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  1. #1
    Postatore Epico L'avatar di michael sniper
    Data registrazione
    08-05-2008
    Residenza
    Selargius
    Messaggi
    8,608

    CLUB DEL GIALLO: La torre oscura - parte IV: Linee nella sabbia

    Ecco la nuova parte... scusate il ritardo ma sono stato poco bene in questi giorni
    State all'erta perché i misteri sono vicini... più vicini di quanto voi pensiate
    Nel frattempo, godetevi il brano... sperando si tratti di una lettura piacevole
    Trovate tutte le parti precedenti sempre ne La dolce vita.



    LINEE NELLA SABBIA


    Il presidente balzò subito in piedi.
    - Ma ne sei sicura?
    - Sicurissima, sì!
    - È tutto molto interessante – commentò Emanuela con un sorriso di soddisfazione.
    Tutti lasciarono momentaneamente le provviste che stavano consumando e si diressero a passi lenti verso la torre, con sguardi ansiosi e vaghi timori.
    - Mi raccomando ragazze, state all'erta – avvertì il presidente.
    In risposta una serie di ricariche e commenti entusiasti.
    Un'altra perlustrazione nei dintorni della Torre Oscura. Nessuno sapeva esattamente cosa stessero cercando e perché si trovassero lì: ma l'esperienza insegnava che i successi nelle indagini derivavano nella maggior parte dei casi da un colpo di fortuna e dagli inattesi doni della sorte.
    Anche in quell'occasione vennero adeguatamente ricompensati, senza che ve ne fosse motivo o necessità.
    Fu Emanuela la prima a parlare.
    - Guardate là! – gridò indicando col dito.
    Subito un fascio di luce fu proiettato in quella direzione.
    - Ecco finalmente un indizio – commentò il presidente – sembrano dei segni di lotta... e si trovano vicini al portone. Voi che ne pensate?
    - Qualcuno deve aver incontrato i brutti ceffi che si trovano dentro la torre e molto probabilmente adesso sta rischiando grosso.
    - Quelle gocce scure che sembrano sangue e queste impronte confuse non fanno pensare al meglio – convenne Nadia.
    - Sta diventando una brutta storia, ragazzi – commentò Rosa con un brivido.
    - Dobbiamo vederci più chiaro... venite con me.
    - Dove andiamo, presidente?
    - A raccogliere un po' di idee.
    Lo seguirono mentre s'immergeva nei meandri della foresta, in uno dei punti più illuminati dal quale si poteva osservare bene la torre senza essere visti.

