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Discussione: banalità del male

  1. #1
    LiIa
    Ospite non registrato

    banalità del male

    Seguendo gli atti del processo di Gerusalemme, Hanna Arendt, allora inviata del New Yorker, formulò la tesi della natura estremamente banale del male: l’imputato Adolf Eichmann, a capo del dipartimento di evacuazione ed emigrazione ebraica nel 1939, e responsabile dell’eccidio di milioni di persone, sostenne in sua difesa durante quel processo l’argomentazione di essere stato un semplice esecutore degli ordini superiori, nel rispetto della legge vigente nel regime nazista. Uno dei punti salienti del saggio della Arendt ruota intorno alla mediocre personalità di uno dei più efferati criminali del nazismo; né demone perverso dunque, né folle contraddistinto da tratti di eccezionalità: un uomo definito dalla Arendt un “normale” burocrate, scrupoloso amante dell’ordine e della legalità, che non mostrava eclatanti convinzioni ideologiche antisemite, ma parlava per cliché, obbediva a ordini e compilava moduli con nitida meticolosità. Un uomo che, stando alle valutazioni di una serie di psichiatri dell’epoca e addirittura di quelle di un cappellano che lo visitò, mostrava verso famiglia e amici atteggiamenti del tutto “normali” se non “ideali”, e per giunta sosteneva di non avere mai avuto “ragioni private” per odiare gli ebrei. Secondo questa lettura, la mostruosità non è ascrivibile ad un individuo “crudele per natura”, ma risiede nella superficialità, nella soppressione dell’esercizio della scelta e dell’assunzione di responsabilità, nella dedizione meccanica e quasi disinteressata del comune “uomo medio” ad idee scadenti che in un regime totalitario sono imposte e rappresentano la norma.

  2. #2
    louis
    Ospite non registrato
    "Secondo questa lettura, la mostruosità non è ascrivibile ad un individuo “crudele per natura”, ma risiede nella superficialità, nella soppressione dell’esercizio della scelta e dell’assunzione di responsabilità, nella dedizione meccanica e quasi disinteressata del comune “uomo medio” ad idee scadenti che in un regime totalitario sono imposte e rappresentano la norma"

    Tutto vero ... è il motivo per cui oggi io sento 'mostruosi' certi
    comportamenti.
    c'è una superficialità che fa diventare in virtù di una dedizione meccanica , ciò che è in definitiva una coazione , una illusione di liberta di scelta. E' una 'mostruosità' moderna che è rovesciata
    rispetto a quella che descrive la Arendt ma che viene dagli stessi
    elementi di base: superficialità , conformità ad un certo ordine ( anche quando ha l'esigenza di creare disordine) e nella effettiva
    sopressione della libertà di scelta.
    Gaber la chiamava con un ossimoro stupendo : libertà obbligatoria.

  3. #3
    L'avatar di laura81
    Data registrazione
    11-10-2002
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    Pavia
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    2,594

    Re: banalità del male

    Originariamente postato da LiIa
    Secondo questa lettura, la mostruosità non è ascrivibile ad un individuo “crudele per natura”, ma risiede nella superficialità, nella soppressione dell’esercizio della scelta e dell’assunzione di responsabilità, nella dedizione meccanica e quasi disinteressata del comune “uomo medio” ad idee scadenti che in un regime totalitario sono imposte e rappresentano la norma.
    Tanto vero quanto triste e preoccupante.
    "Non è bello ciò che è bellico ma è bello ciò che è pace!" *aniki docet*

    There are 10 kinds of people in the world; those that understand binary and those that don't.

