• Opsonline.it
  • Facebook
  • twitter
  • youtube
  • linkedin
Pagina 1 di 2 12 UltimoUltimo
Visualizzazione risultati 1 fino 15 di 16
  1. #1
    Partecipante Affezionato
    Data registrazione
    07-07-2010
    Messaggi
    73

    Come si deve agire "PSICOLOGICAMENTE"...

    Ciao ragazzi, in questa discussione volevo porvi qualche quesito relativo al comportamento che uno psicologo deve assumere dinnanzi a determinate problematiche.. ovviamente i problemi che possono presentare i clienti possono essere vari... io vi propongo uno dei più scontati che però a mio avviso pochi riescono a dare una vera soluzione... il problema è come una persona affetta da una patologia come la bulimia o l anoressia che anche se diverse , spesso vengono generate da un disturbo psicologico che nasce anche da piccole banalità .. come quella di non piacersi esteticamente, come queste persone POSSONO USCIRE DA QUESTO PROBLEMA ma soprattutto... Come dovrebbe agire una mente da PSICOLOGO x aiutare veramente tale persona ? Voi cosa ne pensate?
    Spesso in questi casi ammettere di avere un problema e andare dallo psicologo è una consapevolezza di pochi ... per questi problemi è necessario ricorrere a uno psicologo?
    a voi la parola... ciaoooooo

  2. #2
    Postatore Compulsivo L'avatar di arwen
    Data registrazione
    04-07-2002
    Residenza
    in viaggio verso il Paradiso (o qualcosa che ci assomiglia)
    Messaggi
    3,739

    Riferimento: Come si deve agire "PSICOLOGICAMENTE"...

    ciao
    per problemi di carattere psicologico l'unico comportamento che può essere efficace è proprio quello, come dicevi tu, di andare da uno psicologo. Sarà poi lui a decidere se il paziente ha bisogno di una terapia, o di un percorso di sostegno, o di un processo di diagnosi a cui far seguire una terapia.
    Questo penso che sia l'unico modo per "uscire" sia dai disturbi alimentari che da altre difficoltà e stati emotivi di disagio

    in realtà mi ha incuriosito la tua domanda: come mai poni questo quesito? Magari prova a spiegarci i tuoi dubbi, chissà che qualcuno possa risponderti anche in modo più esauriente

    a presto
    Chiara
    Dott.ssa Chiara Facchetti
    Ordine Psicologi della Lombardia n.12625


    Io credo che le pietre respirino. Non possiamo percepirlo con le nostre brevi vite.

    Siamo tutti nella fogna, ma alcuni di noi guardano alle stelle (Oscar Wilde)

  3. #3
    Partecipante Affezionato
    Data registrazione
    07-07-2010
    Messaggi
    73

    Riferimento: Come si deve agire "PSICOLOGICAMENTE"...

    Ciao Chiara .. ti rispondo subito.. oltre al fatto che al giorno d'oggi si sente molto parlare di questo tipo di problema in tv , per sentito dire... però quando lo senti raccontare da persone a te vicine.. quando una persona che conosci anche se non molto bene ha questo tipo di problema,... in noi scatta quasi sempre una riflessione più o meno approfondita e spesso capita che ti poni delle domande. Sapevo di una ragazza che conosco che ha avuto problemi di bulimia... so che fino a qualche anno fa questo anno esisteva ancora... so che questo è un problema che ha da tantissimo tempo e che per anni è pure andata da uno psicologo ma senza nessun risultato o meglio con l unico risultato di aver peggiorato il suo disagio... o forse di non averlo cambiato completamente. Tutto ciò è stato raccontato da una persona a me cara... per quello che ho potuto capire anche dalle brevi conversazioni che ci sono state cn questa ragazza... questo problema sembra nascere proprio da un non piacersi, accettarsi... e questa sfiducia non è stata risolta nè da uno psicologo, mostrando cosi un parere al quanto negativo relativa alla professione in cui spero di riuscire ( psicologa ovviamente)... e tale sfiducia è stata alimentata anche da un continuo rapporto conflittuale con la madre, che a mio parere al di là delle cose che ovviamente non so ... ma che secondo me la ragazza ha associato a un pensiero infantile , ovvero quello di dare la "colpa" se cosi si può dire... di essere fatta esteticamente cosi com'è... tutto ora permangono i segni di un rapporto familiare che esiste ma che è molto debole...
    Mi sono posta molte domande anche se non conosco la problematica nei dettagli e per delicatezza non sono mai voluta entrarci... però mi sono chiesta cosa si potesse fare REALMENTE... quanto uno psicologo può fare o se può fare e come soprattutto....
    sPERO DI ESSERE STATA CHIARA

