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  1. #1

    Bandita la psicoterapia on line?

    Sunflower riprende la discussione sulla Psicoterapia on line portata avanti nel thread http://www.obiettivopsicologia.it/fo...threadid=5385, la sintetizza e rielabora con altri spunti teorici.
    Riportiamo l'articolo e rilanciamo la discussione su questo attuale argomento
    Diteci la vostra!

    ################################

    BANDITA LA PSICOTERAPIA ON-LINE

    IL 23 Marzo 2002 l’Ordine Nazionale degli Psicologi ha emesso una Delibera (http://www.psy.it/documenti/delibera_23032002.pdf) “per mezzo della quale è vietata ogni forma di psicodiagnosi e psicoterapia on line in quanto non conformi ai principi espressi negli artt. 6,7 e 11 del Codice Deontologico”. Alborr, richiamando la nostra attenzione sulla normativa, esprime il suo parere favorevole a tale decisione (“un po’ scettico in merito ai risultati, se consideriamo la sola consultazione on line…;continuo a pensare che … il ruolo della relazione sia di primaria importanza”) e invita gli opsiani a dire la loro.
    La prima ad accogliere l’invito è Kia, anche lei schierandosi contro la terapia on line e ricordando, con disapprovazione, un suo docente che “ fà psicodiagnosi e psicoterapia on line da dieci anni …” perchè “secondo lui è meglio non vedere i pazienti e interagire con loro il meno possibile”.
    Mia_ Wallace interviene nel dibattito con una posizione più moderata e possibilista (“ci sono pro e contro… come in ogni cosa”) che apre a scenari da esplorare, ma che richiedono “ tempo, ricerche, sperimentazioni… per reinventare il modo di fare terapia!”, non per questo, però, bisogna “ precludersi questa via a priori senza che nulla sia stato fatto per valutarne pregi e difetti”. Del resto, continua Mia, “l’utilizzo di internet potrebbe essere un modo per ‘avvicinarsi’ a quelle persone che non possono o non se la sentono di intraprendere un cammino terapeutico”. A questo proposito, Kia, tornando all’esempio della terapia on line negli Usa, ricorda che “molti terapeuti hanno fatto psicoterapia on line per anni, per poi abbandonare una strada che non dava risultati sufficientemente buoni a causa della mancanza del ‘contatto visivo’ ”. Mia, consapevole dell’importanza degli strumenti tradizionali, sostiene che “ se si vuole fare terapia o.l. si debbano appunto trovare altre modalità… ad esempio ovviando alla mancanza del non verbale con un’analisi della scrittura” e, in definitiva, afferma: “è una strada che non sento di precludere a priori, senza che sia stato provato che sia inutile o dannoso”.
    Kia accoglie il parere di Mia, concordando con lei circa la necessità di operare una sorta di scelta dei potenziali utenti di tale “sperimentazione”, individuandoli in “chi è impossibilitato… a recarsi di persona da uno psicoterapeuta”, e, tuttavia, ribadendo il carattere preliminare che tali colloqui dovrebbero avere rispetto ad un’eventuale successiva “scelta di continuare o meno la seduta in studio”. Nel suo intervento ci suggerisce di dare uno sguardo nel web ad un progetto (http://www.psychoinside.it/progetto.html) di sperimentazione gratuita della terapia o.l. nel periodo antecedente la succitata normativa, lungo un arco di tempo di un anno, al fine di monitorarne l’andamento. Riportiamo di seguito alcuni passi:
    “Nell'anno di sperimentazione il Centro Psychoinside ha registrato circa 10.000 accessi e ricevuto circa 1500 richieste di aiuto psicologico.Gli utenti che hanno richiesto un aiuto psicologico on-line sono prevalentemente soggetti che non possono o non vogliono affrontare una terapia tradizionale per motivi quali i costi, l'isolamento territoriale e /o geografico, la limitazione fisica, l'imbarazzo sociale. Nel periodo della sperimentazione si sono evidenziati vantaggi e svantaggi: i vantaggi sono rappresentati dalla facilità di accesso e dall'abbassamento delle difese coscienti in relazione al possibile anonimato. Gli svantaggi sono rappresentati dall'assenza di un setting neutro, dalla bassa reciprocità e dalla deprivazione empatica”.

    Se da una parte Mia e Kia si dichiarano solo parzialmente e cautamente favorevoli, Forse_sonia, alla luce della sua esperienza personale che l’ha vista trascorrere “almeno sette giorni sola con i miei attacchi panico… alla ricerca spasmodica di qualche specialista libero”, è, invece, “totalmente favorevole a trovare con un click uno specialista o.l.”, pur ammettendo “che l’incontro reale con il proprio psicoterapeuta è sicuramente il più valido”. Possiamo riassumere la sua posizione con un’affermazione emblematica: “Specialisti del settore o.l. come ‘prontosoccorso’ io lo trovo giusto”, dunque anche lei, come Kia e Mia, configura l’intervento tramite la rete come una sorta di salvagente provvidenziale e temporaneo.

