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  1. #1

    attaccamento alla patologia

    sopravvivo da anni nel terrore (ansia generalizzata) che mi provoca angoscia e rabbia, mi è stato diagnosticato un disturbo di personalità NAS.
    Dal punto di vista psicologico, quello che mi separa dalla guarigione è l'abitudine, l'attaccamento alla patologia che altro non è che un modo di essere attuato per adeguarsi ad un passato di tensione, mancanza di punti di riferimento e rinforzi positivi.
    In sintesi la mia patologia è un modo di essere reattivo alle mie esperienze passate, al mio trascorso di vita.
    Razionalmente in anni di psicoterapia (analitica e cognitivo-comportamentale) ho realizzato che le ragioni della paura, dell'allarme e della conseguente tristezza e rabbia, sono ormai lontane nel tempo e nello spazio e anche che sono state interpretate in modo "pesante" da me, ma la mia emotività non ne vuol sapere di cambiare... a questo punto, spero, che solo il futuro convinca il mio inconscio che non ci sono pericoli reali e che riuscirò a svestirmi da questo stato d'animo, svincolandolo dal passato e legandolo agli eventi reali del presente.
    La mia psichiatra e la mia psicoterapeuta sostengono che il passo da fare è il distacco dalla patologia alla quale sono attaccato, la psicoterapeuta aggiunge che se mi amassi, tutto si risolverebbe automaticamente (se mi amassi e mi stimassi, la smetterei di sentirmi debole e vulnerabile e di conseguenza sparirebbe l'ansia e la sensazione di solitudine, se mi amassi sceglierei di guarire, perchè una vita sana è migliore di una patologica)

    Certo che però non è facile cambiare neanche quando sai che è meglio, molto meglio, sono cosi vittima della mia emotività??
    tutti possono essere importanti, ma solo tu sei essenziale per te stesso
    vivi come pensi o finirai per pensare come vivi
    carpe diem
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  2. #2
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    Riferimento: attaccamento alla patologia

    Citazione Originalmente inviato da dipendedame
    (se mi amassi e mi stimassi, la smetterei di sentirmi debole e vulnerabile e di conseguenza sparirebbe l'ansia e la sensazione di solitudine, se mi amassi sceglierei di guarire, perchè una vita sana è migliore di una patologica)

    Certo che però non è facile cambiare neanche quando sai che è meglio, molto meglio, sono cosi vittima della mia emotività??
    Beh ma se una condizione è chiaramente migliore di un'altra e non sei incerto perché non cambi? Io fossi in te rifletterei su questo: è così vero che una vita "sana" per te è migliore di una vita "patologica"? Cos'è una vita "patologica" e cos'è una vita "sana" secondo le tue idee? Cosa dovresti fare concretamente tu per vivere in modo sano? Ecco prova a vivere in modo "sano" e vedi come ti senti. Se ti senti comunque una schifezza nel vivere in modo sano, le idee rispetto alla sanità di questa modalità esistenziale le si possono cestinare, le ha messe su qualcuno che voleva dare aria alla bocca. Se io avessi seguito certi standard di salute secondo le idee di qualcun altro rispetto a cosa debba considerarsi sano, probabilmente sarei già finito sotto terra ad ingrassare i vermi. La divisione [vita sana/vita malata] non esiste, esiste al limite [vita migliore per sé/vita peggiore per sé] e quel migliore lo avverti e senti tu e solo tu in cosa consiste.

    Sai che vivere in un certo modo è migliore per te sotto tutti gli aspetti, puoi cambiare tutto agevolmente e non lo cambi? Per me non regge questa cosa, non riesco davvero a crederci. La verità è che in questo tipo di cambiamento qualcosa comunque non ti sta tanto bene, se no cambieresti direttamente.