  4. #4
    L'avatar di claudia1976
    Data registrazione
    23-01-2005
    Residenza
    Lodi
    Messaggi
    455

    Riferimento: Come si deve agire "PSICOLOGICAMENTE"...

    Ciao è molto interessante questa tua richiesta.
    Sono solita scrivere papiri per qualsiasi cosa, invece vorrei trattare il problema a pezzi, perchè questo "caso" lo richiede.

    Bulimia, le cause sono varie, come certamente avrai studiato, bisogna agire su più fronti:

    - rapporto con la madre: avrebbe potuto essere utile una terapia con entrambe grazie a un mediatore?

    - cattiva accettazione di sè: come si vede la paziente? come migliorare la sua autostima? in caso di disforia poteva essere utile aiutarla con qualche farmaco, chiedendo consulenza a un collega medico e psicoterapeuta?
    Secondo me per dare davvero una mano in questi casi dovremmo anche diventare abili nel suggerire trattamenti estetici ai pazienti.
    Possiamo lavorare sulla mente quanto vogliamo, ma se la persona si presenta in tuta e si vede allo specchio così, non si piacerà mai, non VEDRA' MAI un altro aspetto di sè.
    Vedi che non parlo di dieta, che sarebbe un controsenso in questo caso, però collaborare con un nutrizionista avrebbe potuto essere utile.
    E adesso dico anche un'eresia: collaborare con un estetista / parrucchiere / consigliere di stile.

    Cioè il meccanismo mi sembra essere mi sento "vuoto", mi riempio col cibo, poi mi sento in colpa-mi faccio schifo, vomito.
    Siccome mi faccio schifo, tanto anche se mangio al peggio almeno ho una soddifazione momentanea (mi riempio). Pooi ho i sensi di colpa e ricomincio di nuovo.

    Inoltre non mi prendo la responabilità: è colpa di mia madre che mi ha "fatto" brutta, non mi ha seguito nell'alimentazione:
    sono ancora una bambina che ha bisogno di aiuto, non posso farcela da sola, non sono abbastanza forte per reagire e controllarmi.

    Il nostro collega avrà operato certamente nel miglior modo a lui conosciuto, ma non è detto che l'orientamento che lui segue andasse bene per questo tipo di paziente, oppure, come io vivo e credo, la nostra professionalità con tutte el regole che abbiamo si autolimita, e non ci permette di agire collaborando a 360 gradi con altre figure / integrando altre discipline.
    In America lo fanno e immagino abbiano dei risultati decisamente DIVERSI.
    mi rincresce per la tua amica che non è stata al fine aiutata, e si sentirà anche
    "derubata" e mi spiace per il ns collega che magari ha dato del suo meglio e non ha avuto miglioramenti, mi spiace per la ns professione che ci rimette solamente quando ci chiudiamo in essa e non ci apriamo a soluzioni diversamente integrate.

    Viviamo di pae e siamo fatti di spirito, non ci stiamo ancora integrando a sufficienza in questo senso a mio avviso.

    PS: Questa è la mia modesta opinione, non voglio sindacare su nulla
    Ultima modifica di claudia1976 : 06-10-2010 alle ore 12.28.41
    "Nessuno teme l'Inquisizione spagnola" (tratto da "Sliding doors")

  5. #5
    Partecipante Affezionato
    Data registrazione
    07-07-2010
    Messaggi
    73

    Riferimento: Come si deve agire "PSICOLOGICAMENTE"...