    Il dibattito prende una piega interessante e accattivante nell’opposizione delle tesi di Sin e Accadueo circa il valore stesso di una qualsivoglia terapia svolta secondo i canoni tradizionali dell’incontro diretto, che Sin ritiene presupporre “comunque una violazione dell’individuo. Non a caso molte persone con problemi più o meno gravosi utilizzano mezzi come chat o forum per esternare i propri pensieri e le proprie frustrazioni … senza per questo sentirsi violati.Tasto "reset", e tutto torna come prima. E' stato esternato un disagio, ma non è stato necessario affrontare sguardi interrogativi, espressioni di difficile comprensione e silenzi carichi di inquietudine in attesa di una risposta”. Il pensiero di Sin corrisponde sicuramente a ciò che molti vivono e sperimentano attraverso la comunicazione mediata da internet, ma rivela un modus operandi viziato all’origine e che Accadueo coglie e svela molto lucidamente : “Le persone di cui parli, cioè quelle con problemi più o meno gravosi che utilizzano internet per sfogarsi e senza per questo sentirsi violati, con molta probabilità continueranno con i loro problemi giusto per il fatto che non avviene nessuna "violazione" nella loro persona, infatti, tasto "reset" e tutto torna come prima. Se io esterno un problema ad una persona che ho davanti, spero proprio che questa mi faccia uno sguardo interrogativo perché per me sta a significare che il mio "problema" realmente gli interessa”. Anche Psicopulce è dello stesso avviso:“Se una persona esterna un disagio e basta, si tratta di uno sfogo, non di una psicoterapia, e il disagio rimane tale e quale”.

    Eravamo partiti, tuttavia, dal divieto posto dall’Odine di una psicoterapia o.l. e su questo si esprime Eowin ritenendo “inevitabile che nel futuro prossimo si faranno comunque consultazioni "psi" via internet” eppure mostrandosi sfavorevole a tale ineluttabile evenienza, considerando che “il linguaggio non verbale e tutto il resto non sono così traducibili con smiles et similia” e concludendo che “se l'Ordine l'ha vietata è certo per motivi squisitamente deontologici”.

    Fin qui il dibattito tra gli opsiani. Tuttavia scorrendo i siti web, si trovano molti spunti di riflessione sull’argomento, su cui potremmo ulteriormente dibattere. Per esigenze di spazio ne riporto solo un paio.
    Prendiamo ad esempio quanto si legge in Psychoinside circa la possibilità di una terapia o.l. e le critiche mosse da quanti non la ritengono fattibile alla luce delle modalità poco ortodosse di svolgimento della stessa:
    “Se, insomma, si dà psicoterapia soltanto a condizione che analista e paziente partecipino, per così dire, di un setting fisico, una psicoterapia on-line non sarà per definizione mai possibile. A noi sembra più probante porre la questione a partire da una considerazione di cosa veramente significhi rapporto analitico. In altri termini: si può stabilire un rapporto analitico tra paziente e analista a prescindere dalla loro vicinanza fisica?”.

    Vi lascio con alcuni stralci di una relazione (la cui versione integrale trovate al link :http://www.psychomedia.it/pm-proc/br...0/r-imbasc.htm) del Prof. Antonio Imbasciati,
    Professore Ordinario di Psicologia Clinica, presso l’Università degli Studi di Brescia, Psicoanalista.
    “E' possibile attuare una psicoterapia via Internet?…Non vi è un'unica psicoterapia, ma tante, diverse, talora distinguibili e tal'altra l'una con l'altra sfumate, psicoterapie. Una psicoterapia via internet è una novità: è da inventare; e da sperimentare. Inventarla totalmente ex novo è poco probabile, e difficile. Del resto i tentativi che vengono già attuati sono, non tanto invenzioni di nuove psicoterapie, bensì modificazioni e adattamenti alla rete di qualche precedente psicoterapia…Una perplessità comunque generale, di fronte alle applicazioni in rete, è data dal fatto che la stragrande maggioranza delle varie psicoterapie poggia sulla comunicazione non verbale: il rapporto terapeuta–paziente risulta efficace non tanto per quello che i due si dicono, ma per quanto dall'uno all'altro passa, al di là delle parole. E' qui che risiede il fattore "efficacia" di qualunque psicoterapia. In rete si comunica soltanto attraverso la parola scritta!.. Personalmente credo che la rete possa costituire uno "sfogo" a persone affrante che non trovano al momento altro mezzo: ma quanto, invece, esse ricorrono alla rete perché non hanno il coraggio di cercare una vera psicoterapia? Uno "sfogo" può anche avere un effetto psicoterapeutico: siamo però nell'ambito degli "effetti psicoterapeutici", come sopra definiti, anziché in quello delle effettive psicoterapie…Credo inoltre che possa non infrequentemente accadere che una cosiddetta psicoterapia per via rete possa illudere i pazienti, possa dare altra forma alla loro patologia, piuttosto che aiutarli ad eliminarla. A parte inoltre il fatto che con la rete è molto più facile la proliferazione di quell'arcipelago selvaggio dove operatori e pazienti si confondono; dove non si sa, in fondo, chi sia il più matto, se l'operatore che si picca di "salvare" i pazienti, o il paziente che si illude di guarire e che più facilmente invece si patologizza…Credo in conclusione che occorra andar molto cauti, in questo campo e che ciò valga sia per gli sperimentatori, sia, ancor più, per i pazienti. D'altra parte la scienza è sempre qualcosa che è ognora da costruire. Una psicoterapia su basi scientifiche, da attuarsi in rete, è allora campo aperto”.
    OPs | Psicologia per passione

