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  1. #1
    lialy
    Ospite non registrato

    Un bimbo che morde: un nonno che non si fida del figlio

    Rieccomi qui a porvi un ulteriore problema in cui mi sono venuta a trovare che non mi sta facendo dormire la notte.
    Il mio dubbio è legato ad un problema che sto avendo al nido con un bambino di 18/20 mesi circa.
    Questo bambino quando mi è stato presentato dalla madre, nel primo colloquio nel momento dell'iscrizione al nido, è stato descritto come un bambino particolare che aveva l'abitudine di mordere i bambini più piccoli.
    L'inserimento al nido è stato molto travagliato, il bambino non era disposto a separarsi dalla madre, reagiva all'allontanamento della mamma con lacrime, calci, schiaffi sia alla madre che gli diceva che stava per allontanarsi per andare a prendere delle cose in macchina, sia a me che ero l'adulto che non gli permetteva di correrle dietro.
    Come in tutti gli inserimenti, avevo chiesto alla madre di lasciare una sua borsa sulla poltrona e di lasciar portare all'asilo il gioco preferito o quello che al mattino lui aveva scelto.
    IL bambino inserito nei giorni successivi in sezione con gli amichetti, ha continuato a mostrare i suoi comportamenti non adeguati, generando nella madre dei sensi di colpa, molta frustrazione ed anche lacrime.
    Nelle 3 settimane di inserimento oltre a creare una relazione con il bimbo, ho parlato molto con lei. La famiglia è benestante, il bambino dopo le 3 ore all'asilo va a casa dei nonni paterni o materni fino a quando la mamma non torna da lavoro, lo prende e vanno insieme a casa.
    A volte il bimbo, viene accompagnato all'asilo dal padre che lavora fuori città e che dallo scorso settembre vede un paio di volte a settimana nei we.

    Dopo un periodo in cui il bambino non piangeva più quando i genitori andavano via ed in cui non attaccava più nessun bambino, poi ha ripreso.

    Osservandolo ho evidenziato due dinamiche che in tempi diversi hanno preceduto l'attacco (maggiormente morsi molti violenti), al principo lui si avvicinava alla vittima prescelta tra le tante e si avvicinava con un sorriso, quando toccava con le labbra la guancia metteva fuori i denti ed addentava in maniera violenta e serrata. Ultimamente invece non ha più la dinamica stile "dracula", ma ha messo in atto degli attacci più violenti, ha addentato lo stesso bimbo due volte al naso e ieri al sopracciglio. Certo il morsicatore preferisce lui, ma ci ha provato con tutti, tranne con uno. L'attacco di questi ultimi tempi sembra più quello di un leone inferocito che azzanna la sua preda, quasi come se volesse staccare il pezzo di carne prescelto, con continui movimenti del suo volto.

    Allarmate da questi attacchi le mie colleghe hanno chiamato la mamma del bimbo per un colloquio a 6 occhi urgente (quando sono entarata in sede ho partecipato ad un colloquio con la madre).
    Io ero contraria al fatto che la rappresentante legale (educatrice) fosse presente al colloquio, da questo è emerso oltre alla grande sofferenza della donna, dispiaciuta per il bimbo preso di mira ultimamente, una forte frustrazione visto che, nonostante i suoi tanti tentativi di far capire che quelle cose non si fanno, non riesce a trovarvi un rimedio. Durante il colloquio, entrambe, hanno ipotizzato varie alternative, le vacanze di natale, un trasloco fatto nei primi giorni di dicembre, l'assenza del padre ecc ecc ecc. Il colloquio era tra due educatrici (madre e rappresentante legale dell'asilo), io ho ascoltato tra le righe cercando di andare oltre i luoghi comuni che udivo, intervenendo per sottolineare quelli che erano i diversi livelli del contesto-problema.
    Una cosa che non è emersa nel colloquio di ieri e che per me è il fulcro del problema.
    Il nonno paterno prima delle vacanze natalizie disse alla rappresentante legale dell'asilo che lui e la nuora avevano deciso di far rimanere il bimbo per più tempo all'asilo e quindi di farlo rimanere a pranzo da noi, perchè la madre del bimbo non si fidava del marito, quando andava a prenderlo lui dall'asilo.
    Questa frase è stata detta così, in due secondi, il nonno del bimbo ha solo sottolineato che quelle parole non dovevano uscire dalla stanza in cui eranoerano state dette.

