• Opsonline.it
  • Facebook
  • twitter
  • youtube
  • linkedin
Pagina 1 di 2 12 UltimoUltimo
Visualizzazione risultati 1 fino 15 di 27

Discussione: Racconti per l'anima

  1. #1
    Partecipante Leggendario L'avatar di Haidy2009
    Data registrazione
    14-01-2009
    Messaggi
    2,406

    Racconti per l'anima

    Ciao a tutti cari opsiani

    vi piacerebbe condividere una storia, un racconto ? pensavo alle favole di Esopo dalle quali si poteva trarre qualche insegnamento così ho pensato di
    dare inizio a questo spazio dove poterci raccontare qualche storia alla quale attingere pensieri,riflessioni, Vita.
    Ognuno (chi vuole ovviamente eh ne scrive una, in stile "Poesie e versi del giorno" - per capirci )

    Inizio con questo racconto :

    Tanto tempo fa un santo monaco fu chiamato in un convento lontano dal suo per una festa del santo patrono e siccome era molto anziano preferì non affrontare il viaggio da solo. Chiamò uno dei chierici più giovani e gli disse:
    "Vieni con me, viaggeremo con il nostro bravo asino."
    Il chierico andò nella stalla, prese l'asino, il santo monaco gli salì in groppa e partirono. Cammina, cammina, ecco che, siccome era piovuto da poco, la strada era diventata fangosa. Mentre i due passavano tra la gente, un uomo disse:
    "Che brutta cosa! Il monaco se ne va tranquillo tranquillo in groppa all'asino e lascia il povero chierichetto a guazzare a piedi nel fango!"
    Il santo monaco sentì quel commento, scese dall'asino, vi fece salire il chierico e riprese il cammino a piedi, al suo fianco. Ed ecco un altro passante dire la sua:
    "Questa sì che è bella, cosa mi tocca vedere! Un povero vecchio a piedi e un giovane sano e robusto in groppa all'asino. Non c'è più rispetto, non c'è più carità!" A queste parole il ragazzo salta giù dall'asino, aiuta l'anziano monaco a salirvi di nuovo, risale anche lui e proseguono verso la città.
    Andarono avanti così per un bel po' fino a quando non si imbatterono in un uomo che li guardò con aria di rimprovero:
    "Siete gente senza cuore se caricate così quel povero asino, un peso simile potrebbe rovinarlo per sempre! Fra poco cadrà stremato, sotto il peso di quei due fannulloni! Ci vorrebbe almeno un pò di pietà"
    Ancora una volta, il santo monaco dette ascolto a quello che gli veniva detto, scese dall'asino, fece scendere anche l'allievo e continuarono a piedi lungo la strada fangosa. Avevano fatto appena un miglio quando si imbatterono in un altro passante che li guardò e scoppiò a ridere:
    "Si può essere più sciocchi di quei due? Hanno un asino e se ne vanno a piedi su questa strada piena di fango!"
    Allora il santo monaco si fermò e disse al chierico:
    "Hai capito, figliolo, come va il mondo?"
    "No, padre santo."
    "Ecco, siamo stati criticati prima perché io ero in groppa all'asino e tu a piedi, poi per la situazione opposta, poi perché eravamo tutti e due in groppa all'asino e infine perché, pure avendo una cavalcatura, guazzavamo a piedi nel fango."
    "E allora, padre santo?"
    "Allora sappi che, per quanto ti sforzerai di assecondare gli altri, ci sarà sempre qualcuno che avrà qualcosa da ridire.
    E allora tu impara a tirar dritto per la tua strada e a non prestare ascolto alle chiacchere della gente."

    Trovata sul calendario di frate Indovino
    Ultima modifica di Haidy2009 : 17-01-2012 alle ore 23.37.56
    "Non importa se vai avanti piano, l'importante è che non ti fermi". Confucio

  2. #2
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di Distillers
    Data registrazione
    15-01-2005
    Residenza
    provincia di Torino
    Messaggi
    1,182
    Blog Entries
    2

    Riferimento: Racconti per l'anima

    Chiunque abbia scritto questa cosa ha tentato di scopiazzarla da Charlie Chaplin, e il tentativo è riuscito anche male

    Comunque la mia, che a me piace molto:

    LA LEGGENDA DELLA STELLA MARINA

    Un uomo d’affari in vacanza stava camminando lungo una spiaggia quando vide un ragazzino. Lungo la riva c’erano molte stelle di mare che erano state portate lì dalle onde e sarebbero certamente morte prima del ritorno dell’alta marea.

    Il ragazzo camminava lentamente lungo la spiaggia e ogni tanto si abbassava per prendere e rigettare nell’oceano una stella marina.

    L’uomo d’affari, sperando d’impartire al ragazzo una lezione di buon senso, si avvicinò a lui e disse, “Ho osservato ciò che fai, figliolo. Tu hai un buon cuore, e so che hai buone intenzioni, ma ti rendi conto di quante spiagge ci sono qui intorno e di quante stelle di mare muoiono su ogni riva ogni giorno? Certamente, un ragazzo tanto laborioso e generoso come te potrebbe trovare qualcosa di meglio da fare con il suo tempo. Pensi veramente che ciò che stai facendo riuscirà a fare la differenza?”

    Il ragazzo alzò gli occhi verso quell'uomo, e poi li posò su una stella di mare che si trovava ai suoi piedi. Raccolse la stella marina, e mentre la rigettava gentilmente nell’oceano, disse: “Fa la differenza per questa.”
    «O siamo capaci di sconfiggere le idee contrarie con la discussione, o dobbiamo lasciarle esprimere. Non è possibile sconfiggere le idee con la forza, perché questo blocca il libero sviluppo dell'intelligenza.»
    Ernesto Guevara de la Sierna


    Il mio blog di ricette

  3. #3
    Partecipante Leggendario L'avatar di Haidy2009
    Data registrazione
    14-01-2009
    Messaggi
    2,406

    Riferimento: Racconti per l'anima

    Distillers che importa se è stata copiata male secondo te, lo scopo di questa stanza non è quella di perdersi nei dettagli di chi l'ha scritta o copiata, si guarda 'alla sostanza' .
    comunque grazie per aver partecipato anche tu con una storia, l'avevo letta tempo fa bella sempre
    ciao
    Ultima modifica di Haidy2009 : 18-01-2012 alle ore 11.20.38
    "Non importa se vai avanti piano, l'importante è che non ti fermi". Confucio

  4. #4
    Postatore Epico L'avatar di MEMOLEMEMOLE
    Data registrazione
    18-02-2005
    Residenza
    provincia di Latina
    Messaggi
    8,320

    Riferimento: Racconti per l'anima

    questa è una poesia..va bene lo stesso?....è bellissima..,.e si presta a mille riflessioni:





    Cammino per la strada, c’è una profonda buca nel marciapiede.
    Ci cado.
    Sono persa…sono impotente.
    Non è colpa mia.
    Ci vorrà un’eternità per trovare come uscirne.

