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Discussione: Quante possibilità?

  1. #1
    Partecipante Assiduo L'avatar di Alina2006
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    11-02-2007
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    Palermo
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    157

    Quante possibilità?

    ci sono di trovare un lavoro da psicologo "vero" a palermo o in generale in Sicilia?
    a settembre spero di concludere la triennale, ed inizierò la specialistica...il mio terrore è questo non voglio "emigrare" al nord come invece mi spigeranno a fare i miei....
    è vero che le poche possibilità le offrono i privati?
    sto terminando pure un master in counseling mi hanno detto che attualmente è abbastanza spendibile come titolo....
    help non ignoratemi

  2. #2
    Partecipante Assiduo L'avatar di Alina2006
    Data registrazione
    11-02-2007
    Residenza
    Palermo
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    157

    Riferimento: Quante possibilità?

    nessuno?pleaseeeee solo un consiglio

  3. #3

    Riferimento: Quante possibilità?

    ciao, la situazione è difficile per tutti...inizia a proporti da subito come counselor ai privati della tua zona, sarebbe un peccato non sfruttare il master, inoltre la specialistica al nord ti assicuro che nn garantisce nulla..in bocca al lupo

  4. #4
    Postatore Compulsivo L'avatar di arwen
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    04-07-2002
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    in viaggio verso il Paradiso (o qualcosa che ci assomiglia)
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    3,739

    Riferimento: Quante possibilità?

    ciao
    io lavoro al nord, quando mi sono iscritta all'albo (nel 2009) eravamo solo in lombardia lo stesso numero di psicologi che ci sono in francia non venite qua al nord. davvero, non per razzismo o per "senso di protezione" verso le opportunità che ci sono ma perchè di opportunità, realisticamente, al nord ormai ce ne sono poche .... e comunque per coglierle ci vogliono le stesse capacità (di promozione, di impegno e di "sbattimento") che vanno bene anche al sud

    in bocca al lupo a tutti
    Chiara
    Dott.ssa Chiara Facchetti
    Ordine Psicologi della Lombardia n.12625


    Io credo che le pietre respirino. Non possiamo percepirlo con le nostre brevi vite.

    Siamo tutti nella fogna, ma alcuni di noi guardano alle stelle (Oscar Wilde)

  5. #5
    Partecipante Assiduo
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    20-02-2011
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    191

    Riferimento: Quante possibilità?

    1. Lascia stare il discorso del "counselling" come professionalità distinta, non fare sovrapposizioni confusive con il ruolo professionale psicologico. Lo psicologo ricomprende nelle sue funzioni anche quella di "consulenza", ovvero il c.d. "counselling". Se il corso ti ha dato competenze pratiche che ritieni utili bene, ma il tuo focus sia comunque sempre orientato alla professionalità psicologica: è più epistemologicamente serio, corretto, spendibile, coerente.

    2. La situazione professionale è drammatica anche al nord; ma, nord o sud che sia, per cercare contesti lavorativi conviene spesso evitare i grandi centri urbani con facoltà o corsi psicologici (in cui ci sono orde di psicologi disoccupati), e puntare sulle realtà di medie dimensioni di provincia, dove la densità di psicologi è molto inferiore ai grandi centri universitari "psicologici" (palermo, roma, padova, torino, milano, napoli, etc.), ma vi è comunque una possibile "domanda" quantitativamente d'interesse. Importanti anche i legami pregressi o da costruire con gli attori sociali del territorio: medici, parrocchie, cooperative, scuole, associazioni di categoria, etc.

  6. #6

    Riferimento: Quante possibilità?

    sarebbe molto bello se tutti gli psicologi potessero "mantenere il focus sempre orientato alla professionalità psicologica". sappiamo benissimo però che è praticamente un'utopia. se il corso le ha dato le competenze e il titolo di counselor (molti si fanno chiamare così senza neanche aver acquisito competenze specifiche) perchè nn dovrebbe usarlo? visto che vorrebbe lavorare subito meglio fare la cameriera,la babysitter o la barista?

  7. #7
    Partecipante Assiduo
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    20-02-2011
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    191

    Riferimento: Quante possibilità?