    ... dai diamanti non nasce niente
    dal letame nascono i fior... (F. De Andrè)



  4. #4
    Postatore Epico L'avatar di belanda
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    25-09-2002
    Residenza
    Il mondo
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    5,261
    Purtroppo le xsone cattive esistono...e cmq,secondo me,le xsone nn sono cattive x natura propria ma sono portate ad esserlo....anke solo x spirito di sopravvivenza ...ke cosa brutta!
    E presi coscienza che la forza invincibile che ha spinto il mondo, non sono gli amori felici bensì quelli contrastati.
    (Gabriel García Márquez)

  5. #5
    Postatore Compulsivo L'avatar di arwen
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    in viaggio verso il Paradiso (o qualcosa che ci assomiglia)
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    Re: banalità del male

    del resto basta pensare al famoso esperimento di Milgram per capire quante siano le persone "normali" pronte a sospendere il giudizio critico e a compiere atti criminali...

    per chi non se lo ricordasse o non l'avesse studiato, Milgram reclutò dei soggetti chiedendo loro di partecipare ad un esperimento sulla memoria.. le persone venivano condotte in una stanza, separata da un altro locale da un vetro, con una centralina con diversi bottoni..nell'altra stanza c'era un collaboratore di Milgram..Milgram stesso diceva ai soggetti che lo studio voleva dimostrare come le prestazioni mnestiche venissero influenzate positivamente dall'applicazione di lievi scariche elettriche al soggetto in fase di apprendimento..

    ..praticamente il collaboratore veniva legato alla sedia e doveva imparare una serie di parole..quando sbagliava Milgram diceva ai soggetti di pigiare i bottoni che avevano sulla centralina davanti a loro, e somministrare scariche elettriche via via più forti..

    ..ovviamente era tutto falso, ma malgrado il collaboratore legato alla sedia urlasse e chiedesse di smetterla, solo il 3% (mi sembra) dei soggetti si rifiutò di disobbedire agli ordine e sospese l'esperimento...

    ..gli altri continuarono, anche se in pratica significava torturare



    credo che quest'esperimento spieghi come in determinate situazioni la maggior parte della gente tenda a "sospendere" il giudizio e la propria capacità critica, uniformandosi così alle volontà di una persona percepita come più competente e superiore
    ..e questo è propio il motivo per cui molte delle persone indagate per crimini nazisti non sia stata condannata, spiegando che loro avevano semplicemente "obbedito agli ordini"
    Dott.ssa Chiara Facchetti
    Ordine Psicologi della Lombardia n.12625


    Io credo che le pietre respirino. Non possiamo percepirlo con le nostre brevi vite.

    Siamo tutti nella fogna, ma alcuni di noi guardano alle stelle (Oscar Wilde)

  6. #6
    Penso che la lettura di certi comportamenti vada contestualizzata... ovviamente sono stati commessi dei crimini terribili dal nostro punto di vista, mi vien da pensare che nella storia son stati commessi numerosi crimini ma non per tutti c'era un inviato del new yorker...

  7. #7
    Azzu82
    Ospite non registrato
    X obbedire a certi ordini devi X FORZA essere un mostro!!!

  8. #8
    mmhhh.... ieri ho visto il miglio verde e mi vien da pensare se per esempio i poliziotti che eseguono la pena di morte in america vanno considerati mostri oppure no? Eseguono ordini... ammazzano gente...

  9. #9
    evaluna^
    Ospite non registrato
    io non credo che debbano essere considerato essi stessi "mostri"...ma comunque molto complessa come cosa ...

  10. #10
    infatti... credo anche io che sia molto complessa a meno che non si voglia essere populisti...
    riflettendo penso alla "santa inquisizione" che nel contesto in cui si è sviluppata era vista come santa (a parte dalle presunte streghe) e oggi la vediamo come una cosa folle, irreale, Io penso e spero che tra 100 anni vedremo anche l'olocausto come un evento inconcepibile, folle, figlio di un tempo che non può più esistere proprio come oggi possiamo vedere l'inquisizione (quella classica, oggi esiste secondo me un inquisizione meno dolorosa fisicamente ma più strisciante)....per la pena di morte idem... spero che il progresso la porti ad essere considerata come la barbaria che è... e magarai tra qualche anno anche la pena di morte stessa potrà essere considerata un comportamento folle, irrazionale, ingiudicabile al di fuori del suo tempo che è finito....