    II

    Cammino per la stessa strada.
    C’è una profonda buca nel marciapiede.
    Fingo di non vederla.
    Ci ricado.
    Non riesco a credere di essere in quello stesso posto.
    Ma non è colpa mia.
    Ci vuole ancora molto tempo per uscirne.

    III

    Cammino per la strada.
    C’è una profonda buca nel marciapiede.
    Vedo che c’è.
    Ci ricado ancora.
    E’ un’abitudine.
    I miei occhi sono aperti, so dove sono.
    E’ colpa mia.
    Ne esco immediatamente

    IV

    Cammino per la strada. C’è una profonda buca nel marciapiede. La aggiro.

    V

    Cammino per un’altra strada.

    (autobiografia in 5 brevi capitoli di Portia Nelson)
    ." all'origine gli esseri umani erano doppi:possedevano 2 teste, 4gambe, 2 sessi uguali o diversi.Questa condizione cionferivaloro una grande forza e un ambizione tale che un giorno si lanciarono all'assalto del cielo.Allora zeus infuriato tagliò in due ciascuno di loro e da qual giorno ognuno è alla ricerca della sua metà!"
    .................

    nuovo regolamento: http://www.opsonline.it/help/
    ---------------------

    VENDITRICE ACCREDITATA DI OPSonline

  5. #5
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: Racconti per l'anima

    ORME SULLA SABBIA

    “Ho sognato che camminavo in riva al mare con il Signore
    e rivedevo sullo schermo del cielo tutti i giorni della mia vita passata.

    E per ogni giorno trascorso apparivano sulla sabbia due orme:

    le mie e quelle del Signore.

    Ma in alcuni tratti ho visto un sola orma.

    Proprio nei giorni più difficili della mia vita.

    Allora ho detto: “Signore, io ho scelto di vivere con te

    e tu mi avevi promesso che saresti stato sempre con me.

    Perché mi hai lasciato solo proprio nei momenti difficili?

    E lui mi ha risposto: “Figlio, tu lo sai che ti amo

    e non ti ho abbandonato mai:

    i giorni nei quali c’è soltanto un’orma nella sabbia

    sono proprio quelli in cui ti ho portato in braccio”.

    (anonimo brasiliano)

  6. #6
    Partecipante Leggendario L'avatar di Haidy2009
    Data registrazione
    14-01-2009
    Messaggi
    2,406

    Riferimento: Racconti per l'anima

    IL GRILLO E LA MONETA

    Un saggio indiano aveva un caro amico che abitava a Milano. Si erano conosciuti in India, dove l'italiano era andato con la famiglia per fare un viaggio turistico. L'indiano aveva fatto da guida agli italiani, portandoli a esplorare gli angoli più caratteristici della sua patria.
    Riconoscente, l'amico milanese aveva invitato l'indiano a casa sua. Voleva ricambiare il favore e fargli conoscere la sua città. L'indiano era molto restio a partire, ma poi cedette all'insistenza dell'amico italiano e un bel giorno sbarcò da un aereo alla Malpensa.
    Il giorno dopo, il milanese e l'indiano passeggiavano per il centro della città. L'indiano, con il suo turbante giallo attirava gli sguardi dei passanti e il milanese camminava tutto fiero d'avere un amico così esotico.
    Ad un tratto, in piazza San Babila, l'indiano si fermò e disse: "Senti anche tu quel che sento io? ".
    Il milanese, un po' sconcertato, tese le orecchie più che poteva, ma ammise di non sentire nient'altro che il gran rumore del traffico cittadino.
    "Qui vicino c'è un grillo che canta", continuò, sicuro di sé, l'indiano.
    "Ti sbagli", replicò il milanese "io sento solo il chiasso della città. E poi, figurati se ci sono grilli da queste parti".
    "Non mi sbaglio. Sento il canto di un grillo", ribatté l'indiano e decisamente si mise a cercare tra le foglie di alcuni alberelli striminziti. Dopo un po' indicò all'amico che lo osservava scettico un piccolo insetto, uno splendido grillo canterino che si rintanava
    brontolando contro i disturbatori del suo concerto.
    "Hai visto che c'era un grillo? ", disse l'indiano.
    "È vero", ammise il milanese. "Voi indiani avete l'udito molto più acuto di noi bianchi... ".
    "Questa volta ti sbagli tu", sorrise il saggio indiano. "Stai attento... ".
    L'indiano tirò fuori dalla tasca una monetina e facendo finta di niente la lasciò cadere sul marciapiede.
    Immediatamente quattro o cinque persone si voltarono a guardare.
    "Hai visto? ", spiegò l'indiano. "Questa monetina ha fatto un tintinnio più esile e fievole del trillare del grillo. Eppure hai notato quanti bianchi lo hanno udito? ".

    Bruno Ferrero
    Ultima modifica di Haidy2009 : 18-01-2012 alle ore 22.58.52
    "Non importa se vai avanti piano, l'importante è che non ti fermi". Confucio

  7. #7
    LucyVanPelt
    Ospite non registrato

    Riferimento: Racconti per l'anima

    IL MANDORLO

    Alto e trionfante, ben diritto e puntato verso il cielo, un mandorlo dominava sull'orto.
    Era felice quando le leggiadre cocorite dai vivaci colori o le cinciallegre eleganti e signorili si rincorrevano sui suoi rami; ospitava con gioia cardellini, usignoli e altri uccelli canterini.
    Ma un giorno si posò su uno dei suoi rami un upupa. L'uccello appoggiò l'orecchio alla corteccia dell'albero e percepì il formicolio delle minuscole ma voraci larve che abbondavano sotto la scorza. Infilò il suo lungo becco ricurvo nel tronco del mandorlo, cominciò a estrarre le larve e a divorarle.
    Il mandorlo precipitò in una cupa tristezza.
    Quell'uccello squallido, che frugava con il becco nella sua corteccia e rovinava la sua perfetta bellezza, era veramente insopportabile.
    Il superbo mandorlo fece di tutto per scacciare l'upupa, che finalmente un giorno se ne volò via.
    Da quel momento le piccole larve poterono ingrassare in pace e lentamente invasero tutto il tronco.
    Bastò un colpo di vento, una sera, a schiantare l'orgoglioso mandorlo.

    Se qualcuno ti "becca sotto la pelle", mostrandoti difetti e manchevolezze, non arrabbiarti. Ringrazialo.

