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  1. #1
    Partecipante L'avatar di illyband
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    21-05-2011
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    43

    CASI CLINICI: Proviamo a confrontarci?

    Ragazzi vi posto questo caso che è uscito qualche anno fa a Padova.
    Proviamo a risolverlo insieme?

    C. di 56 anni si rivolge ad uno psicologo clinico su indicazione del medico di medicina generale, al quale si
    è rivolto in un momento di profonda crisi personale, che gli ha prescritto una terapia farmacologica con
    dosaggio minimo.
    Nel corso del colloquio dice di non farcela più, di aver paura di tutto, di non uscire di casa da alcuni mesi,
    di non riuscire più a guidare per il timore di far del male a se stesso o agli altri, e di sentire che il mondo gli
    crolla addosso. Recentemente, ha dovuto chiudere la sua attività lavorativa di artigiano, sia per aver
    maturato la pensione minima che per problemi di salute, in seguito ad alcuni interventi chirurgici per
    peritonite prima e un cancro alla pelle dopo. Della stessa forma tumorale era morto il padre, 25 anni fa,
    uno zio paterno e la nonna paterna. Dopo la repentina morte del padre, la madre è caduta in uno stato di
    sconforto da cui non si è più ripresa e C. è terrorizzato di fare la stessa fine del padre o della madre.
    Racconta di essersi sposato nel 1985 con A., già incinta, e di essere rimasto a vivere con lei nella stessa
    casa con la madre, dato che la sorella si era sposata alcuni anni prima. Per vent'anni circa la madre ha
    avuto bisogno di assistenza continua finché è stato costretto ad inserirla in una casa di riposo, con notevoli
    sensi di colpa. La figlia V. ora ha 22 anni, lavora ed è fidanzata e si prospetta una sua uscita di casa.
    Durante tutto il colloquio non riesce a stare seduto, cammina per la stanza, battendo lievemente la testa
    sulla scrivania e riferisce che il giorno prima si era recato al Pronto Soccorso in preda ad idee suicidarie.

  2. #2
    Partecipante Super Esperto L'avatar di brujabruja
    Data registrazione
    01-06-2006
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    ROMA
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    Riferimento: CASI CLINICI: Proviamo a confrontarci?

    Ragazzi che ne dite di questo caso?
    Elena, una studentessa universitaria di 24 anni, si presenta dallo psicologo del consultorio inviata dal medico di base. La sua famiglia, che “non ha mai vissuto particolari momenti di tensione”, è composta dal padre di 55 anni, imprenditore, descritta come una persona “rigida e distante” nei pochi momenti in cui è a casa; dalla madre di 50 anni, segretaria part-time; e dal fratello minore, di 20 anni, anch’egli studente universitario, che la accompagna alla visita.
    Per gran parte del giorno, da almeno 6 mesi, Elena presenta una notevole difficoltà a concentrarsi e vuoti di memoria, e questo le crea forte irritabilità e irrequietezza e forti crisi di agitazione: “ho spesso i nervi a fior di pelle”. Ha inoltre difficoltà ad addormentarsi e continui risvegli. Da quando tali disturbi si sono manifestati, ha iniziato ad uscire di meno, ad avere una vita sociale poco soddisfacente ed ad ottenere uno scarso rendimento nello studio. Lamenta un’eccessiva preoccupazione rispetto al suo calo di prestazione universitaria e una forte agitazione .che le rende le giornate “impossibili” e non le permette di continuare a svolgere le sue attività quotidiane (“la mia vita non è più la stessa”). Quando l’agitazione raggiunge il suo picco massimo, Elena avverte forte mal di testa, vertigine ed alcune volte perdita di equilibrio. Questi ultimi sintomi sono sopraggiunti successivamente all’interruzione dell’assunzione di sostanze. La ragazza riferisce infatti che nell’ultimo anno ha iniziato a bere alcolici e a fumare marijuana, inizialmente solamente nei week end, ma in seguito “quasi tutte le sere”, in compagnia di amici. Ha inoltre fatto uso di anfetamine, sotto consiglio delle sue amiche più intime, per perdere peso in previsione dell’estate, ed ha effettivamente perso qualche chilo. Quando i genitori hanno scoperto che la figlia faceva uso di “qualche cosa”, Elena ha deciso di interrompere drasticamente il consumo di alcolici, di marijuana e di anfetamine. I genitori hanno insistito affinché andasse dal medico, il quale, dopo aver escluso qualsiasi disturbo organico, la ha inviata al consultorio. La paziente lamenta tali disturbi la prima volta.

