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  1. #1
    Partecipante Super Esperto L'avatar di neuromancer
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    La psicoterapia una scienza empatica?

    Ho letto un interessante articolo dello storico ed editore di psichiatria e medicina Paul E. Stepansky sulla funzione dell’empatia nella relazione terapeutica. Prende le mosse da una classica visione dell’analista, così come Freud la delineava, “freddamente padrone di sé che, distaccato come un chirurgo, elabora le libere associazioni del paziente con attenzione fluttuante, restituendo perle di saggezza interpretativa”. Dal 1970, Heinz Kohut, fondatore della psicologia del sé, all’interno della tradizione psicoanalitica, auspica un approccio al paziente più “empatico” e meno ortodosso.

    L’analista di Freud è neutrale e non appare come una persona “reale” che si pone in relazione simpatetica e d’aiuto in modo convenzionale al cliente. L’analista è come “uno schermo bianco” che evoca gli stessi sentimenti di amore, desiderio, odio, paura, risentimento ect, che il paziente ha provato nei suoi primi anni di vita verso i genitori. Un processo che Freud denominò “transfert”. Kohut propone un modello di analista più “umano”, disponibile ad ascoltare il paziente per lunghi periodi e restituire emotivamente ciò che il paziente racconta ed esprime, costruendo nel tempo un legame empatico da cui sarebbero emerse le interpretazioni.

    “Sentire ciò che sente il paziente, sentire con il paziente, da dentro a fuori”. Questo processo di immersione empatica permetterebbe al terapeuta di “osservare” la dimensione interiore del paziente per comprendere gli stati mentali complessi. Il nucleo centrale di ogni psicologia del profondo, secondo Kouht, consiste nell’impiego di “una modalità di osservazione empatica ” (empathic mode of observation), perseguendo comunque la visione di una postura di ascolto empatica secondo un’oggettività scientifica, giungendo infine a sostenere che si possa acquisire “una empatia scientifica”. [continua qui]
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  2. #2
    Partecipante Figo L'avatar di bella primavera
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    Riferimento: La psicoterapia una scienza empatica?

    Gli studi sui "neuroni a specchio" dimostrano proprio che l'empatia ha una base fisiologica e scientifica.

  3. #3
    Partecipante Super Esperto L'avatar di neuromancer
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    Riferimento: La psicoterapia una scienza empatica?

    I neuroni a specchio si attivano se osservo una persona compiere un movimento. Potresti chiarirmi il legame con l'empatia?

  4. #4
    Partecipante Super Esperto L'avatar di lalangue
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    Riferimento: La psicoterapia una scienza empatica?

    Il concetto di "campo", derivante dagli studi di Kurt Lewin sulla psicologia sociale e dei gruppi, è stato integrato dagli psicoanalisti postkleiniani e portbioniani per permettere una migliore osservazione delle dinamiche controtransferali e per un migliore e più chiaro utilizzo del materiale "empatico". Autori come i coniugi Baranger, James Grotstein e Giuseppe Civitarese, mettono bene in evidenza come a volte, per uscire dall'impasse, si possa utilmente considerare l'ostacolo come una patologia del campo tra paziente ed analista, leggendo le associazioni del paziente stesso come riferite alla coppia e alle sue dinamiche nel qui ed ora. Questo, come chiarito in maniera semplice ed evidente da Civitarese, offre una migliore possibilità di simbolizzazione con quei pazienti, ad esempio quelli con problematiche "psicosomatiche", che tendono ad ancorare fortemente tutti gli scambi sul concreto del corpo e dei suoi disturbi, desertificando il paesaggio psichico.
    Citazione Originalmente inviato da complicata Visualizza messaggio
    Ma per caso la reincarnazione di Freud è Tinto Brass?
    La descrizione calzerebbe a pennello, manca solo il cubano..
    Sorella Psicoanalisi e Il Piccolo Mondo Antico

  5. #5
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    Riferimento: La psicoterapia una scienza empatica?

