rompe, si torna al ripudio? La legge prevede, comunque, un periodo di mantenimento, ma non è infinito e sempre proporzionato alle disponibilità dell'ex coniuge. Ti assicuro che, a parte i vari Donald Trump (per i quali i matrimoni molto spesso sono più dei contratti che dei rapporti d'amore), con l'assegno di mantenimento di un operaio o di un impiegato è impossibile vivere a lungo.
    Che i figli ci soffrano comunque, in una separazione, mi pare ovvio. Non sono però d'accordo sul fatto che non si possa separare l'essere amanti dall'essere genitori. Sono due cose diverse e non è per nulla obbligatorio che l'una funzione e l'altra coincidano. L'amore può anche finire; un figlio non finisce.
    Si l'amore per il coniuge può finire, ma quello che ha significato per te quella persona e quello che significa dopo è rilevante anche per i tuoi figli. Come si fa a scindere quello che un genitore prova verso l'ex dal modo con cui si pone con i figli? Vorrebbe dire non fare accedere i propri figli a ciò che sei, vorrebbe dire negar loro una parte di te importante.

    Quanto alle "alleanze", mi pare esistano anche nelle famiglie che funzionano bene. Credo sia in una certa misura un esito inevitabile dei processi di socializzazione, e che queste alleanze siano un po' "a macchia di leopardo", nel senso che ogni genitore tenderà a condividere con uno dei figli più certi aspetti della vita che altri, in funzione della propria storia, del genere del figlio e di tante altre cose.
    Esatto, fanno parte dei processi di socializzazione. Non vedo perché nei casi di separazione debbano acquisire un'importanza diversa, tanto da essere oggetto di legislazione.
    Nel caso di violenze tra coniugi, o contro i figli, è chiaro che l'affidamento condiviso abbia poco senso, e non sarei favorevole a questa soluzione, per gli stessi motivi tuoi. Ma questi sono casi "eccezionali" rispetto alla grande quantità di cause di separazione e divorzio.
    E che significa? Mica si fanno le leggi in base alle statistiche. I cittadini dovrebbero essere tutti uguali. Se per qualcuno potrebbe essere diverso, vuol dire che ci sono delle falle. E quindi potrebbe non essere giusto neanche per quei casi statisticamente più convincenti.
    Il diritto dev'essere oggettivo, mica ad personam (negli stati civili).
    Ultima cosa: la legge non regola le relazioni affettive. Non è compito suo. Regola le relazioni giuridiche ed economiche. E quello è compito suo.

    Buona vita
    La legge non dovrebbe regolare le relazioni affettive. Non deve entrare nel merito sulla qualità delle relazioni. Ma la voglia di farlo è grande, com'è palese.

  9. #9
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    Riferimento: A proposito del bambino trascinato via da scuola

    Citazione Originalmente inviato da luca london Visualizza messaggio
    Puo' essere discutibile la decisione del magistrato, puo' essere che non vi sia stata nessuna autorizzazione (quindi i poliziotti hanno agito al di fuori della legalita') ma in ogni caso non mi sembra che la possibilta' di utilizzare la forza per il salvaguardare un minore sia una misura medioevale.

    Fra l'altro la restrizione fisica e' utilizzata ovunque (scuole, ospedali, ecc.) e se eseguita correttamente, come ultima risorsa e non eccessiva rispetto allo scopo e' assolutamente etica.

    Buona vita
    No, la restrizione delle libertà personali ha delle garanzie precise. Solo con l'arresto si può restringere.
    Nel caso della tutela dei minori, occorre procedere "nei modi consoni", ossia avvalendosi di personale specializzato (unità di polizia specializzate, assistenti sociali, psicologi e psichiatri) che conduca, senza l'uso della forza, il minore nelle sedi opportune.
    Nel caso del bimbo portato via, questo personale specializzato non è stato capace di farlo, per cui, a mio avviso, è contestabilissimo, anche nel rispetto della Convenzione dei diritti del fanciullo di New York del '89

  10. #10
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    Riferimento: A proposito del bambino trascinato via da scuola

