Se il buon senso e la "Capacità naturale dell'individuo di valutare e distinguere il logico dall'illogico, l'opportuno dall'inopportuno, e di comportarsi in modo giusto, saggio ed equilibrato, in funzione dei risultati pratici da conseguire" come si fa a "pianificare" il comportamento di un terapeuta semplicemente attraverso una formazione didattica teorico pratica?
La relazione terapeutica deve sempre confrontarsi con l'irrepetibilità delle situazioni transferiali e la personalità del terapeuta, in assenza di buon senso, può giocare un ruolo determinante anche in presenza di una solida formazione professionale.
Ralph Greenson, per non creare danni al paziente, evitava di mettere a dura prova il suo buon senso, escludendo i pazienti con posizioni sociopolitiche a lui avverse.
In medicina il buon senso coincide con la definizione "scienza coscienza" che lascia il tempo che trova ed è sufficiente considerare che un medico generico può prescrivere gli psicofarmaci per prenderne atto.
Quanto contano le inclinazioni innate alle "professione d'aiuto" ed il buon senso per il conseguimento del successo terapeutico e la riduzione del rischio da "burnout"?

Buonagiornata.

Dante