  2. #2
    louis
    Ospite non registrato

    internet ultima frontiera

    se vogliamo ammazzare la psicoterpia e l'esperienza secolare
    di tale disciplina , cominciamo pur a immaginare scenari futuri in rete di tale disciplina ...
    aspettiamo come assetati nel deserto il responso autorevole della scienza , incapaci ormai di avere
    fiducia in ciò che gli stessi studi sul'luomo dicono ( sarà forse pure scienza !!!).. e che cioè
    noi abbiamo un cervello da eta della pietra .... ( cosa volete che siano 10 anni di rivoluzione informatica rispetto ai millenni in cui
    tale struttura si è evoluta) che vive in un contesto sempre maggiormente inadeguato che produce il bisogno sempre maggiore di psicofarmaci ....
    Una volta tanto gli psicologi l'hanno azzeccata ... l'idea di pensare
    ad una psicoterpia in rete è semplicemente orrenda , ma purtroppo ci si arriverà prima o poi , perchè il virus che trasforma
    l'umano in ultracorpo si dilaga e nessuno se accorge ...
    nei neuroni di tali pensanti il virus ha cominciato ad attecchire ...
    volete l'antidoto ... guardatevi il film 'l'invasione degli ultracopri'
    ... come sentiamo le emozioni di qualcuno in rete .. ah già ignorante che non sono altro ... ci sono gli smiles .... oppure
    si fanno dei programmi adeguati ... io che sono informatico dovrei saperlo !!!!!! a tutto c'è una soluzione , meno che alla morte.

    Internet ultima frontiera, questo sono i 'viaggi' della nuova
    scienza psichica , alla ricerca di nuove forme di vita ( retrovirus da ultracorpi) per arrivare alla maggior forma di rincoglionimento possibile.

    Vecchio Louis

  3. #3
    Postatore Compulsivo
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    08-12-2001
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    Roma
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    effettivamente anch'io su psicoterapia e psicodiagnostica ritengo sia difficile parlare di fattibilità on line...

    a mio avviso sarebbe utile porre maggiore attenzione sulla consulenza psicologica on line, accettata dall'Ordine e con maggiori prospettive di sviluppo e fattibilità

    che ne dite?!?

  4. #4
    HT Sirri
    Ospite non registrato

    Re: internet ultima frontiera

    Originariamente postato da louis
    se vogliamo ammazzare la psicoterpia e l'esperienza secolare
    di tale disciplina , cominciamo pur a immaginare scenari futuri in rete di tale disciplina ...
    aspettiamo come assetati nel deserto il responso autorevole della scienza ,
    Aldila' della terapia online, se nessuno ipotizza scenari futuri.....
    temo che bloccheremo qualsiasi ricerca...
    ;-))


    Una volta tanto gli psicologi l'hanno azzeccata ... l'idea di pensare
    ad una psicoterpia in rete è semplicemente orrenda ,
    ..............
    Internet ultima frontiera, questo sono i 'viaggi' della nuova
    scienza psichica , alla ricerca di nuove forme di vita ( retrovirus da ultracorpi) per arrivare alla maggior forma di rincoglionimento possibile.

    Vecchio Louis
    A me pare che il vero problema siano le posizioni di principio, sia quelle pro che quelle contro.

    In quali contesti e con quali strumenti la psicoterapia online funziona?

    A mio modo di vedere e' questa la domanda cruciale, senza portare giudizi aprioristici, soprattutto se espressi in questo modo categorico.

    A presto,

    Stefano

  5. #5
    louis
    Ospite non registrato
    Storia vecchia stefano ... non se ne puo piu.
    Io trovo una certa "rigidita" nell"attegiamento possibilista
    tipica da psicologo , come una impostazione per default !!!
    Oh diamine , a volte ci vuole anche il coraggio di giudizi netti ...
    personalmente mi fido molto di piu del possibilista con qualche giudizio forte , che del possibilista in tutte le stagioni.
    Ciao
    Louis

    ps. riguardo al problema , lo si puo analizzare , ma non dal punto di vista tecnico , che lo ritengo poco importante e tipico proprio
    della moderma mentalita tecnica , ma da un punto di vista piu
    umanistico ... per esempio considerando il problema del
    rovesciamento dei mezzi con i fini .
    Piu interessante questa analisi .. non credi ?
    Ultima modifica di louis : 23-03-2004 alle ore 20.57.08

