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Discussione: psicoanalisi e fede

  1. #1
    Johnny
    Ospite non registrato

    psicoanalisi e fede

    secondo voi che rapporto esiste tra l'essere psicoanalisti ed essere credenti?
    cosa sapete a riguardo?

  2. #2
    Partecipante Leggendario L'avatar di Haidy2009
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    Riferimento: psicoanalisi e fede

    anche secondo me psicoanalisi e fede possono coesistere.
    Nella corrente di pensiero esistenzialista-fenomenologica troviamo molti psicoanalisti credenti; andando un pò indietro nel tempo troviamo Viktor Frankl,psichiatra e padre della logoterapia.
    Nel suo libro "Senso e valori per l'esistenza" emerge il suo credo religioso che accompagna il suo lavoro con i suoi pazienti ....
    Molto interessante. Non ho ancora letto 'uno psicologo nei lager' dello stesso autore, ma mi propongo di leggerlo.
    Non credo che il lavoro dello psicologo/analista possa essere frenato o ostacolato da un Credo, se il professionista rispetta il credo o l'agnosticismo del cliente.
    La fede implica dei valori morali e una condotta di vita, ma penso che anche gli atei credano in qualcosa, abbiano dei propri principi, seguano una condotta di vita anche se non attinente alla religione.



    ps: conosco personalmente alcuni psicoterapeuti sacerdoti, con anni di esperienza,questo fa capire che psicoanalisi e Credo religioso possono trovare un integrazione,senza annullarsi .
    Ultima modifica di Haidy2009 : 23-06-2012 alle ore 11.05.02
    "Non importa se vai avanti piano, l'importante è che non ti fermi". Confucio

  3. #3
    Partecipante Affezionato L'avatar di ParanorWill
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    Riferimento: psicoanalisi e fede

    Una volta ho visto un intervento televisivo di Cantelmi, dell'associazione Psichiatri e Psicologi cattolici. Secondo la posizione da lui espressa, riteneva fosse importante discernere tra i modelli di psicologia e psicoterapia quelli con una visione antropologica più o meno compatibile con quella della Chiesa cattolica. Non ha specificato ulteriormente entrando nel merito di quali fossero i sistemi teorici "compatibili". Ma sembra comunque una posizione piuttosto "curiosa" quella di uno psicologo o di un medico che antepone la propria fede religiosa alla professione ed al rapporto con i pazienti.

  4. #4
    Partecipante Leggendario L'avatar di Haidy2009
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    Riferimento: psicoanalisi e fede

    Citazione Originalmente inviato da ParanorWill Visualizza messaggio
    Ma sembra comunque una posizione piuttosto "curiosa" quella di uno psicologo o di un medico che antepone la propria fede religiosa alla professione ed al rapporto con i pazienti.
    Perchè anteporre?
    Non credo si debba anteporre. Lo psicologo o altro professionista non svolge il ruolo di guida spirituale.
    "Non importa se vai avanti piano, l'importante è che non ti fermi". Confucio

  5. #5
    Partecipante Affezionato L'avatar di ParanorWill
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    Riferimento: psicoanalisi e fede

    Non credo che l'obbiettivo che si pongano sia quello di fare da guide spirituali..ne in che misura vogliano farlo ( spero non lo facciano). Da quel che ho capito antepongono la loro fede religiosa nel senso che la utilizzano per stabilire a priori ciò che può essere considerato o meno accettabile nell'ambito delle correnti di pensiero della psicologia.

  6. #6
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: psicoanalisi e fede

    grazie per le opinioni...
    la mia domanda era riferita in modo specifico all'approccio psicoanalitico per vari motivi:
    - E' un approccio, quello psicoanalitico, che ha uno stampo fortemente filosofico, non è neutrale su certi temi come possono esserlo altre scuole di psicologia.
    - Il suo fondatore Freud era di religione ebraica (si tenga conto dell'epoca storica in cui è vissuto Freud) ed era ateo, definendo la religione un'illusione infantile in una sua opera.
    - Altri psicoanalisi dopo Freud, a partire dal suo diretto allievo Jung, non era affatto ateo, anzi quest'ultimo ha dato un contributo anche alla comprensione psicologia delle religioni e racconta un'esperienza di pre-morte dicendo che alla fine "saremo un tutt'uno con i nostri cari", quindi mi sembra evidente che non era certo ateo.
    - Altre correnti di psicoanalisi, come diceva Haidy quella umanistica ed esistenziale, sono MOLTO vicine alla religione: si parla di sofferenza come esperienza umana, dell'importanza di dare un senso all'esperienza del dolore esistenziale ecc....frasi che sembrano dette da un prete, ma sono invece dette da psicoanalisti !