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    Direi di no. L'istituto dell'affido condiviso non nasce per superare l'abitudine di assegnare i figli alle madri, perché altrimenti sovrapporrebbe un interessse del genitore non affidataria all'interesse del minore (non è detto che l'affido alla madre sia peggiore di un affido condiviso; se la legge partisse da questi presupposti partirebbe con un grave pregiudizio). Non dimentichiamo che esistono anche molti padri che non frequentano per loro scelta i figli, non versano gli alimenti, ecc...
    La motivazione alla base sarebbe quella di tutelare il minore ed il legislatore ha inteso tradurre questo con l'affido condiviso in quanto questo permetterebbe una pari assunzione di responsabilità da parte di entrambi i genitori.
    Altra questione che viene spesso strumentalizzata è l'assegnazione della casa coniugale. Non viene tolta la casa al padre, viene assegnata ai figli come centro degli affetti, proprio per non stravolgere le abitudini e le sicurezze dei piccoli. Se poi i figli vengono affidati alla madre (e comunque anche con l'affido condiviso la domiciliazione viene in via convenzionale assegnata insieme alla madre, per cui...) è logico che la casa, assegnata ai figli (spero che sia chiaro) diventa anche la dimora principale della madre.
    Ora, partiamo da una coppia che decide di separarsi. Il risultato dopo la separazione è che (nella gran parte dei casi) i figli restano con la madre, la casa viene assegnata alla madre e il padre ha l'obbligo di pagare gli alimenti.
    Ipotizziamo un reddito del padre di 1800 euro al mese.
    Il padre deve trovare un'altra abitazione. E sai quanto costano gli affitti. Nel frattempo deve continuare a pagare le rate del mutuo, corrispondere gli alimenti e intervenire per le altre spese necessarie. Poi me lo spieghi tu come fa ad esercitare decentemente il ruolo di padre.
    E lo stesso identico discorso varrebbe a parti invertite. Se il giudice assegnasse casa e custodia al padre, e obbligasse la madre a versare alimenti, il risultato sarebbe identico.

    Penso occorra calare le leggi dall'empireo delle volontà al riscontro quotidiano della realtà. So bene che ci sono molti padri che dei figli se ne fregano, che non versano nulla e pretendono tutto. E, a scanso di equivoci, non ho alcuna stima per i vari siti di padri separati. Basta leggerli per vedere la misoginia, la confusione tra forza e violenza e la convinzione - nemmeno tanto nascosta - che le donne siano una specie inferiore.

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    Io la trovo orribile questa soluzione. Immaginiamo questi bambini, magari piccoli, che vedono i genitori con le valige che vanno e vengono nella casa. Devono pure tenere un calendario in casa propria. Non lo so, mi sembra che, per questioni pratiche degli adulti, non si conceda neanche una stabilità fatta di abitudini. In un momento in cui di una famiglia si sfascia, non si concede neanche le piccole sicurezze fatte della solita casa, di orari, di piccole cose. L'importante è risparmiare sulla casa. Anzi, nemmeno questo, perché comunque se la casa coniugale è abitata alternativamente, negli altri periodi i due ex coniugi si dovranno comprare due case. Quindi mi sembra più una ripicca della serie: non ce l'ho io la casa, ma non devi averla neanche tu! Mah...saranno anche genitori adulti...a me sembrano bambini dell'asilo che quando hanno generato dei figli non si sono resi conto delle grosse responsabilità che si sono assunti e che in caso di separazione le sentiranno tutte.
    Ma d'altronde, fare dei figli, con questa mentalità è uguale a volere degli optional, degli accessori.
    Ci sento un sacco di "dover essere" in questo tuo discorso. Magari mi sbaglio, ma lo sento così.
    Io penso che partendo dalla propria convinzione di ciò che è giusto si finisce spesso per combinare casini inenarrabili, e che sia preferibile guardare a quel che c'è, e cercare di procedere in un'ottica di riduzione del danno. E non vedo il motivo per non applicare al di fuori dello studio l'atteggiamento di astensione dal giudizio.
    Perché se questi genitori sono così, ci sarà pure un motivo. E, se sono così, è perché non possono essere in un altro modo.
    E cercare di farli diventare come vorremmo che fossero, e punirli anche perché non si conformano ai nostri standard mi pare - sinceramente - inumano.


    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    Perché? Trovo invece che l'affido esclusivo ad uno dei genitori apporti stabilità e chiarezza. Non dimentichiamo che affido esclusivo non significa togliere la potestà genitoriale al genitore non affidatario e che anzi, sulle questioni chiamiamole di "straordinaria amministrazione" ossia scelta dell'istruzione, delle cure mediche e quant'altro devono essere condivise, ascoltando le inclinazioni del minore.
    Seriamente, un bambino che passa il 90% del tempo con un genitore, che legami può costruire con l'altro? E un genitore che passa il 10% del tempo con suo figlio, come potrà conoscerlo tanto da decidere con cognizione di causa circa una serie di aspetti importanti della sua vita?
    Io e la mia compagna, quando ci siamo separati, dopo 12 anni di convivenza, abbiamo scelto la strada dell'affido condiviso.
    Nostra figlia passa la metà del tempo con me, e la metà del tempo con sua madre. Il fatto che siamo entrambi psicologi e che abbiamo ognuno una casa propria ha notevolmente facilitato le cose, azzerando ogni questione relativa al denaro.
    E, sinceramente, non trovo difficoltà nel separare il mio ruolo di padre da quello di compagno o amante. Posso litigarci con la madre di mia figlia. Anche assai duramente. Ma non credo di aver mai mescolato le carte, e aver trattato mia figlia in modo diverso a seconda che mi trovassi d'accordo o meno con sua madre. E questo vale anche per lei.