  6. #6
    Postatore Compulsivo
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    08-12-2001
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    Roma
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    Originariamente postato da louis
    Oh diamine , a volte ci vuole anche il coraggio di giudizi netti ...
    personalmente mi fido molto di piu del possibilista con qualche giudizio forte , che del possibilista in tutte le stagioni.
    sicuramente da quello che scrivi è lampante che il "tuo proporti" è netto
    Sinceramente anch'io ritengo, come stefano, che sia invece necessario fermarsi un attimo a riflettere prima di prendere decisioni affrettate. I giudizi netti li posso prendere quando le situazioni sono lampanti... purtroppo noi trattiamo con dimensioni molto complesse

    Comunque sia, nonostante anch'io ritenga che la psicoterapia on line si di difficile gestione, non mi è andato giù che gli ordini l'abbiano vietata senza condurre la ben che minima sperimentazione o studio. Io non ne conosco e se così fosse, la trovo una posizione povera, ottusa ed assolutista...

    Inizialmente, da un esponente di un ordine regionale (che per simpatia non svelo) era stata diffusa notizia su tutte le mailng list che l'ordine vietava psicoterapia ed anche consulenza psicologica on line... maccheccavolo... queste gaf grossolane mi aprono un mondo di approssimazione ed altro che neppure mi va di scrivere...

    Originariamente postato da louis
    ps. riguardo al problema , lo si puo analizzare , ma non dal punto di vista tecnico , che lo ritengo poco importante e tipico proprio
    della moderma mentalita tecnica , ma da un punto di vista piu
    umanistico ... per esempio considerando il problema del
    rovesciamento dei mezzi con i fini .
    Piu interessante questa analisi .. non credi ? [/B]
    perdonami, ma sinceramente non ho capito
    so che la domanda era per stefano, ma non ho capito ugualmente

    ciauz,
    nico

  7. #7
    louis
    Ospite non registrato
    ciao Nico
    vedo di spiegarmi ... ma prima voglio farti un domanda ...
    Qual'è la mecessità di capire se la psicoterapia on line funziona?
    O meglio , da dove nasce tale esigenza?

  8. #8
    HT Sirri
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da louis
    Storia vecchia stefano ... non se ne puo piu.
    Io trovo una certa "rigidita" nell"attegiamento possibilista
    tipica da psicologo , come una impostazione per default !!!
    Oh diamine , a volte ci vuole anche il coraggio di giudizi netti ...
    personalmente mi fido molto di piu del possibilista con qualche giudizio forte , che del possibilista in tutte le stagioni.
    Ciao
    Louis
    Forse non mi sono spiegato bene:
    io ho un giudizio netto, ed e' proprio quello che ho esposto!
    Qui non si tratta di macchine, ma di esseri umani, se tu te la senti di prendere delle posizioni forti senza avere dei dati certi..... io no!
    Considerato che si tratta della vita di persone, prendo questa posizione netta: smetto di considerare cio' che mi sembra a prima vista, e considero cose oggettive, se queste non ci sono, mi astengo dal giudicare.


    ps. riguardo al problema , lo si puo analizzare , ma non dal punto di vista tecnico , che lo ritengo poco importante e tipico proprio
    della moderma mentalita tecnica , ma da un punto di vista piu
    umanistico ... per esempio considerando il problema del
    rovesciamento dei mezzi con i fini .
    Piu interessante questa analisi .. non credi ?
    Forse come nico, non ho capito neppure quello che intendi, ma a me pare lampante quali siano i fini: aiutare delle persone, e non vedo perche' vadano cambiati.

    Penso ad esempio a persone che non escono di casa, e che quindi difficilmente arriverebbero nello studio di un terapeuta.
    E se la famigerata terapia online fosse un modo non per "guarirli", ma per consentirgli di arrivare nello studio clinico?

    A presto,

    Stefano

  9. #9
    HT Sirri
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da louis
    ciao Nico
    vedo di spiegarmi ... ma prima voglio farti un domanda ...
    Qual'è la mecessità di capire se la psicoterapia on line funziona?
    O meglio , da dove nasce tale esigenza?
    Alle tue domande in parte ho gia' risposto nel mio precedente intervento, a cui voglio aggiungere che io ritengo la sperimentazione, il porsi degli obiettivi, ecc. ottimi modi per crescere, a prescindere dai risultati pratici immediati.

    Se tu vai a vedere la storia della scienza ti rendi conto che la tantissime ricerche hanno avuto applicazioni del tutto diverse rispetto agli obiettivi di partenza (dove non si parla addirittura di serendipita').

    Per fare un esempio molti oggetti quotidiani derivano da ricerche di guerra, e non ultimo tra questi internet.