    Durante il colloquio l'unico cenno fatto dalla mamma, relativo alla parola pranzo è stato nei miei confronti (che ero laterale al colloquio), in cui mi dicva che aveva fatto bene durante l'inserimento a decidere di non far rimanere il bimbo a pranzo, cosa che io invece non condividevo.

    Adesso, la mamma chiama per sapere come sta e cosa fa il bimbo, se ha azzannato qualcuno o no. Il padre dall'altra parte dell'Italia, mi chiama per sapere come sta il bimbo, sottolineando che la prossima volta che tornerà, userà degli accorgimenti che avevo proposto per aiutare il bimbo a fargli capire che il papà torna da lavoro e che non sparisce se lui si rilassa un po'. Il papà per evitare che il bimbo iniziasse a piangere quando doveva partire, se ne scappava approfittando che il bimbo era con la mamma in bagno e che quindi non vedeva e sentiva la porta aprirsi e chiudersi.

    Ora lo so che mi son molto dilungata, ma i livelli su cui lavorare sono tanti, io nn posso fare dei colloqui per bene, perchè all'asilo mi chiedono di far diminuire i comportamenti aggressivi del bimbo (che nel frattempo è stato allontanato dalla sua sezione ed inserito in una sezione di bimbi più grandi e meno numerosi, visto che sono solo in 8) e di non pensare a quello che succede nella coppia e nella famiglia allargata, perchè va oltre i nostri doveri.
    Chiaramente io so che se non comprendo la siuazione non posso agire, ho spiegato a tutti che il bimbo vuole comunicarci qualcosa e che è un nostro limite non comprenderlo, ma la ragione pratica non comprende la mia di ragione.

    Chi mi aiuta?

  2. #2

    Riferimento: Un bimbo che morde: un nonno che non si fida del figlio

    Condivido il modo in cui hai inquadrato il problema a vari livelli. Ci sarebbe forse da aggiungere il contesto immediato del bambino. Cioe' come il comportamento si inserisce nel contesto relazionale del bambino, quale funzione riveste. Perche' se e' vero che tutti i vari livelli che hai analizzato hanno una sua ricaduta nel determinare il comportamento, il comportamento e' primariamente soggetto a delle variabili immediate nell'ambiente del bambino.
    Fare un'analisi di quelle che sono gli anitecedenti e le conseguenze del comportamento nell'ambiente non solo ti permetterebbe forse di avere un fulcro su cui reggere gli altri piani di comprensione ma anche ti potrebbe permettere di intervenire in maniera efficace perche' diretta sul comportamento.
    In pratica ti sto suggerendo di chiederti ed indagare: che cosa ottiene il bambino attraverso questo comportamento? quale cambiamento ambientale ottiene attraverso questo comportamento?

  3. #3
    lialy
    Ospite non registrato

    Riferimento: Un bimbo che morde: un nonno che non si fida del figlio

    Ti ringrazio per la risposta, in questi giorni sono stata nella prima parte della mattinata con lui, per circa un ora di solito lo marco ad uomo, interagisco spesso con lui e divento il traite per farlo interagire con altri bambini che giocano con me.
    Allora, al momento ho osservato che prima di un attacco verso un amichetto, c'è il non voler condividere un gioco, se uno è sul triciclo, lui lo prende per capelli per farlo scendere o gli da dei calci, se qualcuno prende la palla (gioco che lui in quel momento vuole), addenta la mano. Fin qui tutto nella norma, mi son detta che non ha ancora compreso le dinamiche legate alla condivisione, altri bimbi lo fanno, ma glielo si può spiegare.
    Altra situazione in cui scatta l'attacco: sta giocando con me e dei bimbi, si avvicina ad un bimbo, lo chiama, gli si avvicina e gli tira i capelli e cerca di morderlo, perchè? non lo so ancora....
    Quando vede in giro la sua vittima preferita gli si lancia addosso, il poverino che è il più piccolo dell'asilo,quando lui è in giro chiede insistentemente di stare in braccio e ci stringe le dita forte forte per non esser messo a terra.
    Allontanato dalla sua sezione ed inserito in una sezione di bambine più grandi, lui non metto in atto quei comportamenti.