    Se è difficile mantenere in piedi certe cose, già questo rappresenta un aspetto negativo dell'altra modalità esistenziale che non si trova al di fuori della valutazione stessa.
    Dire "io so che questo è migliore, d'altra parte però per ottenere questo devo fare questo e quest'altro che non sopporto proprio" già è un modo di vedere le cose più realistico in cui si comprendono i motivi per cui non si agisce in certi modi.
    Certo se poi si mette in mezzo il discorso dell'esser vittime dell'emotività, ossia di sé stessi, beh lo si potrebbe essere sempre vittime anche nel valutare migliore qualcosa e peggiore qualcos'altro, perderebbe di senso migliore e peggiore senza la propria emotività. Senza emotività come si fa a valutare qualcosa?
    In qualsiasi situazione ti trovi perché mai non dovresti cadere vittima della tua emotività e di quel che senti in quel momento nel giudicarla positivamente o negativamente? Tieni lontane tutte le emozioni e ti accorgerai che una situazione vale l'altra, si appiattisce tutto, non esiste un metro razionale non emotivo per valutare cose e persone, la razionalità è uno strumento, è come un martello, nessuno può stabilire in modo oggettivo come lo si debba usare. In genere è il temperamento individuale che dà colore alle cose, non sta certo fuori da qualche parte questo colore e per me non può rappresentare qualcosa da cui bisogna difendersi.

    Pensa che non sei affatto malato già a partire da ora, che ora vivi male perché ti mancano certe cose, ma non è certo solo per colpa di una malattia che ti ha attaccato che avviene questo... E se la malattia da cui guarire poi sei tu stesso? Come farai a liberartene? Col suicidio?

    Un omosessuale potrebbe dirsi "è colpa del fatto che sono un omosessuale e desidero sessualmente degli uomini che ho problemi con la mia famiglia e il resto della società", certo questo magari è tutto vero, ma a la soluzione non è rappresentata in questi casi di certo dal guarire da queste modalità "cambiando in questo senso qua" e buttando via quel che si prova davvero, sentimenti e stati emotivi come un qualcosa di patologico da correggere ed indirizzare sulla retta via della sanità mentale che cancella questi disordini. Se hai molta paura rispetto a qualcun altro e ti senti insicuro nell'affrontare qualcosa non è mica detto che sei tu che hai una modalità emotiva alterata, come si fa a stabilire quale sarebbe quella normale e giusta? Certo una persona può fantasticare nel dirsi "Se io non fossi così allora...", ma se tu non sei così già adesso è perché nell'insieme probabilmente non staresti bene o meglio.

    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 23-07-2011 alle ore 12.13.15

  3. #3

    Riferimento: attaccamento alla patologia

    l'amore, in senso lato, è cio che ci tiene attaccati alla vita
    io da quando sto al mondo mi sono sempre sentito odiato e disprezzato > non ho mai imparato ad amare > disprezzo me stesso, ho paura e rabbia verso gli altri, non riesco ad amare niente di questa vita
    mi tengono al mondo, la paura della morte, la consapevolezza che questo è un modo di essere che forse puo cambiare, la voglia di amare e sentirmi amato prima di morire
    come s'impara ad amare a 32 anni?
    tutti possono essere importanti, ma solo tu sei essenziale per te stesso
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  4. #4
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    Riferimento: attaccamento alla patologia

    Citazione Originalmente inviato da dipendedame
    l'amore, in senso lato, è cio che ci tiene attaccati alla vita
    io da quando sto al mondo mi sono sempre sentito odiato e disprezzato > non ho mai imparato ad amare > disprezzo me stesso, ho paura e rabbia verso gli altri, non riesco ad amare niente di questa vita
    mi tengono al mondo, la paura della morte, la consapevolezza che questo è un modo di essere che forse puo cambiare, la voglia di amare e sentirmi amato prima di morire
    come s'impara ad amare a 32 anni?
    Ciao dipendedame sai io in tutto questo non ci vedo alcun attaccamento ad alcuna patologia. Il modo di essere che vuoi cambiare quale sarebbe? Vuoi cambiare il fatto che non ami l'esistenza costituita in un certo modo, e quindi vuoi modificare il tuo giudizio lasciando tutto così com'è arrivando ad amarlo lo stesso in qualsiasi forma tutto questo si presenti? O desideri modificare questa forma di costituzione stessa dell'esistenza?

