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  1. #1
    Ospite non registrato

    Cercasi "angelo custode":dubbi post-lauream

    Qua ci vuole un vero tesoro che mi prenda sotto la sua ala protettrice e che mi spieghi un pò di cose.
    1)Tirocinio:Quando si fa?Dove si fa?Quanto dura?Quando si può iniziare?E' vero che ci sono delle date prestabilite?
    2)Esame di stato:Quando va fatto?Dopo il tirocinio?E' difficile?
    3)Come si fa per intraprendere la carierra in facolta rimanendo nell'ambito universitario?
    4)Che possibilità ci sono se non viene fatto nessun master o scuola di specializzazine?
    5)Quanto sono importanti le scuole di specializzazione?E' vero che bisogna prenotarsi per tempo?
    6) Io studio clinica&comunità.Quali sono le migliori scuole su Firenze e Milano?
    7)Che mi dite del San Raffaele di Milano.Ci sarà qke posto post- lauream per chi non ha studiato lì?
    Aiutatemi per favore sono confusa.

  2. #2
    L'avatar di Haruka
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    Ciao Scar io sono ancora al terzo anno della triennale quindi nn posso esserti molto d'aiuto pero' ti consiglio di specificare di quale uni seri e se sei vecchio o nuovo ordinamento Magari cosi' è un po' troppo vago...
    Benvenuta cmq e in bocca al lupo

  3. #3
    Ospite non registrato

    cercasi angelo custode 2

    Riguardo la richiesta di aiuto che ho scritto prima, devo specificare che sono del vecchio ordinamento clinica e comunità di Firenze

  4. #4
    L'avatar di Haruka
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    ti unisco il thread al precedente

  5. #5
    Partecipante Super Esperto
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    Non sono certo un angelo custode, ma capisco che i dubbi possano essere tanti, perciò vediamo di condividere un pò di informazioni
    1) TIROCINIO: si inizia sempre il 15 settembre o il 15 marzo, in modo da terminare il 14 settembre o il 14 marzo dell'anno successivo.
    In genere ogni università ha una lista di strutture convenzionate, in cui sono specificate le aree in cui operano. Il tirocinio va infatti fatto in due aree diverse (psicologia generale, sociale, clinica e di sviluppo, se ben ricordo), in due strutture diverse o nella stessa struttura (se è convenzionata in due aree). Almeno un paio di mesi prima della data di inizio conviene contattarle inviando curriculum e richiesta di tirocinio, in modo da ottenere un colloquio più approfondito in cui hai la possibilità di sapere che tipo di lavoro fanno e che tipo di lavoro potrai fare tu come tirocinante.
    Il tirocinio non è pagato e richede un impegno fra le 20 e le 30 ore settimanali (per un totale di 450 ore per semestre, anche se il monte ore potrebbe variare da università a università), se intanto vuoi lavorare (naturalmente non come psicologa perchè non sei ancora iscritto all'albo) conviene trovare un part-time e sperare che gli orari siano compatibili con quelli del tirocinio.

    ESAME DI STATO: può essere dato solo al termine dell'anno di tirocinio, in genere verso maggio/giugno per chi ha iniziato/terminato a marzo e novembre per chi ha iniziato/terminato a settembre. Può anche essere dato in una sessione successiva a quella di "appartenenza" ma sicuramente non prima dell'anno di tirocinio.
    Puoi farlo anche in un'università diversa da quella in cui ti sei laureata, anche se in genere i titoli rispecchiano un pò l'orientamento dell'università, perciò molti scelgono l'università in cui si sono laureati.
    Non è difficilissimo ma, avendo degli argomenti molto generali ed essendo la correzione spesso soggettiva, a volte è proprio una questione di fortuna!
    Poichè ci sono diverse prove (3 fino ad ora, 4 in futuro) dura alcuni mesi e solo quando lo avrai superato potrai presentare l'iscrizione all'ordine degli psicologi. Solo con l'iscrizione all'ordine puoi esercitare la professione di psicologo, fino a quel momento sei stata solo un "dottore in psicologia", potendo fare tutti quei lavori per cui può essere utile una laurea o una laurea in psicologia (vedi la selezione del personale che spesso è fatta anche da non psicologi, ma l'essere laureato in psicologia potrebbe costituire un titolo preferenziale).

