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Discussione: Psicologo.

  1. #1
    Partecipante Assiduo L'avatar di jackals17
    Data registrazione
    13-09-2011
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    Napoli
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    Psicologo.

    Salve a tutti ragazzi, vorrei aprire questa discussione, sperando davvero che non sia stata già trattata ma è improbabile, perché ci sono dei dubbi che davvero non vanno via, neanche con accurate ricerche o altro.
    Quindi, ho pensato bene di chiedere ai professionisti.

    Per essere sintetici, la cultura dello psicologo, l'idea di andarci dallo psicologo, qui in Italia ancora non esiste. Noi (scusate se uso il plurale) siamo ancora considerati, come ho letto anche in giro, I medici dei pazzi.
    E ciò che è peggio è proprio l'Italia, il popolo italiano che allontana la figura di questo. Secondo il popolo, chiunque vada dalla psicologo è considerato folle e, di conseguenza, alienato dal resto. Ed è per questo, credo, che gli psicologi non hanno futuro.
    Ora mi domando, che sbocchi professionali soddisfacenti, e non abbastanza soddisfacenti ma che diano tanto e riempiano tantissimo, può dare la facoltà di Psicologia in uno stato ancora troppo arretrato?

    Poi un'altra domanda, io non mi pongo il problema di un possibile trasferimento, anche all'estero, per dare il via alla mia professione. Ma, mi domandavo, la laurea che (spero) prenderò qui, sarà valida anche, per esempio, negli Stati Uniti? In modo tale da permettermi di lavorare quasi subito.?

  2. #2
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di Tenaciaa
    Data registrazione
    05-06-2011
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    1,309

    Riferimento: Psicologo.

    Non sono d'accordo.
    E' già da qualche decennio che la stigmatizzazione del disturbo psicologico è scemata e non a caso abbiamo assistito ad un proliferare di settori di intervento della psicologia.
    Diciamo che il problema principale è, secondo me, la mancanza di fondi (che novità!) che priva la scuola, la sanità in generale, le aziende, della nostra figura, e non perchè sia inutile ma perchè la si preferisce inglobarla in altre (lo psichiatra che nell'asl fa contemporaneamente il medico e lo psichiatra), nelle aziende proliferano i vari coach che di psicologico spesso sanno poco o nulla, nelle scuole allo psicologo si tende a sostituire goffamente il maestro di sostegno, insomma si va al risparmio purtroppo.
    La crisi comunque credo interessi anche altre figure non solo la nostra, almeno questo.

    Per quanto riguarda l'altro tuo dubbio sì, credo che la tua laurea possa essere sfruttata senza problemi all'estero xD
    Ultima modifica di Tenaciaa : 14-09-2011 alle ore 13.54.53

  3. #3
    Postatore Compulsivo L'avatar di arwen
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    Riferimento: Psicologo.

    ciao
    credo anche io che il problema non sia assolutamente la presenza dell'idea "psicologo=medico dei matti", quanto la mancanza di fondi... secondo me però la mancanza di soldi è da imputare in generale ad un'arretratezza DI BASE, che determina una scarsa attenzione - da parte di chi dovrebbe erogare finanziamenti (governo, regioni, comuni ecc) - sul problema del "terzo settore" e del settore sociale in generale
    basti pensare al problema delle categorie protette: da anni in Italia abbiamo una legge che tutela l'inserimento lavorativo delle persone disabili, eppure ancora le aziende non solo non si curano realmente della qualità dei posti di lavoro che vengono proposti alle persone disabili (mi occupo di inserimento lavorativo di persone disabili LAUREATE, e vi assicuro che viene loro proposto solo del lavoro come centralinisti ecc), ma addirittura molte aziende preferiscono pagare multe piuttosto che devolvere fondi/energie/tempo per approntare misure atte ad inserire persone disabili nel proprio organico
    questo perchè?
    perchè abbiamo una mentalità ancora ferma all'idea che le persone in difficoltà (disabili, persone con disagio psichico, carcerati, tossicodipendenti ecc) possono essere al massimo assistiti (e non davvero "riabilitati"), e conseguentemente l'alternativa all'assistenzialismo è il menefreghismo.... invece di pensare in termini di assistenza, bisognerebbe pensare in termini di cura e di presa in carico: questo è un discorso che fila anche da un punto di vista economico, perchè se assisto le persone in difficoltà, questo mi costa ogni anno 100, ma se provo a progettare percorsi di cura, di presa in carico, di inclusione, integrazione e re-inclusione, il progetto e le misure conseguenti mi costano certamente di più, ma è una spesa a breve termine: le persone che tornano a far parte della cittadinanza attiva sono persone che poi potranno iniziare (o ricominciare) a lavorare, comprare beni ed usare servizi, produrranno anche cultura ecc ecc

    Un esempio per tutti: in Norvegia le carceri sono fornite di ogni confort (biblioteche, palestre ecc) e le pene sono al massimo di 30 anni, però chissà come mai hanno un tasso di criminalità minore rispetto all'Italia, dove le carceri sappiamo come sono messe. Perchè? perchè dietro quelle biblioteche nelle carceri ci stanno dietro progetti non di punizione o assistenza "fine a se stessa" ma di riabilitazione di chi è in carcere...

    a presto
    Chiara
    Dott.ssa Chiara Facchetti
    Ordine Psicologi della Lombardia n.12625


    Io credo che le pietre respirino. Non possiamo percepirlo con le nostre brevi vite.

    Siamo tutti nella fogna, ma alcuni di noi guardano alle stelle (Oscar Wilde)

  4. #4
    Partecipante Assiduo L'avatar di jackals17
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    13-09-2011
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    Riferimento: Psicologo.

    Risposte esaustive e molto interessanti, vi ringrazio molto.
    Un inchino, signore.

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