  3. #3
    Partecipante Super Esperto L'avatar di brujabruja
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    01-06-2006
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    Riferimento: CASI CLINICI: Proviamo a confrontarci?

    Altro caso....dai ragazzi confrontiamoci

    F. 50 anni, sposata senza figli.fa parte di un'associazione di volontariato dove svolge attività di doposcuola a bambini e ragazzi con difficoltà di apprendimento. oltre all'attività didattica i ragazzi vengono accompagnati fuori a giocare. F, ptrogetta giochi e attività di intrattenimento. la vita sociale e relazionale di f. è notevole: fa parte di un coro parrocchiale, partecipa insieme al marito a gite organizzate dalla parrocchia e dai centri sociali e partecipa a gruppi teatrali. malgrado la quantità di contatti umani F. si sente distaccata e fredda nelle rellazioni con gliatri i quali la fanno arrabbiare quando non sono perrcisi: ad esempio quando vede genitori porre poche attenzioni ai figli o quando i ragazzi non comprendono il suo sforzo educativo. finisce con il rimanere amareggiata a ferustrata per qualche motivo perchè qualcosa non è andato nel verso giusto. ha strutturato dei rituali:mettersi gli stessi vestiti, anche se vecchi e lisi, per fronteggiare una determinata situazione. ritiene che l'impegno e il sacrificio possano far ottenere risultati importanti nella vita, sembra però trascurare l'aspetto giococo ed ironico, fa fatica a capire le battute, è sempre in apprensione. per questo motivo il marito la giudica "un pò matta". chiede un trattamento psicologico per fronteggiare questa percepita infelicità.
    Che ne dite?

  4. #4
    Partecipante
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    01-09-2011
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    Riferimento: CASI CLINICI: Proviamo a confrontarci?

    ciao io sto ancora memorizzando i criteri cercando di trovare delle terapie da consigliare per ogni disturbo ma cercherò di provare a svolgere qualche caso da te proposto...anzi se vuoi possiamo confrontarci anche rispetto alle ipotesi di intervento...

  5. #5
    Partecipante Super Esperto L'avatar di brujabruja
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    01-06-2006
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    Riferimento: CASI CLINICI: Proviamo a confrontarci?

    Citazione Originalmente inviato da beabeabeabea Visualizza messaggio
    ciao io sto ancora memorizzando i criteri cercando di trovare delle terapie da consigliare per ogni disturbo ma cercherò di provare a svolgere qualche caso da te proposto...anzi se vuoi possiamo confrontarci anche rispetto alle ipotesi di intervento...
    Cerrto non c'è problema

  6. #6
    Partecipante
    Data registrazione
    01-09-2011
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    36

    Riferimento: CASI CLINICI: Proviamo a confrontarci?