    SCUOLE DI SPECIALIZZAZIONE: servono se vuoi diventare psicoterapeuta. Approfitto per smentire il fatto che con la scuola di specializzazione sia più semplice ottenere un lavoro: è sempre difficile!
    In genere richiedono l'iscrizione all'albo o almeno la possibilità di iscriversi entro il semestre. Personalmente credo sia meglio iscriversi quando si ha un pò di esperienza perchè ci sono più possibilità di "imparare" applicando quello che studi a quello che fai. Le scuole durano 4 anni e richiedono un tirocinio di 150/200 ore all'anno mentre le frequenti, perciò visto che spesso hanno la frequenza durante la settimana e che anche il tirocinio si fa nei giorni lavorativi, metti in conto un lavoro part-time per ancora qualche anno. Naturalmente nemmeno il tirocinio di specializzazione è retribuito.
    Le scuole a matrice psicoanalitica ti richiedono anche un'analisi personale, quelle sistemiche e cognitivo-comportamentali no (se poi la vuoi fare lo stesso, fai pure).
    Il costo è abbastanza alto: dai 3000 ai 5000 euro l'anno (più la psicoterapia personale). Mentre la frequenti devi inoltre iniziare ad avere casi tuoi (altrimenti su cosa/chi impari a fare psicoterapia) e questo può significare pagare l'affitto di uno studio. Per questo ritengo sia meglio farla se proprio lo si vuole fortemente e se magari hai già iniziato a lavorare (così puoi pagare le spese della scuola e avere la soddisfazione di usare quanto imparato, e dopo quello che paghi ti assicuro che questa soddisfazione ci vuole!).

    Anche per frequentare la specializzazione devi inviare domanda e curriculum, poi farai un colloquio e alla fine ti comunicheranno se sei stato accettato. I posti sono una ventina all'anno per ogni scuola e le domande molte di più, per cui c'è una certa scrematura che viene fatta secondo i criteri della scuola: per alcune può essere avere una psicoterapia personale in corso, per altre il fatto di essere già inserito nel mondo del lavoro, per altre ancora l'impressione che dai al colloquio di selezione,...

    MASTER: se non hai intenzione di imbarcarti nella specializzazione o se lo vuoi fare in un momento successivo, possono essere utili perchè ti danno una formazione su un argomento specifico (es psicologia giuridica, psicologia scolastica, mediazione familiare...).
    Anche i master richiedono un tirocinio non retribuito e hanno costi piuttosto alti, quasi quanto la specializzazione (durano però un solo anno e non richiedono una psicoterapia).
    INTRAPRENDERE LA CARRIERA IN UNIVERSITA': penso che molto dipenda dal professore con cui fai la tesi, che può proporti di fermarti in università, magari facendo lì il tirocinio post laurea.
    Se è una persona con cui ti trovi bene e ti interessa il suo ambito di ricerca, può essere molto interessante, altrimenti rischi di lavorare gratis ed essere pure insoddisfatta!
    In quel caso potresti poi fare il dottorato in università (che dura credo 3 anni e il cui costo dovrebbe essere come le tasse universitarie, anche se sono previste le borse di studio, che però a volte vengono assegnate in base a simpatie personali, malgrado per accedere ai dottorati sia necessario superare un esame).

    Questo è tutto quello che so, spero di esserti stata utile.
    Ciao
    Vimae

  6. #6
    Ospite non registrato
    Grazie mille!Sei stata più che esauriente....forse meglio di angelo..
    Te stai ancora studiando?
    Secondo te qual'è la strada migliore da seguire?

  7. #7
    Ospite non registrato
    E' obbligatorio fare la psicoterapia personale?
    Mi era stato detto che era obbligatorio farla durante l'università.E' vero?
    Consigliate di farla?E' utile?

  8. #8
    Partecipante Esperto
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    Se vuoi lavorare nella clinica, è sicuramente consigliata. Se vuoi fare psicoterapia, poi, è proprio "obbligatoria" !
    Del resto, oltre che un'importante esperienza personale, per uno psicologo clinico è anche un'esperienza "formativa" irrinunciabile. D'altra parte nella vita vuoi proporre ad altri di fare qualcosa che non hai fatto tu per prima ? :-)
    E poi è molto importante trovare una buona scuola di specializzazione... occhio alle fregature !