    qua c'è un altro articolo interessante che ho trovato leggendo quello presente nel riferimento di partenza di questa discussione.
    Ecco per me essere empatici significa comprendere il punto di vista dell'altro, capire la natura dei suoi problemi e di come siano radicati anche nella trama sociale nella quale quest'altro è comunque immerso. Non parlo da esperto, parlo da persona della strada quale sono che si relaziona con altre persone che hanno una serie di problemi e difficoltà come me, problemi che non possono essere gestiti semplicemente intrapsichicamente ma che necessitano di risposte più articolate, là dove sia pure possibile rispondere.
    Se non si è capaci di far star meglio qualcuno o non si è motivati a dare una risposta adatta, per essere realmente empatici in queste circostanze bisognerebbe quantomeno comunicarlo all'altro d'aver compreso, ma che per ora non c'è niente che si possa o voglia davvero fare, senza far finta d'aver capito tutto per poi riscaricargli addosso la soluzione di certe difficoltà come se tutto fosse risolvibile e dipendesse da qualche sua scelta e dalla sua buona volontà di star bene ("buona volontà"... Altra entità fittizia inventata per il controllo sociale). Ecco un certo tipo di discorso ricorrente: stai male? Il perché stai male è semplicissimo da rintracciare, è perché tu vuoi stare male... Nello spazio disponibile, anche se è un sottoscala, tu dovresti star bene, visto che ci sono miriadi di persone che non battono ciglio a star così.
    Ecco la risposta più stupida e non empatica che si possa dare a qualcuno.

    Spesso si desidera modificare gli individui psichicamente affinché arrivino a considerare queste risposte come risposte sensate nei confronti dei loro problemi e pure date per il loro bene, ma qua, quando si risponde così al disagio, non si è mai preoccupati davvero del bene dell'altro, e ogni persona che ha un minimo di comprensione, per quanto disturbata mentalmente, lo capisce bene.
    Io personalmente quando rispondo così lo faccio per togliermi di torno una persona che è divenuta fastidiosa per me, ma facendo questo non dico di certo che la sto aiutando, che sto empatizzando con la sua situazione e i suoi problemi, come sosterrebbe qualche educatore che desidera che tutti gli istinti e i desideri di chi dovrebbe essere educato, debbano starsene là tranquilli nella mente e sublimarsi all'interno delle alternative legali e civicamente disponibili senza andare a disturbare la quiete e il setting pubblico che fa comodo all'educatore e a chi ha assoldato l'educatore stesso (all'insegnante, allo psicoterapeuta e così via), quiete poi che si spaccia per buona quiete all'interno della quale chiunque dovrebbe sentirsi bene.

    Il proprio buon funzionamento alla fine dovrebbe corrispondere ad un funzionare come desiderano certe altre persone, ma perché 'sto funzionamento è buono se io a costringermici dentro come un ingranaggio in un meccanismo bene non ci sto lo stesso?

    In ambito educativo prima ti si dice "Fai quello che vuoi liberamente, non ti facciamo nulla", poi però se lo fai davvero quello che vuoi liberamente (cosa che ho provato io stesso a fare) vieni puntualmente punito, rimproverato e biasimato, e questo chi non lo capisce velocemente finisce col non afferrare più nulla di quel che gli sta attorno, perché più che le parole dette contano certi comportamenti e atteggiamenti.

    Un sistema del genere secondo voi può mai funzionare ed è realmente empatico nei confronti di un bambino che dovrebbe, in teoria, semplicemente imparare a star meglio e vivere più felicemente e non imparare a mettersi là dove desiderano che stia le persone che gli stanno intorno?

    Non si può empatizzare quando si è contro l'altro in qualche senso per me, ed in ambito psicoterapeutico non è tanto chiaro quando si è con, ed in compagnia dell'altro (quando si condivide qualcosa), dai momenti in cui non si vuol condividere affatto l'esperienza e i sentimenti dell'altro e si desidera solo usare certi strumenti autoritari e di potere affiché l'altro cambi il suo modo di sentire cercando in continuazione di fargli introiettare questo giudizio negativo rispetto a questa parte di sé.

    Saluti
    Ultima modifica di Char_Lie : 06-04-2012 alle ore 10.49.55

  6. #6
    Partecipante Figo L'avatar di bella primavera
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    Riferimento: La psicoterapia una scienza empatica?

