Al contrario di come sosteneva Freud l'ofidiofobia non è una condizione umana generalizzata conseguente ad una millenaria esperienza negativa dell'uomo a contatto con i serpenti avvelenatori, bensì una "fobia culturale" socialmente trasmessa. E' stato dimostrato che il bambino prova interesse per i serpenti e che la "cultura ofidiofobica" gli viene trasmessa emotivamente dagli adulti e successivamente rafforzata da pregiudizi di ordine culturale, miti, credenze, religione, rappresentazioni ecc..
L' ofidiofobia può manifestarsi con livelli di gravità che vanno dalla semplice avversione agli attacchi di panico più incoercibili per i quali, anche in non presenza dell'animale, una semplice immagine può scatenare la crisi.
Lo psicoterapeuta emotocognitivo può convincere il paziente che i suoi attacchi non sono dovuti alla paura dei serpenti ma non può modificare la sua cultura che rimane quella dello zoofobo.
Le zoofobie riducono le libertà di azione di chi le subisce. Alcune, le più gravi sono spesso invalidanti costringendo il soggetto ad evitare le aree extra urbane per non incontrare gli animali, arrivando a rifiutare proposte di lavoro che comportino attraversamenti di luoghi non abitati. Un attacco di panico provoca sempre reazioni incontrollate che in circostanze particolari possono mettere a richio la vita del soggetto (escursioni in montagna, in zone palustri ecc..
Spesso una approfondita conoscenza dell'oggetto fobigeno è sufficiente ad attenuare lo stato di sofferenza del soggetto ed a ridurne i conseguenti rischi.
Saper riconoscere e conoscere il comportamento degli animali è l'unico modo per demolire quei pregiudizi che sono alla base delle zoofobie.
I ricercatori della SOCIETAS HERPETOLOGICA ITALICA scendono in campo per aiutarvi a riconoscere i rettili e per indicarvi ad assumere l'atteggiamento più corretto nel caso "INCROCIASSERO LA VOSTRA STRADA".

Dante.

http://www-3.unipv.it/webshi/news/Herpethon.htm