  9. #9
    HT Sirri
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Lpd
    Se vuoi lavorare nella clinica, è sicuramente consigliata. Se vuoi fare psicoterapia, poi, è proprio "obbligatoria" !
    Del resto, oltre che un'importante esperienza personale, per uno psicologo clinico è anche un'esperienza "formativa" irrinunciabile. D'altra parte nella vita vuoi proporre ad altri di fare qualcosa che non hai fatto tu per prima ? :-)
    E poi è molto importante trovare una buona scuola di specializzazione... occhio alle fregature !
    Diverse scuole la richiedono, per molte di queste e' necessario che venga svolta da qualcuno interno alla scuola stessa.
    In altre scuole non e' minimamente richiesta.

    La legge non la prevede.
    Diciamo che diviene di fatto obbligatoria in ambito psicoanalitico-psicodinamico.

    Credo che tu volessi dire piu' o meno questo parlando di "obbligatorieta'".

    Io non ne discuto l'utilita', anche se questa andrebbe definita all'interno di un metodo preciso.

    Un abbraccio,

    Stefano

  10. #10
    Partecipante Super Figo L'avatar di Pedrita
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    mi accodo!
    vorrei anche io essere guidata per la scuola di specializzazione: sono indecisa tra quella integrata e quella sistemica di cui nn so nulla. e poi vorrei lavorare durante la spec quindi andrebbe bene WE.
    e ovviamente sono + importanti quelle con i grossi nomi o no?

    [<<<Tutti sul lettino>>>clikka!
    questo è un video di sedute psicoanalitiche nei diversi film!
    il mio avatar è un quadro di BoB ArT

  11. #11
    Partecipante Esperto
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    Si, come osservato la psicoterapia personale ovviamente non è prevista dalla legge, ed infatti ho scritto che è "obbligatoria" solo tra virgolette... nel senso che la considero un "obbligo" professionale e deontologico, anche se non è vincolante da un punto di vista strettamente normativo. Del training individuale per gli psicologi clinici/psicoterapeuti si è parlato tanto, con posizioni anche molto diverse, ma penso sempre che un percorso del genere sia non solo potenzialmente utile da un punto di vista personale, ma che da un punto di vista strettamente professionale sia veramente "fondamentale"... non mi fiderei mai di una guida alpina che ha studiato le montagne solo sulle cartine, senza mai esserci stato di persona, e che adesso pretende di guidarmi saggiamente mentre mi trovo con la neve fino al collo :-D
    Quando una matricola mi chiede se è veramente necessaria, di solito gli rispondo: "Se non l'hai mai fatto tu, come puoi proporlo agli altri ? Come si può sapere ceh vissuti si prova a starsene "dall'altra parte" della scrivania, se non ci si è stati in prima persona ?".

    Ovviamente questo è un discorso che vale soprattutto per l'ambito psicoterapeutico, ma personalmente ritengo che anche chi operi come "semplice" (notare le virgolette) psicologo clinico possa trarre notevole giovamento personal-professionale da un percorso personale... si vede troppo spesso gente che non ha mai affrontato i propri problemi personali trasformarsi improvvisamente in consulente per i problemi altrui... e questo mi lascia sempre un pò perplesso (non nel senso che lo psicologo non abbia diritto ad una sana dose di casini personali; ma nel senso che, una volta consapevole di questi casini, dovrebbe lui per primo sentire la necessità di iniziare ad elaborarli professionalmente, anche per evitare che vadano poi a "contaminare" un pò troppo le relazioni cliniche che andrà a costruire con altri...)

    Saluti a tutti,
    Lpd

  12. #12
    HT Sirri
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da Lpd
    Si, come osservato la psicoterapia personale ovviamente non è prevista dalla legge, ed infatti ho scritto che è "obbligatoria" solo tra virgolette... nel senso che la considero un "obbligo" professionale e deontologico....
    Torno a dire: dipende.
    Dire questo e' come dire che gli unici psicoterapeuti seri sono di orientamento analitico-dinamico....
    .... mi pare troppo forte come posizione.

    La psicoanalisi utilizza dei metodi clinici per i quali diviene importante avere un'esperienza personale di questo tipo.

