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  1. #1
    casper
    Ospite non registrato

    Sulla dignità dei "triennali" (N.Ord. vs V.Ord)

    Sembra che lo sport preferito da molti laureati e laureandi del vecchio ordinamento sia quello di sparare sentenze sulla preparazione degli studenti del nuovo ordinamento...

    Il tono di alcune discussioni che si sentono in facoltà sembra accreditare agli studenti del vecchio ordinamento una preparazione eccelsa ed ai poveri derelitti del nuovo ordinamento una preparazione di poco superiore a quella del liceo!

    In una dimensione di confronto, molti studenti del vecchio ordinamento sembrano dimenticare tutti i difetti del proprio corso di studi...che viene invece elogiato per la serietà e l'organicità dei programmi:
    "ai miei tempi dinamica era un esame serio...sei libri...mica come adesso con il nuovo ordinamento...che se la cavano con qualche dispensina"

    In pochi sembrano così equilibrati da attribuire ai colleghi più "piccoli" un preparazione di qualche esame inferiore alla propria...
    si scende nel ridicolo quando a fare questi discorsi è uno dei tanti studenti del vecchio ordinamento che è arrivato alla laurea a suon di copiature, diciotto e furbizie...e molti anni fuori corso....

    Il tema centrale è la domanda: ma che lavori può fare il triennale?...è in questa occasione che si esprime la malevolenza di molti colleghi del "Vecchio"...i quali indirizzerebbero i "piccoli " alle mansioni più umilianti...

    ma mi piacerebbe ribaltare la domanda:
    cosa può fare un quinquennale una volta laureato?

    Risposta(secondo me..):
    Un laureato quenquennale non può "fare " praticamente nulla...
    può solo "imparare a fare",
    con il tirocinio, con le specializzazioni ecc...ecc....

    Un laureato quinquennale come un triennale ha maturato negli anni (3 o 5) una preparazione culturale in un particolare ambito della nostra scienza, ha costruito una rete più o meno fitta di conoscenze che gli permettono di affrontare aspetti sempre più specialistici della disciplina...

    Allo stato attuale molti laureati (nelle più svariate facoltà) vanno ad esercitare delle professioni non strettamente collegate alla facoltà di provenienza.
    In molti casi un laureato viene assunto in quanto "laureato", ovvero persona che ha una preparazione culturale di livello superiore che presumibilmente ha maturato una certa capacità di analisi...tenacia ecc...

    Dico questo perchè mi infastidisce vedere come spesso ci sia accanisca nel denigrare le lauree di primo livello (3 anni)
    a parte il fatto che la maggior parte degli studenti proseguono gli studi con il biennio di specializzazione,
    mi sembra giusto ricordare che se è vero che i triennalisti sono lontani 1000 Km dalla preparazione necessaria ad esercitare la professione...gli studenti del quinquennio sono lontani 800Km!

    Ricordo inoltre che nel vecchio ordinamento, lo zoccolo critico erano il biennio comune ed il primo del triennio(in cu c'era parecchia statistica ed esami tosti)
    superati questi ostacoli...
    chi arrivava al quarto...
    ...era in discesa!
    (cfr...i voti degli ultimi due anni del vecchio ordinamento!)

    Scusate lo sfoghino Casper

  2. #2
    Partecipante Affezionato L'avatar di almaserena
    Data registrazione
    02-11-2002
    Messaggi
    114
    Ciao Casper,
    premetto di non voler entrare in polemica con nessuno e non credo che nessuno volesse farne in merito alla questione delle lauree triennali rispetto alle quinquennali.
    Credo xò che una parentesi di riflessione riguardi non la preparazione universitaria ma la sola possibilità di lavorare, meglio espressa dalle competenze ottenute nel corso degli studi.
    Essendo un'appartenente al vecchio ordinamento e avendo considerato le misere possibilità lavorative dei nostri giorni mi sono posta qualche domanda:
    - a quale offerta "lavorativa" vanno incontro i ragazzi che ottengono una laurea triennale rispetto a me che ho fatto una quinquennale e tutt'ora sono a passeggio?
    - nessuno ha mai pensato che proprio in questo momento, quelli del V.O. hano il fiato sul collo dei neo-laureati brevi? E quindi: ha un senso formare un così elevato numero di giovani in un dato ambito, quando poi, le possibilità sono realmente minime? (indirizzo clinico in particolare)

    L'idea che mi sono fatta io è che qlc. sta raccontando un mucchio di frottole con la scusa di inventarsi sempre + corsi di formazione, intanto i "baroni" non si schiodano dalle loro poltrone e ognuno di noi colleziona a caro prezzo attestati su attestati!!!
    La mia impressione è che in una nazione con una situazione lavorativa stagnante, l'idea + valida che hanno avuto certi signori, è stata innalzare il livello di istruzione e creare nuovi posti di lavoro rappresentati da tanti pseudo-formatori che si arricchiscono alle nostre spalle!