    Ad esempio una cosa è "arrivare a sentirsi belli" altra "divenir belli davvero", una cosa "sentirsi ricchi" altra "divenir ricchi davvero". Sentirsi amati o disprezzati per me non è che conti poi più di tanto, più che al sentire questo amore (che magari non c'è, perciò non lo si sente proprio, e non c'è proprio nulla da sentire) bisognerebbe interessarsi al fatto d'essere amati effettivamente da certe persone. Se sto da solo e mi sento amato, cosa me ne faccio di questo mio sentire? Io personalmente niente.
    Quando tu dici che non ti sei mai sentito amato, vuoi dire che il problema sta nel tuo sentir questa mancanza d'amore, che se fossi capace di sentirlo e captarlo l'amore intorno a te si risolverebbe tutto? E' una questione d'antenne? C'è il segnale nell'aria e bisogna solo spostarle? O il problema è che non sei stato amato effettivamente da qualcuno e continui a non esserlo realmente anche ora?
    Tu dici che ti disprezzi, ma perché mai dovresti sentire questo? In base a cosa ti guardi allo specchio e giudichi male quel che vedi? Io credo che il giudizio su di sé non provenga direttamente da noi stessi ma dall'ambiente; quindi non è tanto la tua modalità che dovrebbe cambiare, ma realmente tutto un sistema relazionale nel quale non sei coinvolto solo tu ma molte altre persone.

    Se ti senti più alto non divieni più alto di quel che sei agli occhi di qualcun altro secondo il quale non sei abbastanza alto, se ti senti più intelligente non risolvi ogni sorta di problema reale ti presenterà qualcuno, se ti senti capace di amare non risolvi ogni conflitto affettivo se qualcuno, ad esempio una donna, ti chiederà di più, un qualcosa che non sei ben disposto a darle pur di stare con lei. Se tutti intorno a te continuano a ripetere che odiano le persone di un certo tipo o magari le evitano effettivamente e tu fai parte di questa tipologia di persone come diavolo dovresti fare a sentirti amato? Se non ti senti amato e senti questo disprezzo è normale che sia così e non rappresenta una malattia che si è insediata nel tuo sentire.

    Se ad esempio io evito di incontrarti perché (ipoteticamente) mi sei antipatico, beh non è certo perché tu non possiedi una qualche fantomatica capacità di amare che succede questo, sono anche io che agisco e scelgo di evitarti, e questo non dipende di sicuro solo da te, da te potrebbe dipendere il fatto di renderti amabile e simpatico ai miei occhi e così compiacermi per ottenere la mia compagnia, se ti interessa, ma questo bisogna vedere poi se per te risulta davvero un qualcosa di conveniente, non è detto che nel far questo starai di sicuro bene. Magari lo puoi fare, ma mica è detto che questa cosa risolva il tuo malcontento e colmi il tuo desiderio d'essere amato.

    Se pensi che c'è uno standard di salute all'interno del quale si è definitivamente capaci in ambito affettivo, cioé un "essere abili ad amare", secondo me questa è già un'idea sbagliata. Questa è roba su cui si sono arrovellati, filosofi, poeti e uomini di ingegno fin dall'inizio dell'umanità senza mai riuscire a risolvere alcunché. Questa idea l'hanno messa in giro diversi cattivi psicoterapeuti, guarda certi titoli dei libri che scrivono... "L'arte di amare" (di manuali simili son pieni gli scaffali delle librerie), roba da cestinare subito davvero. Comunque non sei il solo a sentir tutte queste cose, sei in buona compagnia o, se vuoi, in cattiva compagnia . La paura e la rabbia spesso sono normali in certe situazioni (non vedo davvero perché non dovrebbero esserci), per me non è detto che sia patologica questa tua reazione, cioé il patologico (ammesso che lo si voglia chiamare così) non è insito solo nella tua reazione ed in una tua incapacità ma in tutto il sistema relazionale che s'è andato a creare nel quale tu alla fine tanto bene non vivi (è questo il problema di fondo, non la reazione e quel che senti tu secondo me) ed è questo sistema che bisognerebbe riuscire a smuovere con qualche attività efficace se esiste e si riuscisse davvero a pensare a qualcosa di alternativo che funzioni. Le solite idee trite e ritrite dell'arte d'amare che tendono a spostare ogni problema di insoddisfazione affettiva e sessuale all'interno di un qualche quadro psicopatologico da raddrizzare secondo i canoni di questo o quello psicoterapeuta secondo me non sono davvero utili a chi spesso sta male e mal s'adatta a certe situazioni. Sono queste situazioni che andrebbero modificate in qualche modo, ma qualcuno deve pur pensare a come farlo, non basta spostare delle antenne e basta.