    Altri approcci hanno metodologie diverse, strumenti diversi, ecc.

    non mi fiderei mai di una guida alpina che ha studiato le montagne solo sulle cartine, senza mai esserci stato di persona, e che adesso pretende di guidarmi saggiamente mentre mi trovo con la neve fino al collo
    Quella che tu identifichi nell'alpino e' l'esperienza (essere gia' stato sulle montagne), e' paragonabile all'aver gia' fatto terapia, non averla fatta dall'altra parte.

    Comunque non facciamo un flame su questo, io dico solo che puo' essere un'esperienza importante, ed anche necessaria, dipende da che modello e da che strumenti decidi di usare.

    Un abbraccio,

    Stefano

  13. #13
    Partecipante Esperto
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    No, certo che non si fa un flame su una cosa del genere ! :-D

    Penso che comunque un percorso personale sia utile anche per persone che non seguono un orientamento analitico; ad es., in ambito cognitivo-comportamentale, o umanistico, o gestaltico, etc. Ovviamente devono cambiare modalità, impostazioni, obbiettivi di questo "percorso personale", ma ritengo utile e importante che il somministratore di un intervento l'abbia prima "sperimentato" sulla propria pelle. Un gatroenterologo mi raccontava che tutti gli specializzandi della sua scuola post-laurea venivano "caldamente invitati" a "farsi fare" una gastroscopia ed una colonscopia (sic), anche se non avevano motivi clinici per farlo, solo per "sentire cosa si provava": il dolore ed il disagio fisico, la fatica della preparazione dei giorni precedenti, l'imbarazzo psicologico di esami così intimi ed invasivi, le ansie dell'attesa, etc. Questo, si riteneva, avrebbe fornito ai futuri endoscopisti una sensibilità "personale" molto maggiore rispetto agli esami che avrebbero erogato così di frequente ai loro pazienti.
    La stessa cosa la vedo utile ed importante anche per lo psicologo, indipendentemente dal suo orientamento teorico (anche se ovviamente il tipo di "percorso" ed il suo significato complessivo variano notevolmente se si parla di un orientamento cognitivo o di uno dinamico).

    Per l'esempio della guida alpina, penso che rimanga valido: puoi fare mille endoscopie, ma nessuna di queste ti darà la sensibilità o l'esperienza che ti deriva dall'averne subita anche una soltanto. Mi puoi spiegare come uscire da un macerato franoso se hai una carta geomorfologica in mano, ma me lo puoi spiegare molto meglio se oltre ad avere la carta ti ci sei infangato in prima persona, provando a sbattere contro tutti i versanti, sentendo sotto i tuoi scarponi la consistenza del terreno, sudando copiosamente sotto la tua giacca di goretex fino a quando, alla fine, riemergi dal versante.
    A quel punto quel macerato franoso lo conosci meglio di chiunque si sia limitato a "contemplarlo" su una pur precisa carta geomorfologica, dando istruzioni con una radio ad altri su come uscirne...

    Comunque, hai ragione nello specificare che quella del percorso personale è una scelta che dipende dagli specifici obbiettivi, dagli orientamenti teorici e dal tipo di attività che vogliamo andare a concretizzare. Per molti psicologi può non essere nè utile nè interessante, ma credo che per chi si occupi di terapia (o anche di clinica) sia una scelta che può darti molto di più, in termini personali e professionali, di quanto ti darebbe il non farlo.

    Ciao !

  14. #14
    LiIa
    Ospite non registrato
    E' obbligatorio fare la psicoterapia personale?
    Mi era stato detto che era obbligatorio farla durante l'università.E' vero?
    Consigliate di farla?E' utile?(scar81)