    Dall'altra parte la Chiesa ha un atteggiamento ambiguo e conflittuale verso la psicoanalisi: da una parte certamente le idee di Freud hanno generato scandalo e ostilità (definendo la religione come una nevrosi collettiva e affermando che nei bambini è insita una pulsione sessuale ed una aggressiva c'era anche da apettarselo).

    D'altra parte il pensiero di altri psicoanalisti mi risulta venga spiegato nei Seminari (Jung, Frankl, ecc.).

    Leggevo su un libro che negli anni '50 si è provato a fare un'analisi di gruppo in un convento e molti religiosi alla fine si sono sposati.
    Ora, questo di per sè è un fatto positivo perché significa che la vocazione di quei religiosi non era sincera, ma nell'ambiente della Chiesa sicuramente questo episodio non è stato visto di buon occhio.

    Un Papa (non ricordo quale) espresse ufficialmente una "neutrale ostilità" verso la psicoanalisi.

    Da qui tutte le mie curiosità
    Ultima modifica di Johnny : 25-06-2012 alle ore 12.30.56

  7. #7
    Matricola
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    26

    Riferimento: psicoanalisi e fede

    Citazione Originalmente inviato da Johnny Visualizza messaggio
    secondo voi che rapporto esiste tra l'essere psicoanalisti ed essere credenti?
    cosa sapete a riguardo?
    Psicoanalisi e fede è un tema molto ampio e storicamente dibattuto. Rientra tra i temi oggetto di studio e ricerca di una Psicologia della Religione. Vale a dire, semplificando eccessivamente, lo studio psicologico di ciò che in un contesto culturale viene indicato come “religione” da un individuo o da un gruppo.

    Gli studi e le ricerche in questa branca della Psicologia sono molto complessi e vari e, talora, presentano anche delle difficoltà epistemologiche e metodologiche. Di fatto, impostare la problematica di studio psicologico in tema di “religione” è tutt’altro che scontato e immediato.
    Tuttavia, in linea generale, è sufficientemente condivisa dalle associazioni scientifico-culturali la dizione di Psicologia della Religione che una minoranza vorrebbe declinare al plurale (religioni) o che vorrebbe modificare in “psicologia della religione e della spiritualità” (opzione caldeggiata da studiosi statunitensi).

    Ad ogni modo, studiare il tema “psicoanalisi e fede” implica una certa padronanza delle (ed una curiosità per le) impostazioni epistemologiche e metodologiche in seno alla Psicologia della Religione e, tout-court, alla Psicologia.
    Sinteticamente, si tratta di una disciplina che affonda le proprie radici in un tempo storico, tanto che si può asserire che i primi sviluppi della psicologia della religione coincidono con lo sviluppo scientifico della psicologia in senso generale. Infatti, il fenomeno della religione è stato oggetto di studio di eminenti esponenti che hanno determinato le moderne concezioni della psicologia. Di religione si occuparono Freud (1907, 1912-13, 1927, 1934-38), Jung (1938-40), James (1902), Fromm (1950), Allport (1950) per citare solo i più noti. Ma si potrebbe fare persino il nome di W. Wundt, il quale riteneva necessaria la costruzione di uno specifico approccio culturale in psicologia per lo studio di fenomeni complessi, quali ad esempio il comportamento religioso (Cfr. Belzen, 2006).

    La Psicologia della Religione ha quindi una lunga storia che, benché poco nota, rivela quanto nel corso del tempo gli psicologi si siano interrogati circa il fenomeno religioso nel comportamento del soggetto.
    Ciononostante, occorre fare chiarezza e distinguere ambiti che potrebbero essere erroneamente confusi: Psicologia della Religione e psicologia religiosa (Beit-Hallahmi, 1992).

    Psicologia della Religione e psicologia religiosa potrebbero essere delle espressioni equivalenti, dato che, in ambito scientifico, l'aggettivazione designa l'oggetto di studio della disciplina, come per esempio avviene per la Psicologia Sociale.
    Tuttavia, l'espressione "psicologia religiosa" incappa facilmente in confusioni terminologiche e concettuali, poiché con tale espressione molti intendono una psicologia che già si inserisce in ambito religioso, con lo scopo di ricercare le radici psicologiche della religione nell'essere umano. In questo caso, l'aggettivazione non indicherebbe l'oggetto di studio da parte della psicologia, ma l'intenzione di cui si fa carico la psicologia nell'orientare i soggetti verso una dimensione religiosa, ritenuta valida e fondamentale per la costituzione della personalità (Beit-Hallahmi, 1992). In questo ambito possono trovare applicazione le varie forme di psicologia pastorale o di counseling pastorale… ma anche quelle forme di pratica psicologica orientante in senso esplicitamente religioso-confessionale. In altre parole, in quest’ultima accezione lo psicologo si sente di potere (o dovere) “costruire” ed esplicitare una “antropologia filosofico-religioso” tramite la quale orientare il proprio lavoro (anche clinico).