    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 27-07-2011 alle ore 09.03.06

  5. #5
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: attaccamento alla patologia

    Caro Char_lie, parli del libro" L''arte di amare" di Leo Buscaglia?
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 27-07-2011 alle ore 20.00.26
    Gaia

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    Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4

  6. #6
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    Riferimento: attaccamento alla patologia

    Beh io conoscevo "L'arte di Amare" di Erick Fromm. Forse sarebbe bene toglierla di mezzo proprio una parola del genere "amore" visto che davvero le si danno troppi significati diversi.
    "Amo il mio cane" per qualcuno potrebbe significare aver relazioni sessuali con l'animale, per altre persone portarlo a spasso e così via, cioé tutt'altro . Si tiene una bestia al guinzaglio e rinchusa da qualche parte e si sostiene sinceramente di amarla, poi invece se lo si facesse con una persona questo, come in quel film con la Antonelli e Tony Musante, qualcuno affermerebbe che questo comportamento dimostra che in realtà non la si ama affatto quella persona.
    Più che imparare ad amare una donna o in generale gli altri secondo il senso di qualche psicologo a me interesserebbe amare ed essere amato secondo il senso che c'ho in mente io: insomma cosa immagino di fare io con una donna, un amico ecc. ecc.? Che tipo di relazioni vorrei intrattenere? Il mio immaginario spesso non coincide affatto con quello di molti autori che scrivono 'sti libri, che mettono in mezzo soprattutto quel che desiderano loro debbano essere le relazioni. Per questo 'sti manuali per me servono a ben poco, prima ci si dovrebbe mettere d'accordo su che tipo di relazioni si desiderano intrattenere (quando si afferma di non sentirsi amati o non essere amati, in concreto a cosa ci si riferisce?) e solo poi vedere cosa si può fare per realizzarle (ammesso che sia possibile) e non partire da una definizione di cos'è una relazione d'amore sana sostenendo poi che per tutte le persone dovrebbe essere desiderabile intrattenere rapporti del genere: sani secondo una certa prospettiva, in genere quella di chi scrive questi manuali che contengono soprattutto prediche. In conclusione chi non desidera affatto amare ed essere amato nei modi che c'ha in mente l'autore viene etichettato da questo come un tipo di persona sbilanciata verso una qualche forma di patologia (la perversione, il narcisismo e quant'altro sono riusciti ad etichettare come patologico ossia in sostanza come cattivo) che non sa amare e non vuole amare. Ad io invece osservo che ad amare ed essere amati ed apprezzati tutti lo desiderano, ma secondo il proprio senso, non quello di qualcun altro.
    E' meglio scrivere chiaramente "L'arte di far questo", "L'arte di far quest'altro", evitando di usare questi trucchi basati sullo spostamento continuo del significato di certe parole fiches, in particolare la parola "Amore". Io cosa vado cercando? Cosa a me personalmente manca davvero all'interno della mia rete di relazioni? Questi autori non cercano di aiutare qualcuno a colmare una mancanza pretendono di definire quale dovrebbe essere per tutti questa mancanza. Chiariamo prima questa mancanza in cosa consiste per me e solo dopo magari chiamiamo queste relazioni che mi mancano e desidero instaurare io a modo mio "Relazioni d'amore".