    Originariamente postato da Lpd
    Se vuoi lavorare nella clinica, è sicuramente consigliata. Se vuoi fare psicoterapia, poi, è proprio "obbligatoria" !
    Del resto, oltre che un'importante esperienza personale, per uno psicologo clinico è anche un'esperienza "formativa" irrinunciabile. D'altra parte nella vita vuoi proporre ad altri di fare qualcosa che non hai fatto tu per prima ? :-)
    E poi è molto importante trovare una buona scuola di specializzazione... occhio alle fregature !
    Tempo fa mi sono imbattuta in questo argomento e vorrei aggiungere qualcosa. Come avete sottolineato la scelta di intraprendere un percorso “personale” può essere molto proficua, anche se non richiesta da scuole di vario orientamento. Secondo me, l'utilità è però strettamente connessa alla natura di questa scelta. una scelta cioè che, in quanto personale, dovrebbe essere essenzialmente indipendente da condizionamenti “esterni” tanto più se questi sono vincoli di “appartenenza” ad una scuola, o iter imposti per il conseguimento di una “abilitazione”. Mi riferisco alle note “analisi didattiche” che rischiano di rappresentare un requisito sterile se condotte con la motivazione del “patentino”. Probabilmente la formazione è un processo e un atteggiamento che si estende ben oltre i termini “scolastici” e non si esaurisce con il conseguimento di un diploma. Perciò personalmente non sono portata ad attribuire maggiore “credibilità” ad una scuola che richiede l’obbligo di analisi personale. Quanto al principio di intraprendere un percorso personale per sentirsi “legittimati” a “dispensare saggi consigli” trovo che sia un po’ dubbio, in primo luogo perché il terapeuta non è un dispensatore di consigli, e fermi restanti le competenze, la correttezza deontologica e la necessaria empatia che mette a disposizione, la “guida” vera e propria resta il paziente; inoltre i significati e i vissuti di un percorso personale non possono coincidere con quelli altrui. insomma in questa professione, non credo esista un vero e proprio punto di “arrivo” certificabile, e del resto, diffiderei di una guida alpina che, per quanto allenata e stracolma di bollini, è sicura di avere in tasca tutti i rischi del tragitto.

  15. #15
    Partecipante Esperto
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    Tempo fa mi sono imbattuta in questo argomento e vorrei aggiungere qualcosa. Come avete sottolineato la scelta di intraprendere un percorso “personale” può essere molto proficua, anche se non richiesta da scuole di vario orientamento. Secondo me, l'utilità è però strettamente connessa alla natura di questa scelta. una scelta cioè che, in quanto personale, dovrebbe essere essenzialmente indipendente da condizionamenti “esterni” tanto più se questi sono vincoli di “appartenenza” ad una scuola, o iter imposti per il conseguimento di una “abilitazione”. Mi riferisco alle note “analisi didattiche” che rischiano di rappresentare un requisito sterile se condotte con la motivazione del “patentino”. Probabilmente la formazione è un processo e un atteggiamento che si estende ben oltre i termini “scolastici” e non si esaurisce con il conseguimento di un diploma. Perciò personalmente non sono portata ad attribuire maggiore “credibilità” ad una scuola che richiede l’obbligo di analisi personale. Quanto al principio di intraprendere un percorso personale per sentirsi “legittimati” a “dispensare saggi consigli” trovo che sia un po’ dubbio, in primo luogo perché il terapeuta non è un dispensatore di consigli, e fermi restanti le competenze, la correttezza deontologica e la necessaria empatia che mette a disposizione, la “guida” vera e propria resta il paziente; inoltre i significati e i vissuti di un percorso personale non possono coincidere con quelli altrui. insomma in questa professione, non credo esista un vero e proprio punto di “arrivo” certificabile, e del resto, diffiderei di una guida alpina che, per quanto allenata e stracolma di bollini, è sicura di avere in tasca tutti i rischi del tragitto.
    Sicuramente la scelta di fare un percorso personale è, appunto, personale, ed il suo significato ed utilità dipende ovviamente dal "senso" che gli può essere costruito intorno (od attraverso). Che il terapeuta non sia un dispensatore di consigli è pacifico, ma del resto non ho mai sostenuto una tesi del genere; il percorso terapeutico è esperienziale (almeno nella mia visione, anche se altri potrebbero non essere concordi; ad es., pensa a molti interventi brevi di matrice cognitivo-comportamentale, che tra l'altro sono quelli che solitamente non richiedono il suddetto percorso personale...)
    I significati soggettivi non sono mai coincidenti tra le persone, ma l'utilità del percorso personale risiede probabilmente proprio nella presa di contatto con "processi", più che con "specifici contenuti": è un discorso su aspetti esperienziali di ordine diverso (i "metacontenuti", se mi passi l'analogia).
    E del resto, il percorso terapeutico individuale serve proprio ad evitare di sentirsi in tasca i "bollini da guida alpina", veicolando proprio un'esperienza del senso di limite personale, ed obbligando lo psicoterapeuta a confrontarsi continuamente con il "limite" e la conseguente necessità di mantenere un atteggiamente strutturalmente più aperto... il percorso personale è il punto di partenza, non quello di arrivo...

    Ciao !

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