    Citazione Originalmente inviato da brujabruja Visualizza messaggio
    Ragazzi che ne dite di questo caso?
    Elena, una studentessa universitaria di 24 anni, si presenta dallo psicologo del consultorio inviata dal medico di base. La sua famiglia, che “non ha mai vissuto particolari momenti di tensione”, è composta dal padre di 55 anni, imprenditore, descritta come una persona “rigida e distante” nei pochi momenti in cui è a casa; dalla madre di 50 anni, segretaria part-time; e dal fratello minore, di 20 anni, anch’egli studente universitario, che la accompagna alla visita.
    Per gran parte del giorno, da almeno 6 mesi, Elena presenta una notevole difficoltà a concentrarsi e vuoti di memoria, e questo le crea forte irritabilità e irrequietezza e forti crisi di agitazione: “ho spesso i nervi a fior di pelle”. Ha inoltre difficoltà ad addormentarsi e continui risvegli. Da quando tali disturbi si sono manifestati, ha iniziato ad uscire di meno, ad avere una vita sociale poco soddisfacente ed ad ottenere uno scarso rendimento nello studio. Lamenta un’eccessiva preoccupazione rispetto al suo calo di prestazione universitaria e una forte agitazione .che le rende le giornate “impossibili” e non le permette di continuare a svolgere le sue attività quotidiane (“la mia vita non è più la stessa”). Quando l’agitazione raggiunge il suo picco massimo, Elena avverte forte mal di testa, vertigine ed alcune volte perdita di equilibrio. Questi ultimi sintomi sono sopraggiunti successivamente all’interruzione dell’assunzione di sostanze. La ragazza riferisce infatti che nell’ultimo anno ha iniziato a bere alcolici e a fumare marijuana, inizialmente solamente nei week end, ma in seguito “quasi tutte le sere”, in compagnia di amici. Ha inoltre fatto uso di anfetamine, sotto consiglio delle sue amiche più intime, per perdere peso in previsione dell’estate, ed ha effettivamente perso qualche chilo. Quando i genitori hanno scoperto che la figlia faceva uso di “qualche cosa”, Elena ha deciso di interrompere drasticamente il consumo di alcolici, di marijuana e di anfetamine. I genitori hanno insistito affinché andasse dal medico, il quale, dopo aver escluso qualsiasi disturbo organico, la ha inviata al consultorio. La paziente lamenta tali disturbi la prima volta.


    Per le finalità diagnostiche richieste faremo riferimento al DSM- IV - TR. alcuni sintomi dichiarati dalla ragazza potrebbero orientare la nostra attenzione verso i Disturbi d'ansia (asse I). La sintomatologia riferita dalla ragazza " nervi a fior di pelle"," vuoti di memoria", "difficoltà ad ddormentarsi" presente da almeno 6 mesi; l'eccessiva preoccupazione relativa al calo delle sue prestazioni universitarie e l'agitazione che le "rende impossibile continuare le attività quotidiane, porterebbero ad ipotizzare una diagnosi di disturbo D'Ansia Generalizzato. Tuttavia dovrebbe essere preso in considerazione anche il fatto che nell'ultimo anno Elena abbia assunto anfetamine, alcool e che a seguito dell'nterruzione abbia manifestato vertigini, mal di testa e talvolta perdita di equilibrio. Ciò potrebbe far pensare ad un Disturbo D'Ansia indotto da Sostanze.
    Tuttavia non abbiamo sufficenti elementi per poter porre una diagnosi certa, da quì l'importanza di ulteriori approfondimenti, per la raccolta di maggiori informazioni, attraverso il colloquio psicologico, ad esempio in quali circostanze la sintomatologia diventa più acuta, e indagare se vi siano altre tematiche (oltre il rendimento universitario), o attività, su quali verte l'eccessiva preoccupazione. Inoltre come strumento ausiliario al colloquio psicologico, in virtù di quanto affermato e relativamente all'uso del DSM-IV-TR come manuale di riferimento, si potrebbe suggerire la somministrazione della SCID-I per accertare ed eventualmente escludere la presenza di disturbi di asse I ipotizzati.
    Dal punto di vista delle relazioni familiari abbiamo poche informazioni, per cui sarebbe utile approfondire il rapporto con i genitori e con il fratello. Al contempo sarebbe utile approfondire le relazioni della sfera amicale presenti nel resoconto clinico soltanto in merito all'uso di sostanze. Qualora la diagnosi principale di disturbo d'ansia generalizzato venisse confermata da ulteriori colloqui e dalla somministrazione della Scid I si potrebbe suggerire un intervento specialistico di tipo cognitivo comportamentale con l'obiettivo di sostituire i pensieri disfunzionali e modificare le risposte d'ansia ad esempio attraverso tecniche di desinsibilizzazione verso gli stimoli ansiogeni (oddio sono molto confusa circa l'obiettivo terapeutico qualcuno può correggermi o eventualmente suggerirmi qualcosa in merito?) (oppure) con l'obiettivo di ridurre i sintomi ansiosi e promuovere il ripristino delle normali funzionalità psicosociali.