  8. #8
    Partecipante L'avatar di Maitreyi
    Data registrazione
    05-12-2011
    Residenza
    Prato
    Messaggi
    49

    Riferimento: Racconti per l'anima

    L'uccello indiano

    Un mercante teneva un uccello in gabbia. Dovendo recarsi in India, paese originario dell'uccello, gli chiese se desiderava che gli riportasse qualcosa da quel paese. L'uccello chiese di ottenere la sua libertà, ma il mercante gliela negò. Allora lo pregò di recarsi in una certa giungla dell'India e di annunciare la sua cattività a tutti gli uccelli che vivevano in libertà.
    È ciò che fece il mercante, ma aveva appena finito di parlare quando un uccello selvatico, simile in tutto al suo, cadde esangue ai piedi del ramo sul quale era appollaiato.
    Il mercante pensò allora che doveva sicuramente trattarsi di un parente prossimo dell'uccello in gabbia, e fu addolorato di aver causato la sua morte.
    Quando fu di ritorno, l'uccello gli chiese se portava buone notizie dall'India.
    "Ahimé, no", disse il mercante, "temo che le notizie siano brutte! Uno dei tuoi parenti prossimi è stramazzato ai miei piedi quando ho parlato della tua cattività".
    Aveva appena pronunciato queste parole, quando l'uccello indiano stramazzò a sua volta nella gabbia. "La notizia della morte del suo parente ha ucciso anche lui", pensò il mercante. Era desolato; lo raccolse e andò a poggiarlo sul davanzale della finestra. All'istante, l'uccello tornò in vita e volò sul ramo più vicino.
    "Ora sai", disse l'uccello al mercante, "che ciò che per te era una calamità, per me era una buona notizia. E nota come il messaggio, cioè come comportarmi per riacquistare la mia libertà, mi è stato trasmesso proprio da te, mio carceriere". E volò via, finalmente libero.

    Racconto Sufi


    Io ero solamente ciò che tu toccavi, quello su cui – notte fonda, corvina –
    la fronte reclinavi tu.

    Iosif Aleksandrovic Brodskij

  9. #9
    Partecipante Leggendario L'avatar di Haidy2009
    Data registrazione
    14-01-2009
    Messaggi
    2,406

    Riferimento: Racconti per l'anima

    L'ALBERO DELLA VITA

    Durante una terribile tempesta di neve un piccolo fiocco fu scagliato così lontano da ritrovarsi solo. Attorno a lui tutto era scuro: né terra né acqua, né sole né luna, stava sospeso nel cielo, ma neanche lui sapeva dove e perché. Sapeva solo che fu il vento a spingerlo così lontano. Ogni fiocco cascava giù dal cielo assieme a tutti gli altri, ricoprendo la terra da un soffice manto bianco che garantiva al pianeta un equilibrio costante. Quell'equilibrio che non avrebbe mai permesso alle fiamme dell'inferno di bruciare il pianeta perciò tutti i fiocchi uniti l'uno con l'altro proteggevano, grazie alla loro unione la vita di ogni essere lì presente. Ma il piccolo fiocco non cascò dal cielo ma salì verso di esso.
    Un giorno il pianeta divenne così incandescente da sciogliere tutta la neve. Le fiamme divorarono ogni cosa originando un eco tumultuoso che fece tremare l'intero universo. Una nebbia oscura così come la notte avvolse il pianeta che per giorni non vide più la luce. Non rimase nulla se non una piccola pianta nata in quella stessa notte. Era sola nel pianeta ormai priva di vita, la sua sorte segnata come la vita dei suoi avi che placarono la fame delle fiamme dell'inferno.
    Il terzo giorno il calore del sole fu così cocente da far appassire tutte le sue foglie che ormai sfioravano la terra. Ma lassù, nei lontani orizzonti di quel cielo il piccolo fiocco stava ancora li, immobile, quando a un tratto iniziò a tremare così forte da sciogliersi e cascare giù. Andò a cadere sopra la piccola pianta che grazie a quell'acqua si riprese per poi generare un frutto tanto sacro così come la vita.

    Solo chi nasce piccolo può sperare di diventare grande...
    non importa essere pianta o neve... l'importante è far parte della vita.

    Anonimo
    Ultima modifica di Haidy2009 : 03-02-2012 alle ore 12.19.32
    "Non importa se vai avanti piano, l'importante è che non ti fermi". Confucio

  10. #10
    Postatore Epico L'avatar di MEMOLEMEMOLE
    Data registrazione
    18-02-2005
    Residenza
    provincia di Latina
    Messaggi
    8,320

    Riferimento: Racconti per l'anima

    FAVOLA DEI CALDO-MORBIDI ( Claude Steiner)


    C'era una volta un luogo, molto, molto, molto tempo fa, dove vivevano delle persone felici. Fra queste persone felici ce n'erano due che si chiamavano Luca e Vera. Luca e Vera vivevano con i loro due figli Elisa e Marco.

    Per poter comprendere quanto erano felici, dobbiamo spiegare come erano solite andare le cose in quel tempo e in quel luogo.
    Vedete, in quei giorni felici, quando un bimbo nasceva trovava nella sua culla, posto vicino a dove appoggiava il suo pancino, un piccolo, soffice e caldo sacchetto morbido. E, quando il bambino infilava la sua manina nel sacchetto, poteva sempre estrarne un… "caldomorbido".
    I caldomorbidi in quel tempo erano abbondantissimi e molto richiesti perché, in qualunque momento una persona ne sentisse il bisogno, poteva prenderne uno e subito si sentiva calda e morbida a lungo.

    Se, per qualche motivo, la gente non avesse ricevuto con una certa regolarità dei caldomorbidi, avrebbe corso il rischio di contrarre una strana e rara malattia. Era una malattia che partiva dalla spina dorsale e che lentamente portava la persona ad incurvarsi, ad appassire e poi a morirne.
    In quei giorni era molto facile procurarsi i caldomorbidi: se qualcuno li chiedeva, trovava sempre qualcun altro che li dava volentieri. Quando uno, cercando nel suo sacchetto, tirava fuori un caldomorbido, questo aveva la dimensione di un piccolo pugno di bambina ed un colore caldo e tenero. E subito, vedendo la luce del giorno, questo sorrideva e sbocciava in un grande e vellutato caldomorbido.
    E quando era posto sulla spalla di una persona, o sulla testa, o sul petto, e veniva accarezzato, piano piano si scioglieva, entrava nella pelle e subito la persona si sentiva bene e per lungo tempo.


