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  1. #1

    Studi di settore, minimi e nuove iniziative

    Ciao a tutti,
    a breve aprirò partita Iva e sono molto indeciso sul regime da adottare. Propenderei per i minimi per la semplicità, ma dal momento che nelle fatture avrei l'Iva (area del lavoro), sarebbe per me più comodo e conveniente utilizzare quello delle nuove iniziative produttive per l'inferiore tassazione (10% contro il 20% dei minimi).
    - Nelle nuove iniziative mi spaventano però gli studi di settore (riuscirò a starci dentro??)
    - Nel regime dei minimi non ho capito quanto si può dedurre come costi per il vitto dal regime dei minimi. Infatti per quanto risulti possibile la deduzione del 100%, è nominata anche la stretta inerenza all'attività professionale in maniera comprovabile da criteri oggettivi. Ma se io sono fuori per lavoro e mangio un panino al bar e mi faccio fare uno scontrino parlante, quali sono questi criteri oggettivi? Qualcuno ha esperienza?
    Grazie infinite per entrambi i quesiti...

  2. #2
    Postatore Compulsivo L'avatar di ste203xx
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    04-08-2003
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    3,140

    Riferimento: Studi di settore, minimi e nuove iniziative

    il consiglio migliore te lo possono dare più commercialisti, infatti meglio non limitarsi a consultarne uno, ciascuno ha una suo approccio, come in psicoterapia, quindi è possibile che ciascuno ti fornisca in inquadramento diverso, con conseguente preventivo diverso . Cmq è vero che il regime delle nuove iniziative hanno tassazione inferiore, però non dura per sempre, in più probabilmente il compenso mensile del commercialista si alza perché la tenuta della contabilità diventa più complessa. Insomma, o paghi da una parte, o dall'altra, gira rigira si tratta sempre di pagà Io tifo per i minimi, anche per evitare gli studi di settore, perché il modo di calcolarli non mi convince, per quanto possa capirne (cioè poco ). C'è sempre il terrore che se non ci si rientra, si viene mazzuolati con gli adeguamenti Cmq davvero, ti conviene sentire più campane commercialistiche, meglio muoversi con sicurezza su quel campo minato che è la contabilità :sbonk

  3. #3
    Partecipante Affezionato
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    76

    Riferimento: Studi di settore, minimi e nuove iniziative

    Ciao,
    non sono commercialista e ti darò quindi il mio parere da psicologa che ha dovuto pensare a queste cose 3 anni fa:
    Il mio commercialista prende la stessa cifra per il regime dei minimi e quello agevolato per le nuove imprese (600€). Invece adesso che ho il regime ordinario la cifra è un bel po' più alta.

    Quando ho aperto la P.IVA ho fatto queste considerazioni:
    Se fai prestazioni esente IVA, quindi cliniche, conviene tutta la vita il regime agevolato per le nuove imprese, paghi solo il 10% di tasse.
    Se fai prestazioni in cui bisogna pagare l'IVA, invece conviene assolutamente il regime dei minimi visto che se non sbaglio non si paga l'IVA con questo regime. Quindi paghi il 20% e basta.

    Prendere il regime agevolato se fai prestazioni non esenti IVA significa pagare l'IVA in più del 10%
    Prendere il regime dei minimi se fai prestazioni esenti significa pagare il doppio di tasse (20% invece che 10%)

    Invece per le detrazioni non so come funziona per il regime dei minimi. Io avevo quello agevolato per le nuove imprese e non puoi scaricare le spese sanitarie, per esempio. Per il panino non lo so, alla fine avevo lasciato stare. Però ho scaricato delle spese di treno e albergo per seminari. Quest'anno invece scarico tutto, ma ho il regime ordinario.

    Il regime agevolato per le nuove imprese ha validità per 3 anni di contributi. Poi puoi passare al regime dei minimi se rientri nei parametri. Invece non puoi fare il contrario: dal regime dei minimi al regime agevolato.

