Le nuove tecnologie di visualizzazione del cervello (neuroimaging) consentono di mostrare in modo inedito l’attività cerebrale associata ad una funzione cognitiva. I risultati sono espressi in immagini ricche di macchie colorate che evidenziano strutture ipotetiche coinvolte in certi compiti mentali, oppure veri e propri filmati animati simulano l’attività tra le connessioni dei neuroni cerebrali che richiamano il traffico stradale in un angolo caotico di una metropoli. Questa disponibilità di immagini ha reso le neuroscienze delle superstar, il cervello un vero e proprio divo e la ricerca un’anonima controfigura.

Il rapporto tra giornalismo e neuroscienze è il nodo in cui si sviluppano certe speculazioni poco oneste, che arrecano danni al lavoro responsabile della maggiorparte dei ricercatori e producono informazione scorretta. Il problema consiste nell’estrapolazione incauta di conclusioni non giustificate dalle originarie ricerche. Non che i ricercatori siano del tutto incolpevoli da questo atteggiamento mediatico. Ma, se la comunità scientifica prevede procedure di controllo nella prassi metodologica, al contrario nei media questo non succede e i titoli sensazionali ma infondati abbondano. A questo riguardo voglio parlarvi di una indagine approfondita condotta dai ricercatori O’Connor, Rees e Joffe del Dipartimento delle Scienze psicologiche e del linguaggio alla University College di Londra. Nel loro articolo sostengono che l’informazione scientifica va ad inserirsi in una rete di significati culturali e visioni del mondo che “determinano quali aspetti della scienza entrino a far parte della coscienza pubblica“.

Nell’articolo “Neuroscience in the Public Sphere” gli Autori affermano che sia necessario individuare come sia rappresentata la conoscenza scientifica nella sfera pubblica per le conseguenze nella realtà sociale: perché le informazioni che riguardono il cervello possiedono un autorevole potere retorico. Così hanno condotto una ricerca allo scopo di esplorare l’immagine pubblica delle neuroscienze. Hanno quindi effettuato una sistematica analisi di contenuto nel database LexisNexis degli articoli sul cervello pubblicati tra il primo gennaio del 2000 e i 31 dicembre del 2010, in sei quotidiani nazionali inglesi: il Daily Telegraph, il Times, il Daily Mail, il Sun, il Mirror e il Guardian. L’analisi è stata focalizzata su 2931 articoli che contenevano termini tecnici come fMRI o PET. [continua qui]