    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 28-07-2011 alle ore 14.28.59

  7. #7

    Riferimento: attaccamento alla patologia

    un mio ex analista, sosteneva che si può discutere dell'INTENSITà del sentimento per stabilire se c'è di più o di meno, ma non della QUALITà, secondo lui e secondo me ognuno ama a proprio modo, ma di una cosa sono certo, se non ti ami, se non ti stimi e se non ti rispetti, cioè se hai dei brutti pensieri su di te, per esperienza personale posso dirti che quello che vai cercando nei rapporti con gli altri, sono CONFERME, RINFORZI POSITIVI tecnicamente parlando, per me l'amore è desiderare il bene di quella persona, invece nel caso che ho appena citato, si potrebbe confondere l'amore col BISOGNO e con la DIPENDENZA dagli altri e continuo a parlare per esperienza personale. Non pretendo che tu sostenga la mia tesi, ma ti riporto quanto dettomi da un'altra mia ex analista: UNA COSA è "TI AMO E QUINDI HO BISOGNO DI TE", UN'ALTRA è "HO BISOGNO DI TE PER CUI TI AMO"
    credo che se uno si trovi nel primo dei casi, abbia più possibilità di fare bene a se e alla persona amata.
    tutti possono essere importanti, ma solo tu sei essenziale per te stesso
    vivi come pensi o finirai per pensare come vivi
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  8. #8
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    Riferimento: attaccamento alla patologia

    Citazione Originalmente inviato da dipendedame
    un mio ex analista, sosteneva che si può discutere dell'INTENSITà del sentimento per stabilire se c'è di più o di meno, ma non della QUALITà, secondo lui e secondo me ognuno ama a proprio modo, ma di una cosa sono certo, se non ti ami, se non ti stimi e se non ti rispetti, cioè se hai dei brutti pensieri su di te, per esperienza personale posso dirti che quello che vai cercando nei rapporti con gli altri, sono CONFERME, RINFORZI POSITIVI tecnicamente parlando, per me l'amore è desiderare il bene di quella persona, invece nel caso che ho appena citato, si potrebbe confondere l'amore col BISOGNO e con la DIPENDENZA dagli altri e continuo a parlare per esperienza personale. Non pretendo che tu sostenga la mia tesi, ma ti riporto quanto dettomi da un'altra mia ex analista: UNA COSA è "TI AMO E QUINDI HO BISOGNO DI TE", UN'ALTRA è "HO BISOGNO DI TE PER CUI TI AMO"
    credo che se uno si trovi nel primo dei casi, abbia più possibilità di fare bene a se e alla persona amata.
    Ma cos'è un "rinforzo positivo"? Dal nome sembra qualcosa di positivo ... Una relazione sessuale ad esempio? Un bell'abbraccione di una bella pupa? Dei bei regali dagli amici?

    Io lo ammetto che di questi rinforzi qua a me piacerebbe riceverne tanti, ma perché dovrebbe essere sbagliato o patologico?

    Per me l'amore dovrebbe consistere nello star bene con un'altra persona e riuscire ad essere abbastanza soddisfatti (si spera entrambi) di come l'altro si relaziona con noi, non necessariamente significa desiderare sempre il bene dell'altro, ci sono dei confini oltre i quali il bene dell'altro può rappresentare il proprio male e bisogna gestire la cosa.

    Ad esempio un amico può chiedermi un giorno un favore, un altro giorno qualcos'altro e così via. Se gli dico sempre di sì non produco alcun disagio in lui, se gli dico di no qualche volta invece certi disagi li produco, ma a me non interessa il suo bene in ogni caso, in certe situazioni produco frustrazione nell'altro per non sorbirmela tutta io. Là dove non sono molto bendisposto a dare come il fatebenefratelli non sono affatto interessato al bene dell'altro. Se la cosa regge e si mantiene in piedi secondo il mio metro economico, in base a quel che vado cercando io dalla relazione (ed i miei bisogni ci sono ed è inutile far finta di nulla), bene, se no addio amicizia e addio amore. Per me queste cose così non reggono, non credo che ci sia un sentimento base indipendente dalla frustrazione di ogni bisogno relazionale che si chiama "amore".