    A presto,

    Stefano

  10. #10
    Neofita
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    2
    Con il documento "linee guida per le prestazioni psicologiche via Internet e a distanza" (si può leggere sul sito dell'Ordine degli Psicologi), l'Ordine sicuramente ha integrato la delibera del marzo 2002 che semplicemente vietava la psicodiagnosi e la psicoterapia on line, introducendo una serie di punti chiave su cui dovrebbe basarsi sia la sperimentazione che l'espletazione effettiva di una possibile psicoterapia on line.
    Dunque è prevedibile, oltre che auspicabile, che vi possano essere studiosi seri e preparati in grado di produrre presto quel numero di lavori (riguardanti soprattutto la nostra realtà geografica) e di dati condivisi su bui basare una teoria e una prassi di una psicoterapia on line.
    Esprimo la mia personale opinione.
    Io penso che sia relativamente facile, per uno psicologo con esperienze di relazioni virtuali (e quindi dell'uso di strumenti di comunicazione virtuale), percepire la "psicologia" dell'interlocutore.
    Credo che sia possibile anche costruire un rapporto tale (setting virtuale) da risultare proficuo per un eventuale paziente on line.
    Allo stesso tempo penso sia troppo elevato il rischio di non cogliere con sufficiente chiarezza e tempestività la presenza di personalità non normali, impattandone solo la "costruzione" virtuale che queste persone decidono di far "passare" tramite computer.
    Le mie perplessità sono in primo luogo diagnostiche, in quanto sono così tanti i modi di "mascherarsi" (o manipolare) dietro un nickname e di sfruttare l'assenza o la povertà di messaggi corporei non verbali, che persino persone con patologie medio gravi possono talvolta risultare psudonormali in Rete. Ciò determina il rischio di un errore nella strategia terapeutica e nel setting da impostare in una terapia on line. Un errore di aspettative con conseguente delusione (o rischio di danno) del paziente e frustrazione del terapeuta.
    Penso che, per evitare alcune patologie, e per avere comunque la diagnosi della personalità della persona reale, si potrebbe risolvere con un ibrido "realtà/virtualità", tale da rispettare alcune necessità deontologiche della professione.
    Escludendo il "counseling" on line, che non entra in gioco dove ci sono psicopatologie, penso ad una psicodiagnosi reale necessaria per ottenere il consenso ad una psicoterapia virtuale. Lo psicologo psicodiagnosta in configurazione "reale" certificherebbe, mi si passi l'ironia, che l'utente che vuole fare psicoterapia on line sia di "sana e robusta costituzione (mentale)", intendendo con ciò il fatto che non presenti difficoltà relazionali o disturbi psichici tali da compromettere l'interpretazione ragionevole dei messaggi virtuali o che non scambi la virtualità quale "unica" dimensione di vita relazionale. In questo modo le patologie gravi sarebbero subito colte, filtrate ed eventualmente indirizzate verso professionisti in configurazione "reale" mentre, per le altre, si potrebbero fare le giuste sperimentazioni con la ragionevole sicurezza di non recare danno ai pazienti.
    Lascio la parola e mi scuso per la lunghezza del post.
    Saluto tutti.

    Dr. Giuseppe Vadalà
    contatto@drvadala.it

  11. #11
    louis
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da HT Sirri
    Forse !
    Considerato che si tratta della vita di persone, prendo questa posizione netta: smetto di considerare cio' che mi sembra a prima vista, e considero cose oggettive, se queste non ci sono, mi astengo dal giudicare.


    Forse come nico, non ho capito neppure quello che intendi, ma a me pare lampante quali siano i fini: aiutare delle persone, e non vedo perche' vadano cambiati.

    Penso ad esempio a persone che non escono di casa, e che quindi difficilmente arriverebbero nello studio di un terapeuta.
    E se la famigerata terapia online fosse un modo non per "guarirli", ma per consentirgli di arrivare nello studio clinico?

    Prima obiezione ... se cerchi cose oggettive nelle scienze umane
    non prenderai mai una decisione netta ... le scienze umane infatti
    appartengono alla sfera dell'ermeneutica mentre le scienze esatte alla sfera dell'epistemologia dove è possibile avere risultati controllabili ....
    questo significa forse che evidenzi una mentalità tecnica ... ora
    applicare la mentalità tecnica alle cose umane si può fare ma andandoci con delicatezza ...
    per mentalita tecnica intendo un atteggiamento per cui tutto si può fare e si può sperimentare , tanto prima o poi comunque servirà ( cosa che tu in questo intervento testimoni) ....
    Dunque questa sembra essere la razionalità vigente e la motivazione di base ... l'essere umano viene dopo ... sembra che
    sia lo scopo ... ma sembra piuttosto prevalere questa esigenza di
    poter fare ... anche nei confronti del buon senso.
    Seconda obiezione ... nel caso specifico poni come possibile utilità
    di una adozione di una psicoterapia on-line l'aiuto a distanza
    di persone che hanno paura di ucire di casa ....
    qualunque sia questa forma di aiuto allora non chiamiamola 'psicoterapia' , ma la domanda che mi faccio semplicemnete è : Non è più razionale che in tali casi lo psicoterapeuta vada a casa del paziente , come capita di fare ai medici?
    Come vedi sembra che l'ansia tecnologica opacizzi l'ovvio ....

    tutto quello che si può fare sarebbe un minimo di 'resistenza' perchè purtroppo la mentalità tecnica ormai prevale ... in fondo
    ci siamo cresciuti dentro ... impariamo ad esserne almeno consapevoli ... almeno in un sito dove scrivono futuri psicologi.