    C'è anche troppa sfiducia in questa professione , che io stimo tantissimo e che spero un giorno di poter realizzare senza avere questa fama che purtroppo esiste... ovvero quella di considerare inutile tale professione quando soprattutto al giorno d'oggi serve tantissimo per tutto quello che succede e si sente... la verità è che la maggior parte non ammette di avere un problema.. dovremmo anche smettere di essere 1pò ipocriti ... perchè tutti abbiamo dei problemi, delle insicurezze, dei disagi e a seconda dei livelli giudicare se è il caso di farsi aiutare.
    Comunque la mia richiesta è ancora aperta : come agireste con un paziente con tale patologia? e poi vorrei lanciare una provocazione ... Cosa rispondereste a una persona che dopo essere andata da uno psicologo dice che non è servito a nulla e generalizza banalizzando questa professione? e cosa REALMENTE Si può fare per eliminare questi pregiudizi che purtroppo esistono??? ovvero quelli di ritenere gli psicologi solo buoni per "spillare" soldi.. ecc ecc.
    Io penso che gli incompetenti si possono trovare in qualsiasi campo che sia uno psicologo, un medico, un avvocato... però noto sempre questa precisazione ... che quando un incompetente è uno psicologo automaticamente tutti sono incompetenti... se capita per un'altra professione questo non succede... si dovrebbe cercare di far rivalutare questa professione.

    Continuate a rispondere ...
    a presto

  6. #6
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    2,312

    Riferimento: Come si deve agire "PSICOLOGICAMENTE"...

    Citazione Originalmente inviato da claudia1976 Visualizza messaggio
    Secondo me per dare davvero una mano in questi casi dovremmo anche diventare abili nel suggerire trattamenti estetici ai pazienti.
    Possiamo lavorare sulla mente quanto vogliamo, ma se la persona si presenta in tuta e si vede allo specchio così, non si piacerà mai, non VEDRA' MAI un altro aspetto di sè.
    Vedi che non parlo di dieta, che sarebbe un controsenso in questo caso, però collaborare con un nutrizionista avrebbe potuto essere utile.
    E adesso dico anche un'eresia: collaborare con un estetista / parrucchiere / consigliere di stile.
    La risposta è già tutta qui, nella rinuncia alla teoria ed alla tecnica del trattamento, nell'abdicare alla professione in primo luogo da parte dei professionisti. E c'entrano qui le scelte formative...
    La risposta dell'utenza non fa altro che seguire la mancanza di risposte da parte degli operatori, il vuoto clinico che, senza che nemmeno ci si faccia più caso, permea gli studi professionali e le altre sedi di lavoro.
    Bisognerebbe rispondere prima a questioni di non poco conto per poter giungere al singolo caso.

    Saluti
    gieko

  7. #7
    L'avatar di claudia1976
    Data registrazione
    23-01-2005
    Residenza
    Lodi
    Messaggi
    455

    Riferimento: Come si deve agire "PSICOLOGICAMENTE"...

    Beh io credo di averti risposto.
    (premetto che sono Psicologa non Psicoterapeuta e non mi sono mai occupata di questo genere di problemi, ma una prima consulenza la tratterei in questo modo se mi capitasse una paziente con tale disturbo)
    - Lavorare sulle motivazioni (il problema è la bulimia in sè o il fatto che non si piace? oppure è il rapporto con la madre? ossia: alla base qual'è dei 3 il problema su cui la paziente risulta più coinvolta/incvischiata e dal quae pensa di non poter uscire?)
    - cosa rappresenta il cibo= cosa introietta e cosa rifiuta?
    - lavorare sull'autostima
    - anamnesi di comorbidità con altri vissuti psicologici correlati (ansia, fobie etc)
    - sugli obiettivi della paziente (oltre che stare meglio, troppo generico, magari imparare a piacersi, conseguire un risultato scolastico...) con la paziente
    - sul rapporto con la madre (e in accordo con la madre anche con lei-vederle come coppia disfunzionale)
    - chiedere a un collega medico/psicoterapeuta (se noto disforia nella paziente) di somministrare dei farmaci a basso dosaggio,
    - procederei col suggerire di occuparsi anche dell'aspetto esteriore con altre figure (mai stato fatto?)come dicevo prima.