    Le gialliste si disposero a semicerchio attorno a lui mentre stava a braccia conserte, in piedi, come a contemplare la bellezza del paesaggio davanti a sé.
    - Vediamo se ho capito bene – esordì – abbiamo a che fare con un edificio comparso dal nulla e che si chiama Torre Oscura. E' pericoloso entrarvi ma è ancora più pericoloso uscirne. È abitato da qualcuno che sembra avere brutte intenzioni, visto che qualcun altro è incappato nelle sue grinfie. Ma noi siamo soli in questa terra desolata. Non capisco chi possa essere entrato nella torre, o chi lo potesse desiderare... è un particolare che non entra nel quadro.
    Ogni membro del club rimase attentamente a riflettere su quelle parole.
    - Sai descriverci esattamente quella sagoma scura che hai visto? – domandò poi il presidente a Chiara.
    - Ve l'ho già descritta: una sagoma scura. Non ho fatto in tempo a vedere altro. È comparsa all'improvviso e subito dopo non c'era più. La luce era scarsa e non si vedeva bene, in più era molto in alto... non saprei neanche dire se era uomo o donna.
    - E l'atteggiamento, com'era?
    - L'atteggiamento?
    - Sì... ti sembrava incuriosita, spaventata, arrabbiata?
    Lei alzò le spalle.
    - Per quello che ne posso sapere, poteva essere l'una o l'altra o l'altra ancora. Ti ripeto che è comparsa e sparita in un attimo.
    - Ma almeno era una persona vera? – Anna ridacchiò nel porre quella domanda, ma Chiara rimase assolutamente seria.
    - Quella persona è assolutamente vera, è l'unica cosa di cui sono sicura al momento. Dite quello che volete, ma la persona che ho visto io esiste in carne ed ossa e abita in quella torre. Forse ha a che fare con la persona rapita di cui abbiamo trovato traccia accanto al portone.
    - Ipotesi su ipotesi – sbuffò Nadia – è difficile raggiungere anche un minimo risultato, se continuiamo a dibattere senza prove concrete...
    L'attenzione generale fu rivolta al viso del presidente che all'improvviso aveva fissato un punto del terreno con eccezionale intensità, segno di una profondissima concentrazione e una fuga straordinaria del pensiero dalla realtà presente.
    - Che le prende, presidente?
    - Avete mai provato quella sensazione di essere così vicini alla verità che basterebbe solo un piccolo passo per raggiungerla? – replicò lui. – Così mi sento io adesso. Mi sembra di essere vicino alla soluzione ma qualcosa ancora mi sfugge. E mi sembra pure di aver fornito io stesso un indizio... non so, una parola, un gesto, qualcosa che indichi la sacra via dell'illuminazione. Voi avete per caso notato qualcosa?
    Non era una semplice domanda la sua. Era una preghiera piena di sofferenza, una disperata richiesta d'aiuto per uscire dal tremendo vortice del dubbio.
    - Cioè, lei stesso avrebbe fornito un indizio che potrebbe aiutarci?
    - Sì, o comunque qualcosa che possa rispondere ad almeno un paio dei nostri interrogativi.
    Nessuno aveva la minima idea del significato delle sue parole e ancora meno della natura di quel fantomatico indizio, gesto o parola che fosse.
    Il presidente non sopportava di trovarsi in quello stato d'animo: era il tormento peggiore per lui e la sua mente analitica. E dunque eccolo attraversare la foresta a grandi passi, aggrottando la fronte, rimuginando, mormorando qualcosa tra sé, mentre ripercorreva con la memoria gli eventi di quella stranissima notte.
    Nel bel mezzo del suo incedere s'interruppe, ancora con la fronte aggrottata e la bocca atteggiata a una smorfia. Rimase in piedi, immobile, guardando un punto davanti a sé, il viso rischiarato dalla luce della verità.
    Si guardò attorno in cerca delle gialliste che erano rimaste indietro. Sorrideva quando incontrò il loro sguardo... il sorriso di chi è uscito vittorioso da una lotta intellettuale.
    - Voi non l'avete notato vero? Ma io adesso so.
    - Notato cosa?
    - Che cosa sa?
    Lui non disse nulla, fece qualche passo ciondolante in mezzo all'erba e poi si piazzò in mezzo al gruppo delle sue fedeli seguaci.
    - Il vicepresidente è scomparso. Ve n'eravate accorte? Da un pezzo non è più con noi. Dov'è finito? Siete tutte donne ma di lui non c'è traccia.
    Tutte si guardarono attorno sgomente.
    - Ma che fine ha fatto? Era proprio la sua festa! – gridò Nadia.
    - Secondo me è da qualche parte a sbafarsi tutte le nostre provviste – commentò qualcuna.
    - Cerchiamolo. Non c'è un minuto da perdere – e la marcia riprese. L'agitazione era salita notevolmente nel gruppo e tante erano adesso le occhiate timorose, le attenzioni verso ogni particolare del mondo circostante.

    - Da tempo mi ero accorto che c'era qualcosa di strano intorno a noi – spiegò il presidente mentre attraversavano via via le varie parti della foresta – un particolare diverso dal solito... solo che non sapevo quale. Così ho provato a pensare a quello che ho detto e fatto, in cerca di una qualche risposta. Poi (l'avete visto anche voi) mi sono concentrato, mi sono ricordato e mi sono fermato. Nella mia mente sono comparse le parole che vi ho rivolto poco fa: “Mi raccomando, ragazze, state all'erta”... ragazze, ho detto, non ragazzi, riferendomi pure al vice... perché? Perché vedevo solo donne intorno a me... quindi, almeno a partire da quel momento, lui non era più tra noi.
    Seguì un silenzio di tomba.
    - Ma forse ci stiamo preoccupando per niente! – sbottò Nadia risentita. – Non potrebbe essersi perso? Questa foresta è così grande... per non parlare della vallata...
    - Potrebbe pure essersene andato a fare un giretto – ipotizzò Enrica, in uno dei suoi rari interventi.
    - Torniamo indietro e cerchiamolo in ogni angolo – propose il presidente. – Non può essere svanito nel nulla, di certo.
    - Andiamo!
    E via con le luci puntate e le armi spianate pronte ad affrontare ogni sorta di nemici.
    Gridarono il nome del vicepresidente più e più volte mentre facevano ritorno al club; nessuna risposta, neppure aumentando il volume della voce. Nessun segno di lotta sulla loro strada, tutto assolutamente normale... come se nulla vi fosse avvenuto.
    Anche al club nessuna traccia dello scomparso.
    L'eco delle loro voci si sparse nelle stanze desolate e non venne accompagnato da nessun altro suono. I tavoli giacevano vuoti nelle sale, lo schermo della televisione d'un nero profondo, le luci spente, i rubinetti silenziosi, mai aperti.
    - Cerchiamo qua attorno. Potrebbe non essere lontano.
    Tutti, chi più chi meno, si aspettavano di trovare qualche traccia, un segno del suo passaggio; ma i dintorni del club apparivano forse ancora più normali e tranquilli del basamento della Torre. Se mai vi fosse stato un qualche evento criminoso, la scena era ambientata altrove.
    - Proviamo in quella direzione – suggerì il presidente.
    Lentamente il gruppo si fece largo tra gli arbusti, una distesa folta che conduceva a un declivio con varie rocce calcaree, dure e spigolose, una vaga minaccia agli occhi di qualcuna.
    Poi finalmente un grido di giubilo, gesti concitati e occhi illuminati dalla felice scoperta. Non erano arrivati a capo del mistero, ma quantomeno erano sulla buona strada.
    - Guardate là!
    A un lato di una delle rocce, un ramo spezzato. Poco sotto, accanto a una roccia più piccola un altro ramo spezzato; e così via, fino alla base del declivio.
    Davanti a loro, una lunga scia di rami nelle stesse condizioni.
    - Conducono alla spiaggia. Quella è la nostra destinazione, andiamo! – e i primi intrepidi si fecero largo tra le rocce. Avrebbero corso qualsiasi rischio pur di trovare il loro caro amato membro del club.

