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Discussione: psicologi indignati

  1. #1
    Partecipante Affezionato L'avatar di cap
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    06-07-2004
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    bologna
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    psicologi indignati

    Questo è un periodo di grande movimento sociale: a differenza delle istituzioni che rimangono impantanate nel loro cieco stallo (caduto Berlusconi non si vedono all'orizzonte grandi cambiamenti) i movimenti sono in fermento, a Roma è stato occupato il teatro valle, a Bologna l'ex cinema arcobaleno. I cittadini si stanno riprendendo gli spazi della propria città, per renderli vivi, per costruire alternative. In Spagna medici e psicologi hanno occupato ex ospedali e hanno dato vita a forma alternative di aggregazione che creano occupazione e cure per la cittadinanza. Mi chiedo voi cosa ne pensate, perchè io sono convinta della necessità per noi psicologi di aggregarci e iniziare a pensare ad un cambiamento radicale, a partire dalla possibilità di creare dei centri di cura ed intervento psicologico, senza rimanere impigliati nella burocrazia e nelle mafiette locali.

  2. #2
    Partecipante
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    29-10-2011
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    Riferimento: psicologi indignati

    Se non ho capito male proponi di occupare edifici pubblici in disuso per trasformarli in centri di cura psicologica.
    Ora, tralasciando l'aspetto legale di un'occupazione abusiva di un edificio, mi vengono in mente un paio di considerazioni:
    - se vogliamo usare un edificio per qualsivoglia attività, questo edificio dovrà rispondere a tutte le norme di abitabilità, quindi deve avere determinati requisiti igienici, sanitari, strutturali, di accessibilità per i disabili, ... E' molto difficile che un edificio abbandonato abbia questi requisiti. Ti garantisco per esperienza personale che qualunque Comune sarebbe ben lieto di darti in comodato gratuito un suo edificio per 30 anni, se in cambio ti impegni a ristrutturarlo. Io sono direttore di una comunità, quando ho avviato questo progetto, prima di comprarmi un edificio ho provato a percorrere la via degli edifici pubblici, trovando buona disponibilità. Tuttavia sono giunto alla conclusione che se devo investire 300.000 Euro a fondo perso per ristrutturare una casa del comune, allora tanto vale investirne 500.000 per comprare un edificio che rimane di mia proprietà.
    - se invece ti riferisci a edifici pubblici in ottime condizioni, ma inutilizzati, puoi considerarti veramente fortunato (personalmente nella mia zona non conosco situazioni di questo tipo, perché non appena si prospetta la disponibilità di un edificio pubblico ci sono almeno 30 associazioni pronte a scannarsi fra di loro per ottenerne l'usufrutto). A quel punto presenti all'ente proprietario dello stabile il tuo progetto e gli chiedi di poter utilizzare l'edificio in questione, mettendo in evidenza l'utilità sociale del tuo progetto e il ritorno di immagine che il Comune avrà ospitando un'iniziativa di questo tipo.

    Una volta che hai i permessi però arriva la parte più difficile: come fai quadrare i bilanci del tuo centro? Lì dovrai mettere in gioco le tue capacità manageriali.

    Non mi è ben chiara invece la tua ultima frase: quali intoppi burocratici impediscono l'apertura di un centro psicologico? Per quale motivo la piccola criminalità organizzata dovrebbe opporsi?

  3. #3
    Partecipante
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    29-10-2011
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    Riferimento: psicologi indignati

    Dopo aver fatto la rassegna di tutte le possibile obiezioni vengo agli aspetti positivi della tua proposta:
    - apertura di grandi centri associati: questo è un tipo di offerta che forse manca. Potrebbe essere una strategia vincente, in virtù della grande visibilità che un centro di questo tipo potrebbe avere. Inoltre penso che la collaborazione sia spesso una buona arma: con tanti professionisti che operano all'interno il centro potrebbe essere altamente specializzato su tutto. Entrando più nel dettaglio, tu come li immagini questi centri psicologici?
    - esperienza spagnola: non conosco i progetti realizzati in Spagna ai quali ti riferisci. Avresti qualche link per approfondire l'argomento?