    Citazione Originalmente inviato da neuromancer Visualizza messaggio
    I neuroni a specchio si attivano se osservo una persona compiere un movimento. Potresti chiarirmi il legame con l'empatia?
    ti ho copiato questo scritto da wikipedia.
    Il meccanismo della comprensione di azioni compiute dagli altri è stato estremamente utile per ampliare il campo di indagine. Gli stessi scopritori dei neuroni specchio hanno dichiarato che proprio la comprensione delle loro caratteristiche di attivazione diretta e pre-riflessiva determina intorno agli individui l'esistenza di uno spazio d'azione condiviso da altri individui, per cui si originano forme di interazione sempre più elaborate. In campo evolutivo evidentemente la formazione di questa capacità di interazione è avvenuta contemporaneamente all'interno dell'organismo biologico come al suo esterno, e questo ci aiuterebbe a capire dove indirizzare le ricerche future, dato che proprio le interazioni si basano su sistemi di neuroni specchio sempre più complessi, articolati e differenziati man mano che li si studia. La capacità di parti del cervello umano di attivarsi alla percezione delle emozioni altrui, espresse con moti del volto, gesti e suoni; la capacità di codificare istantaneamente questa percezione in termini "viscero-motori", rende ogni individuo in grado di agire in base a un meccanismo neurale per ottenere quella che gli scopritori chiamano "partecipazione empatica". Dunque un comportamento bio-sociale, ad un livello che precede la comunicazione linguistica, il quale caratterizza e soprattutto orienta le relazioni inter-individuali, che sono poi alla base dell'intero comportamento sociale.

    Poi puoi trovare in rete molti articoli sulla relazione tra empatia, e neuroni a specchio nell'uomo, qui ti linko un intervista del suo scopritore Rizzolati.
    http://www.ok-salute.it/sesso-psicol...specchio.shtml
    Ultima modifica di bella primavera : 06-04-2012 alle ore 11.38.53

  7. #7
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    Riferimento: La psicoterapia una scienza empatica?

    Ho preso spunto dal tuo commento (e ti ringrazio per questo) per scriverci sopra un articolo che puoi trovare qui per intero. Ti incollo un estratto:

    "Se riusciamo ad imitare il movimento dell’altro e a comprenderlo senza eseguirlo grazie ai neuroni mirror, ciò vuol dire che con questa scoperta è stato trasceso il confine tra percezione e movimento, risolvendo la questione di come potesse essere possibile la sintonizzazione con l’altro. Ma io, neuroscettico, non amo molto risolvere le questioni anatomicamente. Perché se c’è un principio serio che descrive con decente riscontro empirico e spiegazione teorica come sia organizzata la nostra mente è la funzione, non l’anatomia. In una prospettiva funzionale la separazione di percezione e movimento non è soddisfacente. Essi sono intrecciati. Evolutivamente la percezione è organizzata per l’azione. Allora, esiste un singolo dominio percezione-azione, organizzato ricorsivamente e applicato dalla mente all’ambiente con successo. E la funzione non è concepibile se non in un set di network retroattivamente connessi che consentono al cervello di riconfigurarsi persino dopo danni neuropsicologici gravissimi."

  8. #8
    Partecipante Figo L'avatar di bella primavera
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    Riferimento: La psicoterapia una scienza empatica?