    Preciso questo: il mio orientamento è cognitivo comportamentale, però se non vedessi risultati integrando le varie proposte che ho fatto, se possibile, dirotterei la paziente su uno psicoterapeuta che si occupi specificamente di disturbi alimentari ma con orientamento psicanalitico: se la mia consulenza NON funziona, evidentemente per quel paziente, si DEVE adottare un altro metodo.

    Invece purtroppo non so quanto i colleghi, pur in assenza di miglioramenti inviino ad altri i propri pazienti.
    E' vero già per una persona è difficile andare da uno Psicologo e aprirsi, e magari essere inviati ad altri
    potrebbe essere vissuto come un rifiuto, ma se quando andiamo dal medico per un polso dolorante ci invia dal
    pediatra non è che ci offendiamo. Lo stesso dovrebbe essere per noi, facciamo una consulenza e, dopo qualche seduta, non vediamo risultati ammettiamo col paziente che non siamo in grado o non è il nostro campo aiutarlo in quel settore, ma che possiamo offrire un nominativo in grado di seguirlo nella sua problematica.

    Mi è capitato, è vero, di inviare ad un collega un'amica, lui, correttamente, dopo qualche seduta le ha consigliato un altro terapeuta, che potesse aiutarla, lei, putroppo -sua scelta- non ha voluto seguire l'indicazione, però per lo meno non ha potuto dire che Le avesse inutilmente spillato dei soldi...
    I problemi che aveva non li ha comunque risolti, però nemmeno ci ha provato, la responsabilità non è del terapeuta in questo caso, ma sua, solo che non vuole ammetterlo (a molte persone piacerebbe che ci fosse la bacchetta magica per cambiare le cose, non gli passa mai il concetto che dipende da loro faticare -fosse anche solo cambiare modo di pensare!- perchè questo avvenga!Noi possiamo aiutarli a trovare le strategie per raggiungere gli obiettivi, ma l'impegno e la fatica devono mettercele loro).

    Le persone vanno responsabilizzate, buona parte delle patologie alimentari che avrai studiato dipendono dal fatto che tutti dicano "non posso" "non ci riesco" "non ho il controllo" "è causa di un fattore esterno".
    -L'anoressia è un discorso a parte anche se è MOLTO presente il tema del CONTROLLO come di certo sai.

    Se poi la tua domanda specifica è "come si tratta la bulimia"?
    Mi auguro che i colleghi che si occupino di disturbi alimentari, vogliano darti migliori indicazioni in merito.
    Altrettanto mi auguro tu non stia cercando una soluzione semplicistica:
    tipo: esiste un protocollo per questa psicopatologia fatta di step-by-step con certezza di risoluzione?
    la Psicologia sarebbe senza dubbio e alla fine riconosciuta come davvero efficace se le prsone fossero tutte uguali e si potesse applicare per ciascuno un protocollo...ma putroppo non è così!

    Seguirò con interesse altre risposte.
    Ciao!
    "Nessuno teme l'Inquisizione spagnola" (tratto da "Sliding doors")

  8. #8
    L'avatar di claudia1976
    Data registrazione
    23-01-2005
    Residenza
    Lodi
    Messaggi
    455

    Riferimento: Come si deve agire "PSICOLOGICAMENTE"...

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    La risposta è già tutta qui, nella rinuncia alla teoria ed alla tecnica del trattamento, nell'abdicare alla professione in primo luogo da parte dei professionisti. E c'entrano qui le scelte formative...
    La risposta dell'utenza non fa altro che seguire la mancanza di risposte da parte degli operatori, il vuoto clinico che, senza che nemmeno ci si faccia più caso, permea gli studi professionali e le altre sedi di lavoro.
    Bisognerebbe rispondere prima a questioni di non poco conto per poter giungere al singolo caso.