  4. #4
    Partecipante Affezionato L'avatar di cap
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    06-07-2004
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    Riferimento: psicologi indignati

    @edobianchi: per occupazione di edificio pubblico è ovvio che intendevo un lungo percorso di contrattazione con il comune e di regolarizzazione dell'edificio. Ma al di là dell'occupazione, volevo porre l'accento sulla necessità di creare un movimento che trovi delle soluzioni nuove perchè la professione dello psicologo e dello psicoterapeuta diventa ogni giorno più difficile da attuare.
    Non mi è ben chiara invece la tua ultima frase: quali intoppi burocratici impediscono l'apertura di un centro psicologico? Per quale motivo la piccola criminalità organizzata dovrebbe opporsi?
    non so negli altri posti, ma qui in Emilia Romagna, esiste una sorta di meccanismo (criminale, visto che toglie la possibilità di lavorare a chiunque non sia dentro a tale meccanismo) per cui TUTTO è in mano alle cooperative sociali, in particolare ad una cooperativa che, guarda caso, vince TUTTI gli appalti. Io ho finito la tavistock a Luglio e chissà come mai qui a Bologna è impossibile aprire un centro clinico perchè è tutto bloccato.
    Insomma, al di là dell'occupazione ( che è l'aspetto se vuoi più provocatorio) mi chiedevo come reagire ai continui attacchi alla nostra professione: dalla finanziaria tremonti che pone delle questioni deliranti e preoccupanti, alla difficoltà di lavorare perchè in Italia la figura dello psicologo non è riconosciuta (psicologo scolastico, psicologo di base...)l
    Purtoppo non ho link sulla situazione spagnola, hanno tenuto una conferenza a Bologna due medici e due psicologi spagnoli che raccontavano la loro storia all'interno del movimento degli indignati. Ascoltandoli mi sono chiesta come mai a Roma ci fossero tutti, ma non gli psicologi o se c'erano non erano aggregati, non c'è un movimento degli psicologi all'interno del movimento degli indignati. Io credo che oggi siamo di fronte ad un cambiamento storico e che solo stando dentro al movimento si possa avere la speranza di poter costruire qualcosa di positivo per la nostra professione, non rimanendo ognuno chiuso nel proprio studio alla ricerca di un paziente in più. Ma lottando per permettere alla cittadinanza di accedere ai servizi psicologici come è nel loro diritto, visibilità e informazione.

  5. #5
    Partecipante Assiduo L'avatar di crazy'njoy
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    09-01-2007
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    Riferimento: psicologi indignati

    Grande !
    Anche io sono convinto del fatto che potrebbe essere efficace, un'arma nuova e forse molto potente, creare delle vere cooperative, fatte di tanti psicologi che intendano creare dei servizi efficaci. D'altra parte non siamo certo pochi, e d'altra parte è saputo e riconosciuto che prevenire è meglio che curare, quindi alla società in generale converrebbe, faccio un esempio, pagare la consulenza gratuita a due genitori che versano in una situazione di disagio psico sociale e non riescono a gestire un figlio piuttosto che pagare la terapia di disontissacazione a quello stesso figlio quando da grande avrà fatto un percorso di tossicodipendenza e devianza sociale.
    Anche io sono indignato, per molte cose condivise da tutti quanti si fanno due conti in tasca e osservano la propria condizione, spesso inumana, in questa società.
    Soprattutto sono d'accordo sul fatto che un cambiamento non si possa chiedere, ma va creato. Solo noi possiamo cambiare la nostra condizione, perchè nessun altro ne avrebbe interesse.