    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    Questo parte sempre dal considerare prioritario un'equità economica degli adulti rispetto al bene dei figli, che devono pur riconoscersi nelle loro abitudini e sicurezze. Allora vogliamo dire che è interessi di questa legge sull'affido condiviso privilegiare gli interessi degli adulti?
    Se la donna non lavorava durante il matrimonio, aveva costruito la sua vita sul matrimonio e sull'accudimento dei figli. Che vogliamo fare: quando il giocattolino-matrimonio si rompe, si torna al ripudio? La legge prevede, comunque, un periodo di mantenimento, ma non è infinito e sempre proporzionato alle disponibilità dell'ex coniuge. Ti assicuro che, a parte i vari Donald Trump (per i quali i matrimoni molto spesso sono più dei contratti che dei rapporti d'amore), con l'assegno di mantenimento di un operaio o di un impiegato è impossibile vivere a lungo.
    I figli non vivono nel vuoto. Piaccia o meno, famiglia, convivenza e figli hanno anche aspetti economici. E nemmeno i genitori vivono nel vuoto.
    Ho provato, per un periodo della mia vita, cosa significa vivere con lo stipendio della cassa integrazione (830 euro al mese). E ti garantisco che ho avuto paura. Ma non per me. Ho avuto paura per mia figlia. E ci sono state mattine in cui era difficile svegliarla sorridendo, e chiederle: "Come hai dormito?", perché io non avevo dormito affatto, e mi chiedevo dove sarei andato a prendere i soldi necessari a comperarle il latte per la colazione del giorno dopo.


    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    Si l'amore per il coniuge può finire, ma quello che ha significato per te quella persona e quello che significa dopo è rilevante anche per i tuoi figli. Come si fa a scindere quello che un genitore prova verso l'ex dal modo con cui si pone con i figli? Vorrebbe dire non fare accedere i propri figli a ciò che sei, vorrebbe dire negar loro una parte di te importante.
    Non tutto quello che una persona prova dev'essere a disposizione di tutti, secondo me. E il territorio dell'amore tra adulti, agli adulti appartiene. Con tutti i suoi splendori e le sue miserie. Ne portiamo la gioia, e abbiamo da portarne anche il peso.
    E quel che significa per me l'amore che ho provato per le persone che ho amato, non so se sia giusto "condividerlo". C'è una disparità, in termini di genere e di generazioni, che non mi pare corretto mettere da parte.
    Altra cosa è il racconto dell'altro, il cosa si racconta dell'altro. Lì, molto può essere condiviso, credo. E due genitori possono riuscire a far sì che i rispettivi ruoli non vengano messi in discussione, e che ci siano - contemporaneamente - rispetto e riconoscimento delle differenze.



    Citazione Originalmente inviato da benedetta14 Visualizza messaggio
    E che significa? Mica si fanno le leggi in base alle statistiche. I cittadini dovrebbero essere tutti uguali. Se per qualcuno potrebbe essere diverso, vuol dire che ci sono delle falle. E quindi potrebbe non essere giusto neanche per quei casi statisticamente più convincenti.
    Il diritto dev'essere oggettivo, mica ad personam (negli stati civili).
    I cittadini sono uguali di fronte alla legge. Nel senso che hanno i medesimi diritti e gli stessi doveri. Ma col cavolo che tutte le persone sono uguali tra di loro...

    Buona vita
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  11. #11

    Riferimento: A proposito del bambino trascinato via da scuola

    Comunque in queste situazioni ci sono diversi interessi in gioco, quelli del bambino, quelli della madre e quelli del padre, questi interessi può darsi che confliggano. Ora magari se si tutelano gli interessi del bambino, può essere che quelli di uno dei due genitori vadano a farsi benedire.

    Se un bambino esprime avversione verso uno dei genitori, come si fa a provare che questa espressione non è sua e che è stato plagiato dall'altro? Se il sintomo osservato consiste in cose del genere...