    La gente a quel tempo si frequentava molto e si scambiava reciprocamente caldomorbidi. Naturalmente questi erano sempre gratis ed averne a sufficienza non era mai un problema.
    Come dicevamo poc'anzi, con tutta questa abbondanza di caldomorbidi, in questo paese tutti erano felici e contenti, caldi e morbidi per la gran parte del tempo.
    Ma, un brutto giorno, una strega cattiva che viveva da quelle parti si arrabbiò, perché, essendo tutti così felici e contenti, nessuno comprava le sue pozioni e i suoi unguenti.
    La strega, che era molto intelligente, studiò un piano diabolico.
    Una bella mattina di primavera, mentre Vera giocava serena in un prato con i bambini, avvicinò Luca e gli sussurrò all'orecchio:
    "Guarda Luca, guarda Vera come sta sprecando tutti i caldomorbidi che ha, dandoli a Elisa. Sai, se Elisa se li prende tutti, può darsi che, a lungo andare, non ne rimangano più per te".
    Luca rimase a lungo soprappensiero. Poi si voltò verso la strega e disse: "Intendi dire che può succedere di non trovare più caldomorbidi nel nostro sacchetto tutte le volte che li cercheremo?".
    E la strega rispose: "Proprio così. Quando saranno finiti, saranno finiti. E non ne avrete assolutamente più".
    Detto questo volò via, sghignazzando fra sé.


    Luca fu molto colpito da quanto aveva detto la strega e da quel momento cominciò ad osservare e a ricordare tutti i momenti in cui Vera dava caldomorbidi a qualcun altro.
    Di lì in poi divenne timoroso e turbato, perché gli piacevano i caldomorbidi di Vera e non voleva proprio rimanere senza. E pensava pure che Vera non facesse una cosa buona a dare tutti quei caldomorbidi ai bambini e alle altre persone.
    Cosi cominciò ad intristirsi tutte le volte che vedeva Vera elargire un caldomorbido a qualcun altro. E poiché Vera gli voleva molto bene, essa smise dì offrire così spesso caldomorbidi agli altri, riservandoli invece per lui.
    I bambini, vedendo questo, cominciarono naturalmente a pensare che fosse una cattiva cosa dar via caldomorbidi a chiunque e in qualsiasi momento venissero richiesti o si desiderasse farlo e, piano piano, senza quasi nemmeno accorgersene, diventarono sempre più timorosi di perdere qualcosa.
    Così anch'essi divennero più esigenti. Tennero d'occhio i loro genitori e, quando vedevano che uno di loro donava un caldomorbido all'altro, anche loro impararono a intristirsi. Anche i loro genitori se ne scambiavano sempre di meno e di nascosto, perché così pensavano che non li avrebbero fatti soffrire.
    Sappiamo bene come sono contagiosi i timori. Infatti, ben presto queste paure si sparsero in tutto il paese e sempre meno si scambiarono caldomorbidi.
    Nonostante ciò le persone potevano comunque sempre trovare un caldomorbido nel loro sacchetto tutte le volte che lo cercavano, ma essi cominciarono a estrarne sempre meno, diventando nel contempo sempre più avari.
    Presto la gente cominciò a sentire mancanza di caldomorbidi e, di conseguenza, a sentire meno caldo e meno morbido. Poi qualcuno di loro cominciò ad incurvarsi e ad appassire e talvolta persino a morire. Quella malattia, dovuta alla mancanza dì caldomorbidi, che prima della venuta della strega era molto rara, ora colpiva sempre più spesso.


    E sempre di più la gente andava ora dalla strega per comprare pozioni e unguenti, ma, nonostante ciò, non aveva l'aria di star meglio.
    Orbene, la situazione stava diventando di giorno in giorno più seria. A pensarci bene la strega cattiva in realtà non desiderava che la gente morisse (infatti pare che i morti non comprino balsami e pozioni), così cominciò a studiare un nuovo piano. Fece distribuire gratuitamente a ciascuno un sacchetto in tutto simile a quello dei caldomorbidi, ma questo era freddo mentre l'altro era caldo. Dentro il sacchetto della strega infatti c'erano i "freddoruvidi". Questi freddoruvidi non facevano sentire la gente calda e morbida ma fredda e scontrosa. Comunque fosse, i freddoruvidi un effetto ce l'avevano: impedivano infatti che la schiena della gente si incurvasse più di tanto e, anche se sgradevoli, servivano a tenere in vita gli abitanti di quel paese che una volta era stato felice.
    Così tutte le volte che qualcuno diceva: "Desidero un caldomorbido", la gente, arrabbiata e spaventata per il loro rarefarsi, rispondeva: "Non ti posso dare un caldomorbido, vuoi un freddoruvido?".
    E, a volte, capitava persino che due persone a passeggio insieme pensavano che avrebbero potuto scambiarsi dei caldomorbidi, ma una o l'altra delle due, aspettando che fosse l'altra ad offrirglielo, finiva poi per cambiare idea, e si scambiavano dei freddoruvidi.
    Stando così le cose, ormai sempre meno gente moriva di quella malattia, ma un sacco di persone erano sempre infelici e sentivano molto freddo e molto ruvido.
    E' inutile dire che questo fu un periodo d'oro per gli affari della strega.


    La situazione peggiorava ogni giorno. I caldomorbidi, che una volta erano disponibili come l'aria, divennero merce di grande valore e questo fece sì che la gente fosse disposta ad ogni sorta di cose pur di averne. In certi casi i caldomorbidi venivano estorti con l'inganno, in altri con violenza e, quando ciò avveniva, succedeva una cosa strana: questi non sorridevano più, sbocciavano poco e diventavano scuri.
    Prima che la strega facesse la sua apparizione la gente era solita trovarsi in gruppi di tre o di quattro o anche di cinque persone senza minimamente preoccuparsi di chi fosse a dare i caldomorbidi. Dopo la venuta della strega la gente cominciò a tenere per sé tutti i propri caldomorbidi, e a darli al massimo ad un'altra persona. Qualche volta succedeva che quelli che davano a persone esterne dei caldomorbidi si sentivano in colpa perché pensavano che il proprio partner molto probabilmente ne sarebbe stato dispiaciuto e geloso. E quelli che non avevano trovato un partner sufficientemente generoso andavano a comprare i loro caldomorbidi e questo gli costava molte ore di lavoro per racimolare il denaro.
    Un altro fatto sorprendente ancora succedeva. Alcune persone prendevano i freddoruvidi, che si trovavano facilmente e gratuitamente, li camuffavano ad arte con un'apparenza piacevole e morbida e li spacciavano per caldomorbidi. Questi caldomorbidi contraffatti venivano chiamati caldomorbidi di plastica e finirono per procurare guai ulteriori.
    Per esempio, quando due persone si volevano scambiare reciprocamente dei caldomorbidi pensavano, è ovvio, che si sarebbero sentiti bene, ma, in realtà, nulla cambiava e continuavano a sentirsi come prima e forse anche un pochino peggio. Ma, poiché pensavano in buona fede di essersi scambiati dei caldomorbidi genuini, rimanevano molto confusi e disorientati, non comprendendo che il loro freddo e le loro sensazioni sgradevoli erano in realtà il risultato dell'essersi scambiati caldomorbidi di plastica.
    Così la situazione si aggravava di giorno in giorno.