    E' il primo caso che svolgo...quindi spero che qualcuno possa correggermi o darmi consigli per una più adeguata stesura...Aspetto vostro confronto
    Ultima modifica di beabeabeabea : 15-09-2011 alle ore 22.46.05

  7. #7
    Partecipante Super Esperto L'avatar di brujabruja
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    Riferimento: CASI CLINICI: Proviamo a confrontarci?

    Bea....direi che ci siamo, hai colto appieno il mdo di descrivere il caso clinico. Brava

  8. #8
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    Riferimento: CASI CLINICI: Proviamo a confrontarci?

    grazie... sto ancora studiando i disturbi di personalità, voi sapete indicarmi una terapia da consigliare in caso di disturbo schizotipico e paranoide? Comunque quando volete possiamo confrontarci su un altro caso

  9. #9

    Riferimento: CASI CLINICI: Proviamo a confrontarci?

    Citazione Originalmente inviato da beabeabeabea Visualizza messaggio
    grazie... sto ancora studiando i disturbi di personalità, voi sapete indicarmi una terapia da consigliare in caso di disturbo schizotipico e paranoide? Comunque quando volete possiamo confrontarci su un altro caso
    ho trovato che non esiste un trattamento specifico per questa condizione,gli antipsicotici , nonostante possono risultare utili per la sintomatologia, sono poco tollerati. Può essere utile riportare questi soggetti su un piano di realtà

  10. #10
    Partecipante Super Esperto L'avatar di brujabruja
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    Riferimento: CASI CLINICI: Proviamo a confrontarci?

    X Bea, per i disturbi di personalità è difficile evidenziare un trattamente specifico, anche perchè questi soggetti non arriveranno mai in seduta se non per altri motivi, sicuramente una terapia a setting individuale e di tipo supportivo più che espressivo. Sempre consifgliare anche la consulenza psichiatrica per la cura farmacologica.

  11. #11
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    Riferimento: CASI CLINICI: Proviamo a confrontarci?

    grazie per le vostre risposte...ho bisogno di una vostro altro chiarimento nel suggerire l'ipotesi di intervento terapeutico devo rifarmi alla distinzione tra terapia espressia e supportiva ad esempio dire che consiglierei una terapia espressiva specificando poi gli approcci quali psicodimamico, cognitivo comportamentale ecc oppure posso procedere direttamente dicendo che consiglierei un invio ad un psicoterapeuta per una terapia di tipo cognitivo comportamentale ad esempio? Spero mi possiate aiutare perchè sonp un pò in confusione

  12. #12
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    Riferimento: CASI CLINICI: Proviamo a confrontarci?

    Ciao a tutti! Come procede lo studio?
    Io darò l'esame a novembre e sto entrando un pò in crisi e per questo vi chiedo se potete darmi un consiglio... Io mi sono laureata in psicologia clinica e di comunità e per la terza prova ho sempre pensato di farla in clinica adulti anche se nel tirocinio, dove però non si faceva alcun tipo di diagnosi, ho fatto tanta psicologia scolastica. Ora però se mi metto a leggere qualche caso mi rendo conto di avere molta più facilità con i casi di sviluppo.
    secondo voi ha senso scegliere di fare la terza prova in sviluppo?

    C'è qualcuno che sa quali casi di sviluppo sono stati dati precedentemente nelle sessioni passate? Possiamo lavorarci su insieme, così da avere un confronto anche su questi casi?

    Grazie!

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