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  1. #1

    Il nostro amico preservativo: oggi anche antistupro

    Una donna, la dottoressa Sonnet Ehlers, dopo diversi anni di sperimentazione e di forte sensibilità al tema della violenza (diffusissimo in SudAfrica), è riuscita a mettere a punto uno strumento di difesa contro la violenza sessuale: il preservativo antistupro.

    Questa nuova tipologia di preservativo è stata chiamata: Rape-axe. Fatta in lattice duro, si introduce all’interno del tubo vaginale (grazie ad un applicatore) ed ha la particolare caratteristica di avere sulle sue pareti dei dentini (setole) che creano, sul pene, dolore e l’impossibilità di urinare ed estrarre il preservativo stesso (se non tramite l’intervento di un medico). La stimolazione del dolore nel violentatore dovrebbe concedere alla donna il tempo di scappare e successivamente costringerebbe il violentatore a chiedere l’aiuto di un medico per togliere il preservativo (questo darebbe la possibilità di identificare il violentatore).

    In Sudafrica è iniziata l’opera di distribuzione gratuita del Rape-axe. Sul sito www.antirape.co.za sono presenti tutte le istruzioni e le caratteristiche di questo preservativo.

    Le posizioni ideologico-scientifiche intorno al “preservativo antistupro” (così è stato ribattezzato) non sono tutte a favore; seppur si stia parlando di un’azione violenta subita, attraverso il Rape-axe si sceglie di reagire con la stessa arma, cioè con la violenza.

    Quello che però non si può prescindere dal fare è sentire la voce forte-ferita-arrabbiata delle donne che sono stanche di subire queste violenze e che sentono il bisogno non solo di un aiuto successivo alla violenza, ma la necessità di una forma di prevenzione-eliminazione dello stupro.

    Dott.ssa Chiara Iazzolino
    Ordine Psicologi Lazio n.17378

    Riferimentiwww.antirape.co.za
    www.libero.it
    www.repubblica.it

  2. #2
    L'avatar di Bernardetta
    Data registrazione
    29-01-2005
    Residenza
    Abruzzo
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    Riferimento: Il nostro amico preservativo: oggi anche antistupro

    Mi sembra che questo metodo posa essere abbastanza efficace nell'ottica della "riduzione del danno", cercando di limitare per quanto possibile i danni derivanti dal subire una violenza. E' pur vero però, come diceva la collega, che si cerca di arginare la violenza attraverso un'altra violenza.
    Inoltre, se è vero che in questo modo viene impedito il completamento dell'atto materiale della violenza, si può comunque dire che a livello psicologico l'effetto non è di molto minore; viene comunque violata la volontà, l'intimità, la scelta di fare o non fare, di donarsi o non donarsi, di amare o no.
    probabilmente questo strumento è un buon punto di partenza, ma è necessario non spegnere i riflettori su questo problema, pensando di aver trovato la soluzione, perchè ancora molto è da fare in questo senso...



    Bernardetta Morgante
    Psicologa
    Ordine Psicologi Abruzzo n. 1396
    Ultima modifica di Bernardetta : 03-12-2010 alle ore 20.34.56

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