  12. #12
    HT Sirri
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da louis
    Prima obiezione ... se cerchi cose oggettive nelle scienze umane
    non prenderai mai una decisione netta ... le scienze umane infatti
    appartengono alla sfera dell'ermeneutica mentre le scienze esatte alla sfera dell'epistemologia dove è possibile avere risultati controllabili ....
    Sembra che per te il prendere una decisione netta sia un valore assoluto.

    Comunque ti devo contraddire:
    1) non esitono scienze esatte;
    2) se di scienza si parla, i risultati sono in qualche misura controllabili, altrimenti non e' scienza.

    Il punto vero e' un'altro, un discorso e' dire: ho una ragionevole sicurezza che le cose siano in un determinato modo e quindi prendo questa posizione.
    Un'altro discorso e' dire: visto che non ho una certezza al 100%, faccio quello che piu' mi pare.


    questo significa forse che evidenzi una mentalità tecnica ... ora
    applicare la mentalità tecnica alle cose umane si può fare ma andandoci con delicatezza ...
    A me pare l'esatto contrario, visto che stiamo "giocando" con la vita delle persone voglio avere dei buoni margini di sicurezza PRIMA di fare qualcosa.

    Andiamo nel pratico: ci sono tecniche piu' efficaci di altre nel trattamento di determinate patologie.
    Se io quella tecnica non la voglio usare perche' non mi piace, va benissimo, ma spiegami perche' dovrei vietare agli altri di usarla?


    per mentalita tecnica intendo un atteggiamento per cui tutto si può fare e si può sperimentare , tanto prima o poi comunque servirà ( cosa che tu in questo intervento testimoni) ....
    Non so se ti rendi conto di quello che stai facendo: togli tutte le sfumature dalle cose per poter dire che o e' nero, o e' bianco.
    Purtroppo, o per fortuna, non e' ne' nero ne' bianco.

    Io dico, storia alla mano, che SPESSO le cose vengono utilizzate per scopi diversi rispetto a quello per cui sono state inventate.
    Io dico che la conoscenza come tale e' sempre un bene, il male e' applicare le conoscenze in modo indistinto e aprioristico, o evitare di farlo per pregiudizi personali.



    Seconda obiezione ... nel caso specifico poni come possibile utilità
    di una adozione di una psicoterapia on-line l'aiuto a distanza
    di persone che hanno paura di ucire di casa ....
    qualunque sia questa forma di aiuto allora non chiamiamola 'psicoterapia' , ma la domanda che mi faccio semplicemnete è : Non è più razionale che in tali casi lo psicoterapeuta vada a casa del paziente , come capita di fare ai medici?
    Come vedi sembra che l'ansia tecnologica opacizzi l'ovvio ....
    Io ho fatto un semplice esempio, che e' la prima cosa che mi e' venuta in mente.
    Ma rimanendo sempre su questo discorso esistono interventi chirurgici a distanza, eppure anche qui il medico poteva spostarsi, ma per mille ragioni non lo fa.

    Non puoi decidere i comportamenti degli altri.
    Gia' adesso vi sono tantissime persone che chiedono aiuto attraverso il web, e se noi psicologi non sappiamo gestire in qualche modo questa situazione cosa succede?
    Per molti assolutamente nulla, insoddisfatti dei contatti online si rivolgeranno alle pagine gialle.
    Mentre per quella persona che vede il contatto web come l'ultima spiaggia?
    Al fallimento di questa come reagira?

    La consulenza via web non la abbiamo inventata noi psicologi, ma gli utenti.
    A tantissimi di noi e' capitato di ricevere richieste di aiuto via mail, anche a chi, al contrario di me, un sito web non ce l'ha.

    Io credo che dovremmo trovare degli strumenti capaci di gestire queste situazioni.

    A presto,

    Stefano

  13. #13
    louis
    Ospite non registrato
    Oh Dio mio stefano , mi dai dell'assolutista , mi dici che vedo bianco o nero , e non vuoi entrare per un attimo in un altro punto
    di vista ?
    Poi mi fai la lenzioncina , tra l'altro sbagliando ...
    le scienze esatte esistono come definizione e non vogliono dire
    che colgono ciò che è certo , ma solo ciò che è vero dove la verità
    è relativo ad un certo paradigma ... ossia l'ambito dei presupposti di base di una certa teroria del mondo.
    L'epistemologia ammette il concetto di verita , non ammette ovviamente il concetto di certezza ...
    Le teorie della fisica sono vere relativamente ad un paradigma ,
    perchè ha una spiegazione controllabile dei fenomeni sulla base di certe ipotesi ... la teoria cambia e le ipotesi di base si modificano e quindi aumenta la conoscenza nel tentativo di accogliere una singolarità quando questa si è verificata ...

    sai perchè sono esatte .. te lo spiego ... perchè fissate le ipotesi
    tutto ciò che ne scaturisce è vero per quelle ipotesi , ma non è certo che il reale risponda a questo ...ma quella interpretazione del mondo , pur non rispondendo pienamente al relae , è precisa ...
    In psicologia non esiste nè l'idea di certezza tantomeno quello di verità ...

