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Discussione: sipp e sipre

  1. #1

    sipp e sipre

    buonasera a tutti!

    eccomi nel difficile compito di scegliere una scuola di specializzazione.
    la sipp e la sipre di milano mi interessano molto, ma non mi è chiara la parte della terapia individuale.
    come funziona?
    sono tre sedute settimanali? vuol dire che ogni settimana devo pagare 210€?


    a parte la questione economica, quali sono le grandi differenze tra le due scuole?

    c'è qualcuno che le frequenti e che mi possa dare qualche informazione in più sulla didattica, i corsi,..?

    grazie. scusate le mille domande

  2. #2
    Matricola
    Data registrazione
    27-10-2010
    Messaggi
    26

    Riferimento: sipp e sipre

    Si tratta di società di psicoanalisi e psicoterapia psicoanalitica che sono sorte nel corso di controverse vicende interne alla storia della Psicoanalisi italiana. Ciascuna ha le proprie vicende, i propri Maestri e, purtroppo qualche volta, anche i propri “idoli” (figura deleteria e non emancipativa del Maestro) da cui molti dipendono, sperando di carpirne reali o supposte virtù.

    Come in ogni gruppo, al proprio interno vi sono persone capaci e critiche, come purtroppo anche quelle che, invece, si “appoggiano” all’appartenenza societaria o di scuola perseguendo remunerazioni in termini di identità professionale (e, qualche volta, anche personale). Uno degli esiti infausti di quest’ultimo atteggiamento è la costruzione (e deformazione) di rarefatte e intellettualistiche ideologie psicoanalitiche che con la Psicoanalisi non hanno nulla a che vedere.

    Informazioni sulla didattica e quanto altro si trovano già in rete e, soprattutto, contattando le medesime associazioni o scuole.

    Mentre è sempre opportuno una psicoanalisi personale: ciò indipendentemente che si decida poi di proseguire con una formazione psicoanalitica o meno. Il desiderio di “diventare” psicoterapeuta o psicoanalista, per quanto espressione progettuale, è comunque un’idea che in ciascuno ha una propria vicenda idiosincrasica: esito di snodi, conflitti, percorsi, compromessi. Né più né meno che un compromesso sintomatico.

    Pertanto, raccomando a chi lo chiede di intraprendere una psicoanalisi indipendentemente dall’attuale desiderio di “fare lo psicologo/psicoterapeuta” e lasciare che ogni cosa fluttui liberamente, senza porre in essere (in modo a-prioristico e difensivo) l’idea di divenire un terapeuta/analista. Nel corso del tempo (dell’analisi), “questo progetto-idea-sintomo” può trasformarsi in un aspetto ben più soddisfacente per la propria persona.

    Solo allora sarà opportuno porsi la questione circa la scelta di una associazione psicoanalitica che possa essere utile per la prosecuzione della propria formazione professionale: sempre che si sia ancora di quell’idea.

    In termini, però, più concreti: a volte, le scuole da te citate ammettono anche persone che abbiano avuto un’esperienza psicoterapeutica (definita come compatibile col modello professato) non necessariamente “rigorosamente” psicoanalitica (tre-cinque sedute settimanali, uso del lettino per cospicuo numero di anni). Quindi, ammettono candidati che dimostrino di aver avuto l’esperienza di una psicoterapia almeno monosettimanale.

    Mi auguro, però, che la motivazione alla scelta di una “scuola” non sia mai legata alla facilità di accoglimento di una domanda in conseguenza di un percorso “specialistico” percepito come facilitato e/o abbreviate e che, purtroppo, alcune “scuole” talora avvallano in modo collusivo (…e corrosivo per la Psicoanalisi).

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