    Quindi, secondo me, bisognerebbe, da un lato sensibilizzare l'opinione pubblica e dall'altro cercare delle convenzioni e appoggi da parte delle istituzioni. Certo che di questi tempi....
    Comunque essendo stato nel giro, come sfruttato, ti garantisco che di soldi ne girano tantissimi in questo settore, solo che si dissolvono in progettini dispersivi che solitamente non portano un servizio vero, utile e permanente, se non "sulla carta". Credo che una delle ragioni sia che solitamente queste cooperative sono create e gestite da persone che hanno una preparazione in economia, giurisprudenza... e abbiamo a che fare con politici e amministrazioni, ma gli psicologi sono solo "operatori".

  6. #6
    Postatore Compulsivo L'avatar di ste203xx
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    04-08-2003
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    Riferimento: psicologi indignati

    ciao cap, premettendo che neanch'io affronterei le difficoltà, commettendo illegalità, ma ovviamente non è questo che intendevi quando dicevi di occupare spazi o edifici della città. Riguardo all'assenza dipsicologi a Roma il giorno degli indignados...ahimé c'erano, anzi, "l'eroe de noantri" che ha gettato un estintore contro la camionetta dei carabinieri in fiamme, era proprio uno di noi, studente di psicologia, insomma non è stato un grande rappresentante della categoria con questo suo gesto. POteva indignarsi in altri modi, ad esempio andando a lavorare a Pantelleria nella raccolta dei capperi (lì cercano braccianti e non li trovano, quindi c'è posto), piuttosto che farsi mantenere ancora a 24 anni dai genitori, ancora al 1° anno di psicologia e pure in un'università privata. Fossi stata io, i miei genitori, come si suol dire, mi avrebbero "dato il resto", altroché. Anche altri indignados nelle stesse "sfortunate" condizioni (famiglie unite e senza gravissimi problemi economici...ok la mia è solo invidia) arrestati per analoghi gesti eroici...erano studenti di psicologia. Insomma visti vari esempi non edificanti, sinceramente comincio a pensarci su prima di muovermi come categoria o aggregarmi a movimenti (pseudo)sociali o proteste eclatanti con potenziali effetti distrutti (Roma messa a ferro e fuoco: non lo perdonerà mai a nessuno). Io quel sabato, seppur insignata da tante cose, stavo lavorando nella mia piccola stanzetta in subaffitto e non sono riuscita a prendere la metro e tornare a casa a causa di una ressa enorme di gente urlante, anzi mi sono molto impaurita, non si capiva che stava succedendo e che strada si potesse fare, dopo una giornata di lavoro. Siamo tantissimi e cresciamo a vista d'occhio, quindi inevitabilmente diventiamo molto diversi e finisce per accomunarci solo un inutile titolo di studio. Io non volgio avere nulla a che fare con chi incendia camionette e lancia estintori. Ho provato tante volte a coinvolgere colleghe per creare qualcosa insieme, è davvero difficile perché la loro speranaza era il posto fisso e non lo sviluppo della professione, cosa che richiede uno sforzo davvero enorme e capacità di vivere nell'incertezza. Riguardo al centro clinico: chi ti impedisce di aprirlo? In che senso a Bologna non puoi aprire niente? Basta prendere in subaffitto una stanza in uno studio, anche mezza giornata, attuare strategie di marketing incessanti ed ecco il centro, non c'è bisogno di grandi spese o centri nel senso materiale del termine. Si può partire con un buco, organizzi un seminario con la tua amica, poi un corso, poi si aggiunge un'altra amica, ed ecco il centro. Non aspettare iniziative dall'alto perché non ci saranno. sarebbe utile anche iniziare dal basso, se ognuno di noi si studia il marketing e ornanizza una piccola iniziativa locale, uno stupido incontro gratuito sulla comunicazione nella coppia. 10.000 stupidi incontri fanno una massa e creano il cambiamento. 10.000 persone che occupano spazi, vanno a protestare in piazza o si aggregano ma intorno a qualcosa di astratto e non a un progetto concreto e realizzabile, la vedo meno costruttiva