  11. #11
    evaluna^
    Ospite non registrato
    ...hai ragione nelle speranze...anche se mi sembra che in tutti questi anni i passi avanti fatti se si guarda bene non sono poi così radicali...

  12. #12
    Ospite non registrato
    che forse diamo troppa importanza all'indivuduo dimenticando che il sistema di convivenza nel quale esso interagisce finisce per travalicarlo e ridurlo a periferica dell'organizzazione??

    E noi tutti, al nostro posto di spettatori della carestia che uccide bambini per denutrizione, che facciamo??

    che forse con il non-fare non partecipiamo da carnefici a questo scempio umano??

  13. #13
    Partecipante L'avatar di ellea
    Data registrazione
    21-10-2003
    Messaggi
    35
    Cosa succede dentro chi si limita ad obbedire agli ordini, oppure,come nell'ultimo esempio, rimane spettatore di catastrofi senza alzare un dito? Io credo che a costoro manchi una piena coscienza di sè,un compiuto senso della responsabilità individuale.
    Delegando al di fuori di se stessi la causa e il fine delle proprie azioni, individuando una autorità o ragione superiore che realmente determina le cose, costoro non vedono o svalutano il peso della propria azione,l'importanza di schierarsi.E' lo stesso di quelli che decidono di non votare,(tanto per un voto!), di non partecipare a uno sciopero(tanto non serve a niente, che possiamo fare noi),ecc.
    E' il contrario di chi pensa che la storia la fa ciascuno di noi, e che tutto, ogni nostra azione, in definitiva, è politica.
    Penso che quella mancanza di coscienza di sè, quella superficialità
    e la sua violenza la possa sperimentare ciascuno di noi quando, in un periodo difficile,sente lo schiaffo di chi,distrattamente passa accanto e pare non veda,magari commenta incredulo:"ma che posso farci io?". Io,invece, posso fare tanto:posso fare il "mio".
    ---
    ellea

  14. #14
    LiIa
    Ospite non registrato
    Il tema della inquietante passività con cui si subisce o si assiste all’orrore colpisce non solo pensando agli esecutori più o meno diretti, ma anche pensando a tutti gli spettatori della shoah, ossia coloro che pur sapendo ciò che accadeva non hanno reagito, rendendosi complici a vari livelli. sgomenta poi se pensiamo a quelle immagini originali o ricostruite che documentano le interminabili file di ebrei in silente marcia verso i convogli di deportazione. naturalmente, la loro opzione di scelta era soppressa dalla violenza: non c’era una alternativa ragionevole sotto la minaccia di morte immediata. Ma la straordinaria “indifferenza” del gregge umano che appare così assurda agli occhi di un osservatore esterno e che in certi casi può pericolosamente varcare i confini con la condiscendenza, assunse delle proporzioni drammatiche ed insospettabili. la stessa Arendt pose la discussa questione del “collaborazionismo” diretto ed indiretto da parte di alcuni ebrei. Non solo alcuni collaborarono apertamente con i capi nazisti, ma in generale, l’incredibile “crollo morale” provocato dal nazismo investì sia persecutori che vittime. Una collusione e un “crollo morale” che hanno come comune denominatore la depersonalizzazione.
    Nei lager la depersonalizzazione assunse i tratti di meccanismo di sopravvivenza di fronte all’atrocità: nel campo di sterminio il prigioniero era costretto ad annullare il proprio io e ad erigere una barriera contro ogni sentimento fino a sperimentare se stesso come una parte minima del gregge. Sopravvivere significava non esistere, non essere notato, non pensare e non sapere. Nessun lutto era elaborabile, poiché la morte si verificava con troppa frequenza e facilità. Molti dei sopravvissuti ai lager mantennero questo profondo distacco emotivo anche dopo la tragica esperienza in cui aveva funzionato come meccanismo di difesa.
    una delle violenze peggiori a cui essere sottoposti è essere costretti a perdere la nostra individualità, intesa come spazio in cui elaborare ciò che accade a noi e agli altri.