    Citazione Originalmente inviato da agoràonlus Visualizza messaggio
    sarebbe molto bello se tutti gli psicologi potessero "mantenere il focus sempre orientato alla professionalità psicologica". sappiamo benissimo però che è praticamente un'utopia. se il corso le ha dato le competenze e il titolo di counselor (molti si fanno chiamare così senza neanche aver acquisito competenze specifiche) perchè nn dovrebbe usarlo? visto che vorrebbe lavorare subito meglio fare la cameriera,la babysitter o la barista?

    Si. Quella ipotetica del counsellor è una "professione" non riconosciuta e priva di tutele legali e basi epistemologiche coerenti. Se fa clinica facendo la "counsellor" ma senza abilitazione, rischia l'esercizio abusivo della professione. Per una persona che vuole divenire psicologa, iniziare facendo un'attività mal definita che concretizza il rischio di esercizio abusivo della sua stessa futura professione non è un bell'inizio. Meglio evitare confusività epistemologiche, di ruolo, di identità, casini deontologici, legali e professionali; e quindi, meglio la babysitter che la "pseudo-psicologa".

  8. #8

    Riferimento: Quante possibilità?

    non ho detto di fare clinica facendo counseling, ci mancherebbe altro. ma sai benissimo che potrebbe lavorare nell'empowerment, nella scuola, nelle aziende etc...

  9. #9

    Riferimento: Quante possibilità?

    ps. ovviamente come counselor e non come psicologa

  10. #10
    Partecipante Assiduo
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    20-02-2011
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    Riferimento: Quante possibilità?

    Scusami Agorà, fare sportelli di ascolto psicologico in una scuola come "counsellor non psicologa" invece che come psicologa, non è che - da un punto di vista di ambivalenza epistemologica, professionale e deontologica - sia molto diverso che fare colloqui clinici come "counsellor" o come psicologo... sempre di confusività, sovrapposizione e rischio di esercizio abusivo della professione si parla, direi.

  11. #11

    Riferimento: Quante possibilità?

    purtroppo no..... gli sportelli nelle scuole molto spesso vengono effettuati dagli insegnanti, (che molto spesso pretendono anche di occuparsi di disturbi di apprendimento, no comment) . io non sto dicendo che è giusto o che approvo, ma andare a dimostrare che c'è un abuso di professione in questi casi è praticamente impossibile. preferisco quindi una persona che si sta formando in psicologia e che ha aggiunto al suo percorso (non sostituito) un corso di counseling, a persone che si improvvisano esperti. questa purtroppo è la REALTA', poi discorsi deontologici ed epistemologici possiamo farne quanti ne vuoi (premetto che io ho fatto 5 anni psicologia , tirocinio, esame di stato e iscrizione però iniziando la professione mi sarebbe piaciuto avere maggiore esperienza di "counseling")

  12. #12
    Partecipante Assiduo
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    20-02-2011
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    Riferimento: Quante possibilità?

    Citazione Originalmente inviato da agoràonlus Visualizza messaggio
    purtroppo no..... gli sportelli nelle scuole molto spesso vengono effettuati dagli insegnanti, (che molto spesso pretendono anche di occuparsi di disturbi di apprendimento, no comment) . io non sto dicendo che è giusto o che approvo, ma andare a dimostrare che c'è un abuso di professione in questi casi è praticamente impossibile. preferisco quindi una persona che si sta formando in psicologia e che ha aggiunto al suo percorso (non sostituito) un corso di counseling, a persone che si improvvisano esperti. questa purtroppo è la REALTA', poi discorsi deontologici ed epistemologici possiamo farne quanti ne vuoi (premetto che io ho fatto 5 anni psicologia , tirocinio, esame di stato e iscrizione però iniziando la professione mi sarebbe piaciuto avere maggiore esperienza di "counseling")
    Chiariamo un punto essenziale. Il cosiddetto "counselling" non è altro che un insieme eterogeneo di normali tecniche di sostegno e consulenza psicologica. In altri termini, è un insieme di tecniche psicologiche applicate, che vengono "presentate" con un altro nome e un pò di perifrasi generalizzanti, per cercare di presentarle come se fossero non psicologiche, e quindi eseguibili anche da chi non ha dovuto qualificarsi ai sensi di legge per operare in un ambito professionale riservato.

