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  1. #1
    Partecipante L'avatar di magnetti
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    04-11-2010
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    35

    Lo psicologo "estrapolato" dalla realtà.

    Quando mi sono iscritto a questa lista mi aspettavo di incontrare persone che, per la particolare formazione, fossero in grado di darmi la certezza di una totale comprensione della realtà contingente.
    Mio malgrado mi trovo invece a dover constatare che la realtà viene percepita allo stesso modo di altri ambienti universitari dove, per cause di realizzazione professionale, la desolazione o ancor peggio la despressione imperversano fino al suicidio.
    Non è un caso che l'interesse per gli studi psicologici si rafforzi proprio nei periodi di crisi della struttura sociale e che Psicologia diventi il ricovero di ragazzi provenienti dallo sfacelo famigliare, dolorose storie di incomprensione, esclusione sociale ecc.. necessità di capire quindi per non rimanere “travolti.”
    Quando non esiste una vera inclinazione o propensione verso l'esercizio di una professione si finisce poi per cercare una qualsivoglia spiegazione al proprio insuccesso e si desiste presto dall'intento di realizzarsi ,cadendo nel vittimismo.
    Il nostro triste Paese sta attraversando un periodo di regressione socioculturale senza precedenti, fermarsi alla constatazione di fatto, senza reagire, significa avvallare la scelta di chi ha voluto ridurre la cultura ad una inopportuna perdita di profitto. Lo psicologo che pensa di integrarsi in un paese straniero deve fare i conti con i grandi problemi dell'”inclimatazione ed acclimatazione culturale”, del pregiudizio “intraspeciale” ed etnico, dei ritmi nictemerali per cambiamenti di latitudine, per problemi di riformazione ecc...
    Chi sceglie Psicologia deve convincersi che prima di tutto la scelta gli comporterà una maggiore comprensione della realtà e lo proteggerà dalle cattive interpretazioni che sono la causa della disgregazione sociale (mancanza di solidarietà ecc..). Se sceglie questi studi deve prevedere anche sbocchi lavorativi diversi da quella di psicologo o psicoterapeuta. Ho alcuni amici che “fruttano” la loro conoscenza in campi diversi come nell'insegnamento scolastico, dove la presenza di un docente “psicologo” può contribuire notevolmente a migliorare la qualità della Scuola e quindi della futura Umanità.
    La realtà si modifica, o meglio si migliora, lavorando al suo interno, restituendo alla vita principi e valori.
    Saluti
    Dante
    p.s. Nel mese di settembre un ricercatore si è suicidato scatenando l'indignazione negli ambienti universitari e di ricerca.
    Allego alle presente un'estratto del dibattito avvenuto all'interno di una list accademica per farvi conoscere le mie posizioni al riguardo.
    ----------------------------------------------------------------------------

    Ogg: BRUTTA NOTIZIA SU CUI RIFLETTERE


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    "oppure (2) cambiate
    mestiere; in entrambi i casi (3) fatelo in fretta!"

    Scusate la mia invasività ma dall'alto (??)
    della mia vetustà penso di dare un modesto contributo a chi si accinge a fare
    una scelta lavorativa. Ho due figli ultratrentenni di cui uno splendidamente
    laureato e esasperatamente disoccupato. Entrambi su mio consiglio non hanno
    scelto di frequentare il liceo ma di conseguire un diploma nel settore
    turistico, l'unico veramente al riparo dall'attuale crisi lavorativa (ovviamente
    trattasi di scelta di accomodamento).
    Mi ritrovo ora difronte a due realtà opposte. Il figlio che ha lasciato gli
    studi e fa il segretario d'albergo è sfinito dal lavoro e potendo scegliere a
    suo piacimento, passa da un albergo all'altro e deve rifiutare spesso proposte
    di lavoro che il fratello, determinato nei suoi indirizzi universitari, rifiuta.
    Risultato? Entrambi sono "fregati", l'uno lavora troppo per potersi dedicare
    agli interessi personali, inclusi gli affetti, l'altro lavora intensamente senza
    percempire alcuna remunerazione e permane in una cronica situazione di attesa. I
    giochi sono ormai fatti: non potranno avere una famiglia!
    All'inizio degli anni 90 l'ex ministro D'Amato aveva lanciato l'allarme sui
    risvolti della crisi socioeconomica incalzante invitando i giovani a scegliere
    le professioni artigianali invece degli studi universitari. Con il senno di poi
    chi può dargli torto. Ora ci troviamo con moltissimi italiani laureati
    disoccupati e molti "adattabili" (anche laureati) extra e comunitari occupati.
    Quando un nostro "affine" si suicida, ci sentiamo tutti responsabili per non
    aver fatto nulla per aiutarlo o perlomeno per impedirglielo, è naturale ma è
    sbagliato. Nei campi di sterminio non erano molti quelli che sceglievano il
    suicidio, perchè l'eziologia dell'atto trova la sua spiegazione causale nella
    depressione endogena e non nell situazione contingente che e sempre puramente
    scatenante.
    Sono stato all'estero, anche se non per lunghi periodi, oltre ai consigli di
    Franco molto esaustivi aggiungerei: " se non siete siete dotati di forte
    automonia, sia economica che affettiva, non fatelo!" Nelle mie "vene scorre
    sangue piemontese, barese ed inglese", ovvero sono un "meticcio", ma il mio
    cuore è nella terra che mi ha visto nascere e quì rimarrò fino all'ultimo
    respiro. La vita è fatta di corsi e ricorsi e o prima o dopo il sereno tornerà
    e nel frattempo avremo vissuto nel nostro amato "bel Paese".

