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  1. #1
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    21-03-2008
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    Salerno
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    Depressione senza senso di colpa

    Perché alla depressione o alla malinconia sono associati sempre sentimenti di colpa?
    Oggi non è obsoleta questa associazione? E' vero che oggi chi è depresso nella maggior parte dei casi si sente in colpa? O questo è un mito prodotto da una certa letteratura che tratta questo argomento?

    Dico io se si sentisse in colpa davvero, la persona dovrebbe pensare di "poter fare qualcosa se solo..." o quanto meno che "avrebbe potuto fare qualcosa se solo...", ma questa cosa stride col senso di impotenza estremamente radicato relativo all'idea di poter condurre una vita soddisfacente, non c'è proprio questo "se solo...".

    Oggi una persona depressa, secondo me è una persona che si trova di fronte ad una perdita, perdita di un ideale di vita buona che sente come irrimediabile: la vita così come la si è conosciuta e la si conosce è cattiva. Per questo i depressi oggi di fronte alla comunicazione di avere malattie che portano a morte quasi certa non si preoccupano più di tanto, la presenza di un'esistenza buona la si era già perduta da tempo, non la si può perdere due volte, se si deve rinunciare a qualcosa di inutile ed insoddisfacente non si rinuncia a nulla.

    Mi sembra sia più questa un'idea ricorrente, che quella relativa al sentimento di colpa, che forse è più presente in persone con disturbi ossessivi (che io ho conosciuto e che sono realmente preoccupate di ogni forma di responsabilità morale) e non nei malinconici odierni.

    Parlo direttamente insomma anche per esperienza personale. Il senso di impotenza dei depressi oggi non è un senso di impotenza morale come questo "avrei potuto vivere bene se fossi stato capace di essere all'altezza del compito ma non l'ho fatto e perciò sono indegno di vivere", oggi è molto più radicale e non è inquadrabile in un conflitto morale di questo tipo.

    Il disagio moderno ha più a che fare con una mancanza di soddisfazione ed una esposizione alla frustrazione irrimediabili che si desiderano realmente evitare (che rappresentano una voragine esistenziale che ha preso il posto di un'esistenza immaginaria più piena e felice, ma che sembra ormai essere irrimediabilmente assente nella realtà) e che non si traducono affatto automaticamente in un senso di indegnità relativa all'incapacità di sopportare l'esistenza che produce un certo senso di colpa.

    L'ideale dell'esistenza buona e che risulta assente non si traduce affatto in un'assenza dell'ideale della condotta morale dell'individuo.

    Le analisi di questo tipo (che martellano sul senso di colpa) non attecchiscono molto per me proprio per questo, sono delle forzature. Il senso di questo disagio oggi è ben diverso da quello delle persone che vivevano nei secoli scorsi.


    Cosa ne pensate?

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 28-05-2012 alle ore 23.39.42

  2. #2
    Megiston Matema
    Ospite non registrato

    Riferimento: Depressione senza senso di colpa

    Hai perfettamente ragione Char_lie, il senso di colpa ormai rischia di essere un residuo del passato, oggi si sperimenta il vuoto, la voragine, il nulla, la frustrazione di non assomigliare agli standard sociali, la vergogna (intesa nel senso di sentirsi nudo agli occhi degli agli, non ai propri occhi). Forse bisognerebbe rivedere dalle fondamenta il concetto di depressione, che sempre più spesso è legato a problemi narcisistici o borderline, che non ad un autentico senso di colpa o ad un conflitto con una istanza morale come il Super-Io, di cui una volta si diceva che fosse solubile in alcol, oggi proprio non lo si trova. Lacan diceva che l'imperativo del Super-Io oggi non sarebbe più una sorta di adeguamento agli standard morali della società in cui viviamo, ma: "Godi!". E' ovvio che se non si gode, e non si gode, siamo affaccendati nel traffico del godimento in maniera ossessiva e con energie inesauribili (tanto che Lacan ci fa un seminario: "Ancora" ... fino all'esaurimento, fino alla stupidità), che la "depressione" intesa come vuoto o nulla è sempre dietro l'angolo, è l'altra faccia di questo tipo di godimento che oggi macina le nostre esistenze.
    Un saluto
    Ultima modifica di Megiston Matema : 29-05-2012 alle ore 00.54.52

  3. #3
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: Depressione senza senso di colpa

    secondo la teoria freudiana il senso di colpa nella depressione deriva dall'aggressività che l'individuo ha verso l'oggetto perché abbandonico (ambivalenza), ma invece di esternarla l'individuo la rivolge contro di sè: ecco l'autocritica e i sensi di colpa.