    Quindi, se un insegnante fa uno sportello per gli studenti, è un errore, ma solitamente non viene presentato come uno sportello di "ascolto" basato su processi e attività psicologiche. Se viene fatto lo sportello di "counselling", invece, si va a presentare e proporre un'attività pesantemente ambivalente, epistemologicamente confusa e professionalmente sovrapposta a quella dello psicologo. Quindi, se un futuro psicologo fa il "counsellor" prima di fare lo psicologo, è come se (seppur magari in buona fede) si trovasse a giocare ambivalentemente con ruoli, atti professionali e competenze tutelate, in maniera indebita.

    Finchè sono gli psicologi stessi che rinforzano l'idea che il counselling sia qualcosa di diverso da quello che invece ovviamente è (ovvero, tecniche di sostegno psicologico, dunque interne alla professione psicologica), non ci si può lamentare delle "invasioni di campo" e della mancata tutela dello spazio professionale.

  13. #13

    Riferimento: Quante possibilità?

    secondo te uno psicologo (laurea tirocinio eds) che non trovando lavoro come tale farà l'educatore avrà lo stesso approccio di un educatore "normale"? quante volte capita? chi compie una invasione in questo caso? una persona nn può dimenticare ciò che ha imparato e le esperienze che ha avuto. se alina trova un mercato del lavoro che richiede la sua esperienza di counseling (corsi autorizzati dalla legge) perchè nn dovrebbe sfruttarlo?

  14. #14
    Partecipante Assiduo
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    Riferimento: Quante possibilità?

    Citazione Originalmente inviato da agoràonlus Visualizza messaggio
    secondo te uno psicologo (laurea tirocinio eds) che non trovando lavoro come tale farà l'educatore avrà lo stesso approccio di un educatore "normale"? quante volte capita? chi compie una invasione in questo caso? una persona nn può dimenticare ciò che ha imparato e le esperienze che ha avuto. se alina trova un mercato del lavoro che richiede la sua esperienza di counseling (corsi autorizzati dalla legge) perchè nn dovrebbe sfruttarlo?
    Due cose completamente diverse. Se porto in una professione una serie di competenze professionali "reali" e aggiuntive, provenienti da un percorso riconosciuto dalla legge, questo è un vantaggio. Le competenze professionali non riconosciute, che dovessero sovrapporsi indebitamente e confusivamente a competenze professionali ed atti riservati per legge, sarebbero invece un problema sia per chi le fa e per chi le riceve; soprattutto se colui che attua queste azioni punta proprio a conseguire quella professionalità i cui atti riservati sono indebitamente "replicati" dal cosiddetto "counsellor".

    Il mercato non richiede "competenze di counsellor"; il mercato richiede competenze tecniche di sostegno e consulenza psicologica, che ne è il vero nome.

    I corsi di "counsellor" sono "autorizzati dalla legge" solo nel senso l'insegnamento è libero, come ad esempio quelli di giardinaggio o quelli di cucina cinese; non nel senso che esiste un riconoscimento di legge formale alla "professione di counsellor", concetto completamente diverso (e che infatti NON esiste).
    Io posso liberamente insegnarti anche come si fa un'operazione di cardiochirurgia, ma se tu non sei medico quell'intervento non lo puoi fare comunque.

    Ripeto: gli psicologi per primi sono tutti personalmente responsabili di tutelare gli spazi della propria professione, non certo di facilitarne la confusività potenziale.

  15. #15

    Riferimento: Quante possibilità?

    certo tuteliamoci....abbiamo un ordine che paghiamo a vuoto, (più enpap), un anno di tirocinio = lavoro gratis ( senza contare quello durante la scuola di psicoterapia), corsi di laurea e tirocini che non sempre (e sfido a negarlo) danno "competenze professionali reali", e in tutto questo una persona che, ripeto, ha il titolo per fare il counselor non dovrebbe farlo? una persona che tra le altre cose sta studiando psicologia?

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