  7. #7
    fiona774
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    Riferimento: psicologi indignati

    Citazione Originalmente inviato da ste203xx Visualizza messaggio
    Non aspettare iniziative dall'alto perché non ci saranno. sarebbe utile anche iniziare dal basso, se ognuno di noi si studia il marketing e ornanizza una piccola iniziativa locale, uno stupido incontro gratuito sulla comunicazione nella coppia. 10.000 stupidi incontri fanno una massa e creano il cambiamento. 10.000 persone che occupano spazi, vanno a protestare in piazza o si aggregano ma intorno a qualcosa di astratto e non a un progetto concreto e realizzabile, la vedo meno costruttiva
    Completamente d'accordo.

  8. #8
    Partecipante
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    Riferimento: psicologi indignati

    Pure io sono assolutamente d'accordo.
    Un'unica cosa: i 10.000 stupidi incontri non produrranno comunque lavoro per 10.000 psicologi, ma forse per 100 si.
    Il fatto è che il rapporto fra domanda (scarsa) e offerta (troppa) è veramente troppo sbilanciato. Possiamo fare pubblicità alla categoria e in questo modo produrre un aumento della domanda, ma il numero totale degli psicologi rimane comunque troppo alto per pensare che ci possa essere lavoro per tutti. Il problema di fondo è che si tratta di una laurea che affascina, al di là degli sbocchi lavorativi che può dare, per cui tanti, troppi studenti, decidono di iscriversi a psicologia.

  9. #9
    Partecipante Affezionato L'avatar di cap
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    Riferimento: psicologi indignati

    sinceramente io lavoro da quattro anni, ho affittato una stanza e ho già un buon giro di pazienti, non ho nessuna intenzione di creare degli "stupidi incontri" per rimediare due-tre pazienti in più. Intendevo aprire una discussione sulle possibilità di difendere la nostra professione dai continui attacchi istituzionali. la cosa più simile alla mia idea è il movimento "altrapsicologia"

  10. #10
    Partecipante Affezionato L'avatar di cap
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    Riferimento: psicologi indignati

    Quindi, secondo me, bisognerebbe, da un lato sensibilizzare l'opinione pubblica e dall'altro cercare delle convenzioni e appoggi da parte delle istituzioni. Certo che di questi tempi....
    Comunque essendo stato nel giro, come sfruttato, ti garantisco che di soldi ne girano tantissimi in questo settore, solo che si dissolvono in progettini dispersivi che solitamente non portano un servizio vero, utile e permanente, se non "sulla carta". Credo che una delle ragioni sia che solitamente queste cooperative sono create e gestite da persone che hanno una preparazione in economia, giurisprudenza... e abbiamo a che fare con politici e amministrazioni, ma gli psicologi sono solo "operatori".
    concordo pienamente crazy'njoy, la strada è lunga e tortuosa, ma sicuramente conviene a tutti almento provare ad incamminarsi nella direzione giusra

  11. #11
    fiona774
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    Riferimento: psicologi indignati

    Citazione Originalmente inviato da cap Visualizza messaggio
    sinceramente io lavoro da quattro anni, ho affittato una stanza e ho già un buon giro di pazienti, non ho nessuna intenzione di creare degli "stupidi incontri" per rimediare due-tre pazienti in più.
    Scusami Cap, ma ci deve essere un equivoco. Se rileggi bene, nessuno parlava di fare "stupidi incontri" ( e poi stupidi fino ad un certo punto..) per rimediare pazienti. Si discuteva di fare "stupidi incontri" per promuovere una cultura del benessere psicologico nella cittadinanza e non solo (cioè organizzandosi anche con le amministrazioni pubbliche che magari vengono invitate,ecc.).
    Le battaglie si possono fare su più livelli.
    E non credo che l'uno escluda l'altro.
    Si possono gridare i propri diritti di lavoratori e categoria sanitaria e si può tentare nel frattempo di informare e promuovere la psicologia nella popolazione.
    Siamo più di 80 mila in Italia: sai in quanti livelli ci si potrebbe muovere per agevolare un cambiamento?!!
    Altrapsicologia è una bella realtà. Ed anche quello può essere un modo per creare cambiamento.
    Si possono fare molte cose. La creatività è una qualità che non manca allo psicologo.
    Ultima modifica di fiona774 : 18-11-2011 alle ore 16.12.58