    Tutta la mia empatia ai giovani della lista.

    Dante

  2. #2
    Postatore Compulsivo L'avatar di ste203xx
    Data registrazione
    04-08-2003
    Residenza
    Latina-Roma
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    3,140

    Re: Lo psicologo "estrapolato" dalla realtà.

    chiedo scusa, non ho ben capito il tuo messaggio . Cmq dalle prime righe sembra che avevi un'aspettativa molto alta verso la categoria degli psicologi, ti apsettavi che "fossero in grado di darti la certezza di una totale comprensione della realtà contingente", beh, la vedo dura... le certezze assolute e totalizzanti sull'universo può offrirle solo la fede, non la scienza, che procede più cautamente, basandosi su dati sperimentali, che vengono continuamente rivisti, senza poter mai pretendere di rivelare la Verità assoluta ed eterna. Quello è compito del Papa! Come suggerisce il prof Carli, attenzione che l'attesa non diventi pretesa... Mentre lo stralcio della lettera che hai trascritto, non mi sembra illuminare più di tanto. Si sa benissimo che in Italia il settore economico più sviluppato è quello dell'agricoltura, dell'artigianato e del turismo, non certo il terziario avanzato, dove si colloca lo psicologo e generalmente la persona con studi superiori alla laurea. Non c'è trippa per gatti laureati, basta aprire un qualsiasi libro base di economia. In più, consultando le ultime statistiche, si noterà come le professioni che si svilupperanno di più nei prossimi 20 anni sono: la badante, il barista, l'operaio generico, il bracciante agricolo. Piaccia o no, questa è la realtà, quindi chi si laurea e si iper-specializza pensando che così facendo otterrà un lavoro migliore, si sa benissimo che è un'illusione, mica è una novità...Le giovani generazioni lo sanno benissimo, sono le gerenazioni precedenti che sono rimaste legate all'equivalenza laurea = lavoro sicuro e ben retribuito. Forse valeva ai loro tempi, fino alla craxiana "Milano da bere", fino a tangentopoli, ma insomma oggi si sa che "prendi la laurea, così troverai un buon lavoro", è una tentazione della strega cattiva, ci cascano solo gli ingenui come biancaneve. L'attesa (di un buon lavoro con la laurea) non può certo diventare pretesa!

  3. #3
    Partecipante L'avatar di magnetti
    Data registrazione
    04-11-2010
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    35

    Riferimento: Lo psicologo "estrapolato" dalla realtà.

    Forse invece di scrivere "darmi" avrei dovuto dire "fossero in grado di DARSI la certezza di una totale comprensione della realtà contingente". Infatti, così come da te interpretato risulta dissonante con il resto del discorso.
    Tutto il mio discorso si confortava direttamente dei miei vissuti sia di lavoratore che di genitore. La mie conoscenze di Psicologia hanno determinato i miei successi in tutti gli ambiti della mia vita di relazione e mi hanno permesso di superare "vittoriosamente" anche lo stato di invalidità fisica permanente in cui mi trovo (vd. presentazione). La vita è maestra di vita e la Psicologia ti aiuta a viverla nella sua pienezza.
    Sono nato da una famiglia partigiana di Martiri della Libertà ed ho vissuto tutti i processi di ricostruzione della Società del dopoguerra, lottando in prima persona per la dignità dell'uomo e la difesa dell'ambiente, come leader politico e dirigente sindacale, finchè ne ho avuto le forze. Ora mi ritrovo a dover constatare che i nostri giovani, compresi i miei figli, invece di scegliere l'impegno sociale per cambiare le cose scelgono la "via della disfatta" abbandonando allo sfacelo il Paese ed il loro retaggio culturale per lidi incerti e realtà imprevedibili, nel perseguimento di un sogno spesso "suggerito" da suggestive immagini e racconti di persone emigrate in "fuga dalla realtà". E' veramente triste dover constatare che la democrazia italiana faccia impunemente ritorno alla monarchia attraverso la "deculturazione mediatica".

    Grazie.

    Dante

  4. #4
    Partecipante Affezionato
    Data registrazione
    12-08-2010
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    72

    Re: Lo psicologo "estrapolato" dalla realtà.

    Ciao Dante, sinceramente trovo i tuoi interventi a tratti un pò retorici, ma senz'altro ricchi di contenuto e meritevoli di una lettura ragionata.