    Credo che ogni collega che si sia trovato a lavorare come CTP, o ad operare all'interno di strutture come i consultori familiari o luoghi deputati alla mediazione, abbia avuto modo di vedere genitori che usano i figli per assicurarsi vantaggi economici, o che denigrano il genitore non affidatario e cercano in ogni modo di ostacolare i contatti dei figli con lei/lui.
    Non vogliamo chiamarla PAS? Va bene. Ciò non toglie che i comportamenti descritti da Gardner si riscontrano in molte vertenze giuiziarie per l'affidamento dei figli.
    rappresenta un'interpretazione molto complessa in cui s'annidano dei giudizi, se ad esempio il ragazzo arriva a non volerlo vedere l'altro genitore (anche perché magari la madre s'è trovata un altro compagno e il bambino si trova pure bene con questo compagno) come si fa a decidere se la scelta (del bambino) è sua e della situazione positiva che la madre è stata capace di costruirgli intorno o è della madre che lo ha programmato plagiandolo ad abituarsi a questa situazione e ritenerla più positiva delle alternative?

    A seconda di come si "interpreta" la situazione si arriva a conclusioni diverse. La madre può aver detto "tuo padre è uno stronzo per questo e quest'altro motivo" e cose del genere perché in fin dei conti le pensava, ora se il bambino arriva a condividere questo giudizio è da ritenersi malato? Se stanno così le cose c'è da chiedersi come fare per far essere equilibrato un bambino: ad esempio se sta in un certo tipo di famiglia che giudica inetti certi tipi di persone e questo bambino finisce col condividere questo giudizio va curato? Va allontanato dalla famiglia e messo a contatto con chi non ritiene inette questo tipo di persone?

    Dovrebbe esistere una par condicio comunicativa di giudizio generalizzata?

    Poi insomma il bambino che riporta i sintomi di questa PAS sta male?
    Pare di no... Non vuole avere contatti col padre naturale... Ma è vivo e vegeto, va a scuola e magari il padre non gli manca per nulla.
    E' più un problema sociale questo che va a toccare gli interessi del genitore escluso (escluso da quello che è più forte al livello legale e sociale) mi sembra, che quelli del bambino, perciò non vedo perché dire che i sintomi siano di una patologia che va a colpire il bambino, e perché mai questo bambino per esser sano non dovrebbe provare antipatia per il padre.

    Lasciando da parte le diagnosi, qua bisogna decidersi riguardo a quali interessi tutelare ed in che misura. Anche arrestare un genitore perché il ragazzo non vuol stare con l'altro (per una serie di motivi in cui ovviamente fa parte anche il genitore con cui vive), non la vedo come un qualcosa che tutela gli interessi del ragazzo, rappresenta un qualcosa che serve a tutelare gli interessi del genitore tagliato fuori dal nucleo familiare dall'altro.

    Se il padre non avesse fatto alcun ricorso legale e mosso le sue pedine sarebbero sorti problemi? E' solo una finzione quella della tutela degli interessi del ragazzo, qua gli interessi in gioco sono quelli del padre, la forza motrice di tutto il dissidio dipende dal suo desiderio di riconoscimento, dal desiderio d'esser riconosciuto come padre dal figlio naturale.
    L'idea è questa: se un bambino non lo riconosce come tale il padre naturale, allora di sicuro è malato ed è stato manipolato, perciò va sottoposto ad un contro lavaggio del cervello per tutelare i suoi interessi.
    Ma questa lettura è finta. Si sia per una volta sinceri e si ammetta che c'è questo desiderio da parte del padre, senza mettere in mezzo gli interessi del bambino.


    D'altra parte penso che spesso un certo stato di sanità mentale (non ci credo alla malattia mentale psicologica, questa sì che è una costruzione, esistono solo diversi assetti, giudizi, valori e sentimenti che possono confliggere socialmente) serve più a tutelare gli interessi degli altri che del presunto ammalato stesso, il malato di mente spesso è ritenuto tale proprio perché non risulta utile e produttivo socialmente in certi ambiti da certi individui. Un bambino normale dovrebbe voler stare in egual misura con entrambi i genitori naturali per certi determinati motivi? E perché?

    Che si verifichi una situazione del genere è più un desiderio dei genitori che del bambino stesso, il quale per vivere ha di sicuro bisogno di legami affettivi ma non è detto che gli serva necessariamente questo contatto egualitario con i genitori naturali.
    Ultima modifica di DerTodesking : 23-10-2012 alle ore 11.17.12

  12. #12
    kiwykiwy
    Ospite non registrato

    Riferimento: A proposito del bambino trascinato via da scuola

    Citazione Originalmente inviato da luca london Visualizza messaggio
    Se il magistrato ritiene che il minore si trovi in una situazione di pericolo puo' autorizzare l'uso della restrizione fisica.