    Intanto, come qlc. mi ha gentilmente ricordato durante un colloquio di lavoro, i medici continuano a mantenere salde le loro posizioni sociale e politiche (e ben venga!!!) e gli ASSISTENTI SOCIALI si cuccano i posti di lavoro che in parte avrebbero dovuto essere i nostri!!! Questo perchè mentre il nostro Ordine non fa nulla a livello legislativo per tutelarci, loro hanno costituito un albo e raccontano in giro di avere una marea di competenze simili alle nostre, appoggiati dalle battaglie politiche che ogni volta li vedono vincitori!!!E non sono costretti nemmeno a fare corsi di formazione!!!
    In parte la salute mentale è una forma di conformismo.
    John Nash

  3. #3
    Partecipante Super Esperto
    Data registrazione
    26-07-2003
    Messaggi
    743
    Rispetto alle lauree triennali io non ne so molto, in quanto mi sono laureata tre anni fa quando ancora erano all'inizio e ho un pò perso i contatti con il mondo universitario...
    Posso però dire che la mia laurea quinquiennale (con lode e alcuni esami sovrannumerari) e un perfezionamento conseguito durante il tirocinio, non sono riusciti a prepararmi chissà quanto rispetto al mondo del lavoro.
    A prescindere dalla possibilità di trovare un lavoro (ormai sento che è difficile trovare anche una sede di tirocinio, addirittura pare che per il tirocinio di specializzazione chiedano "contributi" non meglio specificati), ho incontrato alcune difficoltà relative ad una scarsa preparazione!!
    Di fronte alle richieste che mi venivano poste mi sono ritrovata, spesso, senza sufficienti strumenti (io sapevo tutto sulla storia della WISC e sulle modalità di standardizzazione, ma non ero assolutamente capace di distinguere un profilo dall'altro, di interpretarlo in modo clinico), con la sensazione di non sapere cosa fare per migliorare la situazione che mi veniva sottoposta e come intervenire operativamente.

    Nella trentina (circa) di esami che mi sono ritrovata a dare ce n'erano molti che hanno contribuito ad una mia cultura personale ma che sembravano messi lì per dare la possibilità di vendere qualche libro scritto dal professore o per dare una cattedra ad un "caro" assistente.
    Giusto per farvi un esempio ho dato un esame chiamato "Psicologia della comunicazione" e qualche tempo fa mi è stato commissionato un corso sulla comunicazione all'interno delle relazioni familiari: vi assicuro che dei 3 o 4 libri che ho preparato per quell'esame (ho rimosso persino il numero) non ho potuto utilizzare nemmeno una riga, in quanto riguardavano tutti ricerche sulla funzione della comunicazione, sulla pragmatica , sul modello ostensivo e su altro che non ricordo, senza dare alcuna indicazione pratica o operativa da utilizzare nell'ambito lavorativo!

    Forse le lauree triennali hanno un orientamento più applicativo, ma credo che comunque questo lavoro presupponga un patrimonio di conoscenze e di esperienze che spesso non si riesce ad accumulare nemmeno in 5 anni di studio, un anno di tirocinio e altri mesi di studio per l'esame di stato!

    Forse sarebbe più semplice chiarire bene gli ambiti relativi a ciascuna sfera, in modo da poter acquisire una preparazione veramente specialistica (sebbene ristretta a pochi ambiti), senza pretendere di fare tutto fin da subito.
    Credo che possano esserci degli ambiti in cui un triennalista può lavorare tranquillamente, soprattutto avendo conseguito una preparazione specifica relativa a quell'area, lasciando altri ambiti ai quinquennalisti e altri ancora agli psicoterapeuti.
    Quello che a volte noto è una tendenza a mischiare gli ambiti, cercando di fare le stesse cose che fanno persone con altra preparazione ma cambiandogli nome: non posso fare psicoterapia? E io la chiamo consulenza!|

    Personalmente credo possa esserci spazio per tutti, con opportuni interventi volti a creare i presupposti economici per questi spazi e con la consapevolezza che la formazione non è solo un modo per dare alvoro ad altre persone, ma un'occasione di crescita personale e professionale preziosa non solo per noi ma anche per le persone che si rivolgono a noi e meritano di trovare professionisti preparati (magari non dissanguati dall'alto costo della necessaria formazione, ma questo è unaltro discorso!).
    Ciao
    Vimae

  4. #4
    Ospite non registrato
    Senza entrare in polemica con i triennalisti, sono uno psicologo iscritto all'albo laureato con il vecchio ordinamento e secondo me entrambe le figure sono vittime del "sistema". Su una cosa, però, dissento fortemente. Non capisco questo continuare a rimarcere la nostra scarsa preparazione (sia nel caso del 5 che del 3+2) ed auspicare perfezionamenti, master e specializzazioni varie che ci guariscano dalla nostra congenita ignoranza!!!!
    Tutti i professionisti si sentono impreparati quando escono dall'università ma sono certo che nessun corso (per lungo e ben fatto che sia) li potrà mai far sentire più preparati ed in grado di conoscere tutte le risposte.
    - Vimae citava la WISC (con cui concordo sull'inutilità di conoscerne la storia senza mai averla visto somministrare) e la difficoltà nell'usarla. Ma anche se all'università l'avessi fatta a dovere e la sepessi somministrare bene magari il lavoro che trovi ti chiederebbe un altro test e saresti punto a capo.

    Cerco di riassumere il mio pensiero: è il lavoro che deve essere professionalizzante (ben vengano poi i corsi di approfondimento)!!!!!!! Io ho bisogno di fare lo psicologo per poterlo fare bene! Come i medici fanno i medici durante la specializzazione (e anche se poco vengono pagati e non come noi che dobbiamo sborsare 4000 euro spesso per chiacchere che possiamo trovare su un buon libro)
    Tutti i professionisti imparano lavorando. Io ho un amico laureato in economia che ora fa il responsabile qualità per una ditta. All'università non ha fatto nessun esame specifico in proposito è stata l'azienda che lo ha assunto che lo ha formato.
    Questo presuppone che l'università ti fornisca gli strumenti per apprendere una professione, una forma mentis in grado di poter operare nel settore.

    Se non usciamo da quest'ambiguità e non rinunceremo alla pretesa di entrare in un'ambiente lavorativo soltanto se siamo dei professori della materia faremo i disoccupati (o i maleoccupati) a vita!

    ciao

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