Buongiorno a tutti.
Sono Luca di Bologna, psicologo e psicoterapeuta ad indirizzo psicodinamico.

Mi scuso prima di tutto per la lunghezza dell'intervento, non ho il dono della sintesi ed evidentemente sento il bisogno non solo di consigli pratici ma anche di elaborare l'incontro scolastico che ho già effettuato: mi auguro comunque che possa essere occasione di confronto e di spunti di rilfessione per altre persone.

Innanzitutto vi racconto la mia esperienza.
Mi è stato chiesto di preparare un incontro che potesse aiutare dei ragazzi di prima media a confrontarsi con i temi delle differenze di genere e quindi la condivisione di un corretto codice linguistico riguardante i temi dell'affettività.
E' opportuno precisare che si tratta di una scuola privata di stampo FORTEMENTE cattolico e iper protettivo nei confronti degli alunni, pertanto i temi relativi alla sessualità sono decisamente tabù, è pertanto evidente l'utilizzo strumentale del mio intervento (vieni tu psicologo a risolverci il problema perchè questi ragazzini cominciano a mettere in atto dinamiche che non riusciamo a gestire).

Dopo un primo incontro con i genitori, in cui ho spiegato a grandi linee come intendevo preparare l'intervento, è stato proposto e concordato, insieme a loro, di effettuare due incontri, uno sulle emozioni e uno sulle differenze di genere, quindi il lavoro sugli stereotipi sessuali, etc.

La prima difficioltà è stata mia: sull'incontro sulle emozioni ho diverso materiale, in particolare
L'ABC DELLE MIE EMOZIONI Corso di alfabetizzazione socio-affettiva di Mario di Pietro è molto utile, ricco di giochi, simulazioni, etc. che rigurdano il riconoscimento delle emozioni, l'espressioni delle stesse, il modello proposto SITUAZIONE - PENSIERO - EMOZIONE, e infine una parte interessante sulle modalità corrette di reagire alle critiche e alle prese in giro.

Il mio problema è per il secondo incontro, in quanto sulle differenze di genere, sulla condivisione di un corretto codice linguistico affettivo, sugli stereotipi ho trovato veramente poco materiale utilizzabile, anche girando in lungo e in largo sulla rete.

Forse la scuola ha proiettato su di me la loro difficoltà ad affrontare l'argomento?

Il materiale sull'adolescenza e l'affettività non mi manca, ma è teorico..certo, il brainstorming sugli stereotipi, magari fare qualche simulazione di situazioni con un maschio e una femmina, tutte possibilità, ma sinceramente non ho trovato nulla di così specifico e altrettanto ricco rispetto invece al tema delle emozioni.

Per lavorare sugli stereotipi di genere sarebbe possibile ad esempio far ritagliare a casa immagini di giornale su uomini e donne in diverse situazioni e quindi discuterne assieme, quindi lavorare sugli stereotipi proposti dai mass media; pensavo anche all'utlizzo del circle time e quindi permettere loro di esprimersi sulla differenza tra cotta, innamoramento e amore.
Un altro spunto interessante che ho trovato in rete è quello di preparare dei cartelloni con le figure anatomiche del maschio e della femmina e poi appicicarci sopra dei biglietti con le loro riflessioni sui cambiamenti anatomici e psicologici che avvengono nell'adolescenza ma, come ho annunciato in precedenza, l'impostazione della scuola non mi permette di essere libero, in particolare riguardo alla sessualità..

E' evidente che sento i limiti restrittivi imposti dalla dirigenza e la necessità di adeguarsi alle loro rigide richieste, esplicitate appunto nel lavoro sui comportamenti fastidiosi, le prese in giro, etc. messe in atto daai maschi nei confronti delle femmine e viceversa.
Tale comportamento fa normalmente parte della conoscenza reciproca di questi universi sconosciuti gli uni nei confronti degli altri.

Vi chiedevo se avevate altre idee su come lavorare in classe a questo proposito, con modalità interattive e ludiche, oltre a quello che ho prima citato.

Conoscete dei testi o avete materiale specifico?
Quello che ho proposto per ciascuno di loro è di scrivere su un foglietto per i maschi cosa pensano delle femmine e per le femmine cosa pensano dei maschi, raccorglielo in una scatolina, ovviamente del tutto anonimo.
Mi pare un buon punto di partenza per il secondo incontro, eventualmente preparare dei punti chiave sulla lavagna e da lì lavorare sugli stereotipi e quindi sulle differenze amore/innamoramento/cotta.