    Puo' essere discutibile la decisione del magistrato, puo' essere che non vi sia stata nessuna autorizzazione (quindi i poliziotti hanno agito al di fuori della legalita') ma in ogni caso non mi sembra che la possibilta' di utilizzare la forza per il salvaguardare un minore sia una misura medioevale.

    Fra l'altro la restrizione fisica e' utilizzata ovunque (scuole, ospedali, ecc.) e se eseguita correttamente, come ultima risorsa e non eccessiva rispetto allo scopo e' assolutamente etica.

    Buona vita
    In che scuole sei stato?Cosa intendi per restrizione fisica?

  13. #13

    Riferimento: A proposito del bambino trascinato via da scuola

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio

    Sulla PAS.
    Non è una diagnosi accettata. E sono d'accordo con le motivazioni che hanno portato la task force del DSM a rifiutarsi di inserirla nel manuale. In particolare, si tratta di descrizioni poco operazionalizzabili (e quindi due professionisti diversi potrebbero facilmente giungere a conclusioni assai diverse partendo dagli stessi dati) e non si comprende se i "sintomi" siano tra loro collegati, se siano scollegati, se dipendano da una variabile terza sottostante ad essi.
    Ciao! Premetto che sono ancora in fase di studio e non ho certo esperienza in fatto di diagnosi. Vorrei approfondire proprio la questione della diagnosi PAS in sede peritale. da quello che ho capito, una diagnosi è tale (soprattutto in un contesto giudiziario) quando è verificabile. Per essere verificabile (avendo comunque presente l'enorme difficoltà di una verificabilità totalmente oggettiva nelle scienze psicologiche) deve poter trovare un certo accordo tra le osservazioni (in questo caso perizie) effettuate da esperti nel settore. gli strumenti ufficiali su cui poter basare una proposta di diagnosi sono DSM-IV TR e ICD-10. Bene se tali strumenti non prevedono l'inclusione di criteri che formerebbero la soglia con cui poter differenziare una diagnosi cosiddetta PAS, vorrei sapere come è stato possibile per il CTU proporre una diagnosi di questo disturbo; vorrei sapere come mai il CTP (credo che ci sia stato un CTP) non abbia fatto presente nella sua relazione proprio questa incongruenza e, se invece ne ha tenuto conto, vorrei sapere come ha potuto un giudice (che deve dare un'interpretazione del caso basandosi appunto su dei dati concreti) poter accettare la tesi del CTU. Magari sono troppo ingenuo io? Forse...
    Ultima modifica di Alliosandro : 31-10-2012 alle ore 10.19.07

  14. #14
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    Riferimento: A proposito del bambino trascinato via da scuola

    Piacerebbe anche a me saperlo ma, a meno di non andare al Tribunale e chiedere di poter avere accesso agli atti, penso non lo sapremo mai...

    Comunque, correggo un aspetto del tuo discorso: la diagnosi (psicologica, dato che stiamo parlando di questo) è un atto proprio di un libero professionista e, come tale, non ha l'obbligo di essere emessa né in funzione del DSM IV né di alcun altro documento. Ovviamente va documentata. Ma se io sono un psicoterapeuta sistemico fornirò una diagnosi psicologica ben diversa da quella di uno psicoanalista o da un terapeuta corporeo.

    Buona vita
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  15. #15

    Riferimento: A proposito del bambino trascinato via da scuola

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Piacerebbe anche a me saperlo ma, a meno di non andare al Tribunale e chiedere di poter avere accesso agli atti, penso non lo sapremo mai...

    Comunque, correggo un aspetto del tuo discorso: la diagnosi (psicologica, dato che stiamo parlando di questo) è un atto proprio di un libero professionista e, come tale, non ha l'obbligo di essere emessa né in funzione del DSM IV né di alcun altro documento. Ovviamente va documentata. Ma se io sono un psicoterapeuta sistemico fornirò una diagnosi psicologica ben diversa da quella di uno psicoanalista o da un terapeuta corporeo.

    Buona vita
    Sì, in effetti il discorso della diagnosi è controverso e giustamente "adattato" secondo la formazione del terapeuta. E' che mi riferivo proprio al contesto peritale in cui sembra che i ctu siano in gran parte psichiatri (e, se non sbaglio, ci dovrebbe essere sempre la firma di uno psichiatra in fondo alla relazione) che si rifanno appunto al DSM. Questa è la cosa che lascia perplessi! mah... comunque grazie per la precisazione!

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