    Condivido la tua differenziazione tra correlazione e causazione; molti altri studi dovranno essere fatti prima di dare risposte definitive sulla reale funzionalità e specificità dei neuroni a specchio
    Certamente il fatto che i neuroni specchio non si attivino solamente sull'azione reale o mimata, ma anche sulla espressione delle emozioni, porta a fare conclusioni anche sul caso dell'empatia.
    Di recente è stato scoperto che l'osservazione di un emozione in un' altra persona può determinare in chi l'osserva l'attivazione della stessa area corticale che è attiva quando l'osservatore prova la stessa emozione.
    Nel disgusto con studi con risonanza magnetica funzionale. è stato visto che si attivavano le stesse area (insula anteriore e cingolo rostrale) nel soggetto sia quando provava un 'emozione di disgusto, ma anche quando l'osservava. Ciò porta a ipotizzare anche la condivisione degli stati d'animo altrui.
    Parliamo della cosidetta "simulazione incarnata"; d'altronde in campo terapeutico diverse scuole studiano appunto il linguaggio non verbale ed il rispecchiamento corporeo e verbale per creare "rapport" e lo studio sui neuroni mirorr non ha fatto altro che convalidare le ipotesi di questi vari approcci, come la Gestalt, l’ipnosi, la pnl". Il ricalcare il tuo stato d'animo e rispecchiare la tua postura (senza scimmiottare) è come dire: "Ti capisco, mi rivedo nei tuoi stati d'animo, comprendo il tuo mondo".
    Uscendo dallo studio sui neuroni a specchio, vorrei descriverti un altro studio svolto da alcuni ricercatoridel Massachusetts General Hospital di Boston. In merito all’empatia in campo psicoterapeutico.
    Questi hanno ora dimostrato, per la prima volta, che questa “connessione” emozionale tra medico e paziente avviene anche a livello fisiologico, ed in maniera proporzionale al grado di empatia che si instaura.
    Lo studio presentava la videoregistrazione di 20 sedute psicoterapeutiche con pazienti trattati per
    disturbi d’ansia o dell’umore. Per verificare i cambiamenti fisiologici che avvenivano nei pazienti e negli psicoterapeuti durante la seduta, i ricercatori misuravano i livelli di conduttanza cutanea, una misura comunemente utilizzata per verificare il grado di attività del sistema nervoso simpatico, e quindi di esperienza emozionale. I risultati, davvero sorprendenti, hanno mostrato che durante le sedute pazienti e psicoterapeuti esprimevano gli stessi livelli di conduttanza cutanea. Non solo, ma attraverso l’osservazione dei filmati delle sedute psicoterapeutiche si è anche dimostrato che pazienti e psicoterapeuti manifestavano un numero significativamente maggiore di emozioni positive proprio in corrispondenza dei momenti di affinità fisiologica ovvero quando i livello di conduttanza cutanea erano uguali.
    Questa ricerca, avvalora e dimostra che la condivisione delle emozioni rafforza il legame empatico tra paziente e psicoterapeuta, e gli effetti sulla fisiologia sono una riprova che le emozioni vengono effettivamente sperimentate e “vanno in circolo”, durante il setting, con effetti benefici sulla salute del paziente. Un’ulteriore conferma che l’esperienza 'affettiva' avviene nello stesso momento in tutti e due i componenti della relazione terapeutica.
    ciao
    Bella Primavera.
    Ultima modifica di bella primavera : 13-04-2012 alle ore 11.02.14

  9. #9
    Partecipante Super Esperto L'avatar di neuromancer
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    Riferimento: La psicoterapia una scienza empatica?