    Le videro subito. Qualche passo nella sabbia biancastra ed ecco le prime gialliste fare cenno alle altre, puntando le pile e le lampade verso il basso.
    - A quanto pare avevamo ragione – commentò il presidente con una certa emozione. – Qualcosa dev'essere successo qui.
    - Cos'avete trovato? Delle tracce?
    - Guardate voi.
    Le varie luci e i pallidi riflessi della luna bastavano a mettere in risalto dei strani segni lasciati sulla sabbia, come se qualcuno avesse voluto tracciare un itinerario col dito, o con un ramoscello.
    - Sono delle lettere? Che c'è scritto?
    - È un disegno – rispose Anna per tutti. – E direi che è abbastanza chiaro. Un po' rozzo, semplice... ma efficace.
    - E rappresenta...
    - Una torre. È il disegno di una torre.
    - Mi sembra che non ci siano dubbi a questo punto – disse il presidente come per riassumere.
    Si alzò in piedi e si tolse un po' di sabbia dai pantaloni.
    - Qualcuno, credo proprio il nostro vice, ha tracciato questi segni nella sabbia. È una coincidenza troppo curiosa per pensare a una casualità. Forse si è allontanato da noi, mentre eravamo distratti, e qualcuno di quei maledetti ha cercato di fargli del male. Forse erano due o tre, forse di più. Le tracce sono chiare, ha capito subito dove sarebbe stato portato e ha voluto indicarcelo. La mia domanda è: quando l'abbiamo perso di vista? Lo ricordate?
    - Mi pare che fosse con noi quando siamo usciti a vedere la torre.
    - Io a dire il vero non me lo ricordo in quel momento.
    - A me sembra di ricordare che fosse dietro di me...
    - Anch'io credo che sia andata così...
    Il presidente le interruppe con un cenno.
    - Ho capito! Mi sembra di notare che ci siano tanti dubbi sulla questione. Al momento la teniamo da parte e ci concentriamo sulla cosa più importante: dobbiamo aiutare il nostro vice, adesso è rinchiuso nella torre e solo noi possiamo salvarlo!
    - Potrebbe avere le ore contate – mormorò Nadia con un brivido.
    - Ragazze, se avete delle armi con voi questo è il momento di cominciare a usarle.
    - Non chiedevo altro – Chiara prese il fucile e mirò con un certo sorriso di soddisfazione. Rebecca fece lo stesso con il suo revolver.
    - Siamo tutti pronti? Allora possiamo andare.
    A passo sostenuto il gruppo attraversò la spiaggia mentre la luna li accompagnava coi suoi pallidi riflessi.
    Man mano che passavano i minuti ecco l'odiata sagoma delinearsi davanti a loro, vagamente, tra gli arbusti e in mezzo agli alberi. Quando la luna parve essere al massimo dello splendore, eccoli di nuovo davanti al tremendo edificio, pronto ad aspettarli, famelico, rapace.
    “Maledetta torre... la pagherai!” pensò più di uno.
    Poi, superate le ultime esitazioni, il gruppo iniziò a scendere lungo la vallata, le armi puntate contro la massa scura, la mente rivolta al misterioso destino a cui stavano andando incontro.




    Fine quarta parte
    Ultima modifica di michael sniper : 03-03-2012 alle ore 17.42.33
    Se qualcuno/a conosce donne in gravidanza, dal sesto mese compreso in poi, della provincia di Cagliari, è gentilmente pregato/a e invitato/a a contattarmi tramite messaggio privato. Grazie mille a tutti

  2. #2
    Postatore Epico L'avatar di michael sniper
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    Riferimento: CLUB DEL GIALLO: La torre oscura - parte IV: Linee nella

    Pochi commenti, eh? Allora presto bisogna rilanciare
    Se qualcuno/a conosce donne in gravidanza, dal sesto mese compreso in poi, della provincia di Cagliari, è gentilmente pregato/a e invitato/a a contattarmi tramite messaggio privato. Grazie mille a tutti

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