    E' meglio essere sinceri ed ammettere di avere certi bisogni, delle persone sembra che a parole non desiderino mai nulla da quelli che "amano" e sempre a parole non vogliono altro che il loro bene, ma nei fatti poi si comportano al contrario.

    Se non cerchi assolutamente nulla dagli altri e non hai alcuna voglia di soddisfare alcuna tua esigenza relazionale e credi onestamente tu stesso che è questo l'amore che cerchi e che ti renderà felice, guarda io ti dico che di persone da amare e di cui innamorarsi che stanno da sole e che non ti daranno realmente alcunché in cambio e lasceranno frustrato davvero ogni tuo bisogno, perché non possiedono davvero quasi più nulla da darti (nemmeno un bel sorriso, perché la forza di sorridere non ce l'hanno più), ce ne sono tantissime, ma di queste poi, non si spiega perché, non si "innamora" quasi mai nessuno.

    Questo puoi farlo quando vuoi, come potrei farlo anche io, non importa che hai dei pensieri negativi su di te, molte di queste persone non se ne accorgeranno nemmeno. Io forse sono più egoista di te ma non penso che sia una patologia da curare. Io non sostengo affatto la tua tesi è vero, per me se restano insoddisfatti certi miei bisogni importanti in una relazione non mi sento affatto amato, non amo in sé, amo persone specifiche e sempre per certi motivi, l'amore per me dipende dalla soddisfazione di certi gruppi di esigenze (sessuali, affettive di contatto e così via) e non credo ad una sua indipendenza come se fosse una sostanza a parte, questo provo io e sento io. Se tu desideri sostenerla questa tesi e ci credi sinceramente e senti davvero che le cose internamente per te stanno così dovresti poi sostenerla con delle azioni coerenti questa tesi. Questo tipo di amore che definisci tu (simile non so a quello cristiano, l'interesse per il bene dell'altro) è davvero a portata di mano, risulta accessibile a tutti, perché a far del bene a qualcuno senza pretendere nulla in cambio nessuno davvero te lo impedirà (se è davvero per il suo bene che agisci e non mascheratamente per il tuo), anzi... Puoi esser felice in tal senso e puoi amare, perché allora non lo sei affatto?

    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 29-07-2011 alle ore 11.05.21

  9. #9

    Riferimento: attaccamento alla patologia

    scusa, adesso non ho tempo di leggere tutto il tuo commento, ti rispondo solo sulla prima parte, i rinforzi positivi sono dei rinforzi all'autostima e all'amor proprio, fanno molto più effetto nell'età evolutiva, cose della serie: bravo, quanto sei bello! ho un figlio stupendo! ma quanto sei intelligente! che bel disegno che hai fatto! ti voglio bene! ecc.
    insomma, complimenti e dimostrazioni d'affetto, d'amore, di stima, che fanno si che il bambino cresca tranquillo, sicuro di se, si voglia bene e si stimi.
    nel mio caso, da piccolo, ho ricevuto un sacco di rinforzi negativi e pochissimi rinforzi positivi, ora che sono grande è difficile per me apprezzare, cogliere un rinforzo positivo.
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  10. #10
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    Riferimento: attaccamento alla patologia