    I caldomorbidi erano sempre più rari e, a volte, anche guardati con sospetto, perché si confondevano con quelli di plastica, contraffatti. I freddoruvidi erano abbondanti e sgradevoli e tutti pareva volessero regalarli agli altri. C'era molta tristezza, paura e diffidenza e tutto questo era iniziato con la venuta della strega, che aveva convinto le persone che, a forza di scambiarsi caldomorbidi, un giorno non lontano avrebbe avuto la sorpresa di scoprire che erano finiti.
    Passò ancora del tempo e, un giorno, una donna florida e graziosa, nata sotto il segno dell'Acquario, giunse in quel paese sfortunato, portando il suo sorriso limpido e cordiale.
    Non aveva mai sentito parlare della strega cattiva e non nutriva alcun timore che i suoi caldomorbidi finissero. Li dava liberamente, anche quando non erano richiesti. Molti la disapprovavano perché pensavano che fosse sconveniente per i bambini vedere queste cose e temevano per la loro educazione
    Ma essa ai bambini piacque molto, tanto che la circondavano in ogni momento. E anche loro cominciarono a provare gusto nel dare agli altri caldomorbidi quando gliene veniva voglia. I benpensanti corsero ben presto ai ripari facendo approvare una legge per proteggere i bambini da un uso spregiudicato di caldomorbidi. Secondo questa legge era un crimine punibile dare caldomorbidi ad altri che non alle persone per cui si avesse avuto una licenza. E, per maggiore garanzia, queste licenze di darsi caldomorbidi si potevano avere per una sola persona e spesso duravano tutta la vita.
    Molti bambini comunque fecero finta di non conoscere la legge e, in barba a questa, continuarono a dare ad altri caldomorbidi quando ne avevano voglia o quando qualcuno glieli chiedeva. E, poiché c'erano molti, molti bambini - così tanti forse quanto i benpensanti - cominciò ad apparire chiaro che la cosa era molto difficile da contenere.


    A questo punto sarebbe interessante sapere come andò a finire. Riuscì la forza della legge e dell'ordine a fermare i bambini? Oppure furono invece i benpensanti a scendere a patti? E Luca e Vera, ricordando i giorni felici dove non c'era limite di caldomorbidi, ricominciarono a donarli ancora liberamente?
    La ribellione serpeggiava ovunque nel paese e probabilmente toccò anche il luogo dove vivete. Se voi volete (e io sono sicuro che voi lo volete), potete unirvi a loro a offrire e a chiedere caldomorbidi e, in questo modo, diventare autonomi e sani senza più il rischio che la vostra schiena si ripieghi per la sofferenza e rischi di raggrinzirsi.
    ." all'origine gli esseri umani erano doppi:possedevano 2 teste, 4gambe, 2 sessi uguali o diversi.Questa condizione cionferivaloro una grande forza e un ambizione tale che un giorno si lanciarono all'assalto del cielo.Allora zeus infuriato tagliò in due ciascuno di loro e da qual giorno ognuno è alla ricerca della sua metà!"
    .................

    nuovo regolamento: http://www.opsonline.it/help/
    ---------------------

    VENDITRICE ACCREDITATA DI OPSonline

  11. #11
    Postatore Epico L'avatar di MEMOLEMEMOLE
    Data registrazione
    18-02-2005
    Residenza
    provincia di Latina
    Messaggi
    8,320

    Riferimento: Racconti per l'anima

    FAVOLA DEI CALDO-MORBIDI ( Claude Steiner)


    C'era una volta un luogo, molto, molto, molto tempo fa, dove vivevano delle persone felici. Fra queste persone felici ce n'erano due che si chiamavano Luca e Vera. Luca e Vera vivevano con i loro due figli Elisa e Marco.

    Per poter comprendere quanto erano felici, dobbiamo spiegare come erano solite andare le cose in quel tempo e in quel luogo.
    Vedete, in quei giorni felici, quando un bimbo nasceva trovava nella sua culla, posto vicino a dove appoggiava il suo pancino, un piccolo, soffice e caldo sacchetto morbido. E, quando il bambino infilava la sua manina nel sacchetto, poteva sempre estrarne un… "caldomorbido".
    I caldomorbidi in quel tempo erano abbondantissimi e molto richiesti perché, in qualunque momento una persona ne sentisse il bisogno, poteva prenderne uno e subito si sentiva calda e morbida a lungo.

    Se, per qualche motivo, la gente non avesse ricevuto con una certa regolarità dei caldomorbidi, avrebbe corso il rischio di contrarre una strana e rara malattia. Era una malattia che partiva dalla spina dorsale e che lentamente portava la persona ad incurvarsi, ad appassire e poi a morirne.
    In quei giorni era molto facile procurarsi i caldomorbidi: se qualcuno li chiedeva, trovava sempre qualcun altro che li dava volentieri. Quando uno, cercando nel suo sacchetto, tirava fuori un caldomorbido, questo aveva la dimensione di un piccolo pugno di bambina ed un colore caldo e tenero. E subito, vedendo la luce del giorno, questo sorrideva e sbocciava in un grande e vellutato caldomorbido.
    E quando era posto sulla spalla di una persona, o sulla testa, o sul petto, e veniva accarezzato, piano piano si scioglieva, entrava nella pelle e subito la persona si sentiva bene e per lungo tempo.


    La gente a quel tempo si frequentava molto e si scambiava reciprocamente caldomorbidi. Naturalmente questi erano sempre gratis ed averne a sufficienza non era mai un problema.
    Come dicevamo poc'anzi, con tutta questa abbondanza di caldomorbidi, in questo paese tutti erano felici e contenti, caldi e morbidi per la gran parte del tempo.
    Ma, un brutto giorno, una strega cattiva che viveva da quelle parti si arrabbiò, perché, essendo tutti così felici e contenti, nessuno comprava le sue pozioni e i suoi unguenti.
    La strega, che era molto intelligente, studiò un piano diabolico.
    Una bella mattina di primavera, mentre Vera giocava serena in un prato con i bambini, avvicinò Luca e gli sussurrò all'orecchio:
    "Guarda Luca, guarda Vera come sta sprecando tutti i caldomorbidi che ha, dandoli a Elisa. Sai, se Elisa se li prende tutti, può darsi che, a lungo andare, non ne rimangano più per te".
    Luca rimase a lungo soprappensiero. Poi si voltò verso la strega e disse: "Intendi dire che può succedere di non trovare più caldomorbidi nel nostro sacchetto tutte le volte che li cercheremo?".
    E la strega rispose: "Proprio così. Quando saranno finiti, saranno finiti. E non ne avrete assolutamente più".
    Detto questo volò via, sghignazzando fra sé.