    Io ti ponevo di fronte ad un problema di carattere antropologico e
    non tecnico ... dico che è meglio sprecare energie in qualcosa di
    più utile ... a volta il creare possibilità nuove crea problemi più grandi .. è dunque su questa base che si decide quale sia la giusta deontologia ... quanto adeguato può essere un setting di questo tipo , che in pratica contraddirebbe un secolo di studi sull'argomento , che mi sembra sia anche 'scienza'?
    E di cosa dovremmo fidarci , di una indagine scientifica che ovviamnete sarà di nuovo controversa proprio per quella mancanza di controllabilita di fondo ... allora chi decide in questi
    casi ... l'interesse di alcune lobby ... non certamente i risultati
    di una indagine che non può dare risultati oggettivi , sullo sfondo
    di un attegiamento culturale che in pratica rinforza questa ricerca
    che è appunto il vero Dio in terra , ossia la mentalità tecnica.
    In pratica nell' adorare questo nuovo Dio si preferisce un contatto virtuale con un essere umano piuttosto che andarlo a trovare a casa ( come il caso del fobico che tu citi)...
    dimmi tu chi è il rigido allora ...
    siete inconsapevolmente rigidi voi ... ragazzi ..e molto meno aperti di quanto sembriate ... insomma non ve ne accorgete ...
    pasolini negli settanta fece fatica a fara capire ai giovani dell'epoca che quelle che sembravano conquiste socialie e civili ,
    in pratica erano gia preordinate e stabilite da un potere inafferabile ... e gli disse :
    Ah gioventu sfortunata , voi che obbediste , disobbedendo ...
    Oggi come allora essere troppo aperti è segno di chiusura ... è
    un paradosso che ti lascio.

    ciao stefano
    a persto
    Ultima modifica di louis : 25-03-2004 alle ore 15.29.57

  14. #14
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    Sinceramente mi trovo molto vicino alla posizione di Stefano, ma non è questo l'importante...

    Quello che VI CHIEDO è di non uscire fuori tema: se volete parlare di "scienze e validità scientifica" possiamo aprire un nuovo thread
    Sicuramente l'aspetto di "validità e fattibilità" del rapporto terapeutico on line è critico, ma non deve monopolizzare il tuo in un confronto a due!

    Proprio in quest'ottica riprendo uno spunto di Giuseppe che, a mio avviso, può comunque costituire uno spunto di riflessione su come "bypassare" alcune criticità citate:

    Originariamente postato da drvadala
    Escludendo il "counseling" on line, che non entra in gioco dove ci sono psicopatologie, penso ad una psicodiagnosi reale necessaria per ottenere il consenso ad una psicoterapia virtuale. Lo psicologo psicodiagnosta in configurazione "reale" certificherebbe, mi si passi l'ironia, che l'utente che vuole fare psicoterapia on line sia di "sana e robusta costituzione (mentale)", intendendo con ciò il fatto che non presenti difficoltà relazionali o disturbi psichici tali da compromettere l'interpretazione ragionevole dei messaggi virtuali o che non scambi la virtualità quale "unica" dimensione di vita relazionale. In questo modo le patologie gravi sarebbero subito colte, filtrate ed eventualmente indirizzate verso professionisti in configurazione "reale" mentre, per le altre, si potrebbero fare le giuste sperimentazioni con la ragionevole sicurezza di non recare danno ai pazienti.
    Nell'e-learning si è consolidata la modalità blended, ovvero una sinergia di on-line ed off-line. Potrebbe essere una valida alternativa anche per ciò che riguarda la terapia on line?!?

    Può essere di si, tuttavia presupponendo che il primo contatto sia off-line scompare quello che a mio avviso è uno dei principali pregi di questa modlaità: abbassare la soglia di resistenza dell'utente in cerca di aiuto...

    Che ne dite?

    Un saluto,
    nico

  15. #15
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    CIAO a tutti...

    vorrei farvi riflettere e magari discutere insieme su un articolo spulciato nel web (http://www.terapiacognitiva.org/articoli/artonlin.htm), di cui riporto alcuni passi. Attendo i vostri contributi!