    Citazione Originalmente inviato da dipendedame
    bravo, quanto sei bello! ho un figlio stupendo! ma quanto sei intelligente! che bel disegno che hai fatto! ti voglio bene! ecc.
    insomma, complimenti e dimostrazioni d'affetto, d'amore, di stima, che fanno si che il bambino cresca tranquillo, sicuro di se, si voglia bene e si stimi.
    Beh, queste però sono parole, io te l'ho detto che alle parole dovrebbero seguire comportamenti coerenti affinché tutto questo possa far bene. Non credo che basti un "bravo" per rinforzare la stima di un bambino, anche i bambini non sono così ingenui, cercano di comprendere la situazione.
    Io personalmente vado al sodo, se una donna mi dice "quanto sei bello e attraente!" e poi se ne va a scopare con un altro, queste parole per me non servono a nulla. Con me funzionano soprattutto i gesti concreti, non le parole (alla fine quando si arriva a questo livello concreto ognuno è nudo, non si può più far finta). Si può far finta che qualcosa piaccia a parole quando in realtà non ti piace affatto, ma quando poi ti trovi a doverlo dimostrare con un comportamento davvero coerente con queste, non puoi più fingere.
    Io guarda sento il bisogno di questi rinforzi, ma di rinforzi consistenti e solidi, non di cumuli di parole. O a te basterebbe sentirti dire d'essere bravo per star meglio? Sono questi i rinforzi che cerchi in continuazione perché non li hai ricevuti da bambino? E' realmente questo il quadro della tua situazione?

    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 30-07-2011 alle ore 10.34.21

  11. #11
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    Riferimento: attaccamento alla patologia

    sì, però un po' di inseguimento a una donna lo dovresti fare, nel senso che mi dà l'idea che tu non insista più di tanto.

    Un po' di corteggiamento lo fai?

    no, siccome ho conosciuto uno che si lamentava del contrario, cioè lui diceva "al giorno d'oggi è troppo facile, te la sbattono sul muso, non c'è gusto, a me mi fa l'effetto ripugnanza, boh?"

    Boh, si vede non siete mai contenti.

  12. #12
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    Riferimento: attaccamento alla patologia

    Citazione Originalmente inviato da complicata
    sì, però un po' di inseguimento a una donna lo dovresti fare, nel senso che mi dà l'idea che tu non insista più di tanto.

    Un po' di corteggiamento lo fai?

    no, siccome ho conosciuto uno che si lamentava del contrario, cioè lui diceva "al giorno d'oggi è troppo facile, te la sbattono sul muso, non c'è gusto, a me mi fa l'effetto ripugnanza, boh?"

    Boh, si vede non siete mai contenti.
    Bo, che ne so complicata, forse 'sto tipo fa particolarmente presa sull'altro sesso e s'è addirittura annoiato... Oppure l'ha sparata grossa per vantarsi un po' con te... Io comunque non mi trovo in questa situazione... Sotto casa non c'è la fila di belle pupe, ci sono solo un paio di barboni e qualche ubriacone straniero .

    La donna con cui ci sto provando credo che m'abbia bloccato anche il contatto skype, prima usciva contornato di verde, adesso c'è il punto interrogativo in grigio... Spesso manco me lo permettono di inseguirle. Tieni presente che non è che abbia insistito chiedendole in continuazione di star connessa anche perché subito mi ha detto che non poteva, e così le ho mandato solo qualche messaggio di saluto un paio di volte, ed in risposta a queste attenzioni ha bloccato la condivisione. Per me guarda non è facile per nulla .

    Io non c'ho alcun attaccamento ad alcuna patologia, desidero solo che certe cose vadano diversamente da come vanno.

    Ciao, buonanotte
    Ultima modifica di Char_Lie : 31-07-2011 alle ore 09.19.24

  13. #13
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    Riferimento: attaccamento alla patologia

    M, ma non basarti sul contatto skype, guarda, ci vuole una donna particolarmente coraggiosa per mantenere un contatto skype.

    del potenziale partner bisogna conoscere la gestualità, lo sguardo dal vivo.

    m.

    Bisogna vedere se vi conoscevate prima, Puntini grigi e verdi sono trappole.

  14. #14
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    Riferimento: attaccamento alla patologia

    Citazione Originalmente inviato da complicata
    Bisogna vedere se vi conoscevate prima, Puntini grigi e verdi sono trappole.
    In che senso sono trappole?
    Sono queste piccole cose che spesso mi fanno capire, al di là delle parole, quanto fa piacere ad una persona mantenere qualche contatto. Se fossi stato ultra invadente avrei anche capito, ma qua si tratta di contatti ai minimi termini, se una persona si scoccia anche di questi vuol dire che non le fa piacere affatto vedere l'altro.
    Poi invece si fa viva quando ha bisogno di un favore, quando può sfruttarmi in qualche modo il contatto riprende, altrimenti si interrompe bruscamente, fuori da questi binari diviene un fastidio. La psicoterapeuta mi consiglia di capire meglio, però io nel mantenere in piedi 'ste relazioni finisco col sentirmi sempre spossato, se le taglio via invece mi mancano i contatti.