    Citazione Originalmente inviato da bella primavera Visualizza messaggio
    Condivido la tua differenziazione tra correlazione e causazione; molti altri studi dovranno essere fatti prima di dare risposte definitive sulla reale funzionalità e specificità dei neuroni a specchio
    Certamente il fatto che i neuroni specchio non si attivino solamente sull'azione reale o mimata, ma anche sulla espressione delle emozioni, porta a fare conclusioni anche sul caso dell'empatia.
    Di recente è stato scoperto che l'osservazione di un emozione in un' altra persona può determinare in chi l'osserva l'attivazione della stessa area corticale che è attiva quando l'osservatore prova la stessa emozione.
    Nel disgusto con studi con risonanza magnetica funzionale. è stato visto che si attivavano le stesse area (insula anteriore e cingolo rostrale) nel soggetto sia quando provava un 'emozione di disgusto, ma anche quando l'osservava. Ciò porta a ipotizzare anche la condivisione degli stati d'animo altrui.
    Parliamo della cosidetta "simulazione incarnata"; d'altronde in campo terapeutico diverse scuole studiano appunto il linguaggio non verbale ed il rispecchiamento corporeo e verbale per creare "rapport" e lo studio sui neuroni mirorr non ha fatto altro che convalidare le ipotesi di questi vari approcci, come la Gestalt, l’ipnosi, la pnl". Il ricalcare il tuo stato d'animo e rispecchiare la tua postura (senza scimmiottare) è come dire: "Ti capisco, mi rivedo nei tuoi stati d'animo, comprendo il tuo mondo".
    Uscendo dallo studio sui neuroni a specchio, vorrei descriverti un altro studio svolto da alcuni ricercatoridel Massachusetts General Hospital di Boston. In merito all’empatia in campo psicoterapeutico.
    Questi hanno ora dimostrato, per la prima volta, che questa “connessione” emozionale tra medico e paziente avviene anche a livello fisiologico, ed in maniera proporzionale al grado di empatia che si instaura.
    Lo studio presentava la videoregistrazione di 20 sedute psicoterapeutiche con pazienti trattati per
    disturbi d’ansia o dell’umore. Per verificare i cambiamenti fisiologici che avvenivano nei pazienti e negli psicoterapeuti durante la seduta, i ricercatori misuravano i livelli di conduttanza cutanea, una misura comunemente utilizzata per verificare il grado di attività del sistema nervoso simpatico, e quindi di esperienza emozionale. I risultati, davvero sorprendenti, hanno mostrato che durante le sedute pazienti e psicoterapeuti esprimevano gli stessi livelli di conduttanza cutanea. Non solo, ma attraverso l’osservazione dei filmati delle sedute psicoterapeutiche si è anche dimostrato che pazienti e psicoterapeuti manifestavano un numero significativamente maggiore di emozioni positive proprio in corrispondenza dei momenti di affinità fisiologica ovvero quando i livello di conduttanza cutanea erano uguali.
    Questa ricerca, avvalora e dimostra che la condivisione delle emozioni rafforza il legame empatico tra paziente e psicoterapeuta, e gli effetti sulla fisiologia sono una riprova che le emozioni vengono effettivamente sperimentate e “vanno in circolo”, durante il setting, con effetti benefici sulla salute del paziente. Un’ulteriore conferma che l’esperienza 'affettiva' avviene nello stesso momento in tutti e due i componenti della relazione terapeutica.
    ciao
    Bella Primavera.
    Mah, il tuo discorso è ricco di conclusioni che io da psicologo psicoterapeuta non mi azzarderei a sancire. Forse la differenza tra il mio approccio e il tuo è sintetizzabile in un modo differente di basare la psicologia applicata.
    Mi spiego. Tu parli di Empatia, Disgusto, Emozione, Paziente e Psicoterapeuta, come entità generali ai quali è possibile accedere in modo da trarne speculazioni e generalizzazioni. Io non penso che esista una realtà unica, oggettiva. Non esistono entità psicologiche su cui è possibile trarre rapide conclusioni. Cioè non potrei mai sostenere che esiste un solo disgusto, che esiste una sola empatia ect. ect. Ma che sono costruite nella storia personale e condizionate dalla cultura e dalla geografia esistenziale dell'individuo. Da questo discorso ne derivano conseguenze di metodo e di spiegazione. Non potrei mai sostenere (non lo fanno nemmeno le ricerche serie) che esiste una zona cerebrale a cui corrisponde univocamente una funzione cognitiva o una emozione. Come argomento spesso nei miei articoli.
    Infine, clinicamente, trovo discutibile che il terapeuta possa "sentire" (cosa appunto che non possiamo verificare) gli stessi sentimenti (non le emozioni, per come ci spiega Damasio) del paziente.

    Riguardo ai neuroni mirror, mi pare che tu hai le idee più chiare (e fondate?) degli stessi neuroscienziati che ancora cercano di capire meglio come interpretare questa classe di cellule nervose.

    http://www.talkingbrains.org/2010/03...le-theory.html


    http://www.slate.com/articles/life/b...ead_minds.html

    ciaz.

  10. #10
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    Riferimento: La psicoterapia una scienza empatica?

    Riguardo al disgusto ed alle aree cerebrali coinvolte, non ho fatto altro che descriverti ciò che pubblicano in un testo di Rizzolati e Vozza "Nella mente degli altri", penso che possano essere considerate ricerche serie. Comunque nessuna conclusione definitiva solamente ricerche che possono portare ad ampliare Il campo delle conoscenze; idem riguardo alle certezze mi considero costruttivista anche io...
    Ultima modifica di bella primavera : 13-04-2012 alle ore 21.53.15

  11. #11
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    Riferimento: La psicoterapia una scienza empatica?

    Citazione Originalmente inviato da bella primavera Visualizza messaggio
    Riguardo al disgusto ed alle aree cerebrali coinvolte, non ho fatto altro che descriverti ciò che pubblicano in un testo di Rizzolati e Vozza "Nella mente degli altri", penso che possano essere considerate ricerche serie. Comunque nessuna conclusione definitiva solamente ricerche che possono portare ad ampliare Il campo delle conoscenze; idem riguardo alle certezze mi considero costruttivista anche io...
    Basta leggersi l'intervista che hai citato di Rizzolatti per prendere con le pinze le sue affermazioni metamentalistiche... Non a caso, soltanto nell'ultimo capitolo di So quel che fai, si dedica alle ipotesi "empatiche".
    Scusami, ma il tuo commento non è affatto costruttivista. Naturalmente non contesto il fatto che ti "consideri" costruttivista.

    ciaz.

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