    A partire dalla prima metà degli anni '90 la diffusione capillare di Internet negli U.S.A. ha permesso lo sviluppo, tra i vari servizi innovativi, della cosiddetta "terapia on-line" o "e-therapy".
    La "e-therapy" nasce come naturale evoluzione dei primi siti che fornivano informazione e consulenza sulla salute mentale, in seguito alle spontanee richieste degli utenti di approfondimento e sostegno rispetto ai quesiti da loro posti.
    In sostanza si tratta di una modalità interattiva di comunicazione, finalizzata a fornire aiuto per potenziare le proprie risorse e per risolvere problemi di natura psicologica o relazionale, attuata attraverso il mezzo telematico.
    La comunicazione può avvenire attraverso diversi strumenti consentiti dalla tecnologia attuale

    In questo articolo parleremo della forma di "e-therapy" attualmente più diffusa, attuata attraverso lo scambio di e-mail tra il "professionista" e il "cliente", in assenza di comunicazioni "face-to-face".
    Il termine "terapia" può generare equivoci, infatti questa forma di aiuto non va confusa con la psicoterapia fornita nel "mondo reale" da psicologi o medici specializzati: non si propone di fornire diagnosi o di trattare disturbi mentali (quantomeno questi interventi non sono a mio parere ancora attuabili perché non sufficientemente validati dalla sperimentazione e supportati da un'organizzazione adeguata dei servizi per la salute mentale).
    1. La "e-therapy" è paragonabile ad altre forme di aiuto alla persona quali la "terapia occupazionale", la "biblioterapia", gli interventi "corporei" (yoga, psicomotricità, tecniche espressive, danzaterapia, ecc.); è finalizzata cioè a promuovere il benessere e potenziare le risorse dell'individuo (l'accento è quindi sull'aiutare a crescere e a migliorarsi, mentre la psicoterapia classica si concentra sul tentativo di curare e riparare un danno preesistente).
    Il lavoro dell'allenatore (di un qualsiasi sport) può essere paragonato all'"e-therapy": si tratta di indirizzare la persona al raggiungimento di determinati obiettivi della propria vita (affettivi, relazionali, sociali, lavorativi) attraverso il potenziamento e l'acquisizione di specifiche abilità, nonché la progettazione di strategie da attuare nel mondo reale.

    Vantaggi e svantaggi della "terapia on-line"
    La "terapia on-line" presenta vantaggi e limiti rispetto ad altre forme di aiuto alla persona:
    Vantaggi:
    1. Permette un accesso facilitato a professionisti in grado di fornire aiuto o incoraggiamento, soprattutto a quelle persone che non trovano (o non vogliono trovare) sostegno nel proprio ambiente sociale (familiari, partner, amici, ecc.), e non riuscirebbero a rivolgersi direttamente a un servizio del proprio territorio (per timidezza, vergogna, problemi geografici, problemi fisici, ecc.).
    2. Consente una comunicazione dove sia il professionista che il cliente possono riflettere pienamente sulle questioni discusse, conservando inoltre la memoria scritta degli scambi precedenti.
    3. L'assenza di segnali non verbali (vale a dire le espressioni facciali e il linguaggio del corpo) e quindi l'attenuazione delle inibizioni sociali favorisce in genere l'apertura personale e permette di affrontare direttamente e velocemente le questioni, senza perdere troppo tempo a girarci intorno, come avviene di solito nelle interazioni faccia a faccia.
    4. L'uso del linguaggio scritto costringe i partecipanti a enfatizzare le proprie capacità logiche e razionali, contribuendo ad affrontare i problemi liberi dalla confusione creata da un eccessivo coinvolgimento emotivo.
    Svantaggi:
    1. Una comunicazione fatta in assenza del canale non-verbale rischia di dar luogo a fraintendimenti e incomprensioni; l'uso delle "emoticons" può compensare solo in parte questo limite.
    2. Richiede, da parte di chi accede al servizio, la capacità e il piacere di esprimersi e comunicare attraverso la parola scritta.
    3. Esiste il rischio, se non vengono prese precauzioni adeguate (criptaggio), che i messaggi vengano intercettati e letti da persone non autorizzate.
    1. Il problema della fiducia, accennato nel paragrafo precedente: chi garantisce l'utente che la persona dall'altra parte del filo sia un professionista serio e preparato, in grado di capire veramente il suo problema e porvi rimedio con gli strumenti adeguati? Attualmente chiunque può proporsi come "terapeuta on-line", indipendentemente dalla professione o titolo di studio, vista l'assenza di leggi in questo campo.
    In questa fase di transizione sono due le possibili precauzioni da prendere a questo riguardo:
    - fare riferimento a professionisti laureati in psicologia o medicina (le cui credenziali possano essere verificate presso gli Ordini di appartenenza), sia per la competenza diagnostica (che può permettere loro di riconoscere situazioni che abbisognano di trattamenti più consistenti), sia per il rispetto (almeno in teoria!) di norme deontologiche che garantiscono il cliente;
    - fare riferimento a fornitori di "terapia on-line" che aderiscono ad Associazioni i cui appartenenti si sono impegnati a rispettare una serie di norme etiche nel lavoro con gli utenti

    ...

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