    Secondo me tutto quel che mi piace fare si paga troppo, altro che attaccamento alla patologia, io non credo che c'ho problemi e difficoltà perché i miei genitori non m'hanno ripetuto abbastanza che ero bello, bravo e intelligente (questa teoria mi convince poco). Se esteticamente gradevole non lo sei realmente, quando esci fuori di casa te ne accorgi che qualcosa non torna nel discorso di un genitore che t'ha dipinto come un Apollo. Anzi magari fino a che uno non è andato fuori a sorbirsi i giudizi di miriadi di altre persone non lo sapeva nemmeno se era bello o brutto e così via.
    Pure se sento d'essere bello, bravo e intelligente all'infinito, insomma un Dio in terra, e la cosa non produce un effetto reale in una donna che mi piace, che poi non mi vede affatto come il Dio Apollo ma piuttosto come un Pollo da spennare, che me ne faccio di questo mio sentire? Io nulla.

    Io mi sento meno attraente di altri uomini è vero, ma nel senso che da quel che osservo e ho osservato faccio meno presa sull'altro sesso, non si tratta solo di un sentimento che m'è stato "installato" da bambino nella mente dai miei genitori, e basta toglierlo perché tutto vada felicemente, i problemi io osservo che ci sono ora, adesso. Spesso ho anche capito cosa può risultare migliore, ma poi non ho la voglia di spendere tanto e faticare in certi sensi, quindi bisognerebbe cercare qualcosa da migliorare che faccia presa realmente e costi pure poco in termini di fatica e impegno da parte mia, se no è del tutto inutile tentare qualsiasi approccio per "curare" il mio malcontento.

    Un saluto
    Ultima modifica di Char_Lie : 31-07-2011 alle ore 22.45.12

  15. #15

    Riferimento: attaccamento alla patologia

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Beh, queste però sono parole, io te l'ho detto che alle parole dovrebbero seguire comportamenti coerenti affinché tutto questo possa far bene. Non credo che basti un "bravo" per rinforzare la stima di un bambino, anche i bambini non sono così ingenui, cercano di comprendere la situazione.
    Io personalmente vado al sodo, se una donna mi dice "quanto sei bello e attraente!" e poi se ne va a scopare con un altro, queste parole per me non servono a nulla. Con me funzionano soprattutto i gesti concreti, non le parole (alla fine quando si arriva a questo livello concreto ognuno è nudo, non si può più far finta). Si può far finta che qualcosa piaccia a parole quando in realtà non ti piace affatto, ma quando poi ti trovi a doverlo dimostrare con un comportamento davvero coerente con queste, non puoi più fingere.
    Io guarda sento il bisogno di questi rinforzi, ma di rinforzi consistenti e solidi, non di cumuli di parole. O a te basterebbe sentirti dire d'essere bravo per star meglio? Sono questi i rinforzi che cerchi in continuazione perché non li hai ricevuti da bambino? E' realmente questo il quadro della tua situazione?

    Un saluto
    ovviamente! chi ti dà un rinforzo positivo deve essere coerente anche nei fatti, ma da bambini si è molto malleabili, a volte bastano le parole se sono sincere e i bambini sono in grado di capirlo, empatizzano facilmente.

    no, non mi sono spiegato, sarò io a darmi rinforzi positivi con pensieri e fatti, quelli esterni sono ben accetti, ma giocarsela con le proprie carte è meglio
    tutti possono essere importanti, ma solo tu sei essenziale per te stesso
    vivi come pensi o finirai per pensare come vivi
    carpe diem
    chi tace e abbassa la testa, muore ogni volta che lo fà, chi parla a testa alta, muore una volta sola

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