    Luca fu molto colpito da quanto aveva detto la strega e da quel momento cominciò ad osservare e a ricordare tutti i momenti in cui Vera dava caldomorbidi a qualcun altro.
    Di lì in poi divenne timoroso e turbato, perché gli piacevano i caldomorbidi di Vera e non voleva proprio rimanere senza. E pensava pure che Vera non facesse una cosa buona a dare tutti quei caldomorbidi ai bambini e alle altre persone.
    Cosi cominciò ad intristirsi tutte le volte che vedeva Vera elargire un caldomorbido a qualcun altro. E poiché Vera gli voleva molto bene, essa smise dì offrire così spesso caldomorbidi agli altri, riservandoli invece per lui.
    I bambini, vedendo questo, cominciarono naturalmente a pensare che fosse una cattiva cosa dar via caldomorbidi a chiunque e in qualsiasi momento venissero richiesti o si desiderasse farlo e, piano piano, senza quasi nemmeno accorgersene, diventarono sempre più timorosi di perdere qualcosa.
    Così anch'essi divennero più esigenti. Tennero d'occhio i loro genitori e, quando vedevano che uno di loro donava un caldomorbido all'altro, anche loro impararono a intristirsi. Anche i loro genitori se ne scambiavano sempre di meno e di nascosto, perché così pensavano che non li avrebbero fatti soffrire.
    Sappiamo bene come sono contagiosi i timori. Infatti, ben presto queste paure si sparsero in tutto il paese e sempre meno si scambiarono caldomorbidi.
    Nonostante ciò le persone potevano comunque sempre trovare un caldomorbido nel loro sacchetto tutte le volte che lo cercavano, ma essi cominciarono a estrarne sempre meno, diventando nel contempo sempre più avari.
    Presto la gente cominciò a sentire mancanza di caldomorbidi e, di conseguenza, a sentire meno caldo e meno morbido. Poi qualcuno di loro cominciò ad incurvarsi e ad appassire e talvolta persino a morire. Quella malattia, dovuta alla mancanza dì caldomorbidi, che prima della venuta della strega era molto rara, ora colpiva sempre più spesso.


    E sempre di più la gente andava ora dalla strega per comprare pozioni e unguenti, ma, nonostante ciò, non aveva l'aria di star meglio.
    Orbene, la situazione stava diventando di giorno in giorno più seria. A pensarci bene la strega cattiva in realtà non desiderava che la gente morisse (infatti pare che i morti non comprino balsami e pozioni), così cominciò a studiare un nuovo piano. Fece distribuire gratuitamente a ciascuno un sacchetto in tutto simile a quello dei caldomorbidi, ma questo era freddo mentre l'altro era caldo. Dentro il sacchetto della strega infatti c'erano i "freddoruvidi". Questi freddoruvidi non facevano sentire la gente calda e morbida ma fredda e scontrosa. Comunque fosse, i freddoruvidi un effetto ce l'avevano: impedivano infatti che la schiena della gente si incurvasse più di tanto e, anche se sgradevoli, servivano a tenere in vita gli abitanti di quel paese che una volta era stato felice.
    Così tutte le volte che qualcuno diceva: "Desidero un caldomorbido", la gente, arrabbiata e spaventata per il loro rarefarsi, rispondeva: "Non ti posso dare un caldomorbido, vuoi un freddoruvido?".
    E, a volte, capitava persino che due persone a passeggio insieme pensavano che avrebbero potuto scambiarsi dei caldomorbidi, ma una o l'altra delle due, aspettando che fosse l'altra ad offrirglielo, finiva poi per cambiare idea, e si scambiavano dei freddoruvidi.
    Stando così le cose, ormai sempre meno gente moriva di quella malattia, ma un sacco di persone erano sempre infelici e sentivano molto freddo e molto ruvido.
    E' inutile dire che questo fu un periodo d'oro per gli affari della strega.


    La situazione peggiorava ogni giorno. I caldomorbidi, che una volta erano disponibili come l'aria, divennero merce di grande valore e questo fece sì che la gente fosse disposta ad ogni sorta di cose pur di averne. In certi casi i caldomorbidi venivano estorti con l'inganno, in altri con violenza e, quando ciò avveniva, succedeva una cosa strana: questi non sorridevano più, sbocciavano poco e diventavano scuri.
    Prima che la strega facesse la sua apparizione la gente era solita trovarsi in gruppi di tre o di quattro o anche di cinque persone senza minimamente preoccuparsi di chi fosse a dare i caldomorbidi. Dopo la venuta della strega la gente cominciò a tenere per sé tutti i propri caldomorbidi, e a darli al massimo ad un'altra persona. Qualche volta succedeva che quelli che davano a persone esterne dei caldomorbidi si sentivano in colpa perché pensavano che il proprio partner molto probabilmente ne sarebbe stato dispiaciuto e geloso. E quelli che non avevano trovato un partner sufficientemente generoso andavano a comprare i loro caldomorbidi e questo gli costava molte ore di lavoro per racimolare il denaro.
    Un altro fatto sorprendente ancora succedeva. Alcune persone prendevano i freddoruvidi, che si trovavano facilmente e gratuitamente, li camuffavano ad arte con un'apparenza piacevole e morbida e li spacciavano per caldomorbidi. Questi caldomorbidi contraffatti venivano chiamati caldomorbidi di plastica e finirono per procurare guai ulteriori.
    Per esempio, quando due persone si volevano scambiare reciprocamente dei caldomorbidi pensavano, è ovvio, che si sarebbero sentiti bene, ma, in realtà, nulla cambiava e continuavano a sentirsi come prima e forse anche un pochino peggio. Ma, poiché pensavano in buona fede di essersi scambiati dei caldomorbidi genuini, rimanevano molto confusi e disorientati, non comprendendo che il loro freddo e le loro sensazioni sgradevoli erano in realtà il risultato dell'essersi scambiati caldomorbidi di plastica.
    Così la situazione si aggravava di giorno in giorno.


