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  1. #1

    Interprete in zone di conflitto - Pressione psicologica

    Salve a tutti! Dareste un aiutino a un vostro "non-collega"? Eh sì, non sono uno psicologo o studente di psicologia, ma devo fare un accenno a questa materia.

    La tesi che sto scrivendo riguarda la figura dell'interprete in zone di conflitto e tra i vari aspetti che ho deciso di prendere in considerazione (non ve li dico perchè poco vi interessa immagino ) c'è quello psicologico.

    Ammetto di non essere molto preparato in materia ed è per questo che ho deciso di rivolgermi a voi (tante teste messe insieme daranno sicuramente un risultato migliore rispetto a una testa... tra l'altro poco esperta ). Per un interprete è ovviamente diverso lavorare in una cabina insonorizzata o in un'area di conflitto dove il rischio di essere colpiti è sempre molto elevato.

    A me è stato detto di puntare su due disturbi:
    - Disturbo post-traumatico da stress;
    - Disturbo acuto da stress.

    Che ne pensate? Qualche altra idea su come affrontare questo tema? Ripeto, è solo un accenno, non un trattato di psicologia però mi sembra comunque opportuno evidenziare questo aspetto.

    Ora che vi ho dato i "compiti" da fare, mi vado a presentare che è meglio! xD

    Andrea

  2. #2
    Postatore Compulsivo L'avatar di ste203xx
    Data registrazione
    04-08-2003
    Residenza
    Latina-Roma
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    Riferimento: Interprete in zone di conflitto - Pressione psicologica

    ciao! Per il dist post-traumatico puoi consultare la "bibbia" in questo campo, cioè il manuale Stress traumatico di Van der Kolk, l'autore che maggiormente se ne è occupato. Oltre al dist post-traumatico, che cmq insorge dopo l'esposizione all'evento stressante, potresti prendere in considerazione altri disturbi come il dist dell'adattamento. Inoltre mi pare di capire che dovrai descrivere come si sente l'interpete a lavorare in zone ad alto rischio, non solo gli eventuali disturbi che sviluppa dopo aver "rischiato la pelle", dunque potresti parlare anche del dist d'ansia.

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