  15. #15
    Ospite non registrato
    Originariamente postato da LiIa
    ............................ Sopravvivere significava non esistere, non essere notato, non pensare e non sapere.
    ......................... una delle violenze peggiori a cui essere sottoposti è essere costretti a perdere la nostra individualità, intesa come spazio in cui elaborare ciò che accade a noi e agli altri.
    Cronaca di un tempo che fu.

    Navigando in rete ho trovato in un archivio misconosciuto la prima pagina di un giornale dell'era preistorica.

    Leggendo mi ha subito colpito come, in quel tempo remoto, ormai all'unanimità dai nostri storici associato ad una delle epoche più buie e tristi del nostro pianeta, si scriveva con assoluta normalità o rassegnazione di argomenti apparentemente contrastanti fra loro ma
    certo riconducibili a quella realtà d'insieme in cui i nostri antenati
    vivevano e ponevano le basi della nostra attuale stupenda civiltà.

    In quel lontanissimo giorno, in quella prima pagina del diffuso
    notiziario si dava per finalmente avvistata la galassia più lontana e mentre tutta la terra era in gioiosa festa per la stupenda novità destinata a portare grandi cambiamenti a prescindere da stato sociale ed economico, un giornalista dalla cattiva penna rovinava tutto informando che a causa di terapie dopanti a base di misconosciuti intrugli un altro povero cristo calciatore dalla vita superlussuosa, 31 anni, perdeva la vita.
    Pensavano tutti ad un caso di cattiva sorte destinato a rimanere
    isolato, anche confortati dal fatto che, sempre in prima di Repubblica on-line, si rassicurava con cronache mondane su tale Beyonce che aveva sfiorato, solo sfiorato ma comunque sfiorato, la censura con la gentile esposizione alle masse di un seno ben nutrito.
    Subito le menti perverse di alcuni guastafeste rilevavano che in quella stessa pagina si scriveva di un diciannovenne accoltellato a morte per un complimento di troppo.
    Ma a Napoli, per fortuna, nota città capoluogo di una sottocoltura anche della gelosia, caso di malessere sociale isolato dal resto del mondo.
    La Galassia più lontana continuava a confortare il cuore.
    Il seno in bella mostra rinfrancava tutti da quanto temevano potesse
    essere la realtà.
    La scoperta della nuova galassia avrebbe portato finalmente grande vantaggio a tutti mentre politicanti poltronari si esibivano in
    apparenti lotte su beghe da bar sport, famiglie crollavano in crisi
    economiche al limite della povertà e presunte amanti di senatori
    statunitensi smentivano sospetti al tempo afrodisiaci.
    E così via in un fluire di notizie impaginate e spesso anche
    immaginate, come i nostri studiosi hanno ricostruito, col solo scopo di mantenere in vita un business dell'informazione che consentiva ai suoi detentori di mantenere elevati livelli economici di sopravvivenza ed alle classi dirigenti di dirigere, come provetti direttori d'orchestra, l'indirizzo di quella che definivano la opinione pubblica, in una accezione di pubblico ben lontana da come oggi si intende ad Utopia.

    E' possibile che faccia ancora notizia il seno della velina di turno
    mentre milioni di seni cadono a pezzi a causa della malnutrizione e
    vengono allegramente esposti, poiché desessuati dalla miseria e sofferenza che evocano, in pseudodocumentari televisivi nello spazio
    fra la pubblicità di superauto inutili e cibo per gatti?

    A che punto è il NOSTRO livello di depersonalizzazione con una scatola
    mediatica che scandisce i ritmi della nostra esistenza e ci dice come
    vivere e come e quando morire?


    "Rivoglio il mio cervello".
    "Il cervello è mio e lo gestisco io"

    Ricorderemo sempre con affetto i primi slogan della rivolta nervosa da cui
    nacque la nostra cara Utopia.

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