    Saluti
    Sono d'accordo con questa tua ultima affermazione, non comprendo se sei d'accordo o meno sul fatto che
    possiam lavorare sulla mente escludendo il coropo in questi casi a tuo avviso?
    grazie per la precisazione
    "Nessuno teme l'Inquisizione spagnola" (tratto da "Sliding doors")

  9. #9
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    2,312

    Riferimento: Come si deve agire "PSICOLOGICAMENTE"...

    Citazione Originalmente inviato da claudia1976 Visualizza messaggio
    Sono d'accordo con questa tua ultima affermazione, non comprendo se sei d'accordo o meno sul fatto che
    possiam lavorare sulla mente escludendo il coropo in questi casi a tuo avviso?
    grazie per la precisazione
    Perdonami, ma credo che l'incomprensione sia molto più a monte di cosa significhi "lavorare sul corpo". Ribadisco per maggior chiarezza: l'evidenza del fallimento di molte psicoterapie ed operatori risiede proprio nell'aver rinunciato a considerare lo psichico nella sua interezza. E se tu proponi invii ad un'estetista - e siamo veramente al colmo - significa che hai già fallito in partenza nel liquidare il sintomo come conseguenza del "non piacersi" o della "mamma cattiva". Insomma, un appiattimento che giustifica pienamente il giudizio dell'utenza sull'inutilità dello psicologo.

    Saluti
    gieko

  10. #10
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    2,312

    Riferimento: Come si deve agire "PSICOLOGICAMENTE"...

    Citazione Originalmente inviato da claudia1976 Visualizza messaggio
    ma se quando andiamo dal medico per un polso dolorante ci invia dal
    pediatra non è che ci offendiamo.
    A meno di non avere 8 anni, ci sarebbe da offendersi però...
    gieko

  11. #11
    L'avatar di claudia1976
    Data registrazione
    23-01-2005
    Residenza
    Lodi
    Messaggi
    455

    Riferimento: Come si deve agire "PSICOLOGICAMENTE"...

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    A meno di non avere 8 anni, ci sarebbe da offendersi però...
    Scusami, mi spiace che non riesco a fare passare il mio concetto, se ti fai male a un polso e vai dal tuo medico, mi sembra logico, che se verifica che è rotto ti mandi -scusami che ho sbagliato professione-intendo dire da un ortopedico o comunque ti manda a fare una lastra e un gesso, no? Parlo di un medico di base (oddio chissà perchè mi è venuto in mente pediatra...avessi almeno parlato di piedi si si in qiel caso ci sarebeb da domadarsi se il medico sia ubriaco) ho avuto un lapsus.
    Spero si perdonabile.
    Insomma se non può darti un medicinale, un medico base ti invia dallo specialista che può aiutarti, giusto, no?

    Sei d'accordo sul fatto che se non sai seguire un paziente nella sua problematica, lo invii a un collega?

    Su questo siamo d'accordo spero.

    Per quanto riguarda "l'eresia" che ho detto -e menomale che ho specificato che lo fosse!-
    Non volevo appiattire il discorso, infatti ho detto che volevo cercare un po' di schematizzazione perchè la richiesta, alle fine mi sembrava un sottile:
    c'è un vademecum per curare la bulimia?AAA CERCASI

    Mentre gli aspetti da indagare sono sia psichici che relazionali che sociali eccetera.
    La mia eresia era un esasperare il concetto, che a mio avviso un paziente va seguito nella sua interezza (quindi non è che possiamo considerare che tutto sia solo "nella sua testa" quando i dati oggettivi e reali sono diversi e si POSSONO MIGLIORARE).

    Cioè ammesso e non concesso che curi il suo concetto mentale che ha di sè, l'autostima, il modo di vedersi eccetera, quando sta meglio, diciamo, a un certo punto credi che sia così abnorme che il paziente volendo possa migliorarsi e rivolgersi a chi lo può aiutare ESTERNAMENTE?
    D'altra parte le persone sane psichicamente, se "non si piacciono allo specchio" non vengono da noi, ma vanno direttamente da un nutrizionista, in paelstra e dall'estetista, giusto?