    Naturalmente, a questo livello si pone un’altra tematica importante interna alla Psicologia della Religione (e, forse, anche di tutta la pratica psicologica) circa l’auto-implicazione dello psicologo (e cioè cosa significhi essere religiosi - o meno - e praticare la Psicoanalisi: dopotutto, anche abbracciare una posizione atea o indifferente indica un fascio di credenze personali. E per colui che pratica la Psicoanalisi come metodo clinico è auspicabile aver maturato una sufficiente dimestichezza circa i propri investimenti libidico-affettivi).

    Tuttavia, è sufficientemente condivisa l’idea che con Psicologia della Religione si intenda lo studio scientifico, tramite l'applicazione di teorie e metodi psicologici, dei fenomeni che vengono considerati religiosi all'interno di uno specifico contesto culturale (Vergote, 1993; Belzen, 1997a).
    Qui vien fatta una precisazione metodologica importante: la Psicologia della Religione è una disciplina scientifica e come tale non ha alcun potere di giudizio circa la verità/validità (o meno) dei valori religiosi professati da una persona o da un gruppo sociale. Essa si costituisce come un approccio a-confessionale o, meglio, a-religioso, rispettando il principio di neutralità e astinenza (cui si attiene, per altro anche lo psicoanalista).

    In questo senso, la psicologia non è né atea, né religiosa. La Psicologia della Religione si caratterizza per un agnosticismo metodologico e per una esclusione sistematica del trascendente (nel caso di religione mono/politeistiche) ove con questa seconda opzione si intende l'impossibilità per la psicologia di indagare fenomeni metafisici che esulano dalla realtà empirica osservabile (Flournoy, 1910): caso mai, lo psicologo si limita ad osservare il rapporto che l'individuo intrattiene con una entità trascendente postulata e vissuta come presenza significativa nella vita del soggetto. Lo psicologo, quindi, è interessato alla religione professata dal soggetto, il quale indicherà la religione oggettiva a cui si riferisce, rilevata la sua presenza in un contesto culturale (Vergote, 1993).

    Pertanto, come per qualsiasi altro approccio empirico in psicologia, la Psicologia della Religione si pone come ambito di studio e di ricerca circa il vissuto psichico di un individuo verso la religione presente nel contesto socio-culturale in cui il soggetto ne fa esperienza, sia nel senso di una adesione di fede che del suo rifiuto (Aletti, 1992, 1998). In quanto fenomeno culturale, la religione si inserisce nella vita del soggetto intrecciandosi con il suo sviluppo psichico: l'interazione tra dimensione psichica del soggetto e dimensione socio-culturale determina le vicende dell'identità, sia in senso religioso che di rifiuto della fede: l'approccio psicologico (tra cui il metodo della Psicoanalisi) osserva come l'individuo possa divenire religioso in una propria cultura con una propria religione; oppure come, invece, non lo diventi. Perciò, è la natura del processo del divenire religioso (ateo, indifferente) che la Psicologia della Religione indaga.

    Riassumendo, la Psicologia della Religione è interessata a studiare (con metodi e tecniche psicologici) da un canto l'influenza che sistemi di credenza religiosa esercitano sulla strutturazione della personalità; mentre d'altra parte può osservare come il soggetto si appropria dei contenuti religiosi a cui intenzionalmente fa riferimento, facendo attenzione all'uso psicologico (e psicopatologico) che egli ne fa.

    La risposta è un po’ lunga, ma doverosa. Naturalmente, non è esaustiva ma indicativa di un settore specialistico attualmente ancora poco frequentato nonostante la “pluralità” delle credenze nel contesto socio-culturale attuale. Fa piacere, però, che si di tanto in tanto qualcuno si ponga interrogativi.

  8. #8
    Partecipante
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    Riferimento: psicoanalisi e fede

    il fattore principale che lega entrambe, riguarda la totale mancanza di falsificabilità e rigore metodologico . Questo determina in senso ontologico la loro appartenenza al dominio del mito o della credenza più che della scienza.

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