    Spero di non averti confuso troppo!

  4. #4

    Riferimento: Studi di settore, minimi e nuove iniziative

    Grazie Ste, grazie Coyotino, effettivamente la mia sarebbe un'attività mista, sia verso enti pubblici (esenti Iva) che verso aziende (con Iva). In teoria l'Iva delle nuove iniziative dovrebbero avertela già versata le aziende (come la ritenuta per i minimi), e dovresti detrarla a differenza con quanto ti hanno già versato. Alla luce anche delle vostre esperienze potrebbe essere interessante fare per il primo anno le nuove iniziative (esente cque dagli studi), e poi, a seconda dell'andamento per non incorrere nella spada degli studi di settore, se il tutto non va proprio bene, passare a quello dei minimi che è comunque esente. Assurdo che uno psicologo che ha intenzione di fare le cose alla luce del sole debba mettersi dei problemi perchè il fisco suppone che debba fatturare di più, in base poi a criteri moooolto discutibili, specie per la nostra categoria!!! I commercialisti? Mmmmhhh, non ne ho ancora trovato uno che mi convince davvero, alcuno perchè non sanno niente dell'attività dello psicologo del lavoro, altri perchè non hanno troppa familiarità con questi regimi:-((

  5. #5
    Partecipante Affezionato
    Data registrazione
    26-03-2007
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    Milano
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    76

    Riferimento: Studi di settore, minimi e nuove iniziative

    Ciao,
    mi dispiace ma non conosco proprio il mondo della psicologia del lavoro, ne come funziona per le aziende. Comunque se funziona come, per esempio, un ospedale, che versa per te la ritenuta d'acconto (o l'IVA?), non è che non lo paghi tu, viene tolto a quello che ti darebbero.
    Ti faccio un esempio: l'anno scorso avevo il regime agevolato e prendevo, mettiamo, 1800€ lordi come libero professionista al mese dall'ospedale. Quest'anno con il regime ordinario devono versare la ritenuta d'acconto, quindi a me ne danno solo 1500 circa. Non so se questo vale anche per l'IVA, se è così stai attento.
    Sinceramente io non farei un anno con un regime e poi l'altro, è troppo un casino, non credo che alla fine cambi così tanto.
    L'unica cosa che non capisco è tutta sta paura per gli studi di settore: non conosco nessuno che ha avuto problemi con quello. Devi compilare dei dati per dire quale è stata la tua attività e in base a quella vedono se hai guadagnato quello che si aspettano.
    Per il commercialista prova con quello dell'ordine se non trovi altro, almeno di queste cose ne dovrebbe sapere!
    On bocca al lupo

  6. #6

    Riferimento: Studi di settore, minimi e nuove iniziative

    Si si è vero, intendevo che non lo paghi tu nella misura in cui va a scalare con quello che o loro hanno già versato allo stato per te (nel caso della ritenuta) o che ti avranno dato "in più" in fattura (nel caso del'Iva). Gli studi di settore...mah, sarà che ho conosciuto alcuni ragazzi che ne sono stati vittima, (pur fatturando tutto regolarmente ma lavorando, ahimè, poco) e pur di non dover subire strascichi o paturnie hanno preferito adeguarsi e pagare di più. Poi a dirti la verità ho provato a fare una sorta di simulazione con un software dell'agenzia delle entrate, si chiama gerico, che è proprio quello che usano per fare questi studi, e in diversi casi sembrava non fossi congruo (facevo delle prospettive di guadagno, ovviamente non alte per il primo periodo). Insomma sembrerebbe che in base all'area della psicologia del lavoro le aspettative dell'agenzia delle entrate siano sovrastimate rispetto alle reali possibilità iniziali (secondo me). Tutto qua. Ma se la tua esperienza è diversa, Coyotino, mi può fare solo che piacere ovviamente Oggi valuto bene e in settimana farò il grande passo, perciò....crepi il lupo!!!

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