    Non volevo tagliare il discorso sul: sei bulimico:vai da un estetista per migliorare il tuo aspetto.
    Mi spiace sia passato questo tipo di messaggio. :scusa: :sciusa:

    Il messaggio che voglio dare è:
    indaghiamo le motivazioni per quella specifica persona che l'hanno portata a presentare il disturbo alimentare, lavoriamo su queste mozioni ed emozioni
    e tutto quello che vi è invischiato,
    nel momento in cui psicologicamente starà meglio, non sarebbe utile, per il paziente - e (magari ci penserà anche da sè, senza che glielo diciamo)- agire sul suo aspetto esteriore?

    In ogni caso, ribadisco che non è il mio campo, e a parte l'ultimo punto
    -dato che tu non proponi un "modo di procedere"- il resto ti sembra strampalato?
    Ho fatto solo un'ipotesi di lavoro sulla base di quanto richiesto, non ho fatto una diagnosi nè altro del genere.
    Mi sento molto attaccata dal tuo sarcasmo.

    Tu sei Psicologo e/o Psicoterapeuta? Cosa faresti?
    Sai è facile dire cosa non fare, ma tu cosa faresti non lo hai ancora detto, e non ti esponi, magari se ne parlaimo tiriamo fuori qualcosa di valido e umanamente utile per la Psicologia e per eventuali pazienti.

    Io sarei curiosa di sapere cosa ne penserebbe un paziente, se riesci a prenderti cura di lui in "toto", senza sottovalutare taluni aspetti, senza essere tu per primo, che dovresti aiutarlo, col pregiudizio che è tutto "SOLO" nella sua testa.

    Questa, secondo me è l'ennesima prova che la ns professione non solo non viene capita a causa dei pregiudizi della gente -c'è ancora in giro il concetto che, se uno viene da te, è matto o comunque che viene da te "solo per parlare"...noi sappiamo che non è così (almeno, io quando vengono i pazienti da me e il mio studio diventa "il confessionale" perchè l'ansia, o il sintomo per cui sono venuti da me è stato superato, cerco di tirare le file e chiudere le sedute, lasciando comunque spazio ai follow-up periodici e alla disponibilità di essere contattabili in caso di necessità) -, nonostante i vari Morelli che vediamo in TV, e le rubriche dei ns colleghi su giornali eccetera ma perchè tra di noi invece di lavorare in sincronia e capire come possiamo essere più efficaci, ci critichiamo a vicenda.

    A te, la parola,
    ciao
    "Nessuno teme l'Inquisizione spagnola" (tratto da "Sliding doors")

  12. #12
    Partecipante Affezionato
    Data registrazione
    07-07-2010
    Messaggi
    73

    Riferimento: Come si deve agire "PSICOLOGICAMENTE"...