    I caldomorbidi erano sempre più rari e, a volte, anche guardati con sospetto, perché si confondevano con quelli di plastica, contraffatti. I freddoruvidi erano abbondanti e sgradevoli e tutti pareva volessero regalarli agli altri. C'era molta tristezza, paura e diffidenza e tutto questo era iniziato con la venuta della strega, che aveva convinto le persone che, a forza di scambiarsi caldomorbidi, un giorno non lontano avrebbe avuto la sorpresa di scoprire che erano finiti.
    Passò ancora del tempo e, un giorno, una donna florida e graziosa, nata sotto il segno dell'Acquario, giunse in quel paese sfortunato, portando il suo sorriso limpido e cordiale.
    Non aveva mai sentito parlare della strega cattiva e non nutriva alcun timore che i suoi caldomorbidi finissero. Li dava liberamente, anche quando non erano richiesti. Molti la disapprovavano perché pensavano che fosse sconveniente per i bambini vedere queste cose e temevano per la loro educazione
    Ma essa ai bambini piacque molto, tanto che la circondavano in ogni momento. E anche loro cominciarono a provare gusto nel dare agli altri caldomorbidi quando gliene veniva voglia. I benpensanti corsero ben presto ai ripari facendo approvare una legge per proteggere i bambini da un uso spregiudicato di caldomorbidi. Secondo questa legge era un crimine punibile dare caldomorbidi ad altri che non alle persone per cui si avesse avuto una licenza. E, per maggiore garanzia, queste licenze di darsi caldomorbidi si potevano avere per una sola persona e spesso duravano tutta la vita.
    Molti bambini comunque fecero finta di non conoscere la legge e, in barba a questa, continuarono a dare ad altri caldomorbidi quando ne avevano voglia o quando qualcuno glieli chiedeva. E, poiché c'erano molti, molti bambini - così tanti forse quanto i benpensanti - cominciò ad apparire chiaro che la cosa era molto difficile da contenere.


    A questo punto sarebbe interessante sapere come andò a finire. Riuscì la forza della legge e dell'ordine a fermare i bambini? Oppure furono invece i benpensanti a scendere a patti? E Luca e Vera, ricordando i giorni felici dove non c'era limite di caldomorbidi, ricominciarono a donarli ancora liberamente?
    La ribellione serpeggiava ovunque nel paese e probabilmente toccò anche il luogo dove vivete. Se voi volete (e io sono sicuro che voi lo volete), potete unirvi a loro a offrire e a chiedere caldomorbidi e, in questo modo, diventare autonomi e sani senza più il rischio che la vostra schiena si ripieghi per la sofferenza e rischi di raggrinzirsi.
    ." all'origine gli esseri umani erano doppi:possedevano 2 teste, 4gambe, 2 sessi uguali o diversi.Questa condizione cionferivaloro una grande forza e un ambizione tale che un giorno si lanciarono all'assalto del cielo.Allora zeus infuriato tagliò in due ciascuno di loro e da qual giorno ognuno è alla ricerca della sua metà!"
    .................

    nuovo regolamento: http://www.opsonline.it/help/
    ---------------------

    VENDITRICE ACCREDITATA DI OPSonline

  12. #12
    Postatore Compulsivo L'avatar di netaprina
    Data registrazione
    13-04-2009
    Residenza
    saldamente ancorata ad una piuma...
    Messaggi
    3,861
    Blog Entries
    1

    Riferimento: Racconti per l'anima

    Molto tempo fa c'era un uomo che aveva tre figli ai quali voleva molto bene. Non era nato ricco, ma con la sua saggezza e il duro lavoro era riuscito a risparmiare un bel po' di soldi e a comperare un fertile podere.
    Divenuto vecchio cominciò a pensare a come dividere tra i suoi figli ciò che possedeva. Un giorno decise di fare una prova per capire quale dei tre figli fosse il più saggio.
    Li chiamò al capezzale e diede a ciascuno cinque soldi e chiese loro di comperare qualcosa che riempisse la sua stanza che era vuota e spoglia. Ciascuno dei figli prese il denaro e uscì per esaudire i desideri del padre.
    Il figlio più grande pensò che era un lavoro facile. Andò al mercato e comperò la prima cosa che gli capitò sotto gli occhi: un fascio di paglia.
    Il secondo figlio pensò per qualche minuto, poi girò per tutte le bancarelle dei mercato e alla fine comperò delle bellissime piume.
    Il figlio più piccolo rifletté a lungo sul problema e si chiedeva: «Che cosa c'è che costa solo cinque soldi e che può riempire una stanza?». Solo dopo aver pensato per un bel po' di tempo trovò quel che faceva al suo caso e il suo volto si illuminò.
    Andò in un piccolo negozio e comperò con i suoi cinque soldi una candela e dei fiammiferi. Tornando a casa era felice e si domandava cosa avessero comperato i suoi due fratelli.
    Il giorno seguente, i tre figli si presentarono al padre. Ognuno portò il suo regalo. Il più grande sparse la paglia sul pavimento, ma era così poca che fu appena sufficiente per coprire un angolo. Il secondo mostrò le sue piume, ma riempirono appena due angoli. Il padre era molto deluso dei suoi due figli maggiori.
    Allora si rivolse al più piccolo: « E tu che cosa hai comprato? ».
    Il ragazzo accese la candela con un fiammifero e la luce di quell'unica fiamma si diffuse per la stanza e la riempì.
    Tutti sorrisero.
    Il vecchio padre fu felice del regalo del figlio più piccolo. Gli diede tutti i suoi averi, perché aveva capito che quel ragazzo era abbastanza intelligente per farne buon uso ed avere cura dei suoi fratelli.



  13. #13
    Partecipante Leggendario L'avatar di Haidy2009
    Data registrazione
    14-01-2009
    Messaggi
    2,406

    Riferimento: Racconti per l'anima

    IL NIBBIO CHE VOLEVA NITRIRE.


    Il nibbio, durante il primo periodo della sua esistenza, aveva posseduto una voce, certo non bella, ma comunque acuta e decisa. Egli, però, era sempre stato nutrito da una incontenibile invidia di tutto e di tutti. Sapeva di essere imparentato con l'aquila, ma questo, invece di costituire un vanto, non faceva altro che alimentare la sua gelosia: capiva di essere inferiore e si rodeva dalla rabbia per questo. Invidiava gli uccelli variopinti come il pappagallo e il pavone, lodati e vezzeggiati da tutti. Inoltre, si mostrava sprezzante nei riguardi dell'usignolo, dicendo tra sé:

    "Sì, ha una bella vocetta ma é troppo delicata e romantica! Roba da donnicciole! Se devo cercare di migliorare la mia voce certamente non prenderò come esempio questo stupido uccello. Io voglio una voce forte, che si imponga sulle altre!"
    Era un bel giorno di primavera. Il nibbio se ne stava tranquillamente appollaiato sopra un ramo di faggio, riparato dalle fresche fronde della pianta. Inaspettato, giunse un cavallo accaldato che, cercando un po' di refrigerio, andò a riposarsi all'ombra dell'albero.

    Sdraiandosi con l'intenzione di fare un sonnellino, l'equino, inavvertitamente si punse con un cardo spinoso e, dal dolore, lanciò un lungo e acutissimo nitrito.
    "Oh, che meraviglia!" Esclamò il nibbio con entusiasmo. Questa é la voce che andrebbe bene per me: acuta, imponente e inconfondibile!"