  12. #12
    Partecipante Affezionato L'avatar di cap
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    si hai ragione fiona774.... è che siamo così tanti eppure siamo una categoria denigrata e calpestata: le scuole che formano counselor senza nessun titolo, l'assenza di psicologi nei luoghi di lavoro, le scuole di psicoterapie costosissime...a volte ho l'impressione che possano fare quello che vogliono perchè non temono una reazione della categoria, come accade per esempio con i medici. scusate lo sfogo, ma soprattutto in vista della cosidetta settimana del benessere vedo in giro degli eventi davvero discutibili, forse potremmo usare questo spazio per farci venire delle idee nuove, per progettare insieme... tu fiona sei di pesaro? insieme ad una collega sto presentando un progetto contro il burnout lavorativo presso la asur di pesaro, tu lavori in quella zona?

  13. #13
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    Riferimento: psicologi indignati

    Quando parli di assenza di psicologi nei luoghi di lavoro mi fai venire in mente un paio di osservazioni:
    1) entrare negli ambienti di lavoro non è facile, perché, a parte i manager delle grandi aziende, che di solito hanno dei consulenti preparati che conoscono l'utilità dell'intervento di uno psicologo, se pensiamo al tipico imprenditore di un'azienda medio-piccola non mi pare di vedere questa grande cultura in ambito psicologico. Per cui sta a noi andare a farci conoscere e a far capire che un nostro intervento può essere utile anche sul piano economico, perché noi siamo in grado di portare un migliore ambiente di lavoro e, di conseguenza, una maggiore produttività. Bisogna far capire che lo psicologo non è una spesa, ma un investimento.
    2) anche in questo ambito c'è la spietata concorrenza di professionisti di altri settori. Conosco alcuni allenatori che, con il loro diploma ISEF, e spesso neanche quello, vanno nelle aziende e fanno quello che dovrebbe fare lo psicologo. Parlano di azienda come una squadra, lavorono sulla coesione e sulla condivisione degli obiettivi. E lo fanno bene. Che cosa hanno in più rispetto agli psicologi? Il carisma, e la capacità di scendere al livello dei loro interlocutori (gli imprenditori), persone concrete e di livello culturale non certo altissimo.

    Complimenti per il tuo progetto cap, penso che ti sei buttata in un settore che ha ottime possibilità di crescita.

  14. #14
    fiona774
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    Citazione Originalmente inviato da cap Visualizza messaggio
    tu fiona sei di pesaro? insieme ad una collega sto presentando un progetto contro il burnout lavorativo presso la asur di pesaro, tu lavori in quella zona?
    Sì lavoro a Pesaro.
    E non faccio mistero del fatto che ho sperimentato il lavoro dentro l'Asur abbondantemente e in numerosi settori.
    E quindi ora lavoro felicemente solo privatamente.
    Non voglio fare polemiche, nè parlare male di un'Azienda in cui ho lavorato per tanto tempo e a cui tutto sommato sono rimasta affezionata.
    Diciamo che "Io" non sono adatta a lavorare nel contesto della sanità pubblica

    Certo che presentare un progetto può essere un buon punto di partenza. In alcuni Dipartimenti dell'Asur sono molto sensibili al tema del burnout. In altri meno. In bocca al lupo!!
    Ultima modifica di fiona774 : 19-11-2011 alle ore 20.30.49

  15. #15
    Partecipante Affezionato L'avatar di cap
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    grazie fiona

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