    Secondo me si stanno fraintendendo 1pò di cose... i commenti che avete lasciato toccano tantissimi punti che diciamo che vanno completamente fuori dalla richiesta che ho fatto io. Comunque sarei anch'io curiosa di sapere l'opinione di Gieko relativa alla mia richiesta iniziale.
    In conclusione volevo solo fare una precisazione... ho letto che il fatto di ridurre una patologia a un "non piacersi" o a una "mamma cattiva", di cui io non ho mai parlato, è sicuramente un fallimento da parte di uno psicologo;questo sicuramente è vero, ma spesso questi disturbi vengono originati proprio da un disagio che si viene a creare con sè stessi e nel rapporto io-società; ovviamente quando parliamo di non piacersi... ancora siamo agli albori di una possibile patologia... tante volte capita che mi guardo allo specchio e non mi piaccio ma non significa che mostro i sintomi di una malattia che deve essere curata; semplicemente sto dicendo che inizialmente secondo me nascono nella persona presa in questione delle convinzioni sbagliate,che a lungo andare vengono esasperate da tale individuo fino a mostrare i sintomi di una vera e propria malattia che sia l anoressia o la bulimia... che seppur differenti spesso entrambe si originano da un pensiero infantile, banale come quello di non stare bene con il proprio corpo , di sentirsi a disagio non accettato dagli altri.. ecc ecc.
    IL MIO INTENTO .. ripeto non è quello di trovare una soluzione standard se cosi si può dire per ciascuna patologia che sia quella che ho elencato o un'altra ancora.. anzi la professione di psicologo richiede la capacità di sapersi barcamenare in ogni situazione con qualsiasi paziente,che sarà sempre diverso da un altro. Semplicemente, dato che sono inesperta e ancora ignorante in materia in quanto ancora devo intraprendere gli studi, volevo conoscere l'approccio psicologo-paziente le modalità ,cosa dire cosa non dire come fare sentire il paziente...come se stesse simulando una seduta.ovviamente parlo in minimi termini... capisco che la mia richiesta è molto esigente. e poi secondo me bisogna in qualche modo far rivalutare questa professione .. anche se siamo nel 2010 c'è una mentaliotà troppo chiusa ... quando questa figura serve e come.. perchè noi esseri umani non abbiamo solo una patologia che viene curata con farmaci, che viene curata con belle parole e pochi fatti... noi esseri umani siamo fatti di pensieri, emozioni, fobie, disagi .. continuamente ci relazioniamo con il mondo esterno che spesso danneggia o migliora noi stessi quindi bisogna capire i pazienti oltrepassando il confine psicologo-paziente ... non dico di diventare "amici" non vorrei che si fraintendesse pure questo... ma di eliminare il pregiudizio che il paziente possiede.. quello di non avere problemi , di rifiutare l'aiuto...
    SPERO DI ESSERE STATA CHIARA adesso...
    attendo notizie

  13. #13
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    2,312

    Riferimento: Come si deve agire "PSICOLOGICAMENTE"...

    Citazione Originalmente inviato da claudia1976 Visualizza messaggio
    (oddio chissà perchè mi è venuto in mente pediatra...avessi almeno parlato di piedi).
    Perchè, il pediatra cosa c'entra con i piedi?

    Ad ogni modo, probabilmente resterete deluse, ma non c'è nulla da spiegare su come procedere. Si applica un metodo, si fa clinica, ognuno tenendo conto del proprio orientamento teorico, dei riferimenti formativi, della propria esperienza personale e soprattutto dell'utente con cui si lavora e di quanto emerge nell'incontro unico ed irripetibile con un dato professionista.
    Non è questione di cosa si faccia, ma di come venga fatto. Di conseguenza è importante il significato, il pensiero dietro l'azione sia da parte del terapeuta che del paziente.
    E quello che si evidenzia qui come in molti altre occasioni (quindi non preoccuparti non è un'osservazione personale, sei in buona compagnia... O meglio preoccuparsi?) è che manca prima di tutto un assetto dell'operatore. I vertici osservativi sono confusi, il riflessione epistemologica e teorica persa chissà dove.
    Questo è il tema principale da affrontare prima di scagliarsi sui pregiudizi dell'utenza, che peraltro gli operatori li frequenta quando trova delle risposte, al di là di variabili socio-economiche e altri indicatori.

    Saluti
    gieko

  14. #14
    Partecipante Affezionato
    Data registrazione
    07-07-2010
    Messaggi
    73

    Riferimento: Come si deve agire "PSICOLOGICAMENTE"...

    ..Mmm.. capisco...
    Comunque per curiosità assolutamente personale.. volevo sapere quale professione eserciti Gieko..?
    Saluti

  15. #15
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
    Residenza
    Milano
    Messaggi
    2,312

    Riferimento: Come si deve agire "PSICOLOGICAMENTE"...

    Se facessi il postino o il presidente del Consiglio cambierebbe qualcosa? Ti lascerò nel dubbio.
    gieko

Pagina 1 di 2 12 UltimoUltimo

Privacy Policy