Bene, veniamo ora al primo incontro sulle emozioni, che ho tenuto lo scorso venerdì.
Li ho fatti mettere in cerchio, li ho fatti presentare e ho cominiciato a parlare di emozioni, i maschi facevano i bulletti, le femmine, a parte un gruppetto che interveniva di più, faticava a parlare, limitandosi a ridacchiare tra di loro.
Nelle varie simulazioni ovviamente i maschi cercavano di essere al centro dell'attenzione, ad esempio nel gioco del "Mi sento" (vedi sempre il libro di Di Pietro), il bulletto della classe ha esordito dicendo "Quando qualcuno mi provoca e dopo lo picchio, mi sento meglio!".
Potete immaginare la reazione della classe..quando però gli ho spiegato come doveva effettuare correttamente l'esercizio dopo ha detto che si sentiva capito.
Dopo una mezz'oretta tuttavia la loro attenzione si è gradualmente ridotta, e per quanto cercassi di coinvolgerli con giochi, simulazioni, cercando di farli interagire (piuttosto inultilmente nei confronti delle femmine, alcune davvero timide), favorendo l'espressione del loro sentire e delle loro opinioni, degli esempi di situazioni portate da loro, la loro attenzione si limitava a pochi minuti, per poi riprendere a parlottare e ridacchiare tra di loro.
Verso la fine dell'incontro (sottolineo anche l'orario, il venerdì dalle 12.00 alle 14.00, sicuramente erano stanchi e affamati), l'attenzione era ormai minima, andavano continuamente in bagno, tra l'altro anche approfittandosene della mia distrazione e quindi andandoci più di uno alla volta..

Alla fine erano proprio stanchi, mi hanno chiesto esplicitamente di fare una pausa.
A 20 minuti dal termine dell'incontro, quando spiegavo come reagire di fronte alle critiche dei compagni, le modalità più o meno corrette, ormai la classe era quasi completamente distratta, alzavo la voce, ho fatto molta fatica.
Gli ultimi dieci minuti li ho fatti riposare perchè ormai mi pareva piuttosto inutile continuare ancora..una volta finito l'incontro mi ha raggiunto la ragazzina che proprio dieci minuti prima mi aveva detto che non ce la faceva più, era completamente disinteressata e si disegnava la mano (la stessa ragazzina che inzialmente aveva anche atteggiamenti di sfida nei miei confronti, ad esempio quando ho detto che ero uno psicologo mi ha chiesto se potevo leggerle il pensiero..) e mi ha chiesto esplicitamente aiuto perchè un loro compagno è insopportabile, prende in giro tutti, è pesantissimo e le porta all'esasperazione.
Anche altre tre sue amiche sono venite con lei, anche loro esaperate da questo compagno, che nel frattempo si era accorto che mi stavano parlando di lui e si è messo a scrivere parolacce sulla lavagna dietro di me. Erano così tanto prese dal parlarmi, sfogarsi e chiedermi aiuto che altri compagni sono andati a chiamarle perchè era tardi..
Sono rimasto sopreso: dieci minuti prima parlavo proprio di come reagire alle critiche dei compagni e la stessa ragazzina che in modo strafottente mi aveva detto che non gliene fregava nulla, una volta "finita la lezione" mi chiede aiuto per lo stesso motivo??

La mia sensazione è che, all'interno del gruppo classe, il mio incontro sia stato percepito come l'ennesima lezione, una lezione sulle emozioni, è vero, ma comunque una lezione, con in più l'aggiunta di poter fare più casino (a parte le uscite in bagno dovevate vedere in che condizioni era l'aula..), un'occasione per i maschi di mettersi in mostra e far vedere quanto sono bravi a interpretare la loro parte, che fanno a botte, etc.
Anche gli insegnati mi hanno riferito medesime difficoltà: per quanto provino a stimolarli con lezioni interattive, fanno molta fatica a catturare il loro interesse....chiaramente loro hanno diversi strumenti per non degenerare nel caos.
All'esterno del gruppo classe, al di fuori delle dinamiche tipiche, mi hanno chiesto esplicitamente aiuto per una situazione che a loro crea evidentemente molto disagio, quindi in qualche modo c'è stato un riconoscimento del mio ruolo di psicologo, sicuramente avevano timore a esporsi di fronte al compagno stesso e alla classe intera.

Era mia intenzione non lasciare passare inosservata questa richiesta d'aiuto, nel prossimo incontro...ma ho già fatto simulazioni, ho già spiegato come dovrebbero reagire di fronte a queste situazioni...che faccio? Non posso certo prendere il diretto interessato e di fronte a tutta la classe chiedergli perchè si comporta cosi', o cercare di capire insieme a lui come mai succede questo, non siamo nello studio privato, ma di fronte alla classe intera, verrebbe eccessivamente colpevolizzato, non è il contesto giusto.
D'altronde mi è stata fatta una richiesta precisa, e purtroppo mi pare che pur con tutta l'interazione possibile, l'intervento effettuato è rimasto per i più "una noiosa lezione sulle emozioni".
Mi ricorda il comportamento dei pazienti privati che a fine seduta ti dicono sulla soglia della porta le cose più importanti..

In sintesi vi chiedo opinioni in merito, se avete dei consigli sul secondo incontro, del materiale, dei testi da segnalarmi nello specifico sulle differenze di genere, con giochi, simulazioni o altro e le vostre opinioni e consigli su come affrontare nel prossimo incontro il problema che mi è stato presentato.

grazie dell'attenzione.
Luca.