  4. #4
    Banned
    Data registrazione
    21-03-2008
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    Salerno
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    Riferimento: Depressione senza senso di colpa

    Citazione Originalmente inviato da Johnny Visualizza messaggio
    secondo la teoria freudiana il senso di colpa nella depressione deriva dall'aggressività che l'individuo ha verso l'oggetto perché abbandonico (ambivalenza), ma invece di esternarla l'individuo la rivolge contro di sè: ecco l'autocritica e i sensi di colpa.
    Secondo me c'è aggressività, ma non verso un oggetto abbandonico, l'oggetto negli stati depressivi odierni lo si sente mancare proprio, non c'è. E' l'ideale di un'esistenza buona e il poter soddisfare certe proprie esigenze che è andato ormai irrimediabilmente in cotrapposizione con le esistenze reali disponibili, e non è un ideale della persona che s'è contrapposto alla persona stessa (sono le persone ossessive che c'hanno questa cosa qua).

    Un depresso oggi non ha manie di perfezione rivolte verso di sé, le ha rivolte verso il mondo stesso che ha dei pezzi che comunque colpiscono e danneggiano, non pensa "io trasformando la mia esistenza così come quest'altro qua sarei felice" e forse fa pure bene a pensarlo perché spesso è vero che non è così, la frattura è più radicale. C'è una mancanza nell'esistenza che per ora risulta insanabile, insomma se niente riesce a ripararla resta. Se non esiste proprio ovviamente non c'è problema, ma il punto è che esiste in molti casi: accettare la morte? No, per me la morte è un buco di senso, qualcosa che fondamentalmente non vorrei, perché far scomparire il buco se c'è? Questo buco potrebbe anche essere sopportabile, ma quando ce ne sono molti poi cosa si fa?

    Io delle volte mi sono chiesto che "cura" ci può essere? E l'unica risposta sensata che sono riuscito a darmi è che un depresso di questo tipo lo si può curare solo se questo si è sbagliato in maniera radicale rispetto al mondo e la realtà, che questi sono molto ma molto più belli, accettanti, positivi di quel che crede ora.

    Insomma tutto è più semplice da mettere in pratica e meno faticoso di quel che crede... Solo che questa cosa dovrebbe essere vera e non esistere semplicemente al livello mentale. Per me è tutto indissolubilmente legato, non c'è modo di separare disagi mentali, società, organizzazione, possibilità di vita, risorse ambientali, etica diffusa, tecnologie disponibili.

    Non si può proprio dire a nessuno che il disturbo o il disagio è solo nella sua testa, questo atteggiamento per me è quasi sempre violento.

    E' come quando un sistema va in contraddizione, nell'insieme qualcosa non va, ma non c'è modo di decidere quale delle asserzioni dovrebbe essere negata per riportare il tutto alla coerenza, di coerenze ce ne sono infinite, quale dovrebbe essere scelta risulta arbitrario. La coerenza giusta per sé potrebbe essere ben diversa da quella che ha in mente un altro e potrebbe coinvolgere aspetti dell'esistenza che non sono sotto il proprio controllo.

    Tradurre semplicisticamente una mancanza che una persona avverte in una mancanza soggettiva che dipende esclusivamente da una scelta mentale di questa persona, per me potrebbe essere qualcosa di estremamente sbagliato.

    Secondo me si sbaglia proprio a monte, si pensa "il disagio è mentale dunque per ripararlo bisogna riparare la mente con qualcosa di mentale", ma è come credere che la falla in una nave può essere riparata in alto mare senza portarla in un cantiere adeguato. Se il cantiere non c'è proprio, la falla resta. La buona integrità della nave dipende indissolubilmente dai cantieri navali, dai porti, da buona parte del mondo circostante. Anche se la nave è identificabile come un oggetto separato, non è detto che la sua salute (ossia il mantenimento di una certa integrità) si possa ottenere con procedure separate dal resto dell'organizzazione economica.

    La storia dell'evoluzione ci ha mostrato che alcune specie vanno incontro alla dissoluzione quando il loro modo di adattarsi si scontra con l'ambiente, ecco si crea un' incompatibilità, uno psicoterapeuta cosa sosterrebbe che queste specie non si sono adattate perché hanno voluto autodistruggersi?

    Il buon adattamento non c'è stato per opera di una scelta? Se solo certi animali avessero voluto, adesso sarebbero ancora vivi?

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 03-06-2012 alle ore 14.39.49

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