    Il nibbio cominciò da quel mattino, ad esercitarsi nell'imitazione di quel verso meraviglioso. Provò e riprovò scorticandosi la gola, ma inutilmente. Quando, dopo molti tentativi senza successo, si rassegnò a tornare alla sua voce originale, ebbe una brutta sorpresa: gli era sparita a furia di sforzarla! Cosi dovette accontentarsi di emettere un suono insignificante e rauco per tutta la vita!

    Chi, mosso da invidia, cerca di imitare ciò che è al di fuori della sua natura, perde anche le proprie doti originali.

    Esopo
    "Non importa se vai avanti piano, l'importante è che non ti fermi". Confucio

  14. #14
    Postatore Compulsivo L'avatar di netaprina
    Data registrazione
    13-04-2009
    Residenza
    saldamente ancorata ad una piuma...
    Messaggi
    3,861
    Blog Entries
    1

    Re: Racconti per l'anima

    Il suono di una sola mano
    Il maestro del tempio Kennin era Mokurai, Tuono Silenzioso. Aveva un piccolo protetto, un certo Toyo, un ragazzo appena dodicenne. Toyo vedeva che i discepoli più grandi andavano ogni mattina e ogni sera nella stanza del maestro per essere istruiti nel Sanzen o per avere privatamente qualche consiglio, e che il maestro dava loro dei koan per fermare le divagazioni della mente.
    Anche Toyo voleva fare il Sanzen.
    «Aspetta un poco» disse Mokurai. «Sei troppo giovane».
    Ma il piccolo insisteva, e l'insegnante finì con l'acconsentire.
    Quella sera, all'ora giusta, il piccolo Toyo si presentò alla porta della stanza Sanzen di Mokurai. Batté il gong per annunciarsi, fece tre rispettosi inchini prima di entrare, poi andò a sedersi in riguardoso silenzio davanti al maestro.
    «Tu puoi sentire il suono di due mani quando battono l'una contro l'altra» disse Mokurai. «Ora mostrami il suono di una sola mano».
    Toyo fece un inchino e se ne andò nella sua stanza per riflettere su questo problema.
    Dalla sua finestra poteva sentire la musica delle geishe.
    «Ah, ho capito!» proruppe.
    La sera dopo, quando il suo insegnante gli chiese di illustrargli il suono di una sola mano, Toyo cominciò a suonare la musica delle geishe.
    «No, no» disse Mokurai. «Questo non serve. Questo non è il suono di una sola mano. Non hai capito niente».
    Temendo che quella musica potesse disturbarlo, Toyo si trasferì in un luogo tranquillo.
    Riprese a meditare. «Quale può essere il suono di una sola mano?». Per caso sentì gocciolare dell'acqua. «Stavolta ci sono» si figurò Toyo.
    Quando tornò davanti al suo insegnante, Toyo imitò il gocciolare dell'acqua.
    «Che cos'è?» disse Mokurai. «Questo è il suono dell'acqua che gocciola, non il suono di una sola mano. Prova ancora».
    Invano Toyo meditava per sentire il suono di una sola mano. Sentì il respiro del vento.
    Ma quel suono venne respinto.
    Sentì il grido di un gufo. Anche questo venne rifiutato.
    Nemmeno le locuste erano il suono di una sola mano.
    Più di dieci volte Toyo andò da Mokurai con suoni diversi. Erano tutti sbagliati. Per quasi un anno si domandò quale potesse essere il suono di una sola mano.
    Finalmente il piccolo Toyo entrò nella vera meditazione e superò tutti i suoni. «Non potevo mettere insieme nient'altro,» spiegò più tardi «così ho raggiunto il suono senza suono».
    Toyo aveva realizzato il suono di una sola mano.



  15. #15
    LucyVanPelt
    Ospite non registrato

    Riferimento: Racconti per l'anima

    Un uomo era seduto in una stazione della metropolitana di Washington DC e iniziò a suonare il violino, era un freddo mattino di gennaio. Suonò sei pezzi di Bach per circa 45 minuti. Durante questo lasso di tempo, poiché era l’ora di punta, è stato calcolato che 1.100 persone sarebbero passate per la stazione, la maggior parte di loro con l’intento di andare a lavorare. Passarono tre minuti e un uomo di mezza età, notò che c’era un musicista che suonava. Rallentò il passo, si fermò per alcuni secondi, e poi si affrettò per riprendere il tempo perso. Un minuto dopo il violinista ricevette il primo dollaro di mancia: una donna lanciò il denaro nella cassettina e, senza neanche fermarsi, continuò a camminare.
    Pochi minuti dopo qualcuno si appoggiò al muro per ascoltarlo, ma poi guardò l’orologio e ricominciò a camminare. Chiaramente era in ritardo per il lavoro. Quello che prestò maggior attenzione fu un bambino di 3 anni. Sua madre lo invitava a sbrigarsi, ma il ragazzino si fermò a guardare il violinista. Infine la madre lo trascinò via ma il bambino continuò a camminare girando la testa tutto il tempo. Questo comportamento fu ripetuto da diversi altri bambini. Tutti i genitori, senza eccezione, li forzarono a muoversi. Nei 45 minuti che il musicista suonò, solo 6 persone si fermarono e rimasero un po'. Circa 20 gli diedero dei soldi, ma continuarono a camminare normalmente. Raccolse 32 dollari. Quando finì di suonare e tornò il silenzio, nessuno se ne accorse. Nessuno applaudì, né ci fu alcun riconoscimento.
    Nessuno lo sapeva ma il violinista era Joshua Bell, uno dei musicisti più talentuosi del mondo. Aveva appena eseguito uno dei pezzi più complessi mai scritti, su un violino del valore di 3.5 milioni di dollari. Due giorni prima che suonasse nella metro, Joshua Bell fece il tutto esaurito al teatro di Boston, dove i post in media costavano 100 dollari.

    Questa è una storia vera. Joshua Bell era in incognito nella stazione della metro, il tutto organizzato dal quotidiano Washington Post come parte di un esperimento sociale sulla percezione, il gusto e le priorità delle persone. La prova era se in un ambiente comune ad un’ora inappropriata: percepiamo la bellezza? Ci fermiamo ad apprezzarla? Riconosciamo il talento in un contesto inaspettato?
    Una delle possibili conclusioni di questa esperienza potrebbe essere:
    Se non abbiamo un momento per fermarci ed ascoltare uno dei migliori musicisti al mondo suonare la miglior musica mai scritta, quante altre cose ci stiamo perdendo ?

Pagina 1 di 2 12 UltimoUltimo

Privacy Policy