    Non è un caso che l'interesse per gli studi psicologici si rafforzi proprio nei periodi di crisi della struttura sociale e che Psicologia diventi il ricovero di ragazzi provenienti dallo sfacelo famigliare, dolorose storie di incomprensione, esclusione sociale ecc.. necessità di capire quindi per non rimanere “travolti.”
    Quando non esiste una vera inclinazione o propensione verso l'esercizio di una professione si finisce poi per cercare una qualsivoglia spiegazione al proprio insuccesso e si desiste presto dall'intento di realizzarsi ,cadendo nel vittimismo.
    Concordo parzialmente con te, nel senso che le difficoltà oggettive per la professione ci sono, ma molti si scoraggiano anche perchè hanno intrapreso questi studi per curarsi e non per curare. Ma questo è un bisogno inconscio comune agli studenti di tutte le facoltà per le relazioni d'aiuto (medicina, infermieristica, ass sociale et cetera), ed è sempre stato così, anche ai tuoi tempi. Può darsi che si sia accentutato con la crisi dei valori di questi ultimi anni.

    Lo psicologo che pensa di integrarsi in un paese straniero deve fare i conti con i grandi problemi dell'”inclimatazione ed acclimatazione culturale”, del pregiudizio “intraspeciale” ed etnico, dei ritmi nictemerali per cambiamenti di latitudine, per problemi di riformazione ecc...
    Ora, non penso che il jet lag sia la prima preoccupazione di chi espatria. Sicuramente non è facile inserirsi in un contesto diverso, ma dipende da quale contesto. Vi sono città multietniche come Londra o Berlino in cui essere stranieri è la norma, e ti assicuro che io nelle mie esperienze non ho mai incontrato grossi pregiudizi.
    Poi, come tu dici giustamente, ci vuole grande autonomia affettiva e bisogna porre la realizzazione professionale ai primi posti nella scala dei valori, prima della comodità e dell'abitudine, anche affettivamente parlando.

    La mie conoscenze di Psicologia hanno determinato i miei successi in tutti gli ambiti della mia vita di relazione
    Sarebbe meglio dire che hai fatto fruttare le tue conoscenze nella vita di relazione, che è auspicabile ma non scontato. Molti psicologi , al di là della bravura libresca, non hanno mai avuto a che fare con le persone e potenzialmente (non è detto, ma nessuno lo verifica) hanno meno sensibilità di laureati in materie tecniche. Del resto, non è detto che un musicologo sia un'artista o uno storico dell'arte sia un pittore.

  5. #5
    Partecipante L'avatar di magnetti
    Data registrazione
    04-11-2010
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    35

    Riferimento: Lo psicologo "estrapolato" dalla realtà.

    :"Del resto, non è detto che un musicologo sia un'artista o uno storico dell'arte sia un pittore."

    Condivido pienamente questa tua asserzione. Ho in famiglia due figli maschi ultratrenntenni di cui uno laureato DAMS, musicologo e l'altro che non conosce "un rigo" di musica. Il primo suona il piano mediocremente il secondo suona la chitarra come Ry Cooder, che ha conosciuto e che ha voluto un suo cd, e che canta come un vero bluesman del Missisipi. Dei due il secondo è un appassionato di psicologia.
    L'influenza dell'ambiente famigliare è sempre stato per entrambi il medesimo e le opportunità identiche essendo io stesso musicista, chitarrista cantante.
    Chi è attratto dalla Psicologia ha comunque una marcia in più per potersi esprimere anche nella musica,perchè i suoi vissuti ricaricano di piena significatività la sua immaginazione creativa con emozioni profondamente vissute e mai subite e che tradotte in note gli renderanno merito.

    Dante

  6. #6
    Partecipante Affezionato
    Data registrazione
    12-08-2010
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    Re: Lo psicologo "estrapolato" dalla realtà.

    E' anche molto probabile che una persona con sensibilità artistica sia più attratta da studi psicologi che da studi tecnici
    p.s. io anche sono chitarrista, patito di blues e principiante con l'armonica

  7. #7
    Partecipante L'avatar di magnetti
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    Riferimento: Lo psicologo "estrapolato" dalla realtà.

    Negli anni 50/60 dire psicologo significava dire filosofo e quindi inconcreto, farneticante, teoretico, "perditempo" ma dire cantante/chitarrista di roch and roll significava molto di peggio ovvero delinquente, inaffidabile e imprevedibile.
    Il fatto di essere stato citato, al quel tempo, più volte sui giornali come l' Elvis Presley italiano mi ha creato discredito negli ambienti scientifici ed accademici al punto da indurmi a proseguire da solo nella ricerca scientifica. Quel pregiudizio ha deviato il corso della mia vita portandomi verso quegli interessi sociali che mi hanno poi arricchito di quelle esperienze che gli ambienti del mondo accademico mi avrebbero certamente precluse.
    Le cose sembrano ormai cambiate, e dico sembrano, perchè una certa diffidenza del mondo accademico per la musica "di strada" tutt'ora permane.
    Chi riesce ad esprimersi con la musica vive e rivisita emozioni la cui valenza non trova eguali in tutto il resto della sua esistenza. I miei figli spesso mi riconoscono il merito di averli "inondati" di musica, perchè la considerano un bene irrinunciabile di altissimo valore, senza la quale la vita non sarebbe mai stata la stessa.

    p.s. Quando sento un'armonica "blues" suonare mi vengono i brividi!!!!!!!!!!!!!

    Dante

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