    Conseguenze: ad ogni attacco, lo si blocca fisicamente prendendogli il braccio o mettendo la nonstra mano vicino alla sua per evitare il morso e guardandolo negli occhi gli si dice che non si fa, poi lo portiamo su una anchinetta dove ci sediamo accanto a lui, continuando a dirgli che nonsi fa male agli altri bimbi (li in questa fase tende a are e spalle all'adulto che gli fa la ramanzina) o cerca di sfuggire.

    non so rispondere alle tue ultime domande: ottiene attenzione certamente. l'ambiente (inteso coi i bimbi della sua sezione) sono tutti allarmati dalla sua presenza, alcuni si avvicinano a lui se c'è un adulto di riferimento con cui loro vogliono giocare.

    Oggi l'ho osservato con il nonno paterno un'oretta, il nonno è l'unico contro cui non mette in atto quei comportamenti, è un rapporto speciale, unico, sono complici ed il bimbo lo ascolta, anche se spesso gli fa fare quello che vuole. Il nonno mentre giocavano gli ha detto di voler vedere il bambino A. (cioè quello che lui ha preso di mira ed a cui ha fatto più male), per un ora ha fatto finta di nulla, cercando sempre un gioco nuovo da fare con il nonno, poi il nonno lo ha preso in braccio e siamo andati dal bimbo in questione, gli ha chiesto di fargli una carezza e guidato dalla mano del nonno l'ha fatta.

    in tutto questo non siamo riuscite a comprendere perchè la madre non si fidi del marito. il marito mi ha chiamato per due giorni di seguito, con voce quasi spezzata, mi ha detto che stanno facendo quello che avevamo proposto (salutarlo quando va via per andare a lavoro, fare e disfare la valigia sia quando arriva che quando deve partire).
    non so che altro fare....

  4. #4

    Riferimento: Un bimbo che morde: un nonno che non si fida del figlio

    La prima situazione che hai descritto come dici tu e' molto chiara. Il bambino cerca di ottenere qualcosa che desidera attraverso un comportamento aggressivo.
    Questo ci potrebbe portare a tutta una serie di considerazioni sul fatto che in famiglia evidentemente comportamenti aggressivi vengono rinforzati. Questo e' per lo meno anomalo in un bambino cosi' piccolo. Insomma si potrebbe fare questo discorso ma non so se tu hai materiale sufficiente per interpretare il tipo di dinamiche che a casa abbiano potuto insegnare al bambino questo comportamento.

    Comunque sia. Se questa funzione del comportamento e' chiara puoi pensare ad un intervento. Teoricamente insengnare un comportamento sostitutivo al bambino, qualcosa che gli permetta di ottenere il gioco che vuole. Ovviamente dovresti subentrare con questo insengnamento nei frangenti in cui vedi che sta per mettere in atto il comportamento aggressivo ma prima che lo abbia messo in atto (se parlasse sarebbe semplicemente insengnarli a dire "posso giocarci?" ma visto che e' cosi piccolo non saprei...

    a parte questo che non e' di molto aiuto probabilmente (ma che in linea teorica sarebbe fondamentale) forse puoi pensare di pianificare meglio il tipo di reazione quando lui e' effettivamente aggressivo (quando cioe' mette in atto un'aggressione o ci va vicino ma tu riesci a fermarlo). Considerando la gravita' del comportamento io ci andrei piu' pesante possibile. Cioe' un time out lungo abbastanza da risultargli spiacevole (5-10 minuti?). Questo puo' essere fatto nella stanza di gioco o in un'altra se non e' possibile farlo restare seduto. Immaginerei che una persona ovviamente sta con lui ma non interagisce.

    Per quanto riguarda la seconda situazione che descrivi e' effettivamente difficile dire. E' magari che cerca un rapporto esclusivo con l insegnante? Cmq anche in casi del genere farei seguire una punizione.
    Punire non e' l intervento migliore, anzi non e' neanche un intervento, pero' nel frattempo intanto che capisci quali effettivamente siano le sue difficolta' in un caso cosi' grave mi sembra importante eliminare il comortamento.

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